Procreazione Medicalmente Assistita a 43 Anni: Approfondimenti su Omologa ed Eterologa nel Contesto Italiano

La decisione di intraprendere un percorso di procreazione medicalmente assistita (PMA) è profondamente personale e spesso complessa, specialmente quando l'età della donna si avvicina o supera i 40 anni. In Italia, il quadro normativo e le evidenze scientifiche offrono una realtà sfaccettata, dove il desiderio di maternità si confronta con le sfide biologiche dell'età avanzata. Il legislatore, consapevole che ogni persona è diversa dall’altra dal punto di vista biologico, ha deciso di non fissare un limite di età universalmente valido per l'accesso a tali procedure. E, a rendere ancora più confuso il quadro, sono le modifiche ed i rimaneggiamenti compiuti sulla Legge 40, la normativa che disciplina la fecondazione assistita nel nostro Paese. Questa assenza di un limite esplicito, unita alle variazioni regionali e all'evoluzione delle conoscenze mediche, rende il percorso per le donne a 43 anni, e oltre, un viaggio che richiede informazioni precise e un supporto consapevole.

Il Declino Naturale della Fertilità con l'Età: Una Realtà Biologica

La fertilità femminile è un viaggio complesso che evolve significativamente con l’età. Nella terza e quarta decade di vita, la fertilità inizia a declinare, con un’accelerazione più marcata dopo i 35 anni. Questo declino naturale è dovuto a diversi fattori, tra cui una diminuzione del numero e della qualità degli ovuli disponibili. La consapevolezza di come la fertilità cambi con l’età è fondamentale per le donne che considerano la maternità in età avanzata. Molti ritengono che le tecnologie di riproduzione assistita possano annullare completamente i limiti biologici dell’età, ma è importante approcciare queste opzioni con una comprensione realistica.

Grafico declino fertilità femminile per età

Per avere maggiori probabilità di concepire naturalmente non bisogna superare la soglia dei 35 anni. L’ideale sarebbe concepire a 20 anni, quando le probabilità di rimanere incinta dopo un rapporto sessuale sono del 30-40%. Già a 30 anni le probabilità di concepire scendono al 20%. L’allarme è stato lanciato dagli esperti in occasione del meeting annuale della European Society of Human Reproduction and Embryology tenutosi a Lisbona qualche anno fa, evidenziando come la scelta di mettere al mondo un bambino, sia spontaneamente sia con l’aiuto delle tecniche di procreazione medicalmente assistita, abbia purtroppo una data di scadenza. Non solo la fertilità femminile è soggetta a questa regressione biologica; anche la fertilità maschile risente del tempo. Infatti, il decorso del tempo comporta una riduzione sia della qualità sia della quantità degli spermatozoi.

Le statistiche in Italia mostrano che, in media, per le coppie con diagnosi di infertilità, il primo accesso ad una qualsiasi delle metodiche di PMA avviene a 36,7 anni. Questo dato suggerisce una tendenza sempre più comune: molte coppie, oggi, cominciano sempre più tardi a cercare una gravidanza. Secondo un rapporto Istat, oggi le donne danno la precedenza a studio e carriera, prima di pensare a metter su famiglia. Il problema è che, quando si è pronte ad avere un bambino, non è più così facile restare incinta e una gravidanza dopo i 44 anni è un’evenienza difficile. Con l’età, infatti, invecchiano i gameti femminili e aumenta il rischio di malattie connesse all’infertilità/sterilità, come malattie infiammatorie pelviche, patologie tubariche, fibromi uterini, endometriosi. Gli attuali sforzi della ricerca, infatti, non mirano a prolungare ad oltranza la fertilità, ma a ottimizzare le possibilità esistenti.

La Procreazione Medicalmente Assistita (PMA): Omologa ed Eterologa nel Dettaglio

La Procreazione Medicalmente Assistita (PMA) racchiude un insieme di tecniche mediche volte ad aiutare le coppie che non riescono a concepire naturalmente. Per molte donne che desiderano la maternità a 43 anni, la PMA si presenta come un’opportunità preziosa, in grado di colmare il divario tra il desiderio di maternità e le sfide biologiche legate all’età. Esistono principalmente due tipologie di PMA: omologa ed eterologa.

Schema tecniche PMA omologa ed eterologa

La fecondazione omologa prevede l'utilizzo di gameti (ovociti e spermatozoi) della coppia stessa. La FIV (Fecondazione In Vitro) è spesso considerata la tecnica di PMA più efficace, specialmente per le donne oltre i 40 anni. Questo processo implica la stimolazione ovarica, il prelievo degli ovociti, la loro fecondazione in laboratorio con spermatozoi del partner e il trasferimento degli embrioni risultanti nell’utero. L’IUI (Inseminazione Intrauterina), meno invasiva e costosa della FIV, può essere un’opzione per alcune donne, e il trattamento prevede l’inserimento diretto di spermatozoi nell’utero durante il periodo fertile. Tuttavia, la fecondazione in vitro non riesce a migliorare la qualità dei nostri gameti, che è fortemente influenzata dall'età.

La fecondazione eterologa, invece, consiste in una fecondazione in vitro (ICSI) con ovociti o spermatozoi donati da un donatore esterno alla coppia. Questa tecnica è scelta per far fronte ad un’infertilità di tipo fisiologico, come spesso accade con l'avanzare dell'età della donna, quando la quantità e la qualità degli ovociti diminuiscono significativamente. Alcuni pareri scientifici avvalorano l’opinione secondo cui, nel caso di fecondazione con donazione di gameti, l’età della donna, normalmente, potrebbe essere maggiore, qualora si tratti di donazione di ovociti, poiché l'embrione è formato da un ovocita giovane e sano.

Il Quadro Normativo Italiano e i Limiti d'Età: Un Mosaico Complesso

Nonostante si siano ampliate le conoscenze mediche e si siano sviluppate le capacità e le professionalità dei centri specializzati, il quadro normativo italiano in materia di PMA presenta delle peculiarità. In realtà, la legge 40 che disciplina la fecondazione assistita, non ha fissato un limite d’età esplicito. Da anni sentiamo ripeterci, da più parti, che l’età massima per avere accesso alla procreazione medicalmente assistita è 45 anni, ma questa è una semplificazione di una realtà più articolata.

Un elemento fondamentale nel contesto normativo italiano è rappresentato dalle sentenze della Corte Costituzionale che hanno modificato aspetti cruciali della Legge 40. I giudici della Consulta hanno infatti dichiarato l’illeggitimità costituzionale dell’articolo 14, comma 2 della norma nel punto in cui prevede che ci sia un unico e contemporaneo impianto, comunque non superiore a tre embrioni. Hanno altresì violato la Costituzione anche il comma 3 dello stesso articolo; nella parte in cui non prevede che il trasferimento degli embrioni - da realizzare non appena possibile - debba essere usato senza pregiudizio della salute della donna. Queste modifiche hanno ampliato la discrezionalità dei medici e le possibilità per le coppie, ma non hanno risolto completamente il problema dei limiti d'età.

Pma, i 20 anni della legge 40: cosa è cambiato per le coppie in cerca di figli

Il quadro è reso ancora più complesso dalla regionalizzazione dei servizi sanitari, che ha portato a differenze significative nell'accesso alla PMA, inclusi i limiti di età. Sebbene la legge nazionale non imponga un limite categorico, le singole Regioni e i centri di PMA, sia pubblici che privati, hanno stabilito delle soglie basate su evidenze scientifiche e considerazioni cliniche.

Disparità Regionali nell'Accesso alla PMA

La mancanza di un limite di età universale a livello nazionale ha generato un sistema frammentato in cui l'accesso alla PMA può variare significativamente a seconda della Regione di residenza della coppia. Queste disparità regionali sono un aspetto cruciale da considerare per chi si avvicina alla procreazione medicalmente assistita, specialmente in età avanzata.

Per esempio, in Umbria, le donne possono accedere alla fecondazione assistita fino all’età di 42 anni, sia che si tratti di omologa che di eterologa (tecnica di fecondazione in vitro con uno o entrambi i gameti provenienti da donatore esterno), con un massimo di tre cicli.

Un gruppo di Regioni, comprendente Puglia, Calabria, Sicilia, Friuli Venezia Giulia e la Provincia Autonoma di Bolzano, mantiene un limite di accesso alle tecniche di PMA, che siano omologhe o eterologhe, che non varia, attestandosi a quota 43 anni e un massimo di 3 tentativi, ad esclusione della Provincia Autonoma.

Diverso è il caso invece della Sardegna, del Piemonte, dell'Emilia Romagna, dell'Abruzzo e delle Marche, oltre alla Campania, che hanno inteso assicurare un limite di età maggiore. Queste regioni fissano a 46 anni il limite per poter accedere e a 6 il numero massimo di cicli, a prescindere dal tipo di metodica, a carico del Sistema Sanitario Regionale. L’età massima per la PMA in Campania, ad esempio, è stata elevata: dal 2019, le coppie con problemi di infertilità possono rivolgersi al Servizio pubblico che garantisce l’accesso alle metodiche a tutte le donne fino al 46° anno di età e per un massimo di 6 cicli di trattamento.

Infine, chiude la classifica il Veneto che, con deliberazione della giunta regionale n. 904 del 28 giugno 2019, ha stabilito i propri criteri.

Un caso interessante di recente revisione è quello della Toscana, che ha modificato alcuni requisiti per l'accesso alla PMA. In particolare, ha spostato da 46 a 43 anni per la donna il limite di età per la fecondazione assistita omologa ed eterologa maschile, lasciando invece invariato a 46 anni il limite per la fecondazione eterologa femminile. Questa decisione, approvata con una delibera presentata in giunta dall'assessore al diritto alla salute, modifica il Nomenclatore regionale. I professionisti del Comitato strategico regionale per la rete sulla prevenzione e cura dell'infertilità hanno motivato tale scelta. Hanno riportato che le possibilità di successo della PMA omologa delle donne di oltre 43 anni sono estremamente rare, sottolineando le conseguenze negative, sul piano sia psicologico che fisico, a fronte di un'aspettativa non soddisfatta e della necessità di sottoporsi a trattamenti farmacologici impegnativi. In sintesi, usare i propri ovuli dopo i 43 anni ha probabilità molto scarse che la PMA vada a buon fine. Quindi, sulla base di questo autorevole parere, e a garanzia dell'appropriatezza dell'offerta, la Toscana ha preferito porre il limite dei 43 anni. Nella delibera viene inoltre definito a livello regionale un tempo di attesa massimo di 90 giorni per i residenti (inteso come il tempo prospettato all'utente al momento della prenotazione) per effettuare la prima visita per la procreazione medicalmente assistita.

Queste differenze sottolineano l'importanza per le coppie di informarsi sui regolamenti specifici della propria Regione o di considerare la mobilità verso altre aree con limiti più favorevoli alle proprie esigenze, sebbene questa stessa mobilità sia stata storicamente complicata dalla mancata approvazione delle tariffe tra le Regioni.

Probabilità di Successo della PMA Omologa Dopo i 43 Anni

La questione delle percentuali di successo è centrale per chiunque consideri la PMA, e l'età materna gioca un ruolo preponderante. Molte coppie, oggi, cominciano sempre più tardi a cercare una gravidanza, ma è fondamentale essere consapevoli che la finestra di opportunità per trattamenti efficaci si restringe con l’avanzare dell’età.

Da letteratura scientifica, la percentuale di successo di gravidanza oltre i 43 anni non supera il 5%, percentuale che rasenta lo 0% dopo i 45 anni. Nonostante alcuni Centri di PMA vantino percentuali di successo che arrivano al 75% in termini generali, è essenziale comprendere che queste medie includono fasce d'età molto più giovani e, per le donne più avanti con gli anni, la realtà è differente.

Grafico tassi di successo FIV per età

I professionisti del Comitato strategico regionale per la rete sulla prevenzione e cura dell'infertilità hanno infatti riportato che le possibilità di successo della PMA omologa delle donne di oltre 43 anni sono estremamente rare. Essi hanno sottolineato le conseguenze negative, sul piano sia psicologico che fisico, a fronte di un'aspettativa non soddisfatta e della necessità di sottoporsi a trattamenti farmacologici impegnativi. In sintesi, usare i propri ovuli dopo i 43 anni ha probabilità molto scarse che la PMA vada a buon fine.

Questi dati sono corroborati da analisi internazionali. Secondo i risultati di un’indagine condotta alla Dexeus clinic di Barcellona su più di 4mila donne, una gravidanza dopo i 44 anni è un’evenienza difficile. La percentuale di nascite, sia da cicli su fresco sia da embrioni congelati, infatti, si riduce progressivamente con l’aumentare dell’età materna: a 38-39 anni è del 23% circa, a 40-41 anni scende al 15%, a 42-43 al 6,6 %. A 44 anni supera di poco l’1%. A questo punto, rivelano i ricercatori che hanno condotto l’indagine, in genere le donne vogliono tentare un ciclo con i propri ovociti, prima di ricorrere alla fecondazione assistita. Se il tentativo non ha successo, è più facile accettare l’ovodonazione.

Alberto Vaiarelli, ginecologo e coordinatore ricerca area medica del centro GeneraLife Roma, spiega che "più si va avanti con l’età, infatti, e più abbiamo un depauperamento, una diminuzione qualitativa e quantitativa di ovociti." Se si dovesse identificare un limite di età, sarebbe 44-45 anni per la fecondazione omologa. Egli aggiunge che elevati valori di FSH (ormone follicolo-stimolante, un indicatore della riserva ovarica), come anche l’età superiore a 45 anni, non danno la possibilità di prescrivere le gonotropine, che in Italia vengono rimborsate dal Servizio Sanitario Nazionale. Quindi, nella fecondazione omologa il limite sicuramente è 44 anni, poiché le fecondazioni in vitro non riescono a migliorare la qualità dei nostri gameti. Questa realtà rende essenziale un inizio precoce del percorso di PMA per coloro che ne hanno bisogno, poiché l'accesso tempestivo è cruciale.

La Fecondazione Eterologa: Quando i Gameti Donati Fanno la Differenza

Di fronte alle probabilità notevolmente ridotte di successo con ovociti propri dopo una certa età, la fecondazione eterologa, in particolare con donazione di ovociti, emerge come un'alternativa concreta. Questa tecnica, in passato oggetto di un dibattito etico e legale molto acceso in Italia, è oggi pienamente consentita e rappresenta una speranza per molte coppie. La fecondazione eterologa consiste in una fecondazione in vitro (ICSI) con ovociti donati da un’altra donna. Il tutto non può che nascere dalla innegabile constatazione, suffragata da valutazioni dell’ISS (Istituto Superiore di Sanità), che la tecnica, che prevede l’impiego di gameti esterni alla coppia, sia scelta per far fronte ad un’infertilità di tipo fisiologico.

La differenza nelle percentuali di successo è marcata. Mentre da letteratura la percentuale di gravidanza oltre i 43 anni con ovociti propri non supera il 5%, ricevere in dono un’ovocita da una donna di 25 anni significa riportare al 60-70% le possibilità di gravidanza per transfer. Questo si spiega con l'età e la qualità degli ovociti della donatrice, che sono fattori determinanti. Alcuni pareri scientifici avvalorano l’opinione secondo cui, nel caso di fecondazione con donazione di gameti, l’età della donna ricevente, normalmente, potrebbe essere maggiore, qualora si tratti di donazione di ovociti, poiché la qualità dell'ovocita non è più un problema.

Microscopio laboratorio FIV

Il processo di fecondazione eterologa al Centro di Procreazione Medicalmente Assistita PMA di ALTAMEDICA, che esegue anche questa tecnica, prevede diversi passaggi. Una volta che la coppia decide di far parte del programma di donazione dei gameti, il medico prescrive gli esami necessari per poter accedere alla tecnica e prende le caratteristiche fenotipiche (altezza, gruppo sanguigno, colore occhi, colore capelli e pelle) della coppia stessa, per garantire la massima somiglianza. Appena la paziente è clinicamente pronta, il partner esegue la raccolta del liquido seminale, ed in laboratorio viene eseguita la fecondazione assistita. In terza giornata, quando gli embrioni sono a 8-10 cellule, o a richiesta anche in quinta giornata (blastocisti, uno stadio più avanzato di sviluppo embrionale), gli embrioni vengono trasferiti nel grembo materno. Il transfer non richiede anestesia, in quanto risulta essere veloce e indolore. La paziente dopo il transfer resta per due ore nella sua stanza e poi sarà dimessa con le prescrizioni del caso. A tutte le pazienti che rimarranno in gravidanza il centro Altamedica offre una villocentesi di base gratuita, eseguita dal Prof. Giorlandino, un ulteriore supporto al percorso.

Nonostante il limite per la fecondazione eterologa secondo la norma di legge sia di 50 anni, Alberto Vaiarelli sottolinea che dobbiamo tener presente che, anche se è stato fissato un limite così ampio, il buon senso sta nel considerare sempre che le gravidanze dopo i 45 anni, anche con ovodonazione, comportano dei rischi molto elevati, a causa dell'età della madre.

Un'altra sfida in Italia per la fecondazione eterologa risiede nella disponibilità dei gameti. In Italia, mancano le donatrici, principalmente perché non è previsto alcun tipo di pagamento per la donazione. Questo è un contrasto netto con Paesi come la Spagna, il Paese europeo con il maggior numero di donazione di ovociti, dove è previsto un rimborso spese di circa mille euro per le donne donatrici. La procedura per la donatrice, infatti, non è semplice: bisogna sottoporsi a stimolazione ormonale per 14 giorni e poi a un prelievo con anestesia in sedazione profonda. In Italia, la scarsa reperibilità di ovociti costringe gli ospedali o i centri privati ad acquistarli all’estero, a prezzi non sempre accessibili, oppure a indire bandi per l’acquisto a livello regionale. Alcune coppie decidono di andare all’estero per accedere più facilmente ai programmi di donazione. Il problema dell'approvvigionamento di gameti in Italia è serio e influisce direttamente sull'accesso ai trattamenti.

Rischi e Considerazioni sulla Gravidanza in Età Avanzata

La gravidanza in età avanzata, sia essa ottenuta naturalmente o tramite PMA, porta con sé rischi accresciuti sia per la madre che per il bambino. Questo non significa che non debba essere intrapresa, ma che debba essere affrontata con consapevolezza e sotto stretta sorveglianza medica. I rischi includono aumenti nelle probabilità di complicazioni gestazionali, parto cesareo e anomalie cromosomiche.

Per le donne che desiderano esplorare la maternità dopo i 40 anni, una valutazione della fertilità può offrire informazioni preziose sulla loro situazione riproduttiva specifica. Inoltre, stili di vita sani, come una nutrizione adeguata, l’esercizio fisico regolare e l’evitare tabacco e alcool, possono sostenere la salute riproduttiva e minimizzare alcuni rischi.

Nonostante ciò, sono sempre più numerose le mamme over 40, sia in Italia che all’estero. La lista delle vip diventate mamme molto in là negli anni è lunga: Gianna Nannini ha messo al mondo la piccola Penelope Jane a 54 anni, Heather Parisi ha dato alla luce due gemelli a 50 anni, mentre Carmen Russo è rimasta incinta alla bellezza di 53. Queste storie, sebbene celebrate, rappresentano casi eccezionali e spesso avvengono con l'ausilio di tecniche avanzate o ovodonazione, non senza un'attenta gestione dei rischi.

Un recente studio inglese afferma che chi riesce ad avere figli dopo i 40, in modo naturale (ovvero senza fecondazione assistita), ha quattro volte più probabilità di superare il secolo di vita, suggerendo che una fertilità "longeva" potrebbe essere un indicatore di salute generale. Le donne che hanno il primo figlio a quest’età affrontano la maternità con più maturità e consapevolezza. Hanno una maggiore stabilità emotiva e professionale, le quali portano beneficio nello sviluppo del bambino.

Accesso ai Servizi e Aspetti Economici

L'accesso alla PMA in Italia è un argomento complesso, che coinvolge non solo limiti di età e disponibilità di donatori, ma anche aspetti economici e organizzativi del Servizio Sanitario Nazionale (SSN). Dal 2017, le procedure per la procreazione medicalmente assistita sono state inserite nei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA), garantendo teoricamente il diritto alle cure per le coppie infertili. Questa inclusione è stata un passo fondamentale per assicurare che le metodiche fossero a carico del sistema pubblico, almeno entro certi parametri.

Tuttavia, l'implementazione pratica ha incontrato ostacoli. Finora, la mancata approvazione delle tariffe ha peggiorato le disparità esistenti. E l’impasse, anzi, si è aggravata, in quanto la mancata approvazione ha determinato la sospensione delle compensazioni, tra Regioni, per la mobilità interregionale. Questo significa che, se una coppia residente in una Regione con limiti di età più restrittivi o con liste di attesa più lunghe decide di spostarsi in un’altra Regione con condizioni più favorevoli, il costo del trattamento potrebbe non essere coperto o rimborsato dalla Regione di origine. Sembrerebbe permanere il solo problema delle lunghe liste di attesa dovuto ad un’eccessiva richiesta, anche a causa di una non uniforme erogazione dei servizi sul territorio nazionale. Queste omissioni non sono da sottovalutare, in quanto potrebbero determinare un aggravamento della diseguaglianza, nell’accesso alle cure, tra regioni del Nord e del Sud Italia.

L’accesso tempestivo alla PMA è cruciale. La finestra di opportunità per trattamenti efficaci si restringe con l’avanzare dell’età, rendendo essenziale un inizio precoce del percorso di PMA per coloro che ne hanno bisogno. Inoltre, la preparazione al trattamento di PMA richiede tempo, sia per gli aspetti medici che per quelli psicologici ed economici.

Per quanto riguarda i centri privati, ciascuna equipe specializzata non può che valutare la situazione individuale della coppia. In teoria, nei centri privati non c'è un limite preciso (la legge 40 dice solo che la donna deve essere in età riproduttiva, quindi non in menopausa) ma in pratica qualunque centro - italiano o estero - valuterà attentamente la situazione della paziente prima di ammetterla in trattamento. Un aspetto economico rilevante riguarda il costo dei farmaci: in Italia, se una donna ha più di 45 anni, i farmaci li deve pagare tutti di tasca propria, a differenza di quanto avviene per fasce d'età più giovani o in altre circostanze. Questo può rappresentare un onere finanziario significativo, dato il costo elevato delle terapie ormonali necessarie per la stimolazione ovarica.

Il Supporto Psicologico e le Aspettative Realisticche

Il percorso della PMA è emotivamente e psicologicamente impegnativo. L'attesa di un risultato positivo, la gestione dei fallimenti e la complessità delle decisioni da prendere possono mettere a dura prova le coppie. Molte donne esprimono timore di non sopportare un esito negativo del trattamento, arrivando a sentirsi demoralizzate o pessimiste. È vero che la PMA non è una passeggiata, ma non è nemmeno come andare al patibolo; lo stress maggiore è a livello psicologico perché, come spesso si dice, non si ha la certezza del risultato. Tuttavia, se non si tenta, non ci si darà mai la possibilità di farcela, e comunque ci sono molti successi anche al primo colpo.

Coppia che si abbraccia in un momento di difficoltà

La preparazione al trattamento di PMA richiede tempo, sia per gli aspetti medici che per quelli psicologici ed economici. In questo contesto, è fondamentale una comunicazione chiara e onesta da parte dei professionisti. I professionisti del Comitato strategico regionale per la rete sulla prevenzione e cura dell'infertilità hanno sottolineato come le aspettative non soddisfatte, a fronte di trattamenti farmacologici impegnativi e probabilità di successo estremamente rare, possano avere conseguenze negative, sul piano sia psicologico che fisico.

È per questo motivo che, per chi si avvicina a questa esperienza, è consigliabile approfondire le conoscenze sulle tecniche e sui pro e contro della PMA. La scelta di intraprendere o meno un percorso, e quale percorso seguire, deve essere personale e consapevole, supportata da informazioni accurate e da un adeguato sostegno psicologico. Talvolta, problemi di natura psicologica possono addirittura impedire la realizzazione del desiderio di maternità, e anche se la soluzione non è una psicoterapia immediata, è importante riconoscere il ruolo della dimensione emotiva.

Un esempio di approccio realistico è quello di una donna di 44 anni che, dopo 4 fallimenti con i propri ovociti, ha avuto successo con l'ovodonazione. Questa esperienza riflette una comune transizione per molte, dove la consapevolezza delle proprie probabilità spinge verso strade diverse. Per le donne over 40, anche con dosaggi ormonali che sembrano a posto, le probabilità di restare incinta con i propri ovociti sono al limite dello zero. La maggior parte dei centri, a questa età, consiglia l'ovodonazione, o per chi può permetterselo, l'adozione. Tuttavia, l'adozione presenta tempi di attesa molto lunghi, spesso dai 3 ai 4 anni, rendendo l'ovodonazione una soluzione più rapida per molte.

Il Ruolo dei Centri Specializzati e le Tecnologie Avanzate

Il successo delle procedure di PMA dipende in larga parte dalla competenza e dalla specializzazione dei centri a cui ci si rivolge. Alcuni Centri di PMA vantano percentuali di successo elevate grazie all'esperienza accumulata e all'adozione di tecniche all'avanguardia. È fondamentale che ogni equipe specializzata valuti la situazione individuale della coppia, tenendo conto di tutti i fattori clinici e personali.

Le tecnologie avanzate hanno migliorato le possibilità di successo, in particolare per la crioconservazione di ovociti ed embrioni. La vitrificazione, per esempio, è una tecnica di congelamento ultra-rapido che ha rivoluzionato la conservazione dei gameti e degli embrioni. Con questo metodo, si applicano transizioni di temperatura estremamente più rapide, essenzialmente allo scopo di non lasciar tempo alle molecole d’acqua di organizzarsi in un reticolo cristallino, prevenendo pertanto la formazione di ghiaccio intra o extra cellulare. Questa tecnica ha migliorato notevolmente la sopravvivenza degli ovociti e degli embrioni dopo lo scongelamento, aumentando le possibilità di successo nei cicli di PMA che utilizzano materiale crioconservato.

Rappresentazione vitrificazione embrioni

I dati del Registro nazionale sulla procreazione medicalmente assistita rivelano che oggi l’infertilità è causata nel 35% dei casi da problemi femminili, nel 35% invece è di origine maschile. Entrambe le percentuali risultano in aumento. Questo sottolinea l'importanza di un approccio diagnostico completo che tenga conto di entrambi i partner e che si avvalga delle più recenti scoperte scientifiche e tecnologiche.

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