Il Profondo Ecosistema Emotivo della Musica di Coez: Dalle Hit alle Ninna Nanne Archetipiche

La musica di Silvano Albanese, universalmente conosciuto come Coez, si è consolidata negli anni come una voce autentica e risonante per una generazione. La sua capacità di narrare sentimenti complessi, spesso intrisi di malinconia e speranza, lo ha reso un punto di riferimento nel panorama musicale italiano. Il suo percorso artistico è un mosaico di sonorità che spaziano dal rap al crossover, dalla ballad al pop, sempre con una cifra stilistica inconfondibile che gli permette di "leggerti dentro senza nemmeno conoscerti", come rivela la percezione comune. Questo perché l'artista romano racconta le esperienze di una generazione che, pur tra differenze individuali, vive problemi e gioie simili, con un tocco semplice e diretto che trafigge il cuore al primo ascolto e rimane impresso nella mente.

Il Fenomeno Coez: Dal Countdown ai Manifesti, Fino ai Temi Universali

Il ritorno di Coez sulla scena musicale è stato spesso accompagnato da campagne promozionali innovative e di grande impatto, capaci di generare un'attesa palpabile tra il pubblico. Un esempio emblematico si è manifestato con l'uscita del singolo “È sempre bello”, titolo che avrebbe poi dato il nome all'omonimo disco. L'11 gennaio, per presentare questo brano, due grandi schermi con dei countdown sono stati strategicamente posizionati a Milano e a Roma, trasformando l'attesa in un evento collettivo. Forse, per Coez, questa forma di ritorno non è mai stata così gratificante, un momento in cui la connessione con il suo pubblico si è fatta sentire con forza rinnovata. Successivamente, nel mese di febbraio, nelle stesse città, le strade si sono trasformate in gallerie a cielo aperto, tappezzate con giganti manifesti. Questi manifesti raffiguravano, sullo sfondo, l'immagine evocativa di una ragazza con un panino in mano, mentre in primo piano risaltavano diverse frasi inizialmente anonime. Solo in seguito si è scoperto che queste frasi erano frammenti dei ritornelli delle diverse canzoni che avrebbero composto il nuovo disco del cantante, creando un mistero e un coinvolgimento che hanno amplificato l'attesa.

Sin dalle prime battute, il primo singolo presentato si è dimostrato pienamente in linea con tutti i precedenti lavori di Silvano. È stato, infatti, sin da subito amato, entrando rapidamente nel cuore del pubblico, canticchiato da tutti e trasmesso con assiduità dalle radio. Questa immediatezza e risonanza sono tratti distintivi del suo stile, che sa toccare corde universali con semplicità. Un esempio lampante di questa profondità emotiva si trova in brani come “Fuori di me”, dove Coez si mostra con una sincerità disarmante, raccontando le emozioni forti, i drammi interiori che ognuno di noi può provare, e le "guerre in tasca" che si combattono quotidianamente per cercare di sentirsi liberi, almeno in un senso idealistico e personale. In queste narrazioni, l'artista descrive scenari che riflettono la sua percezione del mondo e delle relazioni: nel buffet in cui il cibo e i drink sono gratuiti, Coez si sente stretto, come in una gabbia dorata, e la sua urgenza è quella di uscire fuori per guardare la ragazza negli occhi, per cercare dei momenti autentici e intimi per stare insieme, lontani dalle convenzioni e dalle superficialità.

Il suo più recente progetto discografico, intitolato "Volare", arrivato dopo due anni di assenza, ha proseguito ed evoluto il filo conduttore che legava il suo lavoro precedente, l'album "È sempre bello", pubblicato precedentemente e concluso con il brano "Aeroplani". "Volare", infatti, in qualche modo collega i due lavori, ma allo stesso tempo se ne discosta, mostrando una maturazione artistica e tematica. Lo slogan per la promozione del nuovo album, "Volare è già il tuo disco preferito", che ha invaso quasi tutta Roma e Milano, non solo ha alimentato l'entusiasmo, ma ha anche trovato un'ampia conferma nella reazione del pubblico. Al suo interno, l'album "Volare" contiene 13 tracce che si muovono agilmente tra rap e crossover a ballad malinconiche e potenziali hit. Tutte queste canzoni sono ricche di "frasi d’amore della portata di “Amami o faccio un casino” che è presente un po’ su tutti i muri", dimostrando come Coez continui a essere un interprete delle dinamiche affettive contemporanee. Quello che non manca mai, tuttavia, è la capacità del rapper romano di leggerti dentro senza nemmeno conoscerti, un dono raro che lo rende un portavoce delle inquietudini e delle speranze di una generazione.

Copertina album Volare Coez

Le Multiple Voci di "Volare": Tra Radici e Nuove Esplorazioni

L'album "Volare" si presenta come un viaggio attraverso le diverse sfaccettature dell'identità artistica di Coez, unendo richiami al passato con sonorità e tematiche fresche. A partire dal titolo stesso dell'album, che riprende l’omonima traccia, l’ultima dell’EP "Senza mani" del 2012, il sound si fa più duro e maturo, ma il tema centrale rimane saldamente ancorato all'amore e, a tratti, all'amicizia, pilastri della sua poetica.

Il disco si apre con "Wu-Tang", un singolo già pubblicato lo scorso 23 settembre, che non può che far notare un chiaro riferimento al leggendario Wu-Tang Clan. Questo supergruppo culto americano, originario di New York, ha letteralmente cambiato il mondo della musica hip-hop negli anni Novanta, elevando il concetto di crew a comunione collettiva e facendo emergere l’importanza dell’indipendenza artistica e del valore della comunità nel genere. Il Wu-Tang Clan, con la sua influenza massiccia, ha introdotto e lanciato le carriere di numerosi artisti, noti collettivamente come Wu-Tang Killa Bees. Il brano di Coez non solo rende omaggio a queste radici hip-hop, ma prende anche ispirazione da "Song 2" dei Blur, un gruppo musicale britannico conosciuto per aver definito il movimento britpop e per aver saputo accostare l'indie rock a sonorità più mainstream. Il frontman Damon Albarn, nel ritornello di quella canzone, cantava “when I feel heavy metal”, passando con maestria da versi introspettivi a tonalità più violente. Questo accostamento di influenze, quindi, segna un salto all’indietro per Coez, che in "Wu-Tang" torna a mostrare il suo profondo legame con l’hip-hop, il rap e, a tratti, le sonorità più potenti del rock, dimostrando la sua ecletticità.

Segue "Fra le nuvole", un brano che cattura l'ascoltatore anche grazie a un campionamento della base di "Mio fratello è figlio unico" di Rino Gaetano, un tocco che aggiunge un sapore malinconico e allo stesso tempo sognante. In questa traccia, Silvano esprime la convinzione che sia "molto più facile cercare di perdersi tra le nuvole invece di affrontare i pensieri", una riflessione sulla tendenza umana all'escapismo. Inizia raccontando questo sogno, con la sua immagine stesa sul pavimento a pensare, immerso in una riflessione profonda, ma poi si addormenta e inizia a sognare. I pensieri, tuttavia, continuano a scorrere senza sosta, mentre compie un vero e proprio “viaggio” mentale, guardando le nuvole che corrono veloci nel cielo. In questo stato di semi-coscienza, è costretto a effettuare il cosiddetto "test del palloncino", un'immagine evocativa che suggerisce un controllo sulla propria realtà interiore. Immagina di volare verso lidi lontani, avvolto da una profonda nostalgia, mentre la canzone racconta una relazione complicata, difficile persino da definire. Paragona l’amore alla bellezza del mare, un luogo che il rapper ama da sempre citare nei suoi pezzi per la sua vastità e imprevedibilità. Tuttavia, in questo idillio, deve stare attento, poiché l’acqua salata del mare, con la sua purezza e la sua forza, può toccare le ferite che sono ancora aperte, rievocando dolori non risolti.

Il terzo brano in scaletta è "Flow Easy", il secondo singolo pubblicato lo scorso 6 ottobre, che ha contribuito ad anticipare l'uscita dell'album. Musicalmente, si distingue per una prima strofa rappata con energia, seguita da ritornelli ampi e aperti che si arricchiscono di 25 elementi, creando un sound elettronico avvolgente. La seconda strofa, invece, presenta un flow melodico, dimostrando la versatilità vocale di Coez. Il "buio" per Coez, in questo contesto, è la distanza dall'altra persona di cui si parla, una separazione che crea un vuoto emotivo. Il brano ci racconta una storia fatta di molti ricordi passati, di momenti condivisi che ora sono lontani, ma anche di rimpianti per non aver passato abbastanza tempo insieme o per non averli vissuti appieno, con la giusta intensità. È però evidente, nonostante la malinconia, la speranza dell’artista di potersi rivedere in futuro, poiché lei è percepita come la sua "altra metà", un complemento essenziale della sua esistenza.

"Cerchi con il fumo" vede il featuring di Neffa, un artista che apporta la sua inconfondibile impronta soul. Il brano si apre con un messaggio vocale che Neffa invia a Coez, chiamandolo affettuosamente CZ e chiedendogli di cantargli una canzone, un gesto che instaura immediatamente un'atmosfera intima e collaborativa. Il rapper risponde, iniziando a cantare un brano che si dipana all’insegna della disillusione, un sentimento avvalorato e amplificato dal timbro e dall'espressività soul di Giovanni. La canzone esplora il tema del tempo che passa inesorabile e che sembra voler erodere la fiducia nelle relazioni. Coez descrive la sensazione che il tempo possa far svanire i ricordi che un tempo si pensava potessero durare per sempre. L'artista rimpiange di non aver mai capito e imparato dalle parole che l’altra persona sprecava ogni volta, tentando invano di fargli comprendere cosa provasse. Ora, amaramente, il profumo di quella persona sa già di un altro uomo, segnando la fine di un ciclo e l'accettazione di una nuova realtà.

Una cosa che non sai sul Wu Tang Clan (in un minutoqualcosa)

Attraverso le parole di "Occhi rossi", il cantautore romano guarda verso il futuro, prendendo una leggera distanza dal percorso più strettamente indie che lo aveva caratterizzato nei suoi lavori precedenti. Questa è una ballad scandita da una melodia leggera e quasi dolce, una composizione che Coez dedica interamente a questa persona con la quale si intende abbia avuto una relazione significativa. La relazione, sebbene giunta al termine, ha lasciato un segno indelebile, un affetto profondo e una stima che perdurano nonostante la fine del legame sentimentale. Il rapper in questo brano apre il suo cuore con una sincerità disarmante e si racconta, mostrando la sua vulnerabilità. Conosce bene chi ha di fronte, o chi ha avuto di fronte, e immagina il futuro, pensando a cosa quella persona potrebbe vivere, pensare, o chi potrebbe incontrare nella sua vita. Il ricordo di lei, alla quale "colava il trucco e aveva gli occhi rossi per le lacrime", rimane vivido e struggente, e nonostante tutto il tempo e le nuove esperienze, lei resterà "la sola nel suo cuore", un'affermazione di un amore che trascende la presenza fisica e il tempo.

Proseguendo nel viaggio sonoro dell'album, incontriamo una vera e propria hit, un brano che per molti è diventato un preferito: "Sesso e droga", che vede la partecipazione di due pilastri della scena rap italiana, Guè e Gemitaiz. In questa traccia, si mescolano magistralmente rap e pop, una fusione che solo Coez sa realizzare con tanta naturalezza e che è particolarmente apprezzata dalla generazione che lo ama. Per questo, ad accompagnarlo in questa esplorazione sonora, ci sono due amici e collaboratori di lunga data, richiamando le atmosfere energiche e trasgressive degli anni Novanta, in particolare quelle evocate da artisti come Fatboy Slim. Il titolo stesso del brano è sarcastico, un gioco di parole ironico, poiché si sa che il rap è spesso stereotipato e associato principalmente a temi come "sesso e droga". Tuttavia, al di là del titolo provocatorio, la traccia parla di un amore travolgente, pieno di passione, fatto di emozioni estreme e così intense da non riuscire a contenersi, un'esplosione di sentimenti che va oltre ogni convenzione.

"Come nelle canzoni" è il terzo singolo che ha anticipato l'album, e ha ottenuto un successo enorme fin da quando è uscito lo scorso 5 novembre. In questo brano, Coez racconta l’amore in modo onesto e senza filtri, descrivendo una storia d’amore che ha vissuto profondamente. È una relazione dalla quale ha imparato il vero significato del verbo "mancarsi", un'esperienza che gli ha permesso di condividere momenti indimenticabili ma che, a volte, ripensandoci, capisce quanto possa fare male, soprattutto quando la incontra e lei, per ragioni inspiegabili, non lo saluta. Il testo descrive in modo perfetto lo stato d’animo che si prova in situazioni simili, un sentimento che ognuno di noi si sarà trovato a vivere almeno una volta nella vita. È la consapevolezza che tutti siamo intrappolati tra aspettative e modelli di vita che tentiamo di raggiungere, ma che spesso, nel loro perseguimento, provocano ferite profonde e difficili da rimarginare.

In "Ol’Dirty" c’è il featuring di Noyz Narcos, un altro rapper di spicco della scena urban romana, la cui presenza aggiunge un'ulteriore profondità al brano. In questa traccia, si assiste a un cambio di rotta tematico significativo rispetto ai brani d’amore precedenti: i due artisti parlano del loro lungo e spesso arduo percorso nella scena musicale, raccontando quanto sia stato difficile arrivare al punto in cui si trovano, alle vette raggiunte nella loro carriera. Sottolineano con forza che il merito di questo successo è tutto del loro talento, della loro dedizione e della loro autenticità, e che non dimenticano mai il posto da cui provengono, le loro origini, che rimangono salde nella loro identità. In questo contesto, non contano quante ragazze cadano ai loro piedi o quanti dischi vendano; la vera lezione è riassunta nella frase "non è mai stato un gioco ed ho imparato a volare da me", un'affermazione di autonomia e resilienza.

"Bomba a mano" torna a raccontarci l’amore secondo la prospettiva di Coez, utilizzando una metafora potente e drammatica. Il rapper descrive la sensazione di dimenticare qualsiasi cosa, persino la propria testa, ma di come non riesca a dimenticare questa persona specifica. Forse, la ragione di questa indelebile impronta è che il loro amore era come una bomba a mano, un'emozione così intensa e potente da essere destinata a esplodere. E, come una bomba, è esplosa, lasciando dietro di sé devastazione emotiva. Nell’esplosione figurata, i pezzi del rapper si sono sparsi, metafora della sua frammentazione interiore, e i due corpi, che un tempo erano uniti, si sono allontanati, ciascuno per la propria strada, portando i segni di quell'impatto.

Un’altra hit incisiva dell'album è "Crack", che vede il feat di Salmo e Massimo Pericolo, un trio esplosivo che promette di lasciare il segno. Il brano ha preso il via da una frase iconica, "mi sono fatto di crack", pronunciata da Uma Thurman, l’attrice protagonista del film cult "Pulp Fiction", diventando un punto di partenza per esplorare un amore esplicito, travolgente e quasi ossessivo. Questa intensità emotiva è avvalorata e amplificata dalla presenza incisiva nel brano delle parole graffianti di Salmo e Massimo Pericolo, che con il loro stile diretto contribuiscono a creare un'atmosfera cruda e realistica. I due artisti paragonano la dipendenza dalla famosa droga all’attrazione irrefrenabile per una persona, condensando questo concetto nella frase "Baby, mi fai più del crack!", un'iperbole che sottolinea l'intensità e la natura quasi distruttiva di questo tipo di attrazione amorosa, equiparandola a una dipendenza fisica.

L’ultimo featuring dell’album è particolarmente speciale e significativo. In "Casse rotte" troviamo la presenza di tutti i Brokenspeakers, un gruppo sorto nel 2006 e scioltosi nel 2013, di cui lo stesso Coez faceva parte agli inizi della sua carriera. Per questo nuovo disco, il rapper romano ha preso una decisione toccante e ha scelto di chiamare a raccolta tutti i membri della band, riunendoli per cantare e suonare un’altra volta insieme. Questo gesto rappresenta non solo un tributo alle sue radici, ma anche la dimostrazione che, nonostante il passare degli anni e del tempo, la voglia e la passione di fare musica insieme non sono affatto scemate. Il sound del brano è un richiamo esplicito a quello del Coez dell’esordio, che non dimentica mai le sue origini e le celebra con una ritrovata energia, chiudendo idealmente un cerchio e mostrando la continuità del suo percorso artistico.

A concludere l’album è "Faccia da rapina", un brano che si distingue per un campionamento del musicista elettronico Four Tet, prendendo come modello "Born Slippy" degli Underworld per la coda, un chiaro omaggio a sonorità che hanno segnato gli anni Novanta. Il brano presenta richiami al rap e alla techno di quel decennio, creando un ponte tra generi e epoche diverse. Il cantante, in questa traccia, ci spiega la sua incapacità di dire di no alla persona che ha di fronte, un'impotenza che può derivare da diverse ragioni: un po’ perché è come se fosse "una bambina a cui non riesce a dire no", evocando un senso di protezione e debolezza di fronte a un'innocenza che disarma; o anche perché, con la sua "faccia da rapina", la persona in questione esercita una sorta di minaccia implicita o un'influenza così forte che "in queste occasioni è impossibile negarsi". Questo crea un contrasto intrigante tra vulnerabilità e forza, sottomissione e desiderio.

"Margherita": La "Ninna Nanna" di Coez e il Linguaggio della Distanza

Tra le tracce che compongono l'album "Volare", spicca "Margherita", un brano che, pur non portando esplicitamente il titolo di "Ninna Nanna", ne riprende il filo conduttore emotivo e sonoro, tingendosi di sfumature che richiamano la calma apparente e la profondità dei canti infantili. "Margherita" riprende il filo conduttore di tutto l’album: l’amore, ma lo fa con una delicatezza e una malinconia particolari. Silvano ci parla di una relazione complicata, segnata da distanze che sono "così grandi come il mare", un'immagine che evoca immensità, barriere insormontabili e, allo stesso tempo, un richiamo costante, proprio come il mare che sempre ritorna. È difficile, per il protagonista, mettere un punto definitivo a questo rapporto, una chiusura che sembra impossibile da realizzare, lasciando un senso di sospensione e irrisolto.

Tutta la sua sensazione di smarrimento e di incertezza è rappresentata da una musica dolce e avvolgente, una melodia che "assomiglia a una ninna nanna e che ricorda il movimento delle onde di cui parla nel brano". Questa similitudine non è casuale: il ritmo ipnotico e le armonie delicate creano un'atmosfera che culla l'ascoltatore, proprio come una ninna nanna culla un bambino, o come le onde cullano un navigante. La canzone esplora le dinamiche complesse di una relazione in cui "entrambi fingono di non mancarti" e ripensano agli errori commessi, un gioco di facciate e di rimpianti che nasconde un profondo desiderio di connessione. Coez, attraverso le sue parole, esprime la speranza che la persona a cui si rivolge lo cerchi, e che il destino, con il suo corso imprevedibile, possa "rimetterli sulla stessa onda", riportandoli a una sintonia perduta, a un'armonia che solo l'amore vero può restaurare.

Questa descrizione di "Margherita" come una "ninna nanna" di Coez, con la sua melodia dolce e il richiamo al mare, offre una porta d'ingresso per esplorare il significato più ampio e archetipico delle ninna nanne, rivelando come la musica contemporanea possa attingere a forme ancestrali di espressione emotiva, reinterpretandole in contesti moderni di amore, perdita e desiderio. La ninna nanna di Coez, quindi, non è solo una canzone d'amore, ma un lamento moderno, un canto di smarrimento che, pur nella sua specificità, si connette a un'esperienza umana universale di ricerca di pace e di ricongiungimento, proprio come le antiche ninna nanne cercavano di placare l'ansia e il dolore.

Una cosa che non sai sul Wu Tang Clan (in un minutoqualcosa)

L'Archetipo della Ninna Nanna: Tra Melodia, Mistero e il "Lato Oscuro" della Maternità

Quando pensiamo alle ninna nanne, la nostra mente evoca immediatamente immagini di serenità, di dolci melodie e di un momento roseo, spesso associato alla comparsa di un bambino nella vita di una coppia e all'inizio di un idillio familiare. Tuttavia, la realtà storica e psicologica di questi canti tramandati di generazione in generazione rivela una complessità ben maggiore. "Questi canti tramandati di generazione in generazione, che associamo ad un momento sereno e roseo, come la comparsa di un bambino nella vita di una coppia, in realtà nascondono il lato più oscuro della maternità", ci rivela una prospettiva che va oltre la superficie. Le ninna nanne, infatti, lungi dall'essere sempre e solo espressione di pura gioia, sono spesso "simili a lamenti e molto semplici da imparare", proprio per la loro funzione primaria di essere strumenti di espressione e consolazione in momenti di profonda difficoltà. Erano, per molte madri attraverso i secoli, "un modo per cantare il dolore vissuto a causa del distacco del proprio bimbo dal corpo e del parto", un evento che, seppur naturale, è intrinsecamente traumatico.

La professoressa ordinaria di psicologia e direttrice del master in "Death studies and the end of life" presso l'Università di Padova, Ines Testoni, ci illumina ulteriormente su questo aspetto. Spiega che "sole con il proprio bimbo tra le braccia le donne si concedevano finalmente di gemere per un evento descritto sempre come roseo e meraviglioso e che invece provoca un dolore fortissimo". Questa affermazione svela una verità scomoda: la narrazione sociale della maternità tende a idealizzare l'esperienza, minimizzando o negando il dolore fisico ed emotivo che può accompagnarla. Un elemento caratteristico delle ninna nanne fa riferimento proprio alla sfera psico-sociale, e la domanda sorge spontanea: cosa ci dice il fatto che le ninna nanne siano così simili a lamenti funebri? Questa somiglianza con le lamentazioni funebri non è affatto casuale. Le ninna nanne condividono con esse la semplicità della struttura e della melodia, caratteristiche che le hanno rese facilmente riproducibili e popolari in ogni cultura. Ma questa affinità nasconde impliciti ben più profondi, ovvero che "la gravidanza e il parto possano essere intese come un lutto o una perdita, anziché come eventi lieti e occasioni di estrema gioia". Questo punto di vista è cruciale per comprendere la complessità emotiva della maternità.

Per cogliere appieno questa prospettiva, è necessario intendere il parto dal punto di vista della dimensione intrapsichica materna, un universo emotivo e psicologico che spesso rimane inesplorato. La madre fa i conti con la gravidanza, che è una "moltiplicazione all'interno", un processo di fusione e attaccamento intimo e radicale tra la madre e il feto. Questo legame è così profondo da portare entrambi ad avere ritmi circadiani e biologici simili, e induce la donna a comprendere lo stato del bambino in base alle sue propriocezioni, a sentire il bambino come parte di sé stessa, in un'unità inscindibile. Si tratta di "un attaccamento che mai si proverà allo stesso modo nella vita", perché la madre da quel momento in poi non sarà mai più attaccata al suo bambino come quando era nel grembo materno. Capiamo dunque che il parto implica una "divisione", una perdita di quell’unità simbiotica che si era creata. È un "evento traumatico", sia fisicamente che psicologicamente. La professoressa Testoni evidenzia come sia una "violenza di tipo ostetrico" trattare la madre come un’eroina che deve subire in silenzio, quando invece sta vivendo una sofferenza fisica devastante e un distacco profondo con il figlio, che è una parte di sé.

La questione del trauma del parto si estende anche al neonato. La nascita è un evento traumatico anche per il bambino? Certo, i grandi pensatori della psicologia hanno affrontato questo tema. Otto Rank, ad esempio, parlava della nascita come di un "trauma mortale", sottolineando la violenza dell'esperienza di venire al mondo. Allo stesso modo, Melania Klein, un'altra figura cardine della psicoanalisi, sottolinea come "il pianto apparentemente inspiegabile e costante del bimbo non sia altro che la sua percezione della separazione dalla madre", vissuta come un trauma profondo, quasi mortale. Dopo essere stato al sicuro nel grembo materno, un ambiente caldo, protetto e nutritivo, "nulla riesce a compensare i suoi bisogni come accadeva in quel luogo". Il bimbo, catapultato tra i forti stimoli del mondo esterno, si sente costantemente minacciato e, di conseguenza, è terrorizzato. Ed è proprio in questo scenario di paura e solitudine, sia della madre che del bambino, che intervengono le ninna nanne, per porre freno a quel terrore e a quel dolore. La madre, che ha vissuto il trauma del parto e della divisione dal suo bambino, che lo sente costantemente piangere per il terrore, si trova spesso anche lasciata sola nell'affrontare questa immensa responsabilità. Si pensa, erroneamente, che le madri debbano subito essere pronte a reagire, il bimbo viene immediatamente posto loro sul petto perché lo allattino, e loro si trovano con un "esserino fragilissimo tra le braccia che grida per il terrore". In questo contesto fatto di dolore, di solitudine e di aspettative sociali irrealistiche, "si innesta quel lamento che è la ninna nanna". La donna si sente finalmente autorizzata a gemere, a esprimere il suo vissuto, e proprio per questo "le ninna nanne non hanno il ritmo allegro tipico delle canzonette", perché un ritmo gioioso non riuscirebbe a tirare fuori e a dare voce al complesso e spesso doloroso vissuto materno.

Significato psicologico ninna nanna

Le Ninna Nanne e il Contesto Socio-Culturale: Echi di Paura e Solitudine nel Tempo

La profondità delle ninna nanne non si esaurisce nel solo dolore individuale della madre, ma si estende a un aspetto archetipico culturale e a un contesto psico-sociale che ha caratterizzato le donne attraverso le generazioni e le epoche storiche. Noi, in Occidente, abbiamo avuto "la fortuna di aver vissuto dagli anni Cinquanta in una società che ha saputo costruire relazioni di pace", un privilegio che ha plasmato la nostra esperienza della maternità in modi diversi rispetto al passato. Tuttavia, abbiamo ereditato queste ninna nanne, che ancora oggi portano con sé l'eco di tempi difficili, "simili a lamentazioni funebri", da donne che mettevano al mondo i figli in contesti ben più precari e drammatici. Si pensi a madri che affrontavano il parto "mentre il compagno era in guerra e non sapevano se sarebbe sopravvissuto o no". Si tratta di madri che, con il loro canto, cercavano di consolare il proprio bambino, ma allo stesso tempo il loro pensiero volava all'amato al fronte, di cui potevano solo immaginare il destino incerto. È facile intuire il sentimento di solitudine e paura che le attanagliava, la preoccupazione di lasciare il proprio bimbo a un mondo crudele, fatto di morte e violenza, senza la protezione paterna. Non a caso, una delle ninna nanne più famose e struggenti si interroga con angoscia: "questo bimbo a chi lo do?". La professoressa Testoni chiarisce il significato di questo interrogativo: "ninna nanna, ninna oh questo bimbo a chi lo do?" è da intendere come un'espressione di profonda ansia riguardo alla persona a cui questo bambino verrà affidato se il padre dovesse morire in guerra e la madre, per esempio, dovesse ammalarsi, rendendo l'orfano completamente vulnerabile. La prima risposta che emerge da questa oscura premonizione è spesso: "lo darò all'uomo nero", figura archetipica che non è altro se non la personificazione della morte stessa o del destino avverso. Questo bimbo, quindi, verrebbe lasciato "tra le grinfie di un mondo malsano e violento", un timore che ancora oggi risuona nelle paure genitoriali.

Con che spirito le mamme di oggi cantano le ninna nanne? La risposta non è univoca. Da un lato, lo fanno diversamente: "anche il ritmo è molto diverso e meno funebre", almeno per le mamme che vivono in un contesto pacifico e godono di maggiore serenità e supporto. Tuttavia, anche se la melodia si è alleggerita, "in quelle parole ancora oggi vive il dolore della separazione del parto e della solitudine in cui riversano moltissime puerpere". Questo indica che il trauma emotivo e il senso di isolamento che possono accompagnare la maternità non sono del tutto scomparsi, nemmeno nelle società più evolute. Una mamma, soprattutto se primipara, non dovrebbe essere lasciata sola con il suo bambino, poiché questa solitudine può essere percepita come "una violenza inaudita" in un momento di tale vulnerabilità. Per ovviare a questa diffusa solitudine, infatti, oggi esistono figure di supporto come le doule della nascita, professioniste che si prendono interamente carico della triade composta da mamma, partner e bambino, offrendo un sostegno olistico. Il loro ruolo è quello di aiutare la donna a riprendersi fisicamente ed emotivamente dal parto e, più in generale, aiutare tutta la famiglia a trovare un nuovo equilibrio in un periodo di profondi cambiamenti.

Tornando alla musica di Coez e alla sua "Margherita", che "assomiglia a una ninna nanna", si può tracciare un parallelo significativo. Anche se il contesto è quello di una relazione amorosa tra adulti, il brano evoca una profonda "sensazione di smarrimento" e una "distanza" che è vasta "come il mare", riflettendo un desiderio di ricongiungimento e di pace emotiva. Questi sentimenti, pur diversi nella loro origine, richiamano la ricerca di conforto e di sicurezza che una ninna nanna offre. Coez, attraverso la sua musica, anche quando parla di amori perduti o complicati, riesce a toccare corde universali dell'esperienza umana: la vulnerabilità, la paura della separazione, il desiderio di unione e la speranza di un futuro più sereno. In questo senso, la sua "ninna nanna" moderna, pur priva del riferimento esplicito alla maternità o all'infanzia, si connette all'archetipo del canto consolatorio, un lamento dolce che cerca di lenire le ferite dell'anima e di cullare i sentimenti di chi ascolta, proprio come le antiche ninna nanne cercavano di calmare paure ben più primordiali. La musica di Coez, quindi, non è solo intrattenimento, ma un veicolo per esplorare le profondità dell'emozione umana, mostrando come il linguaggio universale dei sentimenti possa trovare eco in forme millenarie di espressione, anche le più inaspettate.

Ritratto Coez in concerto

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