Guida completa al mondo del biberon: gestione, scelte e il fenomeno del rifiuto

L’arrivo di un bambino porta con sé una miriade di nuove responsabilità, e l’alimentazione è indubbiamente una delle sfide quotidiane più sentite. C’è un momento della vita del bambino in cui la mamma deve introdurre il biberon. Se non allatta, questo passaggio è una tappa obbligata già dai primi mesi di vita; se allatta, potrebbe essere comunque necessario, per esempio, fargli bere il latte tirato in precedenza con il tiralatte, perché la madre deve rientrare al lavoro o semplicemente non è stata bene. Succede spesso e non bisogna spaventarsi. È molto comune soprattutto tra i piccoli abituati al seno materno, per i quali attaccarsi non vuol dire solamente “fare la pappa” ma anche essere coccolati e rassicurati.

illustrazione che rappresenta l'intimità del legame madre-figlio durante il momento della nutrizione

Comprendere il rifiuto: "sciopero del lattante" o insofferenza?

Succede spesso che un bambino rifiuti il biberon. La situazione è disperata: il tuo neonato improvvisamente rifiuta il biberon, si attacca e stacca dal seno, e piange disperato. Sei confusa, preoccupata, e non sai cosa fare. Potresti essere di fronte a un fenomeno noto come "sciopero del lattante", una fase delicata e stressante per ogni mamma.

Lo sciopero del lattante, noto anche come sciopero del poppante, si verifica quando un neonato improvvisamente rifiuta il seno o latte in formula nel biberon, nonostante fino a quel momento si sia alimentato senza problemi. Non si tratta di una semplice fase di inappetenza, ma di un rifiuto deciso e spesso accompagnato da pianti, urla e agitazione.

Le forme in cui si manifesta sono varie: rifiuto del seno, rifiuto del biberon o agitazione durante la poppata. Le cause possono essere molteplici:

  • Dolore o malessere: una delle cause più comuni è un disagio fisico, come il dolore dovuto a un’infezione all’orecchio, gengive doloranti per la dentizione, o una malattia in corso.
  • Cambiamenti nell’ambiente: un ambiente nuovo o un cambiamento nella routine quotidiana possono provocare stress nel neonato.
  • Frustrazione: se il flusso di latte è troppo lento o troppo rapido, il neonato potrebbe sentirsi frustrato.
  • Problemi con la suzione: se il neonato ha difficoltà a succhiare correttamente, potrebbe stancarsi rapidamente o provare disagio.

Cosa fare in questo caso? Prima di tutto evitate la frustrazione ed armatevi di pazienza. Quello che devi fare è capire se il bambino sta rifiutando il contenuto del biberon o lo strumento. Nel caso di latte materno, ovviamente, la risposta è evidente, nel caso invece del latte artificiale no. Molto spesso potrebbe proprio esserci un problema con la formula. Magari non hai conservato bene il latte, ha un sapore alterato o potrebbe avere all’interno dei grumi che bloccano la tettarella, innervosendo il bimbo.

Strategie pratiche per superare il rifiuto

Se il piccolo è abituato al seno, non accetta questo oggetto perché vuole il contatto con la mamma. E allora, come fare? Potresti fargli fare una piccola pausa e provare - se abbastanza grande - a somministrare il latte con un cucchiaino (in commercio esistono cucchiaini e contenitori appositi per l’allattamento o uno strumento indiano noto come paladai e perfetto anche per i piccolini). Un’alternativa potrebbe essere alternarsi con un’altra persona. Il seno lo pretende ovviamente dalla mamma, ma se fosse il papà o un nonno a dargli biberon?

Come dare il latte con il biberon al neonato - Consigli dell'ostetrica su posizione di allattamento

Inoltre, rimani calma e paziente: è fondamentale mantenere la calma. L’ansia e lo stress possono influenzare negativamente il neonato. Prova a offrire il seno o il biberon più frequentemente, soprattutto quando il neonato è mezzo addormentato, poiché in questi momenti è più probabile che accetti di nutrirsi. Crea un ambiente sereno, riduci le distrazioni e prova nuove posizioni.

Scelta del biberon: tra marketing e realtà

L’offerta di questi ausili è talmente vasta e diversificata che per i genitori la scelta può risultare davvero complicata: biberon di vetro e di plastica (anti-reflusso o antisoffocamento), di forme e/o dimensioni differenti, con tettarelle ancora più diversificate nei materiali (caucciù o silicone), nelle tipologie e nelle caratteristiche.

In realtà, fortunatamente, le cose sono più semplici di quanto non appaia. Se stiamo praticando un allattamento complementare o se dobbiamo offrire solo saltuariamente del latte materno tirato o una formula artificiale, allora l’utilizzo di biberon e tettarella non è consigliato: la tettarella “simile al seno materno” è, infatti, una trovata esclusivamente commerciale e infondata. Qualsiasi biberon e/o tettarella potrà interferire con l’allattamento, perché il modo meccanico di succhiare è completamente diverso dalla suzione naturale e può creare confusione e rifiuto del seno.

Se invece l’alimentazione del nostro bambino avviene esclusivamente con formula artificiale, allora è possibile utilizzare il biberon, ma non c’è alcuna dimostrazione oggettiva della superiorità di un modello rispetto a un altro. L’unica indicazione potrebbe essere di scegliere un biberon che sia semplice da pulire. Esistono due tipologie principali: in vetro (più igienico ma fragile) o in plastica (pratico per quando il bimbo vuole tenerlo da solo).

Preparazione e igiene: le regole d'oro

In caso di allattamento artificiale l’igiene gioca un ruolo importantissimo. Biberon e tettarelle devono sempre essere ben sterilizzati. Il classico metodo è la bollitura, oppure l’uso di sterilizzatori elettrici o a microonde.

Per preparare il latte:

  1. Lavare accuratamente le mani.
  2. Usare acqua oligominerale a basso contenuto di sali minerali (residuo fisso < 150 mg/litro).
  3. Versare l'acqua a una temperatura superiore a 70°C.
  4. Aggiungere il latte in polvere senza pressare il misurino, livellandolo con un coltello.
  5. Agitare bene, ma senza stringere troppo la ghiera, per evitare di ostruire le valvole che lasciano passare l'aria.
  6. Raffreddare fino a 37°C prima di somministrare.

infografica che illustra i passaggi corretti per la preparazione del biberon e la corretta inclinazione per la poppata

La tecnica corretta durante la poppata

In caso di alimentazione col biberon, il movimento della suzione è meno faticoso. “Al piccolo basta aprire e chiudere le arcate dentarie, al massimo deve ‘difendersi’ dal flusso eccessivo anteponendo la lingua alla tettarella”, spiega Riccardo Davanzo, neonatologo presso l'Ospedale Madonna delle Grazie di Matera e Dottore di Ricerca dell'Istituto Burlo Garofolo di Trieste. “Poiché il latte affluisce in buona parte per caduta, il suo arrivo non è controllato dal bebè: per questo il flusso può essere eccessivo, esponendolo a un maggior rischio di rigurgito, oppure non costante, e quindi indurlo a deglutire aria”.

Per ovviare a ciò:

  • Mantieni un’inclinazione progressiva: la tettarella deve essere sempre piena di latte, inclinando la bottiglia a 45°.
  • Controlla il flusso: il latte deve uscire a gocce ravvicinate. Se scende a "filo", il foro è troppo grande.
  • Sostieni il bambino in una posizione il più verticale possibile.
  • Dopo metà poppata, cambia il braccio con cui si sostiene il piccolo per favorire lo sviluppo psicomotorio.
  • Non forzare il bambino a finire tutta la quantità di latte: impara a leggere i suoi segnali di sazietà.

Gestire il rientro al lavoro e il tiralatte

La separazione per il rientro al lavoro è spesso il momento in cui si introduce il biberon. È consigliabile iniziare il tiraggio del latte almeno 2 settimane prima, in modo da conservare la scorta in congelatore. Scegliere tra un tiralatte manuale o elettrico (più veloce) e, se possibile, optare per una versione doppia.

Ricorda che se le scorte vengono conservate in un vano congelatore all’interno del frigorifero, non superare le 2 settimane. Se il congelatore è autonomo, è possibile conservare il latte anche per 3-6 mesi. Scongelare sempre trasferendo il latte in frigorifero per 24 ore prima del riscaldamento.

L'importanza dell'empatia

Non dimentichiamo che i pasti non rappresentano soltanto il momento in cui il piccolo viene nutrito, ma sono ottime occasioni che la natura ci offre per favorire lo sviluppo del legame affettivo. Alimentare il bambino seguendo schemi rigidi può alterare il meccanismo innato di fame/sazietà. È necessario che i genitori inizino molto presto a osservare il bambino per sviluppare l’empatia e avviare una conoscenza reciproca, così da leggere i segnali che il piccolo invia quando è pronto per una poppata.

Scegliere il giusto modo per nutrire il proprio bambino non è poi così semplice e scontato. Come madri, non dovremmo mai sentirci in colpa per le nostre scelte e dovremmo sempre sostenerci a vicenda durante tutto il cruciale percorso dell’allattamento. La cosa più importante è che, indipendentemente da ciò che accada, siamo in grado di adattarci in modo appropriato alla situazione, assicurandoci che il nostro piccolino sia sempre ben nutrito, felice e in salute.

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