Guida completa allo svezzamento dal seno: Percorsi, strategie e consapevolezza

La decisione di interrompere l’allattamento è un passaggio significativo nel percorso di crescita di un bambino e nella vita di una madre. Non esiste una formula magica o un’età prestabilita in cui questo evento debba accadere: si tratta di un momento di transizione che tocca la sfera emotiva, fisiologica e relazionale. Come smettere di allattare? E quando farlo? Ecco alcune delle domande che le mamme, chi pochi mesi dopo la nascita di un bimbo, chi un po’ più tardi, si pone. La questione non è sicuramente delle più semplici e chiede quindi di essere affrontata con attenzione e scrupolo. A tal proposito abbiamo chiesto consigli e idee pratiche a Grazia De Fiore, consulente professionale per l’allattamento IBCLC, coautrice con il dottor Jack Newman del libro “Svezzamento Allattamento”.

Una madre che allatta con serenità in un ambiente domestico accogliente

La questione dell’età: Esiste un momento giusto?

Una premessa è d’obbligo. Come confermano i dati della SIP, la Società italiana di pediatria, in Italia meno di un bambino su due all’età di 2-3 mesi viene allattato in maniera esclusiva al seno, con percentuali ancor più basse in alcune regioni come Sicilia e Campania. Solo 3 bambini su 10, quando arrivano a 4-5 mesi, continuano a essere allattati in maniera esclusiva al seno. Eppure, i benefici dell’allattamento, sia per la mamma sia per il bambino, sono ormai ben documentati. L’OMS e l’UNICEF raccomandano di allattare, quando possibile, in modo esclusivo fino ai 6 mesi di età e di prolungare l’allattamento fino ai 2 anni, se desiderato da mamma e bambino.

Il latte materno nutre e mantiene l’idratazione del piccolo, è pratico, economico e riduce il rischio di infezioni. «Non ci sono dubbi quindi che il latte materno sia l’alimento migliore per i neonati, pronto ad adeguare nel tempo i valori nutrizionali, così da adattarsi alle esigenze del bambino» conferma l’esperta. «Non esistono quindi ragioni che suggeriscano di smettere di allattare in un momento preciso».

Gli antropologi stimano che l’età naturale di svezzamento negli esseri umani sia addirittura superiore a due anni. Osservando vari fattori, quali lo sviluppo dentale, il peso corporeo, il confronto con altri primati e le testimonianze storiche, alcuni sostengono che potrebbe essere da due a quattro anni, mentre altri ritengono che i nostri antenati potrebbero essere stati allattati fino a sei o sette anni. Tuttavia, la decisione finale appartiene alla singola diade madre-figlio.

Sfatare le false convinzioni comuni

Esistono però false credenze che spingono le donne a sospendere l’allattamento. Innanzitutto, il latte non finisce: se correttamente stimolato dalla suzione del bebè, il seno continua a produrre latte senza alcun limite temporale, come dimostra storicamente l’impiego ricorrente delle “balie professioniste”. Non è necessario poi interrompere l’allattamento quando la mamma torna al lavoro o se si deve assentare per qualche giorno. Il latte può essere estratto e conservato per poterlo somministrare al bambino senza sospendere l’allattamento e soprattutto senza andare incontro a un calo di produzione conseguente ad un minor drenaggio del seno.

Un altro mito da sfatare riguarda la crescita: è importante che le mamme, guidate dai pediatri, siano informate sulle corrette curve di crescita, comprendendo che il ritmo di accrescimento non può essere sempre quello che caratterizza i primi due mesi. È normale, ad esempio, che una bambina di costituzione minuta tra 3 e 6 mesi cresca 400 grammi al mese e non bisogna allarmarsi. Inoltre, non è necessario smettere di allattare se si aspetta un altro bebè.

Grafico illustrativo che mostra la curva di crescita standard dei neonati

Strategie per uno svezzamento graduale

Non esiste un momento preciso in cui si debba smettere di allattare. «Ma per quanto si riconosca il valore del latte materno, occorre comunque essere consapevoli che qualsiasi esperienza umana ha un inizio e una fine: una mamma può quindi decidere di smettere di allattare a patto che sia una sua libera e volontaria scelta, senza condizionamenti esterni o false convinzioni dovute alla disinformazione» precisa l’esperta.

Per il benessere di madre e bambino la fine dell’allattamento al seno dovrebbe avvenire nel modo più graduale possibile. Eliminare intere poppate può risultare un cambiamento troppo brusco; meglio limitare la durata dei pasti e integrarli, se necessario e sempre su consiglio del pediatra, con latte artificiale per consentire una riduzione naturale della produzione di latte. Se si decide di interrompere l’allattamento gradualmente, il cibo solido potrebbe rappresentare un ottimo alleato. Facendo così si diminuisce gradualmente la quantità di latte e di riflesso l’interesse del bambino.

La gestione pratica della produzione di latte

Riducendo il tempo di estrazione, distanziando le sedute e tirando sempre meno latte, anche la produzione diminuirà. Al contrario l’uso del tiralatte, per estrarre il latte in esubero, potrebbe rappresentare un’arma a doppio taglio: si rischia di stimolare ulteriormente la produzione. Se non si riesce a rendere meno teso il seno manualmente, meglio usare il tiralatte solo per pochi minuti, dopo aver massaggiato la parte, preferibilmente durante una doccia calda.

La prospettiva montessoriana: Autonomia e rispetto

Il metodo Montessori ha come primario interesse l’educazione dei bambini dopo lo svezzamento. Non fornisce quindi precise direttive sul quando e come smettere di allattare. Si possono comunque desumere alcune indicazioni dal pensiero montessoriano, in particolare dal presupposto di fondo che è focalizzato sul concetto di autonomia del bambino e sul predisporre l’ambiente in modo tale da favorirla portando il prima possibile il piccolo all’indipendenza.

Creare un terreno che sostenga la crescita e lo sviluppo armonioso dei piccoli significa quindi per la pedagogia montessoriana rispettare le esigenze del bambino, ma anche quelle della madre. Importante in un’ottica montessoriana è fare in modo che la madre coinvolga sempre il bambino nella sua decisione di smettere di allattare. Il passaggio al cibo solido dovrebbe sempre avvenire comunque con gradualità, offrendo in alternativa alla poppata coccole oppure attività stimolanti di vario genere che risultano di supporto al piccolo in questa difficile fase di transizione.

EDUCARE AL SENSO DEL LIMITE - giovanissimi e non solo

L’aspetto emotivo e il vissuto della madre

Allontanarsi dal seno materno per un bambino è molto difficile: ecco perché è consigliabile evitare inganni come quello di applicare cerotti o sostanze amare sui capezzoli oppure allontanarsi da casa per qualche giorno. Queste iniziative non fanno altro che far sentire il piccolo abbandonato e rendono ancora più difficile la transizione. «Questa fase può essere anche molto delicata per la madre che può sperimentare emozioni negative come senso di colpa, nostalgia, tristezza» commenta l’esperta.

«Riconoscere i propri sentimenti, accettarli e trasformarli in nuova forza è il compito che spetta in questo momento delicato sia alla mamma sia al figlio, impegnati a trovare nuovi modi per scambiarsi reciprocamente affetto e nutrizione». La fine dell’allattamento può rappresentare infatti la perdita di quel legame forte e unico tra madre e figlio. Alcune madri riescono a vivere questo momento più serenamente, altre ancora avvertono grandi difficoltà a risollevarsi.

È utile concedersi momenti di svago personale come riprendere l’attività fisica oppure vedere un’amica, modo per riconnettersi con il piacere di prendersi cura di sé, del proprio essere donna. Può rivelarsi prezioso anche parlare con altre madri: a volte si può rimanere sorpresi dalle loro diverse “ricette di maternage”, che dimostrano come ogni bambino sia diverso e necessiti di una strategia ad hoc.

Svezzamento guidato dal bambino

Se scegli di lasciare che sia il tuo bambino a decidere quando interrompere l’allattamento, è probabile che il processo di svezzamento sia lento e graduale. Nel corso dei mesi le sue poppate diventeranno probabilmente più brevi e meno frequenti. Il tuo corpo dovrebbe avere tutto il tempo per adattarsi; quindi, difficilmente soffrirai di fastidiosi ingorghi mammari.

Lo svezzamento, però, potrebbe essere difficile dal punto di vista emotivo; quindi, trova il tempo di coccolare il tuo bambino e di condividere dei momenti speciali insieme. «Lo svezzamento guidato dal bambino è stata la soluzione giusta per me, perché mio figlio non aveva mai ricevuto latte in polvere né una bottiglia. Non volevo interrompere improvvisamente l’allattamento e negarglielo», racconta una mamma. «Ha perso interesse verso l’allattamento a due anni e mezzo. È stata la soluzione migliore per noi, anche se è stata dura emotivamente».

Una mamma che legge un libro al proprio bambino, creando una nuova forma di intimità post-allattamento

Rispondere ai bisogni, non solo al cibo

Tiziana Capocaccia, psicologa e autrice di fiabe, suggerisce di pianificare la fine dell’allattamento. Per prima cosa, ogni mamma deve cercare di capire perché vuole smettere di allattare: è davvero una tua esigenza o ti stai facendo condizionare? È difficile quando le pressioni esterne sono forti, perché ci condizionano facendoci stare male. Possiamo però sempre scegliere.

Spesso le persone attorno hanno davvero a cuore la salute della mamma, vedendola magari troppo stanca. Tuttavia è sempre necessario prendersi il proprio tempo per decidere. Ascoltarsi. Io dico “ascoltare la pancia”. Qualunque decisione prenderemo, smettere o continuare ad allattare, ci saranno lati positivi e difficoltà, ma se siamo in pace con la nostra decisione, non l’abbiano vissuta come una costrizione, allora saremo più serene nell’affrontarla.

Interrompere l’allattamento non farà automaticamente sì che il bambino non si svegli più la notte. Sono questi i momenti che dobbiamo individuare e ai quali dobbiamo rivolgere la nostra attenzione: è necessario trovare dei modi per “sostituire” la ritualità e la funzione rappresentate dall’allattamento. Marito, compagno, nonni, altri amici e parenti possono essere un grande aiuto. Questo può aiutare ad accompagnare il bambino al cambiamento e supportare la mamma. Chiedete aiuto, se ne avete la possibilità. E, nel farlo, non sentitevi sbagliate o in colpa: state facendo la cosa più giusta!

In termini più generali si può dire questo: l’allattamento è la più grande risposta affettiva che una madre può dare al suo bambino, ma crescere, cioè diventare indipendenti, vuol dire anche “staccare” l’elemento affettivo da quello del cibo. Il cibo deve nutrire soprattutto il corpo, l’affetto deve saziare l’anima. A prescindere da quando e come interrompi l’allattamento al seno, sii comprensiva con te stessa e con il tuo bambino. È per entrambi un grande cambiamento sotto il profilo fisico, ormonale ed emotivo: quindi, procedi con la massima attenzione e cura.

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