Il dibattito sul ruolo dell’asilo nido nello sviluppo infantile è spesso polarizzato, ma la ricerca mostra che i suoi effetti dipendono soprattutto dalla qualità educativa, dalla continuità relazionale e dall’attenzione ai tempi di ogni bambino. L’articolo chiarisce che il nido non è “fondamentale” in senso assoluto, né dannoso: può rappresentare un contesto ricco di stimoli sociali e di interazioni educative significative, ma non sostituisce la centralità del rapporto con le figure di riferimento. Vengono analizzati i fattori che favoriscono il benessere del bambino, come un adeguato inserimento al nido, gruppi contenuti, personale formato e un clima emotivo stabile.

L'evoluzione del servizio: dai "ricoveri" al progetto pedagogico
Non sembra possibile, eppure negli ultimi due anni è successo proprio questo. Fino a pochi anni fa, infatti, gli asili nido italiani erano talmente pochi che prevalevano le liste d’attesa, per cui il genitore sperava che suo figlio potesse entrarvi, vedendo giustamente in questa istituzione educativa un approdo necessario per la sua crescita e il suo futuro e anche per garantirsi la possibilità di continuare a lavorare. A tutt’oggi secondo i dati ISTAT i bambini italiani che frequentano gli asili nido o servizi analoghi sono unicamente il 13,6% della popolazione, ben lontano da quel 33% posto come obiettivo dall’Agenda di Lisbona per tutta l’area europea.
Le ricerche longitudinali compiute in varie parti del mondo, ma anche in Europa, sul potenziale di sviluppo che il nido rappresenta sui bambini nell’arco della vita non lasciano dubbi a proposito. Senza dubbio i nidi italiani sono troppo cari ed è urgente una politica governativa che sostenga le famiglie in questo sforzo economico, ben oltre la cifra irrisoria che si può oggi detrarre dalla dichiarazione dei redditi. Va però detto che ha molto pesato un orientamento economicistico poco incline a valutare gli investimenti nel loro complesso.
In Italia il primo prototipo di asilo nido risale al 1850, a Milano, ed era denominato “Ricovero per lattanti”, ma è il regime fascista a far fiorire le Opere Nazionali Maternità Infanzia (ONMI) con l’obiettivo di difendere e potenziare la famiglia e la natalità. Lo scopo di queste strutture era prettamente assistenzialistico e di sostegno a madri bisognose ed indigenti. Dovranno trascorrere quasi cinquant’anni per approdare ad una legge che riconosca il valore di servizio sociale agli asili nido, un percorso evolutivo che ha trasformato il nido in un luogo di crescita relazionale, educativa e cognitiva.
L'architettura degli spazi e il ruolo del bambino
“La prima prova che noi esistiamo è che occupiamo uno spazio”. Questa affermazione dell’architetto Le Corbusier ben sintetizza il significato dell’abitare lo spazio da parte del bambino. La letteratura relativa all’organizzazione degli spazi all’interno di un nido d’infanzia è, negli ultimi anni, notevolmente incrementata e la capacità di predisporre ambienti atti ad accogliere, contenere e stimolare nella giusta misura i bambini è requisito imprescindibile per un educatore aggiornato.
Nell’organizzazione degli spazi, l’educatore deve considerare i bisogni dei bambini secondo le caratteristiche tipiche dell’età, facendo riferimento al concetto di transizionalità e di holding della teoria winnicottiana, alle fasi di sviluppo di Piaget e al processo di separazione ed individuazione di Mahler. Aprendo la porta di ingresso troviamo la soglia, spazio transizionale tra il dentro e il fuori, un passaggio dolce in cui il bambino e i genitori si preparano al commiato. Si passa poi al salone, piccola piazza di una città, area privilegiata per le relazioni e la scoperta, fino ad arrivare alle sezioni, il principale contesto di riferimento del bambino dove si consolida la relazione con l'educatore e il gruppo dei pari.

Lo sviluppo sensoriale e il laboratorio creativo
In varie occasioni mi sono trovato a dover gestire in consulenza pedagogica situazioni dove i nonni non riuscivano a fare altro che mantenere la presenza dei nipoti semplicemente davanti a qualche TV. Si perdono così importanti necessità infantili: la compresenza dei coetanei e la scoperta attraverso il laboratorio sensoriale. Fino al terzo anno di vita il bambino apprende sostanzialmente attraverso lo sviluppo sensoriale.
Pensiamo alla tradizione montessoriana dei travasi: il bambino osserva il materiale, lo tocca, ne sente il rumore, ne percepisce la consistenza. Queste attività rappresentano la premessa di ogni forma di apprendimento, così come poter correre, ballare o saltare in un salone protetto e sicuro. Nell'interazione con gli altri, il piccolo esce dalla fase di narcisismo e inizia a imparare le forme di autoregolazione sociale. Molti genitori temono i "morsicatori", ma il morsicatore al nido è una presenza quasi inevitabile; le educatrici di qualità sanno gestire queste situazioni come una necessità di interazione che ha conseguenze benefiche per la crescita.
La sezione lattanti: un "nido dentro il nido"
La sezione lattanti ospita solitamente bambini da 3 a 12 mesi in un rapporto educatore/bambini da 1 a 5. È uno spazio intimo, modulato in angoli fissi che si aprono progressivamente all'investimento del bambino. La sezione è strutturata per accogliere e sostenere l'evoluzione motoria: in uno spazio pensato, i bimbi hanno la possibilità di rotolare, strisciare, gattonare, alzarsi e cadere in sicurezza.
Il mobile “primi passi” aiuta e stimola il bambino ad aggrapparsi e muoversi con appoggio, in associazione a stimoli visivi e manuali. L'educatrice, seguendo il pensiero della pediatra Emmi Pikler, non anticipa i tempi, ma osserva e supporta. In questo spazio, mentre procedono le operazioni di cura, il contatto corporeo e visivo sono molto intensi e permettono il costruirsi di relazioni molto significative. Fondamentale è anche lo specchio, luogo dove il bambino apprende a riconoscersi e a differenziarsi dall'altro.
Il metodo Montessori
Gestione delle routine e qualità educativa
Le routine, come il pranzo o il cambio, sono fondanti nella scansione spazio-temporale del nido. Il pranzo, in particolare, è una routine che deve essere progettata per esaltare le valenze educative: la comunicazione con i bambini, lo svezzamento, l'uso delle posate e gli aspetti sociali. La qualità di un nido si misura attraverso la presenza di educatori qualificati, un rapporto numerico adeguato, spazi sicuri e una collaborazione costante con le famiglie.
L'inserimento è una fase delicata: varia da bambino a bambino e solitamente richiede da pochi giorni a un paio di settimane. È utile procedere in modo graduale, con permanenze brevi che aumentano nel tempo. Il pianto iniziale è una reazione normale che tende a ridursi man mano che il bambino acquisisce familiarità con le persone, gli spazi e i ritmi della giornata. L'ambiente diventa così il "terzo educatore", un luogo dove il bambino sperimenta e costruisce la propria identità, lontano dalla fretta e rispettoso dei tempi individuali di crescita.
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