Aborto Volontario e Supporto Psicologico: Un Percorso Necessario tra Legge, Emozioni e Resilienza

Introduzione

La decisione di interrompere volontariamente una gravidanza (IVG) è un evento profondamente personale e spesso complesso, che innesca una vasta gamma di reazioni emotive e psicologiche. Il quesito sulla necessità di un sostegno psicologico per le donne che optano per un aborto volontario trova una risposta evidentemente affermativa, come elaborato anche da esperienze dirette nel campo del supporto. Molte donne, infatti, soffrono notevolmente a livello psichico nel decorso post-abortivo, portando con sé, non di rado, ferite emotive profonde come conseguenza di una interruzione volontaria di gravidanza. Queste ferite si manifestano spesso attraverso sintomi complessi che esprimono un implicito grido di aiuto, richiedendo un'attenzione e un supporto specifici per affrontare un'esperienza che tocca dimensioni etiche, religiose, mediche e psicologiche. Questo articolo esplorerà il contesto normativo italiano, le dinamiche psicologiche pre e post-aborto, la controversa Sindrome Post-Abortiva (SPA) e l'importanza cruciale del supporto psicologico, delineando un percorso che mira all'integrazione di questa esperienza nella storia di vita della donna.

Donna in riflessione con silhoutte di un bambino

Il Quadro Normativo Italiano e il Periodo di Riflessione di Sette Giorni

In Italia, l'interruzione volontaria di gravidanza (IVG) è regolamentata dalla legge 22 maggio 1978, n. 194. Questa normativa stabilisce che l'IVG può essere richiesta entro il 90° giorno di gestazione, corrispondente ai primi tre mesi di gravidanza (12 settimane più sei giorni). Per le interruzioni terapeutiche (ITG), i termini si estendono fino al 180° giorno.

Per avviare la procedura, la donna deve prima rivolgersi al consultorio di zona, a una struttura socio-sanitaria riconosciuta oppure a un medico di fiducia. A seguito degli accertamenti necessari, il medico fornirà un certificato che permette di accedere alle sedi autorizzate a praticare l'interruzione volontaria di gravidanza. Una componente fondamentale della legge è la previsione di un periodo di riflessione non inferiore ai 7 giorni. Durante questo lasso di tempo, il medico, come previsto dalla legge, invita la donna a una pausa di riflessione prima di accedere alle strutture che erogano l'intervento, sia esso farmacologico che chirurgico.

Questo periodo di sette giorni è pensato per offrire alla donna uno spazio per ponderare la propria decisione, per quanto spesso già sofferta, ma può costituire anche una fonte di disagio. La latenza tra la scelta e la data dell'intervento, che in genere è di circa due settimane, costringe la donna a "vivere" una gravidanza che ha già deciso di non portare avanti. Anche quando la decisione è presa consapevolmente, la donna vive un periodo emotivamente intenso, e il senso di responsabilità di non dare la vita può rappresentare un fardello pesante, specialmente se sommato ai sintomi che spesso accompagnano la gravidanza.

Il sistema italiano, pur garantendo il diritto all'interruzione di gravidanza, si confronta con la realtà dell'obiezione di coscienza. I dati forniti dal Ministero della Salute stimano la percentuale dei medici obiettori di coscienza intorno al 70%, raggiungendo fino al 90% in alcune regioni d'Italia. Sebbene la scelta personale di un medico di non praticare un'interruzione volontaria di gravidanza per ragioni di coscienza sia un diritto legittimamente esercitabile, il problema sorge sulla reale possibilità per la donna di esercitare il proprio diritto tutelato dalla legge 194, come sottolineato da esperti che aiutano donne provenienti da tutta Italia. Il diritto all'obiezione di coscienza di un medico dovrebbe essere bilanciato con il diritto della donna di abortire.

Legge 194 Aborto tra diritto e obiezione di coscienza

La Gravidanza Non Desiderata: Un Dilemma Profondo e le Sue Radici

Quando una donna scopre di essere incinta senza averlo programmato, può vivere un momento di shock che mette in discussione i propri piani di vita. Per queste donne, parlare di aborto e dei sentimenti dolorosi che accompagnano questa scelta è spesso difficile, caratterizzato dal timore di essere giudicate, di non essere capite o di essere spinte al ripensamento. Nonostante esista una legge che ne sancisca il diritto, molte donne vivono l'interruzione volontaria di gravidanza come qualcosa da nascondere, di cui vergognarsi. L'aborto volontario, rispetto a quello spontaneo o terapeutico, è forse gravato da un maggiore stigma sociale e culturale, associato nella mente delle persone a una "consapevolezza di responsabilità".

Le criticità legate a una gravidanza non desiderata possono essere molto personali e profondamente legate allo specifico momento di vita della donna. Una gravidanza non desiderata può avere alle spalle diverse storie: può arrivare per il fallimento di un metodo contraccettivo, può essere il frutto di una violenza, può sopraggiungere in un progetto con un partner che si allontana, o derivare da rapporti non protetti.

Dopo un primo momento di shock, le donne riferiscono di provare molta ansia, coerente con l'importanza della posta in gioco: diventare o non diventare madre. Nel periodo che intercorre tra il test positivo e la decisione da prendere, si alternano nella mente le due opzioni percorribili - proseguire la gravidanza oppure abortire - accompagnate da un'intensa ansia. Nei panni delle donne che si trovano a vivere questo dilemma, entrambe le opzioni presentano tesi validissime. Il dono della vita da un lato e il desiderio di diventare madri rappresentano una spinta biologica e un'aspettativa socialmente condivisa che fanno da contrappeso alle difficoltà che si prefigurano in quel momento nella testa di una donna.

Ci sono ragazze e donne che non si sentono adeguate al ruolo di mamma, alcune si reputano troppo giovani, altre non vogliono far nascere un bambino in un contesto di privazione, sia essa economica o affettiva. Ci sono quelle che non si sentono pronte, o che vedono l'idea di cambiare vita come un peso insostenibile. La scelta abortiva è considerata innanzitutto come espressione di un'autodeterminazione ed è necessariamente inserita tra i gesti positivi dell'autonomia della persona. Tuttavia, anche quando la decisione è presa consapevolmente, sapendo che l'aborto è la miglior scelta possibile date le circostanze, la donna vive un periodo emotivamente intenso. Il senso di responsabilità di non dare la vita è un fardello pesante da sostenere, soprattutto se sommato ai sintomi che spesso accompagnano la gravidanza.

Coppia in discussione, una donna con espressione preoccupata

Le Reazioni Psicologiche Post-Aborto: Un Mosaico di Emozioni

L'esperienza dell'aborto volontario scatena un ventaglio complesso e variegato di reazioni emotive. Molte donne, subito dopo l'intervento, sperimentano un iniziale senso di sollievo. Questa è, in effetti, la risposta emotiva più comune dopo l'aborto, in quanto ritengono di aver preso la decisione migliore date le circostanze. Tuttavia, per quanto le motivazioni che hanno portato ad interrompere la gravidanza siano percepite come valide e ragionate, possono emergere sentimenti dolorosi che non sono facili da affrontare.

Sentimenti transitori di senso di colpa, tristezza o perdita sono comuni, ma nella maggior parte dei casi le donne superano questi momenti. È normale sentirsi emotive dopo un aborto; si possono provare tristezza o dolore, ma questi sentimenti di solito svaniscono dopo pochi giorni. La maggior parte delle donne non ha bisogno di aiuto psicologico dopo un aborto, e i sentimenti di rimpianto sono rari.

Tuttavia, per alcune donne, l'aborto può sollevare una serie di risposte emotive più intense, tra cui tristezza, senso di colpa, rabbia, vergogna e rimpianto. Alcune si sentono in colpa proprio perché non si sentono in colpa di aver abortito. In generale, capire che sentimenti si stanno provando può aiutare a superare un eventuale dolore, senso di colpa, rabbia o la vergogna. È fondamentale ricordare che non si è una persona cattiva per aver abortito e che non si è sole in questa scelta.

Diversi fattori possono influenzare l'intensità e la durata di queste emozioni:

  • Cambiamenti ormonali: I tuoi ormoni stanno tornando al loro stato pre-gravidanza. Questo cambiamento ormonale può causare sentimenti di tristezza e pianto.
  • Pressioni esterne: Qualcun altro potrebbe averti fatto pressioni per convincerti ad abortire, piuttosto che lasciarti prendere la decisione da sola.
  • Mancanza di supporto: Potresti non avere molto sostegno dai tuoi amici o familiari. L'isolamento è una delle ragioni principali per cui le donne possono trovarsi in difficoltà dopo un aborto.
  • Indecisione sulla decisione: Potresti sentirti molto indecisa sulla decisione che hai preso, non essere convinta che l'aborto sia stata la scelta giusta nelle tue circostanze.
  • Senso di abbandono: Potresti sentirti abbandonata e sola, magari perché speravi che l'uomo che ti ha messo incinta avrebbe voluto avere il bambino con te, ma non era disposto a farlo, contribuendo al tuo malessere.
  • Bassa autostima e stress: Una bassa autostima e altre situazioni stressanti nella vita (scuola, lavoro, figli ecc.) possono amplificare il disagio.
  • Paura per la fertilità futura: Potresti temere di non essere mai più in grado di rimanere incinta. È importante rassicurare che un aborto farmacologico sicuro non causa infertilità in futuro.
  • Riemergere di traumi passati: L'aborto può far tornare alla luce vecchie esperienze o sentimenti repressi. Ad esempio, se l'abuso sessuale fa parte del tuo passato, potresti ritrovarti a rivivere sentimenti legati al tuo abuso.
  • Riflessioni sulla scelta: Ogni volta che si prende una decisione difficile, è naturale preoccuparsi pensando "e se avessi fatto una scelta diversa?" più e più volte.

È normale sentirsi depresse dopo un aborto? In rari casi, le donne possono diventare clinicamente depresse dopo aver abortito. Se i tuoi sentimenti sono schiaccianti e non sembrano risolversi o se soffri i sintomi della depressione, dovresti consultare un professionista. Ci sono alcuni fattori che sono noti nel contribuire al rischio di depressione dopo l'aborto, tra cui avere una storia di depressione, ansia o panico. La depressione è una malattia molto seria e necessita di attenzione specialistica.

Scale di emozioni, dal sollievo alla tristezza

La Sindrome Post-Abortiva (SPA): Un Contesto Controverso

Uno dei quadri nosologici maggiormente discussi in relazione alle conseguenze psicologiche dell'interruzione di gravidanza è la cosiddetta "Sindrome Post-Abortiva" (SPA). Questa sindrome si riferisce a una serie di disagi che possono insorgere subito dopo l'interruzione oppure, a volte, anche dopo anni, rimanendo latente per lungo tempo. La SPA viene fatta rientrare, in linea teorica, all'interno dei disturbi post-traumatici da stress, essendo l'IVG un evento traumatico in grado di creare un marcato stress e disagio.

I sintomi della SPA possono interessare varie aree del funzionamento e comprendere:

  • Disturbi emozionali: ansia, depressione, angoscia, attacchi di panico.
  • Disturbi della comunicazione e del pensiero.
  • Disturbi dell'alimentazione.
  • Disturbi della relazione affettiva e della sfera sessuale.
  • Disturbi neurovegetativi.
  • Disturbi del sonno: sogni tormentati ricorrenti.
  • Disturbi fobico-ansiosi.
  • Flashback dell'aborto.

I sintomi principali che fanno rientrare la SPA nella categoria della sindrome post-traumatica da stress sono, invece: l'esposizione o partecipazione ad un'esperienza di aborto percepita come "uccisione volontaria di un bambino ancora non nato", il rivivere in modo intrusivo l'evento dell'aborto, sforzi per evitare di riportare alla memoria i ricordi legati all'interruzione di gravidanza e altri sintomi associati all'evento come senso di colpa e sensazione di essere sopravvissuti che non erano presenti prima del trauma. Fattori scatenanti, anche dopo anni, possono essere l'anniversario dell'interruzione, l'ipotetica data di nascita e tutta una serie di scadenze legate ad anniversari e ricorrenze. Anche se l'esistenza e la morte del bambino non sono riconosciute da nessuno intorno a lei, il legame tra la madre e il bambino che non c'è più è spesso totalizzante, anche se in modo inconsapevole.

I fattori di rischio per sviluppare una sindrome post-traumatica da stress legata all'aborto sono lo scarso supporto sociale, la pressione di un amico, compagno, marito o parenti circa l'aborto e sentimenti quali vergogna e sensi di colpa. Nel lungo termine, le manifestazioni possono presentarsi fino a 15 anni dopo l'evento con emozioni disturbanti e pensieri ricorrenti ed intrusivi.

Tuttavia, è importante notare che nella comunità medica e scientifica è stato raggiunto un consenso generale sul fatto che la maggior parte delle donne che hanno abortito subiscono danni psicologici minimi o nulli. Studi affidabili e imparziali hanno dimostrato che, sebbene i disturbi psicologici si possano verificare dopo l'aborto, sono rari e generalmente lievi e di breve durata. Molte persone che si oppongono all'aborto, invece, sostengono che le donne che hanno subito aborti soffriranno di un tipo di disturbo da stress post-traumatico chiamato "sindrome post-aborto". È fondamentale bilanciare queste prospettive, riconoscendo la possibilità di sofferenza significativa per alcune donne, ma evitando di patologizzare un'esperienza che per la maggior parte delle donne si conclude con sollievo e senza gravi ripercussioni a lungo termine.

Legge 194 Aborto tra diritto e obiezione di coscienza

Il Lutto Perinatale e la Perdita di Gravidanza: Una Prospettiva più Ampia

Una cornice concettuale derivante dalla letteratura sul dolore e il lutto è il punto d'inizio più appropriato per comprendere le reazioni psicologiche alla perdita di gravidanza, che sia essa un aborto spontaneo, un'interruzione terapeutica o un'interruzione volontaria. L'aborto, inteso come interruzione prematura di una gravidanza, può accadere per cause naturali (aborto spontaneo) o essere provocato in modo artificiale (aborto provocato o IVG). Le conseguenze psicologiche di un'interruzione naturale o una provocata possono essere molteplici e diverse: mentre l'aborto spontaneo è un evento non controllabile, improvviso e senza nessuna volontà da parte della madre, l'aborto indotto prevede una responsabilità consapevole. Generalmente si è convinti che una tale consapevolezza della propria decisione non provochi sentimenti di lutto e perdita; tuttavia, ciò non preclude una ferita profonda, un dolore viscerale che può tornare vivido anche dopo tempo. Al riguardo, Galimberti (1994) afferma che "è frequente che il ricordo di aborti provocati in epoca lontana e superati apparentemente senza difficoltà, ricompaia carico di sensi di colpa in occasione di episodi depressivi”.

Il lutto è una reazione naturale alla perdita, e l'aborto volontario mette in gioco un conflitto interno tra due scelte, entrambe portatrici di perdita. Si può sperimentare un lutto "doppio": oltre alla sofferenza per la perdita in sé, c'è anche il dolore profondo legato alla decisione di affrontare quest'ultima, permeato da sensi di colpa, senso di impotenza e solitudine. È una perdita che non può essere negata, e pretendere di viverla in modo neutro è irrealistico.

Intorno alle 16-20 settimane di gestazione si registra un aumento sostanziale dell'attaccamento emotivo prenatale; questo coincide con la prima esperienza di movimento fetale e anche con l'esame a ultrasuoni di routine. Il costrutto dell'attaccamento è complesso. Una distinzione clinicamente utile è tra "quantità" e "qualità" dell'attaccamento prenatale. Quest'ultima si riferisce alla natura dei sentimenti nei confronti del bambino non nato, che può passare da un intenso affetto e vicinanza, attraverso un'ambivalenza, fino a un'intensa avversione (alcune donne riportano un'assenza di qualunque sentimento). La "quantità" si riferisce al grado di preoccupazione per il bambino e alla frequenza con cui i sentimenti nei suoi confronti vengono esperiti.

Il quadro del lutto facilita la comprensione delle complesse reazioni emotive che possono accompagnare la perdita di gravidanza, tipicamente tristezza, rabbia e senso di colpa. Inoltre, facilita il riconoscimento del sottogruppo di donne che possono essere a rischio di avere reazioni di dolore patologiche. La perdita di una gravidanza non rende una donna immune da gravi disturbi come depressione maggiore, psicosi o disturbo post-traumatico da stress che possono necessitare di trattamenti biologici o di altro tipo.

Interruzione di gravidanza nel secondo trimestre: L'interruzione durante il secondo trimestre di gravidanza, ad esempio in seguito ad amniocentesi, necessita di una considerazione particolare. Con i progressi tecnologici nella diagnosi delle anomalie fetali, è possibile che questo tipo di interruzione diventi più comune. Queste gravidanze di solito non vengono interrotte per scelta, ma per ragioni mediche. Inoltre, l'attaccamento materno-fetale durante il secondo trimestre può essere più forte e aumentato dalla percezione del movimento del feto o dall'ecografia. Ci sono anche alcune evidenze del fatto che la consapevolezza di un'anormalità fetale può aumentare il rischio di conseguenze avverse. Infine, le varie procedure ostetriche utilizzate sono più invasive e hanno più probabilità di portare a complicazioni fisiche e psicologiche.

Il termine "morte alla nascita" si riferisce al parto di un bambino morto che era vivo all'inizio del travaglio. La morte intrauterina implica la morte prima dell'inizio del travaglio e di solito si riferisce a una gestazione più lunga di 20 settimane. Il lutto perinatale si riferisce alla morte successiva di un bambino nato vivo dopo un periodo che differisce, secondo le autorità, tra 7 e 28 giorni. Alcuni autori usano "lutto perinatale" per comprendere tutti e tre i tipi di perdita tardiva di gravidanza. C'è consenso generale sul fatto che la perdita tardiva di gravidanza comporti un dolore e una sofferenza emotivi molto marcati per la maggior parte dei genitori che la sperimentano.

Mettere le donne al centro delle loro cure è vitale per un'esperienza di gravidanza positiva: gli aspetti biomedici e fisiologici dell'assistenza devono essere uniti al supporto sociale, culturale, emotivo e psicologico. Eppure, molte donne, anche nei paesi sviluppati con accesso alla migliore assistenza sanitaria, ricevono cure inadeguate dopo aver perso un bambino. Molte donne riferiscono che, indipendentemente dalla loro cultura, istruzione o educazione, i loro amici e la famiglia non vogliono parlare della loro perdita, evidenziando un enorme tabù.

La rabbia è molto di frequente una componente della reazione alla perdita di gravidanza. Colpa e vergogna sono quasi onnipresenti in queste donne. La vergogna sembra scaturire dalla credenza fondamentale che "le brave madri non lasciano morire i loro bambini". Ci possono essere stati comportamenti durante la gravidanza (o prima della morte) che poi esacerbano la colpa, e portano la donna a credere di aver "ucciso" il bambino. Nella nostra società, secondo le prime storie e favole dei bambini, le brave persone "vivono per sempre felici e contente" e le persone cattive sono destinate a morire o soffrire. Quindi, difficilmente sorprende che, quando la tragedia si verifica, la nozione che "le cose cattive capitano alle persone cattive" entri rapidamente nella consapevolezza cosciente. Ciò può portare a sperimentare la morte del bambino come una punizione per passate trasgressioni vere o immaginate. La colpa è una delle emozioni più difficili con cui lavorare in psicoterapia.

È interessante osservare che fin dai nostri primi anni di vita esprimiamo la tristezza piangendo, e la rabbia urlando, colpendo, mordendo, ecc. Con l'acquisizione del linguaggio, ci viene insegnato come gestire la colpa dicendo "mi dispiace". Le donne in lutto perinatale, piene di sensi di colpa, in terapia, possono raggiungere un punto in cui loro stesse sperimentano il bisogno di "scusarsi" con il loro bambino morto.

Mano di donna che tiene un fiore delicato

Il Ruolo Cruciale del Supporto Psicologico e le Strategie di Coping

Di fronte alla complessità delle emozioni e delle reazioni psicologiche legate all'aborto, il supporto psicologico emerge come uno strumento indispensabile, sia prima che dopo un'interruzione di gravidanza. Il suo obiettivo è lavorare sulla consapevolezza delle conseguenze delle varie scelte e ottenere un miglior esito psicologico. Quando una donna si presenta da uno psicologo nel momento in cui deve prendere questa decisione, deve sentirsi supportata in ognuna delle sue scelte.

Nel post-aborto, si tratta di diventare ascoltatori di un dolore, di un particolare dolore, più complesso di molti altri e più esposto alla disperazione. L'ascolto deve essere della persona nell'interpretazione piena di sé e dei suoi rapporti, e quindi anche del rapporto con il figlio concepito che non è nato, perché non è stato fatto nascere. È importante accompagnare la donna nell'elaborazione del lutto e indagare pensieri disfunzionali relativi a questo evento. Per elaborare la perdita è anche importante accettare l'esperienza vissuta e accogliere la sofferenza che ne consegue.

Occorre un lungo lavoro per una presa di coscienza chiarificatrice della patogenesi del disturbo, soprattutto quando l'evento traumatico è lontano nel tempo e profondo nel livello inconscio della psiche. Nel corso di un trattamento psicoterapeutico può verificarsi il non-ascolto del tipo di sofferenza in questione. Può accadere che le trasformazioni biopsicologiche prodotte dalla maternità nella struttura personale della donna non siano tenute sufficientemente in considerazione nell'analisi della situazione e nel lavoro psicoterapeutico.

Per queste ragioni, è auspicabile che ogni donna che ha vissuto un'interruzione di gravidanza possa avere il giusto supporto psicologico, sia per accettare la sofferenza che per colmare l'immenso senso di vuoto che quell'evento ha prodotto. Spesso anche la partecipazione a gruppi di supporto sostiene e offre l'aiuto necessario per elaborare la perdita. Il gruppo veicola significati ed emozioni importanti per raggiungere questo obiettivo.

In generale, durante il percorso psicoterapeutico, l'esperienza della gravidanza (inclusa la sua "desiderabilità") dovrebbe essere esplorata nel dettaglio, così come ogni precedente perdita di gravidanza e il suo significato per la paziente. Anche le reazioni degli altri significativi a questi problemi necessitano di un attento approfondimento. Spesso il focus centrale della psicoterapia è rappresentato dalla perdita: i genitori hanno bisogno di essere aiutati a sviluppare una rappresentazione internalizzata del bambino non nato. Come in tutti i tipi di lutto, quello che segue la perdita di gravidanza può rimanere bloccato in varie fasi: un'assenza di dolore può successivamente presentarsi come depressione o altri sintomi psicologici. In alternativa, le donne sembrano aver affrontato il dolore, ma invece appaiono incapaci di giungere alla risoluzione. Se il dolore è stato espresso in misura minima, e l'esordio degli altri sintomi è strettamente legato alla perdita, il compito del terapeuta è quello di assistere la donna a iniziare ad affrontare il lutto. A volte è necessario solo il "permesso di soffrire", avendo la donna identificato l'espressione del dolore con "debolezza" o "stupidità". Il lutto prolungato è più difficile da trattare. Chiaramente, la donna è molto in contatto con la sua tristezza.

Il senso di colpa è un'emozione che viene spesso riferita in seguito all'aborto. Questa emozione può nascere dal non sopportare la responsabilità di una scelta così importante perché ci si sente egoiste, oppure si può provare una profonda tristezza per non essersi date una chance. Il senso di responsabilità relativo alla propria scelta è una variabile in gioco molto importante su cui lavorare per integrare quel pezzetto nella propria storia. Se in quello specifico momento di vita la donna sceglie di interrompere la gravidanza, ci saranno stati dei motivi che l'hanno portata a fare quella scelta. Può accadere che dopo l'interruzione volontaria di gravidanza la donna riconosca che la paura di non sentirsi adeguate al ruolo di madre abbia portato a credere di non aver altra possibilità se non quella di abortire e che, in seguito all'IVG, percepisca come meno catastrofica la possibilità di diventare madre. Questa sensazione può essere molto destabilizzante perché non è possibile tornare a quel momento in cui tutte le strade sono aperte. Tuttavia, riconoscere in un momento successivo, meno attivato dall'ansia, che sarebbe stato possibile prefigurarsi una maternità non modifica l'assunto di base: non esistono scelte giuste in assoluto, ma scelte che si fanno in un momento particolare della propria vita, dettate da quelle che sono le esigenze e le circostanze che definiscono quello specifico momento (Pattis Zoja E., 2013). Se la stessa gravidanza si fosse presentata in un altro periodo, con un altro partner, ecc. non possiamo dire con assoluta certezza che la donna avrebbe abortito o, viceversa, portato a termine la gravidanza.

Strategie Concrete per il Benessere Post-Aborto:Dopo un aborto, ci sono cose concrete che puoi fare per aiutarti a venire a patti con la tua decisione. I seguenti suggerimenti possono aiutarti ad accettare e gestire i tuoi sentimenti, diminuire la tristezza e aiutarti a "chiudere" la tua esperienza di aborto:

  • Esprimi le tue emozioni: Esprimere tutta la tristezza e il dolore che provi potrebbe aiutarti a stare meglio. Non ti sentirai così per sempre.
  • Sii gentile con te stessa: Non essere dura con te stessa. Parla a te stessa in modo affermativo. Ricorda che sei una brava persona, una persona con una morale.
  • Riconosci la tua forza: Ricorda a te stessa che sei coraggiosa: hai preso una decisione difficile.
  • Rifletti sulla tua decisione: Ricorda a te stessa perché hai preso la decisione di abortire. Ricorda che hai preso la decisione migliore che avresti mai potuto, date le circostanze.
  • Immagina il futuro: Chiediti, se speri di avere una gravidanza programmata in futuro, che differenza ci sarebbe rispetto alla situazione che hai appena vissuto.
  • Scrivi i tuoi sentimenti: Scrivi i tuoi sentimenti su un diario o su un quaderno che nessun altro possa vedere.
  • Fai cose che ti fanno stare bene: Pensa a cose che puoi fare e che ti faranno sentire bene. Scrivile e prova a farle ogni giorno.
  • Guarda al futuro: Fai una lista di cose che non vedi l'ora di fare.
  • Chiudi l'esperienza: Prendi in considerazione la possibilità di "chiudere" la tua esperienza di aborto scrivendo una lettera di addio e conservandola in un luogo sicuro o bruciandola.
  • Pratica il rilassamento: Pratica esercizi di rilassamento per aiutare a gestire lo stress.
  • Condividi e leggi esperienze: Leggi di altre esperienze di donne in sezioni dedicate, questo può essere rassicurante e rendere più chiari i tuoi sentimenti.

È difficile sapere cosa dire quando qualcuno che conosci perde un bambino in gravidanza, ma la sensibilità e l'empatia possono fornire supporto e lasciare spazio alle persone per parlare di come si sentono: invece di dire "Tutto accade per una ragione, non era previsto che fosse", prova a dire qualcosa come "Mi dispiace. Immagino che sia molto triste per te". Invece di dire "Almeno sai che puoi rimanere incinta", prova ad ascoltare. Potresti chiedere "Come stai?". Questo atteggiamento empatico è fondamentale anche per i professionisti del supporto.

L'interruzione della gravidanza della compagna può essere un'esperienza dolorosa anche per il padre; anche lui ha il suo dolore, per quanto ci sia la tendenza a pensare il contrario, dal momento che non può sentire le stesse sensazioni fisiche della madre. Sia per la madre che per il padre, ogni tipo di emozione o reazione che possono provare va bene così com'è; non c'è un modo giusto o sbagliato di sentirsi, ma solo quello che si vive.

In sintesi, qualunque sia il modo di affrontare l'interruzione volontaria di gravidanza, occorre accogliere le emozioni e i sentimenti che emergono perché ciascuna donna ha bisogno di integrare quell'esperienza nella propria storia di vita, nel complesso bagaglio di esperienze che la definiscono.

Bibliografia (dal testo originale):

  • Broen AN, Moum T., Bodtker AS, Ekeberg O. (2005a). The course of mental health after miscarriage and induced abortion: a longitudinal, five-year follow-up study. Psychinfo Med, 12(3):1-18.
  • Broen AN, Moum T., Bodtker AS, Ekeberg O. (2005b). Reason for induced abortion and their relation to women’s emotional distress: a prospective, two-year follow-up study. PubMed Gen Hosp Psychiatry ,27:36-43.
  • Congleton GK, Calhoun LG, (1993). Post-abortion perceptions: a comparison of self-identified distressed and nondistressed populations. PubMed Int J Soc Psychiatric Winter 39(4):255-65.
  • Di Stefano, R. (2013). L’Interruzione Volontaria di Gravidanza: aspetti psicopatologici e strategie d’intervento. Psicoterapeuti in formazione, 11 (57-93).
  • Pattis Zoja E., (2013). "Le scelte difficili".
  • Rue, V.M., Coleman, P.K., Rue, J.J. & Reardon, D.C. (2004). Induced abortion and traumatic stress: A preliminary comparison of American and Russian women. PubMed Medical Science Monitor,10(10):SR5-16.
  • Soderberg, H., Janzon, L., & Slosberg, N-O (1998). Emotional distress following induced abortion: a study of its incidence and determinants among adoptees in Malmo, Sweden. PubMed European Journal of Obstetrics, Gynecology and Reproductive Biology, 79, 173-178.
  • Trybulski (2006). Women and abortion:The past reaches into the present In Rousset C., Brulfert C., Séjournè N. Goutaudier N., Chabrol H. Posttraumatic Stress Disorder and psychological distress following medical and surgical abortion.

tags: #7 #giorni #aborto #supporto #psicologico