I Giganti di Calabria e Sicilia: Tra Storia, Leggenda e l'Eco del Cammello Saraceno

Nelle regioni della Calabria e della Sicilia, un patrimonio culturale vibrante e profondamente radicato si manifesta attraverso figure imponenti e danze ancestrali. Al centro di queste espressioni popolari si trovano "I Giganti", alti fantocci di cartapesta che animano le vie di numerose località, raccontando storie di invasioni, amore e liberazione. Questi colossi, spesso incarnati dalla figura di una donna bianca di nome Mata e di un guerriero nero chiamato Grifone, sono molto più di semplici attrazioni folcloristiche; sono custodi di una memoria storica complessa, tessuta tra fatti realmente accaduti e suggestioni leggendarie, che talvolta include anche dettagli curiosi, come l'immagine di un cammello legata al contesto delle antiche incursioni.

Giganti Mata e Grifone in processione

I Giganti: Simboli di Identità e Memoria Popolare

I Giganti, nella loro manifestazione più comune, rappresentano Mata, una donna bianca, e Grifone, un guerriero nero. Questi alti fantocci, tradizionalmente realizzati in cartapesta, vengono portati a spalla o talvolta trainati attraverso le vie delle città, danzando al ritmo incalzante di tamburi. Questa tradizione è particolarmente viva in numerose località della Sicilia e della Calabria, tra cui Messina, Palmi, Rosarno, Siderno, Cinquefrondi, Polistena, San Giorgio Morgeto e Anoia. La loro presenza è un appuntamento fisso in occasione di festività cattoliche patronali o di altri eventi significativi per la comunità. L'immagine di questi due colossi danzanti è indissolubilmente legata all'identità di queste terre, richiamando alla mente secoli di storia e di trasformazioni culturali. La loro maestosità e la loro dinamica processione attraggono folle di spettatori, che partecipano attivamente, spesso con il battito delle mani, al ritmo che guida i giganti danzanti. In origine, i fantocci di Mata e Grifone erano realizzati in legno leggero cavo e superavano gli otto metri di altezza; principalmente oggi sono di cartapesta e meno alti, ma il loro impatto visivo e simbolico rimane immutato. Attualmente, ciascuno dei giganti è sorretto e innalzato da un portatore che si posiziona nella parte inferiore al busto cavo, reggendo delle maniglie, rendendo la loro "danza" un'impresa di forza e abilità. In occasione di particolari festività, i giganti vengono portati fuori dal luogo in cui sono custoditi, per poi sfilare anche più volte al giorno, mantenendo viva una tradizione che si rinnova costantemente.

La danza dei tamburi (Original Version)

Radici Storiche e Influenze Culturali Profonde

La radice storica del ballo dei giganti è di probabile origine aragonese. Il contatto con la dominazione catalana fece pervenire in Sicilia e in Calabria questa tradizione, che è tuttora fortissima in Catalogna. Le statue derivano dai giganti processionali dell'antica tradizione spagnola, ancora oggi presenti in molte zone della Spagna e usati in occasione di varie festività. Esempi illustri includono la festa di Santa Tecla a Tarragona o la fiesta Mayor de Reus, che si svolge il giorno di San Pietro Reus. Questa connessione storica sottolinea come le vie del Mediterraneo siano state per secoli crocevia di scambi culturali, dove tradizioni si fondevano e rinascevano in nuove forme.

Il contatto con la dominazione catalana non solo importò la pratica dei giganti processionali, ma ne favorì la diffusione, radicandola profondamente nel tessuto sociale e religioso locale. Oggi, questa tradizione è legata al culto della Vergine Maria. Emblematici sono i casi dei giganti Mata e Grifone, protagonisti della festa dell'Assunta a Messina, e dei giganti Kronos e Mytia, che animano la festa della Madonna della Luce di Mistretta. Questi legami religiosi hanno conferito ai giganti un ulteriore strato di significato, trasformandoli in veicoli di devozione popolare e in espressioni di fede collettiva, pur mantenendo intatta la loro valenza storica e allegorica.

Le Diverse Voci delle Leggende: Tra Mitologia e Fatti Storici

I due colossi di cartapesta non sono solo figure di festa; essi rappresentano e ricordano allegoricamente la conquista della libertà del popolo calabrese dai predoni saraceni e turchi, che per secoli devastarono la Calabria apportando ovunque lutti e rovine. Questa interpretazione offre una chiave di lettura profondamente sentita, che connette la celebrazione a un passato di lotta e resilienza.

Nel corso della storia, i due giganti Mata e Grifone sono stati identificati con varie figure mitologiche, testimoniando la ricchezza interpretativa del folklore. Tra le identificazioni più note si annoverano Kronos e Rhea, Cam e Rea, Zanclo e Rea, e Saturno e Cibele. Queste associazioni riflettono la tendenza umana a incastonare le figure popolari in un pantheon più ampio, conferendo loro un'aura di antichità e di sacralità.

La leggenda più famosa, tuttavia, narra di un'origine più specifica e umana. Ai tempi delle invasioni saracene in Sicilia, attorno al 970 d.C., un invasore moro di nome Hassas Ibn-Hammar, dalla statura imponente, sbarcò a Messina. Qui, si innamorò perdutamente della cammarota Marta, figlia di re Cosimo II da Casteluccio. Il nome Marta, dialettizzato, divenne Mata. Il pirata chiese la mano della donna, ma le loro nozze furono celebrate solo dopo la conversione del moro al cristiananesimo: il suo nome da Hassan si trasformò quindi in Grifo, o meglio, Grifone per la sua mole. Mata e Grifone, secondo la leggenda, prosperarono ed ebbero moltissimi figli, da cui discenderebbero molti tra i messinesi. Questa narrazione incarna il tema dell'integrazione e della rinascita, trasformando una storia di conflitto in un racconto fondativo di identità.

Un altro racconto popolare calabrese narra la storia di una regina rapita da un re venuto da molto lontano, dal mare, dalla Turchia, un'eco delle incursioni che hanno segnato la regione. Con il passare del tempo, al nome di Saturno Egizio venne aggiunto il nome di Zancle (falce), o per aver fondato la città siciliana in un'insenatura di mare a forma di falce, o perché a lui sarebbe attribuita l'invenzione dell'attrezzo agricolo per mietere il grano.

La più attendibile storia sulla nascita dei Giganti è però legata ad un fatto storico realmente accaduto nel 1190. In tale anno, Riccardo I Re d'Inghilterra, più comunemente noto col nome di Riccardo Cuor di Leone, giunse a Messina da dove doveva muovere la Terza crociata che era stata indetta da papa Gregorio VIII per liberare dai musulmani il Santo Sepolcro di Gerusalemme. Durante la permanenza in città, il Re d'Inghilterra pensò di dimostrare la sua potenza facendo costruire sul colle di Roccaguelfonia, situato proprio di fronte alla fortezza bizantina di S. Salvatore, un imponente ed inespugnabile castello, un evento che sebbene non direttamente collegato alla nascita dei Giganti, si inserisce nel contesto di un'epoca di grandi movimenti e conflitti.

Rappresentazione storica di incursioni saracene

Il Ritmo dei Tamburi e la Danza dei Giganti: Coreografia di una Tradizione

La sfilata dei Giganti è un'esperienza sensoriale completa, dove il suono gioca un ruolo primario. È accompagnata da un ritmo tipico e martellante dei tamburi, che risuona per le strade e le piazze, richiamando l'attenzione in modo che anche in lontananza si possa seguire la sfilata. A volte, il battito delle mani delle persone si unisce ai tamburi, creando un'atmosfera di partecipazione collettiva. La musica, quindi, guida i giganti danzanti in una coreografia che, seppur ripetitiva, è intrisa di significato e potenza.

L'evoluzione dei fantocci stessi è interessante: in origine, i fantocci di Mata e Grifone erano di legno leggero cavo e superavano gli otto metri di altezza; principalmente oggi sono di cartapesta e meno alti, rendendoli più maneggevoli ma senza sacrificarne l'imponenza. Alcuni venivano trainati, altri sollevati, mentre oggi generalmente ciascuno dei giganti è sorretto ed innalzato da un portatore che si posiziona nella parte inferiore al busto cavo, reggendo delle maniglie. Questa tecnica di trasporto richiede notevole forza e resistenza, trasformando i portatori in veri e propri atleti della tradizione. I Giganti di Mistretta, chiamati anche i "gesanti", sono realizzati in legno e cartapesta e furono costruiti alla fine del XVIII secolo. Dal 1960 al 1990 furono utilizzate delle copie in modo da preservare la copia più antica, testimoniando la cura e il rispetto per queste opere d'arte popolare.

Portatori dei Giganti in azione

Tradizioni Specifiche e Manifestazioni Locali: Un Patrimonio Diffuso

La tradizione dei Giganti si manifesta con peculiarità in diverse località, ognuna aggiungendo un tassello unico a questo mosaico culturale.

A Palmi, la città vanta una storia secolare sull'usanza dei Giganti. Pertanto, assume un'importante rilevanza, in Calabria, nell'ambito di questa tradizione. L'adozione dei Giganti a Palmi avvenne soprattutto per ricordare l'evento storico legato alla presenza in città del conte Ruggero I. Qui, la sfilata è arricchita dalla presenza del Palio, una lunga e pesante pertica di legno con un drappo di seta color cremisi, nei cui lati sono impressi lo stemma civico di Palmi ed il monogramma (M) della Madonna della Sacra Lettera, patrona e protettrice della città. L'asta termina in cima con un piccolo globo terrestre in cartapesta, sormontato da un'altrettanto piccola croce. Il palio viene fatto girare dal possente portatore nei crocevia principali, nelle piazze e davanti alle chiese, per «supplicare la protezione della Sacra Vergine sulla città e sul popolo». Il movimento rotatorio del palio, creato dall'abile portatore, è effettuato a pochi centimetri dal suolo e fa assumere al drappo di seta un movimento leggero ed ondulato, che vuol simulare simbolicamente la carezza della mano della Madonna, tanto che, anticamente, il drappo sfiorava le teste dei bambini posti genuflessi ed in cerchio. Va segnalato che il Palio viene portato in giro per la città anche in altre occasioni più importanti e solenni della "sfilata dei Giganti".

A seguire i Giganti, spesso si trova un finto cavallo, anch'esso montato da un portatore che, emergendo con metà busto dall'animale, crea una mitica figura di novello centauro a due zampe. Durante il ballo, il destriero volteggia tra la coppia gigantesca cercando di allontanare il gigante Grifone da Mata. A volte, scalpitando ed imbizzarrendosi, riesce a dividerli frapponendosi tra di loro, aggiungendo un elemento di drammaticità e giocosità alla rappresentazione. Inoltre, e soprattutto negli ultimi anni, la "Sfilata dei Giganti" per le vie cittadine è avvenuta anche in date differenti da quelle suddette, per altre manifestazioni di carattere religioso e civile, come ad esempio la notte bianca, dimostrando la flessibilità e l'adattabilità di questa tradizione. La statua di Grifone, in alcuni contesti, fu scolpita prima da Martino Montanini e successivamente da Andrea Calamech, indicando l'importanza attribuita alla maestria artistica nella loro realizzazione.

Il Palio di Palmi

I Giganti di Mistretta, invece, si differenziano per i loro nomi, venendo chiamati "Cronos" e "Mitia". Questi "gesanti" vengono portati in processione annualmente durante la Festa della Madonna della Luce, che si celebra il 7 e l'8 di settembre, mantenendo viva una variante locale della tradizione.

Le Incursioni Saracene e Turche: Contesto di Terrore e Liberazione

La storia dei Giganti e delle festività ad essi collegate è profondamente intrisa delle memorie delle invasioni e delle dominazioni straniere. I due colossi di cartapesta rappresentano e ricordano allegoricamente la conquista della libertà del popolo calabrese dai predoni saraceni e turchi, che per secoli devastarono la Calabria apportando ovunque lutti e rovine. Queste incursioni hanno lasciato un segno indelebile nella cultura e nel folklore delle regioni.

Un esempio lampante di questa memoria storica è la festa de "I Tri da Cruci" che si svolge il 3 maggio a Tropea. È una delle feste più antiche e seguite dai tropeani e dai paesi vicini, nel borgo in via Umberto I. Con rulli di tamburi che echeggiano la stessa cadenza dei Giganti, mercatini, bandiere e balconi addobbati, si commemora la cacciata ai pirati turchi e saraceni ad opera di valorosi tropeani. Dopo secoli di "assedio", nel 1571, con la decisiva battaglia di Lepanto in aiuto alla Chiesa di Roma contro i Turchi, i tropeani finalmente riuscirono ad avere la meglio sui nemici, cacciandoli definitivamente.

Questo periodo fu caratterizzato da una profonda instabilità: nei secoli passati, in varie epoche e per lunghi periodi, i pirati turchi e saraceni tennero sotto il loro dominio questo territorio. La loro presenza era temuta, e l'immagine che ne rimane è vivida: girando per le vie a dorso di cammello e seminando il terrore tra le popolazioni. I tropeani, con un atto di coraggio e strategia, riuscirono a scacciare i turchi da Tropea, incendiando le loro navi, un gesto che divenne simbolo di riscatto.

I Tropeani, dunque, per celebrare questi avvenimenti, scelsero il tre maggio, giorno in cui si festeggia il Trionfo della Santa Croce. La scelta non fu casuale: all'inizio di via Umberto I, un tempo, sorgeva un tempietto con tre Croci, da cui il nome della festa. Per la celebrazione, vengono preparate sagome di barche, cariche di fuochi d'artificio, che vengono appese da un lato all'altro della Via Borgo e durante la festa si dà loro fuoco, creando un fantasmagorico spettacolo di luci, colori e scoppi, un rito che mescola la memoria storica con la devozione religiosa.

Il Cammello e il "Ciuccio": Un'Indagine tra Storia e Folklore

All'interno del vasto mosaico delle tradizioni popolari calabresi e siciliane, emerge talvolta la curiosità di figure specifiche, come quella di un "cammello con il ciuccio". Sebbene le fonti storiche e le narrazioni relative ai Giganti facciano chiaro riferimento ai cammelli come mezzo di trasporto utilizzato dai pirati turchi e saraceni che seminavano il terrore nelle regioni, la menzione esplicita o dettagliata di un "cammello con il ciuccio" nel contesto fornito non è presente. Il testo descrive i pirati "girando per le vie a dorso di cammello e seminando il terrore tra le popolazioni", delineando un'immagine di minaccia e potere veicolata da questi animali esotici per l'Europa del tempo. Tuttavia, la specificità del "ciuccio" (inteso sia come ciuccio da bambino che, in alcune accezioni regionali, come asino o anche persona credulona) non trova riscontro diretto nelle narrazioni storiche o leggendarie qui analizzate.

Questo elemento potrebbe rappresentare una particolarità molto locale, una metafora o una successiva stratificazione interpretativa all'interno del folklore che, pur non essendo documentata in modo diretto nelle narrazioni qui presentate, aggiunge un tocco di mistero al ricco patrimonio di storie e leggende. È possibile che "ciuccio" sia un termine dialettale con un significato specifico in un contesto molto ristretto, o che si tratti di una narrazione popolare che ha subito distorsioni o aggiunte nel tempo, svincolandosi dalla registrazione storica più ampia che lega i cammelli ai predoni saraceni. Indipendentemente dalla sua origine precisa, la menzione di un "cammello" in questo contesto rafforza il senso di alterità e di minaccia che gli invasori portavano con sé, utilizzando animali non comuni nel paesaggio mediterraneo per amplificare la loro aura di conquistatori venuti da lontano. L'assenza di dettagli sul "ciuccio" in relazione al cammello nelle fonti disponibili suggerisce che, mentre il cammello è un simbolo della presenza invasore, l'elemento "ciuccio" potrebbe essere un'interpolazione successiva, un'interpretazione metaforica o un riferimento a una leggenda meno diffusa che non si è pienamente integrata nei racconti predominanti dei Giganti e delle guerre contro i pirati. In ogni caso, la ricerca di tali dettagli contribuisce ad approfondire la comprensione di un folklore che continua ad evolversi e a stimolare la curiosità.

Mappa delle incursioni saracene nel Mediterraneo

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