Il Seno Venoso Marginale della Placenta: Anatomia e Funzione

La vita del feto è caratterizzata da alcune particolarità che la rendono profondamente differente dalla vita successiva dopo la nascita. Il complesso sistema di sostentamento che permette al feto di crescere, nutrirsi e ossigenarsi in un ambiente liquido è orchestrato dalla placenta. Questo organo, temporaneo e deciduo, ha origine sia dal corpo della mamma, per la precisione da modifiche dell’endometrio, sia dall’embrione. La porzione di placenta che trae origine dall’embrione sono i villi coriali, fondamentali per l’assorbimento di ossigeno e nutrienti dal sangue materno e per la cessione dell’anidride carbonica al corpo della madre.

schema anatomico della placenta umana con indicazione dei villi coriali e dello spazio intervilloso

Anatomia della Placenta: Struttura e Localizzazione

La placenta ha la forma di un disco e la struttura interna simile a quella di una spugna. Attorno alle dodici settimane di gravidanza, essa è in grado di sovrintendere pienamente ai suoi compiti di nutrimento e protezione del feto. In prossimità del parto, la placenta può raggiungere un peso di 500 - 600 grammi, con un diametro che varia dai 20 ai 30 centimetri e uno spessore che, decisamente più consistente al centro, si attesta attorno ai 4 centimetri.

Le localizzazioni della placenta variano a seconda di dove avviene l’impianto dell’embrione:

  • Posteriore: la placenta è rivolta verso la schiena della mamma.
  • Fundica: la placenta si trova a livello della parete superiore dell’utero.
  • Anteriore: la placenta “guarda” verso la pancia.
  • Laterale: localizzazione a destra o sinistra.

È fondamentale che la placenta si trovi al di sopra del feto. Quando l’embrione si impianta nella parte inferiore dell’utero, si parla di placenta bassa o, nei casi in cui essa ricopre in maniera parziale o totale l’orifizio uterino, di placenta previa. Quest'ultima rappresenta una condizione clinica che merita immediata attenzione medica, poiché durante il travaglio il rischio è che la placenta si stacchi prematuramente.

Il Seno Venoso Marginale: Ruolo e Significato Clinico

All'interno dell'architettura placentare, una struttura di particolare interesse è il seno venoso marginale. Si tratta di una regione periferica della placenta che gioca un ruolo cruciale nella dinamica dei fluidi. In particolare, quando la placenta ha una posizione bassa ma non propriamente previa, si può verificare la lacerazione del seno venoso marginale nel momento in cui avviene la rottura delle membrane fetali durante il travaglio.

Questa componente anatomica, pur essendo parte integrante del sistema di drenaggio venoso dell'organo, è soggetta a sollecitazioni meccaniche durante le fasi finali della gestazione e l'inizio del parto. La comprensione del seno venoso marginale è essenziale per il monitoraggio ostetrico, poiché un'eventuale emorragia originata da questa zona richiede una valutazione rapida per distinguere il quadro dalle altre complicazioni placentari.

Placenta (animazione 3D)

La Dinamica degli Scambi: Sangue Materno e Fetale

La placenta non è un semplice organo passivo, ma una barriera selettiva. La comunicazione tra il feto e la placenta avviene grazie al cordone ombelicale, costituito da tre vasi sanguigni protetti dalla gelatina di Wharton. È doveroso ricordare che, sebbene le arterie ombelicali portino il sangue verso la placenta, questo è in realtà sangue venoso, poiché scarsamente ossigenato e ricco di anidride carbonica. Una volta raggiunta la placenta, attraverso un complicato sistema di villi e ramificazioni, il sangue giunge molto vicino al sangue materno, senza tuttavia mescolarsi con esso.

Per la diffusione dei gas e dei nutrienti, è fondamentale il sottile strato di cellule che permette la separazione tra i villi coriali e il sangue della mamma. In questo scambio intervengono meccanismi biochimici di natura enzimatica, che regolano la direzione e la velocità degli scambi stessi, impedendo talvolta il passaggio di determinate sostanze. Tuttavia, la placenta è permeabile a molte sostanze, tra cui il glucosio, gli aminoacidi, le proteine, i trigliceridi e alcune vitamine, essenziali per la crescita del piccolo.

Funzioni Endocrine e di Barriera

Oltre agli scambi gassosi e nutritivi, la placenta esplica una vitale funzione endocrina. Già dall’inizio del suo sviluppo, essa secerne l’ormone gonadotropina corionica umana (hCG), la cui frazione beta viene rilevata nei test di gravidanza. L’hCG sostiene i processi di sintesi del progesterone dal corpo luteo, finché, attorno alla settima settimana, la placenta è in grado di gestire in maniera autonoma la sintesi del progesterone necessario all'embrione.

La placenta funge inoltre da barriera protettiva contro diverse sostanze dannose. Purtroppo, questa barriera non è infallibile: nicotina, sostanze cancerogene, droghe e alcol possono attraversarla, causando gravi rischi per lo sviluppo fetale. Allo stesso modo, il passaggio di anticorpi avviene tramite l'endocitosi, un processo in cui le cellule inglobano molecole dallo spazio extracellulare, proteggendo così il cucciolo, sebbene alcuni patogeni, come il protozoo che causa la toxoplasmosi, possano superare questo filtro naturale.

Senescenza Placentare e Secondamento

Con il procedere della gravidanza, la placenta subisce cambiamenti strutturali. Nella gravidanza oltre il termine, si realizza il quadro della cosiddetta senescenza placentare, che indica la perdita dell'optimum di funzionalità raggiunto con la maturazione. Ecograficamente, è possibile stabilire un grado di maturazione (grading da 0 a 3), dove il grado 3 indica la presenza di calcificazioni nei setti interlobari, fenomeno spesso associato a condizioni come l'ipertensione arteriosa o il fumo di sigaretta.

Al momento della nascita, il ciclo vitale della placenta si conclude con il processo del secondamento. Dopo il parto, la placenta viene espulsa, nella grande maggioranza dei casi, in maniera spontanea a circa mezz’ora dalla nascita. Questo distacco avviene grazie a contrazioni uterine meno intense rispetto a quelle del travaglio, che determinano la separazione dei cotiledoni, i vasi ematici che mantengono la placenta ancorata alle pareti uterine, attraverso lo strato fibrinoide di Nitabuch.

rappresentazione grafica dei cotiledoni placentari e della superficie materna dell'organo

Sviluppo Cardiocircolatorio e il Dotto di Botallo

Il sistema di circolazione fetale è unico. Poiché il feto non utilizza i polmoni, il sangue viene deviato per ottimizzare l'ossigenazione. A livello dell'arteria polmonare troviamo il dotto arterioso di Botallo, che consente il passaggio del sangue dall'arteria polmonare direttamente all'aorta, evitando dunque i polmoni. Esiste inoltre il dotto venoso di Aranzio, che collega la vena porta alla vena cava inferiore, e il foro ovale, che permette al sangue di passare direttamente nell'atrio sinistro.

Tutti questi meccanismi garantiscono che il sangue, una volta arricchito di ossigeno e nutrienti attraverso i villi coriali della placenta, venga distribuito correttamente ai tessuti fetali in via di sviluppo, con particolare attenzione alle necessità energetiche dell'encefalo, l'organo che richiede il flusso sanguigno di migliore qualità. La chiusura di tali strutture dopo la nascita, innescata dalla respirazione autonoma e dai cambiamenti di pressione, segna il passaggio definitivo dalla vita intrauterina a quella extrauterina.

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