La Strega: Da Figura Demonica a Icona Contemporanea di Potere e Mistero

Immagine composita: strega storica e strega moderna

Nell'immaginario collettivo, la figura della strega ha attraversato secoli di trasformazioni radicali, evolvendo da entità temuta e perseguitata a simbolo di forza e autonomia. A pochi giorni da Halloween, infatti, le streghe si rivelano le vere eroine, non solo di momento e stagione, ma dell'epoca e di più generazioni. Questo perché non sono più ritenute emarginate da “cacciare”, bensì donne sensuali, forti, da imitare. Un'evoluzione che si è manifestata attraverso l'arte, la letteratura e il costume, culminando in una rilettura attuale come emblema di autonomia e resistenza culturale. Il percorso che ha portato a tale metamorfosi è lungo e complesso, affondando le sue radici in tempi antichi e attraversando epoche di profonde contraddizioni, come l'Illuminismo, che pure vide l'ultima condanna per stregoneria.

Le Antiche Radici della Stregoneria: Tra Mito e Folklore

La figura della strega ha radici antichissime, che precedono di molto il cristianesimo. Già nel II millennio a.C. vengono redatti degli atti d'inchiesta dove sono riportati gli antesignani dei riti vudù che ricordano i riti messi in atto dalle fattucchiere. Anche il codice di Hammurabi è fonte di informazioni riguardo all'atteggiamento che la reggenza tiene nei confronti della pratica magica, quindi plausibilmente diffusa nella società. Spostandosi poi in Assiria, nella biblioteca di Assurbanipal, risalente all'VIII secolo, si possono trovare ulteriori testimonianze di pratiche che oggi definiremmo magiche o stregonesche.

Se si guarda all'epoca classica, se ne incontra una presenza ricorrente nei decreti penali, nei quali si arriva a punire con la morte la magia nera. Ma il campo più florido dove viene dipinta la figura della strega è la letteratura. La mitologia sia greca che romana pullula di maghe e maliarde, descritte come esseri per metà umani e metà animali, capaci di assumere aspetti diversi a seconda del proprio obiettivo e interessate a succhiare il sangue dei bambini e a sedurre gli uomini, non esonerati dalla stessa terribile fine. Esemplari sono le empuse o le lamiae della mitologia greca. Queste ultime si sono originate probabilmente dal mito della dea-uccello incarnata nel rilievo Burney (II millennio a.C.), che rappresenta una figura femminile con ali e artigli connessa presumibilmente a Lilith, divinità mesopotamica e presente nell'ebraismo sotto forma di civetta. Queste antiche rappresentazioni mostrano una fascinazione, ma anche una paura profonda, per figure femminili dotate di poteri straordinari, spesso legati alla notte, al mistero e alla capacità di influenzare il destino.

La Costruzione Medievale dell'Immagine della Strega e i Primi Segni della Persecuzione

Il Medioevo recepisce quel bagaglio culturale che si è andato accumulando per secoli anche attraverso fabliaux, omelie, novelle, e lo modella a propria immagine e misura. Durante gran parte di questo periodo, la presenza di reati di stregoneria negli atti giudiziari precedenti al XIII secolo è piuttosto scarsa. La figura della strega non era ancora stata pienamente demonizzata o uniformata in un'unica concezione monolitica.

La vera sistematizzazione di questa figura, con le sue caratteristiche uniche e distinguibili, si forma solo a partire dall'XI secolo grazie ai teologi e agli studiosi sulla base della demonologia. È in questo momento che si comincia a distinguere tra maleficae, donne che praticavano magia con intenti nocivi, e strigae, esseri notturni che si riteneva potessero volare e nuocere, talvolta associate all'idea di nutrirsi di sangue. Contemporaneamente, si fa spazio la teoria che queste donne siano l'estrinsecazione della potenza del demonio, un'idea che avrebbe avuto conseguenze devastanti nei secoli successivi. Nella mitologia popolare, ma anche nella teologia cristiana medievale e moderna, la strega è una donna dotata di poteri giudicati oscuri, derivanti da un'unione e un patto col diavolo. A volte le streghe non sono viste soltanto come donne, ma addirittura come esseri soprannaturali di aspetto femminile, incarnando la paura dell'ignoto e del "diverso" che minacciava l'ordine sociale e religioso.

Miniatura medievale raffigurante una strega

L'Era delle Grandi Cacce: Inquisizione, Tortura e il Malleus Maleficarum

A partire dal tardo Medioevo e con l'inizio del Rinascimento, la Chiesa cattolica e, in seguito, anche numerose confessioni protestanti, supportate dal potere politico degli emergenti Stati moderni, hanno individuato nelle streghe delle figure eretiche, pericolose per la comunità e dedite al culto del Maligno, da perseguitare ed estirpare dalla società con la violenza. Questo periodo segna l'acme della paura e della repressione. Il massimo acme della caccia alle streghe si verifica quando, nel 1486, il domenicano alsaziano Heinrich Kramer redige il Malleus Maleficarum, affiancando al suo nome quello di Jacob Sprenger per conferirgli maggior prestigio e credibilità. Questo trattato divenne una sorta di manuale per gli inquisitori, codificando i metodi per identificare, interrogare e condannare le presunte streghe.

Le storie delle donne accusate di stregoneria ci sono note solo attraverso gli interrogatori e i verbali dei processi a cui sono state sottoposte. Per comprendere la natura di queste "confessioni", bisogna tenere in considerazione l'uso frequente, se non costante, della tortura come strumento di estorsione di ammissioni. La violenza psicologica e fisica era prassi comune. Le vittime, spesso inermi, venivano sottoposte a indicibili sofferenze: "Ha urlato, di certo, per le torture." In molti casi, la disperazione le portava a "confessare" crimini mai commessi, solo per porre fine al tormento. "Ha provato a difendersi per l'assurdità delle accuse: aveva solo dato un biscotto a una bimba." Talvolta, le accuse erano mosse da rivalità personali o vendette: "Forse ha cercato di dimostrare le “ragioni” di chi l'aveva denunciata, da lei accusato di stupro." In un'epoca dove la ragione sembrava trionfare, l'irrazionalità delle persecuzioni raggiunse vette estreme. "Poi ha offerto il collo al boia."

Un esempio emblematico è quello di Anna Göldi, l'ultima donna condannata a morte per stregoneria in Europa. Era il 1782, nella svizzera Glarona. «Era dunque l'epoca dell'Illuminismo, del trionfo della ragione», commenta Luca Scarlini, autore del saggio Streghe. Storie dannate nell'arte, appena pubblicato da Giunti (224 pagine, 29 euro). La sua storia, come quella di molte altre, rivela le profonde contraddizioni di un'epoca. Il caso più eclatante di caccia alle streghe si verifica a Salem, negli USA, alla fine del Seicento, un episodio che è rimasto impresso nella memoria collettiva come simbolo dell'isteria di massa e della cieca superstizione.

La Caccia alle Streghe NON è Quello Che Ti Hanno Raccontato.

L'Immaginario della Società Stregonica e i Suoi Riti Arcani

Dalle fonti giudiziarie e inquisitorie si ricava un immaginario stregonico diffuso, costruito sulle paure e le credenze dell'epoca. Secondo queste narrazioni, le streghe si organizzano in una vera e propria società, con una propria gerarchia cui fa capo la «strea mastra». Oltre a essere nunzia e vicaria di Satana, costei si occuperebbe di scegliere altre patrone che possano sorvegliare rispettivamente un gruppo di «scolare», suddivise per territorio. Ci si trova di fronte a una setta, con la propria «regula» e i propri riti d'iniziazione, che ricalcano in modo distorto le strutture ecclesiastiche e monastiche.

Il modulo di queste narrazioni ricorre nei vari verbali degli interrogatori: la strega maestra sputa in bocca alla nuova adepta, la unge e la manda al noce di Benevento. Quest'ultimo è un luogo mitico e centrale nell'immaginario stregonico italiano. Nel processo a Todi, nel 1426, Matteuccia di Francesco riferisce che la riunione al noce di Benevento deve essere svolta il lunedì, il sabato e la domenica per sei mesi all'anno, scandite da formule come: «Unguento, unguento, mandame ala noce de Benevento, supra acqua et supra ad vento, et supra ad omne maltempo.» Bernardino da Siena, riprendendo il Decretum Gratiani, racconta le cavalcate notturne delle streghe dietro Erodiade o Diana, figure mitologiche che rimandano ancora a quell'ancestrale mondo letterario da cui questo fenomeno prende le mosse.

Arrivate al luogo deputato, si compie il sabba, un'orgia rituale e blasfema in cui si rinnega la fede cristiana e si venera il diavolo. L'architettura della societas delle streghe sembra essere costruita in esatta antitesi rispetto alla tradizione cattolica, presentandosi come un'anti-religione. In cima si trova l'entità satanica, i cui dettami sono fatti rispettare dalla strega-sacerdotessa, che presiede all'incontro rituale, appuntamento fisso per tutte le fedeli in cui si incontra il diavolo, lo si venera e si pronunciano formule-preghiere. Benevento è il punto di riferimento delle streghe come Roma lo è per i fedeli, è il punto da cui si dirama una fitta rete di patrone e alunne che ricalca la gerarchia ecclesiastica. Ci sono somiglianze anche tra i riti d'iniziazione stregonica e la cerimonia di monacazione, dove l'unico punto di demarcazione è l'antitesi tra vizi e virtù: le une, donne che rinunciano a tutto per ambizione; le altre, per umiltà e obbedienza. Questo immaginario, sebbene frutto di delirio persecutorio, rivela le profonde ansie sociali e religiose dell'epoca.

Le Prime Voci Critiche e la Rivisitazione Illuminista della Stregoneria

Nonostante la furia persecutoria, già nel corso dei secoli emersero voci critiche che tentarono di decostruire l'immagine monolitica della strega e delle sue presunte pratiche. Il medico olandese Johann Wier, con il suo libro De praestigiis daemonum del 1563, è stato uno dei primi a stabilire una connessione tra il possibile stato allucinatorio di anziane donne malate e frustrate e i tipici comportamenti di coloro che venivano ritenute delle streghe. Girolamo Cardano, medico e filosofo nato a Pavia nel 1501, aveva già espresso nel 1557 l'opinione che le streghe potessero essere affette da disturbi psichici. Queste osservazioni, sebbene non sempre con intenti assolutori, gettarono le prime basi per una comprensione più razionale e meno demonologica del fenomeno.

Pur con intenti tutt'altro che assolutori, l'inquisitore francese Pierre de Lancre, nel suo trattato Tableau de l'inconstance des mauvais anges et démons del 1612, ha riflettuto prima di ogni altro sulle caratteristiche che accomunavano le streghe da lui perseguite nella regione del Labourd e i "maghi" della Lapponia, ossia gli sciamani. Questa comparazione, sebbene ancora all'interno di una cornice inquisitoriale, apriva a una visione più ampia e transculturale delle pratiche magiche. Il periodo dell'Illuminismo, pur avendo visto l'ultima condanna a morte, fu anche quello che portò alla fine delle grandi cacce. In questo contesto, figure come Voltaire affermavano con disincanto: «Le streghe hanno smesso di esistere quando noi abbiamo smesso di bruciarle.» Questa frase, lapidaria e potente, racchiude l'idea che la stregoneria come fenomeno di massa fosse più una costruzione sociale e un'ossessione che una realtà oggettiva.

La Risorgenza e la Rilettura Moderna: Dal Romanticismo al Neopaganesimo

A partire dall'Ottocento, è iniziata una significativa rivalutazione della figura della strega attraverso varie opere storiche e letterarie. Tra queste, basti citare La Sorcière di Jules Michelet, in cui lo storico francese afferma tra i primi la tesi che la stregoneria sia un residuo di antichissime pratiche pagane, sopravvissute clandestinamente. Questa visione romantica e proto-femminista iniziò a gettare una luce diversa sulla figura demonizzata, scorgendovi un legame con antiche sapienze e culti della natura.

Una notevole influenza ha avuto il saggio Aradia, o il Vangelo delle Streghe, scritto da Charles Godfrey Leland nel 1899, in cui l'autore descrive in forma romanzata antichi riti della tradizione stregonesca italiana, chiamandola "stregheria". Nel testo si narra di Aradia, figlia della dea Diana, che scende sulla terra per insegnare l'arte della stregoneria ai suoi seguaci. Questo testo, sebbene oggi considerato un'opera di folklore più che un documento storico accurato, ha avuto un impatto duraturo sulla percezione moderna della stregoneria. Altrettanta importanza hanno avuto, nei primi decenni del Novecento, le tesi di Margaret Murray, secondo le quali la stregoneria sarebbe la sopravvivenza, attraverso la tradizione misterica, soprattutto nelle campagne, di culti e pratiche di origini remote: pratiche di guarigione, rituali di fertilità, conoscenze dell'uso delle erbe, comunicazione con gli spiriti e il numinoso, viaggi extracorporei. La strega della cultura occidentale corrisponderebbe allo sciamano delle culture cosiddette primitive.

Anche in questo caso, però, la tesi di Margaret Murray, non essendo supportata da un metodo di ricerca storiografica accettabile, è stata respinta negli ultimi decenni dalla maggior parte degli studiosi dopo un esame più approfondito delle sue fonti. In generale, le recenti opere storiografiche sulla stregoneria evidenziano presunti errori metodologici della studiosa britannica, pur riconoscendo il suo ruolo nell'aprire nuove prospettive di ricerca. A ogni modo, questo nuovo contesto culturale e accademico ha contribuito alla nascita del neopaganesimo e della wicca, nel cui ambito per strega si intende colei che è stata iniziata a una delle varie tradizioni neopagane o wiccan, o una praticante della stregoneria tradizionale, ricollegandosi a un'immagine ancestrale di sapienza e connessione con la natura.

Simboli del neopaganesimo e della Wicca

La Strega Nera Moderna: Simbolo di Libertà e Fascino a Halloween e Oltre

Dopo secoli di oblio e demonizzazione, la strega è tornata, ma con una veste completamente nuova e affascinante. La strega sexy e attrattiva, come la conosciamo, è un'invenzione novecentesca, come sottolinea Luca Scarlini. Sono stati i surrealisti a rilanciarne l'immagine come donna “disubbidiente”, non sottoposta alle regole sociali e all’uomo. Fumetti, cartoni animati e favole hanno poi contribuito a questo cambiamento radicale nella percezione pubblica.

Non è difficile comprendere il fascino che queste figure esercitano sulle nuove generazioni e non solo. «Siamo in un momento storico che pare aver perduto l'anima e che ora cerca un modo per colmare quel vuoto», prosegue Scarlini, spiegando la rinnovata attrazione verso il mistero e il potere insito nella figura della strega. E così hanno fatto letteratura e cinema, decisi a tracciare nuovi orizzonti del “possibile” e a esplorare questa figura in chiave moderna. Le donne, in particolare, sono state affascinate dalle prospettive di libertà che la strega moderna incarna.

Oggi sui social si rincorrono riti, come la raccolta della cosiddetta acqua di San Giovanni, il 21 giugno, per propiziare il matrimonio, indicando una riscoperta di antiche pratiche e credenze. E, per ricerche ed esperienza, si può affermare che ci sono molte comunità di “streghe” tra Lazio, Marche e Toscana. Sebbene sia impossibile quantificarle, queste comunità, “nascoste” nell'ombra per definizione e strategia, ora le streghe si mettono in mostra. Letteralmente. Questo rinnovato interesse si manifesta anche in eventi culturali di ampio respiro. Sarà visitabile, ad esempio, a Padova, presso la Cattedrale ex Macello, la mostra "Stregherie. Iconografia, Riti e Simboli delle Eretiche del Sapere", esposizione immersiva di Vertigo Syndrome, in questa nuova edizione curata da Andrea Pellegrino. Articolato in nove sezioni, il progetto è concepito come una sorta di percorso “Iniziatico”, anzi “trasformativo”, che va dagli antichi oracoli alla contemporaneità, spaziando tra testi esoterici cinquecenteschi, amuleti, opere d’arte, documenti e oggetti rituali. La mostra include stampe ottocentesche della collezione Invernizzi dedicate alle fortune-teller, rari mazzi di sibille e tarocchi fino ai lavori ad hoc di Elisa Seitzinger.

Questa trasformazione è stata incisivamente sintetizzata da Pellegrino: «Se nei secoli della caccia alle streghe la sua immagine fu plasmata da teologi e giudici come proiezione delle ansie sociali e strumento di controllo politico-religioso, nell’età moderna e contemporanea la strega ha assunto nuovi significati, fino a divenire icona femminista e simbolo di resistenza culturale». Le arti visive hanno registrato e rilanciato questa metamorfosi, trasformando la strega in un soggetto capace di riflettere ironie, paure e desideri del proprio tempo. Tra le esperienze proposte nella mostra di Padova, vi sono gli effetti della “caccia”, con la possibilità di sedersi al banco degli imputati in un processo per stregoneria del 1539, offrendo ai visitatori un'immersione diretta nella drammaticità storica.

La “strega” ora è «il simbolo di una donna libera, ribelle, capace di minacciare l’ordine costituito». Occulto e misteri sono in mostra anche a Milano. La Fondazione Trussardi a Palazzo Morando presenta "Fata Morgana: memorie dall’invisibile", a cura di Massimiliano Gioni, Daniel Birnbaum e Marta Papini. In primo piano, una storia di città e del palazzo: qui, tra Ottocento e Novecento, viveva la contessa Lydia Caprara Morando Attendolo Bolognini, studiosa di alchimia, teosofia, spiritismo, esoterismo e occultismo, che ottenne anche una dispensa dalla curia milanese per proseguire le sue ricerche. Quasi 300 opere ricostruiscono storie e “visioni” di settantotto tra medium, mistiche e artisti che hanno tentato di aprire varchi verso dimensioni invisibili, testimoniando la persistente attrazione umana verso il trascendente e il non spiegabile.

Illustrazione di una strega moderna con scopa

La Strega e lo Stregone nella Cultura Popolare: Da Fiaba a Serie TV

La figura della strega è permeata in ogni forma d'arte, dalla letteratura al cinema, dai fumetti alle serie televisive, plasmando l'immaginario collettivo di intere generazioni. Basta guardare, anche ora, allo schermo, dalle streghette animate di Scirocco e il regno dei venti di Benoît Chieux, da poco al cinema - le protagoniste sono mutate in gatti - al film Wicked - Parte 2 di Jon M. Chu, in sala dal 16 novembre, che, già nel primo capitolo, aveva visto la strega Elphaba, impersonata da Cynthia Erivo, “battere” la fata Glinda, ossia Ariana Grande, in termini di consenso e riconoscimenti, vista anche la candidatura di Erivo, per il ruolo, all’Oscar come miglior attrice. Se i piccoli si “addormentavano”, sognando magie - «Amelia la strega che ammalia, che voleva rubare la numero 1 a Paperone era divertente» - i più grandi si facevano incantare dalla nuova sensualità femminile.

Ogni strega della tradizione è spesso accompagnata da qualche strano animale, il famiglio, con caratteri diabolici, che fungerebbe da consigliere della propria padrona, un dettaglio presente in molte narrazioni folkloristiche. Poiché le loro pratiche magiche avvengono in giorni stabiliti in base al ciclo naturale, le streghe sono spesso raffigurate in luoghi aperti, come boschi o radure sotto la luna. Vi sono però anche molte immagini di streghe nelle loro case, intente a preparare un filtro magico o in procinto di partire per il sabba. Un'altra immagine tradizionale e molto popolare della strega la rappresenta in volo a cavallo di una scopa, un'icona ormai indissolubile dalla sua figura, specialmente in contesti ludici come Halloween.

Le streghe nel folclore sono molto spesso presentate come antagoniste degli eroi nelle fiabe popolari e ciò poi si riverbera nella letteratura, basti ricordare le figure (witches) presenti nel Macbeth di William Shakespeare (inizi del XVII secolo). Nella storia della letteratura, la figura della strega e quella della maga sono spesso intrecciate tra di loro, partendo da Medea, che è al tempo stesso una sacerdotessa di Ecate e una guaritrice o avvelenatrice, passando per Circe (in realtà una dea nella mitologia greca), fino ad arrivare alle figure di Alcina nell'Orlando Furioso di Ludovico Ariosto, senza dimenticare le streghe e le maghe della saga fantasy del ciclo di Avalon, scritta tra il 1983 e il 2000 da Marion Zimmer Bradley.

Il concetto di strega è stato esplorato e reinventato da numerosi autori moderni. Terry Pratchett, nella serie di racconti con Tiffany Aching (vedi L'intrepida Tiffany e i Piccoli Uomini Liberi, 2003) come protagonista, descrive le streghe come persone che aiutano chi ne ha bisogno (soprattutto anziani) e che aiutano a ristabilire la giustizia dove vivono, fornendo un'immagine positiva e utile. Nel ciclo letterario di Harry Potter, scritto tra il 1997 e il 2007, le streghe sono semplici donne dotate di poteri magici, senza una malvagità innata, integrando la magia nella vita quotidiana. Il romanzo storico di Sebastiano Vassalli La chimera (1990) racconta le vicissitudini di una bella ragazza processata per stregoneria, rievocando le drammatiche vicende storiche. Un tema simile è affrontato anche nei romanzi di Celia Rees Il viaggio della strega bambina e Se fossi una strega. La saga dei libri I diari delle streghe di L. J. Brida di Paulo Coelho (1990) racconta l'iniziazione di una giovane ragazza destinata a diventare una strega, enfatizzando il percorso di scoperta del proprio potere.

Nel mondo del fumetto, sono particolarmente note le streghe del Mondo Disney, Amelia e Nocciola, entrambe create da Carl Barks. In particolare, Amelia è una strega napoletana (ha lunghi capelli neri, è vestita di nero ed è sempre accompagnata dal corvo Gennarino) che cerca con ogni mezzo di impossessarsi del primo decino di Zio Paperone, da lei ritenuto il più potente amuleto del mondo, incarnando l'archetipo della "strega nera" nel fumetto. La televisione ha offerto diverse interpretazioni: Salem (2014-2017) presenta Mary Sibley (Janet Montgomery), una strega che cerca di conquistare la città di Salem con l'aiuto di altre streghe e stregoni, un'esplorazione oscura del mito. Serie come Sabrina - Amiche per sempre / Sabrina the Teenage Witch: Friends Forever!, W.I.T.C.H., Lo straordinario mondo di Gumball (con Mrs. Witchy) e Pretty Cure! dimostrano come la figura della strega sia stata adattata per pubblici di tutte le età, dal fantasy adolescenziale al cartone animato per bambini, mantenendo intatto il suo potere evocativo.

Identità e Terminologia: La Strega e lo Stregone nelle Diverse Culture e Società

In italiano, con il termine "strega" si intende solitamente una donna, mentre il suo omologo maschile è lo "stregone". Questa distinzione di genere è presente in molte lingue e tradizioni. Nel latino medievale, il termine utilizzato era lamia, che rievoca le creature mitologiche dell'antichità. Nelle varie regioni d'Italia, il sostantivo che indica la strega varia a seconda della località, mostrando la ricchezza e la diversità del folklore locale. Esempi includono "Ehtréga" a Montjovet (simile all'italiano "strega"), "Faye" a Saint-Rhémy en Bosses (simile al francese "fée", "fata") e vari sostantivi sparsi per tutta la regione come "Sorchèra" o "Chorchéire" (simili al francese "sorcière", cioè "strega").

Alla definizione classica e popolare di strega se ne intrecciano altre che assumono caratteri specifici, anche se il più delle volte puramente simbolici, e soggetti alla flessibilità e all'ambiguità delle diverse culture che li rendono espliciti. Risulta pertanto riduttivo, benché storicamente corretto, indicare come "strega" solamente quella donna che si sarebbe data al Demonio per mezzo di un patto e dunque strettamente associata al male e al peccato. Questa visione, predominante durante i secoli delle persecuzioni, non rende giustizia alla complessità del fenomeno.

Con il supporto delle scienze sociali e delle scienze umane, la ricerca storica ha potuto collocare la figura della strega all'interno di determinati gruppi sociali e individuarla in soggetti dalle precise caratteristiche. Questi includevano, per esempio, i poveri, i mendicanti, gli emarginati, gli anziani e le vedove, e in generale tutti coloro che all'interno di una comunità ristretta esercitavano pratiche magiche e guaritive. Spesso, queste figure erano ai margini della società, rendendole bersagli facili per accuse e sospetti.

Naturalmente, non sono esistite delle categorie fisse entro le quali si possono rintracciare con assoluta certezza i soggetti che corrispondono allo stereotipo della strega. La realtà storica è ben più sfumata e complessa. Nei secoli delle persecuzioni, vennero infatti accusate di stregoneria anche giovani donne, benestanti, fisicamente sane e perfettamente inserite nell'ambito sociale di provenienza, dimostrando come l'accusa potesse colpire chiunque, indipendentemente dal proprio status o dalla propria condizione.

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