# Il Mistero dei Legami Infrangibili: Storie e Significati dei Gemelli Separati alla Nascita

Il destino, a volte, tesse trame incredibili, capaci di superare ogni logica e previsione. La storia di persone nate insieme ma separate nei primi mesi di vita, cresciute a pochi chilometri di distanza senza sapere dell’esistenza l’uno dell’altro, per poi conoscersi quasi per casualità e diventare amici per la pelle, sembra la trama di un film dalle tinte drammatiche e arricchito dal sapore dolce di un lieto fine. In realtà, è successo veramente. Queste vicende, che toccano profondamente il concetto di identità, legame di sangue e influenza dell'ambiente, rivelano non solo la potenza inesplicabile dei rapporti umani, ma anche, in alcuni casi, gli inquietanti risvolti della sperimentazione scientifica.

Illustrazione di due volti gemelli che si uniscono come un puzzle

Ritrovarsi Oltre Ogni Previsione: Le Storie di Mario e Carlo e dei Tre Estranei Identici

Un esempio commovente di come i legami di sangue possano sfidare la separazione è quello di due giovani della provincia barese. Vivono la loro infanzia a pochi chilometri di distanza, in due paesi della provincia barese. Nessuno dei due conosce la sua vera storia: non sanno di essere stati adottati e nemmeno di avere un fratello gemello da qualche parte nel mondo. Iniziano a frequentare la stessa scuola e nel 1976 si conoscono quasi per caso, sul bus che li accompagna verso la città. Ed è proprio sui sedili di quel mezzo che iniziano a conoscersi, a scherzare, a legarsi. Il destino di ritrovarsi come fratelli inizia a delineare il suo progetto quando Mario, un giorno, invita a casa sua, a Terlizzi, il suo amico Carlo per pranzare insieme. Qui il padre adottivo di Mario chiede all’amico se fosse nato anche lui il 9 gennaio 1963 e se venisse da Mariotto, un paese vicino. Entrambe le coppie di genitori adottivi conoscono bene la vera storia dei due gemelli separati alla nascita, ma non hanno mai detto nulla ai propri figli adottivi. I due giovani amici lo scopriranno solo più tardi, quando muore la madre adottiva di Carlo. Dopo la sua morte, infatti, entrambe le famiglie decidono finalmente di dire tutta la verità ai propri figli: sono fratelli gemelli separati in culla. Non sapevano di essere fratelli, per di più gemelli, ma erano già uniti da un legame indissolubile e speciale che si è rafforzato ancor di più nel momento in cui hanno scoperto la loro vera natura.

Un'altra vicenda, ancor più complessa e di risonanza mondiale, è quella di Robert Shafran, Eddy Galland e David Kellman. Non si fosse iscritto a quel college, nell’autunno di 38 anni fa, loro e noi forse non avremmo saputo mai nulla. Del resto i protagonisti di questa storia erano stati posizionati a una «distanza di sicurezza», nel raggio di un centinaio di chilometri, proprio per evitare incontri fortuiti. Il destino, però, aveva altri piani. Nel 1980 Robert Shafran, ragazzone dal sorriso contagioso, i capelli ricci, un QI di 148 (sopra i 140 l’intelligenza viene considerata quasi geniale) e il fisico ben delineato frutto di un’intensa attività fisica si presenta per la prima volta nei corridoi del Sullivan County Community College, Stato di New York. È timido e impacciato. Non conosce nessuno. Ma tutti conoscono lui. I ragazzi gli danno le pacche sulle spalle. Le ragazze lo baciano. Lui è incredulo. Anche perché lo chiamano «Eddy». Compreso Michael Domitz, il suo nuovo compagno di stanza. Michael gli racconta che Robert era identico a Eddy Galland, un ragazzo che aveva frequentato lo stesso istituto fino all’anno prima. L’incontro non bastò, Michael gli disse anche il giorno e il luogo di nascita di Eddy: 12 luglio 1961, Long Island. E aggiunse che era stato adottato. Sono gli stessi dati anagrafici di Robert. Che decide di vedere Eddy. Scopre che è il suo gemello e che i loro casi sono stati gestiti dall’agenzia «Louise Wise Services».

Mappa dello Stato di New York che evidenzia Long Island, Scarsdale e Queens

L’incontro finisce sui giornali locali. La foto dei gemelli ritrovati campeggia sulle prime pagine. Anche nella copia capitata tra le mani di una signora nel Queens, che si accorge come il suo David Kellman, adottato 19 anni prima, sia uguale ai due ragazzi dell’articolo. Ci vuole poco a scoprire che David è il terzo gemello. E ci vuole ancora meno a diventare famosi. I ragazzi - ricorda il sito Slate - compaiono nelle riviste patinate, vengono immortalati da Annie Leibovitz e intervistati da Tom Brokaw, fanno un cameo in un film di Madonna (Cercasi Susan disperatamente). I tre, riuniti, vengono festeggiati da metà Stati Uniti, compaiono sulle copertine delle riviste, sono fotografati da Annie Leibovitz e partecipano, per un cameo, pure in Cercasi Susan disperatamente, il film con Madonna e Rosanna Arquette. Sembrava una storia di pura fortuna e incredibili coincidenze e serendipità.

L'Ombra Nascosta: L'Esperimento Scienziato-Sociologico dietro le Storie dei Gemelli

Ma quella che appare come una reunion spettacolare, apre presto un nuovo capitolo che diventa via via sempre più drammatico, come racconta il documentario "Three Identical Strangers" (Tre identici estranei) del regista Tim Wardle, candidato ai Premi Oscar. La vicenda dei due gemelli ritrovati viene riportata da un servizio televisivo. Ed ecco un nuovo, clamoroso colpo di scena: in un’altra città degli Stati Uniti vive il terzo gemello che si riconosce negli altri due vedendoli in TV. La prima parte del film ha dunque il sapore romantico e un po’ retorico degli affetti ritrovati, dell’invincibilità dei legami di sangue: i ragazzi ormai inseparabili vanno a vivere insieme, aprono un ristorante e diventano famosissimi, TV e giornali se li contendono. Ma l’annunciato happy ending non sarà affatto scontato e la seconda parte rivela un lato oscuro e inquietante.

I tre giovani scoprono - con l’aiuto del giornalista del New Yorker Lawrence Wright - di essere i gemelli superstiti di un parto quadrigemellare e di essere stati separati non per esigenze particolari, ma per quello che si è scoperto essere un esperimento scientifico-sociologico degli psichiatri Peter Neubauer e Viola Bernard, ritenuti responsabili della separazione di dozzine di gemelli con il contributo dell’agenzia di adozione che teneva all’oscuro tutti. Il «progetto» di Neubauer - anche se un altro documentario di quest’anno, "The Twinning Reaction", rivela che il ruolo principale ce l’aveva Bernard - voleva vedere come soggetti con lo stesso patrimonio genetico sarebbero maturati e si sarebbero comportati in ambienti diversi nelle varie fasi della vita. Per questo ciascuno dei gemelli venne affidato a tre famiglie appartenenti a ceti sociali differenti: Robert a una coppia benestante a Scarsdale (35 chilometri da Central Park), Eddy a un nucleo della classe media a Long Island, David a due coniugi della classe operaia nel Queens. I tre fratelli erano stati selezionati per un esperimento psicologico negli anni Sessanta che mirava a studiare come individui con gli stessi geni si sarebbero comportati in ambienti diversi. Robert, Edward e David sono solo tre dei soggetti studiati per il test ma, a parte gli scienziati direttamente coinvolti, nessuno può sapere con certezza quanti altri gemelli ignari di esserlo ci siano oggi nel mondo.

Natura vs Cultura, Cap 3

Alle famiglie veniva detto che i test attitudinali rientravano nella consueta prassi dei protocolli legati alle adozioni. Agli ignari genitori in cerca di un figlio da amare veniva nascosta l’esistenza di uno o più gemelli del bambino/bambina adottati, i quali sarebbero cresciuti, separati, sotto la supervisione di un team di scienziati che monitorava i loro comportamenti nel corso degli anni. In realtà, si trattava di una ricerca per determinare quanto il comportamento di una persona fosse ereditario e quanto fosse modellato dall’ambiente. Utilizzando fratelli identici cresciuti in famiglie diverse come gruppo di controllo.

Lo spettro di oscene sperimentazioni avvenute sui gemelli nel tempo più buio della nostra storia sembrò aleggiare persino sui luminosi anni Sessanta, almeno fino alla Dichiarazione di Helsinki del 1964 che stabiliva nuove regole circa la sperimentazione sugli esseri umani per fini scientifici: «il soggetto di ricerca deve dare il proprio consenso e avere piena facoltà di interrompere la ricerca qualora lo ritenga necessario». Lo psicanalista Peter Neubauer, a capo del progetto, non agiva dunque illegalmente (sebbene gli ambigui risvolti etici avrebbero dovuto fargli sorgere dei dubbi) e dell’esperimento saremmo all’oscuro se non fosse accaduto un fatto straordinario. Nel 1961 i ricchi, liberali e democratici Stati Uniti avallarono un esperimento dai risvolti inquietanti.

Le Conseguenze Tragiche e la Lotta per la Verità

Robert, Eddy e David, insomma, erano delle cavie. La loro vita era tutta un esperimento. Una scoperta che, secondo Robert e David, ha spinto Eddy, che soffriva di depressione, a togliersi la vita nel 1995. Tragicamente, Edward si è tolto la vita all’età di 33 anni nel 1995. Non c’è dubbio che l’evento traumatico della separazione forzata e la successiva rivelazione siano stati profondamente destabilizzanti per l’uomo. Una ragione in più per fare causa all’agenzia di adozione che, però, respinge ogni accusa e sostiene di essere estranea all’esperimento. Il dottor Neubauer è morto nel 2008. Non ha mai chiesto scusa, ma ha rivendicato l’importanza dello studio. Studio i cui risultati non sono stati ancora pubblicati e non lo saranno fino al 2066.

Quando a Robert Shafran fu chiesto come si sentiva a essere parte di un esperimento, e dopo aver nominato tutti gli scienziati coinvolti in esperimenti simili, la sua risposta fu, “Questa è una merda nazista.” L’articolo che ne seguì fu solo l’inizio di un libro che Wright scrisse sui gemelli. Quello che non sapevano era che il primo capitolo era interamente dedicato a Josef Mengele, che aveva condotto esperimenti sui gemelli durante l’Olocausto facendo loro cose immonde. Loro erano il capitolo due. La maggior parte dei documenti sono comunque ancora ‘censurati’, sembrano normali cartelle cliniche. Non hanno dato molti spunti per continuare la ricerca o avanzare ipotesi. Le vittime non sono scienziati e non sono in grado di analizzare queste informazioni.

Il Jewish Board [l’organizzazione responsabile dello studio] ha la facoltà di rendere pubbliche le informazioni e si spera che lo faccia al più presto. A New York ancora oggi ci sono psichiatri che hanno lavorato allo studio e che potrebbero dire di più, ma non hanno voluto parlare con i documentaristi. Quello che è stato visto era uno strano mix di dati e divagazioni pseudo-freudiane e psicologiche, se così si possono definire. Non si sa se oggi potrebbero essere usate a livello scientifico. Hanno raccolto tantissimi dati, ma è tutto un gran caos.

Il documentario "Three Identical Strangers" ha aumentato l’interesse per la loro storia e Robert e David hanno preso in considerazione la possibilità di lavorare come oratori pubblici e di partecipare a opportunità commerciali insieme. La loro richiesta è di poter accedere allo studio, secretato fino al 2066 non si sa per quale ragione. L’uscita del documentario ha comunque smosso le acque. Oltre diecimila pagine sono state messe a disposizione delle vittime anche se, dice David Kellmann, pesantemente corrette. Non è abbastanza da lenire le ferite né da tacitare le rivendicazioni che sembra siano nell’aria. I tre non erano gli unici gemelli dello studio: i risultati, però, non furono mai pubblicati, l’elenco completo di partecipanti non fu mai scoperto, il suo scopo esplicito non fu mai completamente chiarito. A questi uomini è stato negato l'accesso alle informazioni sui loro genitori e sui fratelli biologici, informazioni che avrebbero avuto un impatto determinante sulle loro vite. La loro felicità di essersi ritrovati ha presto lasciato il posto ai problemi. Costruire un legame con degli sconosciuti si è rivelato impossibile, spiega Bobby. “Non eravamo cresciuti insieme. All’inizio c’erano solo gioia e amore, poi abbiamo iniziato a litigare. Non abbiamo mai imparato a discutere e fare pace”.

Diagramma della timeline degli eventi della storia dei tre gemelli

La "Gemellitudine": Un Concetto Misterioso e un Privilegio Unico

Il fantastico mondo dei gemelli ha sempre suscitato un interesse profondo, e credo sia interessante a prescindere. L’aureola morbosa che avvolge il rapporto gemellare ha spesso scatenato l’immaginario di registi e scrittori (uno su tutti David Cronenberg, con il suo inquietante film “Inseparabili”), probabilmente perché, come i gatti neri, i gemelli sono atavicamente legati ad antiche superstizioni originate dai miti greci, dalle culture arcaiche che li hanno spesso rappresentati come nemici, portatori di conflitti (Romolo e Remo, Eteocle e Polinice che si uccidono a vicenda), ma questo riguarda soprattutto gli omozigoti, costantemente sottoposti al confronto, non soltanto interno alla coppia ma anche esterno, negli occhi e dunque nel giudizio altrui. Una relazione senza dubbio più complessa rispetto a quella che riguarda personalmente chi è un gemello e la considera un vero privilegio.

Per buona parte dell'infanzia, per una gemella, non esisteva "io", esisteva "noi": "mio fratello gemello e io." Le domande ricorrenti erano "Dove sono i gemelli?", "Chi va a prendere i gemelli?", "Come stanno i gemelli?". L'identità era intrinsecamente legata all'altro. Nati il 21 di aprile, Natale di Roma, la città fondata da due gemelli, il senso di individualità non mancava, giacché nel doppio consiste l’identità stessa. Fin da quando si era una cellula infinitesimale si è diviso lo spazio con l’altro, dall’utero materno alla carrozzina, dalla camera da letto alla vasca da bagno, si sono spartiti giocattoli, merende, condivisi segreti e combinato pasticci: tutto ciò che riguardava uno, riguardava l’altro.

All’epoca (parlando della metà degli anni Sessanta), una coppia di gemelli dizigoti suscitava stupore e interesse, talvolta morboso. Si ricordano ancora gli sguardi curiosi: un Leonardo biondo come un cherubino e una Francesca scura come una gitana, vestiti però con gli stessi colori (sguardi più scientifici furono rivolti nel famoso Istituto Mendel, che si occupava di gemellologia e genetica, dove ogni tanto la madre li portava). Di certo non passavano inosservati, tanto che anche la TV nazionale (per via di un sadico scherzo di un fratello maggiore che aveva inoltrato la richiesta alla Rai) li convocò a un’audizione per concorrere allo “Zecchino d’Oro”. Un già spiccato esibizionismo venne solleticato dall’opportunità, e nonostante non si possedesse alcun talento canoro si non vedeva l’ora di mettersi in mostra. Il fratello, al contrario, era di una timidezza disarmante: la prospettiva lo riempiva di angoscia. Il giorno del provino adottò il metodo più semplice ed efficace per sabotare la prova: fece scena muta, non emise una sola nota. Malgrado gli inviti ripetuti del maestro di canto (e anche del gemello), fu inamovibile, e la partecipazione allo “Zecchino d’Oro” sfumò sul nascere.

L’avvento della pillola e le cure contro la sterilità hanno reso più frequenti i parti gemellari, oggi considerati meno fenomenali di un tempo, ma quel credersi fenomeni, appunto, era una sensazione bellissima, come bellissima era la consapevolezza di non sentirsi mai soli. L’umanità poteva pure scomparire, ma i gemelli sarebbero rimasti uniti. Tutto ciò che esisteva all’infuori interessava poco, inclusi gli altri fratelli, gli amichetti, persino i genitori. Si era concentrati su se stessi: meno presenze attorno, più ci si sentiva felici. E invincibili. Un legame fusionale molto intenso durante l’infanzia, interrotto bruscamente intorno ai dieci anni. Il preside della scuola francese che entrambi frequentavano non si fece troppi scrupoli a convocarli insieme ai genitori, e puntando il dito verso di loro, disse: «Lei può restare, lui no». Il suo unico parametro di idoneità scolastica consisteva nei buoni voti in pagella, ed effettivamente quelli del fratello non soddisfacevano le sue alte aspettative. E così, d’emblée, fuori uno. Senza tante cerimonie. Sebbene illustri psicologi ritengano necessaria e salutare la separazione scolastica per una coppia di gemelli, e non si dubita che siano nel giusto, per loro due l’episodio fu traumatico. Certo, restavano le attività sportive, i giochi e tutto il resto, ma per buona parte della giornata hanno dovuto imparare a non stare più insieme. Ad avere compagni di scuola diversi, uscire la mattina da casa prendendo strade distinte, vivere esperienze disgiunte. L’implacabile vita adulta, in seguito, congiurò contro la loro unione. Prima o poi doveva accadere.

È forse alla metà maschile, così diversa ma complementare, che si deve l’armonia che ha da sempre contraddistinto i rapporti con gli uomini, verso i quali si nutre un’istintiva complicità. Se esiste un mito a cui riferirsi, il mio è quello di Apollo e Artemide, i gemelli figli di Giove e Latona. Lui il sole, lei la luna. La gemellitudine è un concetto misterioso, fatto di parole d’ordine. È un mondo a parte in cui la parità non può essere utopia ma regola. Non si concepisce lo spazio singolarmente perché si è strutturati alla divisione. Non si ha memoria di sé senza l’altro perché anche lo spazio più intimo e ristretto, l’utero materno, è stato condiviso, e da quel momento il numero uno non ha alcun significato. E non importa se il colore dei capelli è diverso, se le strade si separano, se i gusti cambiano. L’altro è comunque una parte di te.

Natura Contro Cultura: Un Dibattito Ancora Aperto

Dopo questo progetto, ci si chiede se le persone direttamente coinvolte abbiano cambiato idea sul rapporto tra fattori innati e acquisiti. Assolutamente sì. All’inizio si credeva molto nella cultura, quindi nei fattori acquisiti. Ma quando si è scoperta l’influenza che ha il DNA su ognuno di noi, se ne è rimasti sconvolti. L’idea che nella vita si prendono delle decisioni che sono influenzate da chi sono i propri antenati è per molti assurda, e sono cose che non si possono razionalmente combattere ma che si fanno inconsciamente. Un aneddoto divertente: quando i gemelli si sono presentati per il loro primo incontro, portavano tutti le stesse scarpe. E al tempo non si parlavano.

Pensare se la vita sarebbe stata più semplice sapendo fin dall’inizio di avere dei gemelli, di essere sotto osservazione e propensi a sviluppare disturbi psicologici è impossibile. Non si può tornare indietro, non si possono cambiare le cose, ma forse se i gemelli fossero stati insieme gli ostacoli sarebbero stati più semplici da superare. È qui che la cosa diventa totalmente immorale e non ci sono giustificazioni che tengano. Quando si hanno informazioni su una persona che possono avere un impatto radicale sulla sua vita e non le si condividono con lei, si è superato il limite. Quando si è concentrati sulla scienza e sull’esperimento, si rischia di perdere di vista il fatto che si sta infliggendo della sofferenza a qualcuno.

La domanda antica, chi prevale fra natura e cultura, non ha per ora trovato risposta. Neubauer non ha mai pubblicato i risultati dello studio che dopo la sua morte, nel 2008, è prontamente stato secretato nell’archivio di Yale dal Jewish Board of Family and Children’s Services di cui lo scienziato era stato direttore. È però emerso che l’esperimento di ingegneria sociale ha coinvolto altre coppie di gemelli, sembra 15. Nessuno potrà restituire a Bobby, David e Eddie l’affetto perduto né li ripagherà delle sofferenze patite.

Un’altra implicazione di questa vicenda è che, dato che i documenti sono secretati, nessuno può trarre alcun beneficio da quei dati. Dopo gli esperimenti di Mengele ad Auschwitz, si era aperto il dibattito su come e se utilizzare i risultati di quegli studi, se usarli per salvare vite umane oppure dimenticarli perché assolutamente immorali. È difficile guardare il film senza assumere una posizione critica nei confronti dell’esperimento e degli scienziati coinvolti. Molti sono comprensivi, forse più di altri, del contesto in cui fu svolto l’esperimento. Negli anni Cinquanta e Sessanta la psicologia era il caos più totale. Era il momento in cui stava cercando di affermarsi come scienza legittima. Si stavano mettendo in campo molti esperimenti simili, come l’esperimento di Milgram e più tardi l’esperimento nella prigione di Stanford.

Quando Lawrence Wright intervistò i gemelli nel 1995 per il New Yorker, gli chiese come si sentissero a essere parte di un esperimento. Gli nominò tutti gli scienziati coinvolti in esperimenti simili e la risposta fu, “Questa è una merda nazista.” Si sapeva che lo studio fu in parte finanziato dal governo. A un certo punto fu mostrato un documento, una richiesta di finanziamento che diceva “studio longitudinale su gemelli omozigoti separati.” Anche se forse non tutti sapevano il significato di “longitudinale” o “omozigoti”, era comunque chiaro che quei soldi servivano a separare dei gemelli. L'informazione libera e indipendente è un bisogno del nostro pianeta.

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