Il percorso verso la maternità è spesso influenzato da una molteplicità di fattori, alcuni dei quali strettamente legati allo stile di vita individuale. Tra questi, il peso corporeo emerge come un elemento critico, capace di alterare l'equilibrio ormonale e influenzare direttamente la capacità riproduttiva. Sia il sottopeso che il sovrappeso o l’obesità possono infatti ridurre le probabilità di gravidanza, sia naturale che tramite riproduzione assistita. Da diverse ricerche e l'esperienza clinica è emerso che l'infertilità può essere una questione di peso, ponendo in evidenza come un'eccessiva magrezza, al pari dell'obesità, possa rappresentare un ostacolo significativo al concepimento.

Il Peso Corporeo e la Fertilità: Un Equilibrio Delicato
Più volte è stato sottolineato come lo stile di vita influenzi la fertilità femminile. In termini generali, nel caso di pazienti infertili con problemi di peso - sia in difetto che in eccesso - il consiglio come specialisti è quello di recuperare il proprio peso forma prima di sottoporsi a terapie per l’infertilità. Avere un peso nella norma aiuta sia il concepimento che la gravidanza. Spesso alcune donne ritrovano naturalmente la fertilità quando rientrano in un peso normale. Questo non è un mero suggerimento, ma una raccomandazione basata su solidi meccanismi fisiologici che vedono il tessuto adiposo come un organo endocrino attivo. Il peso (sia l’obesità che l’eccessiva magrezza) può condizionare la fertilità. I dati epidemiologici confermano che l’obesità e l’eccessiva magrezza sono causa, entrambe, del 6% dell’infertilità primaria, ovvero del 12% dell’infertilità totale. Questo vuol dire che, nella maggior parte dei casi (il 70%) se il peso torna normale, anche la fertilità viene recuperata.
L'Indice di Massa Corporea (BMI): Uno Strumento Chiave
Per valutare lo stato ponderale di una persona e la sua potenziale correlazione con la fertilità, si utilizza l'Indice di Massa Corporea (BMI), che mette in relazione il peso e l’altezza per classificare lo stato corporeo: sottopeso, peso normale, sovrappeso o obesità. La formula per calcolare l’IMC è: IMC = Peso (kg) / Altezza (m)^2. Esiste una formula per aiutare a capire quale obiettivo raggiungere ed è racchiusa nell’indice di massa corporea (BMI) che si calcola dividendo il peso in chili per l’altezza espressa in metri al quadrato.
Secondo l’OMS, i range generali sono i seguenti, sebbene i valori siano indicativi e sia sempre opportuno consultare un medico specialista:
- Meno di 18.5: Sottopeso
- 18.5 - 24.9: Normopeso
- 25 - 29.9: Sovrappeso
- 30 - 34.9: Obesità di grado 1
- 35 - 39.9: Obesità di grado 2
- ≥ 40: Obesità di grado 3
Un BMI al di fuori dell’intervallo salutare può interferire con i processi ormonali, ovulatori e metabolici fondamentali per il concepimento. Non esiste un peso “ideale” universale, ma un equilibrio tra peso e altezza che si misura calcolando il BMI. L'intervallo salutare suggerito per una donna che desidera una gravidanza è solitamente compreso tra 18,5 e 24,9 kg/m². In questo intervallo, i rischi di alterazioni ormonali, anovulazione, complicazioni durante il trattamento e la gravidanza sono minori.
Come si calcola il BMI? Risponde la Dott. Laura Ferrero, Dietologa di Torino
Eccessiva Magrezza e i Suoi Effetti sulla Fertilità Femminile
Si parla spesso di obesità, ma anche il peso insufficiente è un fattore limitante nella ricerca di una gravidanza. Le donne sottopeso presentano maggiori problematiche di fertilità rispetto alle donne normopeso. Un BMI inferiore a 18 o un’eccessiva perdita di peso possono avere un impatto negativo sulla fertilità. Questa condizione può essere correlata a un’alimentazione inadeguata, a disturbi di salute che aumentano il fabbisogno energetico dell’organismo o alla pratica di attività fisica ad alta intensità.
Nelle donne con peso insufficiente o BMI <18,5 si osservano anovulazione o cicli irregolari. Un’altra problematica che potrà presentarsi è l’anovulazione e, in molti casi, l’amenorrea ipotalamica. L’estrema magrezza è spesso associata a una massa grassa molto ridotta, che riduce i livelli di estrogeni necessari per un ciclo mestruale regolare. Questa riduzione può indurre amenorrea, anovulazione e una diminuzione dello spessore endometriale, che a sua volta aumenta il rischio di aborto spontaneo. Le donne sottopeso (con meno del 22% di grasso corporeo) soffrono, infatti, di una condizione nota come amenorrea ipotalamica dovuta ad una alterazione della regolazione centrale del ciclo per cause psicogene (anoressia mentale) o per un’intensa attività sportiva. In questo caso recuperare almeno il 90% del peso-forma significa tornare ad essere fertili. È molto importante sapere che un’intensa attività fisica (come lo sport o la danza classica) porta ad un ritardo del menarca nelle adolescenti.
La nutrizionista dottoressa Claudia Banfi ha commentato: “Convincere una donna sottopeso che la sua forma fisica, spesso considerata ideale, possa essere la causa della sua infertilità non è sempre facile.” Questo perché la società tende a glorificare la magrezza, rendendo difficile per molte donne accettare che quella che considerano una "forma fisica ideale" possa essere un ostacolo alla maternità. Un BMI molto basso può influire in modo significativo sulla fertilità, riducendo anche la riserva ovarica funzionale e la qualità degli ovociti, oltre che sull’impianto. Inoltre, uno stato nutrizionale carente può influire sui micronutrienti essenziali (ferro, vitamina D, vitamine del gruppo B) e causare disfunzioni metaboliche.

Il Sovrappeso e l'Obesità: Un Altro Lato della Medaglia
D'altro canto, un BMI elevato, specialmente nella fascia dell'obesità (IMC superiore a 30), presenta anch'esso sfide per la fertilità. Dal momento che l’eccesso di peso è associato a un’infiammazione cronica silente di basso grado, tutti i meccanismi coinvolti nella maturazione degli ovociti saranno deregolati. L'eccesso di grasso corporeo può interferire con la produzione di ormoni, portando a uno squilibrio nei livelli di estrogeno e progesterone, e causando ovulazioni meno frequenti o l’assenza completa di ovulazione.
Statisticamente, una donna obesa ha un rischio di anovulazione quattro volte maggiore rispetto a una donna normopeso, e tale rischio si aggrava ulteriormente in casi di insorgenza precoce dell’obesità. L’obesità è spesso associata a resistenza all’insulina, che può portare alla sindrome dell’ovaio policistico (SOP), una causa comune di infertilità nelle donne. Questa sindrome è presente nel 40-50% delle donne obese e rappresenta la causa più importante di infertilità anovulatoria.
Oltre a ciò, si potranno verificare esiti avversi in corso di gravidanza, come ipertensione, diabete gestazionale, preeclampsia e parto prematuro. Informare una donna obesa che spesso ha già tentato inutilmente di dimagrire, che il perdere peso è determinante per recuperare la fertilità, può avere un effetto demotivante o depressivo. Come nel caso di un IMC basso, un IMC elevato può influenzare la qualità degli ovuli, diminuendo così le possibilità di una gravidanza riuscita.
Il Ruolo Fondamentale dell'Equilibrio Ormonale e Metabolico
Il tessuto adiposo agisce come un organo endocrino. Produce estrogeni e altre sostanze che influenzano direttamente il sistema ormonale. Il grasso corporeo svolge un ruolo cruciale nella produzione di ormoni, in particolare gli estrogeni. Il tessuto adiposo ha la capacità di convertire i precursori degli ormoni in estrogeni attivi attraverso un processo chiamato aromatizzazione. Pertanto, la quantità di grasso corporeo può influenzare direttamente i livelli di estrogeni nel corpo.
Un equilibrio adeguato degli estrogeni è essenziale per il corretto funzionamento dell’asse ormonale che regola l’ovulazione. Questo asse, noto come asse ipotalamo-ipofisi-ovaio, coordina la produzione e il rilascio di ormoni che innescano l’ovulazione e preparano l’utero per una possibile gravidanza. Se c’è troppo o troppo poco estrogeno a causa di un IMC estremamente alto o basso, questo asse può disfunzionare, influenzando la regolarità e la qualità dell’ovulazione.
La dott.ssa Marta Zermiani, specialista in fertilità a Madrid, ha spiegato come il BMI influenzi la regolazione ormonale, in particolare degli estrogeni, del progesterone, dell’insulina e degli ormoni tiroidei. Un BMI elevato può aumentare la resistenza all’insulina, alterando l’ovulazione. Nelle donne obese, può aumentare i livelli di estrogeni extra (a causa dell’aromatizzazione degli androgeni nel tessuto adiposo), interferendo con il feedback ormonale e inibendo l’ovulazione. D’altra parte, nelle donne con un BMI molto basso, la massa corporea adiposa può essere insufficiente per generare estrogeni a sufficienza, il che può portare ad amenorrea (assenza di mestruazioni) o cicli anovulatori. Il BMI influenza anche la ricettività uterina, la qualità dell’endometrio e l’ambiente follicolare, il che può influire sull’impianto e sullo sviluppo embrionale.
Come si calcola il BMI? Risponde la Dott. Laura Ferrero, Dietologa di Torino
Impatto del Peso sulla Procreazione Medicalmente Assistita (PMA)
Ritrovare il peso ideale aiuta anche le coppie che vogliono cercare un figlio attraverso la PMA, perché in condizioni ottimali la donna risponde in maniera più adeguata alle terapie ormonali che inducono la multiovulazione. Tuttavia, in condizioni di peso alterato, le problematiche si intensificano.
Nell’ambito dei trattamenti di PMA, il dosaggio dei farmaci necessari alla stimolazione ormonale di una donna sovrappeso od obesa sarà più elevato rispetto a quello destinato a una paziente normopeso. Tuttavia, a fronte di dosaggi più elevati sono inevitabili anche maggiori effetti collaterali ai farmaci e tempi più prolungati per il trattamento. Nel trattamento di fecondazione in vitro (FIVET), il sovrappeso o l’obesità possono ridurre le probabilità di successo, poiché aumentare la dose di farmaci ormonali necessari aumenta il rischio di complicazioni come l’iperstimolazione. Sebbene ciò non significhi che sia impossibile, è dimostrato che il tasso di successo è maggiore nelle pazienti con un BMI normale.
Le donne sottopeso (BMI < 20 kg/m2) mostrano un tasso di gravidanza dopo PMA del 20% più basso rispetto alle donne normopeso. Le donne sovrappeso od obese hanno ridotti tassi di gravidanza ed aumentati tassi di aborto dopo IVF (fecondazione in vitro). L’obesità materna aumenta il tasso di neonati gravemente prematuri in gravidanze gemellari dopo IVF. Non esiste un consenso universale sul BMI massimo consentito per iniziare un trattamento di riproduzione assistita, e dipende da ogni clinica, ma in molte cliniche di fertilità in Spagna si considerano come limite un BMI di 35-40 kg/m² per il trattamento completo di FIVET, soprattutto se ci sono fattori di rischio (cardiovascolari, metabolici). È importante che il team medico valuti individualmente il profilo ormonale, la salute metabolica e la presenza di altre patologie come diabete, ipertensione o sindrome metabolica.

La Fertilità Maschile e il Ruolo del Peso
Il problema di peso non riguarda solo le donne. L’obesità è anche una causa di infertilità maschile. Sebbene spesso venga trascurato, anche gli uomini in sovrappeso possono vedere compromessa la loro fertilità. L'eccesso di peso può influire sulla qualità del seme (quantità, mobilità, morfologia), sulla produzione di seme, alterando gli ormoni sessuali (basso livello di testosterone, alto livello di estrogeni), e sulla temperatura testicolare, poiché l’eccesso di grasso nella regione inguinale/perineale può aumentare la temperatura locale, compromettendo la spermatogenesi. Si osserva anche un aumento dello stress ossidativo e dei marcatori infiammatori che influenzano la qualità del seme.
Nello specifico, per gli uomini con eccesso di peso si possono riscontrare una diminuzione del numero di spermatozoi, una riduzione della motilità e della morfologia, un’alterazione del DNA spermatico, una diminuzione del testosterone libero e disfunzione erettile, con un rischio di oligozoospermia, astenozoospermia e teratozoospermia. Anche il sottopeso negli uomini può influire sulla qualità dello sperma, causando una minore concentrazione del seme e una riduzione della loro mobilità, rendendo difficile la fecondazione.
Il BMI dell’uomo viene preso in considerazione per la fecondazione in vitro o l’inseminazione artificiale. Sebbene tradizionalmente si sia posto maggiormente l’accento sulla donna, attualmente si tiene conto anche dell’uomo. Un IMC molto elevato può richiedere adeguamenti nel seme (elaborazione), può aumentare il rischio di fallimento della fecondazione o di sviluppo embrionale subottimale. Nell’inseminazione artificiale, se lo spermiogramma mostra alterazioni e l’uomo è obeso, si raccomanda un miglioramento dello stile di vita, della dieta e dell’esercizio fisico; ciò può migliorare i risultati prima del trattamento.
L’obesità è associata a un maggiore danno al DNA spermatico e a una maggiore frammentazione del DNA, che si traduce in fallimenti di impianto e peggiore qualità embrionale. Può anche influire sulla morfologia e sulla mobilità del seme. Inoltre, le carenze nutrizionali di micronutrienti (zinco, vitamina D, antiossidanti) sono spesso presenti sia nelle diete povere che nell’obesità, il che aggrava il problema. I maschi fertili hanno livelli seminali di zinco significativamente più elevati dei maschi infertili. I livelli seminali di zinco correlano significativamente con la conta spermatica e la normale morfologia dello sperma. La quantità raccomandata di zinco è di 11 mg/die, mentre nei fumatori il fabbisogno è superiore.

Strategie per un Peso Ideale e il Recupero della Fertilità
Mantenere un IMC all’interno di un intervallo salutare è essenziale per ottimizzare la fertilità. Sia il sottopeso che il sovrappeso presentano sfide che possono rendere difficile il concepimento. Non prendere decisioni drastiche; perdere o aumentare di peso troppo rapidamente può essere controproducente. In entrambi i casi, un adeguato counseling - nutrizionale e psicologico - può aiutare ad affrontare il disagio.
In caso di sottopeso, è fondamentale svincolarsi da comportamenti ossessivo-compulsivi verso il cibo, che dovrà tornare ad essere visto per quello che è, ovvero nutrimento. La mia collega dottoressa Claudia Banfi ha sottolineato quanto sia difficile convincere una donna sottopeso che la sua forma fisica, spesso considerata ideale, possa essere la causa della sua infertilità. In caso di sovrappeso, bisognerà ricercare un dimagrimento graduale e costante, che non ponga l’organismo in una condizione di squilibrio o stress eccessivo.
Quando una coppia presenta un BMI fuori dalla fascia di normalità e desidera avere un figlio, la cosa più consigliabile è consultare uno specialista in nutrizione, che possa orientarla verso un peso adeguato e una gravidanza più sicura. In caso di obesità, è consigliabile anche rivolgersi a un endocrinologo, per un controllo più rigoroso e personalizzato. Ridurre il grasso corporeo del 5-10% può significativamente migliorare la funzione ovarica, aiutare a regolare i cicli mestruali e aumentare la probabilità di gravidanza.
In molte situazioni, una perdita moderata tra il 5 e il 10% del peso corporeo iniziale, ottenuta con cambiamenti nell’alimentazione e l’integrazione di attività fisica regolare per alcuni mesi, può essere sufficiente per migliorare la funzione riproduttiva e favorire una gravidanza naturale. Tra i consigli pratici per raggiungere un BMI equilibrato e migliorare la fertilità vi sono l'adozione di uno stile di vita più sano, una dieta varia ed equilibrata, ricca di frutta, verdura, pesce e legumi, e l'integrazione con acido folico prima del concepimento. Si raccomanda di includere un esercizio fisico moderato e costante nella routine quotidiana, come passeggiate, nuoto o yoga. È inoltre fondamentale evitare il consumo di tabacco, alcol, eccesso di caffeina e l’esposizione a sostanze tossiche.
Lo studio dell’Osservatorio ha considerato anche l’intake giornaliero di vitamine e di sali minerali, che possono avere un ruolo fondamentale nella fertilità. Emergono i bassi valori di ferro introdotti con la dieta. Un adeguato apporto di ferro nelle fasi precoci della gravidanza riduce la frequenza di aborti spontanei. Anche l’ipovitaminosi D non aiuta. Vi è una solida evidenza del fatto che i livelli di 25-OH vitamina D nella donna si associno positivamente con il tasso di successo della PMA. Vista la prevalenza di subdeficit clinici di questa vitamina, una supplementazione ante-PMA è raccomandabile. Lo studio ha indagato anche l’introduzione di Vit B12. La Vit B12 migliora la fertilità nelle donne, con un effetto preventivo sull’abortività.
Come si calcola il BMI? Risponde la Dott. Laura Ferrero, Dietologa di Torino
Oltre il Peso: Altri Fattori Determinanti per la Fertilità
Sebbene il peso sia un fattore cruciale, la fertilità è un processo complesso influenzato da una moltitudine di fattori, dai genetici all’ambiente. L’età è uno dei fattori che influiscono di più sulla fertilità femminile. Questo perché le cellule riproduttive femminili (ovociti) vengono prodotte prima della nascita (Riserva Ovarica) e, nel corso della vita, tale “riserva” si riduce progressivamente fino a esaurirsi con la menopausa. La prevenzione passa anche dai controlli ginecologici. Durante la visita, l’ecografia può dare indicazioni utili e, se lo ritiene opportuno, lo specialista può completare la valutazione con esami ormonali, tra cui l’AMH (ormone antimulleriano), eseguibile indipendentemente dal giorno del ciclo. L’ecografia deve mirare anche ad evidenziare patologie intrauterine che interferiscono con la fertilità e con l’abortività (aderenze, miomi, malformazioni).
In situazioni selezionate, oggi è possibile parlare anche di preservazione della fertilità attraverso la crioconservazione ovocitaria: l’obiettivo è conservare ovociti ottenuti in un’età biologicamente più favorevole e poterli utilizzare anche più avanti negli anni (ad esempio intorno ai 40). L'endometriosi è una malattia diffusa, nonché una delle cause più comuni di sterilità. In Italia ne soffrono circa tre milioni di donne, che spesso arrivano ad una diagnosi certa dopo diversi anni. L’endometrio è il tessuto che riveste la superficie interna dell’utero; nell’endometriosi, del tessuto simile all’endometrio si forma all’esterno dell’utero. Curare l’endometriosi migliora anche le possibilità di successo della procreazione medicalmente assistita (PMA).
Il fumo rende meno fertili. Le fumatrici hanno tassi di infertilità più alti, e impiegano più tempo a concepire (in genere più di un anno). Il fumo, infatti, è dannoso per le ovaie femminili, e la gravità del danno dipende da quante sigarette e da quanto tempo una donna fuma. La riduzione della fertilità nelle donne fumatrici sembra essere dovuta all’interferenza delle sostanze tossiche contenute nel fumo con la maturazione degli ovociti.
Anche le flogosi (infiammazioni) dell’apparato genitale femminile costituiscono un grave problema per la riproduzione. Responsabili sono le infezioni causate da malattie a trasmissione sessuale come la Sifilide o la Gonorrea, e ancora più insidiosa, perché asintomatica e diffusissima, la Chlamydia (causata da un microorganismo). Queste infezioni, che si localizzano nella cervice uterina e nella vagina, rendono spesso dolorosi i rapporti sessuali, alterano l’equilibrio chimico della vagina e hanno un effetto tossico sugli spermatozoi. Se l’infezione risale le vie riproduttive femminili può causare la cosiddetta PID (Pelvic Inflammatory Disease), con la possibilità che vengano occluse le tube (nel 50% dei casi dopo la terza volta che si manifesta la malattia). La Chlamydia è responsabile di circa il 50% delle infiammazioni pelviche e, essendo spesso del tutto asintomatica (fino all’85-90%), colpisce soprattutto donne molto giovani sessualmente attive (dai 15 ai 21 anni), ritardando la diagnosi e aumentando il rischio di infertilità dovuta a occlusione tubarica.
