Il razionale della fecondazione assistita è quello di riservare un piccolo spazio comune per l’ovocita e gli spermatozoi così da aumentare la probabilità del loro incontro. Incubando in una piccola provetta i gameti della coppia possiamo assistere al fenomeno della “fecondazione in provetta”. Nel 1978 è nata la prima bambina mediante il trasferimento in utero di un embrione fecondato in provetta ed è stato coniato l’acronimo IVF-ET (“In Vitro Fertilization and Embryo Transfer”). In Italia tale tecnica viene indicata come FIVET. La Fecondazione in Vitro è una tecnica complessa mediante la quale la Clinica EUGIN offre risultati molto buoni, permettendo a migliaia di coppie di realizzare il sogno di una famiglia.

Le evoluzioni tecnologiche nella fecondazione in vitro: FIVET e ICSI
Più recentemente, per la fecondazione in vitro si è iniziato ad utilizzare la tecnica nota anche come ICSI, il cui acronimo inglese significa “Intra Cytoplasmic Sperm Injection”, e che ha rappresentato una svolta nel trattamento dei problemi della fertilità di origine maschile legati alla motilità degli spermatozoi. Questa tecnica prevede sempre la fecondazione in vitro, ma anziché utilizzare uno spazio di incontro ristretto, prevede l’iniezione di un singolo spermatozoo direttamente all’interno di un singolo ovocita. Con l’ICSI è necessario un solo spermatozoo per ovocita.
Nel nostro centro si pratica la ICSI in un’alta percentuale di casi, salvo laddove diversamente indicato. Nel caso in cui si pratichi una fecondazione in vitro classica (FIVET) gli spermatozoi (tra 50.000 e 100.000) sono inseriti nel mezzo di coltura in cui si trovano gli ovociti e, il giorno seguente, si verifica quanti di essi siano stati fecondati. Come funziona la FIVET eterologa: la fecondazione in vitro avviene con spermatozoi che provengono da donatori esterni alla coppia. In entrambi i casi gli ovociti prelevati dal corpo della donna (sia essa la partner o la donatrice esterna) vengono depositati in una piccola piastra con terreno di coltura assieme agli spermatozoi, in uno spazio ristretto, per aumentare le probabilità di incontro. La loro unione sarà del tutto naturale: ventiquattr’ore dopo, verrà verificato l’esito del processo e si procederà con la coltura degli embrioni.
Il protocollo clinico: dalla stimolazione ovarica al prelievo dei gameti
Di solito, nel corso di un normale ciclo mestruale, si sviluppa ogni mese un solo ovocita. In generale, in ogni ciclo, si sviluppa un ovocita al mese. Per massimizzare le probabilità di successo, inizialmente si effettua una stimolazione farmacologica delle ovaie per ottenere allo stesso tempo più ovociti maturi. Avere più possibilità di produrre embrioni di qualità è l'obiettivo primario di questa fase. Avviene attraverso la somministrazione di ormoni (follicolo-stimolante FSH e in alcuni casi, luteostimolante LH). Lo sviluppo del ciclo è monitorato con ecografie fino a verificare che il numero e le dimensioni dei follicoli siano adeguati.
La prima fase riguarda il controllo e la stimolazione delle ovaie, che vengono “preparate” al trattamento di procreazione medicalmente assistita tramite la somministrazione di particolari ormoni incaricati di stimolare le gonadi. Il prelievo degli ovociti avviene tramite puntura ed aspirazione dei follicoli. Si tratta di una procedura che richiede sedazione anestesiologica generale. Una volta prelevati, gli ovociti sono conservati alcune ore in un mezzo di coltura mentre si esegue la preparazione del liquido seminale per isolare gli spermatozoi mobili. La seconda fase è quella di prelievo degli spermatozoi che, una volta trasferiti in laboratorio, verranno opportunamente analizzati con gli spermatozoi selezionati dal compagno maschile o da un donatore.
Se la tecnica da utilizzare è l’ICSI (microiniezione intracitoplasmatica di uno spermatozoo per ovocita maturo), gli ovociti vengono denudati, ossia vengono rimosse le cellule circostanti la superficie, e viene iniettato all’interno di ciascuno un singolo spermatozoo. La terza fase della FIVET è relativa al prelievo degli ovociti e alla loro fecondazione in vitro, di cui abbiamo parlato poco sopra, mentre la fase successiva riguarda la coltura degli embrioni.
Tecnica #ICSI
Lo sviluppo embrionale in laboratorio: dal primo giorno alla blastocisti
Una volta fecondato, l’ovocita dà origine allo zigote (la prima cellula del nuovo individuo) che dopo alcune divisioni cellulari genera l’embrione. Gli ovociti fecondati (zigoti) vengono mantenuti in laboratorio in condizioni di temperatura controllata (37°C) e atmosfera con 5% Ossigeno e 6% di Anidride Carbonica. Tutti i centri Eugin utilizzano incubatori di ultima generazione muniti di tecnologia “Time Lapse” che oltre a mantenere le condizioni fisiche atmosferiche ideali permettono di captare le immagini dello sviluppo cellulare ogni 10 min. Questo permette un controllo visivo continuo degli embrioni che consente di poter riconoscere le corrette fasi di sviluppo embrionale.
Nel momento in cui avviene la fecondazione, inizia lo sviluppo dell’embrione che darà origine al futuro bebè. Questo embrione rimane nel laboratorio dai 2 ai 6 giorni, e durante questo periodo si trasformerà in un organismo complesso pronto ad essere impiantato nell’utero della futura mamma. Lo zigote, cellula singola costituita dal corredo cromosomico materno e paterno fusi insieme, va incontro a divisioni cellulari continue, con un ritmo ben specifico.
La prima divisione richiede circa 20-24 ore, quindi in seconda giornata (DAY+2, 48 ore dalla fecondazione) si possono avere embrioni allo stadio di 2 cellule (che prendono il nome di blastomeri). I due blastomeri subiranno successive divisioni ad un ritmo più elevato e nelle successive 24 ore portano l’embrione allo stadio di 6-8 blastomeri (DAY+3, 72 ore dalla fecondazione). Quando l’embrione raggiunge lo stadio delle 16 cellule inizia un primo processo di differenziamento che si chiama morulazione: a questo punto il numero di cellule non si riesce più a quantificare (DAY+4, 96 ore dalla fecondazione).
Il secondo importante differenziamento si ha tra le 100 e le 120 ore dalla fecondazione con il fenomeno della blastulazione: le cellule si separano tra loro e creano una cavità piena di liquido denominata Blastocele. A questo punto l’embrione si è trasformato in una Blastocisti ed è pronto ad essere trasferito in utero per impiantarsi. Il processo di sviluppo embrionario è estremamente complesso e non tutti gli embrioni sono capaci di eseguirlo correttamente. Durante le varie fasi in coltura alcuni di essi non risulteranno idonei, perché andranno incontro ad un blocco dello sviluppo o a sviluppo anomalo.

Il momento del trasferimento embrionale: procedura e preparazione
Il trasferimento embrionale è uno dei momenti più speciali di tutto il processo, e sorprende sapere che è il più semplice. Si tratta di un procedimento che generalmente non richiede sedazione, e che, inoltre, è indolore per la donna. Il trasferimento dell’embrione è, congiuntamente al momento del test di gravidanza, uno dei momenti culminanti del trattamento di riproduzione assistita. Una volta effettuata la punzione follicolare e fecondato l’ovocita in laboratorio, l’embrione inizia a svilupparsi: manca solo il trasferimento nell’utero della futura mamma.
Sebbene non sia necessario che si presenti a digiuno, è importante che beva fino a un litro d’acqua nei momenti precedenti. Almeno 30 minuti prima, per poter parlare con i medici e i biologi sul procedimento. La paziente sarà accompagnata in ogni momento da un ginecologo e un embriologo. Affinché la visualizzazione dell’utero sia migliore e faciliti la canalizzazione del collo dell’utero con il catetere, conviene presentarsi in clinica con la vescica piena. Se questa non è la Sua prima volta, può stare tranquilla: saprà già come funziona. Tuttavia, se ha vissuto in precedenza inseminazioni o trasferimenti con un componente di stress aggiunto, e si sente molto nervosa, Le consigliamo di comunicarcelo prima del giorno del trasferimento.
Il giorno del trasferimento, tra il secondo e il quinto giorno successivo alla fecondazione, a seconda dei casi, vengono selezionati i pre-embrioni che presentano le migliori caratteristiche di sviluppo. Normalmente il numero medio di embrioni trasferiti è di uno o due, a seconda del giorno del trasferimento e delle caratteristiche cliniche e personali di ogni paziente. Gli embrioni vengono caricati in un sottile catetere e depositati all’interno dell’utero, precisamente nell’endometrio, da parte del ginecologo. Non è necessaria anestesia. La quinta e ultima fase della FIVET è legata al trasferimento degli embrioni fecondati nell’utero della paziente con l’ausilio di un catetere molto sottile.
Scelta del timing: Giorno 3 vs Giorno 5 (Blastocisti)
Suddetto trasferimento si può effettuare il giorno 2-3 dopo la punzione oppure il giorno 5-6. Da cosa dipende? “In una gravidanza naturale, l’embrione arriva all’utero e si impianta nell’endometrio nel giorno 5-6 di vita”, assicura la dottoressa Colodrón. “In un laboratorio di riproduzione assistita, tuttavia, l’evoluzione dell’embrione nell’incubatrice dal giorno 3 al 5 è più delicata: è quando si trasforma da organismo di 4-8 cellule a una blastocisti con centinaia di cellule. Tuttavia, in alcune donne, si valuta l’opzione di realizzare il trasferimento nel giorno 5, quando l’embrione è già diventato una blastocisti.
“Si tratta di pazienti in cui, dopo aver effettuato varie fecondazioni in vitro con trasferimento nel giorno 2-3, si sono verificati diversi errori di impianto”, assicura la dott.ssa Colodrón. In qualsiasi caso, è necessario considerare le circostanze specifiche di ogni paziente per decidere quale sia il giorno più adeguato per effettuare il trasferimento dell’embrione. La decisione, inoltre, può essere presa anche quando l’embriologo osserva gli embrioni. “È possibile, ad esempio, che sia previsto un trasferimento il giorno 3, ma che quando l’embriologo osserva gli embrioni decida che, per il numero e lo sviluppo degli stessi, sia preferibile posticipare il trasferimento per effettuare una selezione migliore”, spiega la dott.ssa Colodrón.
Comprendiamo che alcune donne desiderino una gravidanza gemellare. Tuttavia, dal punto di vista medico essa non rappresenta la situazione migliore, in quanto una gravidanza gemellare ha notevoli rischi di complicanze per la madre e per i bambini stessi. Il nostro dovere è cercare la gravidanza minimizzando le possibilità di complicazioni, con una consulenza personalizzata per ogni paziente. Nel trasferimento embrionale a blastocisti la possibilità di una gravidanza gemellare si riduce notevolmente, dato che con il trasferimento di una sola blastocisti otteniamo circa lo stesso tasso di gravidanza che con due embrioni al 2° o 3º giorno di sviluppo, assumendo però un rischio di gravidanza gemellare vicino allo zero.

Gestione degli embrioni sovrannumerari e crioconservazione
Degli embrioni trasferiti, di solito solo uno si impianta, ma bisogna tenere presente che in alcune occasioni se ne potrebbero impiantare anche di più, dando luogo a una gravidanza multipla. Gli eventuali embrioni sovrannumerari (non trasferiti) vengono congelati in azoto liquido (questa crioconservazione è nota come “vitrificazione”) e quindi immagazzinati nella banca degli embrioni.
Come accennato in precedenza, gli embrioni eventualmente in surplus perché non trasferiti vengono conservati in azoto liquido (vitrificazione) e stoccati nella banca degli embrioni. La donazione in Spagna è anonima (non potrà conoscere l’identità della donatrice né ora né nel futuro) e volontaria (la vendita dei gameti e degli embrioni é vietata dalla legge spagnola). La donatrice riceve solo un indennizzo economico per la dedizione ed il tempo consacrati alla donazione. Questo garantisce un sistema etico e sicuro per tutte le parti coinvolte.
Il post-trasferimento: riposo, sintomi e attività quotidiane
Il trasferimento embrionale è il momento culminante del processo di riproduzione assistita, e può darsi che si senta nervosa durante i giorni precedenti e posteriori. Dal punto di vista medico, non è necessario che stia a riposo dopo il trasferimento: non aiuterà a aumentare la probabilità di successo del trattamento. Riposo dopo il transfer degli embrioni oppure ritorno alle normali attività quotidiane? Questa è soltanto una delle domande a cui il team medico delle cliniche Eugin risponde quotidianamente.
Dopo il transfer o l’inseminazione artificiale, consigliamo di passare la notte nella città sede della clinica: quello che hai appena trascorso è infatti un giorno carico di emozioni, in cui anche il riposo ha un ruolo importante. Non esiste nessun problema legato al trasporto (vibrazione, altitudine…). Dopo il transfer o l’inseminazione, ti consigliamo di evitare di sollevare valigie o buste della spesa pesanti e di non praticare sport intensi. Una volta che gli embrioni sono stati trasferiti, si tratta di una gravidanza normale come quella di qualunque donna incinta.
Non ti preoccupare, succede spesso. Il trattamento ma anche l’inizio della gravidanza possono provocare dolori, stanchezza, gonfiore al seno, ritenzione idrica e lievi sanguinamenti. I lievi sanguinamenti di norma non sono gravi e non necessariamente sono un segno di aborto. Il trasferimento è avvenuto pochi giorni prima di questi sintomi e un eventuale non attecchimento degli embrioni è del tutto impercettibile poiché non necessariamente è accompagnato da sanguinamento. L’assunzione ripetitiva di progesterone per via vaginale può irritarti un po’ e causare lievi perdite. Potrai consultare il tuo ginecologo per capire da dove provengono i lievi sanguinamenti, nel caso questi persistano e siano accompagnati da dolore.
La gestione psicologica delle due settimane di attesa
L’attesa dopo il transfer è, senza alcun dubbio, il periodo più difficile durante un processo di Procreazione Medicalmente Assistita (PMA), che sia dopo un’inseminazione artificiale o una fecondazione in vitro. Prima del transfer, la stimolazione ovarica sembra lunga e dolorosa, ma fisicamente non è così dura come si potrebbe pensare. Le iniezioni della stimolazione iniziano a essere dolorose perché l’iniezione è sempre nello stesso punto, ma non c’è altro, è perfettamente sopportabile. E per quanto riguarda il dolore, in realtà, stiamo parlando di pochi secondi o pochi minuti al massimo!
Per molte di noi, sono due settimane molto lunghe, di fatto le più lunghe di tutto il processo, e addirittura, secondo il numero di tentativi realizzati in precedenza, può darsi che siano le due settimane più lunghe della nostra vita… Due settimane di tortura. Di fatto, l’attesa del risultato genera spesso un’ansia estrema nelle donne e nei loro partner. I giorni si contano uno alla volta: “Quanti giorni sono passati dal transfer? Quanto manca per l’analisi del sangue e il risultato? Avrà funzionato? Avrà funzionato di sicuro".
Alcune si butteranno a capofitto sul lavoro, si programmeranno l’agenda come un ministro, riempiendola di piccole o grandi cose da fare per sentirsi costantemente occupate. Distrarsi e far sì che passi il tempo è una cosa positiva. È una forma di evitare di ossessionarsi con il calendario. Legga, cucini, vada dall’estetista e si faccia un trattamento completo: cura facciale, manicure, pedicure, massaggio completo… Si prenda cura di lei! Esca con le sue amiche, vada a fare shopping, una passeggiata breve oppure lunga, dei puzzle, bricolage, cinema, un concerto, andare a vedere una mostra, un museo… O fare un viaggio, perché no? O solo un fine settimana?
Si avvicini a donne o coppie che stanno vivendo la stessa attesa. Il loro aiuto Le risulterà inestimabile. Esistono tanti gruppi di appoggio e tanti blog! Insomma, faccia una vita normale. Numerosi studi indicano che “incubare” o obbligarsi a stare a riposo durante questo periodo non favoriscono in assoluto la gravidanza. Dopo aver terminato gli studi, Frédérique Vincent fa la valigia e va in Inghilterra. Lì conosce il suo futuro marito. Si sposano nel 2008. I mesi e gli anni passano molto veloci senza che arrivi una gravidanza. All’inizio non importa: sono molto occupati con il loro tempo libero, lo sport e i viaggi. Poi però, il desiderio di avere un figlio diventa un’ossessione. Quando inizia il trattamento di fertilità, decide di iniziare a scrivere il suo diario di donna infertile.

Test di gravidanza e monitoraggio dei risultati
Quanto tempo deve passare prima di fare un test di gravidanza dopo la FIVET? Consigliamo di effettuare il test di gravidanza nella data indicata dal medico, perché se lo facessi troppo presto potrebbe risultare un falso negativo, con esito del tutto rovesciato dopo due settimane. Non temere se non riscontri sintomi o segnali di gravidanza dopo due settimane: ogni donna reagisce in modo diverso. Non tutte hanno dei sintomi e neanche questo è di per sé un buono o cattivo segno. Non è detto che tu debba sentire qualcosa di diverso da quello che hai sentito durante il trattamento ormonale, dal momento che due settimane sono davvero poche perché ci sia una forte reazione del corpo alla gravidanza.
Il trattamento che ti prescriviamo permette di aiutarti a rimanere incinta e dovrai seguirlo nelle prime settimane di gravidanza anche per evitare il rischio di aborto. I risultati possono essere straordinari, come testimoniano molte pazienti: "un Bhcg a 297", "nascita di mio figlio Matías", "avuto un bellissimo bambino con cesareo". Molte pazienti sottolineano la qualità della gravidanza, che definiscono eccellente, anche in età avanzata.
Standard di qualità e sicurezza nelle cliniche Eugin
In EUGIN non c’è alcuna lista di attesa: puoi iniziare il trattamento quando vuoi. La clinica opera secondo i più alti standard internazionali, possedendo certificazioni di qualità come la ISO 9001:2000 (Organizzazione Internazionale per le Standardizzazioni) e la OHSAS 18001:2007 (Sistemi di Gestione della Salute e Sicurezza sul Lavoro - SGSL). Sono necessarie solo 2 visite alla clinica per completare il processo, rendendo il percorso accessibile anche a chi viaggia da lontano.
Inoltre, la trasparenza è fondamentale: la clinica fornisce un costo dettagliato del trattamento, senza alcun impegno. Ricordi che le informazioni che figurano nella pagina web della Clínica EUGIN non sostituiscono né completano la relazione medico-paziente e in caso di dubbio, deve consultare il Suo medico di riferimento. L'obiettivo finale rimane sempre lo stesso: la salute della madre e del nascituro, perseguita attraverso l'eccellenza scientifica e il supporto umano costante.

Considerazioni finali sulle fasi del percorso terapeutico
In sintesi, l’unione tra ovocita e spermatozoo avviene in laboratorio, ossia al di fuori del corpo della donna. 24 ore dopo aver fatto incontrare ovocita e spermatozoo, si potrà verificare l’avvenuto processo della fecondazione e scoprire il nuovo embrione. Il periodo di coltura degli embrioni in laboratorio dura in genere dai due ai cinque giorni e permetterà di selezionare quello ritenuto di qualità più alta per poi procedere al suo trasferimento nell’utero materno. Sarà naturalmente il medico a indicare se il percorso di FIVET sia il più adeguato tra le varie tecniche di PMA oggi possibili.
Le fasi principali si possono riassumere in:
- Controllo e stimolazione delle ovaie: preparazione tramite somministrazione di ormoni.
- Prelievo degli ovociti e fecondazione in vitro: aspirazione follicolare e incontro tra i gameti in laboratorio.
- Coltura degli embrioni: conservazione in incubatori Time Lapse a temperatura e atmosfera controllate.
- Trasferimento degli embrioni: deposito nell'endometrio tramite catetere sottile.
- Crioconservazione: vitrificazione degli embrioni in surplus per usi futuri.
Ogni passaggio è studiato per massimizzare le probabilità di successo, offrendo alle pazienti la serenità necessaria per affrontare questo percorso tecnicamente complesso ma umanamente straordinario.