La Villocentesi e il Panorama Completo della Diagnosi Prenatale e Assistenza Materno-Fetale: Guida ai Servizi di Eccellenza

La gravidanza rappresenta un periodo di grande attesa e trasformazione, ma anche di numerose domande e la ricerca costante di informazioni affidabili. Il percorso verso la genitorialità è costellato di momenti cruciali, dalla scoperta della dolce attesa ai primi controlli ecografici, fino alla necessità di valutare opzioni diagnostiche avanzate. In questo contesto, orientarsi tra le molteplici fonti di informazione e comprendere la natura e l'importanza dei diversi esami e delle strutture sanitarie specializzate diventa fondamentale per garantire la salute della madre e del nascituro.

La Ricerca di Informazioni Affidabili in Gravidanza

Cercare su Google, ad esempio, la chiave "sintomi gravidanza maschietto" restituisce così tanti risultati che scegliere quale link aprire per primo può essere un vero dilemma. Tuttavia, la necessità di risposte chiare e affidabili è impellente, e per questo è cruciale fare affidamento solo sui metodi con comprovate basi scientifiche. Spesso, infatti, le future mamme si trovano a fronteggiare una serie di domande o osservazioni basate su convinzioni popolari.

Può darsi che, da quando si è incinta, sia capitato di sentirsi domandare che tipo di voglie si sono avute, se si è sofferto molto le nausee o addirittura se si è notato qualcosa di strano nella propria pipì. Si tratta di convinzioni che non hanno una solida base scientifica o, se ce l’hanno, la connessione è talmente blanda da risultare comunque scarsamente affidabili. L'accuratezza di tali credenze si assesta sul 50% semplicemente perché i risultati possibili sono due. Tra queste, una delle convinzioni più diffuse è che, se il pancione è basso, proteso in avanti e rotondo - quasi come un pallone da basket - il bambino sarà un maschietto. Altre credenze popolari suggeriscono di osservare la parte bassa della pancia: se si aspetta un maschio dovrebbe essere visibile una sottile linea scura che scende dall’ombelico.

In questa categoria rientrano anche metodi lontanamente basati su fatti scientifici, ma con connessioni deboli. Si dice che, se le nausee mattutine sono più intense, si è in attesa di una bambina mentre, se queste sono meno fastidiose, il bebè sarà un maschietto. In realtà, tra le cause della cosiddetta iperemesi gravidica non è mai stata provata una connessione con il sesso del nascituro. Secondo altre fonti, il cuore dei maschi batterebbe più lentamente rispetto a quello delle femmine quando sono nel pancione. Un’ultima teoria si basa sul colore delle urine della madre: secondo alcuni, infatti, quando si è in attesa di un maschietto il Ph delle urine le renderebbe più brillanti e tendenti al giallo. Tutte queste teorie, pur essendo affascinanti, non offrono garanzie scientifiche.

Esiste anche l'interrogativo se sia davvero possibile influenzare l’andamento della fecondazione in modo da avere più probabilità di concepire un maschietto o una femminuccia. Alcuni ritengono che si possano effettivamente aumentare le probabilità di concepire un maschio anziché una femmina basandosi sul conteggio dei giorni fertili e tenendo in considerazione la vitalità degli spermatozoi. Per questo motivo, se l’amplesso occorre in tempi molto vicini al rilascio dell’ovulo, ci sarebbero più probabilità che questo venga raggiunto e fertilizzato da uno spermatozoo Y e che, quindi, il bambino sia un maschio. Tuttavia, la variazione di probabilità è comunque talmente bassa da non permettere di fare molto affidamento su questo sistema.

Miti e realtà sulla gravidanza

I Metodi di Predizione del Sesso e la Diagnosi Prenatale

L'unico modo per ottenere informazioni precise e affidabili è attraverso esami medici specifici. Il dosaggio delle beta HCG, che ha confermato la dolce attesa, è solo il primo di una lunga serie di esami che ogni futura mamma esegue per monitorare la gravidanza, il proprio stato di salute e quello del feto. Tra questi esami, in prima battuta, si distinguono tecniche di screening (non invasivi, per identificare la popolazione a rischio) e tecniche diagnostiche (invasive e basate su accertamenti eseguiti su materiale fetale).

L'Ecografia del Secondo Trimestre: Una Finestra sul Futuro

L’ecografia del secondo trimestre è forse quella più attesa dai futuri genitori: oltre ad essere una delle prime in cui il feto può essere osservato con facilità anche dai non addetti ai lavori, è anche quella in cui è possibile fare predizioni più accurate sul sesso del nascituro. Si tratta di un metodo con una fallibilità molto bassa - sotto il 10% - e assolutamente non invasivo, rappresentando un momento di grande emozione e al contempo di importante controllo medico.

Screening e Diagnosi Invasiva: Il Ruolo Cruciale della Villocentesi e dell'Amniocentesi

Con l’avanzare del progresso in campo medico, le tecnologie predittive diventano sempre più accurate e sempre meno invasive. Nel panorama della diagnosi prenatale, i test NIPT (Non-Invasive Prenatal Testing) hanno fatto la loro comparsa da qualche anno. Questi test, tra cui il bi-test, il tri-test o i test sul DNA fetale, sono screening altamente accurati che permettono di identificare anomalie cromosomiche come la sindrome di Down, la sindrome di Edwards o la sindrome di Turner, oltre che predire in maniera affidabile il sesso del bambino. Sebbene non sia considerato un esame diagnostico a tutti gli effetti, è comunque uno screening importante. I test NIPT sono diversi, ma tutti si basano su un prelievo di sangue materno, rendendoli non invasivi ed affidabili quasi al 100%. Ad esempio, nel 2014 è nata Bioscience Genomics, uno spin-off accademico che, in collaborazione esclusiva con BGI Europe, ha reso il G-Test il test prenatale non invasivo maggiormente richiesto.

Dall'altra parte, per una diagnosi definitiva di anomalie cromosomiche, esistono tecniche diagnostiche invasive come la villocentesi e l’amniocentesi. Entrambi i test permettono di effettuare una mappatura del corredo cromosomico del feto analizzando materiale biologico contenente il suo DNA. È facile intuire che, a differenza dell’ecografia e del NIPT, si tratta di test moderatamente invasivi, quindi non esenti da rischi. Questi esami sono solitamente raccomandati quando i test di screening indicano un rischio elevato o in presenza di altri fattori di rischio specifici. L'esecuzione della villocentesi o dell'amniocentesi è un passo importante e deve essere attentamente valutata con il medico curante, considerando il bilancio tra i benefici diagnostici e i potenziali rischi.

L'Importanza della Prima Ecografia e il Monitoraggio Precoce

La prima ecografia è un momento fondamentale in gravidanza. È il momento in cui la gravidanza diventa più di una linea sul test, ma qualcosa di reale destinato a cambiarti la vita. Al di là della componente emotiva, c’è però una necessità clinica fondamentale. Il vero compito della prima ecografia è assicurarsi della salute di madre ed embrione. Essa è cruciale per escludere condizioni potenzialmente pericolose, verificare la vitalità dell’embrione, datare con precisione la gravidanza e identificare eventuali anomalie.

Obiettivi Clinici Fondamentali

Durante l'esame, il ginecologo controlla diversi aspetti. Uno dei primi elementi che il ginecologo controlla sono la camera gestazionale e il sacco vitellino. La camera gestazionale è la sacca che circonda l’embrione; il sacco vitellino è una piccola struttura circolare che fornisce nutrimento all’embrione negli stadi precoci. Diventano distinguibili solo verso la fine della 5ª settimana. L’embrione stesso si inizia a vedere solo verso la 6ª-7ª settimana, simile a un chicco di riso con alcuni punti scuri all’interno. In queste settimane, si inizia a identificare anche il battito cardiaco, un punto che lampeggia ritmicamente sulla schermata ecografica. Se si esegue l’ecografia verso la 9ª-10ª settimana, l’embrione dovrebbe avere una forma più riconoscibile: la testa più grande rispetto al corpo e i primi abbozzi di arti.

Una cosa importante che si verifica già nella prima ecografia è se la gravidanza è singola o gemellare. Identificando il numero di sacche gestazionali e di embrioni, il ginecologo può determinare se ci sarà un bambino o due. Se gemellare, l’ecografia valuta anche il tipo di placentazione: una sola placenta per entrambi o una placenta ciascuno.

Tempistiche Ottimali e Metodologie

La prima ecografia si esegue solitamente tra la 7ª e la 11ª settimana di gestazione, ma il periodo migliore è tra la 9ª-10ª settimana. Siamo ancora nelle prime fasi della gestazione, ma l’embrione è già ben visibile e misurabile; se tutto va bene, si può anche verificare la presenza del battito cardiaco. Cosa succede se la donna si muove troppo presto, ad esempio eseguendo l’ecografia alla 5ª settimana? La 5ª settimana potrebbe essere un po’ troppo presto: in tanti casi si vede solo la camera gestazionale, senza l’embrione, e questo può generare dubbi inutili. Anche il battito cardiaco potrebbe non essere ancora individuabile.

La prima ecografia è importante anche come ecografia di datazione. Durante l’esame, il ginecologo misura l’embrione, in particolare la lunghezza dalla corona della testa al coccige (CRL). In questo modo può stabilire con precisione l’epoca gestazionale esatta, rivedendo la stima fatta sulla base dell’ultima mestruazione. Il CRL è uno degli aspetti più importanti dell’ecografia del primo trimestre e permette di datare la gravidanza con un margine di errore di soli ± 3-5 giorni, mentre il margine d’errore aumenta andando avanti con la gestazione.

In gravidanza, le ecografie si possono eseguire in due modi: transvaginale e transaddominale. L'ecografia transvaginale è la scelta standard per la prima ecografia e per il primo trimestre. Si inserisce la sonda ecografica direttamente in vagina, così da avvicinarsi di più all’utero e ottenere immagini migliori. Date le dimensioni dell’embrione nelle prime settimane - tra gli 8 mm e i 48 mm, a seconda dell’età gestazionale - la risoluzione maggiore è un grosso aiuto nel rilevamento di potenziali anomalie. L'ecografia transaddominale prevede l’applicazione della sonda direttamente sulla pelle dell’addome mediante gel conduttivo. È la tecnica che molte persone associano all’idea di un’ecografia, ma la si usa soprattutto nei trimestri successivi, quando il feto è più grande e facile da visualizzare. Un esame completo del primo trimestre può combinare entrambe le metodiche: si inizia con l’ecografia transvaginale per una visione dettagliata, poi si passa alla transaddominale per valutare il contesto più ampio.

Controlli Approfonditi del Ginecologo

Nel corso della visita, il ginecologo lavora sistematicamente attraverso una lista di controlli clinici. Tra questi, l'esclusione di gravidanza extrauterina è fondamentale. L’ecografia verifica che la camera gestazionale si trovi effettivamente all’interno dell’utero, nello spessore dell’endometrio, e non in altre locazioni. In una gravidanza extrauterina, infatti, l’embrione si annida fuori dall’utero. Si valuta anche la vitalità del feto attraverso la rilevazione del battito cardiaco. Se l’esame viene eseguito oltre la 9ª settimana, il ginecologo osserva anche i primi movimenti dell’embrione. Viene effettuata una valutazione generale dell’utero e delle ovaie. Il medico cerca eventuali anomalie strutturali dell’utero, fibromi (tumori benigni nel muscolo uterino) o cisti ovariche. In questa fase misura la lunghezza del collo dell’utero, dato importante per prevenire eventuali aborti spontanei.

La Frequenza Cardiaca Fetale

Il feto ha una frequenza cardiaca maggiore rispetto a una persona adulta, che raggiunge il suo picco proprio tra la 9ª e la 10ª settimana di gestazione. Durante la prima ecografia, i valori medi del battito fetale dovrebbero essere 120-160 bpm. Se la frequenza cardiaca supera i 160 bpm, è possibile che il feto sia tachicardico. Non è necessariamente grave, ma bisogna tenerlo monitorato. Se invece la frequenza scende sotto i 120 bpm, si parla di bradicardia. Se persiste, è possibile che il feto stia ricevendo poco ossigeno ed è fondamentale individuarne le cause.

Preparazione Pratica all'Esame

Quando ci si prepara per la prima ecografia, è consigliabile portare con sé i documenti d’identità, la tessera sanitaria e, se disponibili, i risultati delle ultime analisi del sangue. È utile segnare anche la data precisa dell’ultima mestruazione, per facilitare il calcolo dell’età gestazionale. A seconda della metodica usata per l’ecografia, la vescica dev’essere piena o vuota. Per l’ecografia transaddominale bisogna avere la vescica piena, per la visione degli organi pelvici più chiara. I ginecologi consigliano di bere un litro d’acqua 40-60 minuti prima della visita e di fare pipì solo dopo l’ecografia. Per l’ecografia transvaginale è preferibile avere la vescica vuota, invece: la sonda si trova già in prossimità dell’utero e la vescica piena sarebbe solo di disturbo. Se lo si desidera, si può portare il partner o una persona cara con sé in sala, ma non è assolutamente obbligatorio.

Passi Successivi alla Prima Ecografia

Una volta fatta la prima ecografia, ci sono altri esami da fare nell’immediato. Se non si sono fatti gli esami del sangue del primo trimestre, infatti, questo è il momento giusto per recuperare e anche per valutare test di screening più specifici. A partire dalla 10a-11a settimana è possibile effettuare il test di screening del DNA fetale, per misurare il rischio di anomalie cromosomiche e valutare la necessità di procedere con amniocentesi o villocentesi. Per il test basta un campione di sangue materno: gli operatori estraggono le cellule fetali presenti in esso e ne analizzano il DNA. Non è per nulla invasivo ed è affidabile quasi al 100%. Sempre in questa fase, verso la 11ª-14ª settimana, si esegue la translucenza nucale per misurare il liquido accumulato dietro il collo del feto. In questa occasione si esegue anche il bi-test, ovvero un test del sangue materno che misura due marcatori (PAPP-A e hCG) per valutare il rischio di anomalie cromosomiche. Per la seconda ecografia, invece, bisogna aspettare la 19ª-21ª settimana.

Le Sfide Genetiche e la Diagnosi Pre-Impianto (PGD)

La mappatura cromosomica gioca un ruolo cruciale nella comprensione della salute riproduttiva, specialmente in situazioni complesse. Ad esempio, nel caso di Saira, che si è trovata a confrontarsi con la problematica di un marito con pochissimi spermatozoi, di cui l'80% malformati, la mappatura cromosomica è diventata un esame fondamentale. Queste situazioni spesso portano le coppie a esplorare opzioni avanzate come la fecondazione assistita e, talvolta, la diagnosi genetica pre-impianto (PGD).

La Diagnosi Pre-Impianto (PGD): Una Soluzione per Casi Specifici

La diagnosi pre-impianto è una tecnica che permette di analizzare il DNA di embrioni prodotti con la Procreazione Medicalmente Assistita (PMA) prima di trasferirli nell’utero. In questo modo, si può sapere se il bambino che eventualmente nascerà dall’embrione sarà sano o malato. Nel caso di traslocazioni cromosomiche, come la traslocazione robertsoniana (cromosoma 13 e 14, o 14 e 15), questa tecnica è particolarmente rilevante. Per chi è portatore di tali traslocazioni, esistono diverse possibilità per la prole: un bambino totalmente sano, un bambino traslocato come il genitore ma a tutti gli effetti sano, un embrione sbilanciato che conduce a poliabortività (l'eventualità più frequente), o un bambino malato con rischio di malformazioni psico-motorie (una percentuale molto bassa, circa il 2%, poiché in genere la traslocazione comporta un’incapacità dell’embrione e poi del feto di evolversi).

La PGD dà garanzie che vanno dal 92% al 98% (in base al centro dove la si effettua e al tipo di traslocazione). È sempre vivamente consigliata anche la villocentesi e l'amniocentesi per scongiurare quel 7% circa di incertezza. Per le traslocazioni, il rischio maggiore, oltre all’aborto spontaneo che è un po’ il comun denominatore, è la trisomia 21 (sindrome di Down), quindi la PGD è rassicurante in quanto non c’è il rischio di accorgersi di qualcosa che non va nel bambino a 5-6 anni.

Attualmente, la diagnosi pre-impianto è vietata in Italia, il che spinge molte coppie a cercare centri all'estero. Paesi come la Spagna, il Belgio (Bruxelles), la Turchia e la Grecia sono destinazioni comuni per chi necessita di questa procedura. Le esperienze di chi si reca all'estero evidenziano non solo i costi significativi (ad esempio, 3000-3500 euro per l'analisi pre-impianto), ma anche i disagi legati alla lingua e lo stress di affrontare un percorso medico in un paese straniero. Tuttavia, per molte coppie con storie di aborti spontanei ricorrenti o specifiche problematiche genetiche, la PGD rappresenta l'unica speranza concreta per concepire un bambino sano. È importante documentarsi approfonditamente e valutare i centri con la migliore reputazione e professionalità.

COS'E' LA DIAGNOSI PRE-IMPIANTO?

L'Ospedale Macedonio Melloni: Un Centro di Eccellenza per la Salute della Donna

Il presidio ospedaliero Macedonio Melloni ha una storia ricca e significativa nell'ambito della salute femminile. Nasce nel 1912, come nuovo brefotrofio provinciale di viale Piceno, a cui viene dato il nome di “Istituto provinciale di protezione ed assistenza all’infanzia” (IPPAI). Successivamente, viene unito l’asilo materno di via Macedonio Melloni, che accoglie madri in attesa in condizioni particolarmente critiche. Il nuovo complesso prende il nome di “Istituto ospedaliero provinciale per la maternità” e raggiunge un considerevole sviluppo fra il 1950 e il 1960. Nel 1971, con la legge di riforma ospedaliera, viene trasformato in ospedale ad indirizzo ostetrico-ginecologico e in questa occasione viene istituita la Patologia perinatale e Terapia intensiva, prima in Italia. Con la riforma sanitaria del 2016 viene riconosciuto in Ente ospedaliero con la denominazione “Presidio ospedaliero Macedonio Melloni”.

Il 13 giugno 2019, l’Ospedale Macedonio Melloni si tinge di rosa e diventa referente in Italia per la cura e l’assistenza della donna in tutte le fasi della vita. Il progetto “Ospedale della donna” è stato presentato a Palazzo Lombardia dall’assessore al Welfare Giulio Gallera. L’obiettivo dell’ASST Fatebenefratelli Sacco è stato quello di istituire all’interno del presidio ospedaliero un modello organizzativo, prima esperienza in territorio nazionale, dedicato interamente alla donna, attraverso l’introduzione di percorsi specifici per le varie fasi della vita: sviluppo (11-18 anni); età fertile e riproduzione (19-50 anni); menopausa (45/50 - 65 anni); senescenza (oltre i 65 anni).

La mission della S.C. (Struttura Complessa) è quella di garantire un’assistenza quanto più possibile specialistica, accurata ed efficace alla paziente ginecologica in ogni fase della sua vita e ancor di più in età riproduttiva e durante la gravidanza e il post partum. Tale visione dell’assistenza si concretizza con il lavoro d’équipe tra i professionisti del Presidio e con la consulenza di diversi specialisti (diabetologo, endocrinologo, senologo etc.).

Unità Operative e Servizi

L'ospedale Macedonio Melloni è strutturato in diverse unità operative che coprono un ampio spettro di servizi per la salute femminile:

  • U.O. Patologia della Gravidanza: Responsabile Dott.ssa Giulia Alabiso, Coordinatrice Ost. Rosaria Della Volpe. Il reparto è situato al secondo piano dell’edificio principale e dispone di 15 posti letto, di cui 2 con monitoraggio intensivo dedicato alle pazienti più critiche. Nel reparto vengono ricoverate le pazienti con gravidanza a rischio che necessitano di cure, gravidanza fisiologica a termine in osservazione o in attesa di travaglio attivo e le puerpere patologiche. L’orario di visita prevede che il partner o persona di fiducia possa stare in reparto senza limiti di orario, con possibilità di permanenza anche 24 h su 24 in caso di necessità particolari. È inoltre consentito l’ingresso di un secondo visitatore e di eventuali figli minorenni della paziente tutti i giorni dalle 16,30 alle 18,00. Per le donne gravide a rischio di parto prematuro, ricoverate in reparto, è previsto un incontro di counselling congiunto tra genitori, neonatologo e ginecologo allo scopo di fornire alla coppia tutte le informazioni utili a comprendere la situazione clinica e a conoscere i supporti tecnici e professionali dei quali potrà disporre il neonato dopo il parto. Questo precoce counselling neonatale permette alla madre di conoscere il personale della Terapia Intensiva Neonatale (TIN) e di esporre tutti i dubbi in merito alla situazione che sta vivendo. Per le puerpere patologiche è attiva la pratica del rooming-in, compatibilmente con le condizioni cliniche materne e neonatali, mentre per quelle il cui neonato è ricoverato in Terapia Intensiva Neonatale, è compito del personale ostetrico stimolare e mantenere la produzione del latte, se la madre lo desidera, dalle prime ore dopo il parto.

  • U.O. Puerperio: Referente Dott.ssa Baietti. Il reparto è situato al primo piano dell’edificio principale e ha 16 posti letto in convenzione con il SSN e 4 posti letto in regime di solvenza. Sei delle 16 stanze sono doppie e dotate di bagno interno e una stanza ha quattro posti letto con bagno e baby-restroom interna. Le quattro stanze ad uso singolo, per pazienti che desiderino beneficiare del regime di solvenza, sono dotate di un posto letto aggiuntivo per un familiare o persona di fiducia della paziente che desideri stare con lei nelle notti di degenza. La durata della degenza di una puerpera da parto spontaneo è di circa due giorni, al compimento delle 49 ore di vita del neonato, e di tre giorni in caso di taglio cesareo non complicato. L’orario di visita prevede che il partner o persona di fiducia possa stare in reparto tutti i giorni dalle ore 10 alle ore 23. È inoltre consentito l’ingresso di un secondo visitatore e di eventuali figli minorenni della paziente tutti i giorni dalle 16,30 alle 18,00. All'interno del reparto di Puerperio ai genitori è offerto il Rooming-in, ovvero la possibilità di poter stare con il proprio neonato nella stessa stanza di degenza 24 ore su 24; questo riveste un ruolo importante nella creazione del legame con il neonato e nella promozione dell’allattamento al seno. I benefici di poter tenere accanto il neonato sono molteplici: rafforzare il legame affettivo fra la mamma e bambino, ritrovare quella sensazione di benessere e tranquillità del grembo materno ascoltando il battito cardiaco, l'odore ed il calore della pelle, la possibilità dell’attaccamento al seno ogni qualvolta che lo si desideri favorisce il successo dell’allattamento al seno. L'esperienza del rooming-in aiuterà i neo-genitori a comprendere ed assecondare i bisogni del proprio bambino, facendoli sentire più sicuri ed autonomi al momento del rientro a casa. Il rooming-in può essere rinviato o non praticato se le condizioni cliniche della madre o del neonato non lo consentono. Nel reparto stesso si trova inoltre la "stanza nido" dedicata alle cure del neonato e alle visite del neonatologo per le dimissioni. Attiguo al reparto, si trova la UO di Neonatologia, il cui personale è disponibile sia per supporto al rooming-in 24 ore su 24 che per assistenza al neonato. Inoltre, in collaborazione con i servizi territoriali dell'ASST, è stato attivato un progetto di dimissione protetta della puerpera che prevede l’attivazione, per le puerpere che ne facciano richiesta, di una (o più) visita ostetrica domiciliare post partum (entro 7 giorni dalla dimissione) con conseguente presa in carico della paziente da parte dei consultori di zona afferenti all'Azienda o la possibilità di programmare al momento della dimissione il controllo post-partum presso il Consultorio Aziendale di riferimento.

  • Sala Parto: Referente Dott.ssa Donatella Rodegher, Coordinatrice Ost. Letizia Mori. La Sala Parto è situata al secondo piano dell'edificio, è dotata di 5 box parto per l’assistenza al travaglio e parto, di una Sala Operatoria dedicata all’urgenza, due stanze dedicate alla gestione delle pazienti che si apprestano ad entrare in travaglio. Un box parto è dotato di vasca per le pazienti che desiderino, compatibilmente con la loro condizione clinica, partorire in acqua o beneficiare delle sue proprietà antalgiche durante il travaglio. La paziente accede alla sala parto quando in travaglio attivo, e in questo caso una persona di fiducia (marito o parente) può restare con lei fino all'espletamento del parto e nelle due ore successive, oppure quando deve essere sottoposta ad induzione di travaglio. In Sala Parto è garantita 24 ore su 24 un'assistenza di équipe composta da tre Ostetriche, due Medici Ginecologi, un Neonatologo, un Anestesista ed un Infermiere Pediatrico, che lavorano in stretta collaborazione. L'assistenza del travaglio a basso rischio è erogata dal Personale Ostetrico, mentre nel caso di travaglio ad alto rischio dal Personale Ostetrico in collaborazione con lo Specialista Ginecologo. È prediletto, ove possibile, il rapporto One to One tra ostetrica e paziente. Il periodo di degenza in Sala parto termina generalmente dopo un periodo di osservazione di due ore dal parto, durante le quali alle pazienti è offerta la possibilità di eseguire il contatto pelle a pelle (skin to skin) con il neonato: esso riduce per entrambi vantaggi dal punto di vista della salute fisica ed emotiva e favorisce l’allattamento al seno. Lo skin to skin può essere eseguito anche dal papà qualora le condizioni cliniche della mamma non lo consentissero. Se i controlli ostetrici e medici successivi risultano nella norma, la paziente viene poi trasferita nel Reparto di Puerperio per la prosecuzione delle cure oppure nel Reparto di Patologia della Gravidanza in stanze dedicate, qualora sia necessario un monitoraggio più intensivo.

  • U.O. Ginecologia: Responsabile Prof. Solima, Coordinatrice Inf. Carmela Saponaro. Il reparto di Ginecologia è situato al 3° piano dell’edificio ed è dotato di 5 stanze con 10 posti letto dedicati ai ricoveri ordinari e di 2 stanze con 8 posti letto dedicati ai ricoveri in regime di day surgery. Afferiscono al Reparto pazienti che devono essere sottoposte a interventi programmati per patologie benigne, quali miomi uterini, cisti ovariche, endometriosi o prolassi genitali, sia per patologie oncologiche maligne conclamate o che necessitano di trattamento a scopo preventivo. Vengono inoltre ricoverate le pazienti da sottoporre a revisione cavità uterina (RCU) per aborto interno e per interruzione volontaria di gravidanza (IVG), sia chirurgica che farmacologica, sec. Legge 194/78. L'accesso al Reparto può avvenire tramite ricovero diretto da Pronto Soccorso in caso di patologia urgente previa valutazione da parte del medico di guardia quando necessarie terapie urgenti o il controllo di situazioni potenzialmente evolutive oppure come trasferimento diretto dalla Sala Operatoria qualora la paziente che accede al PS presenti una condizione urgente tale da richiedere un intervento chirurgico immediato. Durante la degenza alle pazienti viene offerta un'assistenza medico infermieristica 24 ore su 24, quotidianamente viene effettuato il giro ai letti per la valutazione del decorso post-operatorio e vengono gestite eventuali complicanze post-operatorie. Si sottolinea in particolare l'applicazione all'interno del Reparto dei principi dei protocolli ERAS (Enhanced Recovery After Surgery) al fine di garantire un miglior recupero post-operatorio delle pazienti, quali la mobilizzazione precoce, l'alimentazione precoce e una gestione multimodale del controllo del dolore post-operatorio. Tutti i giorni dal lunedì al venerdì dalle ore 11 alle ore 12, il medico di Reparto provvede alla consegna e al commento dei referti dell’anatomia patologica. Gli orari di visita per le degenze ordinarie sono dalle 16 alle 17 per le pazienti ricoverate nei posti letto con numero pari, dalle 17 alle 18 per i numeri dispari. Il giorno dell’intervento è possibile fare visita dalle 13 alle 13:30.

  • Pronto Soccorso Ostetrico-Ginecologico: Referente Dott. Andrea Natale, Referente Coordinatore Inf. Angelo Bonsignore. Il servizio di Pronto Soccorso si trova al piano -1 e consta di una sala visita, 3 posti letto di astanteria dedicati alle pazienti ginecologiche ed ostetriche ed una sala per il monitoraggio ostetrico con personale ostetrico specializzato. È inoltre presente una stanza dedicata al monitoraggio semi-intensivo delle pazienti. Offre un servizio di guardia attiva ostetrico ginecologica, dotato di triage infermieristico, 24 ore su 24, 7 giorni su 7, con possibilità di interventi chirurgici urgenti.

  • Blocco Operatorio: Responsabile Dott. Eugenio Solima, Coordinatore Inf. Antonio Ronzullo. Il Blocco Operatorio è situato al piano -1 dell’edificio ed è dotato di 3 sale operatorie, un’area preparazione monitorata e un’area destinata all’assistenza neonatale. L’attività del blocco operatorio prevede la collaborazione di personale medico, infermieristico e ostetrico afferente a diverse U.O.: Ginecologia, Anestesiologia, Neonatologia con Dipartimento di Patologia Perinatale/Terapia Intensiva Neonatale (TIN), Senologia. Qualora necessario, per tipologia di intervento o per percorso formativo, accedono al blocco operatorio anche specialisti (urologi, chirurghi generali o pediatrici) della stessa ASST ma operanti in altri presidi (Buzzi, Sacco, Fatebenefratelli). In merito alla U.O. Ginecologia, accedono al blocco operatorio pazienti che presentano patologie ginecologiche benigne o maligne che necessitano di intervento chirurgico e pazienti gravide che devono essere sottoposte a taglio cesareo o revisione della cavità uterina. Nel blocco operatorio si effettuano 9 sedute chirurgiche alla settimana, 8 delle quali sono dedicate alle pazienti con problematiche ostetrico-ginecologiche e 1 alla chirurgia senologica. Nei giorni di lunedì, mercoledì e venerdì mattina vengono effettuate le sedute operatorie dei tagli cesarei, in numero di 2-4 a seconda delle necessità, salvo la giornata di mercoledì dove ne vengono effettuati massimo due per lasciare spazio alle interruzioni volontarie della gravidanza chirurgiche. Tutti gli altri giorni le sale operatorie sono dedicate alla chirurgia ginecologica; gli interventi effettuati vengono decisi e concordati con gli specialisti coinvolti settimanalmente, in base alla lista di attesa, alla gravità della patologia e alla disponibilità delle pazienti.

Mappa del presidio ospedaliero Macedonio Melloni

Servizi Ambulatoriali Specialistici e Ricerca Innovativa

L’ospedale Macedonio Melloni si distingue non solo per le sue unità operative, ma anche per una vasta gamma di servizi ambulatoriali specialistici e un forte impegno nella ricerca scientifica, elementi che ne rafforzano il ruolo di centro di riferimento per la salute della donna.

Un'Ampia Offerta di Ambulatori

La struttura offre numerosi ambulatori dedicati a esigenze specifiche delle donne in ogni fase della vita. Tra questi troviamo l'ambulatorio osteoporosi, con la possibilità di effettuare la Mineralometria Ossea Computerizzata (MOC), e l'ambulatorio complicanze gravi dell'osteoporosi. Vi sono servizi dedicati alla diagnosi e cura delle patologie tiroidee, chirurgia tiroide e gestione delle patologie tiroidee in gravidanza. Il servizio di endocrinologia ginecologica si occupa anche dell'ambulatorio menopausa e della diagnosi e cura di ipertricosi e irsutismo.

Per le future mamme e le neomamme, sono disponibili l'ambulatorio patologie uro-ginecologiche e del pavimento pelvico, l'ambulatorio sorveglianza gravidanze oltre il termine, e l'ambulatorio pianificazione preconcezionale in presenza di patologia materna. Un'attenzione particolare è rivolta al recupero post-parto con la valutazione benessere pelvico post partum e il percorso accompagnamento alla nascita e alla genitorialità. Sono presenti anche un ambulatorio infertilità di primo livello e uno per la gestione del dolore pelvico cronico. Infine, per patologie specifiche, vi è un ambulatorio endometriosi e un ambulatorio depressione in gravidanza e nel puerperio.

Punti di Forza e Servizi Specifici

Il Macedonio Melloni si configura come un punto nascita con un numero di parti annui superiori a 500, offrendo servizi essenziali come il servizio interruzione volontaria di gravidanza e l'analgesia epidurale gratuita H24 7/7 giorni, con annesso un servizio di supporto psicologico per donne che richiedono interruzione volontaria di gravidanza. Sono disponibili opzioni per il parto in acqua e tecniche non farmacologiche e naturali per la gestione del dolore da parto. L'ospedale è anche un centro di raccolta del sangue del cordone ombelicale e dispone di una banca del latte umano interna o in collegamento con altri centri, garantendo un supporto completo per il neonato. Si evidenziano anche servizi all'avanguardia per la diagnosi prenatale non invasiva con translucenza nucale e duo test, e la diagnosi prenatale non invasiva con test DNA fetale (NIPT), oltre alla presenza della T.I.N. (Terapia Intensiva Neonatale).

L'Impegno nella Ricerca Scientifica

L'ospedale è attivamente coinvolto in numerosi progetti di ricerca volti a migliorare la salute materno-neonatale e ginecologica. Tra questi:

  • SIMPLE: Uno studio prospettico multicentrico per valutare l’associazione tra score nutrizionale peri-concenzionale ed esiti materno-neonatali.
  • MODEL-PLACENTA: Un protocollo per uno studio multicentrico, prospettico, caso-controllo che coinvolge 17 unità di maternità in Lombardia ed Emilia-Romagna, volto a valutare il tasso di parto vaginale e taglio cesareo in travaglio dovuto a sanguinamento in donne con placenta bassa.
  • PRESeNT (Exposures to PRenatal and postnatal adverse stressful Experiences): Uno studio coordinato dall'IRCCS Centro San Giovanni di Dio Fatebenefratelli di Brescia che si prefigge di identificare alterazioni biologiche e molecolari associate alla depressione in gravidanza che potrebbero svolgere un importante ruolo sul neurosviluppo del bambino e sulla sua salute mentale.
  • NEAR MISS ostetrici in Italia: Uno studio osservazionale caso-controllo su base di popolazione promosso dall’Istituto Superiore di Sanità di Roma e coordinato dall’Italian Obstetric Surveillance System (ItOSS), in collaborazione con le Regioni e Province Autonome, volto a stimare l’incidenza, studiare i fattori di rischio, la gestione e gli esiti dei near miss ostetrici dovuti a cardiomiopatia, embolia polmonare, isterectomia e re-laparotomia dopo taglio cesareo.
  • MoHYST Project: Morbidity of Hysterectomy, uno studio multicentrico avviato dal Gynecologic Oncology & MIS Research Center.

Sorgente e la Conservazione del Cordone Ombelicale

L'inizio di un viaggio come la gravidanza dura molto più di nove mesi. Quando il primo puntino compare sullo schermo dell’ecografo, molte persone sarebbero disposte a tutto per garantirgli un futuro felice e sano. In quanto esseri umani, ci sono tante cose che non si possono controllare, come malattie, incidenti, imprevisti. In compenso, ci si può preparare ed è qui che entra in gioco Sorgente. Sorgente è una biobanca con sede in Svizzera che offre un servizio di conservazione del cordone ombelicale. Grazie al kit spedito direttamente a casa, consente di mettere via questa straordinaria risorsa per decenni, anche se forse non servirà mai.

Diagramma dei servizi integrati per la salute della donna

tags: #villocentesi #alla #macedonia