La Nascita di Gesù: Tra Fede, Storia e Costruzione Teologica

La nascita di Gesù di Nazaret, il messia dei cristiani, rappresenta uno degli eventi più celebrati e discussi nella storia dell'umanità. Ogni anno, più di due miliardi di persone attendono con trepidazione la festività del 25 dicembre, giorno in cui si ricorda questo avvenimento. Ciononostante, tra tutti gli elementi reali legati al cristianesimo, tale festa è quella che presenta meno fondamenti appurati storicamente, alimentando un dibattito complesso che si snoda tra narrazioni evangeliche, interpretazioni storiche e profonde implicazioni teologiche.

I. Le Fonti della Nascita di Gesù: Vangeli Canonici e Apocrifi

La comprensione della nascita di Gesù si basa principalmente su fonti scritte che, pur condividendo il medesimo fulcro, presentano dettagli e prospettive differenti. Tra i libri del Nuovo Testamento, gli unici a descrivere la nascita di Gesù sono il Vangelo secondo Matteo e il Vangelo secondo Luca, riconosciuti come canonici dalla Chiesa. Accanto a questi, numerosi vangeli apocrifi, non ammessi dalla Chiesa, arricchiscono la narrazione con particolari spesso fantasiosi e miracolistici.

1.1. I Vangeli Canonici: Matteo e Luca

I racconti di Matteo e Luca appaiono complementari, sebbene talvolta presentino elementi divergenti, ciascuno con una propria enfasi e un proprio intento catechistico. Le Chiese cristiane hanno forgiato una storia del concepimento e della nascita del messia intrecciando soprattutto i racconti di Matteo e di Luca, la cui rappresentazione più vivida è ricostruita nei presepi popolari.

1.1.1. La Narrazione di Matteo: Il Re, i Magi e la Fuga

Il Vangelo secondo Matteo inizia con la genealogia di Gesù, tracciando le sue origini fino ad Abramo e Davide. Accenna brevemente al concepimento verginale di Maria per opera dello Spirito Santo, un evento che viene rivelato a Giuseppe in sogno da un angelo, il quale gli dice: "Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa. Infatti il bambino che è generato in lei viene dallo Spirito Santo". Dopo l'annuncio del concepimento verginale, Matteo riferisce che Gesù nacque a Betlemme di Giudea, al tempo del re Erode. Successivamente, arrivano a Gerusalemme dei magi dall'oriente, i quali avevano letto nel sorgere di un "astro" l'annuncio della nascita del re dei Giudei. La narrazione di Matteo sostiene pure che i magi "giunsero da Oriente" e domandano del "re dei giudei che è nato". Il legittimo re, Erode, resta turbato e li invia a Betlemme sulla base della profezia di Michea con l'intento di avere informazioni su questo re illegittimo. Guidati dall'astro, i magi arrivano "nella casa" e offrono a Gesù bambino "oro, incenso e mirra". L'oro e l'incenso erano i regali che, come profetizzò Isaia (60:6), i popoli di tale regione avrebbero portato a Gerusalemme come regalo al re e lode a Dio, mentre la mirra era un unguento usato per i malati o per le sepolture. Un angelo intanto informa in sogno Giuseppe di fuggire in Egitto per sottrarsi all'ira di Erode. Questi infatti, non conoscendo l'identità del re neonato, fa uccidere tutti i bambini di Betlemme sotto i due anni, un episodio noto come la strage degli innocenti. Questo racconto di Matteo pone l'accento sulla regalità di Gesù e sulla sua protezione divina fin dalla nascita, presentandolo come un sovrano minacciato dal potere terreno.

Adorazione dei Magi

1.1.2. La Narrazione di Luca: Il Censimento, i Pastori e la Mangiatoia

Il Vangelo secondo Luca, dal canto suo, inizia narrando l'annunciazione, fatta dall'Arcangelo Gabriele a Maria, del concepimento per opera dello Spirito Santo di un figlio, il cui nome sarà Gesù. Di fronte all'incredulità di Maria, l'angelo le indica la sua parente Elisabetta, la quale vecchia e sterile sta aspettando un figlio, Giovanni Battista, per grazia di Dio ed è già al sesto mese. Maria, la madre di Gesù, concepì il bambino senza perdere la verginità, un aspetto su cui "insiste anche un vangelo apocrifo che ha avuto un influsso enorme, il Protovangelo di Giacomo scritto verso il 150 d.C.". Luca prosegue con la storia della visitazione di Maria alla cugina Elisabetta, anch'ella protagonista di una gravidanza miracolosa. Dopo aver raccontato la nascita di Giovanni Battista, il Vangelo secondo Luca riporta la notizia di un "primo censimento", voluto da Cesare Augusto in tutto l'impero romano, secondo il quale ciascuno doveva tornare con la propria famiglia nella città dei propri avi. Giuseppe, discendente del re Davide che era nato a Betlemme, lascia Nazaret con Maria incinta e si reca nella città dei suoi avi. A Betlemme Maria dà alla luce Gesù, lo avvolge in fasce e lo depone in una mangiatoia degli animali, "perché per loro non c'era posto nell'alloggio". Questo dettaglio, insieme all'apparizione degli angeli ai pastori che pernottavano all'aperto, evidenzia la semplicità e l'umiltà delle circostanze della nascita. All'ottavo giorno dopo la nascita avviene la circoncisione di Gesù; successivamente il neonato è portato al tempio per la consacrazione, dove è riconosciuto come messia da Simeone e dalla profetessa Anna. Secondo l'evangelista Luca, infatti, dopo la nascita di Gesù la famiglia tornò a Nazaret senza problemi: "Quando ebbero tutto compiuto secondo la legge del Signore [la presentazione del bambino al tempio di Gerusalemme e la purificazione di Maria], fecero ritorno in Galilea, alla loro città di Nazaret".

Il Censimento di Quirinio e Gesù bambino

1.1.3. Complementarità e Divergenze dei Racconti Canonici

I resoconti di Matteo e di Luca sono così diversi tra di loro che, a una prima lettura, sembrano descrivere la nascita di due persone differenti. Le loro fonti divergono parecchio e spesso sembrano contraddirsi. Ad esempio, Matteo parla dei magi, del terribile Erode, dell'episodio degli innocenti e della fuga in Egitto, tutti aspetti che Luca ignora. A sua volta, Luca espone dettagli distinti, come la visita di Maria alla parente Elisabetta o l'adorazione dei pastori, di cui nulla riporta Matteo. La cornice fornita dall'astro o dal censimento è un altro esempio di come i racconti evangelici appaiano complementari quanto ad altri elementi narrati, come l'annunciazione a Giuseppe o Maria, la manifestazione di Gesù ai magi o ai pastori. Nonostante queste divergenze, la Chiesa cattolica, quando celebra la nascita di Gesù, attinge all'ininterrotta memoria delle prime comunità cristiane riguardo ai fatti evangelici e ai luoghi in cui accaddero.

1.2. I Vangeli Apocrifi: Dettagli, Leggende e Fantasia

La nascita di Gesù è descritta anche in alcuni vangeli apocrifi, dove è arricchita di particolari e aspetti miracolistici, fornendo il "colorito romanzesco, da antica fiaba popolare" che contraddistingue spesso queste opere.

1.2.1. Il Protovangelo di Giacomo

Il Protovangelo di Giacomo, databile alla metà del II secolo, tenta di armonizzare la narrazione di Matteo (Magi e persecuzione di Erode) e Luca (censimento). Quanto al luogo, la nascita avviene a Betlemme in una grotta (cc. 17-18), non in una stalla come suggerito da Luca. Questo particolare, assente nei vangeli canonici, è diventato un elemento importante nella rappresentazione del presepe. Il Protovangelo aggiunge poi tre elementi leggendari. Nel primo episodio, Giuseppe racconta in prima persona che al momento della nascita il tempo si fermò (c. 18). Il secondo episodio coinvolge due levatrici che, chiamate da Giuseppe, arrivarono alla grotta immediatamente dopo la nascita e testimoniarono la verginità di Maria (cc. 19-20). Inoltre, il Protovangelo colloca la famigliola di Maria a Gerusalemme, narrando che Maria nasce a Gerusalemme e trascorre l'intera infanzia nel tempio dove "riceveva il cibo dalla mano di un angelo", per poi essere data in sposa a Giuseppe.

1.2.2. Il Vangelo dello Pseudo-Matteo e il Vangelo Arabo dell'Infanzia

Il tardo Vangelo arabo dell'infanzia, risalente probabilmente all'VIII-IX secolo, riprende dal Protovangelo diversi elementi, tra i quali la nascita a Betlemme in una grotta. Nel tardo Vangelo dello pseudo-Matteo, anch'esso dell'VIII-IX secolo, la tradizione della grotta del Protovangelo viene armonizzata con quella della stalla dei vangeli canonici: a Betlemme Maria partorisce il bambino in una grotta (c. 13), quindi il terzo giorno si trasferiscono in una stalla (c.14) dove sono presenti l'asino e il bue. Questi due "personaggi", diventati elemento ricorrente delle rappresentazioni artistiche della natività e del presepio, derivano probabilmente dal Libro di Isaia (Is 1,3: "Il bue conosce il suo proprietario e l'asino la greppia del suo padrone"). È importante notare che la materia narrativa di questi apocrifi è assai ricca di "miracolo, come accade negli scrittori intimamente poveri di fantasia, è chiamato in causa di continuo e si mescola quasi ingenuo lustrino al povero realismo degli scenari. È un miracolo che agisce con automatismo implacabile, penoso, senza altro significato che il suo stesso prodigio".

II. La Ricerca della Storicità: Un Dibattito Complesso

La narrazione della nascita di Gesù, pur essendo centrale per la fede cristiana, è stata oggetto di un intenso scrutinio storico e teologico, che ne ha messo in evidenza le complessità e le diverse interpretazioni.

2.1. Le Critiche Storiche e le Incongruenze

La maggior parte degli storici contemporanei, sia di formazione laica che cristiana, come Alfred Loisy, Ernesto Buonaiuti, Hans Küng, Rudolf Bultmann, Dietrich Bonhoeffer e John Paul Meier, considerano i racconti evangelici della Natività non fondati storicamente. Secondo questa interpretazione, i principali eventi delle narrazioni sarebbero elaborazioni tardive e leggendarie redatte sulla base delle profezie messianiche contenute nell'Antico Testamento, che vengono espressamente o implicitamente citate, in particolare in Matteo. Questo non è un fenomeno strano, perché si verificò pure con la maggior parte dei personaggi significativi dell'antichità giudaica e greco-romana quali Mosè, Pitagora, Platone, l'imperatore Augusto e perfino Alessandro Magno; una volta deceduti, vennero antologizzate "storie" della loro nascita prodigiosa e delle peripezie infantili, mentre al riguardo nulla era più certo.

2.1.1. L'Assenza nei Vangeli Più Antichi e il Problema delle Aggiunte Successive

Il più antico dei vangeli canonici, quello di Marco, scritto tra il 71 e il 75 d.C., non fa menzione della nascita di Gesù, probabilmente perché l'autore non conosceva nulla di certo al riguardo. E l'ultimo, quello di Giovanni, elaborato verso il 100 d.C., la omette forse volontariamente, giacché la nascita di Gesù non interessava all'evangelista, che si concentrò piuttosto sulla sua figura quale incarnazione del verbo o della saggezza di Dio. È molto probabile che i dati presenti in tali racconti siano stati raccolti molti anni dopo la morte di Gesù, avvenuta tra il 30 e il 33 d.C., quando ormai non era più in vita nessun testimone, o quasi, che potesse confermare la veridicità delle notizie. Si può ipotizzare che i primi due capitoli di Matteo e di Luca siano stati aggiunti dopo la composizione dei rispettivi vangeli, perché nel resto di entrambi i testi i protagonisti paiono ignorare quanto è successo prima, ossia l'infanzia di Gesù. Maria stessa, la madre, non sa che la nascita del figlio sia stata portentosa, ovvero scaturita dal grembo di una vergine; del figlio sa invece che deve occuparsi "delle cose del Padre" (Luca 2:49).

2.1.2. Incoerenze Storiche Rilevate

La non storicità dei racconti evangelici deriva sia dalle incoerenze esterne che interne ai racconti. Ad esempio, in Luca la nascita di Gesù è collocata sia durante il regno di Erode (morto nel 4 a.C.), che in occasione del censimento di Quirinio (che Giuseppe Flavio attesta essere avvenuto nel 6 d.C.), con una evidente incongruenza storica. Infatti, il censimento di Augusto dell'8 a.C. riguardava solo i cittadini romani. Il censimento di cui parla Luca fu invece di Quirinio, governatore della Siria, del 6 d.C. Gli studiosi oggi sospettano che lo scrittore forzò le date pur di collocare la nascita a Betlemme.

Erode il Grande

2.1.3. La Strage degli Innocenti: Un Episodio Controverso

In Matteo si racconta della strage degli innocenti, episodio storico non attestato da nessuna altra fonte e probabilmente mai avvenuto. Se fosse davvero accaduto il massacro, probabilmente ne sarebbe rimasta traccia nel racconto di Giuseppe Flavio, le cui relazioni degli ultimi giorni di Erode sono scrupolose. La maggior parte dei cronisti, compresi quelli cattolici, ritiene che il racconto di Matteo sia frutto di fantasia, di una tradizione popolare cristiana o di una "storia teologica" composta da lui o da qualche sconosciuto sulla base del Vecchio Testamento e attribuita simbolicamente a Gesù. Questo massacro e la successiva fuga in Egitto di Giuseppe, Maria e Gesù, decisa dopo che un angelo aveva comunicato al padre putativo che Erode voleva uccidere il bambino, non trovano riscontro in quanto afferma Luca.

2.1.4. L'Interpretazione Psicoanalitica

Un'interpretazione psicanalitica che risale a Otto Rank (Il mito della nascita dell'eroe, 1909) evidenzia come i principali elementi della nascita di Gesù siano riscontrabili anche in altre biografie mitologiche, in particolare l'origine semi-divina (si veda per esempio Gilgamesh, Eracle) e la persecuzione del neonato da parte di un'autorità (si veda per esempio Sargon, Mosè, Romolo e Remo).

2.2. L'Interpretazione Confessionale e i Tentativi di Armonizzazione

Secondo l'interpretazione confessionale, gli elementi contenuti nelle narrazioni evangeliche sarebbero storicamente fondati. Le differenti versioni della natività date da Luca e Matteo rispecchierebbero, infatti, due diverse esigenze catechistiche dei redattori. Anche gli elementi storicamente più discussi, come "il suo astro" e la nascita durante il censimento di Quirinio, possono essere fondati, secondo questa prospettiva.

2.2.1. Armonizzazione del Censimento e del Regno di Erode

La nascita durante il "primo" censimento di Quirinio non sarebbe in contrasto con la storicità della nascita "al tempo di Erode", in quanto non si tratterebbe del "secondo" censimento organizzato da Quirinio mentre era governatore della Siria nel 6 d.C., quando Erode era morto da 10 anni (4 a.C.). I tradizionali tentativi di armonizzazione hanno ipotizzato un precedente mandato di governatore di Quirinio durante il regno di Erode, al quale seguì un secondo mandato con un secondo censimento nel 6 d.C. Una diversa armonizzazione possibile vede Quirinio non come il governatore vero e proprio della Siria ma come il funzionario che gestì il suo primo censimento durante il governatorato di Gaio Senzio Saturnino, al tempo di re Erode, in occasione del censimento universale ("su tutta la terra") indetto da Augusto nell'8 a.C.

2.2.2. Il Messaggio Teologico alla Base delle Narrazioni

Il messaggio teologico è chiaro: Gesù nasce nella città di David perché si avverino le profezie che riguardano il re-messia, salvatore d'Israele e del mondo intero. È un re talmente importante che la sua nascita viene perfino annunciata da una stella, e Dio avverte del prodigioso evento anche persone non israelitiche: i magi rappresentano tutti coloro che crederanno nella figura di Gesù come salvatore. La penna di Matteo e Luca, insomma, vuole offrire a Gesù quegli aspetti divini che i fedeli si attendevano fin dall'Antico Testamento. E così, se in Matteo i genitori di Cristo sembrano spinti dal destino a Betlemme proprio quando Maria deve partorire, Luca fornisce una spiegazione più terrena: erano a Betlemme perché c'era un grande censimento, che obbligava tutti a tornare dove erano nati. Il perché gli evangelisti scrissero i capitoli sulla natività può risiedere nel desiderio di dichiarare che, al pari di altre grandi personalità del mondo antico, Gesù aveva avuto un'infanzia prodigiosa, ancor più particolare rispetto a quella degli eroi pagani, degli dei e dei semidei.

Gesù torna a Nazaret dall'Egitto

III. Il Luogo della Nascita: Betlemme o Nazaret?

Il luogo di nascita di Gesù è un altro punto di dibattito, con le fonti che presentano prospettive diverse.

3.1. Le Affermazioni Evangeliche: Betlemme come Culla del Messia

Entrambi gli evangelisti Matteo e Luca affermano che Gesù nacque a Betlemme. Afferma Matteo: "Gesù nacque a Betlemme di Giudea, al tempo del re Erode" (2:1). Anche Luca dichiara: "Giuseppe […] dalla città di Nazaret e dalla Galilea salì in Giudea alla città di Davide, chiamata Betlemme […] Ora, mentre si trovavano in quel luogo, si compirono per [Maria] i giorni del parto. Diede alla luce il suo figlio primogenito" (2:4-7). Questo insistere sulla nascita a Betlemme aveva un preciso scopo teologico: nascere nella città di Davide, appartenendo alla sua stirpe, costituisce una conferma che fosse l'atteso Messia. Tale aspetto si ricollega direttamente alla profezia di Michea: "E tu, Betlemme di Efrata, così piccola per essere fra i capoluoghi di Giuda, da te mi uscirà colui che deve essere il dominatore in Israele; le sue origini sono dall'antichità, dai giorni più remoti" (5:1). Ecco perché Matteo fa vivere i genitori di Gesù a Betlemme, mentre Luca li presenta in viaggio verso Betlemme per via di un censimento obbligatorio.

3.2. L'Ipotesi di Nazaret: Il Villaggio Meno Noto

Gli altri due evangelisti, Marco e Giovanni, accennano piuttosto al fatto che la nascita di Gesù avvenne a Nazaret, in Galilea. Era una tradizione ormai consolidata, perché Gesù era detto "di Nazaret" e non "di Betlemme". Sembra più verosimile ritenere che la verità si trovi nel Vangelo secondo Marco: "Partito quindi di là, andò nella sua patria", ossia Nazaret (6:1). E si hanno riscontri anche nel Vangelo secondo Giovanni, quando l'apostolo Filippo dice a Natanaele, il futuro apostolo Bartolomeo: "Abbiamo trovato colui del quale hanno scritto Mosè nella Legge e i Profeti, Gesù, figlio di Giuseppe di Nazaret". Natanaele gli risponde: "Da Nazaret può mai venire qualcosa di buono?" (1:45-46). Nello stesso vangelo, quando Gesù si reca a Gerusalemme alla festa del Sukkoth, o delle capanne, e le guardie non lo arrestano credendolo un profeta, i farisei dicono a uno di loro: "Studia e vedrai che non sorge profeta dalla Galilea" (7:52). È quindi più probabile ritenere che Gesù nacque nel poco noto villaggio di Nazaret. Con il tempo s'iniziò a supporre che fosse il messia e allora si scrisse la storia della sua nascita a Betlemme perché si potessero compiere le profezie.

Betlemme al tempo di Gesù

3.3. Il Luogo Santo di Betlemme

Betlemme rimane un luogo di profonda venerazione. Nella Basilica della Natività c'è una stella d'argento su cui è incisa la scritta: "Qui dalla Vergine Maria è nato Cristo Gesù". Per entrare in quel luogo bisogna inchinarsi: l'unico portone d'accesso è alto 1 metro e 20. L'ingresso così basso impediva che si entrasse in chiesa a cavallo. Flavia Giulia Elena, la madre dell'imperatore Costantino, nel 327 giunse in pellegrinaggio nei luoghi della passione di Gesù. E proprio a Betlemme si fece indicare da gente del posto dove fosse nato il Salvatore. Trovò così una grotta dietro a un altare romano dedicato ad Adone: un posto ideale per farci nascere Gesù.

IV. La Datazione della Nascita: Un Calendario tra Storia e Simbolo

La determinazione della data esatta della nascita di Gesù è un tema altrettanto dibattuto, con la maggior parte degli studiosi che concorda sul fatto che il 25 dicembre e l'anno 0 non corrispondano alla realtà storica.

4.1. L'Anno della Nascita: L'Errore di Dionigi il Piccolo

Gesù nacque il primo anno della nostra era? Forse no. La data sarebbe un errore del monaco Dionigi il Piccolo, vissuto nel VI secolo. A quel tempo gli anni erano calcolati in base alla cosiddetta Era di Diocleziano, ossia dall'inizio del regno dell'imperatore che aveva perseguitato i cristiani. Per questo Dionigi ritenne di dover modificare il modo in cui i cristiani computavano gli anni e decise di considerare come primo anno la data di nascita di Gesù. Secondo i Vangeli di Matteo e di Luca, Gesù era nato ai tempi di Erode, e Dionigi stabilì che il re era morto nel 753 AUC (ab Urbe condita), cioè dalla fondazione di Roma, l'anno che si era imposto come riferimento per il conteggio del tempo in Occidente. Tuttavia, è noto che Erode morì nel 750 AUC. Se a questa data si tolgono uno o due anni (quelli in cui Gesù visse a Betlemme prima della strage degli innocenti), ne risulta che nacque nel 748 o nel 749 AUC, ovvero cinque o sei anni prima della data calcolata da Dionigi. E sarebbe quindi venuto al mondo nel 6 o nel 5 a.C. Assumendo la fondatezza di questi riferimenti, la maggior parte dei biblisti colloca la nascita dopo il censimento (8 a.C.) e prima della morte di Erode (4 a.C.), con una maggiore preferenza per il 7-6 a.C.

Può anche darsi che Dionigi non si sia sbagliato, ma abbia scelto di proposito una data simbolica, sebbene approssimativa. Nell'antichità il numero sette aveva infatti un grande valore simbolico, come pure il ventisette. In quanto multiplo del tre e del nove, il ventisette svolse un ruolo importante per spiegare la formazione dell'universo proprio a partire da un'opera di Platone, il Timeo. Inoltre, nell'architettura romana il ventisette era fondamentale per la proporzione dei luoghi sacri e pubblici. Per indicare il cambiamento più importante nella storia del mondo, la venuta del messia, il numero 7(00) + 27 + 27 = 754 diveniva perciò molto più significativo del 748 o del 749. È quindi probabile che, al di là della cronologia, Dionigi abbia deciso di far coincidere la nascita di Gesù con il numero sacro più vicino.

4.2. Il Giorno della Nascita: Il 25 Dicembre e le Sue Origini

Il vangelo non fornisce indicazioni precise circa il giorno della nascita di Gesù. L'indicazione dei pastori che pernottavano all'aperto, come riportato da Luca ("E c'erano pastori nella stessa regione, che stavano in campo aperto e vegliavano di notte sul loro gregge" Lc 2,8), lascia supporre una stagione mite, non invernale, perché in pieno inverno non ci sono greggi di pecore nei campi intorno a Betlemme. In questo periodo dell'anno, infatti, non c'è erba nei campi e gli animali sono tenuti in una stalla. I testi evangelici sembrano suggerire uno scarso interesse degli evangelisti per tramandare l'esatta data di nascita di Gesù, elemento estraneo agli obiettivi del loro testo.

La festa liturgica del Natale è piuttosto tarda e perciò la sua collocazione al 25 dicembre sarebbe dovuta, secondo la maggioranza degli storici, a considerazioni pratiche. L'innesto delle nuove credenze cristiane nel corpus del calendario e delle tradizioni popolari romane avrebbe fissato la commemorazione della natività di Cristo nelle antiche feste invernali dedicate a Saturno, i Saturnali, forse perché erano feste che segnavano la fine di un tempo, e anche perché caratteristica dei Saturnalia era la temporanea abolizione delle differenze sociali e l'inversione dei ruoli tra schiavi e padroni. Questa data era molto speciale tra i pagani di quel tempo. In questo giorno i romani festeggiavano il compleanno del dio del sole romano Sol Invictus, il solstizio d'inverno e la "rinascita del sole". Accendevano fuochi del solstizio e si esibivano in festival nel circo. Il 25 dicembre è arbitrario, e lo riconosce la stessa Chiesa, che optò per quella data al fine di contrastare la festa pagana del Sole Invitto. L'usanza di celebrare in questa data si è probabilmente diffusa nell'attuale Europa occidentale nel VII e VIII secolo.

Solstizio d'inverno e riti pagani

V. Personaggi e Simboli Chiave della Natività

La storia della nascita di Gesù è popolata da figure e simboli che hanno assunto un profondo significato teologico e culturale.

5.1. Maria e Giuseppe: La Sacra Famiglia

Maria, la giovane donna di Nazaret fidanzata con un falegname di nome Giuseppe, è la figura centrale della natività. Il suo concepimento verginale, operato dallo Spirito Santo, è un pilastro della fede cristiana. Giuseppe, "discendente del re Davide", accetta il suo ruolo di padre putativo dopo la rivelazione angelica. I vangeli di Matteo e di Luca pongono Davide, re e messia d'Israele, fra gli avi di Giuseppe. Nell'iconografia tradizionale, la sacra famiglia è sempre composta da mamma, papà e bambino. Tuttavia, il Vangelo di Marco (6,3-4) e di Matteo (13,55-56) citano per nome dei fratelli di Gesù (Giuda, Giuseppe, Giacomo e Simone) e più femmine, almeno 2. L'interpretazione confessionale, o una più comune, che si scontra su un aspetto linguistico fondamentale, spiega che al tempo e in quei luoghi, il termine fratello aveva un significato molto più ampio di quello che abbiamo oggi, intendendo cugini o parenti stretti. Il Protovangelo di Giacomo, invece, racconta che Giuseppe aveva una prima moglie (di cui si ignora il nome) che era morta, lasciandolo padre di più figli, rendendo Gesù il fratello di sangue di questi.

5.2. I Magi e la Stella: Annuncio Universale

Il Vangelo di Matteo narra che "alcuni magi" giunsero da Oriente per adorare Gesù e offrirgli doni. La parola "mago" aveva due significati: indicava chi praticava la magia nera o bianca, oppure si riferiva ai sacerdoti dello zoroastrismo, la religione della Persia, che erano anche studiosi degli astri e dei loro effetti sugli esseri umani. Altri particolari, come il fatto che i magi fossero re ed erano tre (Melchiorre, Gaspare e Baldassarre, nomi di gran lunga posteriori, perché si cristallizzarono nella tradizione attorno al V secolo), sono aggiunte successive e fantasiose dei vangeli apocrifi. L'attendibilità storica della narrazione sui magi è nulla, come ammette anche la Chiesa. Matteo stesso presenta una serie di dettagli inverosimili, come una stella cometa giunta da oriente che compare su Gerusalemme e gira a sud verso Betlemme, dove rimane. Questo fenomeno senza eguali nella storia astronomica sarebbe dovuto comparire in qualche cronaca del tempo, cosa che non avviene. La stella di Betlemme, quindi, è più probabilmente un simbolo teologico che un fenomeno astronomico reale, un segno divino per annunciare la nascita di un re.

La stella cometa si ferma sopra Betlemme

5.3. I Pastori: Primi Testimoni dell'Umiltà

Nel Vangelo di Luca, sono i pastori, figure semplici e umili che stavano vegliando sui loro greggi, i primi a ricevere l'annuncio della nascita del Salvatore da parte di un angelo. "Non abbiate paura, sono qui per annunciarvi una grande gioia: oggi è nato quello che sarà il più grande di tutti i re. Andate a festeggiarlo: troverete un bambino avvolto in fasce, che giace in una mangiatoia", disse l'angelo. La loro immediata risposta di fede e la corsa a Betlemme per vedere il bambino rappresentano l'accettazione del messaggio divino da parte dei più umili e dei marginali, in contrapposizione ai potenti.

5.4. Erode e la Strage degli Innocenti: Il Conflitto con il Potere

Il re Erode, informato dai magi della nascita di un rivale, ordinò di uccidere tutti i bambini di Betlemme di meno di due anni, in modo tale da scongiurare questa minaccia. Alcuni studiosi sostengono che l'evento accadde davvero e che ben si adatterebbe alla crudeltà di Erode. Si sa, per esempio, che in punto di morte il sovrano ordinò alla sorella Salomè di riunire nell'anfiteatro di Gerico trecento membri delle famiglie più illustri del Paese e di farli uccidere a colpi di frecce, dicendo: "Cosicché tutta la Giudea e tutte le famiglie, anche non volendo, verseranno lacrime per me". Tuttavia, come già menzionato, la mancanza di riscontri in fonti esterne, come quelle di Giuseppe Flavio, rende l'episodio altamente improbabile dal punto di vista storico. L'episodio della strage degli innocenti, che si inserisce nella vicenda dei magi venuti da Oriente, appartiene appunto all'ambito della leggenda, con la tradizione che non è univoca riguardo al numero dei morti.

VI. L'Eredità della Nascita di Gesù: Arte e Tradizione

La storia della nascita di Gesù ha goduto di una notevole fortuna nella tradizione artistica cristiana, plasmando profondamente la cultura e le celebrazioni in tutto il mondo.

6.1. La Fortuna Iconografica: Dal Presepe all'Arte

Dal Medioevo in poi, i presepi misero a disposizione di un pubblico cristiano e analfabeta il nucleo più interessante di entrambi i vangeli, ricostruendo una narrazione visiva della Natività. In essi non mancano la nascita di Gesù in una grotta, in cui figurano anche il bue e l'asinello o la mula, nonché i pastori adoranti e i tre re magi. Giotto di Bondone, con la sua Natività di Gesù (1303-1305) affrescata nella Cappella degli Scrovegni a Padova, è solo uno dei primi grandi artisti a dare forma all'evento. Seguirono altri maestri come Andrea Mantegna con la sua "Adorazione dei Magi" (1495-1505), Georges de la Tour che dipinse 'L'adorazione dei pastori' nel XVII secolo, Sandro Botticelli con 'L'adorazione del Cristo bambino' (1500 circa), Léon Cogniet con la 'Scena della strage degli innocenti' (1824) e James Tissot che illustrò 'Alla ricerca di un alloggio' per 'La vita di Cristo'. Le rappresentazioni figurative intorno alla nascita di Gesù sotto forma di presepi di Natale ispirano ancora oggi grandi e piccini.

Presepe napoletano

6.2. La Celebrazione Moderna del Natale

Nonostante le incertezze storiche sulla data esatta, la celebrazione del Natale, in particolare il 25 dicembre, è diventata una tradizione globale. Milioni di persone si riuniscono la vigilia di Natale, il 24 dicembre, per celebrare la prossima nascita di Gesù Cristo. Questo include rituali come riunioni accoglienti, cuocere biscotti, fare l'albero di Natale e fare regali ai propri cari. Dal primo Avvento in poi, candele, luci fiabesche, mercatini di Natale e canti natalizi creano un'accogliente atmosfera natalizia in tutto il paese. La storia della Natività può affascinare anche i più piccoli, soprattutto se raccontata davanti a un presepe. Festeggiare il Natale oggi è una tradizione familiare popolare anche per molti che non professano alcuna fede.

VII. La Figura di Gesù Oltre la Nascita

La nascita di Gesù, pur essendo un evento fondamentale, è solo l'inizio di una storia che ha plasmato la civiltà. Ciò che è chiaro ai ricercatori è che un Gesù di Nazareth è vissuto veramente. La sua nascita è stata quindi un vero e proprio evento. Poco si sa dell'infanzia e della giovinezza di Gesù. Gli scienziati oggi sospettano che il Messia non sia nato in una stalla di Betlemme, ma a Nazareth. I suoi genitori e Lui erano ebrei. Si può supporre che Gesù avesse diversi fratelli e sorelle più giovani, perché appaiono nei Vangeli, negli Atti e nelle lettere di Paolo. È anche ovvio che Gesù per primo esercitò la professione di suo padre, che era una sorta di artigiano. Inoltre, Gesù sapeva leggere e scrivere, un privilegio riservato solo a una piccola parte della popolazione a quel tempo.

La più grande svolta nella vita di Gesù è stato il suo incontro con Giovanni Battista. Gesù fu battezzato da lui, lasciò la sua famiglia per unirsi al cosiddetto "predicatore del deserto" e dedicò la sua vita alla religione. Alla fine si separò da Giovanni e andò in pellegrinaggio da solo per proclamare il suo messaggio. Come predicatore itinerante, ha raccolto intorno a sé un gruppo sempre più numeroso di seguaci. I quattro vangeli raccontano in dettaglio la vita di Gesù come predicatore, il suo messaggio religioso, come guarì i malati e fece miracoli. Egli proclamò che la regola di Dio era vicina. Si rivolgeva anche ai poveri, ai malati e agli emarginati. Attraverso i suoi potenti sermoni divenne sempre più popolare tra il popolo, cosa che non piacque ai governanti romani. Ponzio Pilato, l'amministratore dell'imperatore romano, fece finalmente arrestare Gesù e condannarlo a morte per crocifissione. Questo probabilmente è accaduto negli anni 30 o 31 d.C. La leggenda vuole che Gesù sia risorto dai morti il terzo giorno dopo la sua crocifissione, evento celebrato come Pasqua. Altri 39 giorni dopo, nel giorno dell'Ascensione, la Bibbia dice che Dio, suo Padre, lo ha riportato in cielo. Le usanze che circondano la nascita di Gesù, sebbene l'ordine cronologico dei quattro vangeli sia diverso e le tradizioni siano solo in parte simili, rappresentano ancora oggi il fondamento della fede cristiana.

Il Censimento di Quirinio e Gesù bambino

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