Probabilità di Gravidanza dopo ICSI e FIVET: Oltre le Statistiche e le Aspettative

Il desiderio di una gravidanza è un percorso che per molte coppie può rivelarsi complesso e articolato. Quando il concepimento naturale non avviene, le tecniche di Procreazione Medicalmente Assistita (PMA) rappresentano un faro di speranza, offrendo soluzioni avanzate per superare le difficoltà. Tra queste, la Fecondazione in Vitro (FIVET) e l'Iniezione Intracitoplasmatica di Spermatozoi (ICSI) sono le metodiche più diffuse e studiate. Comprendere le loro percentuali di successo, i fattori che le influenzano e persino la possibilità di una gravidanza naturale dopo tali trattamenti, è fondamentale per affrontare il percorso con consapevolezza e fiducia.

Coppia che si tiene per mano in attintesa di una gravidanza

Le Tecniche di Procreazione Medicalmente Assistita: FIVET e ICSI a Confronto

La Procreazione Medicalmente Assistita (PMA) racchiude un insieme di trattamenti volti a favorire il concepimento quando questo non avviene spontaneamente. L'obiettivo primario di una procedura di PMA è generare una gravidanza e creare le condizioni ottimali per portarla a termine con la nascita di un bambino sano. La specie umana, infatti, ha intrinsecamente una bassa efficienza del sistema riproduttivo, con una probabilità di rimanere incinta al primo tentativo che, per una giovane coppia presumibilmente fertile, dopo un mese di rapporti sessuali mirati e non protetti, non supera il 20%. Le tecniche di PMA mirano a superare questa bassa efficienza ricreando artificialmente le condizioni ideali per l’incontro dei gameti e la formazione dell’embrione.

Tra le soluzioni più consolidate, la fecondazione in vitro, o inseminazione in vitro (FIVET), è una delle tecniche tradizionali di PMA. Con la FIVET, gli ovociti prelevati vengono incubati con un pool di spermatozoi del partner, in modo da permettere la fecondazione allo spermatozoo elettivo. In questo scenario, l'incontro tra ovulo e spermatozoo avviene in maniera relativamente naturale, anche se in ambiente controllato, ottenendo così un embrione fecondato da trasferire nell’utero della donna.

La procedura con cui viene eseguita la FIVET si sviluppa in cinque fasi principali:

  1. Stimolazione ovarica: Si induce, con la somministrazione di ormoni, la crescita di più follicoli ovarici. La risposta alla terapia viene attentamente monitorata tramite ecografia e dosaggio ormonale per ottimizzare la produzione ovocitaria.
  2. Prelievo degli ovociti: Avviene per via transvaginale, sotto controllo ecografico e in sedazione, per recuperare gli ovociti maturi.
  3. Preparazione del liquido seminale maschile: Il campione di liquido seminale del partner viene trattato in laboratorio per selezionare gli spermatozoi più idonei alla fecondazione.
  4. Inseminazione in vitro degli ovociti: Gli ovociti e gli spermatozoi vengono messi a contatto in una capsula di laboratorio per permettere la fecondazione.
  5. Trasferimento degli embrioni in utero (Embryo Transfer): Dopo 3-5 giorni dalla fecondazione, gli embrioni che si sono sviluppati e sono stati valutati positivamente vengono trasferiti nell'utero della donna.

Diagramma Fasi FIVET

L'ICSI, acronimo di Intra Cytoplasmatic Sperm Injection (Iniezione intracitoplasmatica di spermatozoi), è un'evoluzione della FIVET ed è ormai la metodica più utilizzata. La differenza principale tra queste due tecniche risiede nella modalità in cui l’ovocita e lo spermatozoo si incontrano. Mentre nella FIVET l'incontro avviene in modo spontaneo in vitro, nell’ICSI la fecondazione avviene artificialmente tramite l’iniezione di un singolo spermatozoo direttamente nell’ovocita. Questa procedura di microiniezione è eseguita da un embriologo, che utilizzando un microscopio e un ago sottile, quasi invisibile a occhio nudo, inserisce uno spermatozoo in ogni ovulo maturo. Se la fecondazione ha successo e si sviluppano embrioni di buona qualità, uno o due di essi verranno impiantati in utero tramite un sottile catetere, tra il 2° e il 5° giorno di sviluppo.

IVI - Cos'è la tecnica ICSI?

Le indicazioni per la fecondazione in vitro, sia FIVET che ICSI, sono molteplici e includono:

  • Tube chiuse: Problemi alle tube di Falloppio che impediscono l'incontro tra ovulo e spermatozoo.
  • Problemi ovulatori: Irregolarità o assenza di ovulazione.
  • Infertilità maschile: Moderata per la FIVET, e grave per l'ICSI (come un ridotto numero di spermatozoi, scarsa motilità o anomalie morfologiche).
  • Sterilità idiopatica: Infertilità inspiegata, ovvero in assenza di effettivi riscontri clinici patologici.
  • Endometriosi: Una condizione in cui il tessuto simile all'endometrio cresce al di fuori dell'utero.

L'ICSI, in particolare, è una soluzione ottimale nei casi di infertilità maschile legata a un ridotto numero di spermatozoi, con scarsa motilità o anomalie morfologiche. Negli ultimi anni, il ricorso a questa tecnica di PMA ha destato una crescente attenzione e applicabilità, con tassi di successo per gravidanze ottenute decisamente interessanti.

Percentuali di Successo della FIVET e ICSI: Un Quadro Dettagliato

Le percentuali di successo delle tecniche di PMA non sono un dato fisso, ma variano considerevolmente in base a numerosi fattori. Il risultato positivo della FIVET o dell'ICSI al primo tentativo dipende da un'interazione complessa di elementi, tra cui i principali sono l'età della donna e la presenza o meno di una precedente gravidanza (anche un aborto).

La FIVET, al primo tentativo, ha percentuali di successo che si aggirano intorno al 40%. Tuttavia, questa percentuale è condizionata da moltissimi fattori, come l'età della donna, la qualità del liquido seminale, la riserva ovarica e la presenza di patologie uterine (ad esempio, utero setto, fibromi, polipi, endometriosi). È fondamentale sottolineare che questa percentuale tende ad aumentare significativamente ad ogni tentativo. Al terzo tentativo, ad esempio, si possono raggiungere percentuali di successo cumulative di circa il 91% per la FIVET.

Per quanto riguarda l'ICSI, la percentuale di successo della fertilizzazione si attesta in un intervallo che va dal 50% all'80%. Tuttavia, questo non sempre si traduce in una gravidanza: non tutti gli ovociti fecondati producono embrioni, o questi non sviluppano a stadi successivi, o ancora, non attecchiscono dopo il transfer. È importante notare che fenomeni simili accadono anche in natura, dove non sempre si ha un concepimento o una gravidanza a termine anche in presenza di rapporti non protetti al momento giusto dell'ovulazione.

I dati statistici ci offrono uno spaccato interessante. Secondo quanto riportato, la percentuale di gravidanza in un primo ciclo di fecondazione in vitro con ovociti propri è stata del 37%. Tra le pazienti che non hanno ottenuto la gravidanza, alcune hanno tentato un secondo ciclo, ottenendo una probabilità cumulativa del 77,5%. Quando si utilizzano ovociti donati, la percentuale di gravidanza in un primo ciclo è stata del 49,5%, salendo a una probabilità cumulativa dell’87,7% dopo un secondo ciclo per le riceventi che non avevano ottenuto la gravidanza al primo. In sintesi, il 92,6% delle pazienti che hanno effettuato fino a tre tentativi di FIV-ICSI con i propri ovociti sono riuscite a rimanere incinte, dimostrando che la perseveranza è spesso ricompensata da un aumento delle percentuali di successo cumulativo.

Le percentuali di successo della FIVET e ICSI sono fortemente correlate all'età della donna. Dopo i 35 anni, la fertilità femminile subisce un calo significativo e fisiologico, legato alla progressiva riduzione sia del numero sia della qualità degli ovociti disponibili. Questo declino incide direttamente sulle percentuali di successo della fecondazione assistita, rendendo più complesso ottenere una gravidanza anche con tecniche avanzate. Un esempio delle percentuali di successo della FIVET suddivise per età è il seguente:

  • Donne con meno di 35 anni: 79%
  • Donne tra 35 e 39 anni: 56%
  • Donne con più di 40 anni: 35%

Questi dati evidenziano chiaramente come l'età sia uno dei fattori più rilevanti.Nel 2017, i dati più recenti disponibili, mostrano che sono stati avviati 44.965 cicli di ICSI, che hanno portato a 40.710 prelievi ovocitari e 28.305 trasferimenti embrionari. Le gravidanze iniziate sono state 7.743 e i parti 4.962 (con 5.719 bambini nati vivi, considerando le gravidanze gemellari). Un buon riferimento in percentuale riguarda le gravidanze ottenute in seguito al transfer, che si aggira sul 27,4%.

Grafico Percentuali di Successo PMA per Età

Fattori Determinanti per l'Esito Positivo di FIVET e ICSI

Il successo di un trattamento di PMA non è mai garantito e dipende da una combinazione di fattori critici che devono essere gestiti con la massima cura e precisione. La gravidanza può essere vista come un puzzle, e solo associando con attenzione i vari "pezzi" si può ottenere il risultato desiderato.

Uno degli aspetti fondamentali è l'ottenimento di una buona risposta ovarica. Per massimizzare le possibilità di successo, si utilizzano varie tecniche, tra cui l'inibizione degli ormoni del ciclo precedente con una pillola contraccettiva. Questo consente di stimolare le ovaie da uno stato "di riposo", senza l'influenza dell'ovulazione del mese precedente. Spesso si combinano due tipi di gonadotropine (ricombinante e naturale) per intercettare anche le pazienti che, a causa di anomalie recettoriali, rispondono solo a uno specifico tipo di gonadotropina. Al momento del pick-up degli ovociti, viene controllato il livello di progesterone; se si fosse alzato nel sangue, potrebbe influenzare negativamente l'impianto dell'embrione nell'utero. In questi casi, si procede a un congelamento elettivo degli embrioni, posticipando il trasferimento.

Un altro fattore determinante è l'organizzazione del laboratorio e il rispetto dei tempi di fertilizzazione. È importante non raccogliere il liquido seminale con troppo anticipo per evitare danni agli spermatozoi che potrebbero non essere utilizzati immediatamente. Un laboratorio ben organizzato evita un numero eccessivo di pick-up giornalieri e continue aperture/chiusure degli incubatori, che potrebbero alterare l'equilibrio di temperatura, umidità e ossigeno, influenzando negativamente lo sviluppo degli embrioni.

La decisione se trasferire gli embrioni "a fresco" o se crioconservarli è cruciale. Se esiste la possibilità che l'endometrio sia stato alterato dalla stimolazione ormonale, è opportuno procedere al congelamento degli embrioni. È stato dimostrato da moltissimi studi che il congelamento degli embrioni non ne danneggia la funzionalità. Al contrario, questa pratica permette di preparare l'endometrio in modo ottimale nei mesi successivi al pick-up, evitando ulteriori dosaggi ormonali inevitabili durante la stimolazione ovarica. È anche importante ricordare che l'uso di farmaci come Fertipeptil® o Decapeptyl®, utilizzati al momento dell'induzione dell'ovulazione, potrebbe ridurre lievemente la frequenza di gravidanze in quel ciclo. In tali casi, si procede sempre con un congelamento completo degli embrioni, evitando il transfer a fresco. Nelle donne ad alto rischio di iperstimolazione ovarica o con endometrio non idoneo, il trasferimento a fresco è categoricamente da evitare.

La salute dell'ambiente uterino è un aspetto fondamentale. È essenziale essere certi che non ci sia una situazione infiammatoria all’interno dell’utero, spesso completamente asintomatica. Questa condizione può essere favorita in pazienti che soffrono di vaginiti ricorrenti o che hanno subito recentemente manovre all'interno dell'utero, come ad esempio raschiamenti. In questi casi, l'isteroscopia viene ampiamente utilizzata, non solo per la ricerca di polipi o fibromi (che dovrebbero essere già stati individuati con l'ecografia), ma per una valutazione specifica dell'aspetto della mucosa. Spesso, è opportuno effettuare una terapia antibiotica e un tentativo di ricolonizzazione dell'ambiente uterino con batteri specifici, che si trovano nell'utero "normale", distinguendoli da quelli presenti in vagina. L'attenzione al microbioma uterino è considerata una delle strade future più promettenti della riproduzione assistita.

Contrariamente a una credenza comune, il riposo a letto dopo il transfer è del tutto inutile. Molteplici lavori scientifici hanno dimostrato che il riposo o l'attività fisica non hanno alcuna influenza sull'impianto embrionale.

Al di là delle pratiche cliniche e di laboratorio, altri fattori di rilievo che influenzano negativamente il tasso di successo della PMA includono la qualità e la quantità dei gameti (maschili e femminili) e la recettività endometriale e uterina, strettamente correlata alla fisiopatologia della donna. L'età della donna è uno dei fattori più rilevanti, come già accennato, a causa del calo fisiologico del numero e della qualità degli ovociti dopo i 35 anni.

L'infertilità maschile è un problema assai più comune di quanto si pensi e spesso sottovalutato, erroneamente confuso con la "potenza sessuale". Solo dopo l'analisi del liquido seminale (spermiogramma) l'uomo può scoprire compromissioni come la riduzione del numero (Oligozoospermia), della motilità (Astenozoospermia), o alterazioni morfologiche (Teratozoospermia). Talvolta si riscontrano situazioni di drastica riduzione degli spermatozoi (Criptozoospermia) o totale assenza (Azoospermia). Lo stile di vita (alcool, fumo, stress), l'inquinamento ambientale e l'esposizione a fattori di rischio lavorativi hanno sicuramente un peso determinante sulla qualità degli spermatozoi. Non sempre i gameti (ovociti e spermatozoi) sono disponibili in quantità o qualità sufficienti, il che determina la scelta tra tecniche di fecondazione assistita omologa (con gameti dei partner) o eterologa (con gameti da donatori esterni).

Infine, secondo il Registro Nazionale della Procreazione Medicalmente Assistita in Italia, una percentuale significativa, il 16,2%, delle coppie che si sottopongono a tecniche di PMA soffre di infertilità inspiegata (o idiopatica). In questi casi, nonostante approfondite indagini mediche, non si riescono a identificare cause specifiche.

Per massimizzare il tasso di successo, è cruciale un corretto inquadramento clinico per la scelta della tecnica più appropriata, una personalizzazione della stimolazione ovarica per ottimizzare il recupero ovocitario e la preparazione dell'endometrio, e la disponibilità di attrezzature e tecnologie all'avanguardia nel laboratorio IVF per garantire lo sviluppo e la selezione degli embrioni in condizioni ottimali.

L'Importanza dei Tentativi Multipli e la Gestione dell'Insuccesso

Quando si affrontano i trattamenti di Procreazione Medicalmente Assistita, è di fondamentale importanza comprendere che le possibilità di ottenere una gravidanza aumentano ad ogni tentativo: questo è il concetto di probabilità cumulativa di gravidanza. Tutti gli studi condotti in questo ambito mostrano che la probabilità di successo si incrementa effettuando più tentativi, ovvero più trasferimenti embrionari.

In un singolo ciclo di fecondazione in vitro, è possibile produrre più embrioni di quelli necessari per un singolo trasferimento. Questi embrioni in "sovrannumero" vengono crioconservati e sono disponibili per trasferimenti successivi, offrendo ulteriori opportunità senza dover ripetere l'intero processo di stimolazione ovarica e prelievo degli ovociti.

Spesso ci si chiede perché vengano consigliati tre tentativi di FIVET-ICSI. La ragione è che in tre tentativi una coppia si "gioca" le maggiori chance di gravidanza. Al quarto tentativo, le possibilità di riuscire a rimanere incinte sono statisticamente inferiori rispetto ai tentativi precedenti. Questo non significa che non valga la pena considerare un quarto o quinto tentativo, ma piuttosto che tale opzione vada valutata con estrema attenzione, analizzando approfonditamente i cicli precedenti e cercando di capire quali possano essere le cause del fallimento, e se esista una possibile soluzione. È per questa ragione che, in Italia, i farmaci vengono offerti gratuitamente dal Sistema Sanitario Nazionale (tramite il Piano terapeutico NOTA 74) per supportare fino a tre tentativi, considerati un numero ragionevole per avere un esito positivo. Tuttavia, è difficile affrontare questo tema in modo generico; solo studiando attentamente la "storia" di quella specifica coppia si può capire se valga o meno la pena di intraprendere ulteriori tentativi oltre i tre.

Un risultato negativo al test di gravidanza dopo un trattamento di PMA può essere emotivamente devastante. È importante ricordare, tuttavia, che un risultato negativo spesso non significa che sia necessario effettuare uno studio specifico immediato per scoprirne il motivo. Non tutti gli embrioni si impiantano e un esito negativo non obbliga automaticamente a cercarne la causa. Gli specialisti sanno che, statisticamente, un risultato negativo è considerato "normale" perché il tasso di gravidanza è solo un dato statistico. Una valutazione approfondita del caso da parte del team medico multidisciplinare (ginecologi, andrologi ed embriologi) permetterà di capire se è necessario eseguire ulteriori test specifici per ampliare la diagnosi della mancata implantazione.

Sentirsi giù di morale dopo un fallimento è una reazione naturale. Tuttavia, anche se i trattamenti di procreazione assistita hanno un alto tasso di successo cumulativo, spesso è necessario fare più di un tentativo per ottenere una gravidanza. Le équipe mediche cercano sempre di raccogliere il maggior numero di informazioni per evitare che il problema si ripeta in un nuovo tentativo. In generale, se l'équipe medica ritiene che non sia necessario effettuare esami complementari e la paziente dispone di embrioni congelati di qualità, si può organizzare immediatamente un nuovo trasferimento di embrioni. La situazione è diversa se si è verificato un aborto dopo una tecnica di riproduzione assistita; in tal caso, si può ricominciare il trattamento dopo circa tre mesi. Ovviamente, se è necessario effettuare qualche esame complementare per determinare la possibile causa dell'aborto, questo periodo potrebbe essere prolungato. In sintesi, un primo risultato negativo non significa necessariamente un fallimento definitivo dell'impianto, e si può avviare una nuova procedura senza la necessità di nuovi esami o di un lungo periodo di riposo, a meno che non ci siano indicazioni mediche specifiche.

Inseminazione Artificiale (IUI): Una Tecnica di Primo Livello

L'inseminazione artificiale, più tecnicamente definita IUI (Inseminazione IntraUterina), è una metodica di Procreazione Medicalmente Assistita classificata come tecnica di I livello. Si distingue dalle tecniche di II e III livello, come la FIVET e l'ICSI, per la sua semplicità di realizzazione e una ridotta invasività. La caratteristica principale della IUI è che la fecondazione si realizza all'interno dell'apparato genitale femminile, quindi in-vivo, a differenza della fecondazione in vitro che avviene in laboratorio.

L'inseminazione artificiale coniugale (IAC) o inseminazione artificiale omologa (HAI) è un tipo di IUI in cui viene utilizzato lo sperma del partner o del marito. È raccomandata per giovani coppie che, dopo un anno o più di rapporti sessuali non protetti, non hanno ancora raggiunto la gravidanza. Affinché il trattamento abbia successo, è generalmente necessario che la donna non abbia più di 36 anni e che i marker che definiscono la sua riserva ovarica siano buoni.

Le indicazioni per la IUI includono:

  • Infertilità inspiegata: Una condizione in cui, nonostante approfondite indagini mediche, non si riescono a identificare cause specifiche dell'infertilità.
  • Lievissime anomalie dello sperma: Quando il quadro clinico mostra una lieve diminuzione della motilità o della concentrazione spermatica.
  • Endometriosi lieve o moderata: La IUI può rappresentare un'opzione valida in questi casi.
  • Anomalie cervicali o muco cervicale ostile: Condizioni che impediscono il passaggio normale degli spermatozoi verso l'utero.

La probabilità di concepimento per singolo ciclo di IUI è stimata tra il 10% e il 20%. Tuttavia, il tasso cumulativo di successo può aumentare fino a circa il 50% dopo quattro tentativi, dimostrando anche qui l'importanza della persistenza.

La procedura dell'inseminazione artificiale prevede generalmente tre fasi:

  1. Stimolazione ovarica controllata: Viene eseguita una leggera stimolazione ormonale per indurre la produzione di più ovuli, incrementando così il numero potenziale di ovociti disponibili per la fecondazione. Durante questo periodo (che generalmente dura da 10 a 14 giorni prima dell'inseminazione), i medici monitorano attentamente lo sviluppo follicolare mediante ecografie transvaginali e dosaggi ormonali.
  2. Capacitazione dello sperma: Gli spermatozoi del partner o di un donatore vengono preparati in laboratorio per concentrare quelli più mobili e funzionali.
  3. Inseminazione artificiale: Gli spermatozoi capacitati vengono introdotti direttamente nell'utero della donna tramite un sottile catetere.
  4. Test di gravidanza: Viene eseguito dopo un periodo appropriato per verificare l'esito del trattamento.

Nonostante sia meno invasiva rispetto alla FIVET/ICSI, la IUI presenta alcuni rischi. Tra i principali vi è la sindrome da iperstimolazione ovarica (OHSS), una reazione esagerata alla somministrazione ormonale. Un altro rischio riguarda le gravidanze multiple, dovute alla stimolazione ovarica che può portare alla maturazione di più ovuli. Non va sottovalutato anche l'aspetto psicologico: l'inseminazione artificiale può essere emotivamente impegnativa, e le coppie possono sperimentare stress e ansia legati sia alla durata del processo sia all'esito incerto delle singole procedure. Infine, sebbene sia piuttosto raro, esiste il rischio di gravidanza ectopica, ovvero quando l'ovulo fecondato si impianta al di fuori dell'utero.

La scelta tra IUI e altre metodiche di fecondazione assistita dipende da diversi fattori e richiede una valutazione medica approfondita prima di procedere con qualsiasi protocollo di stimolazione.

Gravidanza Naturale Dopo PMA: Un Evento Meno Raro del Previsto

Per molto tempo, si è creduto che una volta intrapreso un percorso di Procreazione Medicalmente Assistita, la possibilità di una gravidanza naturale successiva fosse estremamente rara. Tuttavia, la ricerca scientifica sta sfatando questo mito, rivelando una realtà sorprendente.

Hanno scoperto che almeno una donna su cinque ha concepito naturalmente dopo aver avuto un bambino utilizzando trattamenti per la fertilità come la fecondazione in vitro, e questo è avvenuto per lo più entro tre anni dal parto. Sebbene in genere sia ancora considerato "raro" che una donna rimanga incinta naturalmente se ha già subito un trattamento per la fertilità, i ricercatori vogliono sottolineare come non si tratti in realtà di un evento così insolito.

L'autrice principale, la dottoressa Annette Thwaites (UCL EGA Institute for Women’s Health), ha dichiarato: "I nostri risultati suggeriscono che la gravidanza naturale dopo aver avuto un bambino mediante fecondazione in vitro è tutt'altro che rara." Questo dato significativo implica che non tutte le donne che cercano e si sottopongono a un trattamento per la fertilità sono assolutamente o permanentemente sterili. In realtà, alcune donne potrebbero non aver mai sperimentato l'infertilità in senso stretto, ma hanno utilizzato il trattamento per altri motivi, ad esempio per preservare la fertilità o in situazioni specifiche che non implicano una sterilità completa.

Infografica Gravidanza Naturale Dopo PMA

Per tracciare i dati in modo più accurato e analizzare quali fattori rendano più probabile una gravidanza naturale dopo aver avuto un bambino con il trattamento della fertilità, i ricercatori chiedono la disponibilità di set di dati nazionali collegati. Una migliore comprensione di questi fenomeni potrebbe portare a riconsiderare l'approccio alla consulenza per le coppie che hanno già avuto successo con la PMA e che desiderano un'ulteriore gravidanza. Questo aspetto aggiunge un'ulteriore sfumatura alla complessità del percorso riproduttivo e ribadisce l'importanza di un approccio personalizzato e basato sulle più recenti evidenze scientifiche.

Aspetti Legali, Etici e Supporto per le Coppie

Il quadro normativo che regola la Procreazione Medicalmente Assistita in Italia ha subito significative evoluzioni nel corso degli anni. La Legge 40, inizialmente restrittiva, ha visto le sue previsioni modificate per effetto di successivi interventi della Corte Costituzionale. In particolare, è stato eliminato il divieto di fecondazione eterologa, ampliando le possibilità per molte coppie. Sono stati altresì eliminati il limite massimo di produzione di tre embrioni e l'obbligo di impianto contemporaneo degli embrioni, quest'ultimo considerato incompatibile con i principi di tutela della salute della donna. Nonostante questi progressi, l'accesso alla fecondazione eterologa non è ancora consentito, ad esempio, alle coppie omosessuali o alle donne single.

In Italia, i centri attivi che hanno effettuato tecniche di PMA nel 2021, secondo la relazione del Ministro della Salute al Parlamento, sono 340. Di questi, 101 sono pubblici, 20 privati convenzionati e 220 privati (di cui 138 di I livello e 202 di II e III livello). Geograficamente, una gran parte delle strutture (59,9%) si concentra in cinque regioni principali: Lombardia (55 centri, pari al 16,6%), Campania (42 centri, pari al 12,7%), Sicilia, Lazio e Veneto (tutti con 34 centri, pari al 10,2%). Questa distribuzione evidenzia una certa concentrazione e suggerisce l'importanza di informarsi attentamente sulla disponibilità e sulle caratteristiche dei centri nella propria area.

Per le coppie che si avvicinano al percorso della PMA, è fondamentale un adeguato supporto e orientamento. Spesso, il primo passo utile è rivolgersi al medico di famiglia o al proprio ginecologo, che possono fornire indicazioni preziose e indirizzare verso i percorsi più adatti. Può essere utile anche condurre un'indagine autonoma e consultare i dati riguardanti i centri di fecondazione assistita presenti sul territorio, confrontando ad esempio le probabilità di riuscita ipotizzate da un centro specifico con quelle prodotte da algoritmi predittivi come IVF Predict.

Le moderne tecnologie offrono anche opzioni essenziali per preservare la fertilità, come la crioconservazione di ovociti ed embrioni. Tecniche come il "Time Freeze®", che consente di preservare la fertilità nel momento di massima efficienza riproduttiva, possono rappresentare una strategia importante per chi desidera posticipare la gravidanza o per chi deve affrontare terapie che possono compromettere la fertilità. La possibilità di congelamento di ovociti ed embrioni è cruciale per avviare una gravidanza anche in caso di insuccesso delle "tecniche a fresco" ed evitare un doppio iter di stimolazione ovarica, riducendo lo stress fisico ed emotivo per la donna.

Il percorso della riproduzione assistita è complesso e multidisciplinare, richiedendo l'intervento di ginecologi, andrologi, embriologi e specialisti del supporto psicologico. Informarsi è il primo passo per affrontare questo cammino con consapevolezza, comprendendo che ogni caso è unico e richiede un approccio personalizzato.

Un Caso Specifico: Endometriosi e Procreazione Assistita

Un esempio concreto di come vari fattori possano complicare il percorso verso la gravidanza è rappresentato dal caso di una paziente che ha cercato una gravidanza per tre anni. Nonostante lo spermiogramma del marito fosse più che buono (count 25mil/ml, motilità 9mil/ml), e gli esami di routine, inclusi quelli per trombofilie e poliabortività, fossero nella norma, con ovulazione regolare al 13° giorno (ciclo di 27-28 giorni), la paziente ha avuto una serie di insuccessi: diversi tentativi con Clomid falliti, due FIVET fallite nel 2011 (con transfer in terza giornata), una IUI fallita e un'ultima FIVET a settembre 2012 fallita (con transfer di due embrioni di 6 e 9 cellule).

Ad agosto 2012, è stata diagnosticata un'endometriosi di II livello tramite laparoscopia, con tube pervie. La paziente non aveva mai avuto dolori particolari durante i rapporti, un ciclo non troppo doloroso di tre giorni con forti perdite solo il primo giorno, ma accusava dolori durante l'ovulazione e mal di testa nei giorni precedenti l'arrivo del ciclo. Trovandosi in lista d'attesa per un'altra FIVET presso un altro centro, la domanda che sorge spontanea riguarda le possibilità di una gravidanza naturale e l'efficacia di una stimolazione con Clomid.

L'endometriosi è una malattia progressiva. La sua presenza riduce la fertilità di circa il 40% e determina un elevato tasso di abortività entro il quarto mese di gravidanza, indipendentemente dalla localizzazione e dallo stadio della malattia. Nel caso specifico, i precedenti fallimenti con tecniche di PMA, nonostante la pervietà delle tube, possono essere collegati proprio all'endometriosi, che può influenzare la qualità degli ovociti, la recettività endometriale e l'ambiente uterino in generale.

Per affrontare una situazione così complessa, la raccomandazione è quella di rivolgersi a un centro specializzato in endometriosi e procreazione assistita. Questi centri sono in grado di offrire un inquadramento clinico più approfondito, valutare terapie specifiche per l'endometriosi e personalizzare il protocollo di PMA per massimizzare le possibilità di successo, tenendo conto di tutti i fattori in gioco. La stimolazione con Clomid, essendo una metodica più blanda, potrebbe non essere sufficiente in presenza di un'endometriosi di II livello e dopo numerosi tentativi falliti con tecniche più avanzate.

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