L'Eredità Millenaria di Tutino: Storia e Punti di Interesse nel Cuore del Salento

Tutino, un rione del comune di Tricase in provincia di Lecce, rappresenta una gemma storica incastonata nel paesaggio salentino. Questo borgo, che fino al 1992 godeva dello status di frazione, è oggi parte integrante di una conurbazione che lo lega all'abitato di Tricase e al rione di Sant'Eufemia. La sua posizione, a nord-ovest del centro di Tricase, è marcata unicamente dalla linea ferroviaria Maglie-Gagliano del Capo. Il nome stesso di Tutino evoca un profondo senso di comunità e radici storiche, potendo derivare dall'espressione latina "Toti in unum" - tutti in uno - a testimonianza del confluire, intorno al XII secolo, degli abitanti di alcuni villaggi vicini nell'attuale sito del paese. Questa motivazione latina è vividamente espressa nello stemma civico del rione, che raffigura una mano che stringe un grappolo d’uva, simbolo di unione e prosperità.

La frequentazione umana nel territorio di Tutino affonda le sue radici in tempi remoti, risalendo sin dal periodo romano. Questa ipotesi è stata avvalorata da frequenti rinvenimenti di frammenti di ceramica in fondi ubicati a ridosso di un tratto viario che, secondo alcuni storici, coincide con l’antica “via Sallentina”. Frammenti ceramici risalenti all'epoca della Roma Repubblicana (VI-I secolo a.C.) sono stati recuperati a ridosso dell'antica strada detta “ziccavie”, confermando la profonda antichità del sito. Alcune evidenze di questo antico tracciato persistono ad ovest dell’abitato di Tutino, lungo la cosiddetta via delle Zicche, un tratto di strada secondaria che interseca ad est il tracciato della via “Sallentina” e che presenta tagli sul banco di roccia, appositamente regolarizzato per permettere un più agevole transito dei carri. La "via Sallentina" collegava Otranto a Leuca, costituendo il naturale prolungamento della Via Traiana Calabra. Ulteriori frammenti ceramici di età romana sarebbero stati raccolti negli anni ’70 nell’area dove, attualmente, sorge una nicchia consacrata alla Madonna di Leuca.

Al periodo medievale risale una necropoli, con sepolture scavate nel banco roccioso, individuata a ovest dell’abitato nei pressi della seicentesca Chiesetta della Madonna della Pietà. Le prime fonti scritte relative al feudo di Tutino risalgono al 1275, periodo in cui la proprietà era suddivisa tra Guillelmus de Pisanello e Berardus de Tudino. Nel 1398, il feudo passò sotto il controllo di Raimondello del Balzo Orsini, signore di Amendolea, Molfetta e Pozzomagno, per volontà del re Ladislao di Durazzo. Questa lunga e stratificata storia rende Tutino, senza dubbio, il borgo più antico di Tricase.

Mappa del Salento con evidenziato il rione di Tutino a Tricase

Il Castello di Tutino: Da Fortezza Medievale a Dimora Rinascimentale

Il Castello di Tutino, noto anche come Castello dei Trane, è senza dubbio il simbolo più imponente e stratificato del rione. La sua storia, nella sua infinitesima peculiarità, può essere considerata rappresentativa della Storia d’Italia, in particolare del Mezzogiorno. Edificato nel XV secolo, ma pensato come roccaforte militare già verso la fine del 1300, costituì nei secoli un rifugio sicuro per gli abitanti del casale di Tutino. Le sue possenti mura, alte 6-7 metri e spesse 1,40 metri, sono realizzate in pietrame e bolo e presentano la parte inferiore scarpata. L'impianto originario a base quadra, forse irregolare a causa di un doppio banco di roccia sottostante, era difeso da nove torri, otto disposte tra angoli e pareti e una, la più alta, al centro del cortile come ultimo baluardo. La chiara impostazione delle mura, con alte pareti e base scarpata intervallate da torri, rimanda alle costruzioni difensive federiciane, il tutto difeso da un ampio e profondo fossato, del quale il castello è tra i pochi nel Salento a conservare ancora una parte originale. Delle numerose torri poste lungo il circuito murario, oggi ne rimangono solo cinque, alcune con base a scarpa, collegate sulla sommità da un cammino di ronda visibile ancora in alcuni tratti. Il castello è realizzato con pietra locale calcarenitica, la stessa che ritroviamo nelle architetture storiche salentine, lavorata a blocchi regolari e giuntati con estrema precisione. Il grande conoscitore e narratore della provincia di Lecce, C. De Giorgi, scriveva che “Nel XVI secolo nove torri quadre coronate di merli difendevano la terra di Tutino”.

Ricostruzione del Castello di Tutino nel XV secolo

L'Epoca delle Trasformazioni e i Signori del Castello

La proprietà del castello e del feudo di Tutino ha visto diverse famiglie nobili susseguirsi nel corso dei secoli. Risulta nel 1400 proprietà dei Gonzaga. Verso la fine del XVI secolo, divenuto obsoleto rispetto ai dettami dell'architettura militare dell'epoca, il castello fu ceduto dal conte di Alessano Andrea Gonzaga. Le fonti presentano alcune discordanze: alcune indicano che nel 1573 il feudo venne donato da Andrea Gonzaga di Alessano a Luigi Gaza di Trani, altre che Luigi Trani non ricevette in dono bensì acquistò il casale di Tutino nel 1582, come attestato da un recentissimo documento notarile. Fu Luigi Trani (conosciuto anche come Gaza dal nome della sua patria d'origine), il nuovo proprietario, a far costruire il palazzo lungo il lato nord-occidentale del recinto fortificato. Egli ne ampliò e trasformò la struttura per farne una dimora signorile, eliminando parte del fossato per edificare un Palazzo su due piani che doveva servire come residenza estiva del Barone. Fu questo il momento di massimo fulgore per il castello, in coincidenza con l'arte rinascimentale.

La struttura, dalle pure linee rinascimentali, è caratterizzata da due livelli divisi da una cornice centrale recante una significativa iscrizione latina: "LOISIUS TRANE PRIMAE PATRIAE NOME GAZA O COGNOME INTER PRIMOS FORTUNAE NATOS FAVETE…A AD PRISTINA NOBIBLITATE EI FAMILIA REDU [XIT]….M….. AB INFIMIS FUDAMENTIS EREXIT POSTERIS SUIS VICULA[VIT]". Questa epigrafe, che si traduce in "Luigi, chiamato Trane dal nome della patria d’origine, ma che si chiamava in verità Gaza, tra i prediletti della fortuna, col favore di …. Portò la famiglia alla sua antica nobiltà….innalzò dalle fondamenta e destinò ai suoi discendenti", è un testamento della sua ambizione e del suo desiderio di lasciare un segno duraturo. Lungo la facciata un registro con un'epigrafe in latino ne ricorda la costruzione avvenuta nel 1580.

Il piano terra è mosso dal portale in stile catalano-durazzesco con lo stemma dei Trane nella trabeazione centrale. Questo stemma nobiliare è particolarmente elaborato: un drago alato e rivoltato, mirante una stella di 8 raggi e sostenente con la branca destra una testa di toro e con quella sinistra un libro. Il piano nobile è ingentilito da nove finestre, decorate con motivi floreali e motti incisi sulle architravi, ognuna delle quali riporta una frase in lingua latina. Nella loggia del castello è inoltre presente il misterioso segnale detto “Centro Sacro”, non solo simbolo esoterico, ma anche rappresentazione di un antico gioco da tavola arabo, l’Alquerque (o Qrkat), antenato della dama, giunto in Europa probabilmente con i cavalieri crociati. Al palazzo edificato a fine Cinquecento dai Trani vennero nel tempo aggiunti altri corpi di fabbrica, da diversi discendenti della famiglia.

Nel secolo successivo, per la precisione nel 1653, il feudo di Tutino venne venduto da Luigi Trane (o Francesco Trane) a Stefano Gallone, principe di Tricase, che lo annesse agli altri suoi possedimenti, tra cui Salve, Andrano, Supersano con il Bosco del Belvedere, Nociglia, Caprarica, Depressa e Torricella. I Gallone, signori di Tricase ma residenti a Napoli, conservarono il titolo di baroni di Tutino sino all’eversione della feudalità nel 1806. Sotto i Gallone, il castello cominciò la sua trasformazione in masseria, essendo dato in affitto insieme al giardino e ai locali al piano terra. Per eredità, il castello divenne poi proprietà degli Imperiali, marchiesi Augusto Imperiali dei principi di Francavilla Fontana.

Il Lungo Declino e il Grido di Speranza

Il declino del castello era cominciato già nel 1653 e si intensificò notevolmente nei secoli successivi. A fine ‘800, Cosimo De Giorgi descrive con sgomento lo stato di incuria e degrado in cui versava l’edificio: “Solo all’uscita del Paese troviamo il castello che appartiene a Donna Luigia Gallone, figlia di Gianbattista, principe di Tricase, e moglie del marchese Augusto Imperiali dei principi di Francavilla Fontana. Il palazzo è costruito in carparo giallastro…il cortile in parte è stato cangiato in orto, in parte a stalla da buoi. Un contadino abita il pianterreno, e il piano superiore è stato convertito in magazzino; le galline e i maiali vi sguazzano come in una reggia”. Di fatto, il castello aveva già perso l'antico aspetto, diventando una masseria.

Nei primi anni del 1900, gli Imperiali lo cedettero alla famiglia Caputo. Questa lo usò come deposito e trasformazione di tabacco, di cui era divenuta concessionaria di Stato, per circa 50 anni, dal 1920 al 1973. Durante questo periodo, il castello subì vari "attentati" che ne deturparono l'immagine e l'utilizzo. Verso la fine degli anni ’50 veniva concessa ad un privato la costruzione di una casa sul fossato lato sud, deturpandone irrimediabilmente immagine e utilizzo. L’Enel ci piazzava intorno dei pali orrendi in ferro, la Telecom una cabina, l’acquedotto una fontanina, la facciata veniva invasa da fili di tutte le misure. L’accesso al fossato dalla piazza veniva occluso da un muro di un altro privato, all’interno venivano distrutti camini, porte e orpelli vari, ritenuti inutili all’immagazzinamento del tabacco. A completamento del tutto venivano piantati lungo il recinto dei pini alpini degni di una piazza della Val Gardena e una serie di cartelli stradali, pubblicitari e di affissioni mortuarie. Una descrizione vivida di quel periodo lo paragona a "una specie di discarica, una cosa da nascondere, un rudere su cui pisciare in tranquillità insieme a ratti e gatti". Il castello fu del tutto abbandonato sino agli anni Sessanta.

Poi, un sussulto verso la metà degli anni ’80: il Comune di Tricase, sotto la guida del sindaco Serrano, acquista dalla famiglia Caputo, tramite un compromesso e ad un prezzo davvero conveniente, il Castello di Tutino, la zona detta “Donnamaria” e il boschetto prospiciente la stazione. Da allora sono passati alcuni decenni: niente si è mosso intorno al castello, tranne forse l’utilizzo di tanto in tanto di una benemerita associazione che pulisce ad ogni occasione il fossato, le erbacce sui muri e gli interni invasi dagli uccelli. Questo percorso storico evidenzia la noncuranza pubblica e l’arroganza privata, i limiti della proprietà privata quando detiene un bene di interesse pubblico, il degrado dell’arredo urbano delle nostre città e la sottovalutazione, anche come ricaduta economica, dei nostri monumenti storici. Si avverte anche la disdicevole sensazione che la Soprintendenza alle Belle Arti sovraintenda soprattutto sugli stipendi dei propri funzionari.

Nonostante tutto, una cosa, una sola, ha ancora un significato di speranza: uno sparuto numero di cittadini, i residenti dell’antica Tutino, sentono quel posto come casa propria. Forse nel Medioevo vi si rifugiavano, forse durante il Rinascimento partecipavano alle feste baronali, forse le nostre nonne vi hanno lavorato il tabacco per poche lire scambiate come liberazione dalla schiavitù domestica. Certo non demordono: quei pochi cittadini lottano da anni per la valorizzazione del castello, per la sistemazione complessiva dell’area, per la ristrutturazione a fini culturali, teatrali e, perché no, economici. Quei cittadini rappresentano, con la loro voglia di bellezza, con la forza delle centenarie radici, l’Italia che resiste, la fiducia che qualcosa possa davvero cambiare in questo sfortunato Paese, baciato dalle arti, distrutto dalle furbizie.

Oggi il Castello di Tutino è tornato ad essere uno spazio pulsante. È tra i pochi nel Salento a conservare ancora parte del fossato originario. Attraversato il grande portale d’ingresso, spazi accoglienti attirano il visitatore e gli offrono occasioni di ristoro insieme a proposte artistiche e culturali. Ha trovato in rare occasioni utilizzo per attività culturali e folcloristiche. Oggi il visitatore che si rechi al castello di Tutino può entrare in contatto con l’anima di un complesso architettonico che non nasconde più le tracce del suo nobile passato. Le sue alterne vicende dimostrano “il rapporto inscindibile tra il castello di Tutino e il suo territorio di appartenenza, che ne ha influenzato tanto l’origine, quanto condizionato l’evoluzione nel tempo”. È dunque uno di quei luoghi capaci di unire pietra, storia, mitologia, architettura, comunità e presenza contemporanea attiva, un luogo che non “espone” soltanto memoria ma la utilizza, la rimette in circolo e la trasmette. Sebbene lo stato di degrado sia ancora preoccupante, la speranza è che l'impegno civico e le iniziative culturali possano definitivamente restituire al castello il suo antico splendore e la sua funzione di polo attrattivo.

La Chiesa Parrocchiale della Madonna delle Grazie: Un Crogiolo di Fede e Arte

Nel cuore della parte antica del rione di Tutino, sull'asse dell'antica strada romana, si erge la parrocchiale dedicata alla Madonna delle Grazie, un edificio che testimonia un ricco scambio di stili e date sia all'esterno che all'interno. La chiesa risale alla seconda metà del XVI secolo; il primo impianto coincide in parte con i due ambienti lunettati a cui si accede da un portale secondario recante la data 1578. Successivamente, venne ampliata sul finire del Seicento e ristrutturata tra il 1805 e il 1808, assumendo l'aspetto che in gran parte possiamo ammirare oggi.

La facciata, realizzata in carparo, è inquadrata fra due pilastri che sostengono un cornicione spezzato, sul quale poggiano le volute e il coronamento mistilineo, conferendole un'eleganza sobria e al contempo dinamica. L’architrave della porta principale, che sorregge una statua lapidea di Sant’Antonio da Padova, reca un’iscrizione in latino e la data 1685. Il campanile, a pianta quadrata, fu costruito nel 1833 e sostituisce l’originario a vela. Questo campanile fu poi ricostruito nel 1860, come ulteriore segno della costante evoluzione e cura della struttura. Sotto l'altare maggiore della chiesa parrocchiale è situato lo stemma civico di Tutino, raffigurante una mano che stringe un grappolo d'uva, un simbolo che lega indissolubilmente la comunità alla sua identità.

Sul fianco sinistro della chiesa, all’ombra del campanile, si sviluppa il portico a cinque arcate che custodisce le scene affrescate del Calvario, risalente al 1862 e addossato sul lato sinistro della chiesa. Questo elemento aggiunge un profondo significato spirituale e artistico all'edificio.

L'interno della chiesa, impostato su pianta a croce latina con copertura a spigolo, offre un ambiente di grande fascino. L’intradosso dell’arco trionfale e la volta del coro rettangolare sono decorati con costoloni e motivi floreali, identici a quelli della chiesa dei Secondogeniti nel centro storico di Tricase, suggerendo una comune mano d'opera o un'influenza stilistica condivisa. Nella navata centrale, un’epigrafe del 1583 nell’alloggiamento dell’altare di San Marco testimonia la struttura sicuramente rimaneggiata della chiesa, rivelando un passato di continue modifiche e adattamenti. L'interno conserva l'originario coro ligneo situato dietro l'altare maggiore e presenta un pavimento a mosaico realizzato nel 1888 dai fratelli Peluso di Tricase, un'opera d'arte che impreziosisce lo spazio sacro.

Nel lato sinistro del transetto è collocato uno dei più interessanti altari in stile barocco dell’intera città, intitolato a Sant’Antonio da Padova. A destra, invece, si trova la pala della “Vergine con Bambino e i SS. di Alfredo De Giuseppe”, un'ulteriore testimonianza artistica. Sulla parete destra è addossato l'altare di San Gaetano di Thiene, attuale titolare dell'edificio sacro, recante l'incisione dell'anno 1657. Sono presenti due statue di fattura napoletana raffiguranti l'Immacolata e San Gaetano.

La chiesa ospita anche una cappella, priva di una datazione certa, ma documentata già nel 1584 con il titolo di San Nicola. Nel 1649 divenne sede della Confraternita dell'Immacolata Concezione e di San Nicolò, tuttora esistente, a conferma della vitalità della tradizione religiosa locale.

Un'altra interessante iscrizione all'interno della chiesa recita "NON FACIUNT DIES ET ANNI SED ANIMUS NUNC TEUTINUM FERVET ET NOVA CONDITUR PORTA. ANNO DOMINI 1685.", che tradotta significa "Non contano i giorni e gli anni, ma la fede. Ora Tutino è in fermento ed una nuova porta viene costruita", una frase che cattura lo spirito di rinnovamento e la fervida devozione della comunità di Tutino nel corso dei secoli.

Interno della Chiesa della Madonna delle Grazie con dettagli degli affreschi e altari

Le Altre Testimonianze Storiche e Religiose di Tutino

Oltre alla maestosa chiesa parrocchiale e al castello, il rione di Tutino conserva altre significative testimonianze del suo passato, disseminati lungo il suo centro storico e nelle aree circostanti, tutti estesi sull'asse dell'antica strada romana.

La Chiesa di San Gaetano

Tra queste, la seicentesca Chiesa di San Gaetano, ubicata ai margini del nucleo originario di Tutino, si distingue per la sua facciata lineare, ingentilita da un bel finestrone. Questo elemento architettonico è simile per disegno ed intaglio a quello della vicina Chiesa di Sant’Angelo, suggerendo affinità stilistiche o maestranze comuni nell'edilizia sacra del territorio. Al suo interno è presente l'altare di San Gaetano di Thiene, attuale titolare dell'edificio sacro, con l'incisione dell'anno 1657, e le statue di fattura napoletana raffiguranti l'Immacolata e San Gaetano. Questa chiesa è un punto di riferimento per la comunità, legata anche alla Festa di san Gaetano da Thiene, compatrono del luogo.

La Cappella della Madonna della Pietà

La cappella extraurbana della Madonna della Pietà, risalente al XVII secolo, rappresenta un altro luogo di culto di grande interesse storico e devozionale. Presenta una sobria facciata, sul cui portale è riportata la dedicazione: "Virgini Pietatis Dicatum". L'interno, a navata unica, accoglie un modesto altare maggiore sormontato da un mosaico raffigurante la Pietà. Sulla volta è incisa l'iscrizione latina "CIVIUM CARITAS 1670 INCLINATA RESURGO MORIENS REVIVISCIT", in cui l'anno 1670 è riferibile alla ricostruzione della chiesetta. Questa frase, che si traduce in "La carità dei cittadini morente si ravviva", sottolinea la resilienza e la pietà della comunità che ha saputo risollevare la chiesa anche nei momenti di difficoltà. La sua vicinanza alla necropoli medievale individuata a ovest dell’abitato, nei pressi della chiesetta seicentesca, aggiunge un ulteriore strato di significato storico e culturale.

La Cappella di Sant'Anna

Ancora del XVII secolo, la Cappella di Sant'Anna si compone di un unico ambiente interno, testimoniando la devozione e la presenza di piccole ma significative espressioni di fede all'interno del borgo.

Il Menhir di "San Leonardo"

Un punto di riferimento storico di inestimabile valore, e uno dei pochi resti di un'antica presenza megalitica, è il menhir di “San Leonardo”, disposto su un antico crocevia. Si tratta di quel che resta di un antico menhir, una colonna (34 × 34 cm) costituita da due tronconi sovrapposti e rastremata in sommità. La profonda frattura orizzontale che la divide in due parti è frutto di ripetuti abbattimenti avvenuti nel tempo. La sua altezza complessiva è di 123 cm e la faccia a sud presenta una croce graffita, probabilmente aggiunta in epoca successiva, in un tentativo di cristianizzazione di un simbolo pagano. Questo menhir era situato lungo l'antica strada romana, indicando l'importanza strategica e rituale di quel crocevia sin dall'antichità.

Il Menhir di San Leonardo con la croce incisa

Tradizioni e Vita Comunitaria a Tutino

La vita del rione di Tutino è scandita anche da tradizioni e feste religiose che rafforzano il senso di comunità e rievocano antichi legami. La Festa di San Gaetano da Thiene, compatrono, è un momento di devozione e celebrazione che coinvolge l'intera popolazione. Allo stesso modo, la Festa della Madonna Immacolata, titolare dell'omonima Confraternita fondata nel 1649, viene celebrata l'8 dicembre con una suggestiva processione per le vie del vecchio borgo, accompagnata dalla settecentesca statua lignea. Questi eventi non solo mantengono vive le tradizioni, ma rappresentano anche occasioni di incontro e di espressione della profonda spiritualità che ha sempre caratterizzato il rione di Tutino, un luogo dove la storia millenaria si intreccia indissolubilmente con la vita quotidiana dei suoi abitanti.

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