Analisi delle Statistiche e dei Risultati nella Procreazione Medicalmente Assistita: Il Contesto Clinico di Humanitas

La Procreazione Medicalmente Assistita (PMA) rappresenta oggi una risposta fondamentale al desiderio di genitorialità per numerose coppie che incontrano ostacoli biologici nel concepimento spontaneo. In Italia, la gestione di questo percorso richiede non solo competenze mediche d'eccellenza, ma anche una profonda comprensione dei dati statistici e delle variabili fisiologiche che influenzano l'esito dei trattamenti. L'IRCCS Istituto Clinico Humanitas, attraverso il suo Fertility Center, si pone come punto di riferimento in questo ambito, integrando ricerca scientifica e assistenza clinica personalizzata.

rappresentazione schematica del percorso di PMA in un centro di eccellenza clinica

Variabili Biologiche e Impatto dell'Età sul Successo dei Trattamenti

L'età biologica è la prima variabile che interessa la PMA. Le donne sotto i 35 anni hanno tassi di successo più elevati, con una probabilità che può superare il 40% per ciclo di trattamento, utilizzando i gameti della coppia. Man mano che l’età aumenta, specialmente oltre i 40 anni, i tassi di successo tendono a diminuire drasticamente. Per le donne di età compresa tra i 40 e i 42 anni, le percentuali possono scendere intorno al 15%, mentre per quelle sopra i 43 anni il tasso di successo è spesso inferiore al 5%.

È importante sottolineare che queste rappresentano statistiche generali su tutto il territorio nazionale e non possono predire il risultato individuale. Ogni coppia è un caso unico caratterizzato da diverse variabili, come lo stile di vita, il supporto psicologico e la qualità delle strutture mediche. L’infertilità dipende in ugual misura dall’uomo e dalla donna, e in circa il 15% delle coppie l’origine dell’infertilità rimane sconosciuta.

Tipologie di Trattamenti: Dalla IUI alla Fecondazione in Vitro

Le prestazioni di procreazione medicalmente assistita comprendono tecniche di I livello, come l’inseminazione intrauterina (IUI), e tecniche più complesse di II e III livello (tra cui FIVET e ICSI).

Inseminazione Intrauterina (IUI)

L’inseminazione è una tecnica tramite la quale si cerca di aumentare le possibilità di incontro tra i gameti (ovociti e spermatozoi) all’interno della tuba. Si induce una leggera crescita follicolare multipla (massimo 3-4 follicoli) attraverso l’iniezione sottocutanea di un basso dosaggio di gonadotropine o, in casi selezionati, l’assunzione orale di citrato di clomifene. Dopo l’inseminazione, la donna rimane sdraiata sul lettino ginecologico per qualche minuto. Di solito, dalla sera dell’inseminazione, si inizia una terapia di supporto della fase luteale con l’assunzione di progesterone che si protrarrà per i 14 giorni successivi.

Fecondazione in Vitro (FIVET e ICSI)

Con la fecondazione in vitro, l’incontro tra ovocita e spermatozoo avviene in laboratorio e dunque al di fuori del corpo umano. Dopo aver indotto un’ovulazione multipla attraverso la stimolazione delle ovaie, si procede al prelievo degli ovociti (pick-up ovocitario).

La tecnica ICSI (iniezione intracitoplasmatica dello spermatozoo) prevede la microiniezione di un singolo spermatozoo direttamente all’interno della cellula uovo. È riservata ai casi in cui si valuta che, con la semplice inseminazione dell’ovocita, possano esserci problemi nell’ottenere la fecondazione. È considerata una metodica di PMA di III livello quando è necessario l’utilizzo di spermatozoi prelevati chirurgicamente dal testicolo.

Procreazione Assistita: E se non riesci ad avere figli? (FIVET e IUI) | #TELOSPIEGO

Considerazioni sulla Crioconservazione e i Cicli FER/FO

Il trasferimento di embrioni congelati ha mostrato percentuali paragonabili a quelle degli embrioni freschi e in qualche caso superiori. La percentuale di cicli FER (fecondazione con utilizzo di embrioni crioconservati) conclusi con una gravidanza è stata del 34% nel 2021, mentre quella dei cicli FO (Frozen Oocyte - Trasferimento di embrione ottenuto da ovocita crioconservato) è stata del 19,23%.

Dopo le modifiche apportate dalla sentenza della Corte Costituzionale, i centri di eccellenza hanno scelto di crioconservare solo gli embrioni giunti allo stadio di blastocisti (5-6 giorni dalla fertilizzazione) e congelare quindi un numero molto ridotto di embrioni, a buona prognosi di poter portare ad una gravidanza dopo lo scongelamento.

Analisi del Rischio Cardiovascolare e Salute della Donna

Le tecniche di riproduzione assistita non aumentano il rischio cardiovascolare: è questo il risultato di un’analisi pubblicata sull’European Heart Journal a firma di Giulio Stefanini, cardiologo responsabile della Ricerca Clinica del Cardio Center di Humanitas. Non è stata riscontrata alcuna evidenza significativa che l’uso della PMA aumenti il rischio di eventi cardiovascolari gravi nei 10 anni di follow-up.

Tuttavia, come spiega la prof.ssa Nicoletta Di Simone, è essenziale valutare i rischi associati al trattamento caso per caso, in modo personalizzato. Alcune condizioni, come la preeclampsia, si manifestano con maggiore frequenza durante le gravidanze da PMA ed è fondamentale trattarle in modo idoneo. In Humanitas, l’impegno è garantire che la PMA sia considerata all’interno del più ampio percorso di cura della paziente, che inizia prima del trattamento e prosegue dopo di esso.

Gestione dell'Infertilità e Considerazioni Etico-Legali

La Legge 40 del 2004 disciplina molti aspetti connessi alla PMA in Italia. L’accesso alle tecniche è consentito solo se l’infertilità non è risolvibile altrimenti. Tra le evoluzioni legislative, è stato rimosso il divieto di fecondazione eterologa, cioè con donazione di gameti, a cui ha dato il via libera la sentenza della Corte Costituzionale del 9 aprile 2014.

Inoltre, il percorso diagnostico richiede attenzione particolare nel caso di coppie sierodiscordanti (in cui uno dei partner è portatore di HIV, HBV o HCV). In questi casi, il Centro di riferimento, avvalendosi di esperti infettivologi, stabilisce le modalità per abbattere la carica virale, ad esempio attraverso il "lavaggio" del liquido seminale per il partner maschile, al fine di evitare il contagio del partner e del feto.

diagramma decisionale per il percorso di PMA in coppie con patologie infettive

Impatto della Pandemia e Dati del Registro Nazionale PMA

Secondo la Relazione del Ministro della Salute al Parlamento sull’attività del 2020, a causa della pandemia Covid-19 si è registrata per la prima volta una riduzione del numero di cicli di PMA pari a 18.963 (-19,1%). I cicli iniziati sono stati 80.099, in diminuzione rispetto ai 99.062 del 2019. L’attività di PMA di II-III livello è risultata maggiormente a carico del Servizio Sanitario Nazionale, con il 61,2% di tutti i cicli iniziati. Nonostante l'inserimento delle prestazioni di PMA nei LEA (Livelli Essenziali di Assistenza), l'applicazione concreta rimane dipendente dall'organizzazione sanitaria regionale.

Prospettive Future: Oltre la Percentuale di Successo

Per valutare correttamente i risultati di un centro, è importante guardare al "tasso di bambino a casa", un indicatore chiave che riflette non solo il raggiungimento della gravidanza ma anche la nascita di successo di un bambino. I dati di confronto con la popolazione generale e con le gravidanze spontanee in coppie infertili, stratificati per età della coppia, non mostrano un aumento della probabilità di anomalie congenite fetali e neonatali in seguito a trattamenti di PMA.

L’esperienza maturata nel trattamento delle patologie maschili più severe e il miglioramento costante delle tecniche di selezione ovocitaria permettono oggi di offrire speranze concrete anche in situazioni complesse. La personalizzazione del trattamento, che include la consulenza genetica e il supporto psicologico, rimane il pilastro su cui costruire il percorso riproduttivo, ricordando sempre che, prima di iniziare un ciclo di PMA, è necessario fornire il proprio consenso informato.

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