Vaccini in gravidanza: sicurezza, protezione materna e prevenzione del parto pretermine

La gravidanza rappresenta un periodo di trasformazioni biologiche profonde, caratterizzato da complessi processi di crescita e sviluppo del prodotto del concepimento. Durante la gestazione, il sistema immunitario della donna mostra talora una minore capacità di contrastare le infezioni, rendendo sia la gravida che il neonato particolarmente vulnerabili ad alcune patologie che possono presentare alti indici di morbilità e mortalità. La protezione immunitaria durante questo delicato periodo è una sfida culturale e clinica: l'obiettivo è condividere i principi di base che regolano la protezione del binomio madre-feto, diffondendo la consapevolezza dell'efficacia del trasferimento di immunoglobuline dalla madre al nascituro.

rappresentazione stilizzata del sistema immunitario in gravidanza e trasferimento anticorpi

Il ruolo della vaccinazione come scudo protettivo

La somministrazione di specifici vaccini in età fertile e durante la gestazione offre l’opportunità di proteggere la donna e il neonato dal rischio legato a infezioni che possono essere contratte durante la gravidanza, nel periodo del travaglio, al momento del parto o nei primi mesi di vita del bambino. Una vaccinazione effettuata in gravidanza è in grado di fornire protezione sia alla donna che al feto e al neonato, attraverso il trasferimento di anticorpi materni per via transplacentare e attraverso l’allattamento al seno.

L’efficacia protettiva degli anticorpi materni ha una durata variabile, che dipende principalmente dalla entità della trasmissione diaplacentare e dal tasso di decadimento degli anticorpi acquisiti passivamente dal feto. La trasmissione delle immunoglobuline di tipo G (IgG) attraverso la placenta è un processo selettivo e attivo che si svolge mediante pinocitosi intracellulare, iniziando verso la 17a settimana di gestazione e aumentando progressivamente fino alla 40a settimana. Tuttavia, i livelli di IgG fetali sono influenzati da diversi fattori, tra cui l’età materna, la concentrazione delle immunoglobuline nel sangue materno, la presenza di eventuali anomalie della placenta, il tipo di vaccino ricevuto, l’età gestazionale alla nascita e il tempo intercorso tra la vaccinazione e il parto.

La sicurezza dei vaccini anti-Covid-19 in gravidanza

Il vaccino contro Covid-19 effettuato in gravidanza non aumenta il rischio di parto pretermine o morte alla nascita. E' questo il messaggio che emerge da uno studio da poco pubblicato sulle pagine della rivista British Medical Journal. La vaccinazione contro Covid-19 è da tempo fortemente consigliata in gravidanza per il suo duplice ruolo protettivo. Oltre a proteggere la madre infatti il vaccino è utile anche per mettere al sicuro il piccolo.

Assodata l'utilità - per mamma e bambino -, una delle principali ragioni della diffidenza verso la vaccinazione durante il periodo della gravidanza è rappresentato dai possibili effetti dannosi del vaccino sul bambino e, più in generale, sul buon proseguimento della gravidanza. Lo studio da poco pubblicato sulle pagine del British Medical Journal, l'ultimo di una lunga serie, afferma l'esatto contrario: la vaccinazione in gravidanza è estremamente sicura per il bambino. Nell'analisi, effettuata comparando i dati su oltre 85 mila parti tra donne vaccinate e non, è emerso che il rischio di parto pretermine, basso peso e morte alla nascita è comparabile tra i due gruppi. Il vaccino dunque non è affatto responsabile di questi eventi poiché si verificano in proporzioni simili tra donne vaccinate e non vaccinate.

Quanto ottenuto non deve farci dimenticare però l'utilità della vaccinazione, in primis nella donna in gravidanza. Nelle donne incinta i rischi di complicanze e decesso causa infezione da Sars-Cov-2 sono estremamente più elevati (circa 20 volte maggiore) rispetto alle donne non in gravidanza. Le attuali schedule vaccinali dei vaccini anti-Covid-19 a mRNA, messi a punto nel corso del 2020 e del 2021 in relazione all’emergenza pandemica da SARS-CoV-2, prevedono in modo esplicito la compatibilità della vaccinazione con la gravidanza e con l’allattamento al seno.

L'importanza della vaccinazione anticovid in gravidanza

Vaccinazione antipertosse: una priorità per la protezione del neonato

La pertosse è una malattia respiratoria causata dal batterio Bordetella pertussis, altamente contagiosa e trasmessa attraverso le goccioline di Flügge. La gravità delle manifestazioni cliniche è correlata inversamente all’età: la fascia di età a maggior rischio è quella dei neonati e lattanti che non hanno ancora ricevuto la vaccinazione. La pertosse contratta nei primi mesi di vita può avere esiti gravi, talora fatali. Più del 90% delle morti si verifica nel primo anno e oltre l’80% nei primi 3 mesi. In questa fascia d’età la pertosse può inoltre rendersi responsabile di gravi complicanze respiratorie e neurologiche.

Il danno a carico del sistema nervoso centrale può essere particolarmente grave con sequele permanenti quali disabilità intellettiva, cecità, sordità e paralisi dei nervi cranici. Poiché la fonte di infezione è frequentemente rappresentata dalla madre e la protezione conferita passivamente da madri infettate o vaccinate molti anni prima è labile e incostante, la vaccinazione dTpa durante ogni gravidanza assume un grande rilievo in termini di prevenzione. Il periodo raccomandato per effettuare tale vaccinazione va dalla 27a alla 36a settimana di gestazione, idealmente intorno alla 28a, per consentire alla gestante la produzione di anticorpi sufficienti.

Va considerato che l’elevata età media al concepimento contribuisce a ridurre i livelli di immunoglobuline materne. Pertanto, vaccinare in gravidanza consente il trasferimento passivo di IgG in grado di proteggere il neonato fino allo sviluppo di una protezione attiva attraverso la vaccinazione, a partire dal terzo mese di vita. Nei casi in cui la vaccinazione non sia stata effettuata durante la gravidanza, si raccomanda di proporla subito dopo il parto al fine di permettere il trasferimento degli anticorpi materni attraverso il latte, sebbene l’efficacia della vaccinazione effettuata in gravidanza sia maggiore.

schema del passaggio di anticorpi anti-pertosse attraverso la placenta

Vaccinazione antinfluenzale e salute materna

L’influenza rappresenta un importante problema di salute pubblica. Nelle gravide, l’influenza stagionale aumenta il rischio di ospedalizzazione, aborto, parto cesareo, prematurità, basso peso alla nascita e distress respiratorio neonatale. La vaccinazione antinfluenzale è raccomandata e offerta gratuitamente alle donne in qualsiasi epoca della gravidanza se la gestazione si verifica nel corso della stagione influenzale.

Vaccinare la donna in gravidanza ha un effetto protettivo sul neonato grazie al passaggio di anticorpi materni che inizia dopo circa due settimane dalla vaccinazione. È stata dimostrata nei nati da madri vaccinate una riduzione significativa del rischio di contrarre l’infezione e del rischio di ospedalizzazione, ma anche un rischio significativamente ridotto di prematurità e basso peso alla nascita e di sviluppare infezioni delle alte vie respiratorie nei primi 12 mesi di vita. Il vaccino anti-influenza può essere somministrato insieme al vaccino dTpa e durante l’allattamento. È importante notare che il vaccino antinfluenzale indicato per le gestanti deve essere a virus inattivato, mentre è controindicato quello a virus vivo e attenuato, somministrato per via nasale.

Vaccinazioni controindicate e cautele necessarie

Alcune vaccinazioni non sono raccomandate in gravidanza per motivi precauzionali o per l’assenza di un rischio consistente di infezione, altre per mancanza di dati; molte possono semplicemente essere rimandate, mentre sono controindicati i vaccini con virus vivi attenuati. In particolare, i vaccini antimorbillo-parotite-rosolia (MPR) e antivaricella non vanno somministrati. Se contratto in gravidanza, il morbillo si associa a un maggior rischio di complicanze e mortalità materne, con un incremento di aborto spontaneo, morte intrauterina e parto pretermine, specialmente se l'infezione viene contratta precocemente entro il secondo trimestre.

La rosolia è pericolosa soprattutto quando viene contratta nel primo trimestre: il rischio di danno embrio-fetale si colloca intorno al 90% e consiste principalmente in aborto spontaneo, morte intrauterina del feto, gravi malformazioni fetali, difetti della vista, sordità e ritardo dello sviluppo psicomotorio. Anche la parotite, se contratta durante le prime 12 settimane di gravidanza, è associata a un maggior rischio di aborto spontaneo. La varicella, se contratta durante la prima metà della gravidanza, potrebbe causare gravi lesioni alla cute, all’apparato scheletrico, agli occhi e al sistema nervoso. Per queste ragioni, è fondamentale verificare lo stato immunitario della donna in età fertile in epoca preconcezionale e procedere alla vaccinazione con due dosi in assenza di immunizzazione. A scopo cautelativo, sono inoltre controindicate in gravidanza la vaccinazione anti-rotavirus, la vaccinazione BCG (antitubercolare) e quella orale antitifica.

L'importanza della protezione per il nato pretermine

Il bambino nato prematuro è più suscettibile a sviluppare infezioni poiché non si può avvalere dell’effetto protettivo degli anticorpi che la mamma trasmette attraverso la placenta al feto, soprattutto durante l’ultimo trimestre di gravidanza. Inoltre, le difese immunitarie del bambino pretermine sono poco sviluppate; a ciò si aggiunga l’immaturità dell’apparato respiratorio alla nascita che condiziona una maggiore predisposizione allo sviluppo di infezioni respiratorie.

Per questi motivi è estremamente importante vaccinare il bambino nato prematuro, così da poterlo proteggere dallo sviluppo di malattie potenzialmente molto pericolose, non solo per i sintomi che possono manifestarsi nell’immediato ma anche per le problematiche a distanza. Non ci sono motivi per ritardare o non eseguire le vaccinazioni in un bambino nato prematuro, che anzi ha maggiormente bisogno di protezione rispetto a un bambino nato a termine. In caso di dubbi sui possibili effetti collaterali, è fondamentale il confronto con il pediatra, che saprà fornire un punto di vista competente su benefici e rischi. Parallelamente, l’infezione da virus respiratorio sinciziale rappresenta la più frequente causa di infezioni respiratorie nel primo anno di vita, rendendo la profilassi una strategia essenziale per la tutela della salute del neonato pretermine.

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