Le Ninne Nanne: Melodie Universali, Racconti di Culla e Custodia di Linguaggi

Le ninne nanne, melodie rassicuranti cantate ai bambini per farli addormentare, costituiscono un tessuto sonoro universale che accompagna l'umanità fin dalle sue origini più remote. L'idea alla base di ogni ninna nanna è che un canto eseguito da una voce familiare induce i bambini a un sonno sereno. Non sono soltanto semplici canzoni; sono le prime espressioni d'amore che una madre canta al suo neonato, capaci di generare sicurezza e un profondo senso di appartenenza. Questi canti esprimono amore e generano sicurezza nel bambino, fungendo da ponte sonoro tra il mondo protetto del grembo materno e la realtà esterna. Dalle antiche civiltà alle moderne metropoli, le ninne nanne si manifestano in ogni cultura popolare, adattandosi ai suoni, ai ritmi e ai significati di ogni lingua, ma mantenendo intatto il loro scopo primario: confortare, cullare e connettere.

Bambino addormentato nella culla mentre un genitore canta

L'Eco di Millenni: Storia e Significato Profondo delle Ninne Nanne

La storia delle ninne nanne affonda le radici in tempi immemorabili, ben prima che la scrittura ne potesse tramandare i testi. Per quanto ne sappiamo, le ninne nanne esistevano già nel 2000 a.C. Un'evidenza affascinante è una tavoletta di argilla delle dimensioni di un palmo risalente all'antica Babilonia, nell'odierno Iraq, su cui è riportata una ninna nanna scritta in caratteri cuneiformi. Recente è la scoperta di una ninna nanna di ben 2500 anni fa, il cui testo è inciso su una tavola numerica, recuperata a 160 chilometri dall'odierna Baghdad. Questo è uno degli esempi più antichi di ninna nanna cantata molto probabilmente da una balia, sebbene spesso simili, dolci canzoni fossero intonate direttamente da uno dei genitori, e a volte da papà e mamma insieme. Le parole usate sono poetiche e augurano al piccolo lo stesso “sonno che ha un cucciolo di gazzella stanco”, chiedendogli di sonnecchiare come fa “il pastore nel mezzo del suo turno di guardia”. Esempi tratti dalla natura o dalla vita agreste per aiutare i piccoli a rilassarsi e trovare un sonno sereno, rivelando la loro funzione primaria e la loro connessione con l'ambiente circostante.

Per secoli e in moltissime culture, compresa la nostra, le ninnananne sono state l'unico momento di espressione di tante donne, che cantando si sfogavano delle loro frustrazioni, dei loro dolori. Ecco perché alcune hanno testi brutali: a volte se la prendono con il marito che è morto in guerra, o che se ne è andato lasciandole senza soldi, oppure con i bambini che le fanno impazzire e che darebbero volentieri a un “uomo nero”. Questa dimensione catartica rivela un lato meno romantico, ma ugualmente profondo, di questi canti, che fungono da valvola di sfogo per le emozioni complesse e spesso represse delle madri.

Eppure le ninnananne possono essere anche tanto altro. Il concetto di benedizione, ad esempio, torna in molte culture, come in una ninna nanna del Congo che parlava dello “spirito guardiano” dei bambini e di come la mamma gli avesse dato un obolo per proteggere il figlio. Questa speranza di protezione e buoni auspici per il futuro del bambino è un filo conduttore che attraversa il repertorio mondiale di questi canti.

Antica tavoletta cuneiforme con inciso testo di ninna nanna

Le ninne nanne, pur nella loro diversità, condividono con le lamentazioni funebri l'uso di elementi senza significato, come “noooo, ciui ciui”, che servono per dare il ritmo e si abbinano all'atto del cullare, anche se non hanno alcun significato letterale. Questi suoni onomatopeici o sillabici contribuiscono a creare un'atmosfera sonora ripetitiva e ipnotica, ideale per indurre il sonno.

Non tutte le ninne nanne sono anonime o di origine popolare. Ninne nanne scritte da famosi compositori di musica classica prendono il nome di berceuse, che è il termine francese per ninna nanna, come la Berceuse scritta da Fryderyk Chopin nel 1844. Analogamente, la celeberrima Ninna nanna di Brahms, nota anche come Canzone della culla, è un esempio di come la musica d'arte abbia abbracciato questo genere. Per quanto riguarda Twinkle, Twinkle, Little Star, questa è comunemente attribuita a Mozart, ma la melodia deriva in realtà da una vecchia canzone francese del 1761, "Ah! Vous dirai-je, Maman". Mozart compose una serie di dodici variazioni basate su questa melodia, probabilmente mentre si trovava a Parigi nel 1778, e le fu aggiunto il testo di una poesia intitolata The Star della poetessa inglese Jane Taylor, pubblicata nel 1806. Questi esempi dimostrano la fusione tra tradizione popolare e creazione artistica nel mondo delle ninne nanne.Una caratteristica che permette di riconoscere una ninna nanna è il ritmo. I toni tranquillizzanti e i ritmi dolci sembrano essere la ragione per cui una ninna nanna aiuta un bambino ad addormentarsi. È il ritmo del valzer, in 3/4, che ricorda un po' il dondolio di una culla, e molte ninne nanne tradizionali di tutto il mondo sono scritte in questo modo, confermando una sorta di linguaggio ritmico universale per l'induzione al sonno.

La Voce della Mamma e la Nascita del Linguaggio

Il legame tra la ninna nanna e lo sviluppo precoce del bambino è profondo e scientificamente riconosciuto. Quando il bambino è nel grembo materno, non può percepire molto dall'esterno, ma l'altro suono che il bambino sente prima della nascita è la voce della madre. Anche se questa gli giunge ovattata, il bambino ne è consapevole e si dice che le ninne nanne cantate dalla madre possano fungere da ponte tra la vita nel grembo materno e quella al di fuori di esso. Questo può funzionare anche se, mentre è nell'utero, il bambino è esposto continuamente anche ad altre voci. Si narra persino di un fratello che cantava ogni sera "You Are My Sunshine" alla sorellina mentre era nella pancia della madre; quando la bimba nacque con problemi di salute e sembrava che non ce l'avrebbe fatta, fu proprio la voce del fratello che cantava per lei a far risalire i suoi parametri vitali e farla guarire miracolosamente. Questa narrazione evidenzia il potere unico della voce familiare nel rassicurare e connettere il neonato al suo ambiente.

Le nostre ricerche dimostrano un rilassamento profondo, che coinvolge anche i genitori, come spiega da Toronto Laura Cirelli, professoressa di psicologia dello sviluppo che si è dedicata per anni allo studio scientifico delle lullabies. Senza contare che il canto è molto più efficace delle semplici parole per calmare un neonato agitato. Quello che abbiamo scoperto, poi, è che i bambini sono più recettivi quando ascoltano canzoni che conoscono, rafforzando l'importanza di un repertorio familiare e ripetitivo. Non solo, cantare i testi delle canzoni o persino recitare le filastrocche può favorire le prime capacità linguistiche. È stato dimostrato che la musica stessa è un valido aiuto all'apprendimento per i neonati e i bambini piccoli. Il testo di "Good Night" o "Golden Slumbers" dei Beatles può avere più senso come ninna nanna, ma le canzoni "Lucy in the Sky with Diamonds" o "Norwegian Wood" potrebbero essere più efficaci per via del loro ritmo in 3/4.

COME FUNZIONA LA MENTE (il cervello) DEI BAMBINI

Le ninne nanne sono la porta d'entrata della poesia, ma ancora di più del linguaggio. Pensiamo, per esempio, alle ripetizioni sillabiche (pa-pa, la-la): sono un modo per immergere i bambini nel mondo dei suoni che poi dovranno imparare a ripetere. Non dimentichiamo che il cervello di un bebè è pronto per parlare tutte le lingue del mondo. Insomma, questi giochi di suono, che agli adulti spesso sembrano fini a se stessi, in realtà sono una ginnastica linguistica che serve per sviluppare il gusto della parola. Le poesie-gioco dovrebbero zampillare nelle orecchie dei bambini in ogni momento della giornata. E non penso solo a quelle canoniche, ma anche a versioni improvvisate, anche prive di significato, partendo da parole comuni. Ciò sottolinea l'importanza di un ambiente linguistico ricco e stimolante fin dalla primissima infanzia.

Laura Cirelli è convinta che le ninne nanne abbiano una grande importanza per la formazione dell'identità culturale. I genitori cresciuti addormentandosi con le lullabies sono più propensi a farlo con i loro figli, tramandando quei testi. Questa continuità generazionale garantisce la sopravvivenza di un patrimonio immateriale prezioso. Che i bambini abbiano ricordi speciali, che spesso noi adulti sottovalutiamo, conferma anche Elisabetta Garilli, musicista veronese che per anni si è occupata del progetto Disegnare musica nelle scuole primarie. Chiedeva ai bambini di condividere le ninne nanne di quando erano piccini e, quando iniziavano a cantare, si rivelavano attraverso il suono. Questa magia accadeva perché la memoria sonora arriva dalla pancia, racconta della cultura di ciascuno. Da quella esperienza è nata l'idea di organizzare laboratori musicali che accompagnassero le mamme in gravidanza fino ai primi 6 mesi di vita dei loro bambini. Così ha scoperto che la musica arriva prima ancora nel gesto, come quello del cullare. E che ci sono culture libere che nell'incontro con la musica si sentono vive, mentre altre hanno un rapporto prettamente estetico con il suono. Le mamme africane, per esempio, quando sono in gravidanza e quando cullano i loro neonati prendono la frequenza dai piedi e la portano al corpo: è come se “danzassero la terra”. Per le italiane, invece, è un momento intimo. Questa differenza nell'approccio rivela la ricchezza e la varietà delle pratiche culturali legate al cullare.

Mani di una mamma che accarezzano la pancia in gravidanza

Un Patrimonio da Preservare: Progetti e Iniziative Moderne

Il valore intrinseco delle ninne nanne come patrimonio culturale e linguistico ha ispirato numerose iniziative moderne volte alla loro conservazione e promozione. La Commissione europea ha creato il progetto Lullabies of Europe per raccogliere tutte le ninne nanne nelle diverse lingue della Comunità per preservarne il patrimonio culturale. Questo progetto ha raccolto 35 ninne nanne in sette lingue europee (ceco, danese, inglese, greco, italiano, rumeno e turco), rendendole disponibili per un pubblico più ampio e contribuendo a salvaguardare la diversità linguistica.

Un altro esempio è il progetto europeo Languages from the Cradle, in occasione del quale è stata composta una ninna nanna contemporanea, "Ninna nanna dei suoni e dei colori". Ancora più ambizioso è il progetto World Lullabies, che parte dal presupposto che la ninna nanna costituisca uno strumento di pace, di condivisione: tutti i bambini, ovunque siano nati e qualunque lingua parlino, condividono il linguaggio universale della poesia attraverso la musica. La playlist è composta da 6 ninna nanne appartenenti a 6 terre diverse: Italia, Francia, Inghilterra, Spagna, Israele e Palestina. Il progetto vede la collaborazione del reparto di maternità dell'ospedale San Giuseppe di Gerusalemme, dove donne musulmane ed ebree vanno a partorire, incarnando lo spirito di unità e comprensione attraverso la musica.

Mappa dell'Europa con i paesi coinvolti nel progetto Lullabies of Europe

Anche la diffusione tramite podcast sta contribuendo a far conoscere e apprezzare le ninne nanne di diverse culture. Ad esempio, in occasione della Giornata Internazionale della Lingua Madre, vengono realizzati racconti e podcast dedicati a questo tema. I primi podcast hanno la voce di Hamida e Haifa, entrambe originarie della Tunisia. Hamida e Haifa ci raccontano qualcosa della loro vita in Sardegna tra due culture e due e più lingue, e soprattutto della comunicazione in famiglia tra genitori e figli di generazioni, anche linguistiche, molto diverse. Una mescolanza di lingue tra l'italiano, l'arabo e il francese. Hamida condivide una ninna nanna in arabo tunisino, tramandata dalle madri della sua famiglia per far addormentare i bambini. Haifa invece ha cantato "Tita tita tita!", una canzone tradizionale in arabo tunisino. Un terzo podcast ci porta in Bangladesh con Sharmin e la sua storia linguistica che si incrocia tra il bengalese, sua lingua madre, l'inglese e l'italiano. Questi esempi mostrano come le ninne nanne siano veicoli di identità linguistica e culturale, permettendo ai bambini di crescere in ambienti plurilinguistici e di mantenere un forte legame con le proprie radici.

L'impegno nella traduzione di libri per ragazzi è un altro modo per valorizzare le ninne nanne e le lingue meno diffuse. I libri di Topipittori sono tradotti in molte lingue, e a ogni nuova vendita di diritti, l'arrivo in casa editrice dell'edizione straniera ci mette sempre di buon umore. A parte il lato materiale della faccenda, per nulla disprezzabile, vedere un libro che è familiare cambiare improvvisamente per aver preso l'abito di un'altra lingua è strano e piuttosto interessante. Il senso del testo scompare, per esempio, nell'illeggibilità del coreano, cinese o thailandese; ma anche del lituano, del polacco o del neederlandese che lasciano pochi spiragli. E in fondo anche lingue abbastanza vicine alle nostra, come il brasiliano, ammantano il conosciuto di esotismo.

Non avremmo proprio mai pensato che uno dei nostri libri sarebbe stato tradotto in lingua corsa, e vederci recapitare le copie di Ninna nanna da un agneddu, in còrso, è stata una sorpresa vera e per ragioni opposte a quelle di un'emozione esotica. Non è solo il fatto che gli editori hanno frequentato la Corsica per anni, e quindi vi sono molto affezionati, è proprio che il racconto della pecorella, attraverso quei suoni e quelle espressioni per niente alieni all'italiano, improvvisamente è diventato particolarmente più affettuoso e vivo, riallacciandosi a tradizioni lontane, e rammentando certe bellissime nenie dialettali come quelle che si trovano in Ninna nanne italiane. La scelta è caduta su un albo italiano in modo del tutto naturale, giacché i nostri immaginari sono molto vicini, soprattutto per quanto riguarda la vita agreste. La pecorella del libro rientra nell’universo conosciuto dei bambini còrsi, per i quali la natura è una presenza molto forte (il mare, la montagna, la macchia, i pascoli). Ninna nanna per una pecorella è una storia sulla tolleranza, sul bisogno di incontrarsi e di conoscersi. L'altro non rappresenta necessariamente una minaccia, sebbene all'apparenza potremmo pensare il contrario.

Copertina del libro

Il desiderio di tradurre delle opere in còrso nasce dalla necessità di disporre di strumenti adeguati per la trasmissione della lingua còrsa che non abbiano solo una finalità pedagogica. La questione della tutela, della trasmissione e dello sviluppo della lingua corsa, rappresenta una scommessa cruciale per la nostra società insulare, verso la quale la casa editrice Albiana ha adottato una posizione di difesa e di promozione attiva, militante. Questo, certamente, senza rinnegare la lingua francese. Il bilinguismo è un concetto molto moderno per una Francia assai “conservatrice” e la Corsica, in questo ambito, è all’avanguardia: possedere due lingue sarà sempre più vantaggioso che possederne una sola. La storia non è però l'unico motivo d'interesse del libro: contare e forse anche imparare a leggere delle frasi brevi e semplici è la sua principale attrattiva “pedagogica”. La qualità grafica dell'albo, infine, è stata decisiva. Il libro è stato scelto tra molti altri perché la sua apparente semplicità (così difficile da raggiungere!) consiste in una sintesi visiva molto coinvolgente.

Viaggio tra le Culle del Mondo: Esempi di Ninne Nanne Tradizionali

Le ninne nanne, nel loro perpetuarsi attraverso le generazioni, hanno assunto forme e contenuti diversissimi, riflettendo la ricchezza delle culture da cui provengono. Un'esplorazione di questi canti ci porta in un viaggio affascinante attraverso il patrimonio linguistico e musicale globale.

Ninne Nanne Ceche

Il repertorio ceco è particolarmente ricco di ninne nanne che riflettono la tradizione e la spiritualità della regione. "Spi, Janíčku, spi" (Dormi, Janíček, dormi) è una vivace ninna nanna raccolta in Moravia da František Sušil (1804-1868), prete e attivista della rinascita nazionale ceca. Egli raccolse canti in Moravia, Slesia ed anche nei villaggi slavi dell'Austria. Questa ninna nanna usa il nome proprio di un bambino, Janíček, che è usato familiarmente per il nome maschile Jan, molto comune."Ukolébavka" (Ninna nanna) fu pubblicata nel 1633 ne "L'Informatorium della Scuola Infantile" di Johan Amos Comenius (1592 - 1670). Questo libro è probabilmente il primo trattato sullo sviluppo e l'educazione dei bambini fino a sei anni, nella famiglia. Comenius sottolineò, fra altre tematiche, la necessità di offrire stimoli sensoriali ed emozionali nella prima infanzia. "Hajej můj andílku" (Angioletto mio) è una delle ninnananne ceche più melodiose, raccolta inizialmente da Karel Jaromír Erben (1811-1870), scrittore romantico ceco, poeta e collezionista di canti popolari e fiabe cechi. "Halí, dítě" (Fai la ninna, bambino) fu raccolta da František Bartoš (1837-1906), pedagogo ed etnografo che collezionò canti moravi. Infine, "Halaj, belaj, malučký" (Dormi, dormi, piccolo) proviene dalla Moravia orientale, dove il dialetto viene influenzato dallo slovacco, e i canti popolari sono simili a quelli slovacchi al di là del confine.

Ninne Nanne Danesi

La Danimarca offre un insieme di ninne nanne che spaziano da classici intramontabili a composizioni più moderne. "Solen er så rød, mor" (Il sole è così rosso, mamma) è considerata dai danesi una ninna nanna classica. "Elefantens vuggevise" (La ninna nanna dell'elefante) è una delle ninne nanne più popolari e anch'essa è considerata un classico. Il tema tratta degli animali esotici, e il contenuto e il testo sono semplici e di facile comprensione per un bambino. Per rendere questa canzone politicamente corretta, negli anni novanta fu sostituita la parola negerdukkedreng (bambolotto negro) con kokosnød (noce di cocco). Il testo della canzone fu scritto nel 1948 dallo scrittore e poeta Harald H. "Godnatsang" (Canzone della buona notte), molto popolare, è stata composta da Sigurd Barrett (1967), pianista, compositore e conduttore di un programma televisivo per bambini, assieme al musicista Steen Nikolaj Hansen. Sigurd di solito canta questa canzone alla fine del suo programma. Questa ninna nanna presenta un tema riguardante il sonno. "Mues sang få Hansemand" (La canzone della mamma per il piccolo Hans) proviene dalla zona meridionale dello Jutland, è molto antica e non si conosce l'anno in cui fu composta. Non è però molto conosciuta in tutta la Danimarca, probabilmente a causa del suo dialetto dello Jutland. "Jeg vil tælle stjernerne" (Conterò le stelle) fu scritta nel 1951 dal famoso poeta e scrittore danese Halfdan Rasmussen (1915-2002), con musica di Hans Dalgaard (1919-81).

Ninne Nanne Inglesi

Il mondo anglosassone ha contribuito con numerose ninne nanne iconiche, alcune delle quali risalenti a secoli fa. "Lavender's blue" (La lavanda è blu) è una canzone tradizionale usata come ninna nanna, la cui origine si perde nel tempo, ma risale almeno al XVII secolo. Come molte ninne nanne, anche questa probabilmente è stata tramandata da una generazione all'altra e ha subito modifiche nel tempo. "By Baby Bunting" (Ciao, bimbo ‘fagottino’) è antica quanto le filastrocche inglesi. Nell'inglese antico, le ninne nanne erano chiamate Byssinge e il prefisso by significava sonnellino. Le madri inglesi l'hanno cantata ai loro bambini ed è familiare ovunque si parli la lingua inglese. La melodia è giunta fino ai nostri giorni senza variazioni. Come nelle ninne nanne di altri luoghi, la promessa di una ricompensa per un buon comportamento viene presentata al bambino. "Hush, little baby" (Ninna, nanna, piccolino) è un'altra ninna nanna tradizionale di cui non sappiamo chi compose la musica o chi scrisse le parole. Si suppone che abbia origine nel Nord America, poiché il tordo beffeggiatore, uccello menzionato nella canzone, si trova nel continente americano. "Twinkle twinkle little star" (Brilla brilla stellina), una delle più popolari filastrocche inglesi, combina la melodia di una canzone francese del 1761, "Ah! Vous dirai-je, Maman", con la poesia inglese The Star di Jane Taylor. La poesia, con strofe composte di coppie di versi in rima, fu pubblicata nel 1806 in Rhymes for the Nursery. Il testo contiene cinque stanze, sebbene soltanto la prima sia largamente conosciuta. "Scottish Lullaby" (Ninna nanna scozzese) è una melodia tradizionale che proviene dai fieri clan delle Highlands scozzesi. Soltanto l'aria "Cdul gu lo" (Dormi fino all'alba) e non i versi originali scozzesi furono usati quando venne presentata una drammatizzazione di Guy Mannering di Sir Walter Scott. La storia delle Highlands e delle interminabili battaglie con cui i clan potevano preservare la loro sofferta indipendenza contro le schiaccianti disparità, sono evocate in questo primo canto per l'infanzia. Il sogno concerne lo squillo di tromba e l'ideale è il coraggio.

COME FUNZIONA LA MENTE (il cervello) DEI BAMBINI

Ninne Nanne Greche

Le ninne nanne greche spesso richiamano la bellezza della natura e la mitologia. "Νάνι μού το νάνι νάνι" (Ninna, mio caro, ninna, nanna) proviene dall'isola di Calimno, una delle isole del Dodecaneso. Quest'isola combina la bellezza delle montagne, l'aroma dell'origano e del timo con le acque cristalline. Le parole sono influenzate dalla bellezza della natura. Calimno è anche famosa per le spugne e la produzione dell'olio d'oliva, il che spiega perché nella ninna nanna vengono menzionati gli ulivi ed il sole, elementi essenziali per gli abitanti di Calimno. Oltre alle parole "nani-nanì", si trova qui anche il suono "e e è" che è molto popolare e comune nelle ninne nanne greche. "Νάνι νάνι το παιδί μου" (Ninna, nanna, bambino mio) ha origine nella montuosa Kastoria, città greca nella Macedonia Occidentale. A Kastoria vi sono molte aree coltivate e la regione è famosa specialmente per i vigneti, che non a caso sono citati nella ninna nanna. Vi sono anche molti allevamenti di bestiame, spiegando i riferimenti all'agnello, alla capra e all'ovile. Un altro interessante elemento è l'uso di diminutivi. "Ύπνε, που παίρνεις τα μικρά" (Sonno, che prendi i piccoli), originariamente creata nell'isola di Tasso, si ascolta in tutta la Grecia con numerose variazioni. L'elemento del “Sonno” (Ύπνος) è centrale. In molte ninne nanne greche ci si rivolge al Sonno, al quale gentilmente si richiede di prendere il bambino nelle sue braccia e di aiutarlo ad addormentarsi. Secondo la mitologia greca, Ύπνος era il dio del sonno. In questa ninna nanna si menzionano l'Est e l'Ovest ad indicare la vastità del mondo. "Ύπνε μου, επάρε μού το" (Sonno caro, ti passo il mio bambino) nasce nell'Italia meridionale, dove popolazioni di lingua greca hanno abitato fin dall'VIII secolo a.C., quando le prime colonie greche si stabilirono nel Salento, in Calabria, a Taranto e a Metaponto. Queste aree hanno una vasta produzione di rose, e forse per questo, nella ninnananna, troviamo il riferimento alle rose ed al loro assortimento. "Τζοιμάται ο ήλιος στα βουνά" (Il sole dorme sulle montagne), di tradizione greca, ebbe origine nell'isola di Egina. Passata all'isola di Cipro, fu trasformata nel dialetto cipriota e vi si aggiunsero alcuni versi. La ninna nanna greca originale era formata soltanto dalla prima stanza. Parla del momento del tramonto, quando il sole e la pernice dormono ed anche i bambini dovrebbero dormire.

Ninne Nanne Italiane

L'Italia, con la sua ricca tradizione di dialetti e culture regionali, vanta un vasto repertorio di ninne nanne, ognuna con le sue peculiarità. Un esempio è un'antica ninna nanna siciliana che è una invocazione al sonno in cui vengono enumerate tutte le creature che, una dopo l'altra, cadono addormentate: “l'ocidduzzi agnuniati” (uccellini rincantucciati), “l'agnidduzzi durmigghiusi” (agnellini dormiglioni), “li sirpuzzi 'nnammurati” (piccole serpi innamorate), l'acqua che scorre, le montagne e la viola nella scarpata, finché il sonno tocca le palpebre dell'infante. Questa melodia rammenta certe bellissime nenie dialettali come quelle che si trovano in Ninna nanne italiane. "Nana Bobò" è una bella ed antica ninna nanna della laguna veneta. Influenze balcaniche e bizantine sono evidenti nella struttura della canzone. Colei che canta augura salute e ricchezza all'amato bambino che non vuole dormire. La madre non è presente, è andata alla fontana a prendere dell'acqua, evocando un'immagine di vita quotidiana e di assenza momentanea. "Fai la Nanna, Mio Simone" è un esempio delle ninne nanne tradizionali italiane proveniente dalla Toscana e presenta, all'inizio, un tono esuberante, seguito da un ritmo più dolce e più appropriato per una canzone da culla. Le immagini ed i sentimenti che suggerisce sono quelli di una vita vissuta con semplicità e candore, nei tempi passati. "Ninna nanna sette e venti" è una dolce e melodica ninna nanna che fa parte del ricco folclore e delle villotte friulane: “Cuant ch'in cîl a ven le gnot e chi sês aí bessôi, se tu no tu duars inmó, jê ti cjale fís tai vôi” (Quando il cielo si oscura e che siete lì da soli, se tu non dormi ancora, lei ti guarda negli occhi…). Qui, altre donne sono in piazza a conversare e passeggiare piacevolmente, ma la madre rimane a casa, per sorvegliare la cottura al forno di un tipo di pane chiamato focaccia, e ad occuparsi del suo bambino, delineando una scena di cura e dedizione. "Stella stellina", composta da Lina Schwarz, è una delle ninne nanne più popolari in tutta l'Italia. Molte madri italiane conoscono anche la ninna nanna toscana "Fate la nanna, coscine di pollo", usata di solito senza alcuna variazione di testo. Con un po' di fantasia, possiamo pensare alle gambette di un bambino appena nato e paragonarle affettuosamente alle coscine di pollo.

Ninne Nanne Romene

Il folklore rumeno è un tesoro di ninne nanne che narrano della vita in campagna e delle speranze per il futuro dei bambini. "Culcă-te, puiuţ micuţ" (Addormentati, piccino mio) è un'antica ninna nanna della Romania occidentale e centrale (Cluj, Bihor, Năsăud), cantata ancora dalle donne che vivono in campagna, e se ne possono ascoltare diverse versioni. Viene anche menzionata nei testi scolastici nella versione cantata da Maria Tănase (1913-1963), una famosa cantante folk rumena che contribuì grandemente a far conoscere la musica popolare rumena all'estero. "Nani, nani, puişor" (Ninna, nanna dolce piccolino mio) è usata in tutte le regioni della Romania. Inizia con le tipiche parole che inducono al sonno: nani, nani. La madre si augura che il bambino dorma a lungo, fino a mezzogiorno del dì seguente. In rumeno, la parola "domani" corrisponde a mâine, ma nella ninna nanna si può ascoltare un'antica variante, mâni. "Culcă-mi-te mititel" (Vai a dormire come un bimbo piccolino) è un antico canto per cullare i bambini, proveniente dalla regione della Montenia (Romania meridionale). La madre desidera che il suo bambino cresca e sia in grado di badare a pecore, agnelli ed anatroccoli nei campi. In campagna, i bambini giocano sempre con piccoli animali e fiori e, quando diventano un po' più grandi, continuano a prendersene cura, dipingendo un quadro idilliaco dell'infanzia rurale. "Nani, nani, puiù mamii" (Ninna, nanna, il bambino della mamma) è un'altra ninna nanna molto antica, nata nelle regioni meridionali della Romania, in Oltenia. È breve e ripete specifiche parole per indurre il bambino alla quiete e al sonno: nani è una parola tipica delle ninnananne; maică/maichii significa mamma mia/della mamma. In rumeno è comune rivolgersi ai bambini con le parole "della mamma", per dimostrare affetto. "Haia, haia, mică baia" (Haia, haia, il bagnetto) inizia con le parole haia, haia che suggeriscono l'atto del cullare o del mettersi a giocare. Il tema principale della ninna nanna è la ripetizione del numero ventuno. In rumeno, il numero venti si dice douăzeci, ma nella ninnananna si può ascoltare douăzăşi, il modo in cui si pronuncia nella regione del Banato.

Ninne Nanne Turche

Le ninne nanne turche sono spesso intrise di desideri, benedizioni e profonde espressioni d'amore per i bambini. "Uyusun da büyüsün" (Che il mio bambino cresca mentre dorme) è inclusa nella categoria più estesa delle ninne nanne turche, quelle che esprimono auguri e desideri. In queste ninne nanne perlopiù è espresso il desiderio che il bambino si addormenti. Generalmente, esprimono ciò che la madre desidera per la sua bambina o per il suo bambino, inclusi benefici materiali come giocattoli, vestiti, cibi e bevande. Nella prima strofa di questa ninna nanna, la madre esprime il desiderio che la sua bambina cresca sana. È usata, inoltre, l'espressione onomatopeica tıpısh tıpısh, per rendere il suono dei passi della bambina. Nella seconda strofa, la madre descrive le mani e le braccia della sua piccola decorate con l'henna. Una volta era molto comune per i turchi applicare l'henna sulle mani delle bambine in segno di benedizione. "Babanın Ninnisi" (Ninna nanna del papà) è una ninna nanna moderna composta da Özge İlayda, indicando una crescente partecipazione paterna in questi canti. "Dandini Dandini Dastana", una delle più conosciute, quasi tutti in Turchia ne conoscono la prima strofa. È possibile cantarla con variazioni del primo verso o di quelli successivi. A prima vista, il verso iniziale può sembrare strano, in quanto il suo contenuto è piuttosto estraneo ai concetti che si hanno del mondo del bambino o della ninna nanna. Secondo alcune fonti, il significato è metaforico: dana (vitello) rappresenta il figlio, bostan (orto) è la vita, bostancı (giardiniere) sta per il padre e lahana (cavolo) rappresenta una ragazza che la madre del ragazzo non approva. Invoca il nome di Dio e chiede che lo tenga lontano dal malocchio. Elogiare la bellezza del bambino o della bambina è un tratto molto comune nelle ninne nanne turche. La madre usa diverse similitudini e paragona le labbra della sua bambina alle ciliegie, e le sopracciglia alla luna crescente o a una piuma. Per la madre, il suo bambino è più bello che qualsiasi altra cosa, perfino degli angeli. "Sen bir güzel meleksin" (Sei un magnifico angelo) è una ninna nanna dallo stile più urbano che rurale. Oltre all'elogio, questa ninna nanna è un esempio del gran buon cuore della madre. Nella prima strofa, la madre paragona il suo bambino a un angelo, un fiore; egli diventa la mela dei suoi occhi. "Adalardan çıktım yola" (Ho lasciato le isole camminando), conosciuta anche come "Bebeğin beşiği çamdan" (La culla del bambino è fatta di pino), è usata in tutta la Turchia, ma specialmente nelle regioni orientali.

Altre Ninne Nanne dal Mondo

In alcune comunità Mixe dello stato messicano di Oaxaca si crede che i nuovi nati, nel venire al mondo, abbiano molta fortuna dal punto di vista linguistico: comprendono una lingua universale (più tardi ampliata con il vocabolario degli adulti), per poi essere in grado di ottenere un diamante raro: la lingua Ayuujk. Nei nostri sogni, possiamo talvolta rievocare quella lingua universale con la quale siamo nati, la stessa che usiamo quando arriviamo a perdere la nostra capacità di intendere e di volere, o quando la morte si avvicina. Non è una sorpresa che le parole fungano da incantesimo per calmare il pianto del bambino, per farlo addormentare, o per trasmettergli conforto o speranza. Trasmesse soprattutto attraverso la tradizione orale, le ninne nanne rispecchiano gli approcci musicali e testuali verso quella che noi chiamiamo “infanzia”. Una ninna nanna è principalmente un testo orale, costruito in modo che gli esseri umani si relazionino tra loro esprimendosi secondo l'eredità linguistica della cultura in cui si è nati. Le ninne nanne sono i mattoni della lingua, offerta al bambino per vivere nel mondo. Una ninna nanna può aprire la strada per esporre i bambini alla diversità delle lingue nel mondo. Questa prospettiva allarga ulteriormente il significato delle ninne nanne, elevandole a custodi di un patrimonio linguistico che precede la parola stessa.

Oltre il Sonno: Ninne Nanne come Educazione e Tradizione

Le ninne nanne sono molto più di un semplice aiuto per far addormentare i bambini; sono strumenti di educazione, veicoli di valori culturali e pilastri della tradizione familiare. Come parte del repertorio dei canti infantili, che comprendono anche quelli di gioco, come il girotondo, e quelli in cui i bambini vengono fatti saltare per aria, o in cui si usano le dita delle mani per insegnare i nomi, sono le cosiddette "piccole poesie". Queste poesie-gioco dovrebbero zampillare nelle orecchie dei bambini in ogni momento della giornata. E non penso solo a quelle canoniche, ma anche a versioni improvvisate, anche prive di significato, partendo da parole comuni. Questa flessibilità nell'uso delle ninne nanne ne aumenta il potenziale educativo e di legame emotivo.

La valenza pedagogica di questi canti è innegabile. L'esempio di Ninna nanna per una pecorella che permette di contare e forse anche imparare a leggere frasi brevi e semplici, ne è la principale attrattiva "pedagogica". Molte ninne nanne, infatti, integrano nel loro testo elementi che stimolano l'apprendimento precoce, dai numeri agli animali, dalle parti del corpo ai fenomeni naturali. Non dimentichiamo che il cervello di un bebè è pronto per parlare tutte le lingue del mondo. Le ninne nanne e le filastrocche sono la porta d'entrata della poesia, ma ancora di più del linguaggio. Le ripetizioni sillabiche (pa-pa, la-la) sono un modo per immergere i bambini nel mondo dei suoni che poi dovranno imparare a ripetere. Insomma, questi giochi di suono, che agli adulti spesso sembrano fini a se stessi, in realtà sono una ginnastica linguistica che serve per sviluppare il gusto della parola.

La natura e la vita agreste sono temi ricorrenti nelle ninne nanne di molte culture, come abbiamo visto negli esempi siciliani, corsi, greci e rumeni. La pecorella del libro tradotto in còrso rientra nell’universo conosciuto dei bambini còrsi, per i quali la natura è una presenza molto forte (il mare, la montagna, la macchia, i pascoli). Questi riferimenti non solo rendono i canti più facilmente comprensibili e familiari per i bambini, ma trasmettono anche un senso di connessione con l'ambiente e le tradizioni locali.

Le ninne nanne sono anche veicoli di messaggi più profondi, come la tolleranza e il bisogno di incontrarsi e di conoscersi, un tema centrale in Ninna nanna per una pecorella. L’altro non rappresenta necessariamente una minaccia, sebbene all’apparenza potremmo pensare il contrario. Attraverso storie semplici e melodie delicate, i bambini vengono esposti a concetti complessi in un modo accessibile e rassicurante.

Il ruolo dei genitori nel tramandare le ninne nanne è cruciale per la conservazione di questo patrimonio. I genitori cresciuti addormentandosi con le lullabies sono più propensi a farlo con i loro figli, tramandando quei testi. Questa trasmissione di generazione in generazione non solo mantiene viva la tradizione, ma rafforza anche il legame familiare e l'identità culturale del bambino. Come osserva Chiara Carminati, le poesie, come le storie, sono doni di voce ma anche di tempo che i genitori dedicano ai figli. Questo tempo, speso nel canto e nella narrazione, è un atto d'amore profondo, che va oltre la semplice funzione di far addormentare un bambino. Non è solo una questione di stimoli, è anche una forma d'amore. È la dimostrazione che le ninne nanne, in tutte le loro forme e lingue, sono un tesoro inestimabile per l'umanità, un linguaggio universale che nutre il cuore e la mente dei più piccoli, preparandoli a navigare nel mondo con consapevolezza e serenità.

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