Tasso di Successo nell'Ovodonazione al Primo Tentativo: Un'Analisi Approfondita

La ricerca di gravidanza nelle coppie risponde a un naturale bisogno di coronare un progetto d’amore, ma ci sono delle situazioni particolari in cui il percorso di maternità risulta ostacolato. In questi contesti, la procreazione medicalmente assistita (PMA) offre diverse soluzioni, tra cui l'ovodonazione, una tecnica che suscita molte domande riguardo le sue probabilità di successo, specialmente al primo tentativo. È un tema complesso, intriso di aspettative, dati scientifici e considerazioni personali, dove le percentuali variano da centro a centro e da caso a caso, come nella PMA omologa.

Cos'è l'Ovodonazione e Perché è una Scelta Importante

L'ovodonazione è una delle principali tecniche di procreazione medicalmente assistita (PMA) e si riferisce alla Fecondazione In Vitro, con Trasferimento dell'Embrione in utero (FIVET), quando si utilizzano ovociti donati. È una tecnica definita eterologa, che impiega un gamete esterno alla coppia, in questo caso, un ovocita femminile. Il seme utilizzato per fecondarli è quello del partner, interno alla coppia. Una volta che l’ovocita della donatrice viene fecondato con il seme del partner interno, questi viene poi impiantato nell’utero della partner della coppia e viene ad instaurarsi la gravidanza.

L’ovodonazione è indicata in caso di problemi di fertilità o di sterilità comprovata nella partner femminile. Le indicazioni specifiche includono l’età riproduttiva avanzata della ricevente, una ridotta riserva ovarica, una scarsa qualità dell’ovocita o dell’embrione in precedenti tentativi di fecondazione in vitro e la possibilità di trasmettere un difetto genetico significativo. In pratica, l’indicazione più comune è il declino della fertilità legato all’età. Data la grande importanza di questa procedura per una coppia, sono molte le pazienti che chiedono quali siano i tassi di successo al primo tentativo della fecondazione con ovodonazione.

I Vantaggi dell'Ovodonazione: Ovociti di Qualità Superiore

Uno dei fattori chiave che contribuiscono alle percentuali di successo piuttosto alte dell'ovodonazione, a prescindere dall'età della ricevente, risiede nella qualità degli ovociti utilizzati. Le donatrici, come da normativa vigente, sono giovani donne senza problemi di fertilità. Le donatrici devono essere giovani, di età compresa tra i 20 e i 35 anni, anche se la loro età media è solitamente di 27 anni. In alcuni paesi, il donatore può qualificarsi se ha 19-20 anni ma meno di 30. Devono inoltre essere in perfetto stato di salute fisica e mentale. Per essere certi di avere un’alta percentuale di successo della tecnica, con un embrione sano, non devono avere malformazioni, né malattie genetiche, congenite oppure ereditarie. La loro funzionalità ovarica deve essere nella norma. Si pensa che gli ovociti migliori, quelli che le cliniche ricevono, provengano da donatori che hanno avuto almeno un bambino prima, sebbene donatori come questi siano scarsi.

A livello scientifico, è stato possibile verificare che l’età femminile è uno dei fattori che più in assoluto può andare a condizionare il concepimento. Questo sia che si tratti di un concepimento “naturale”, sia che si tratti di un concepimento ricercato tramite tecniche di PMA. È proprio l’età ad andare ad influenzare la fertilità femminile, con un picco di fertilità che si ha, in media, tra i 20 e i 25 anni, per poi avere una decrescita nel tempo. L’utilizzo di ovociti da donatrici giovani e accuratamente selezionate bypassa questo problema legato all'età della ricevente. Le percentuali di successo di una ovodonazione sono sensibilmente più alte rispetto a quelle di riuscita di una fecondazione omologa. Questo è dovuto all’alta qualità degli ovociti, che vengono prelevati da donatrici esterne selezionate con cura.

Diagramma che illustra la curva della fertilità femminile in relazione all'età

Il Processo di Ovodonazione: Dalla Selezione al Transfer Embrionale

Il processo di ovodonazione è un iter molto semplice, che passa attraverso la selezione di una donatrice compatibile con la coppia ricevente. La selezione dei donatori è, tra l’altro, basata sulle caratteristiche fisiche del ricevente. Questo processo è chiamato corrispondenza fenotipica, un termine collettivo per tutte le caratteristiche fisiche, dall’altezza, peso, tono della pelle, capelli e colori degli occhi alle caratteristiche del viso. Se una clinica ha un ampio pool di donatori, le consente di selezionare i donatori che corrispondono al fenotipo del ricevente nel miglior modo possibile. In alcune cliniche esiste la tecnologia Fenomatch® utilizzata nel processo di selezione dei donatori. È il Facial Matching con uno strumento scientifico che utilizza la tecnologia biometrica per identificare le distanze dei punti facciali, che analizza il database dei donatori e restituisce la migliore corrispondenza possibile.

Oltre all'aspetto fenotipico, altri fattori qualificanti sono importanti: età, livello di AMH, test di infezione o test genetici, ad esempio l’analisi del cariotipo. L’atto dell’ovodonazione deve avvenire in maniera totalmente consapevole, volontaria e gratuito, ovvero deve esserci l’intenzione di voler aiutare un’altra donna, e una coppia, ad avere un figlio. L’acquisizione di una donatrice di ovuli qualificata è estremamente costosa e spesso costituisce la metà dei costi dell’intero programma. Ecco perché saltare alcuni fattori di qualificazione può essere allettante per alcune cliniche in vitro se vogliono risparmiare denaro.

Per impiantare gli ovociti in una donna che si sottopone a un ciclo di FIVET, bisogna ovviamente prelevarli dalla donatrice. Questa stimolazione consente di far maturare più follicoli e quindi di prelevare più ovuli. La paziente viene poi monitorata nel tempo tramite ecografie e prelievi per verificare i dosaggi ormonali. Nel momento in cui i follicoli raggiungono un diametro di circa 16-18 mm, possono essere prelevati. Viene dunque eseguita una procedura chiamata puntura follicolare (o prelievo ovocitario o pick-up). Tramite una puntura transvaginale eco-guidata, quindi una puntura guidata ecograficamente ed eseguita attraverso la sua vagina, vengono prelevati gli ovociti. La durata di questo intervento è di circa 20 minuti e generalmente non ci sono complicanze, se non qualche lieve dolore addominale simile a quello avvertito durante il periodo mestruale e qualche sanguinamento vaginale.

Dopo il prelievo degli ovociti, questi vengono fecondati con il seme del partner e gli embrioni risultanti vengono coltivati. La tecnologia per la coltura è tra le migliori al mondo (Embryoscope+) e viene effettuata proprio all’interno della clinica. L’uso di apparecchiature time-lapse offre la migliore opportunità per selezionare embrioni di altissima qualità che, a loro volta, aumentano le possibilità di impianto e gravidanza. Successivamente, dopo 3-5 giorni, l’embrione così ottenuto viene trasferito nell’utero della donna. Sebbene il trasferimento di embrioni non sia una procedura complicata, la paziente dovrebbe rimanere da qualche parte vicino alla clinica per la fecondazione in vitro, almeno per la sera prima e per il giorno del trasferimento.

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Capire le Percentuali di Successo: Statistiche e Realtà

Non è possibile dare una risposta universale e una percentuale che sia valida per tutte le pazienti, dal momento che bisogna tenere in considerazioni numerose variabili. Queste percentuali variano da centro a centro e da caso a caso, perché molto dipende dalla qualità del laboratorio e dalle condizioni generali della ricevente. Tuttavia, tutti i dati indicano percentuali di successo piuttosto alte. I tassi di successo degli ovuli donati indicano la percentuale di efficacia del trattamento della fertilità nella fecondazione in vitro con ovuli donati. In altre parole, mostrano i tassi di gravidanza utilizzando ovuli donati: il numero di pazienti dopo il trattamento di fertilità (1 ciclo di fecondazione in vitro) rimangono incinte o, a seconda del metodo di presentazione, danno alla luce un bambino.

Le statistiche sono una roba complicata, e ci si può fare quasi di tutto. È un dato che non può essere universale, ma è possibile verificarne le percentuali di successo sul sito ufficiale o su appositi registri quando si cerca una clinica per ovodonazione. Quando un centro cita una cifra secca, è consigliabile chiedere sempre di vedere i dati complessivi dai quali è stata ricavata quella cifra, e se non vengono mostrati, è opportuno prendere tutto con molta cautela. Il settore della fertilità è molto competitivo e le cliniche sono sensibili alla condivisione di informazioni che ritengono possano giovare a un’altra clinica.

È importante distinguere tra diversi tipi di "tassi di successo" che le cliniche possono presentare:

  1. Gravidanza biochimica: Viene diagnosticata sulla base di esami di laboratorio, di solito 1 settimana dopo il trasferimento dell’embrione. Questo tipo di statistica è spesso utilizzato dalle cliniche in vitro perché mostra ottimi risultati, in quanto non include i casi con trasferimenti di embrioni falliti e include solo i cicli di successo.
  2. Gravidanza clinica: Viene diagnosticata sulla base di esami del sangue di laboratorio ed ecografia a 6 o 12 settimane. I risultati più frequentemente presentati si riferiscono a gravidanze diagnosticate a 6 settimane. L’ecografia mostra un sacco gestazionale visibile nell’utero. Qui le statistiche sono migliori di quelle per 12 settimane.
  3. Nati vivi: Dare alla luce un bambino sano dopo il trattamento di fecondazione in vitro con ovuli di donatrice è un risultato raramente presentato. Il motivo è semplice: queste sono le statistiche più basse di tutte, solitamente inferiori del 10-20% rispetto alla percentuale di gravidanze cliniche (a 6 settimane) ottenute per trasferimento di embrioni.

Tabella comparativa dei tassi di successo tra gravidanza biochimica, clinica e nati vivi

Tassi di Successo al Primo Tentativo: Le Cifre dei Centri

Comunque è possibile stabilire che le prospettive di instaurare una gravidanza sono abbastanza buone. Alcune cliniche, come l'IVI di Valencia, hanno dichiarato percentuali di successo del 65% con una ovodonazione al primo tentativo e del 70% con ovodonazione e spermiodonazione. Molte cliniche riportano tassi di successo della donazione di ovuli "cumulativi" nel range del 90% per 3 cicli.

La clinica Fertilab di Barcellona, ad esempio, presenta una percentuale di nascite nel primo ciclo dell’86,2%, mentre la media spagnola è solamente del 68,5%. Se si confronta questo valore con quello dell’utilizzo di ovociti propri (sempre mediante la fecondazione in vitro eterologa), si ottiene una percentuale minore influenzata anche dall’età della paziente. Nelle donne di età inferiore ai 35 anni la percentuale di nascite nel primo ciclo è del 63,5%. La percentuale di nascite nel primo ciclo in donne di età compresa tra i 35 e i 39 anni è del 46,5%. I risultati presentati dalla clinica Fertilab sono ottenuti mediante trasferimenti di un singolo embrione (blastocisti).

Altre cliniche, come ProCrea, riportano che il 60% delle donne in età compresa tra 30 e 37 anni che si rivolgono al centro riesce ad avere una gravidanza nei primi tre tentativi, sia con cicli a fresco che con ovociti fertilizzati crioconservati ottenuti nello stesso ciclo. Si stima che, in media, 1 donna su 2 che si sottopone a un trattamento di fecondazione in vitro con ovuli donati finirà per avere il figlio sognato. Questo può essere legato a molti fattori.

Questi dati, però, si riferiscono alla probabilità di gravidanza per ciclo e non a quella cumulativa, che aumenta di volta in volta.

La Percentuale Cumulativa: Oltre il Primo Tentativo

Oggi, sempre più cliniche pubblicano tassi di successo cumulativi per i trattamenti di fertilità. Il “tasso di successo cumulativo” indica la percentuale di pazienti che sono rimaste incinte dopo alcuni cicli di fecondazione in vitro eseguiti presso le loro strutture, di solito entro 3 tentativi. Le possibilità di successo aumentano quando si ha un secondo ciclo di un trattamento per la fertilità.

Ad esempio, se un centro afferma il "95% di successo al 4° tentativo", potrebbe significare che in quel centro il 95% dei pazienti che ricorre all’ovodonazione ottiene una gravidanza entro il 4° tentativo. Potrebbe darsi, poniamo, che su 100 coppie, 30 ce la fanno alla prima ovodonazione, altre 30 alla seconda, altre 20 alla terza, e altre 15 alla quarta; totale: il 95% delle coppie entrate in trattamento ottiene una gravidanza con 4 tentativi. Anche all'IVI dicono che al 4° tentativo si ha una percentuale di riuscita del 95%. Questa è una percentuale decisamente molto alta, ma non pazzesca se consideriamo che stiamo parlando di ovodonazione, cioè di una tecnica che ha altissime probabilità di riuscita perché gli ovociti sono giovani e belli.

Per chiarire il concetto di frequenza cumulativa, prendiamo un campione di 10 donne che fanno ovodonazione. Supponiamo che 1 ce la faccia al primo tentativo, 1 al secondo, 2 ce la facciano al terzo, 4 al quarto, 2 al quinto. Le frequenze assolute sono 1, 1, 2, 4, 2. Espresse in percentuale sull’intero campione, diventano 10% (1 donna su 10), 10% (1 donna su 10), 20% (2 donne su 10), 40% (4 donne su 10), 20% (2 donne su 10). A questo punto la frequenza cumulativa si calcola aggiungendo a ciascuno di questi "livelli" la frequenza del livello precedente:

  • 10% (1° tentativo) - frequenza cumulativa 10%
  • 10% (2° tentativo) - frequenza cumulativa 20% (10% del livello precedente + 10% di questo livello)
  • 20% (3° tentativo) - frequenza cumulativa 40% (20% del livello precedente + 20% di questo livello)
  • 40% (4° tentativo) - frequenza cumulativa 80% (40% del livello precedente + 40% di questo livello)
  • 20% (5° tentativo) - frequenza cumulativa 100% (80% del livello precedente + 20% di questo livello)

Questo non significa che facendo 4 tentativi si ha l’80% di probabilità di riuscire, significa che l’80% delle donne di questo campione ce l’ha fatta entro 4 tentativi. Un altro 20% di donne (nell'esempio) ha avuto bisogno di un quinto tentativo.

Dopo tre cicli la possibilità di successo può arrivare anche all’80%. Questo perché a mano a mano si possono ottenere maggiori informazioni sulla problematica e sulla diagnosi e al contempo optare per un protocollo diverso, se necessario. Questo passaggio dal 5% (o anche 1%) di successo dell’omologa ad un 50% (alcuni prudenzialmente dicono 35-45%) è una specie di vittoria alla lotteria.

Alcuni centri, come il Marqués di Barcellona, hanno dato il 90% delle possibilità di successo entro il terzo tentativo. Questa affermazione si riferisce alla percentuale cumulativa, ovvero la possibilità che una donna ce la faccia entro un certo numero di tentativi. Altri centri, invece, mantengono la percentuale di successo costante, ad esempio al 40-50%, anche sui tentativi successivi, sostenendo che le possibilità non si alzano assolutamente. Ciascun lancio singolarmente ha il 50% di riuscita, come i singoli tentativi di ovodonazione. La probabilità matematica è però una cosa, la frequenza (ciò che si verifica) è un’altra: coincidono sui grandi numeri.

Grafico a barre che mostra l'aumento della percentuale cumulativa di successo dell'ovodonzazione con il numero di tentativi

Fattori Che Influenzano il Successo Oltre agli Ovociti

Se le condizioni ci sono tutte, le percentuali di successo dovrebbero essere altissime anche al primo tentativo. Diversamente, bisogna approfondire i vari fattori. Nonostante la qualità degli ovociti sia un elemento determinante, il successo dell’ovodonazione è influenzato anche da altri fattori cruciali legati sia al partner maschile che alla ricevente, oltre che alla clinica stessa.

1. Qualità dello Sperma:Il materiale genetico del partner e la qualità del suo sperma sono un fattore che può influenzare i tassi di successo. Lo sperma è una delle primissime cause di infertilità. Circa il 36% dei programmi di fecondazione in vitro viene svolto a causa del "fattore maschile", ovvero a causa di problematiche da parte del partner. Per questo motivo, è fondamentale assicurarsi che il partner abbia avuto lo screening medico necessario: analisi dello sperma, test di frammentazione del DNA spermatico e, soprattutto, test genetici, ad esempio l’analisi del cariotipo. Certo, con tecniche di ICSI (Iniezione Intracitoplasmatica dello Spermatozoo), in cui un singolo spermatozoo selezionato viene iniettato direttamente nell’ovocita, è possibile bypassare il problema della quantità e motilità. Tuttavia, il test FISH serve esclusivamente per sapere se il campione di sperma analizzato ha anomalie cromosomiche solamente su alcuni cromosomi. Può succedere che, oltre agli ovuli donati, si debba considerare anche l’utilizzo di sperma di donatore.

2. Condizioni della Ricevente:Sebbene l'età della ricevente non sia un fattore così rilevante come nella PMA omologa grazie all'utilizzo di ovociti giovani, le condizioni del suo utero e la sua salute generale giocano un ruolo fondamentale. Anomalie uterine, come la presenza di fibromi, polipi o altre malformazioni, possono ostacolare l’impianto dell’embrione. Inoltre, infezioni, malattie autoimmuni o altri fattori non ancora completamente conosciuti possono influire sul successo dell'impianto. È fondamentale discutere con il proprio medico per valutare la fattibilità e l’opportunità di ulteriori tentativi, specialmente se non ci sono esiti positivi dopo il terzo o forse quarto tentativo. La capacità di rimanere incinta e portare a termine la gravidanza, infatti, non importa se si è già in menopausa o meno.

3. Laboratorio e Tecniche Utilizzate:L’esperienza del team di embriologi e lo standard del laboratorio sono fattori cruciali che influenzano il successo. Esistono molte tecniche di fecondazione in vitro che possono essere utilizzate in diversi scenari in base alla storia medica del paziente e alle indicazioni mediche. I trattamenti per la fertilità disponibili includono ICSI, AH (assisted hatching), coltura di blastocisti e trasferimento di embrioni il giorno 5, PGS (screening genetico preimpianto) e così via. Esistono anche tecniche consigliate per l’infertilità maschile come MACS, IMSI, PICSI. Questi progressi tecnologici hanno fornito alle cliniche l’opportunità di aumentare i risultati del trattamento IVF di ovuli donati. Anche le migliori tecniche di vitrificazione, che hanno permesso di far sopravvivere meglio gli embrioni allo scongelamento, sono fondamentali. Con quest’ultima tecnica, caratterizzata da un congelamento più rapido del materiale biologico, si può ottenere un numero maggiore di embrioni da trasferire.

4. Ovociti Freschi vs. Congelati:I pazienti che considerano vari metodi di trattamento della fertilità si chiedono se sia meglio utilizzare un programma con ovuli freschi o congelati. I dati basati sul rapporto 2015 dei CDC (Centers for Disease Control and Prevention) mostrano che il tasso di successo per la fecondazione in vitro con ciclo fresco di ovociti donati è in media del 65.9%, mentre il tasso di successo per i nati vivi è di circa il 10% in meno (55.6%). Le statistiche indicano che le possibilità di rimanere incinta con ovuli donati sono solo leggermente peggiori rispetto a un nuovo ciclo di trattamento quando si utilizzano ovuli congelati. Il ruolo svolto qui dal laboratorio di fecondazione in vitro e dall’esperienza degli specialisti nella crioconservazione delle uova è cruciale, poiché le uova sono molto delicate. Il processo di congelamento e scongelamento è molto più difficile rispetto agli embrioni. Il tasso medio di sopravvivenza degli ovuli congelati di donne sotto i 32 anni è superiore al 90%. Tuttavia, queste statistiche provengono da cliniche specializzate in questo tipo di procedura e con esperienza rilevante.

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Sfide e Consigli Pratici nella Scelta del Percorso di Ovodonazione

La scelta di procedere con ulteriori cicli dipende da vari fattori, tra cui l’età della donna, la qualità degli embrioni, e la risposta individuale al trattamento. È fondamentale discutere con il proprio medico per valutare la fattibilità e l’opportunità di ulteriori tentativi. Molte coppie che con ICSI con donazione ovocita dopo 5 tentativi si sono fermate, evidenziando che non è una cosa semplice. Se dopo il terzo o forse quarto tentativo non ci sono esiti positivi non si sa fino a che punto conviene insistere. È una nostra scelta se rischiare oppure desistere, ma non si alzano assolutamente le possibilità.

È consigliabile rivolgersi a centri di PMA accreditati e con esperienza comprovata. In Italia, il Registro Nazionale della Procreazione Medicalmente Assistita, gestito dall’Istituto Superiore di Sanità, raccoglie e pubblica annualmente i dati relativi ai trattamenti di PMA effettuati nel paese. Consultare questi dati può aiutare a scegliere un centro con buone percentuali di successo. Molti centri di procreazione assistita hanno accettato di far parte di un consorzio dove ogni anno obbligatoriamente devono rendere conto dei risultati ottenuti, pena l’esclusione di questo consorzio. Questi dati sono pubblici e molto dettagliati.

Non lasciamoci guidare da forti emozioni o false aspettative. Un trattamento rapido ed economico non porta necessariamente al successo; infatti, questi due termini si escludono a vicenda. Se la clinica afferma il contrario, è bene pensare se questo è davvero ciò che ci si aspetta e valutare attentamente la decisione. Il corretto iter medico dovrebbe comportare un’adeguata preparazione e un’approfondita consultazione con il medico che verificherà se non ci sono controindicazioni per la gravidanza, indipendentemente dal metodo di fecondazione che si decide. Il medico deve esaminare sia la storia medica della paziente che quella del partner per verificare che nulla sia stato trascurato.

L'ovodonazione è anche un intenso percorso emotivo, di coppia, che non può prescindere dall’eventualità di un esito negativo. Un supporto psicologico mirato, sia individuale che di coppia, può essere di grande aiuto per gestire le emozioni e prendere decisioni informate riguardo ai passi successivi.

Epigenetica e Somiglianza del Bambino:Se si sta pianificando un trattamento di fecondazione in vitro con ovuli donati, ci si potrebbe chiedere se il bambino assomiglierà alla madre. Innanzitutto, è importante ricordare che la selezione dei donatori è, tra l’altro, basata sulle caratteristiche fisiche del ricevente, attraverso la corrispondenza fenotipica. Inoltre, quando si considera la somiglianza tra un bambino concepito da un donatore e la loro mamma, è necessario menzionare l’epigenetica. In biologia, l’epigenetica è lo studio dei cambiamenti ereditari del fenotipo che non comportano alterazioni nella sequenza del DNA. Secondo essa, il fenotipo può anche essere determinato dal nostro ambiente - e non solo dall’ereditarietà genetica. Quindi, anche se i geni provengono dal donatore, il bambino potrebbe comunque assomigliare alla madre ricevente.

Rappresentazione grafica della corrispondenza fenotipica

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