Cause e Meccanismi dell'Abbandono dell'Arnia: Il Ruolo della Regina e le Sfide per l'Apicoltore

In apicoltura, assistere alla scomparsa improvvisa di una colonia è un evento tutt'altro che anomalo, anzi, si rivela essere una delle "forme della morte" degli alveari che purtroppo "và per la maggiore". Molti aspiranti apicoltori, non potendo comprendere immediatamente quando qualcosa non va, possono rendersene conto solo quando la famiglia è già collassata, trovandosi di fronte a scenari che sembrano assurdi. La regina è il cuore dell’alveare, responsabile della riproduzione e della continuità della colonia, ma una serie complessa di fattori, dalla gestione inadeguata alle malattie, può portare all'abbandono dell'arnia.

Il Ruolo Cruciale dell'Ape Regina e la Coesione dell'Alveare

Nell’alveare, l’ape regina svolge un ruolo fondamentale per la sopravvivenza e l’organizzazione della colonia. La sua presenza è essenziale per mantenere l’ordine e garantire la continuità della specie. L’ape regina si distingue dalle altre api per le sue caratteristiche fisiche e biologiche uniche. È più grande delle api operaie e ha un corpo più allungato, con un addome più sviluppato che le consente di deporre un gran numero di uova. Il compito principale dell’ape regina è proprio la deposizione delle uova, un’attività incessante e vitale per il ricambio generazionale della colonia. La regina può deporre fino a 2.000 uova al giorno, a seconda della disponibilità di cibo e delle condizioni climatiche favorevoli. Questa straordinaria capacità riproduttiva è, di fatto, fondamentale per la sopravvivenza e la prosperità della colonia.

Ape regina con la sua corte

I feromoni reali prodotti dall’ape regina rappresentano il “collante sociale” dell’alveare. Questi feromoni regolano le attività e le funzioni all’interno della colonia, mantenendo l’unità e l’organizzazione sociale. Il feromone mandibolare (QMP), in particolare, svolge un ruolo chiave nell'inibire lo sviluppo ovarico nelle operaie e nel prevenire la costruzione di celle reali. Altri feromoni reali regolano il comportamento delle api operaie e mantengono l’ordine generale nella colonia. La distribuzione di questi feromoni reali avviene attraverso il contatto diretto e la trofallassi, creando una rete di comunicazione che raggiunge ogni singolo membro della colonia. L’intensità dei feromoni reali diminuisce progressivamente con l’età della regina, segnalando alle operaie quando è necessario iniziare il processo di sostituzione. Se un’ape regina smettesse di produrre uova, lo sciame si ridurrebbe molto rapidamente nel tempo, poiché manca il ricambio di api nuove, e più uno sciame è numeroso, più è forte e resiliente.

Le Forme Improvvise di Abbandono: Il Collasso dell'Alveare

L'abbandono di un'arnia può manifestarsi in forme diverse e spesso enigmatiche, lasciando l'apicoltore con interrogativi. Una situazione tipica, descritta da un apicoltore, ha visto le sue arnie, inizialmente "belle" e con nidi "che occupavano pienamente" su cinque telaini, spopolarsi drasticamente in sole due settimane. In questo caso, nonostante l'assenza di varroa nel cassetto all'inizio del periodo, l'apicoltore ha poi trovato "due arnie in cui rimanevano solo le regine". La situazione era peculiare: "nessun cadavere, riserve di miele e polline intatte, e nemmeno una larvetta di camola della cera, segno che comunque i nidi erano rimasti presidiati fino a poco tempo fa". Eppure, "nel cassetto ora c'era diversa varroa". Le famiglie interessate erano anche le più vecchie, e l'apicoltore non credeva che fossero "migrate senza regine".

Questo fenomeno, che vede le arnie spopolarsi "lasciando all'interno le regine, tutte le scorte, in due settimane", può far sembrare che le api "non siano riuscite a tornare". L'assenza di cadaveri pone un ulteriore quesito: "chi portava fuori i morti quando le api erano verso la fine?". Una spiegazione plausibile è che, in pieno collasso da varroa, le api rimanenti siano state troppo poche o troppo debilitate per effettuare le pulizie necessarie. Tuttavia, un'altra possibilità, sebbene più cruenta, è che predatori naturali come "un paio di lucertole, o una colonia di formiche belle vispe", possano aver rapidamente rimosso i cadaveri. La problematica di fondo di tale abbandono risiede nella mancanza di ricambio di api nuove, un segnale inequivocabile del declino della colonia. Questo tipo di "spopolamento" è, come evidenziato, una delle "forme della morte" più comuni per gli alveari.

La Varroa e i Suoi Effetti Devastanti sull'Alveare

La varroa è universalmente riconosciuta come uno dei flagelli più gravi per l'apicoltura, capace di portare intere colonie al collasso, anche se i suoi effetti più devastanti possono manifestarsi mesi dopo l'inizio di un'infestazione massiccia. Come testimoniato, "a febbraio l'infestazione di varroe era a livelli altissimi e probabilmente i danni sono iniziati molti mesi fa con la diffusione di virus all'interno della colonia che si è indebolita lentamente". L'impatto della varroa si estende ben oltre il parassitismo diretto; il patogeno funge da vettore per numerosi virus, indebolendo le api sia individualmente che a livello di colonia. Un esempio drammatico di tale debilitazione è la nascita di api "completamente senza ali", un chiaro segno del "virus delle ali deformi", spesso veicolato dalla varroa.

Ape con ali deformi a causa della varroa

Quando un alveare è sotto un "attacco feroce della varroa", la popolazione può essere "più che decimata". Questo non solo riduce il numero di api, ma compromette anche la loro salute e la loro capacità di svolgere le funzioni vitali. Il mancato controllo della crescita della popolazione di api mellifere, soprattutto se già stressate da varroa, durante la primavera, porta direttamente al sovraffollamento e al fenomeno noto come sciamatura, o, in casi estremi, al completo abbandono. Le api operaie, pur subendo significativi cambiamenti comportamentali e una riorganizzazione dei compiti all’interno della colonia, con più api dedicate alla cura delle larve e alla costruzione di celle reali, possono semplicemente non avere le risorse o la forza fisica per mantenere la coesione e la funzionalità dell'alveare. In un tale contesto, la "mancanza di ricambio di api nuove" diventa fatale, condannando la famiglia a una lenta ma inesorabile scomparsa.

L'Impatto dei Trattamenti Apistici e le Reazioni delle Api

L'ansia di contrastare la varroa può spingere gli apicoltori a intraprendere trattamenti che, se mal gestiti, possono recare più danno che beneficio, influenzando negativamente il comportamento e la salute delle api, inclusa la regina. Come notato da un apicoltore, a volte "l 'ansia da varroa' abbia provocato più danni della varroa stessa". È stato osservato il caso di una regina che è stata trovata "a terra ad un metro fuori dall'arnia" per ben "la terza volta in pochi giorni". Nonostante l'apicoltore avesse tentato trattamenti "d'urto" con ossalico e apivar, la situazione non migliorava dopo un paio di giorni, un lasso di tempo troppo breve per osservare effetti significativi, dato che "per vedere evidenti segnali servon (come minimo) venti giorni.. forse più..".

I migliori TRATTAMENTI INVERNALI contro la VARROA | Beekeeper Toolbox - Adelaide Valentini

I trattamenti, anche quelli "ben tollerati", hanno "ripercussioni su api e covata", e l'apicoltore deve valutare attentamente "quanto danno da varroa e quanto da trattamenti". L'utilizzo di acido ossalico, ad esempio, nonostante la sua efficacia, può causare la morte di "un altro bel centinaio di api" e la sua "puzza incedibile che produce" suggerisce un forte stress per la colonia. In questo contesto, una regina che "abbandona l'arnia" non è necessariamente un caso isolato, ma può essere un tentativo disperato "di sfuggire all'immensa acidità intromessa" o ad altre condizioni avverse create dai trattamenti stessi. È fondamentale "restare nei "trattamenti normali"", seguendo le "standard prassi", per evitare di ammazzare "le api da soli" e per permettere alla colonia di riprendersi e, eventualmente, "aumentare la popolazione per lo svernamento".

La Regina Fucaiola e il Fallimento della Sostituzione

Quando i complessi meccanismi di sostituzione della regina falliscono, la colonia si trova in una situazione critica, che spesso porta all'indebolimento progressivo e, in ultima analisi, al collasso dell'intero alveare. Questo scenario si verifica con la comparsa di una "regina fucaiola", una regina che depone esclusivamente uova non fecondate, da cui nasceranno solo fuchi. Una regina fucaiola è il risultato di una sostituzione fallita, dove la nuova regina non è stata fecondata correttamente. Ciò può avvenire a causa di problemi durante il volo nuziale, come condizioni meteorologiche avverse, o per la mancanza di api fuchi disponibili per l’accoppiamento nei punti di raduno dei fuchi. L'apicoltore che ha una regina "che non fosse riuscita a fecondarsi comunque deve cominciare a deporre", ma se depone solo uova di fuchi, questa condizione diventa insostenibile.

La conseguenza immediata di una regina fucaiola è una regina che depone solo uova di fuchi, indebolendo ulteriormente la colonia, poiché non vengono prodotte nuove api operaie, essenziali per la sopravvivenza e il mantenimento dell'alveare. L’assenza di una regina funzionale porta a un indebolimento progressivo della colonia. Senza una regina che deponga uova di api operaie, la popolazione di api diminuisce gradualmente, poiché le operaie muoiono naturalmente senza un adeguato ricambio. Questo indebolimento può rendere la colonia più vulnerabile alle malattie e agli attacchi di parassiti, accelerando il suo declino. Il ruolo dell’ape regina all’interno dell’alveare è quello più importante, e la sua capacità di produrre uova feconde è vitale. "Molto spesso una regina perde la vita a causa del suo stesso sciame", e la causa principale di tale rigetto o di una sostituzione inefficace è spesso "legata alla fecondazione". In questi casi, le api sono molto selettive ed esigenti, poiché la sopravvivenza del superorganismo dipende dalla funzionalità della sua regina.

Il Processo di Creazione di una Nuova Regina

Quando un alveare perde la sua regina, si innescano meccanismi di sopravvivenza cruciali per la colonia. Le api operaie percepiscono l’assenza della regina attraverso i feromoni. In condizioni normali, i feromoni reali inibiscono lo sviluppo degli ovari nelle api operaie. Senza la regina, questa inibizione cessa, e alcune api operaie possono sviluppare parzialmente i loro ovari. Questo fenomeno, noto come “senso di orfanità,” scatena una serie di cambiamenti comportamentali nelle api operaie. In assenza della regina, lo sciame reagisce rapidamente. Le api operaie iniziano a cercare larve giovani per allevarle come nuove regine. La costruzione di celle reali diventa una priorità assoluta. Le api nutrici modificano la composizione della pappa reale per nutrire intensivamente le larve destinate a diventare regine.

Le api operaie subiscono significativi cambiamenti comportamentali. Si verifica una riorganizzazione dei compiti all’interno della colonia, con più api dedicate alla cura delle larve e alla costruzione di celle reali. Le api diventano più selettive nella scelta delle larve per l’allevamento reale, preferendo quelle più giovani per garantire un completo sviluppo degli organi riproduttivi. La colonia mostra un notevole adattamento in risposta alla perdita della regina, dimostrando la resilienza e la complessità sociale delle api.

Ciclo di sviluppo della regina in una cella reale

La creazione di una nuova ape regina è un processo complesso e altamente specializzato, fondamentale per la sopravvivenza della colonia quando la regina precedente muore o viene persa. Il processo inizia con la selezione di larve molto giovani, che verranno nutrite con pappa reale per indurre lo sviluppo delle caratteristiche regali. Le api operaie costruiscono celle reali specifiche per la nuova regina. Queste celle sono più grandi delle normali celle delle operaie e hanno una forma particolare, distinguendosi chiaramente dagli altri favi. La costruzione di queste celle è un processo critico che richiede la coordinazione di molte api operaie. Le larve selezionate vengono nutrite esclusivamente con pappa reale, un alimento ricco di nutrienti che favorisce lo sviluppo delle caratteristiche regali. Questa alimentazione speciale è ciò che differenzia la regina dalle api operaie e le consente di svilupparsi completamente, garantendo la capacità riproduttiva necessaria. Lo sviluppo di una regina è significativamente più rapido rispetto a quello delle api operaie e dei fuchi. In soli 16-17 giorni, la regina completa il suo sviluppo dall’uovo alla nascita. Questo sviluppo accelerato è il risultato diretto dell’alimentazione esclusiva con pappa reale, che fornisce tutti i nutrienti necessari per una metamorfosi più rapida ed efficiente. Durante lo sviluppo, la larva della futura regina aumenta il proprio peso di circa 1.500 volte in soli 5-6 giorni, una crescita esponenziale che richiede un metabolismo estremamente efficiente.

Il Volo Nuziale e la Fecondazione della Nuova Regina

Il volo nuziale rappresenta un momento cruciale nella vita di una regina vergine. Durante questo evento, la regina si accoppia con uno o più fuchi, assicurando la diversità genetica all’interno dell’alveare e garantendo la vitalità della futura prole. I voli di orientamento della regina vergine precedono il vero e proprio accoppiamento. Durante questi voli, la regina vergine compie diverse uscite esplorative dall'arnia. Questi voli le permettono di familiarizzare con l’ambiente circostante e di localizzare i punti di raduno dei fuchi, aree specifiche dove i maschi si raggruppano in attesa delle regine. Questi voli sono cruciali per la sua preparazione all’accoppiamento e per ridurre il rischio di smarrimento.

Durante il volo nuziale, la regina si accoppia con più fuchi in volo, in un processo che può durare diversi giorni e prevedere più uscite dall'arnia. Questo comportamento aumenta la variabilità genetica all’interno della colonia, rafforzandone la resistenza a malattie e stress ambientali. Secondo gli esperti, la regina gioca un ruolo fondamentale nella gestione dell'alveare, influenzando direttamente la popolazione attraverso la sua capacità di deporre uova feconde. Il ritorno all’alveare e l’inizio della deposizione segnano la fase successiva. Dopo l’accoppiamento, la regina ritorna all’alveare, portando con sé gli spermatozoi sufficienti per tutta la sua vita riproduttiva. Al suo rientro, inizia a deporre uova fecondate. Questo segna l’inizio della sua vita riproduttiva, che può durare diversi anni, durante i quali deporrà uova fecondate per molti anni grazie allo spermatozoo accumulato. L’alimentazione della regina cambia dopo la fecondazione, passando a una dieta più abbondante di pappa reale, fornita dalle api nutrici per sostenere l'intensa attività di deposizione. La famiglia di api accoglie la regina fecondata con eccitazione, formando un cerchio attorno a lei e iniziando a leccarla per assumere i suoi feromoni modificati, che confermano la sua presenza e la sua funzionalità riproduttiva, ristabilendo la coesione e l'ordine nell'alveare.

La Sciamatura: Un Meccanismo di Riproduzione e Fuga

La sciamatura rappresenta un meccanismo cruciale per la sopravvivenza delle colonie di api, un atto riproduttivo naturale che, sebbene implichi un temporaneo abbandono di una parte dell'arnia, è profondamente diverso da un collasso o una fuga. Quando un’ape regina abbandona l’alveare con una porzione della colonia, si verifica un fenomeno noto come sciamatura, che consente alla colonia di riprodursi e sopravvivere attraverso la creazione di nuove unità. Le differenze tra sostituzione e sciamatura sono sostanziali. La sostituzione avviene quando la colonia decide di rimpiazzare la regina vecchia o malata, mantenendo la stessa struttura e posizione dell'alveare originale. Al contrario, la sciamatura si verifica quando una parte della colonia, guidata dalla vecchia regina, lascia l’alveare per stabilirsi altrove, fondando una nuova colonia.

Sciame d'api su un ramo

Il mancato controllo della crescita della popolazione di api mellifere durante la primavera porta direttamente al sovraffollamento e al fenomeno noto come sciamatura. La primavera non è solo un periodo di graduale aumento per le api mellifere; è un periodo di crescita esponenziale. Questo massiccio afflusso di api crea una pressione immediata sui limiti fisici dell’alveare. Quando un alveare diventa criticamente sovraffollato, l’istinto di sopravvivenza della colonia innesca la sciamatura. È un impulso biologico, non necessariamente evitabile senza un intervento gestionale. Una volta che uno sciame lascia l’alveare gestito, l’apicoltore perde il controllo su dove atterra. Frequentemente, questi sciami si stabiliscono su strutture vicine, creando potenziali disagi.

Il destino dello sciame originale e del nuovo sciame durante la sciamatura è ben definito. Lo sciame primario, composto dalla vecchia regina e circa il 60% delle api operaie, lascia l’alveare originale per cercare una nuova dimora. Nell’alveare di origine, invece, rimangono le api più giovani, la covata in sviluppo e le celle reali da cui emergerà la nuova regina. Nonostante sia un meccanismo naturale di riproduzione, la probabilità di sopravvivenza di uno sciame in natura è relativamente bassa (stimata tra il 20% e il 30%). Tuttavia, questo meccanismo garantisce la diffusione geografica delle api e la diversificazione genetica delle colonie, massimizzando le possibilità di sopravvivenza della specie a lungo termine.

Segnali Premonitori e Gestione della Sciamatura

Riconoscere i segnali di una imminente sciamatura è fondamentale per gli apicoltori che desiderano prevenirla o gestirla. Tra i segnali più evidenti vi sono la presenza di celle reali - in particolare quando le api vi stanno già nutrendo delle larve o quando sono opercolate - un aumento dell’attività delle api sull'asse di volo, e una riduzione della produzione di miele, poiché le risorse vengono dirottate verso l'allevamento delle future regine e la preparazione alla divisione. Altri indicatori includono un intenso "andirivieni delle api sul predellino di volo", la "raccolta di polline" (che segnala abbondante cibo per la covata), l'"imbiancatura della cera" (indicando un flusso nettarifero e api ceraiole attive), e l'aumento della popolazione maschile con "numerosi i maschi già sfarfallati". Il "punto di non-ritorno" è raggiunto quando le celle reali sono opercolate o prossime all’opercolatura, momento in cui le nuove candidate regine sono ormai "infornate".

Celle reali

In questa fase, la regina originale viene messa "a dieta stretta" dalle api operaie e "strapazzata" per farla dimagrire e renderla idonea al volo. I feromoni, sostanze emesse dalle api (o dalla covata) che regolano il comportamento della colonia, giocano un ruolo cruciale. Il feromone mandibolare della regina, per esempio, è responsabile di molte funzioni, tra cui l'inibizione della costruzione di celle reali e il mantenimento della coesione. Mark Winston ha dimostrato come in un alveare non congestionato il 90% delle operaie riceva la sua dose di feromone reale in 24 ore, mentre in un alveare congestionato questa percentuale scenda al 45%. Questo evidenzia come il sovraffollamento ostacoli la distribuzione del segnale della regina, favorendo la sciamatura.

Il compito principale dell'apicoltore, se vuole controllare la sciamatura, è "rimettere le api in condizione di riaccedere alla consapevolezza della regina" e fornire loro lo spazio necessario per immagazzinare il nettare. Questo può essere ottenuto tramite un "salasso" di favi e api, che può essere graduale o improvviso, prevedendo l’asportazione anche di quattro, cinque o perfino sei favi (da effettuare in due o tre tempi per non indebolire eccessivamente la famiglia). L'apicoltore emiliano Onelio Ruini, uno dei padri dell'apicoltura italiana, elaborò una "formula": quaranta giorni prima della fioritura dell'acacia, livellare le famiglie su quattro telaini di covata e tante api da coprire nove telaini, lasciandole crescere di un solo telaino di covata ogni dieci giorni. Questa formula, sebbene datata, sottolinea l'importanza di anticipare lo sviluppo della colonia. Alcuni, come Jos Guth, suggeriscono di collocare i nuovi fogli cerei esternamente alla covata per non interrompere la deposizione della regina, mentre altri, in zone con primavere miti, preferiscono inserirli tra i telaini di covata per dare lavoro alle api ceraiole e distribuire la popolazione su una superficie più ampia. La scelta della tecnica dipende dal tipo di api, dall'ambiente e dalle condizioni stagionali.

Altre Cause di Abbandono: Dalle Tarme agli Altri Stress Ambientali

Oltre ai collassi legati alla varroa e ai processi di sciamatura naturale, l'abbandono di un'arnia può essere innescato da una varietà di altri fattori di stress, spesso legati a una gestione inadeguata o a condizioni ambientali sfavorevoli. Un esempio lampante è l'infestazione di parassiti secondari, come le tarme della cera, che possono sopraffare una colonia già indebolita o di recente formazione. Un apicoltore ha descritto un'esperienza in cui "l'arnia era infestata dalle tarme che lo sciame non riusciva a contrastare". L'errore, come riconosciuto, è stato inserire telaini infestati in "un piccolo nucleo di appena quattro telaini con nuova regina nata e fecondata per rinforzarlo". Nonostante le buone intenzioni, "il nucleo non era abbastanza forte per contrastare le tarme e alla fine le tarme hanno preso il sopravvento e la regina è andata via con tutte le api".

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Questo scenario dimostra come anche un problema apparentemente secondario possa culminare nell'abbandono dell'arnia se la colonia non è sufficientemente robusta per difendersi. L'apicoltore aveva notato che "continuavo a trovare ogni giorno il cassettino pieno di residui di cera scura ridotta in polvere", chiaro segno della virulenza dell'infestazione. Altri fattori ambientali possono contribuire all'abbandono, quali "temperature e umidità elevate negli ultimi giorni". Questi fattori, soprattutto se associati a trattamenti apistici recenti, come l'apiguard (usato dall'apicoltore per circa 20 giorni), possono creare un ambiente invivibile per le api, spingendole alla fuga. Anche se l'arnia non emanava "cattivo o strano odore" e le api apparivano "in apparenza non parassitate (penso abbia aiutato il blocco di covata in occasione del rinnovo della regina), con ali belle lucide e in apparente stato di salute", la combinazione di stress può essere stata determinante. L'assenza di fioriture e una "importazione relativamente limitata" di nettare e polline, come osservato in un'area dove "non piove da maggio", può ulteriormente indebolire le colonie, rendendole più suscettibili a questi fattori di stress e più propense all'abbandono quando le condizioni diventano insostenibili.

Meccanismi di Sopravvivenza e Interventi dell'Apicoltore

La vita delle api è un esempio di organizzazione e dedizione, e l'incredibile resilienza delle api di fronte alla perdita della loro regina è un esempio straordinario di adattabilità e cooperazione. Questo fenomeno dimostra l’incredibile capacità di questi insetti sociali di reagire a eventi avversi grazie a milioni di anni di evoluzione. Le api mostrano una notevole capacità di sopravvivenza grazie a meccanismi altamente sviluppati. Quando un alveare perde la sua regina, si innescano meccanismi di sopravvivenza cruciali per la colonia, anche se, come visto, il fallimento di questi meccanismi può portare all'abbandono.

Fortunatamente, l'apicoltura moderna offre strumenti e conoscenze per supportare le colonie nei momenti critici. L’apicoltore può intervenire per salvare la colonia introducendo una nuova regina feconda o fornendo un favo con uova fresche e larve giovani da cui le api possano allevare una nuova regina d'emergenza. In alcuni casi, può essere necessario rinforzare la colonia con favi di covata opercolata provenienti da altre famiglie sane e forti, per aumentare rapidamente la popolazione di api operaie. Durante il processo di recupero, è essenziale fornire nutrimento supplementare, come sciroppo di zucchero o candito, per compensare la ridotta capacità di raccolta della colonia indebolita, specialmente se le importazioni di nettare sono scarse. Presso i nostri punti vendita a Bologna e Savigno, gli apicoltori possono trovare regine di alta qualità, allevate con cura e pronte per essere introdotte nelle loro colonie, offrendo una soluzione diretta per il ripristino della funzionalità riproduttiva. La comprensione di questi meccanismi naturali è fondamentale per un’apicoltura sostenibile, che rispetti i cicli biologici delle api e ne supporti la naturale resilienza, permettendo loro di continuare il loro ruolo cruciale nell'ecosistema.

Tecniche di Blocco della Covata per il Controllo della Varroa

Il controllo della varroa è una pratica apistica essenziale, e tra le tecniche impiegate, il blocco della covata è una strategia che mira a creare un periodo senza covata per massimizzare l'efficacia dei trattamenti acarici. Il blocco della covata consiste nel chiudere la regina, non in una gabbietta tradizionale, ma per mezzo di "un piccolo recinto a rete", bloccarla su una porzione di favo. Il recinto, che può essere di circa cm. 10x10, viene fissato direttamente nella cera del favo. In questo modo, "le api così non soffrono l'orfanità ed è facile da applicare, ma la regina non può continuare la deposizione" su larga scala, concentrando la covata in un'area limitata. Questa concentrazione permette poi la rimozione del telaino con la covata "infestata" e il conseguente trattamento.

Il vantaggio principale di questa tecnica è che "per quanto riguarda il trattamento con A.O. sublimato, devi farlo senza covata, infatti il trattamento è valido perchè uccide soffocando le varroe che sono sulle api". Se c'è covata diffusa, "siamo punto e a capo, quando le api nascono portano fuori le varroe e ricomincia la storia". Se invece si opta per il trattamento gocciolato, "dopo la nascita di tutta la covata", si può "farlo in una giornata di sole con temperatura sopra i 10° e facendo in modo che le api possano asciugarsi (servono un paio d'ore con temperatura sopra i 10°)". Tuttavia, questa tecnica presenta anche degli svantaggi e critiche. La "cosa "negativa" (se così si puo' dire) è che la famiglia ha poche nascite e poca deposizione, nel periodo di reclusione". Questo è un punto chiave delle discussioni tra apicoltori.

Alcuni critici hanno definito l'uso di "mini gabbiette" come indice di una "mini massa grigia dell'operatore", sostenendo che tali pratiche infliggono un "blocco dell'alimentazione proteica a di tutte le caste di api presenti". Metaforicamente, "è come se una famiglia di esseri umani fosse costretta a pane e acqua per 30 anni". Questo indebolimento può compromettere la resistenza delle api a patogeni come il Nosema Apis ceranae, la cui resistenza è proporzionale alla quantità di alimento proteico ingerito, e contro i virus. Inoltre, "quasi nessuna ape avrà più l'età giusta" per affrontare le sfide della stagione successiva. Tecnicamente, ciò significa "ad infierire- debilitare le api per 21/24-27-35 giorni". In alternativa al blocco completo, esiste l'arnia a tre porte, dove la regina "è tenuta prigioniera su 3 - 4 telaini con escudi regina, così che possa continuare a deporre e la famiglia non si impoverisca". Questa metodica, seppur restrittiva, consente una certa continuità nella deposizione e quindi un minor impatto sulla forza della famiglia.

Considerazioni sulla Selezione delle Api e l'Adattamento

Nel vasto mondo dell'apicoltura, è fondamentale riconoscere che "continuando a riferirsi a generiche 'api' si può incontrare situazioni in cui a una tecnica non corrisponde un succedersi di fatti congruo con le aspettative". Questo perché "ci sono infatti api che si comportano in modo diverso da altre api: occorre conoscere le proprie e farci un po' di pratica". L'atteggiamento di una colonia verso l'apicoltore e le sue pratiche può variare notevolmente a seconda della sua origine genetica e del suo grado di selezione.

Da un lato, esistono api che manifestano comportamenti "arcaici", meno adattati all'interazione con l'uomo. Queste possono essere "api che non stanno sul telaino ma tendono a svuotarlo e a fuggire; api aggressive; api che hanno una forte, quasi inarrestabile, tendenza a sciamare". Si tratta di colonie che sono "abituate ad arrangiarsi da sé per difendersi e riprodursi, e non considerano l’intervento dell’uomo se non magari come un’intrusione", mostrando una marcata indipendenza e talvolta una resistenza passiva o attiva alle manipolazioni apistiche. All'altro estremo, ci sono "api selezionate con anni di lavoro dall’uomo, che in genere sono più docili, stanno composte sul favo mentre l’apicoltore ci lavora". Queste api, pur mantenendo l'istinto riproduttivo e costruendo celle reali ("perché non esistono api che non desiderino riprodursi, sarebbe mostruoso"), tendono, con "solo qualche mirato intervento umano e non appena il flusso nettarifero diventa costante, loro stesse a distruggerle, perché "c’è una nuova priorità di cui occuparsi"". Il motivo per cui "non tutti hanno api così "comode"" è che esse sono "il prodotto di un lavoro di decenni che in Italia non è mai stato veramente portato avanti", indicando la necessità di maggiori sforzi nella selezione genetica per api più gestibili e produttive. Questo adattamento reciproco tra api e apicoltore è cruciale per il successo dell'attività e per la salute delle colonie.

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