Il momento del parto è uno degli eventi più attesi e carichi di emozione nella vita di una donna. Spesso, però, l’approssimarsi del termine della gravidanza porta con sé dubbi profondi: come gestire il dolore? Quali posizioni assumere? Cosa fare esattamente per vivere questa esperienza in modo consapevole? Questo articolo, strutturato per accompagnarvi passo dopo passo, analizza le strategie non farmacologiche e i comportamenti più efficaci per affrontare il travaglio e la nascita.
Il significato del dolore durante il travaglio e il parto
Il dolore è quasi sempre al centro delle narrazioni del travaglio e del parto. Soprattutto nella cultura occidentale, si tende a renderlo il fulcro di tutto e a dimenticare, quando si racconta il proprio parto, la potenza vivificante dell’esperienza. Come spiegato chiaramente dall’ostetrica Maria Chiara Alvisi, quando si chiamano in causa le sensazioni dolorose che si sperimentano durante il travaglio di parto, è importante ricordare che sono le uniche non legate a una condizione patologica. Il dolore durante il travaglio è segno di salute: significa che tutto sta avvenendo come la natura ha previsto.
Può essere visto a tutti gli effetti come un segnale che invita a spostare l’attenzione solo e soltanto sull’arrivo del proprio cucciolo. Il dolore del travaglio è quindi diverso da qualsiasi altro tipo di dolore sperimentato nella vita. Imparare a leggerlo è fondamentale: a seconda della sua localizzazione e del respiro della travagliante, è possibile farsi un’idea di come sta procedendo la situazione.

Come gestire il dolore durante il travaglio e il parto
Il dolore che caratterizza il parto può essere affrontato e sopportato. Esistono numerosi accorgimenti non farmacologici per tenerlo sotto controllo. Si tratta di espedienti che non “spengono” la percezione dolorosa, ma permettono di imparare a gestirla e a confrontarsi con essa con maggiori risorse dalla propria parte.
Uno dei primi strumenti di contenimento del dolore è il movimento. Il movimento, sia durante la gravidanza sia nel corso del travaglio, è un grande alleato. È fondamentale che durante il travaglio la futura mamma abbia la possibilità di muoversi e variare le posizioni. Le cosiddette “posizioni libere” fanno sì che le onde dell’utero siano più efficaci e che venga massimizzato l’aiuto della forza di gravità al bambino nel suo percorso verso la luce. Quando un travaglio dura meno, si hanno oggettivamente più risorse a disposizione e una minor percezione del dolore.
Le posizioni migliori per affrontare il dolore durante il travaglio
La regola numero uno è il movimento. L’attività muscolare delle gambe agisce come una pompa che fa circolare meglio il sangue. La posizione più utile è senza dubbio quella con il busto flesso in avanti, perché favorisce l’apertura del canale del parto. È il corpo stesso a trovare le posture antalgiche: inginocchiata, appoggiata sulla palla (fitball) o al futuro papà. L’importante è non rimanere sdraiate, perché in questo modo le contrazioni sono più lunghe e intense.

L'utilizzo della fitball
La palla da parto è utile fin dalla gravidanza. Essendo tonda ed elastica, costringe a un continuo adattamento che coinvolge i movimenti del bacino. Un esercizio utile prevede di mettersi a carponi sulla palla, formando un angolo retto tra il bacino e la pancia, lasciandosi dondolare avanti e indietro. Questo permette di sentire il rilascio di stimoli elastici e di mobilizzare le articolazioni pelviche, rese più elastiche dall'azione dell'ormone relaxina.
La posizione accovacciata
Tra le tante posizioni che si possono assumere, spicca quella accovacciata. Si parte tenendo le piante dei piedi ben salde a terra. Se si ha paura di non riuscire a stare in equilibrio, ci si può sostenere al proprio compagno, che ha un ruolo nodale nel sostenere la futura mamma sia psicologicamente che fisicamente.
Questa posizione è congeniale durante il travaglio perché permette di “ascoltare” come il bacino si apre e si distende nella parte inferiore. Risulta utile soprattutto nella seconda parte del travaglio: permette di “chiudere” la parte alta del bacino e di “aprire” quella inferiore, distendendo i tessuti del pavimento pelvico.
L’utilizzo del rebozo
Per aiutare l’utero a lavorare in maniera più efficace, si può utilizzare anche il rebozo, uno strumento arrivato fino a noi dalla tradizione delle antiche parteras messicane. Si tratta di un grosso telo che deve coprire tutto l’utero e il bacino fino all’inserzione del femore. Grazie all’aiuto del partner, che esegue dei movimenti rotatori e di sollevamento, la mamma sperimenta una piacevole sensazione di alleggerimento del bacino, permettendo al bambino di posizionarsi correttamente.
MASSAGGIO CON IL REBOZO IN GRAVIDANZA
Altre posizioni e consigli posturali
Oltre a quelle elencate, esistono altre posizioni da considerare:
- Posizione eretta: Consente di effettuare piccoli movimenti oscillatori con il bacino.
- Sdraiata sul fianco (sinistro): Particolarmente indicata per migliorare la circolazione placentare e aumentare leggermente lo spazio di passaggio per il bambino.
- A carponi: Molto efficace per la risoluzione del dolore lombare, poiché il peso della pancia non grava più sulla schiena, lasciando il bacino libero di muoversi.
Non solo movimento: altri metodi di controllo non farmacologico
Oltre alla postura, esistono altri metodi per gestire il dolore:
- Contropressione: Chi resta accanto alla mamma può premere con fermezza sulla parte dolente, fornendo un sollievo fisico immediato.
- Il potere dell'acqua: L'immersione in vasca o l'uso della doccia calda sulla zona dell'osso sacro scioglie le tensioni muscolari, facilitando l'abbandono del corpo.
- Tecniche di rilassamento e visualizzazione: Utilizzare la pausa tra le contrazioni per passare da uno stato di tensione al rilassamento profondo, associando immagini mentali o suoni a stati di benessere.
- Respirazione e uso della voce: Durante la fase dilatante, lunghe espirazioni aiutano ad attivare il sistema nervoso parasimpatico. Nella fase espulsiva, l'uso spontaneo della voce e dei vocalizzi agisce come un massaggio diaframmatico, favorendo la distensione.
- Intimità e contatto: La persona più adatta a stare accanto alla mamma è quella con cui si sente più libere di esprimere le proprie emozioni. Il contatto pelle a pelle e il bacio hanno un potente effetto analgesico, favorendo il rilascio di ossitocina ed endorfine.
- Atteggiamento mentale: Senza una solida motivazione, la paura cresce. È fondamentale pensare che ogni donna è in grado di partorire e che il travaglio è un dono al mondo.

Distinguere il periodo prodromico dal travaglio attivo
Il travaglio è diviso in fasi: prodromica, dilatante, espulsiva e secondamento. Il periodo prodromico può durare ore o giorni ed è caratterizzato da contrazioni irregolari. È importante distinguere questi segnali dal travaglio attivo, in cui le contrazioni diventano regolari (ogni 3-5 minuti, della durata di circa un minuto).
In questa fase, è essenziale garantire una situazione comoda, intima, con piccoli pasti appetitosi e bevande tiepide. Non c'è alcun bisogno di insegnare a una donna come spingere: al momento giusto, sarà un riflesso automatico e incoercibile. Le spinte in posizione libera sono sempre più efficaci di quelle guidate o in posizione litotomica. Ogni travaglio è un'esperienza singolare, originale e irripetibile, da accogliere con curiosità e rispetto per i propri ritmi naturali.