La gestione della temperatura corporea nel bambino: comprendere e affrontare l’ipotermia

La termoregolazione rappresenta uno dei pilastri fondamentali della fisiologia umana, un insieme complesso di processi volti a mantenere la temperatura corporea entro un range di sicurezza per il corretto funzionamento dell'organismo. Per i neonati e i bambini piccoli, questa sfida è particolarmente ardua. L'ipotermia, definita come l’abbassamento della temperatura corporea al di sotto dei limiti considerati normali, rappresenta un importante fattore di morbidità e mortalità, specialmente nei neonati prematuri. Si definisce ipotermia l’abbassamento della temperatura corporea al di sotto dei 36,5°C; la temperatura interna non dovrebbe scendere sotto tale soglia per garantire la salute del piccolo.

La fragilità fisiologica del neonato di fronte al freddo

Al momento della nascita, il neonato deve affrontare una notevole escursione termica. Il piccolo passa repentinamente da un ambiente caldo e accogliente, come quello dell’utero materno (che oscilla tra 0,3-0,5 gradi in più rispetto a quella materna), a un ambiente freddo, quello esterno. Le prime fasi dopo il parto sono quelle più a rischio per l’insorgere dell’ipotermia.

Nel neonato, la produzione di calore attraverso l’attività muscolare volontaria o involontaria, come il brivido, è ridotta. Inoltre, l'epidermide non è ancora matura e, rispetto all'adulto, il rapporto tra superficie corporea e peso è maggiore, facilitando una dispersione rapida di calore. A ciò si aggiunge la presenza di soltanto un sottile strato di grasso sottocutaneo isolante. È stato osservato che per ogni grado di diminuzione della temperatura nel neonato, il rischio di sepsi aumenta dell’11% e il rischio di morte del 28%. Generalmente, il neonato fisiologico nato a termine è in grado di regolarizzare la sua temperatura corporea producendo una quantità di calore sufficiente a compensare il brusco calo, ma la capacità di auto-regolazione rimane comunque ridotta rispetto a quella di un adulto.

schema fisiologico di termoregolazione neonatale e dispersione calore

Comprendere il microclima e le necessità quotidiane

Una delle più grandi preoccupazioni dei genitori è quella di evitare che il proprio bambino si possa raffreddare o ammalare. Istintivamente, il genitore controlla mani o piedi oppure la fronte del piccolo per avere il controllo della situazione. Tuttavia, questa pratica può essere fuorviante: mani e piedi possono apparire freddi senza che la condizione sia grave. Invece, per capire se il bambino ha realmente freddo o caldo, è consigliato toccare la nuca o la parte posteriore del collo.

È importante ricordare che, in condizioni normali, la temperatura corporea del neonato è leggermente superiore a quella di un adulto. Quando si parla di febbre, si considera febbricola fino a 38°C ascellari e febbre al di sopra dei 38°C. Tuttavia, nel lattante può capitare che la temperatura aumenti temporaneamente dopo un pianto intenso, l’assunzione di pasti caldi, a causa di un ambiente troppo caldo o se il bambino è eccessivamente coperto.

Come e dove misurare la temperatura corporea

Strategie di protezione e abbigliamento: la tecnica a cipolla

Quanto è difficile per un genitore comprendere come vestire il bambino d’inverno! Il modo migliore è sicuramente la tecnica "a cipolla", che consente di aggiungere o togliere un indumento a seconda delle necessità. È fondamentale privilegiare le fibre naturali, come il cotone o il bambù, che fanno respirare la pelle, favoriscono la traspirazione e trattengono il calore.

Nella scelta degli ausili per la prima infanzia, come passeggini o ovetti, è raccomandato optare per modelli che permettano una buona circolazione dell’aria al loro interno e verificare che i materiali a contatto con il bambino siano in fibre naturali. Non bisogna avere timore di uscire all'aria aperta; se il bambino sta bene, non c’è alcuna controindicazione a passeggiare fin dai primi giorni di vita. L'esposizione alla luce del sole favorisce la sintesi della vitamina D, essenziale per la crescita e la calcificazione delle ossa, oltre a beneficiare l'umore.

Il babywearing (portare il bambino in fascia o marsupio) rappresenta un ottimo alleato durante la stagione fredda. Un bambino portato contro il genitore è rassicurato, riscaldato e regolato naturalmente. In inverno, il piccolo non ha bisogno di un piumino ingombrante se è coperto dal cappotto del genitore; è sufficiente regolare il copricapo adattandolo alla testa del neonato. Ogni bambino è unico: la chiave è osservare, sentire e adattarsi alle sue risposte fisiologiche.

Ipotermia: cause, sintomi e dinamiche cliniche

Si parla di ipotermia quando l’organismo perde calore più velocemente di quanto sia in grado di produrne. Questa condizione, definita dall'OMS come una temperatura corporea al di sotto dei 36,5°C (sebbene il rischio clinico diventi critico sotto i 35°C), può svilupparsi gradualmente.

Le cause della temperatura corporea bassa sono molteplici e variano da fattori ambientali, come l'esposizione prolungata al freddo, al vento o l'immersione in acqua fredda, a condizioni mediche sottostanti. Disturbi endocrini, come l'ipotiroidismo, malattie metaboliche, o condizioni che influenzano il sistema nervoso centrale, possono alterare i meccanismi di termoregolazione. Anche lo stress, pur non causando direttamente l'ipotermia, può contribuire negativamente a questa condizione.

I sintomi variano in base alla gravità. Inizialmente possono manifestarsi brividi, seguiti da capogiri, fame, nausea, respirazione accelerata, difficoltà a parlare, perdita di coordinazione e affaticamento. Paradossalmente, nelle fasi avanzate, l'individuo potrebbe non sentire più freddo e persino iniziare a spogliarsi (fenomeno dello "spogliamento paradossale").

infografica sui sintomi dell'ipotermia dal grado lieve a quello grave

Interventi e protocolli di riscaldamento

Il trattamento dell’ipotermia dipende dalla gravità delle condizioni cliniche. La priorità assoluta è allontanare la persona dall'ambiente freddo e portarla in un luogo caldo e asciutto, rimuovendo immediatamente gli indumenti bagnati o umidi.

Per riscaldare il soggetto, bisogna procedere con cautela:

  • Scaldare prima il centro del corpo (torace, collo, testa e inguine).
  • Utilizzare coperte asciutte e avvolgere il corpo coprendo la testa.
  • Se possibile, favorire il contatto pelle a pelle con un'altra persona.
  • Somministrare liquidi caldi (ma mai alcolici).

È fondamentale evitare alcuni errori comuni:

  • Non massaggiare o sfregare le estremità (mani e piedi).
  • Non esporre la persona a forti sbalzi di temperatura.
  • Evitare fonti di calore dirette come stufe o bagni troppo caldi, che potrebbero causare ustioni o shock termico.

Considerazioni cliniche e monitoraggio

Nella pratica clinica, l'ipotermia può manifestarsi anche durante un ricovero ospedaliero, specialmente in ambito chirurgico. In questi casi, il personale medico utilizza coperte termiche ad aria calda. In situazioni di emergenza, come in caso di ipotermia grave, il soggetto può sembrare incosciente o privo di battito; in tale circostanza è essenziale chiamare immediatamente i soccorsi (112/118) e tentare la rianimazione cardiopolmonare (RPC) mentre si procede al riscaldamento.

Per quanto riguarda il monitoraggio domiciliare, è importante non farsi prendere dal panico. Una singola misurazione isolata, in assenza di altri sintomi clinici, non è sempre indicativa di una patologia grave. Se si nota una temperatura bassa, come in alcuni casi riportati di genitori che misurano valori intorno ai 35°C durante il sonno del bambino, è utile ripetere la misurazione a intervalli regolari e osservare lo stato di veglia e il benessere generale del piccolo. L'utilizzo di strumenti affidabili, come i termometri a gallio, può aiutare a ottenere letture precise per una valutazione corretta.

Ricordiamo sempre che il bambino piccolo, in particolare nei primi mesi di vita, è più esposto alla disidratazione a causa della pelle sottile (spessore di 2-4 mm). È quindi fondamentale fornire l'apporto ottimale di liquidi: per i neonati allattati, aumentare le poppate durante i periodi caldi, mentre per i bambini dai sei mesi in su, offrire acqua in piccoli sorsi a temperatura ambiente. La prevenzione, intesa come osservazione costante e cura dell'ambiente, rimane la parola d'ordine per garantire il benessere termico del bambino.

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