Il Bonus Bebè, conosciuto formalmente come Assegno di Natalità, è stato un importante sostegno economico per le famiglie italiane, mirando a incentivare la natalità e a contribuire alle spese necessarie per il mantenimento dei figli. Tuttavia, nel corso degli anni, molti genitori si sono trovati di fronte alla complessa situazione della sospensione dell'erogazione di questo beneficio, spesso a causa di mancati adempimenti amministrativi. Comprendere le cause di tali sospensioni e le procedure per il recupero delle somme è fondamentale. Questa guida esplora in dettaglio il funzionamento del Bonus Bebè, le ragioni della sua sospensione e i percorsi da intraprendere per richiedere il riesame della propria domanda, fino all'evoluzione del sistema di sostegno alla famiglia con l'introduzione dell'Assegno Unico Universale.
Il Bonus Bebè: Contesto Normativo e Requisiti Storici
Il sostegno economico, riservato alle famiglie che hanno avuto un bambino, sia nato con parto naturale che adottato, deriva dall’ultima Manovra Finanziaria, specificamente dagli articoli 1, commi 125-129 della Legge n. 190/2014. Tale norma, in particolare, aveva l'obiettivo dichiarato di incentivare la natalità e di contribuire alle spese che le famiglie devono sostenere per il mantenimento del proprio figlio. Per raggiungere questo scopo, era stato riconosciuto un bonus annuale di 960 euro o di 1.920 euro, a seconda che il reddito ISEE fosse inferiore o superiore a 7.000 euro, pari rispettivamente a 80 e 160 euro al mese. L’erogazione del bonus aveva cadenza mensile e decorreva dal giorno di nascita o di ingresso nel nucleo familiare a seguito dell'adozione, continuando fino al compimento del terzo anno di età del bambino oppure fino al terzo anno dall'ingresso nel nucleo familiare a seguito dell'adozione.
È importante ricordare che l’agevolazione è stata operativa dal 1° gennaio 2015 e valeva fino al 31 dicembre 2017 per quanto riguarda le nuove nascite o adozioni. Nel caso in cui il figlio fosse stato adottato nel triennio “2015-2017”, ma fosse entrato in famiglia a titolo di affidamento preadottivo in data antecedente al 1° gennaio 2015, l’assegno spettava comunque per un triennio a decorrere dal 1° gennaio 2015.

Per quanto concerne l'ambito soggettivo, la domanda di assegno poteva essere presentata dal genitore, anche affidatario, che fosse in possesso di specifici requisiti al momento della presentazione della domanda. Questi includevano la cittadinanza italiana, oppure di uno Stato dell’Unione Europea. In caso di cittadino di Stato extracomunitario, era richiesto il permesso di soggiorno UE per soggiornanti di lungo periodo, requisito che ha generato in passato significative controversie legali che saranno trattate più avanti. Ulteriori condizioni imprescindibili erano la residenza in Italia e la convivenza con il figlio: il figlio e il genitore richiedente, infatti, dovevano essere coabitanti e avere dimora abituale nello stesso comune. Infine, un requisito economico fondamentale era un ISEE del nucleo familiare di appartenenza del richiedente, oppure del minore nei casi in cui lo stesso facesse nucleo a sé, non superiore ai 25.000 euro all’anno. Tutti questi criteri dovevano essere soddisfatti per accedere e mantenere il beneficio.
L'ISEE: Il Cuore della Sospensione e Decadenza del Beneficio
La corretta e tempestiva presentazione della Dichiarazione Sostitutiva Unica (DSU), necessaria per la formulazione dell'ISEE (Indicatore della Situazione Economica Equivalente), si è rivelata essere il fulcro della prosecuzione del beneficio del Bonus Bebè. Molti utenti, pur avendo visto accettarsi la loro domanda, hanno subito una sospensione dell’erogazione mensile, specialmente quando, pur avendo mantenuto i requisiti, non hanno provveduto a rinnovare l'ISEE.
L'INPS, con diverse comunicazioni e circolari, ha spiegato con precisione la questione. Ad esempio, nel messaggio 11 dicembre 2020, n. 4679, l’Inps ha informato che i genitori che non avevano ancora presentato la DSU per l’anno in corso dovevano farlo entro il 31 dicembre 2020 per consentire all’Istituto di riprendere il pagamento delle mensilità residue e per evitare la decadenza del beneficio. Da una verifica nei sistemi informativi dell’Istituto è infatti risultato che molti utenti, avendo presentato a suo tempo domanda di assegno per eventi avvenuti nel 2019, ai sensi del decreto-legge n. 119/2018 convertito, con modificazioni, dalla legge n. 136/2018, non avevano ancora provveduto alla presentazione della DSU utile al rilascio dell’ISEE per l’anno 2020. Ciò ha comportato, per questi ultimi, la sospensione dell’erogazione dell’assegno per l’anno in corso che, stante la durata annuale della prestazione, avrebbe potuto essere ancora corrisposto.
Analogamente, è risultato che molti utenti che avevano presentato domanda di assegno per eventi avvenuti nel 2017, ai sensi della legge n. 190/2014, non avevano ancora provveduto alla presentazione della DSU utile al rilascio dell’ISEE per l’anno 2020. Anche per questi ultimi ciò ha comportato la sospensione dell’erogazione dell’assegno per l’anno in corso che, stante la durata triennale della prestazione, avrebbe potuto essere ancora corrisposto.

Affinché l’Istituto potesse riprendere il pagamento delle mensilità sospese, e ferma restando la permanenza dei requisiti di legge, era necessario che gli utenti che non avessero provveduto ancora a tale adempimento, presentassero la DSU per l’anno in corso entro e non oltre il 31 dicembre, ai fini del rilascio dell’ISEE minorenni valido.
L'Inps ha fornito un esempio chiaro per illustrare le possibili casistiche legate alla mancata presentazione della DSU. Il riferimento è a una famiglia il cui figlio è nato nel maggio del 2016. Si ipotizza che “l’utente abbia presentato la Dsu a giugno 2016 e la domanda di assegno a luglio 2016. L’utente, in presenza di tutti i requisiti di legge, percepisce l’assegno fino a dicembre 2016”. Successivamente, viene presa in considerazione la possibilità che l’utente non abbia ancora presentato la DSU per il 2017, con la conseguente sospensione dell’erogazione mensile del bonus. In questo scenario, sono previsti due casi esemplificativi:
- Nel primo caso, “l’utente presenta la Dsu entro il 31 dicembre 2017: la domanda sospesa viene riattivata e quindi riprende l’erogazione dell’assegno dal mese successivo alla presentazione della Dsu, con pagamento anche delle mensilità 2017 arretrate.” Questo dimostra l'importanza di agire entro i termini.
- Nel secondo caso, “l’utente non presenta la Dsu entro il 31 dicembre 2017: la domanda di assegno presentata a suo tempo nel 2016 decade e le mensilità dell’anno 2017 non possono più essere corrisposte. In questo caso l’utente potrà presentare una nuova domanda nell’anno 2018; tale nuova domanda consentirà, in presenza dei requisiti di legge, il pagamento dell’assegno nell’anno 2018, a decorrere dal mese di presentazione della domanda stessa, ma non consentirà comunque il recupero delle mensilità dell’anno 2017”. Questa distinzione è cruciale per comprendere le possibilità di recupero.
Più in generale, l’Inps ha rammentato che la sussistenza di un ISEE in corso di validità nei singoli anni di concessione del beneficio è stata (per gli eventi degli anni 2015, 2016 e 2018) ed è tutt’ora (per gli eventi degli anni 2017 e 2019) un requisito di legge previsto non solo per l’accoglimento delle domande nel primo anno di spettanza della prestazione, ma anche per la prosecuzione del beneficio negli anni successivi al primo. Per tale ragione il requisito dell’ISEE, unitamente agli altri requisiti di legge, viene verificato periodicamente, sia per la spettanza del diritto sia per la determinazione della sua misura. La mancata presentazione della DSU entro il 31 dicembre (ad esempio, per gli eventi del 2017 e del 2019, si faceva riferimento al 31 dicembre 2020) e il conseguente mancato possesso di un ISEE in corso di validità hanno, come conseguenza, la perdita delle mensilità di competenza dell'anno in questione e la decadenza della domanda di assegno inizialmente presentata.
All’eventuale verificarsi della decadenza, l’utente che aveva a suo tempo presentato domanda ai sensi della legge n. 190/2014 (per gli eventi del 2017), non avrebbe più potuto presentare una nuova domanda di assegno nell'anno successivo, in quanto l’arco temporale di possibile fruizione del beneficio si sarebbe concluso il 31 dicembre, per espressa disposizione della legge n. 190/2014, istitutiva dell’assegno. Analogamente, in caso di decadenza della domanda, per mancato rinnovo dell’ISEE nel 2020, riferita ad eventi avvenuti nel 2019 ai sensi del decreto-legge n. 119/2018, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 136/2018, le mensilità per l'anno in questione sarebbero state irrecuperabili.
Quali sono i tempi di valutazione della domanda Bonus bebè e come sbloccare lo stato se risulta in sospeso? Mediamente, e salvo problemi, la prima erogazione del bonus bebè avviene dopo circa 120 giorni dalla domanda. Dipende anche se l’istanza viene fatta secondo i tempi previsti o in ritardo. Se la domanda viene presentata entro 90 giorni dalla nascita o dall’ingresso in famiglia, gli accrediti iniziano nel mese in cui avviene questo evento. Se, dopo 120 giorni dalla domanda, lo stato risulta in sospeso, andrebbero controllati in primis il rinnovo del modello ISEE secondo i tempi previsti e la compilazione correttamente avvenuta del modello 163 Inps (di cui non sono forniti ulteriori dettagli nel testo). Ulteriori informazioni e linee guida su come procedere possono essere ricavate direttamente leggendo la Circolare Inps n. 93/2015 e successive.
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Dalla Sospensione al Recupero: La Procedura di Riesame
Se si è ricevuta una comunicazione di rigetto o sospensione della domanda di Bonus da parte dell’INPS, non è necessariamente la fine del percorso per ottenere il beneficio. È possibile presentare una domanda di riesame entro 30 giorni dalla notifica del provvedimento. Questa procedura rappresenta uno strumento prezioso, previsto dalla normativa INPS, che permette di contestare o correggere una decisione negativa relativa al beneficio. Si tratta di una procedura amministrativa che consente di integrare documentazione mancante o incompleta, correggere errori formali nella domanda originaria, contestare valutazioni errate dell’INPS sui requisiti o fornire chiarimenti su situazioni particolari, come ad esempio la nascita di gemelli o la presenza di figli disabili. È fondamentale sottolineare che il riesame non è un ricorso giudiziario, ma una richiesta amministrativa che viene valutata dalla stessa struttura INPS territoriale che ha emesso il provvedimento negativo. La procedura è gratuita e può essere presentata autonomamente dal richiedente o tramite l’assistenza di CAF o patronato, che possono offrire supporto nella raccolta dei documenti e nella compilazione della domanda.
È possibile presentare domanda di riesame in diverse situazioni, tra cui il rigetto totale della domanda, l'accoglimento parziale (ad esempio, riconosciuto solo per alcuni figli), la sospensione della domanda per richiesta di documentazione integrativa, o la revoca del beneficio già concesso.
Scadenze e Termini Perentori
Il termine di 30 giorni per presentare la domanda di riesame è perentorio, il che significa che non può essere prorogato. Il calcolo di questo termine è cruciale: esso decorre dalla data di ricezione della comunicazione INPS. Per evitare problemi dovuti a malfunzionamenti del sistema INPS o a richieste di documenti aggiuntivi in prossimità della scadenza, è fortemente consigliato presentare la domanda entro la prima metà del termine, ovvero nei primi 15 giorni, per avere un margine di manovra.
Principali Motivi di Rigetto o Sospensione del Bonus
Prima di procedere con il riesame, è essenziale comprendere le ragioni che hanno portato al rigetto o alla sospensione della domanda. I motivi più frequenti includono:
- Mancanza dei Requisiti di Maternità/Anagrafici: Questo può includere un numero di figli insufficiente (anche se per il Bonus Bebè bastava un figlio), date di nascita errate o non verificabili, o documenti anagrafici non caricati, come il certificato di nascita o lo stato di famiglia.
- Rapporto di Lavoro Non Idoneo: Sebbene questo punto sia più specifico per l'esonero contributivo per madri lavoratrici (Bonus Mamme), analogie procedurali esistono. Per il Bonus Bebè, tale requisito non era direttamente pertinente, ma in generale, un contratto non a tempo indeterminato, un part-time inferiore al minimo contributivo, un'interruzione del rapporto prima della domanda o l'appartenenza a un settore escluso (es. pubblico impiego, lavoro domestico) avrebbero potuto influire su benefici simili.
- Errori Formali nella Domanda: Dati anagrafici incompleti o errati, codice fiscale dei figli sbagliato, mancata dichiarazione di responsabilità, o firma digitale assente o non valida sono errori comuni che possono portare al rigetto.
- Superamento dei Limiti Reddituali (se previsti): Per il Bonus Bebè, era previsto un limite ISEE di 25.000 euro all'anno. Se questo limite veniva superato, la domanda poteva essere respinta o l'importo ridotto. È sempre fondamentale verificare la comunicazione INPS per capire se questo è il motivo del rigetto.
Documentazione Necessaria per il Riesame
Per presentare una domanda di riesame efficace, è necessario preparare una documentazione specifica:
Documenti Obbligatori:
- La comunicazione di rigetto INPS (solitamente un PDF scaricato dal cassetto previdenziale).
- Il codice protocollo della domanda originaria.
- Un documento di identità in corso di validità del richiedente.
- Il codice fiscale del richiedente e dei figli.
- Un'autocertificazione dello stato di famiglia aggiornata.
Documenti Integrativi (da allegare a seconda del motivo di rigetto):
- Certificato di nascita dei figli (estratto per riassunto dall’anagrafe).
- Certificato di disabilità (verbale Legge 104 o invalidità civile) per figli disabili, qualora la normativa preveda estensioni dei benefici per queste casistiche.
- Contratto di lavoro o CU aggiornata, utile per contestare requisiti legati alla situazione lavorativa del genitore in altre tipologie di bonus.
- Buste paga recenti (ultimi 3 mesi) se il requisito contributivo viene contestato.
- Sentenza di affidamento o adozione (per figli non biologici).
- Dichiarazione sostitutiva di atto notorio per situazioni particolari, come ad esempio gemelli nati in date diverse registrate.
Nota Esplicativa (Facoltativa ma Consigliata):È vivamente consigliato allegare una lettera di accompagnamento in cui si spieghi chiaramente:
- Il motivo del riesame (es. “Intendo contestare il rigetto per mancanza documentazione, che allego integralmente”).
- I documenti che si stanno integrando.
- Eventuali errori dell’INPS nella valutazione, se si ritiene che ve ne siano stati.Questa nota aiuta l’istruttore INPS a comprendere immediatamente la posizione del richiedente e può velocizzare la pratica.
Guida Passo-Passo per la Domanda di Riesame Online INPS
La procedura per presentare la domanda di riesame sul portale INPS è strutturata e richiede attenzione ai dettagli. Seguire questi passaggi può facilitare il processo:
Step 1: Accedi al Portale INPS
- Vai sul sito ufficiale www.inps.it.
- Clicca su “Accedi ai servizi” solitamente posizionato in alto a destra.
- Scegli la tua identità digitale per l'autenticazione: SPID (Sistema Pubblico di Identità Digitale), CIE (Carta d’Identità Elettronica) o CNS (Carta Nazionale dei Servizi).
- Inserisci le credenziali e autorizza l’accesso per entrare nella tua area riservata.
Step 2: Trova la Domanda Originaria
- Nella tua area riservata, naviga alla sezione “Prestazioni e Servizi”.
- Cerca il servizio relativo al "Bonus Mamme" o "Esonero contributivo lavoratrici madri", o in generale la sezione dedicata alla gestione delle domande di prestazioni. Per il Bonus Bebè, si trattava generalmente di servizi legati all'assegno di natalità.
- Clicca su “Le tue domande” o “Storico domande”.
- Individua la domanda respinta, il cui stato sarà indicato come “Respinta” o “Non accolta”.
- Prendi nota del codice protocollo della domanda originaria, in quanto sarà necessario per la richiesta di riesame.

Step 3: Avvia la Domanda di Riesame
- Torna al servizio specifico o alla sezione "Contatti".
- Cerca l’opzione “Richiesta di riesame” o “Riesame domanda”. Se tale voce non fosse direttamente disponibile sotto il servizio specifico, si può procedere andando su “Contatti” → “Invio comunicazione” e selezionare l’opzione “Riesame decisione negativa”.
- Compila il form che si presenta, indicando:
- Il protocollo della domanda originaria.
- Il motivo del riesame (scegli tra le opzioni predefinite o scrivi “Altro” fornendo una descrizione dettagliata).
- L'elenco dei documenti che intendi allegare.
Step 4: Allega i Documenti
- Clicca su “Aggiungi allegato”.
- Carica i file necessari in formato PDF. È importante rispettare la dimensione massima consentita, che di solito è di 2 MB per file.
- Rinomina i file in modo chiaro e descrittivo (es. “Certificatonascitafiglio1.pdf”, “Stato_famiglia.pdf”).
- Verifica attentamente che tutti i documenti siano leggibili e completi. Scansioni sfocate, parziali o file corrotti possono causare ulteriori ritardi o rigetti.
Step 5: Invia e Conserva la Ricevuta
- Controlla un’ultima volta tutti i dati inseriti nel modulo di riesame.
- Spunta la dichiarazione di responsabilità, che attesta la veridicità delle informazioni fornite.
- Clicca su “Invia domanda”.
- Scarica la ricevuta PDF con il protocollo del riesame e conservala con cura. Questa ricevuta sarà utile per eventuali solleciti o per monitorare lo stato della pratica.
ATTENZIONE: Dopo l’invio, è fondamentale controllare periodicamente la propria casella di Posta Elettronica Certificata (PEC) o il cassetto previdenziale sul portale INPS per eventuali richieste di integrazione documentale da parte dell’Istituto. L’INPS ha 90 giorni di tempo per rispondere al riesame.
Errori Comuni da Evitare
Commettere errori durante la procedura di riesame può compromettere l'esito della richiesta. Ecco gli errori più frequenti da evitare:
- Non Rispettare la Scadenza dei 30 Giorni: Se il riesame viene presentato oltre il termine perentorio di 30 giorni, l’INPS lo dichiara inammissibile. Non esistono deroghe, salvo casi eccezionali e documentati (es. ricovero ospedaliero). È consigliabile impostare un promemoria immediatamente dopo aver ricevuto la comunicazione di rigetto.
- Allegare Documenti Non Leggibili: Foto sfocate, scansioni parziali, documenti tagliati o file corrotti vengono automaticamente rigettati. È fondamentale utilizzare sempre scanner o app di scansione professionali e controllare che il testo sia nitido, che non ci siano ombre o riflessi e che il documento sia completo in tutte le sue pagine.
- Non Spiegare il Motivo del Riesame: Inviare solo i documenti senza una nota esplicativa rallenta notevolmente la pratica. L’istruttore ha bisogno di capire immediatamente cosa si contesta e perché. Una breve lettera introduttiva, anche di poche righe, è sempre consigliata.
- Allegare Documenti Irrilevanti: Non è necessario caricare l’intero "storico familiare" o documenti non pertinenti. Vanno allegati solo i documenti strettamente necessari per rispondere al motivo specifico del rigetto. Troppi file possono confondere l’istruttore e allungare i tempi di valutazione.
- Non Controllare lo Stato della Domanda: Dopo l’invio del riesame, è importante controllare regolarmente lo stato della pratica attraverso il cassetto previdenziale.
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Casi Pratici di Riesame e Soluzioni Efficaci
L'esperienza dimostra che molti rigetti o sospensioni possono essere risolti attraverso un riesame ben preparato. Ecco alcuni casi reali (anonimizzati) per comprendere come gestire situazioni specifiche:
Caso 1: Rigetto per Documentazione Mancante
- Situazione: Giulia, mamma di due gemelli di 5 anni, riceve il rigetto del Bonus perché “non risultano certificati di nascita allegati” alla domanda originaria.
- Soluzione: Giulia si reca in Comune per richiedere gli estratti per riassunto degli atti di nascita dei suoi figli. Presenta il riesame entro 20 giorni dalla notifica del rigetto, allegando i due certificati in formato PDF. Nella nota esplicativa, scrive: “Allego certificati di nascita dei gemelli richiesti, non presenti nella domanda originaria per errore tecnico”.
- Esito: Riesame accolto in 45 giorni, con il bonus riconosciuto retroattivamente a Giulia.
Caso 2: Figlio Disabile Non Riconosciuto
- Situazione: Laura ha un figlio di 15 anni con disabilità grave, riconosciuta ai sensi della Legge 104, articolo 3 comma 3. L’INPS rigetta la domanda di un beneficio correlato al figlio, erroneamente motivando che “il figlio ha superato i 10 anni”, non tenendo conto dell'estensione prevista per i disabili.
- Soluzione: Laura allega il verbale della Legge 104 che attesta la disabilità grave del figlio. Presenta il riesame specificando chiaramente: “Il figlio ha diritto all’esonero [o al beneficio] fino a 18 anni per disabilità ai sensi della normativa vigente”, e cita l’articolo di legge che prevede l’estensione fino a 18 anni per figli disabili.
- Esito: Riesame accolto, con il beneficio riconosciuto con retroattività.
Caso 3: Errore nel Codice Fiscale del Figlio
- Situazione: Marta, nella domanda iniziale, inserisce il codice fiscale del figlio con un carattere sbagliato. L’INPS, non trovando il minore nell'anagrafe, rigetta la domanda.
- Soluzione: Marta verifica il codice fiscale corretto sulla tessera sanitaria del figlio. Presenta il riesame allegando un'autocertificazione dello stato di famiglia aggiornata e una copia della tessera sanitaria del figlio. Nella nota esplicativa, specifica: “Errore materiale nella trascrizione del codice fiscale, allego documentazione corretta”.
- Esito: Riesame accolto in tempi rapidi (circa 30 giorni).
Questi esempi evidenziano come la preparazione accurata e la presentazione tempestiva dei documenti corretti, insieme a una chiara comunicazione del problema, siano determinanti per il successo del riesame.
Evoluzione della Normativa: Dal Bonus Bebè all'Assegno Unico e Universale
Il panorama dei sostegni alla famiglia in Italia è in continua evoluzione. L'Assegno unico e universale per i figli a carico (AUU) ha rappresentato un cambiamento significativo, poiché è una misura “universale” che può essere richiesta anche in assenza di ISEE o con ISEE superiore alla soglia massima rivalutata annualmente (ad esempio, 46.582,71 euro per l’anno 2026). Questa nuova prestazione ha sostituito diverse misure preesistenti, razionalizzando il sistema di supporto economico.
L'Assegno Unico ha assorbito e, di fatto, sostituito i seguenti benefici:
- Il premio alla nascita o all’adozione (il cosiddetto Bonus mamma domani).
- L’Assegno ai nuclei familiari con almeno tre figli minori.
- Gli Assegni familiari ai nuclei familiari con figli e orfanili.
- L’Assegno di natalità (il cosiddetto Bonus bebè).
Questo passaggio all'Assegno Unico e Universale semplifica notevolmente il quadro delle prestazioni per i figli, offrendo un'unica soluzione con criteri di accesso più ampi. In fase di compilazione della domanda per l'AUU, il genitore richiedente può indicare le modalità di pagamento prescelte, proprie e relative all’altro genitore. In caso di affidamento esclusivo, il richiedente ha la possibilità di chiedere il pagamento del 100% dell’importo spettante. Anche in caso di nomina di un tutore o di un affidatario (ai sensi della legge 4 maggio 1983, n. 184, in materia di adozione e affidamento), questi soggetti possono presentare la domanda e ricevere l'assegno.

Controversie Legali e Tutela dei Diritti: Il Caso del Permesso di Soggiorno
Un aspetto di rilievo nella storia del Bonus Bebè riguarda le controversie legali relative ai requisiti di cittadinanza e permesso di soggiorno per i cittadini extracomunitari. In passato, una cittadina peruviana convenne in giudizio l’INPS di Perugia attraverso un ricorso ex articolo 28 del decreto legislativo 150/2011 e articolo 44 del decreto legislativo 286/1998 (azione civile contro la discriminazione), al fine di accertare e dichiarare il carattere discriminatorio della revoca dell’assegno di natalità. Nel ricorso introduttivo si dava atto che la Corte di Cassazione, con ordinanza 17 giugno 2019 n. 16164, aveva sollevato questione di legittimità costituzionale dell’articolo 1 comma 125, legge 190/2014, nella parte in cui richiedeva il permesso di soggiorno UE di lungo periodo e non il mero permesso di soggiorno di un anno, come previsto dalla norma generale ex articolo 41 del Testo Unico sull'Immigrazione.
La Corte Costituzionale, con ordinanza 30 luglio 2020 n. 176, aveva poi effettuato un rinvio pregiudiziale alla Corte di Giustizia dell’Unione Europea, evidenziando la complessità della questione. Successivamente e nel corso del giudizio innanzi al Tribunale di Perugia, la Corte Costituzionale (cui la questione era tornata dopo il pronunciamento della Corte di Giustizia), con sentenza n. 132/2021, ha dichiarato l'illegittimità costituzionale del requisito del permesso di soggiorno UE per soggiornanti di lungo periodo, rendendo sufficiente il permesso di soggiorno unico di cui all’articolo 5, comma 8, del D.Lgs. n. 13/2014, per l'accesso al Bonus Bebè.
Secondo il Giudice, “dall’accertamento del diritto alla provvidenza richiesta deriva l’illegittimità di ogni richiesta di restituzione delle somme versate dall’Istituto”. Inoltre, il Giudice ha rilevato che la richiesta di restituzione da parte dell’INPS (avvenuta con provvedimento del 6 ottobre 2020) è avvenuta “quando era già pendente questione di legittimità costituzionale (sollevata, come detto, da Corte di Cassazione, ord. 17.6.2019 n. 16164) e, addirittura, quando la Consulta aveva già effettuato rinvio pregiudiziale alla Corte di Giustizia Ue (Corte costituzionale, ord. 30.7.2020 n. 176)”. Diversamente, il criterio di buon andamento della Pubblica Amministrazione (articolo 97 Cost.) imponeva all’INPS di rinviare ogni richiesta restitutoria all’esito della decisione dei due supremi Organi Giurisdizionali (Corte Costituzionale e Corte di Giustizia). Questi sviluppi legali hanno avuto un impatto significativo sulla tutela dei diritti dei cittadini extracomunitari in Italia, garantendo un accesso più equo ai benefici sociali.