Il Teatro per Bambini: Una Guida Completa ai Benefici, alle Attività e allo Sviluppo Creativo

Il teatro, fin dalla prima infanzia, rappresenta una vera svolta nel percorso di crescita di un bambino. Non tutti hanno la fortuna di poter seguire un laboratorio di teatro per bambini piccoli, però, se si ha la fortuna di incontrare un insegnante o un animatore che conosce bene il potere del teatro, allora si è a cavallo. Questa disciplina non è solo un passatempo, ma un potentissimo strumento pedagogico che favorisce lo sviluppo emotivo, corporeo e relazionale, offrendo un ambiente unico per l'apprendimento e l'espressione di sé. È un luogo dove i bambini non fingono, non si adattano, e non giustificano, un'alternativa vitale alla pressione costante di scuola, attività, valutazioni e confronti continui.

Il Teatro come Strumento di Crescita e Sviluppo Olistico

Frequentare un corso di teatro per bambini, in particolare in età compresa tra i 6 e i 10 anni, può essere un’esperienza trasformativa. In questo periodo dello sviluppo, infatti, i bambini affinano la loro capacità di esprimersi, di ascoltare e di entrare in relazione con gli altri. Il teatro stimola la fantasia, migliora la comunicazione e favorisce la consapevolezza del proprio corpo e delle proprie emozioni. Questa forma d'arte va oltre la semplice recitazione; è un percorso che arricchisce l'individuo a 360 gradi.

Secondo diversi studi pedagogici, come quello pubblicato su Il Genio Junior, il teatro aiuta a sviluppare empatia, autocontrollo e competenze relazionali. Queste abilità sono fondamentali per la vita sociale e per la formazione di una personalità equilibrata. L'esperienza teatrale è intrinsecamente legata all'apprendimento di sé e degli altri, permettendo ai bambini di esplorare diversi ruoli e prospettive in un ambiente sicuro e stimolante.

Un esempio tangibile del potere trasformativo del teatro è quello di Alexis, che nel 2017 ha vinto un Emmy Award come Migliore attrice Guest Star per la serie drammatica The Handmaid’s Tale. Alexis ha raccontato in molte interviste che grazie al teatro è riuscita a superare la sua eccessiva timidezza. Questo dimostra come il laboratorio di teatro sia un’esperienza unica che aiuta i bambini nel loro percorso di crescita, fornendo loro gli strumenti per affrontare le sfide personali.

Bambini che recitano sul palco con espressioni vivaci

Un Approccio Pedagogico al Teatro per l'Infanzia: Creare un Ambiente Sicuro e Stimolante

Un corso di teatro per bambini efficace deve essere progettato a misura di bambino: questo significa niente pressioni, nessuna competizione, e tanto spazio per il gioco, l’immaginazione e l’ascolto reciproco. È fondamentale che il laboratorio sia condotto da educatori o attori formati alla pedagogia dell’infanzia, poiché la loro sensibilità e competenza sono cruciali per guidare i piccoli partecipanti. Il clima deve essere sereno, accogliente e sicuro, permettendo a ogni bambino di sentirsi libero di esplorare e sperimentare senza timore di giudizio. In un tale ambiente, il laboratorio teatrale diventa così un luogo in cui ogni bambino può trovare la propria voce, il proprio modo unico di stare nel mondo.

È importante sottolineare la differenza tra teatro educativo e performativo. Il teatro educativo mette al centro l’esperienza del bambino, focalizzandosi sul processo di apprendimento e crescita personale. Al contrario, il teatro performativo, pur avendo il suo valore, punta al risultato finale, ovvero lo spettacolo. Un teatro senza spettacolo protegge i bambini dalla pressione performativa, consentendo loro di godere appieno del percorso creativo senza l'ansia della perfezione o del giudizio del pubblico.

Un esempio virtuoso di questa filosofia è la Scuola in Natura "Il Borgo dai Mille Colori", dove l’evoluzione relazionale ed emotiva dei bambini va di pari passo con le esigenze educative. Per questa scuola, il teatro dei bambini non è una “recita da imparare a memoria”, ma un’esperienza viva, creativa e significativa. Qui i bambini costruiscono, insieme alla guida sicura della Maestra Nica, la storia, inventano personaggi, imparano ad ascoltare e a valorizzarsi reciprocamente. Questo approccio garantisce che ogni bambino sia parte attiva del processo creativo, sviluppando competenze fondamentali in modo ludico e naturale.

Quali sono i benefici del teatro pedagogico per bambini? ScenikaLab

L'Espressione del Corpo e delle Emozioni: Il Linguaggio Universale del Teatro

Il teatro è prima di tutto linguaggio del corpo, e fare attività teatrali per i bambini significa migliorare anche la comunicazione non verbale. Questa include tutti i movimenti, gesti, espressioni e posture che, da soli o insieme alle parole, ci permettono d’inviare un messaggio agli altri. Questa consapevolezza corporea è fondamentale per lo sviluppo di una piena capacità espressiva.

Gli esercizi teatrali offrono ai bambini la possibilità di esplorare un'ampia gamma di emozioni. Ad esempio, è possibile utilizzare il viso come strumento emozionale: felice, allegro, triste, arrabbiato, annoiato, sorpreso. I bambini provano prima solo con il viso, poi con il corpo, muovendosi nello spazio o anche stando fermi su una sedia. Questa pratica affina la loro capacità di riconoscere e rappresentare le emozioni, sia proprie che altrui.

Il valore della voce e della respirazione è un altro pilastro del teatro. La disciplina teatrale è la palestra ideale per allenare anche il linguaggio paraverbale, ovvero il modo in cui qualcosa viene detto. Si tratta di un tipo di comunicazione che comprende caratteristiche come il tono della voce, la velocità, il volume e il timbro vocale, elementi che i bambini imparano a controllare grazie all’attività teatrale. Questi strumenti verbali e paraverbali diventano essenziali per una comunicazione efficace nella vita di tutti i giorni.

Il "far finta di" è inoltre l’occasione per dare spazio a stati d’animo che altrimenti non avrebbero modo di essere espressi. L'utilizzo del corpo come strumento di comunicazione è una cosa che permette a tutti i bambini di partecipare e che mette gli adulti su un piano vicino a quello dei bambini, non essendo più la parola il mezzo esclusivo di comunicazione. Questo è particolarmente vero per i bambini molto piccoli, da 18 a 36 mesi, o per quelli che hanno difficoltà a comunicare, poiché le rappresentazioni mimiche sono un linguaggio naturale per loro. Inizialmente, questa attività è stata pensata proprio per i bambini disabili ed è divenuta solo in seguito un’occasione per favorire l’espressività di tutti i bambini, sottolineando la sua inclusività.

Un gioco teatrale classico consiste nel riempire una scatola di carta con tanti accessori e vestiti, usandoli per travestirsi e immaginando di avere davanti a sé uno specchio. Una volta pronto, il bambino si posiziona davanti a esso e inizia a muovere il corpo per “entrare dentro l’abito” che ha scelto di indossare. È importante anche immaginare lo scenario, la stanza o lo spazio in cui ci si trova e renderlo parte integrante della messa in scena. Questo stimola non solo l'espressione corporea ma anche la capacità immaginativa e la costruzione di un contesto narrativo.

Un altro esercizio che incoraggia la consapevolezza corporea e l'immedesimazione è "Osvaldo e Giovanna". In questa attività, si entra nei panni di Osvaldo o di Giovanna, due serpenti che fanno di tutto per stare bene nella loro pelle a righe. Partendo da un punto nello spazio, si invita il bambino a muoversi esattamente come farebbe un serpente, immaginando le sue azioni, i pensieri e i momenti di quiete. Quando compare il compagno di gioco, ci si osserva e si cerca di imitarsi l'un l'altro, per poi entrare in relazione con i corpi, quasi fino ad intrecciarsi. Questo esercizio non solo sviluppa la motricità e l'immaginazione, ma anche la capacità di osservazione e di interazione fisica con gli altri.

Il gioco dell'hula hoop, o di uno spazio delimitato da scotch di carta, offre un palcoscenico personale. All’interno della parte circoscritta, il proprio palcoscenico, si può diventare quello che si desidera in quel momento, ascoltando cosa suggerisce il cuore. È fondamentale fare attenzione al dentro e al fuori, altrimenti il pubblico potrebbe non capire. Questo insegna la gestione dello spazio e la chiarezza dell'intenzione performativa.

Bambini che esprimono gioia e sorpresa con la mimica facciale

La Stimolazione della Fantasia e della Creatività: Un Viaggio senza Confini

Il teatro stimola in modo unico la fantasia, un aspetto cruciale per lo sviluppo cognitivo ed emotivo dei bambini. Attraverso il gioco teatrale, i bambini sono incoraggiati a esplorare mondi immaginari e a creare storie, personaggi e scenari che prendono vita grazie alla loro inventiva.

Ogni lettera dell’alfabeto può diventare uno start per qualcosa che si fa o si impara a fare con il teatro. Questo concetto è splendidamente esplorato in un libro illustrato che propone un viaggio attraverso tantissimi giochi teatrali, in ordine alfabetico. Si parte con la A come attenzione, un’abilità indispensabile per fare teatro e che si apprende con l’allenamento costante, sia nella vita di tutti i giorni sia proprio durante un gioco teatrale. Provare a focalizzare l'attenzione è il primo passo. Si continua con B come ballare: ascolta la musica e balla, ma non come hai visto fare da altri, ma seguendo la propria ispirazione e la propria interpretazione. Questo approccio non solo insegna l'alfabeto in modo interattivo, ma lega ogni lettera a un'azione teatrale che stimola diverse capacità.

I bambini contribuiscono attivamente alla realizzazione della scenografia e possono divertirsi a creare il trucco e i costumi dei personaggi. Questa partecipazione diretta alla costruzione del mondo scenico non solo potenzia la loro creatività, ma li rende anche più coinvolti e responsabili del progetto collettivo. L'estetica e lo spazio sono elementi importanti da coltivare fin dalla tenera età. Educare i più piccoli al bello è uno degli obiettivi del laboratorio di teatro per bambini, incoraggiandoli a percepire e apprezzare l'armonia e la bellezza nelle diverse forme d'arte.

Bambini che dipingono uno sfondo per una rappresentazione teatrale

Sviluppo Sociale e Relazionale: La Fiducia e la Collaborazione come Fondamento

Il teatro è intrinsecamente uno sport di squadra, un luogo di formazione e condivisione. Qui i bambini possono allenare la capacità di socializzazione e migliorare le relazioni con gli altri, imparando a interagire e a collaborare per un obiettivo comune. Questa dimensione collettiva è cruciale per lo sviluppo di competenze relazionali solide.

La fiducia è un elemento cardine insegnato dal teatro. Grazie a una serie di esercizi che stimolano la relazione con i coetanei nell’ambito della didattica laboratoriale, il teatro insegna ai bambini ad avere fiducia anche nelle persone che li circondano. Tra gli esercizi più comuni c’è la prova in cui i partecipanti al laboratorio vengono suddivisi in gruppi di due persone e devono lasciarsi cadere all’indietro tra le braccia della persona che si trova alle proprie spalle. Questo gesto di abbandono richiede una fiducia reciproca profonda e rafforza il senso di sicurezza all'interno del gruppo.

Un altro esempio di costruzione della fiducia è l'attività intitolata "L'amore è… Fiducia!". Dopo essersi bendati, si chiede a qualcuno di portare in giro per la stanza, andando lentamente in modo che si possa sentirsi tranquillo. Questo esercizio non solo sviluppa la fiducia nell'altro, ma anche la consapevolezza dello spazio e del movimento in assenza di vista, affidandosi completamente alla guida del compagno.

La responsabilità è un’altra competenza chiave che il teatro insegna. Recitare significa imparare a memoria un copione, fare attenzione ai gesti e alle parole, condividere lo spazio con altre persone, rispettare i compagni con cui si andrà in scena e il pubblico in sala che assisterà allo spettacolo. Tutti questi aspetti contribuiscono a formare individui consapevoli del proprio ruolo e dell'impatto delle proprie azioni sugli altri e sul risultato finale.

Per fare teatro, i bambini non devono essere consapevoli solo dello spazio e del corpo, ma anche dei partner. Ci deve essere una coscienza di gruppo e una conoscenza interpersonale che infonda fiducia e sicurezza. Solo così possono sentirsi a proprio agio nel mettersi in gioco e nel contribuire al lavoro collettivo. La solidarietà e la consapevolezza di poter contare sulla forza del gruppo porteranno i bambini a conoscersi meglio e a sentirsi più “cresciuti”, affrontando le sfide insieme.

Bambini che si affidano l'uno all'altro in un esercizio teatrale

Tecniche e Metodologie: Dall'Improvvisazione alla Consapevolezza Scenica

Il percorso teatrale è un viaggio strutturato che, partendo da giochi liberi, conduce alla padronanza di tecniche espressive e alla consapevolezza scenica. Le prime due lezioni di un laboratorio sono spesso aperte e dedicate prevalentemente ai giochi, che servono come punto di partenza per affrontare gli ostacoli tipici del teatro. Questi includono le posizioni del corpo, la forza e l’efficacia della voce, la relazione con il pubblico, l’improvvisazione e l’immaginazione.

Un esercizio fondamentale, spesso adottato come riscaldamento, consiste in una sequenza di dieci azioni che permettono di affrontare lo spazio, la voce, la relazione con il partner, l’espressione e l’illusione. Questo approccio ludico rende l'apprendimento coinvolgente, e i bambini, pur divertendosi, finiscono la sessione entusiasti e sudati, segno del loro pieno coinvolgimento fisico e mentale. Gli esercizi sull’attenzione, sulla concentrazione e sulla memorizzazione sono altrettanto cruciali e vengono introdotti gradualmente per sviluppare le capacità necessarie alla recitazione.

Per quanto riguarda l'apprendimento, esistono due vie complementari. La prima è la memorizzazione precisa di movimenti e parole, una modalità a cui il bambino è già abituato tramite la ripetizione. La seconda via, di valore più alto, assicura una consapevolezza di sé e un’acquisizione sia di tecnica sia di cultura. Il metodo più produttivo è percorrere entrambe le vie, mostrando al piccolo attore come fare e spiegando il perché. L’animatore deve fungere da modello per la voce (registro, sonorità, espressività), per l’emozione espressa e per la gestualità e il movimento. Trovare le parole giuste per spiegare concetti astratti può essere una difficoltà, ma le cose fondamentali sono apprese in fretta: non dare le spalle al pubblico, l'intensità della voce, la valenza dello sguardo, la chiarezza dell’eloquio e la duttilità del corpo. Ogni ripetizione consolida e fa scoprire, permettendo ai bambini di arrivare al risultato con i loro tempi personali. La capacità di apprendimento è così diversa, sia in qualità sia in tempistica, che l’animatore non deve stupirsi se uno sembra già un piccolo attore alla prima prova e un altro ci arriva alla quinta.

La gestione dello spazio è un altro elemento cardine. Delimitare uno spazio, ad esempio quattro metri per tre, e chiamarlo palcoscenico, è come dare una casa agli attori. Tracciare sul pavimento il rettangolo dà sicurezza, definendo confini precisi. Se uno deve spostarsi in avanti sa che può farlo fino a un certo punto, e lo stesso sui lati. Camminare lungo il perimetro, prestando attenzione agli angoli e alle diagonali, insegna il controllo del movimento nello spazio scenico. Questa strutturazione, che può apparire rigida, impedisce al bambino di muoversi in modo insensato, fornendo una griglia che dà senso allo spazio vuoto.

Anche la disposizione delle sedie deve seguire una geometria sensata: a semicerchio, in modo che tutti siano visibili, con un corridoio dietro per uscire o prendere i compagni alle spalle. Questo non solo facilita l'interazione ma anche la visibilità per il pubblico e per i compagni.

Gli esercizi di vocalizzazione sono essenziali per migliorare l'uso della voce. Si lavora sulla scansione e sul massimo utilizzo dell’aria inspirata, prestando attenzione ai movimenti di inspirazione ed espirazione. Le voci dei bambini sono spesso di tonalità alta, perfino stridula, di intensità insufficiente, a volte solo un soffio, e di velocità incontrollata, per cui le parole vengono sparate senza pausa e senza intonazione. Esercizi specifici aiutano i bambini ad ascoltarsi e ad ascoltare, migliorando il controllo vocale.

Inoltre, è fondamentale svolgere esercizi per guardarsi in faccia. La tentazione di dire le battute al vuoto è forte, piuttosto che al pubblico o al compagno, perché sia il pubblico sia il compagno sono fonti di emozione. La consapevolezza dello spazio, dello sguardo e della relazione instaurata è cruciale per una performance autentica e coinvolgente.

Il gioco del cameriere, un esercizio di memoria e concentrazione, è un ottimo modo per concludere le sessioni. I bambini ordinano "schifezze" al cameriere che deve servire i piatti senza sbagliare, stimolando la memorizzazione e la focalizzazione in un contesto divertente.

Bambini che praticano esercizi di vocalizzazione e respirazione

Superare le Difficoltà e Scoprire il Potenziale Individuale attraverso il Teatro

Il teatro è un potente catalizzatore di cambiamento, stimolando il bambino a superare le proprie abitudini a favore di nuove acquisizioni. È educativo, formativo e ha una funzione terapeutica, allontanando l’abitudinarietà a favore del cambiamento. Questo è particolarmente evidente quando si considerano le difficoltà che un bambino incontra quando inizia un corso di teatro.

Anzitutto, il bambino deve rivoluzionare la visione di sé e le modalità di interazione con l’ambiente e con i compagni. Una bambina riservata, per esempio, si ritrova a dover sbraitare ordini a un compagno sicuro di sé, spingendola fuori dalla sua zona di comfort. Un bambino abile a muoversi tra telecomandi, joystick e tastiere, vede il proprio spazio d’interazione allargarsi e strutturarsi, costringendolo a una programmazione di movimenti ampi e fluidi che di solito non pratica. Questi esercizi ampliano il suo repertorio motorio e la sua consapevolezza fisica.

Una bambina con scarsa capacità di concentrazione scopre il vuoto nell’attimo in cui non ricorda la parte o la coreografia, e deve quindi apprendere strategie per diventare parte attiva del gruppo e non un intralcio. Questo la spinge a sviluppare la memoria e la focalizzazione. Allo stesso modo, un bambino iperattivo si rende presto conto che deve inserirsi in un meccanismo nel quale contano autocontrollo, precisione, sincronia e interazione ordinata. Il teatro diventa quindi una palestra per l'autoregolazione e la disciplina, adattando le esigenze individuali alle dinamiche di gruppo.

Prima di cominciare le prove vere e proprie, si svolgono esercizi specifici per stabilire un rapporto consapevole e creativo con lo spazio, il corpo e i compagni. Il luogo del teatro deve diventare un luogo amico, la libertà d’espressione deve essere assicurata nel rispetto di quella altrui, e le dinamiche di gruppo devono essere stimolate in modo che s’instauri fiducia e affiatamento. Questo crea un ambiente supportivo dove ogni bambino può fiorire.

Molti bambini tendono a fare sempre "cucciolata", cioè si raggruppano, lasciando ampi spazi vuoti. Se devono distanziarsi dai compagni, tentano sempre di accorciare le distanze e di tornare al più presto nella posizione di partenza. Allontanarsi, esprimere qualcosa al pubblico o al partner, e poi tornare, è spesso metafora di un abbandono, che i bambini vivono con una certa apprensione. Fin da subito, infatti, funzionano molto bene le attività di gruppo, come una filastrocca recitata insieme, lo spostamento di tutti o una pantomima. L’interprete singolo vede la conquista e il controllo dello spazio come una proposta di autonomia, per la quale non si sente ancora pronto. Diventa quindi importante ripetere e ripetere uno schema di spostamenti, un’operazione che rassicura e migliora la recitazione. È un po’ come il bambino che per la prima volta affronta il traffico sulla bicicletta: fare da solo è eccitante, ma pericoloso, eppure è il solo modo per crescere.

Bambini che superano la timidezza, sorridendo in un cerchio di gruppo

Il Diario di un Laboratorio: L'Esperienza dei 'Passerotti' e "Dietro la Porta"

Un esempio vivido di quanto sia trasformativa l'esperienza teatrale è il corso organizzato dal Comitato Genitori dell’I.C. Verjus di Oleggio. Questo progetto ha coinvolto un gruppo di otto bambini di nove e dieci anni, i quali sono stati chiamati affettuosamente "Passerotti", in ricordo del defunto Teatro dei Passeri (ora Tecneke). La loro avventura teatrale, narrata in un diario intitolato "Dietro la porta", offre uno spaccato autentico delle sfide e delle scoperte affrontate.

Il concetto iniziale del progetto era semplice e suggestivo: i bambini erano lasciati soli in una stanza chiusa, da cui provenivano vari stimoli sonori come versi di Godzilla, gocciolii, pianti, urla, sirene, spari, latrati, carillon e musiche. I bambini-attori erano chiamati a reagire a questi stimoli con movimenti ritmici, sfoghi emotivi e giochi, con l'immaginazione a fornire loro una via di fuga. Era un atto unico propedeutico per imparare a muoversi, a esprimersi e a relazionarsi, sviluppando un corpo in movimento armonico, una voce che sa variare e una presenza scenica sicura.

Un gruppo di bambini che si muovono liberamente in un'aula teatrale

I "Passerotti" hanno acquisito alcune tecniche di base per "mettersi a volare". Per loro si è spalancata la porta di un luogo magico, il teatro. Con prove severe, giochi di improvvisazione, tante risate e un faticoso apprendimento di attenzione e autocontrollo, oltre a una crescente disponibilità alla collaborazione e al rispetto per gli altri, i Passerotti hanno iniziato a volare sopra la platea, accolti dagli applausi.

Le Prime Lezioni: Giochi, Ostacoli e Scoperta dei Personaggi

Il gruppo iniziale era composto da sette bambini di quarta e due di quinta: Andrea, Giovanni, Eleonora, Amanda, Giada M., Giada C., Lorenzo, Luca e Michela, che si incontravano il giovedì pomeriggio dalle 16.20 alle 18.20. La scenografia era essenziale: una porta e una catasta di sedie. Il testo non esisteva ancora, c’era solo l'idea iniziale che avrebbe dato il via alle improvvisazioni, ma il titolo era già chiaro: “Dietro la porta”. Le musiche erano soprattutto effetti sonori.

Le prime due lezioni sono state aperte e dedicate in gran parte ai giochi. Le presentazioni reali e fantastiche hanno subito rivelato ostacoli da superare: le posizioni del corpo, la forza e l’efficacia della voce, la relazione con il pubblico, l’improvvisazione e l’immaginazione. Un esercizio, poi adottato come riscaldamento, affrontava in dieci azioni lo spazio, la voce, il partner, l’espressione e l’illusione. I "Passerotti" si divertivano, erano entusiasti e sudati alla fine. La seconda lezione ha approfondito esercizi sull’attenzione, sulla concentrazione e sulla memorizzazione, preparando i bambini all'inizio della vera e propria creazione.

Una filastrocca iniziale veniva recitata-cantata, con alternanze di cori e voce solista, per introdurre la situazione: “Siete stati portati dai genitori in una stanza con una catasta di sedie. C’è una porta. Sarete chiamati individualmente da qualcuno non sapete per che cosa. Tra di voi non vi conoscete.” Il compito più arduo, per loro, era definire il personaggio che avrebbero interpretato. Giada M. si vedeva “Intelligente, curiosa, esploratrice, coraggiosa, saputella”. Giada C. ambiziosa, voleva diventare famosa. Amanda proponeva uno stile dark, vestita di nero, pessimista e un poco scontrosa. Gli altri stavano ancora pensando, e molti si vedevano come eroi o personaggi simpatici. L'animatore li ha stimolati a riflettere sui lati “negativi” che ogni persona possiede, spiegando che nell’evolversi della storia avrebbero dovuto affrontare insuccessi, brutte figure, insicurezze e crisi emotive. Questo insegnamento era volto a mostrare che la solidarietà e la consapevolezza di poter contare sulla forza del gruppo li avrebbero portati a conoscersi meglio e a sentirsi più “cresciuti”.

L'Improvvisazione e la Nascita della Storia

L'animatore ha stimolato i bambini a improvvisare, guidandoli. Sebbene avessero immaginazione, era spesso "fuori controllo" e non finalizzata, soprattutto non supportata da un’esperienza di vita. Dovevano accettare il fatto che non tutte le loro idee erano buone e coerenti, ma che comunque erano di incentivo e suggerimento per gli altri. Il processo procedeva spedito, e i primi minuti della messa in scena venivano montati. L'animatore era soddisfatto, e i bambini ancora di più, specchiandosi in un prodotto che aveva senso e che piaceva. Si specchiavano nel teatro e, pur essendo stanchi, avrebbero voluto continuare.

Una scena del diario illustra perfettamente le dinamiche di gruppo e l'improvvisazione guidata. Luca, con un videogioco, infastidiva Giada M. che gli chiedeva di smetterla. Giovanni, ridendo, gli si sedeva vicino dicendo che a lui non dava fastidio, mentre Amanda, già innervosita per essere lì, confermava il fastidio. Andrea rivelava che era stata la mamma a obbligarlo, minacciandolo di chiuderlo a chiave in camera per studiare. Giada C. era preoccupata di non sentire la chiamata, e Michela, volendo andarsene, scopriva con Lorenzo che "Non si può", perché la porta era chiusa. Il momento culminante arrivava quando Luca tentava di aprire la porta, e la voce di un mostro risuonava: “Dietro la porta c’è un mostro, gli occhi di fuoco e d’inchiostro, tocca la porta e lo senti, ulula rabbia e tormenti.”

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Sviluppo della Consapevolezza di Gruppo e dell'Espressività

Le sessioni successive vedevano i bambini entrare svolazzando garruli, ma venivano rapidamente riportati nella dimensione teatrale con pochi minuti di riscaldamento, spesso "a specchio", toccando le parti del corpo e nominandole. Questo li rendeva immediatamente presenti a sé stessi. L'approfondimento sul respiro (inspira naso, espira bocca, espira spalle, espira braccia e piegamento) e la libertà espressiva (saltelli, smorfie, versi animaleschi) seguiti da uno "stop" e da movimenti lenti/veloci, li preparavano a mettersi in gioco.

La prova del materiale già costruito procedeva, integrando nuovi elementi. Dopo che Luca aveva tentato di aprire la porta e il verso spaventoso di Godzilla lo aveva fermato, creando terrore in sala, l'animatore introduceva altri stimoli sonori. Cliccando su "Acqua gocciolante" (da un notebook con casse esterne), veniva dato un input ad Andrea che, per associazione, improvvisava con un "E se mi scappa la pipì?". Poi, i latrati furiosi di un cane provocavano nuova paura e una discussione: dietro la porta c'era un cane o un dinosauro? Giada, che aveva paura dei cani perché "mangiano i bambini", sentiva il pianto di un neonato, seguito dal silenzio, generando il dubbio se fosse stato "mangiato". Questi momenti di improvvisazione forzata permettevano ai bambini di interagire, scambiarsi i nomi e litigare, facendo emergere i loro caratteri.

Un conto alla rovescia creava suspense: cosa stava per succedere? Una bomba atomica? Poi la sirena della polizia: avevano dato la colpa a loro? Venivano ad arrestarli? Improvvisamente, trillava il telefono. La scrittura della storia procedeva svelta, con idee e gag facili, momenti di paura alternati a trionfo, attesa o sfogo nervoso. Era un sobbollire incessante di nuovi stati d’animo, con cambiamenti repentini di situazioni che coinvolgevano e offrivano spunti interessanti. I bambini si divertivano e davano contributi preziosi.

L'Importanza della Ripetizione e della Consapevolezza Interpersonale

Successivamente, il numero si ridusse a otto bambini, con Eleonora impossibilitata a partecipare. Seduti in cerchio, i bambini venivano stimolati a esprimere opinioni e impressioni sui compagni. Non dovevano essere consapevoli solo dello spazio e del corpo, ma anche dei partner, sviluppando una coscienza di gruppo e una conoscenza interpersonale che infondesse fiducia e sicurezza. Emergeva la classica "spaccatura" tra maschi e femmine, con i maschi che ridevano e avevano sbalzi d’umore, mentre delle femmine si diceva fossero tranquille. Sebbene l’analisi non fosse approfondita, li costringeva a guardarsi in faccia e a ricordarsi gli uni degli altri.

Consegnate le prime sei pagine di copione, i bambini dedicavano un’ora alla lettura. La prima volta per orientarsi, la seconda per dare vita alle parole. L'animatore non poteva semplicemente dire: "esprimi perplessità" o "manifesta insicurezza con una voce incerta e spezzata"; doveva dare l’esempio, leggendo ogni frase non solo con la voce, ma con il gesto, il movimento, la mimica facciale. In questo modo, i bambini identificavano con chiarezza cosa ci fosse sotto le parole, ripetendo con l’atteggiamento appropriato e rendendo espressiva la lettura. L'animatore univa all'esempio un quadro dello stato d’animo e della situazione, usando termini semplici e diretti.

I primi risultati, scaturiti soprattutto dalla spontaneità del bambino, potevano dare una falsa rassicurazione. In realtà, nel bambino non c’è una traccia sicura e stabile, e la volta successiva non sa ripetere la performance. Per stabilizzare l’esecuzione, il bambino può procedere in due modi: con la memorizzazione precisa di movimenti e parole, oppure con la comprensione delle regole del palcoscenico, delle proprie risorse e del modo più efficace per sfruttarle. La prima via è fattibile, poiché il bambino è abituato ad apprendere per ripetizione. La seconda via, tuttavia, assicura una consapevolezza di sé e un’acquisizione sia di tecnica sia di cultura di più alto valore.

Ogni prova aveva due obiettivi: consolidare quanto acquisito e perfezionare con piccole aggiunte e approfondimenti. Di volta in volta, aumentavano le competenze. Fortunatamente, il bambino ama la ripetizione, purché la situazione sia coinvolgente. Il ritmo era buono, anche se qualche rimprovero era necessario quando, nei momenti di attesa fuori dall’aula, scattava il gioco. Era difficile, per loro, comprendere il significato e l’importanza di “concentrazione”, che intendevano più come silenzio e disciplina che come preparazione mentale e fisica alla performance. Nonostante ciò, il teatro li divertiva e li appassionava, dimostrando il potere di questa disciplina nel plasmare la crescita e l'espressione dei bambini.

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