L’abbigliamento tecnico dedicato agli sport invernali non è soltanto una questione di protezione termica, ma un connubio indissolubile tra ingegneria aerodinamica, estetica e identità nazionale. Nel contesto degli sport invernali italiani, la tuta da gara ha attraversato decenni di trasformazioni radicali, passando da capo di moda rivoluzionario a strumento di precisione tecnologica.

Il pioniere: Emilio Pucci e l'invenzione della modernità
Emilio Pucci non aveva previsto di diventare uno stilista, eppure ancora oggi lo ricordiamo come il Marchese della Moda. Un appellativo piuttosto emblematico che racchiude le sue origini: nasce a Napoli il 20 novembre 1914 in una storica famiglia aristocratica, motivo per cui acquisisce ufficialmente il titolo di marchese. Ma nel corso del tempo si è fatto conoscere anche come stilista, aviatore, politico e atleta olimpico. Ancora oggi possiamo affermare che sia stato uno dei creativi più rilevanti della moda italiana e internazionale; alcune sue invenzioni hanno decisamente cambiato il corso della storia.
Possiamo senz’altro affermare che il suo approccio alla moda sia stato del tutto casuale: Emilio Pucci non potrebbe mai immaginare che una delle sue passioni più grandi, lo sci, lo lancerà nell’Olimpo del lusso. Tutto infatti inizia in giovane età: da un lato c’è un ragazzo appassionato di design e arte, dall’altro un nobile amante degli sport, specialmente dello sci. Durante la prima metà del ‘900 questa disciplina non viene vista come oggi, ma è considerata un hobby elitario per via dell’alto impegno economico richiesto per praticarla. Nello stesso periodo, dopo aver concluso gli studi classici in Italia, vince una borsa di studio per meriti sportivi che gli permette di iscriversi al Reed College di Portland, negli Stati Uniti, dove ottiene la laurea in Scienze Sociali. È proprio qui che inizia ad avvicinarsi al mondo della moda, realizzando i suoi primi abiti e la divisa della squadra di sci dell’istituto.
Dopo l’esperienza nelle forze armate, decide di tornare sulle piste da sci, questa volta in qualità di istruttore a Sestriere. Ed è proprio grazie al legame con la montagna che la sua carriera nel mondo della moda decolla in modo inaspettato. Nel 1947, durante una vacanza a Zermatt, in Svizzera, fa indossare a una sua amica una tuta da sci da lui disegnata. Le immagini e soprattutto le creazioni del marchese ottengono un successo incredibile, tanto che l’anno successivo la stessa rivista pubblica la sua prima collezione sportiva da sci. Emilio Pucci viene scoperto essenzialmente in questo modo: sulla neve, grazie alla sua prima grande passione.
La rivoluzione tecnica: materiali e design
I suoi modelli, con tanto di etichetta “Emilio”, vengono acquistati da Lord & Taylor, famosa catena di grandi magazzini di lusso negli Stati Uniti e, neanche a dirlo, vanno subito a ruba. Sostanzialmente, grazie alla sua creazione, Emilio Pucci viene riconosciuto come l’inventore della moderna tuta da sci intera. Per noi oggi è un indumento di uso comune, ma per l’epoca rappresenta una vera e propria rivoluzione di stile: il suo modello - aerodinamico, aderente e funzionale - sostituisce i classici e pesanti pantaloni di lana e i giacconi ingombranti.
La sua versione rappresenta un punto di svolta per lo sportswear, soprattutto grazie all’uso di tessuti elastici e leggeri come il nylon e il rayon gabardine, che garantiscono libertà di movimento e isolamento senza appesantire. Successivamente, lo stilista sviluppa l’Emilioform, un tessuto pratico e aderente che ha trasformato lo skiwear. L’ultimo fattore, ma non per importanza, che decreta il successo della tuta di Pucci risiede nella sua estetica: è incredibilmente chic e lussuosa. Qualche anno dopo, intorno al 1960, il designer mise a punto un tessuto stretch innovativo - chiamato “Emilioform” - realizzato con nylon e shantung, versatile e funzionale a tal punto da essere utilizzato anche nella produzione di bikini, giacche, gonne e shorts.

L'estetica azzurra: identità e rappresentanza nazionale
Se Pucci ha dato il via alla modernità, la Nazionale Italiana ha saputo declinare questo concetto in chiave agonistica. Come anticipato lo scorso autunno dai responsabili Kappa a Milano alla presentazione delle squadre Fisi, il blu notte che è usato in questa stagione di Coppa del Mondo lascia il posto all’iconico azzurro della Nazionale italiana. In abbinamento come colore complementare il bianco presente come banda laterale su maniche e gambe. Sulle maniche all’altezza dei bicipiti l’inserimento del logo tricolore del Coni con il lettering Italia e senza lo scudetto stilizzato.
Le nuove tute degli Azzurri per Sochi 2014 furono un esempio di come l'estetica nazionale dovesse adattarsi a diverse discipline: sci alpino, slittino, salto, combinata nordica, fondo, biathlon, snowboard, bob e skeleton. Gli anni scorsi abbiamo sempre giocato con i colori, per ritornare a un sobrio, ed elegante blu scuro. Un colore, che sancisce una certa serietà e consapevolezza nei propri mezzi. Stiamo crescendo, come Nazionale, come “valore” dei nostri atleti, come risultati raccolti in tutti questi anni.
L'ingegnerizzazione moderna: performance e galleria del vento
Oggi la tuta da gara non è solo un vessillo, ma un concentrato di ingegneria. Nasce dalla collaborazione tra il centro Ricerca&Design Kappa e la Federazione Italiana Sport Invernali con l’obiettivo di portare gli standard aerodinamici a un livello superiore d’eccellenza. L’ingegnerizzazione del processo costruttivo, lo sviluppo e la differente combinazione di nuovi tessuti tecnici hanno permesso di raggiungere performance inedite. I test nella Galleria del Vento hanno migliorato ulteriormente le prestazioni. Grazie all’innovativo Vacuum System, l’aria attraversa la tuta ed esce dagli inserti posteriori, più permeabili all’aria. L’effetto aerodinamico è potente.
A margine della serata di gala che ha chiuso il “FISI Opening” 2021 è stata presentata la tuta da sci della nazionale azzurra per la prossima stagione. La nuova tuta gara 4CENTO Kombat Fisi 2022 è stata progettata grazie alla collaborazione tra il centro ricerca e sviluppo Kappa e la FISI per portare gli standard aerodinamici ad un livello superiore, vestita dalla modelle d’eccezione Marta Bassino e Dorothea Wierer.
FCA What’s Behind, la galleria del vento e lo sviluppo aerodinamico
Specializzazione sportiva: la KARPOS RACE SUIT
Non tutte le discipline richiedono la stessa protezione. Alba De Silvestro, ad esempio, ha indossato la KARPOS RACE SUIT che è la tuta da gara più vincente di sempre sviluppata con gli atleti della Nazionale Italiana di Sci Alpinismo, lo strumento ideale per conquistare il maggior numero di successi. Combinazione ottimale di traspirabilità, leggerezza, termicità e un condensato di tecnologia a disposizione solo degli atleti azzurri.
La ricerca dà i suoi frutti nel tempo. Il progetto della nuova tuta della Nazionale parte da lontano. Facciamo sentire il nostro supporto agli Azzurri che avranno a disposizione la tuta più veloce al mondo, in Azzurro. Il colore del successo. Fateci sognare! Sportful è con Voi al 100%! FORZA AZZURRI!
La tuta da sci tra moda e memoria storica
“Per lo sci gran momento nella moda” si leggeva sul Vogue Italia del novembre 1985. Ma ci sono capi che non smettono di fare moda. E la tuta da sci one piece è uno di quelli. La vedo ancora lì, adagiata con cura sul termosifone del bagno. Indossarla e sentirne subito il calore sulla pelle, si sa, scalda il corpo ma anche il pensiero. Fa subito casa. Ricordo perfettamente il contrasto tra l’arancio fluo e le piastrelle verde Tiffany. Accanto i guanti, la fascia, la maschera e gli scarponi. È una di quelle immagini fisse nella memoria, che sembrano immuni allo scorrere del tempo.
Oggi basta scrollare velocemente tra un social e l’altro per capire quanto l’immaginario del weekend sulla neve possa essere appetibile per un marchio (avrete visto talmente tanti video girati tra Cortina e St. Moritz in questi giorni che, di certo, non riuscireste a contarli sulle dita delle mani) e quanto la tuta da sci one piece sia, oltre che un capo funzionale, fra gli oggetti del desiderio da esibire sulle piste, un po' come un bikini a Santa Margherita o una borsa di lusso in Brera.

Il lascito di Emilio Pucci nel panorama contemporaneo
La storia e il successo di Emilio Pucci, sia in quanto stilista che griffe, sono estremamente affascinanti. Negli anni a seguire il suo nome si consolida all’interno del panorama mondiale e, dopo la scomparsa dell’artista nel 1992 e l’acquisizione da parte di LVMH nel 2000, il brand è recentemente tornato a splendere sotto la direzione creativa di Camille Miceli. La maison continua a puntare sui propri capisaldi: fluidità, colori, tessuti e stampe. Gli stessi elementi chiave che, decenni fa, hanno reso celebre una semplice tuta da sci.
Proprio Emilio Pucci rappresenta un caposaldo dello sviluppo del Made in Italy, e negli anni in cui l’Europa guarda all’alta moda, lui si avvicina al moderno concetto di sportswear, liberando i corpi delle donne che fino a quel momento sono costretti in bustini e gonne strutturate. Non è solo un maestro delle stampe, ma anche un innovatore nella scelta dei tessuti: è uno dei primi a utilizzare il jersey di seta, un materiale leggero, confortevole e versatile che rivoluziona gli abiti del tempo. Nel 1951 partecipa alla prima sfilata di moda italiana organizzata da Giovanni Battista Giorgini a Villa Torrigiani, a Firenze, e continua a prendervi parte fino al 1967, anno in cui sceglie di sfilare nella propria sede di via dei Pucci. Inoltre, è doveroso ricordare che nel 1954, grazie alle sue creazioni innovative, Pucci vince il Neiman Marcus Fashion Award, anche detto l’Oscar della Moda, premio istituito nel 1938 e simbolo di un biglietto d’ingresso nel mercato del lusso statunitense. La sua visione artistica, infatti, oltre a conquistare l’Italia, si sposa magistralmente con la fervente cultura pop degli Stati Uniti. I colori e le stampe di Pucci conquistano il jet-set e non solo. In pochi sanno che lo stilista disegna perfino lo stemma per le tute degli astronauti per la missione Apollo 15 della NASA, oltre alle divise futuristiche per il personale della compagnia aerea Braniff International Airways, caratterizzate da caschi a forma di bolla trasparente. In Italia, invece, realizza le divise dei vigili urbani con lunghi guanti bianchi ed elmetti ovali.