Svezzamento da Donna Matura: Un Percorso di Crescita e Autonomia nella Relazione

La gestione delle emozioni nella vita di relazione è un tema importante perché diviene il criterio per valutare se una crescita umana è corretta e completa. I risvolti psicologici che hanno fondamento nelle emozioni entrano in tutte le situazioni della vita relazionale, modificano ad ogni stadio di crescita lo stile individuale di porsi e di apprendere e conferiscono alla persona il colorito definitivo che la presenta all’esterno; quel colorito che viene superficialmente chiamato “carattere”, ma che sarebbe meglio definire “personalità”. In questo contesto, il concetto di "svezzamento da donna matura" emerge come un'espressione metaforica che allude a un processo di acquisizione di autonomia, maturità emotiva e capacità relazionali, spesso mediato dall'influenza di figure femminili più esperte e consapevoli.

Donna che parla con un'altra donna più anziana

L'Evoluzione Emotiva e la Necessità di Crescita

Non è facile dire che cosa vogliono i giovani di oggi. Vogliono pressappoco quelle cose che hanno voluto i giovani da sempre, che sono state da sempre oggetto di ricerca da parte degli studiosi di psicologia evolutiva o di sociologia dei giovani. Purtroppo squilibri familiari e squilibri sociali interferiscono nella percezione della dinamica del divenire dei giovani; la stessa riflessione pedagogica non ha sufficientemente formulato le conclusioni che le Scienze Umane hanno ormai elaborato sul ruolo delle emozioni nella crescita umana. Alla stessa società sembra andar bene che i giovani rimangano in un "file protetto", senza interferire sul mondo del lavoro. Le istituzioni formative non sanno quindi proporre (meglio sarebbe “imporre”) un iter didattico per la vita emotiva, analogo a quello proposto (e imposto) per gli apprendimenti scolastici. Sembra che gli insegnanti e i formatori - anche nei seminari e nelle scuole dei religiosi - non abbiano sufficiente fiducia (o conoscenza?) negli insegnamenti proposti dalla psicologia evolutiva e dinamica.

Così il giovane, fragile per la sua posizione di “incompleto”, diventa, secondo la bella definizione del Diamanti, “specialista del presente”, flessibile nello strumentalizzare tutto quello che gli può essere gradito nel momento attuale e per questo non visualizza il futuro, che non sa differenziare dallo stato presente nemmeno nella fantasia. «Se si analizzano i meccanismi di questo ritardo si scopre che le generazioni più giovani impiegano più tempo di prima nel compiere una serie di transizioni o passaggi essenziali: si è allungato il periodo di studio; il periodo necessario per trovare un ruolo non effimero nel mondo del lavoro; il tempo per maturare la decisione e le condizioni per uscire di famiglia; il tempo di decisione per la costituzione di una unione stabile; l’intervallo tra la costituzione di una unione e la decisione di avere un figlio. Poiché spesso queste tappe sono in successione, l’intero arco di tempo per compiere il ciclo, o le sue sezioni significative, viene fortemente allungato. Questo fenomeno di ritardo, forse patologico, già rilevato - come sottolinea lo stesso prof. Le ricerche più recenti hanno definito i giovani come un “universo parallelo” rispetto a quello degli adulti, ma che tende a strumentalizzare gli adulti dall’interno delle strutture nelle quali vivono (famiglia e scuola).

Grafico che mostra l'allungamento dei tempi di transizione giovanile

Le Emozioni: Motore dell'Azione e Chiave della Crescita

«Tutte le emozioni sono essenzialmente impulsi ad agire; in altre parole, piani d’azione dei quali ci ha dato l’evoluzione (del cervello) per gestire in tempo reale le emergenze della vita. La radice stessa della parola emozione è il verbo latino moveo, con l’aggiunta del prefisso e (“movimento da”), per indicare che in ogni emozione è implicata una tendenza ad agire. Imparare a riconoscere in sé le emozioni dovrebbe essere un apprendimento di base che i bambini imparano sulle ginocchia delle mamme, ma che spesso imparano in modo “drammatico” proprio dalla fretta e dalle alternanze emotive delle loro mamme, prese da problematiche contingenti, e che rafforzano nelle relazioni altrettanto frettolose con i care giver - spesso ragazzine immature proposte per questo servizio da qualche agenzia, o giovani donne venute magari dall’estero - che sostituiscono le mamme impegnate in altro. Anche gli animali hanno emozioni molto intense, in base alle quali “agiscono” con risposta immediata, senza capacità di dilazione quasi in piena coerenza tra sentire e agire. Nell’uomo, invece, accade che - per effetto dell’educazione - all’agire impulsivo sollecitato dalla emozione intensa deve subentrare un tempo di riflessione (o di filtraggio emotivo), mediante il quale l’azione impulsiva viene ritardata e viene anche cambiata di colorito.

«Il nostro focus sulla trasformazione affettiva o emozionale ha portato non solo ad un nuovo modo di osservare lo sviluppo dell’intelligenza ma anche ad un nuovo modo di pensare all’intelligenza. Dal nostro punto di vista… l’intelligenza è la trasformazione progressiva delle nostre emozioni da una reazione globale alle sensazioni, al pensiero riflessivo di livello superiore. I primi stadi da noi descritti, che trattano le interazioni emozionali co-regolate che portano ai simboli, sono le pietre angolari di questo processo. (…) In seguito a studi approfonditi sui bambini apprendemmo che i tratti comunemente definiti come intelligenza, abilità sociali e moralità erano basati sulla capacità del bambino di usare le sue emozioni per riflettere sui problemi nelle diverse aree. La scolarizzazione dovrebbe andare di pari passo nello sviluppare le due polarità umane emozionale e cognitivo-ideativa, senza che l’una polarità annulli l’altra. Le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti: gli adolescenti e i giovani di ambo i sessi sono incapaci di raccordare il loro mondo emozionale agli schemi di vita proposti dalla società. Gli studi fatti dalle neuroscienze in questi ultimi decenni hanno completato le teorie che cercavano di spiegare la comunicazione adulta: hanno rilevato che la comunicazione è sempre improntata di colorito emotivo, che in qualche modo si aggiunge al messaggio di comunicazione razionale espresso in modalità cognitivo linguistica. Ogni stadio di sviluppo ha un suo codice emotivo che media la comprensione e l’espressione delle emozioni e delle azioni a quel livello. Chi non aggiorna questo codice nel corso della sua crescita pretenderebbe di valutare sempre le cose della vita col metro infantile: rimane nella triste condizione di sentire dentro di sé un nodo confuso di sensazioni (la cosiddetta memoria implicita) che non sa decifrare, ma che crea “disagio”: il disagio di non potersi mai esprimere e di non sentirsi mai compreso. Con la crescita progressiva non basta più il codice di lettura emotiva infantile incentrato solo sul soggetto (l’egocentrismo infantile descritto dai piagetiani), ma necessita un cambiamento di codice, tale che possa includere l’incontrare l’altro percepito fuori di sé, per rapportarsi con lui a livello emozionale oltre che operativo.

Pillole di Psicologia - Il corpo e le emozioni nell'infanzia

Il Concetto di "Svezzamento" nel Contesto Relazionale

Il termine "svezzare" deriva dal latino vitium (vizio, difetto), con la sostituzione del prefisso in- privativo. Sebbene l'immagine dello svezzamento del lattante sia quella più comune, legata al passaggio da una dieta esclusivamente liquida a una più varia, il significato più profondo del verbo "svezzare" si lega all'idea di far perdere abitudini, specialmente quelle considerate "cattive" o non commendevoli. Si può comprare un prodotto amaricante per unghie per svezzarsi dal mangiarle, il lavoro amato può svezzare dall'accidia, e una vacanza turbinosa può svezzare dall'esercizio regolare. In questo senso, "svezzamento" indica un processo di disabitudine, di interruzione di un legame o di una modalità comportamentale, per far spazio a qualcosa di nuovo o più maturo.

Quando questo concetto viene applicato al contesto relazionale, in particolare con l'espressione "svezzato da donna matura", si intende un individuo che ha completato, o sta completando, un percorso di crescita che lo ha portato a distaccarsi da dinamiche immature, dipendenti o disfunzionali, spesso grazie alla guida, al supporto o all'esempio di una figura femminile più esperta e consapevole. Questo processo implica:

  • Superamento della dipendenza affettiva: Spesso, chi necessita di essere "svezzato" da una figura matura presenta tratti di dipendenza affettiva. Come sottolineato nel testo, "Quando cominciavo a frequentare un uomo, senza che nemmeno me ne rendessi conto, gli affidavo la mia bambina interiore affamata d’amore, nella speranza che lui potesse finalmente placare la sua fame". Questo "bimbing", ovvero l'affidare all'altro la propria parte infantile in attesa di cure che non sono arrivate, porta a ricercare partner problematici o incapaci di amare, in un ciclo che perpetua l'infantilizzazione. L'uomo, a sua volta, potrebbe cercare una donna che sia una vera partner e non una figura materna surrogata ("mamming").
  • Acquisizione di autonomia emotiva: Lo svezzamento da una donna matura implica imparare a riconoscere, gestire ed esprimere le proprie emozioni in modo sano, senza la necessità di un accudimento costante. Significa sviluppare la capacità di affrontare le sfide da soli o con un supporto paritario, piuttosto che cercare un salvatore o una figura genitoriale sostitutiva.
  • Sviluppo di relazioni sane: Una donna matura, con la sua esperienza e saggezza, può offrire un modello di relazione basato sul rispetto, sulla comunicazione efficace, sull'empatia e sulla fiducia. Può aiutare l'individuo "svezzato" a comprendere i propri schemi relazionali disfunzionali e a costruirne di più equilibrati.
  • Distacco da dinamiche "infantili" o "viziose": Il processo di svezzamento in questo contesto mira a interrompere abitudini relazionali negative, come l'eccessiva emotività non gestita, la manipolazione, la passività o la ricerca costante di approvazione. Si tratta di "svezzarsi" da una modalità di stare al mondo che impedisce la piena realizzazione personale e relazionale.
  • Riconoscimento del proprio valore: Spesso, la dipendenza affettiva è legata a una bassa autostima. L'interazione con una figura matura e sicura può aiutare a interiorizzare un senso di valore personale, non più dipendente dall'approvazione altrui.

Simbolo di crescita personale con una figura che si stacca da un'altra

Le Tappe del Percorso di Maturazione

«Per queste ragioni, più che costruire il futuro, i giovani sembra­no essersi specializzati nel navigare sul mare agitato del presente e del futuro prossimo. Per ogni singolo uomo - come anche per ogni istituzione sociale - è necessario progettare il proprio futuro sopra basi materiali-economiche consistenti e solide, ma anche sopra risorse umane (spirituali) solide e consistenti. Tutte le istituzioni hanno bisogno di persone adulte perché esigono sempre e da tutti partecipazione motivata a qualche attività. Partono sempre dalla posizione “adulta” della persona. Di questa natura sono tutte le istituzioni. L’individuo che vi accede si deve immettere con il suo progetto per il futuro: un progetto spesso incompleto fatto di desideri informi, ma anche di ricchezza, perché include conoscenze professionali (studi e titoli), capacità lavorative, capacità espressive e relazionali, motivazioni, ecc. che ognuno porta con sé per seguire il carisma dei Fondatori e il lavoro apostolico ecc. Strettamente connessa a queste strutture è la problematica delle “vocazioni” perché ogni vocazione sfocia in una professione, prima temporanea, poi perpetua, che richiede alla persona una modalità definitiva, garantita dal contratto sottoscritto per accettare le Costituzioni.

Le ricerche che esplorano i desideri dei giovani di oggi (mi ri­ferisco ad alcune recenti ricerche che cito in nota, in modo parti­colare a quella del campione IARD 2002), presentano una visuale giovanile un poco limitata e chiusa rispetto a queste mete “adulte”. Il futuro dei giovani, come emerge dalle ricerche sul campo, è fat­to di prospettive idealistiche sul come prospettarsi la vita, di ideali adolescenziali che ancora li affascinano, di posticipazione rispetto all’uscita definitiva di famiglia o a finire un corso di studi, di man­canza di impegno responsabile di fronte agli ingaggi, ecc. I giova­ni hanno consapevolezza di dover preparare un futuro personale (59%), ma ritengono che fare esperienze interessanti nel momento attuale sia più importante che pianificare un futuro che il 58% del­lo stesso campione sente ancora molto lontano.

«La visione del futuro è dunque quella di un vasto campo di pos­sibilità sempre aperte a nuove opportunità e, perciò, a nuove scelte. Le conclusioni dei sociologi della gioventù parlano di fluidità delle decisioni, di precarietà di posizioni psicologiche, di rallenta­mento negli impegni da assumere, ma anche nella pratica clinica di consulenza matrimoniale o di crisi vocazionali ho riscontrato io stesso in questi ultimi anni - purtroppo! Ad una certa età tutti hanno smesso in qualche modo di essere bambini ed entrano nel mondo dei grandi. Ma non tutti entrano allo stesso modo, realizzati per il meglio, funzionanti a tutti i livelli come fossero computer della stessa marca che escono dalla stessa fabbrica, che si immettono sul mercato. La perfezione a cui la vita consacrata indirizza la persona che vi accede non è condizione iniziale, ma punto di arrivo che si raggiunge a fatica nel corso di una vita intera. È necessario però che il pe­riodo di formazione inserisca in ciascuno il meccanismo spirituale della crescita: una crescita che realizza e completa la persona e la mette in grado di sentirsi se stessa. Come si può conoscere la verità di una persona che magari è ancora in corso di evoluzione? C’è solo una modalità: bisogna conoscere la storia evolutiva che solo il soggetto può “raccontare”. Ognuno la vorrebbe raccontare, però, nel contesto di una relazione amichevole e i formatori la do­vrebbero ascoltare con comprensione, alla luce della fede, ma la dovrebbero valutare con competenze psicologiche. Il problema del discernimento parte da queste premesse: il forma­tore deve aiutare ognuno a leggere la propria storia, a comprender­ne il valore, i desideri nascosti, le frustrazioni e, se esiste, a scoprir­ne il progetto per il futuro. Valutare se un individuo presenta una “chiamata autentica” di colorito soprannaturale non è cosa facile, ma è necessario che una valutazione venga fatta anche in questa luce. Tale ricerca fatta alla luce della fede coinvolge interessato e forma­tore delegato dalla istituzione. L’accompagnamento avrebbe lo scopo di aiutare la persona a diventare adulta, rispettandone i ritmi evolutivi, in modo che le istituzioni possano contare su persone adulte e responsabili.

Diagramma che illustra le fasi di sviluppo di un individuo adulto

La Donna Matura come Guida e Modello

In questo scenario, la figura della "donna matura" assume un ruolo cruciale. Non si tratta necessariamente di una relazione romantica, ma piuttosto di un rapporto di mentoring, di guida o di un'influenza positiva esercitata da una persona che ha già attraversato e superato le sfide della crescita e della maturazione. Una donna matura, grazie alla sua esperienza, alla sua capacità di riflessione e alla sua stabilità emotiva, può offrire:

  • Un modello di riferimento: Osservare come una donna matura gestisce le emozioni, affronta i conflitti e prende decisioni può fornire un esempio concreto di comportamento adulto e responsabile.
  • Un porto sicuro per la vulnerabilità: In un ambiente di fiducia, l'individuo "in via di svezzamento" può sentirsi libero di esprimere le proprie paure, insicurezze e difficoltà, ricevendo ascolto empatico e non giudicante.
  • Un incoraggiamento alla riflessione: La donna matura può porre domande che stimolano l'auto-riflessione, aiutando l'altro a comprendere le proprie motivazioni, i propri bisogni e i propri schemi comportamentali. Ad esempio, può aiutare a "leggere la propria storia, a comprender­ne il valore, i desideri nascosti, le frustrazioni e, se esiste, a scoprir­ne il progetto per il futuro".
  • Un ponte tra emozione e ragione: La maturità spesso implica la capacità di integrare il mondo emotivo con quello razionale. La donna matura può facilitare questo processo, aiutando l'altro a non reprimere le emozioni, ma a comprenderle e a integrarle in un quadro di pensiero più ampio. La citazione di C. sottolinea come la vita psichica dell'uomo civile sia ricca di problemi, diversamente dalla psiche istintiva del primitivo, e come l'allontanarsi dall'istinto crei coscienza, che a sua volta, per affrontare i problemi, deve prendere decisioni sicure e univoche.
  • Un supporto nel distacco da abitudini negative: Il "svezzamento" implica la disabitudine da comportamenti o modi di pensare immaturi. La donna matura può offrire il sostegno necessario per interrompere questi schemi, magari attraverso consigli pratici o semplicemente mostrando un'alternativa più sana.

Donna anziana che insegna a una giovane donna

Le Relazioni Mature: Fondamento di una Vita Appagante

In definitiva, il concetto di "svezzamento da donna matura" si inserisce in una visione più ampia della crescita personale e relazionale. Le relazioni emotive mature sono quelle in cui entrambe le persone coinvolte sono in grado di riconoscere ed esprimere le proprie emozioni in modo rispettoso, di affrontare le difficoltà insieme e di sostenersi a vicenda mentre crescono come individui. Tali relazioni non sono prive di conflitti o difficoltà, ma sanno affrontare le sfide in modo costruttivo, senza distruggere la fiducia o danneggiare l’autostima reciproca.

I pilastri di una relazione emotivamente matura includono:

  1. Comunicazione: Esprimere sentimenti, pensieri e preoccupazioni senza paura di giudizio, affrontando il conflitto con rispetto e volontà di comprensione.
  2. Rispetto: Per sé stessi e per l’altro, riconoscendo dignità, diritti, opinioni e bisogni individuali, accettando le differenze.
  3. Indipendenza: Mantenere la propria individualità e spazio personale, pur rimanendo profondamente legati.
  4. Gestione costruttiva dei conflitti: Affrontare le discussioni come opportunità per risolvere problemi e crescere insieme, senza risentimenti o aggressività.
  5. Empatia: Mettersi nei panni dell’altro, comprenderne i sentimenti e offrire supporto.
  6. Fiducia: Sentirsi sicuri nell'essere vulnerabili e nel condividere paure, insicurezze e sogni.
  7. Crescita reciproca: Incoraggiarsi a vicenda a perseguire sogni, imparare cose nuove e diventare la versione migliore di sé stessi.

Per costruire e mantenere una relazione emotivamente matura, è necessario impegno, autoconsapevolezza e rispetto reciproco. Significa essere maturi emotivamente, avere consapevolezza di sé, riconoscere i propri bisogni e limiti, e rispettare quelli dell’altro. Accettare la vulnerabilità, essere un buon ascoltatore, praticare la reciprocità e rielaborare le difficoltà del passato sono tutti elementi fondamentali.

Pillole di Psicologia - Il corpo e le emozioni nell'infanzia

In conclusione, lo "svezzamento da donna matura" non è un atto di dipendenza, ma un passaggio necessario verso l'autonomia emotiva e relazionale, un processo che, guidato da figure esperte e sagge, permette all'individuo di abbandonare le abitudini immature e di costruire una vita affettiva più ricca, consapevole e appagante. È il riconoscimento che, per diventare adulti completi, è fondamentale imparare a navigare le complessità delle emozioni e delle relazioni con strumenti adeguati, spesso acquisiti grazie all'esempio e al supporto di chi ha già percorso quella strada.

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