La crescita di un bambino è un percorso affascinante, costellato di tappe evolutive che segnano il passaggio dalla simbiosi totale con la figura materna all'affermazione dell'identità individuale. Intorno agli 8-12 mesi di vita, è molto frequente osservare come il piccolo inizi a sviluppare un attaccamento peculiare verso oggetti specifici: un pupazzo, una copertina di lana o il classico ciuccio. Questo fenomeno, ampiamente studiato in ambito psicologico, identifica tali elementi come oggetti "transizionali".

L’Oggetto Transizionale: Un Ponte verso l’Autonomia
Alcune scuole psicologiche hanno definito questa fase come quella dell’oggetto “transizionale”: il bambino per metabolizzare l’assenza della mamma dapprima sposta su un oggetto il bisogno di contatto, e infine, quando sarà più grande, imparerà a conservare dentro di sé il ricordo della mamma insieme alla fiducia nel fatto che tornerà. L'oggetto funge quindi da “ponte” fra il legame concreto con la mamma e quello fatto di attese e di capacità di immaginare.
È fondamentale comprendere che il concetto di oggetto transizionale è stato esplorato in profondità dal pediatra e psicoanalista D. W. Winnicott, che durante la sua carriera si è concentrato sulla relazione mamma-bambino sin dai primi anni di vita. L’oggetto transizionale è qualcosa di inanimato che il bambino utilizza con frequenza per creare quel senso di attaccamento e appagamento di cui necessita sin da neonato. Inizialmente si può trattare anche di una parte del proprio corpo che vada a soddisfare il bisogno di suzione come ad esempio i pugnetti, le dita, il pollice, in quanto la suzione dona al bambino rilassamento e calma.
Con questo oggetto il bambino familiarizza e inizia vere e proprie interazioni, delle quali non potrà fare a meno per lungo tempo. Il bambino riesce a creare un legame di attaccamento stretto con questo oggetto, ne ha pieno possesso e lo controlla a suo piacimento. Se vostro figlio ha un oggetto a cui è legatissimo e senza il quale non può stare, sapete bene quanto sia di vitale importanza per la serenità del bambino (e di tutta la famiglia) averlo sempre a disposizione. Per il bambino è molto più importante di quanto un genitore possa immaginare, fa parte dei suoi schemi comportamentali, pertanto non dovrebbe mai essere cambiato o tolto improvvisamente e neanche usato come punizione o premio.
La Natura della Suzione e il Ruolo del Succhiotto
Il desiderio di suzione è intrinsecamente legato al bisogno di conforto. La "Madonna del Lucherino", datata 1506, è un dipinto di Albrecht Dürer che ritrae Gesù Bambino mentre tiene in mano un rudimentale succhiotto composto da un sacchetto di lino. Lo scopo del ciuccio è quello di calmare il pianto del neonato. I bambini piangono per comunicare il proprio malessere. Quando un neonato succhia il latte dal seno della madre prova piacere e senso di rassicurazione, di accoglienza, di soddisfazione del senso di fame e di soddisfazione del gusto. Tutte queste sensazioni placano il bambino e lo inducono al sonno.
La “suzione non nutritiva”, in altre parole l’uso del ciuccio, stimola il ricordo di appagamento provata dal bambino durante l’allattamento che rallenta il battito cardiaco del bambino e fa calare la pressione arteriosa. È grazie a questo meccanismo che l’uso del ciuccio calma il bambino. Questo percorso è accompagnato dalla necessaria elaborazione e superamento della nostalgia sia dell’abbraccio durante le poppate, sia del piacere forte durante la suzione. Succhiare è un vero piacere! Il Dr. Freud lo definiva un “succhiare con delizia”.

È in particolare con lo svezzamento che il piccolo può uscire dal rapporto unico con la mamma e aprirsi al mondo esterno e a tutte le sue novità. Il bambino sceglierà un oggetto e/o una parte del suo corpo come aiuto in questa avventura. L’oggetto è transizionale proprio perché segna un passaggio e un cambiamento. Inoltre ha una funzione cognitiva e affettiva: durante la separazione dalla mamma, sono utili anche come rassicurazione e conforto rispetto all’inevitabile tramonto dell’illusione di fare tutt’uno con l’oggetto d’amore materno. Durante l’allattamento il neonato sente gli odori, tocca con la manina una parte del suo o del corpo della mamma, il vestito e/o i capelli della madre. Tale contatto spingerà poi il piccolo a ricercare quell’oggetto che più gli ricorda la piacevole sensazione vissuta nell’abbraccio materno.
Gestire la Separazione e lo Sviluppo Cognitivo
Quando un bambino sperimenta precocemente la separazione dalla mamma, la sua mente non è ancora in grado di comprendere che lei ritornerà, e nemmeno di valutare il tempo che lo separa dal suo ritorno. Per vincere l’angoscia allora ricrea la mamma attraverso la suzione di qualcos'altro, che può essere il suo pollice, un ciuccio, la copertina. Se ha un orsacchiotto, lo abbraccia. Questa soluzione è un ripiego al fatto che non ha la mamma vicino a sé. Una volta cresciuto, il bambino sa immaginare la mamma quando non c’è, ed è in grado di sopportare meglio la separazione; quindi alla fine non avrà più bisogno dell’orsetto, del dito o del ciuccio. Questo avviene semplicemente perché la sua capacità cognitiva si è sviluppata abbastanza da poter immaginare la mamma assente e il suo ritorno.
Se la mamma vuole, e può, restare con il suo bambino per un periodo più lungo senza separarsi precocemente da lui, il bambino arriva lo stesso a maturare la capacità di individuarsi rispetto a lei e a sviluppare un’autonomia cognitiva. E se il bambino non ha un oggetto “preferito”? Non c’è da preoccuparsi e non significa necessariamente che stia saltando qualche tappa obbligata del suo sviluppo emotivo: ci sono molte culture in cui il bambino non si separa mai dalla mamma per i primi anni, in cui non esiste oggetto transizionale, eppure i bambini diventano ugualmente adulti, maturi ed autonomi.
Teoria dell´attaccamento
Tuttavia, se il bambino mostra un’insistenza eccessiva, assidua, che condiziona e occupa il tempo in cui è sveglio, unitamente ad un attaccamento morboso alla mamma, è utile cercare di capire cosa sta accadendo. Infatti tale uso può avere più il valore di una compensazione che di un conforto e di una compagnia e segnalare una difficoltà psicologica. È bene cercare di capire il perché di tale uso compensatorio. In generale è bene ricordare che l’oggetto transizionale non può essere sostituito: è insostituibile e guai a lavarlo!
Considerazioni Ortodontiche e Linee Guida per i Genitori
Nonostante tutto, né l’uso del ciuccio né la suzione del dito sono incriminati dagli specialisti in ortodonzia quanto lo è la frequenza e la durata dell’uso del ciuccio o del succhiamento del dito. Se volete trovare un ragionevole compromesso tra l’effetto consolatorio e una crescita armonica ed in salute, fate in modo che i vostri bambini non prolunghino l’uso del ciuccio o del dito oltre i due anni e mezzo.
Il primo limite va posto sulla frequenza dell’utilizzo del ciuccio. Fate in modo che il ciuccio sia usato solo durante la transizione tra lo stato di veglia e il sonno. Nel corso dei primi mesi di vita del bambino i pisolini sono ricorrenti e così anche l’uso del ciuccio sarà più frequente. Ma man mano che il bambino crescerà diminuiranno i pisolini e dovrebbe diminuire progressivamente anche l’uso del ciuccio. Verso i 3 anni portate a far visitare il bambino dallo specialista in Ortodonzia; egli vi dirà quanto rapidamente è necessario che la si faccia finita con l’uso del ciuccio.
Esistono diverse tecniche e metodiche per scoraggiare l’uso del dito; tra questi ci sono metodi tra i quali alcuni coercitivi. Ma utilizzando metodi coercitivi e avendo successo si tratterebbe di una vittoria dell’ortodontista e non del bambino. Invece uno degli obiettivi che ci prefiggiamo nel nostro studio è far diventare l’abbandono dell’abitudine viziata un momento di crescita per tutti i bambini. Nessun genitore vuole consapevolmente creare problemi di crescita al proprio figlio, e nessun bambino capisce gli effetti collaterali che l’uso prolungato del ciuccio (oltre i tre anni) può comportare fino a quando non verrà loro spiegato per bene.

È un equilibrio di vita familiare quello che si crea con l’uso del ciuccio. Se per caso vostro figlio ha usato o sta tuttora adoperando il ciuccio con intensità, oppure se avete il sospetto che i vostri bambini possano avere dei problemi di masticazione, rivolgetevi al vostro specialista in ortodonzia.
La Socializzazione e il Distacco Graduale
Verso i tre anni circa il bambino inizia a provare forte interesse per il mondo circostante, lo vuole scoprire con grande curiosità; a questa età inoltre il linguaggio comincia ad essere un po’ più sviluppato, il bambino inizia a intessere maggiori relazioni interpersonali, sia a livello qualitativo che quantitativo, inizia la scuola dell’infanzia e così aumenta la socialità e le esperienze di socializzazione, conosce coetanei e nuove figure adulte responsive con le quali creare fondamentali e duraturi legami di attaccamento. Arriva un momento in cui i genitori si rendono conto che quell’oggetto che è stato un ottimo alleato per diverso tempo, ora inizia ad essere guardato di traverso, un intruso poco gradito.
Quello che devi sapere è che, come per ogni cosa, per raggiungere dei risultati ci vuole tempo e gradualità. Probabilmente tuo figlio ha bisogno della tua guida per sperimentare un distacco lento e graduale dal suo amico/oggetto fidato. È fondamentale ricordare che l’abbandono o la modifica degli oggetti transizionali non vanno assolutamente forzati. Tutti i bambini si evolvono e maturano, e non è necessario forzarli perché progrediscano sulla strada dell’autonomia, ma solo rispettare i loro tempi. È sufficiente perciò assecondare quanto già avviene naturalmente nella relazione fra il bambino e la mamma, che con la sua sensibilità saprà capire quando suo figlio sta diventando più autonomo. Secondo Winnicott l'esperienza dell'oggetto transizionale può prolungarsi per tutta la vita, evolvendo e trasformandosi in forme più mature di rassicurazione emotiva.