# Il Seggiolone Rustico in Legno Valdostano: Un Simbolo di Tradizione e Maestria Artigianale Alpina

La Valle d'Aosta, terra di maestose vette e profonde vallate, custodisce un patrimonio culturale e artigianale di inestimabile valore, forgiato nel corso dei secoli dalla necessità e dall'ingegno dei suoi abitanti. Questo contesto alpino, caratterizzato da risorse naturali specifiche e da uno stile di vita tradizionalmente legato alla montagna, ha dato vita a forme d'arte e oggetti di uso quotidiano che riflettono la resilienza, la praticità e l'estetica rustica intrinseche della regione. Tra questi, sebbene non sempre al centro dell'attenzione mediatica come altre creazioni, il seggiolone rustico in legno valdostano si inserisce perfettamente nel quadro di un artigianato che ha saputo trasformare il legno, materiale abbondante e versatile, in manufatti di lunga durata e profondo significato. La sua storia e le sue caratteristiche sono intrinsecamente legate alla vita familiare e all'ambiente domestico che hanno plasmato l'identità valdostana.

Mappa della Valle d'Aosta con simboli artigianali

Il Legno: Fondamento della Cultura e dell'Artigianato Valdostano

Nelle vallate della Valle d'Aosta, dove il legno abbonda da sempre, non poteva che radicarsi profondamente nella cultura locale l'arte di lavorarlo e di trarne ogni tipo di oggetto, dalle abitazioni agli utensili, fino all'arredo domestico. Questa abbondanza di risorse forestali, come il pino, l'abete e il larice, ha consentito agli artigiani di sviluppare tecniche raffinate e di creare manufatti che resistessero alle rigide condizioni climatiche e all'uso intensivo. Il legno non era solo un materiale da costruzione, ma un compagno di vita, modellato per soddisfare le esigenze pratiche e per infondere calore e carattere negli ambienti alpini. La sua lavorazione, spesso tramandata di generazione in generazione, è divenuta espressione tangibile dell'identità valdostana.

L'Architettura Tradizionale in Legno: I Rascard

L'importanza del legno nell'architettura valdostana è esemplificata in modo eccellente dai "rascard", costruzioni tipiche che si possono trovare, ad esempio, nella Val d’Ayas, ma anche nella Valtournenche e nella valle di Gressoney. Queste strutture, realizzate con tronchi di pino, abete e larice, squadrati o solo scortecciati, e incastrati ad intaglio alle estremità, rappresentano un ingegnoso esempio di architettura funzionale. Tali costruzioni erano adibite un tempo esclusivamente alla conservazione dei cereali e furono pensate in modo da evitare la formazione di umidità e l’attacco dei roditori.

Le strategie adottate per risolvere questi problemi variano a seconda dei tipi di rascard. Nel modello più noto e diffuso, il rascard è sostenuto da una serie di “funghi”, pilastrini di legno alti circa 70 cm, spesso sormontati da un disco di “losa” (pietra piatta, normalmente usata per coprire i tetti). Questi elementi architettonici non sono solo funzionali ma conferiscono anche un aspetto distintivo e pittoresco a queste antiche costruzioni. In altri casi, come nei villaggi di Extrepiéraz o a Mascognaz, la difesa del raccolto si attua interponendo lungo il perimetro del “rascard” una serie di lose sporgenti rispetto alle murature della base, al di sotto delle quali si realizza una fascia di intonaco fine alta circa 40 centimetri. Esistono bellissimi esempi di rascard nei seguenti villaggi: Frantse, Cunéaz, St. Jacques, Blanchard, Pilaz, Antagnod, Lignod, Mascognaz, Péio, Pra-Sec, Magnechoulaz, Mandrou nel comune di Ayas; Extrepiéraz, Pasquier e Graines nel comune di Brusson; Isollaz nel comune di Challand-Saint-Victor.

I rascard a funzioni concentrate sono invece costruzioni con almeno tre piani, due dei quali costituiscono la base in muratura. Al piano inferiore si trovano la stalla e la cantina e in quello intermedio l’abitazione vera e propria, composta da due locali ben distinti, la “majòn” e il “péillo”, occupati soprattutto d’estate. Questo perché, durante la brutta stagione, la dispersione di calore verso l'alto era elevata, essendo il terzo livello del rascard sospeso sui “funghi”. Per difendersi dal freddo, la famiglia si trasferiva nel “gabenet”, uno spazio all’interno della stalla dove in pochi metri quadrati erano riunite le principali funzioni abitative. La zona riservata alle persone era situata nella parte più illuminata, a fianco della porta e vicino alle finestre, ed era separata dalla zona destinata agli animali mediante una bassa parete in tavole di legno, utilizzate anche per rivestire i muri e il pavimento. Questa descrizione del "gabenet" offre uno spaccato prezioso sulla vita domestica e sull'arredo essenziale in legno che la caratterizzava.

Illustrazione dettagliata di un rascard con i suoi 'funghi' e 'lose'

L'Arredo del "Gabenet" e il Contesto del Seggiolone Rustico

Nel "gabenet", lo spazio vitale invernale all'interno delle stalle, l'arredo era studiato per la massima funzionalità e resistenza. Una stufa in ghisa per cuocere le vivande, i secchi dell’acqua in un angolo, un tavolo a ribalta per risparmiare superficie, una panca e una cassapanca appoggiate ai letti contro le pareti, le lucerne a petrolio e qualche mensola costituivano l’arredo del “gabenet”. Qui la gente viveva per qualche mese all’anno, preferendo l’inconveniente della coabitazione con il bestiame alle basse temperature. Questo ambiente, pragmatico e votato alla sopravvivenza, è il contesto ideale per immaginare un seggiolone rustico.

Il seggiolone rustico in legno valdostano, pur non essendo menzionato direttamente nella documentazione specifica di un singolo oggetto, si inserisce perfettamente in questo scenario. La sua funzione era quella di permettere ai più piccoli di partecipare al pasto familiare, in un'epoca in cui la vita domestica era fortemente improntata alla condivisione e all'efficienza dello spazio. Realizzato con le stesse essenze robuste impiegate per i rascard o per la vannerie - come il larice, il pino, o il faggio, abbondanti nelle foreste alpine - un seggiolone avrebbe avuto una struttura solida e stabile, capace di sopportare l'uso quotidiano e di durare nel tempo. Le sue caratteristiche sarebbero state dettate dalla funzionalità: un'altezza adeguata per raggiungere il tavolo, una seduta comoda ma spartana, e probabilmente un poggiapiedi. Il design sarebbe stato semplice, senza fronzoli, con giunzioni robuste e una finitura naturale o oliata per proteggere il legno. La sua presenza nel "gabenet" o nella "majòn" avrebbe sottolineato l'importanza dei bambini all'interno della famiglia e la cura nel provvedere anche a loro con arredi adeguati, pur nel rispetto della parsimonia e della tradizione. La robustezza e la praticità erano le cifre distintive di un oggetto che doveva essere parte integrante di una vita contadina e montanara, dove ogni pezzo d'arredo era un investimento di tempo e fatica, destinato a durare.

Seggiolone rustico in legno con dettagli tradizionali

L'Antica Arte dell'Intreccio: La Vannerie Valdostana

Parallelamente alla lavorazione del legno massello per strutture e mobili, l'antica "arte dell'intreccio" del vimini e di altro legno è considerata una delle più rappresentative dell'artigianato locale. Considerata una delle arti più antiche e longeve della storia dell'artigianato, la “vannerie”, l'arte dell'intreccio, ha il potere di rendere preziosi materiali poveri e di trasformarli in oggetti unici realizzati ancora oggi con tecniche completamente manuali. In Valle d'Aosta è considerata una delle attività più rappresentative della tradizione artigianale regionale.

La tradizione valdostana d'intrecciare il vimini ed altro legno si perde nella notte dei tempi per ricavarne oggetti utili e, perché no, anche belli a vedersi. D'altronde questa attività è, probabilmente, una delle più antiche forme di artigianato messe a punto dall'uomo e nelle vallate della Valle d'Aosta, dove il legno abbonda da sempre, non poteva che radicarsi profondamente nella cultura locale. Il segreto del successo di questa tecnica millenaria risiede nella possibilità di trasformare in una risorsa materiali poveri, spesso di scarto, come le ramaglie della potatura, che si rivelavano particolarmente adatti alla realizzazione di oggetti di uso comune come gerle, cestini e vagli, i cesti utilizzati per setacciare il grano, che, in lingua francese, si chiamano “van”. Ed è proprio dal nome di questi contenitori che nasce il termine “vannerie”, con il quale si definisce l'arte dell'intreccio. Il fatto che, ancora oggi, non esistano macchine in grado di intrecciare, da sole, un intero cestino, rende questa forma di artigianato ancora estremamente attuale e l'utilizzo di sole tecniche manuali per la realizzazione dei contenitori fa di ognuno di essi un pezzo assolutamente unico.

Il punto di forza dei manufatti della vannerie valdostana è l'evoluzione degli oggetti prodotti dagli artigiani. Se le tecniche di realizzazione si sono, infatti, mantenute esattamente immutate nel corso del tempo, gli oggetti creati sono rimasti, invece, perfettamente al passo con i tempi: le gerle, ad esempio, sono diventate portaombrelli e contenitori per la legna, i cestini si sono trasformati in graziosi portapane e portariviste, mentre i vagli, arricchiti con variopinte composizioni floreali, decorano ogni ambiente con un tocco rustico ed originale. Anche se non sono i materiali a rendere preziose queste creazioni, la Valle d'Aosta può comunque vantare il pregio di offrire una vasta scelta di essenze differenti. Non è raro, dunque, imbattersi in manufatti realizzati con il salice, con o senza corteccia, con la vitalba, con la lantana e con la sanguinella, mentre nelle valli più alte, dove non è possibile trovare questi materiali, si intreccia legno di nocciolo, castagno o rovere tagliato a listarelle di sezione quadrata o rettangolare. Queste diverse tipologie di legno, ognuna con le proprie peculiarità di flessibilità e resistenza, vengono sapientemente impiegate per creare oggetti che, pur nella loro umiltà, sono veri e propri capolavori di ingegno e manualità, testimonianza vivente di un legame indissolubile tra uomo e ambiente.

La Grolla: Simbolo di Convivialità e Maestria Artigianale

Un altro esempio emblematico della maestria valdostana nella lavorazione del legno è la grolla. La grolla è probabilmente il prodotto artigianale più noto: un calice da vino, con coperchio, ricavato da un pezzo di legno pregiato. Viene realizzata al tornio e successivamente decorata a mano. Il termine grolla deriva da graal, che in lingua d’oil significa recipiente, coppa. Questo oggetto, intriso di storia e tradizione, non è solo un semplice contenitore, ma un simbolo di convivialità e amicizia, utilizzato per condividere il "caffè alla valdostana" o altre bevande calde. La sua produzione richiede una profonda conoscenza del legno, una notevole abilità nella tornitura e una grande precisione nella decorazione, spesso arricchita da motivi intagliati che richiamano la flora e la fauna alpina o simboli legati alla cultura locale. Ogni grolla, con le sue molteplici "bocche" per la condivisione, diventa un pezzo unico, testimone di una tradizione che celebra l'incontro e la solidarietà, valori fondamentali della comunità alpina. La cura dei dettagli e la scelta di legni nobili per la sua realizzazione sottolineano il rispetto e l'amore degli artigiani per la materia prima e per l'oggetto finale, elevando un semplice calice a vera opera d'arte funzionale.

Esempio di grolla valdostana con dettagli intagliati

La Cucina Tradizionale Valdostana: Il Contesto dei Sapori e delle Tradizioni a Tavola

Il seggiolone rustico e gli altri arredi in legno trovano il loro complemento ideale nella ricca tradizione culinaria della Valle d'Aosta. La cucina tradizionale della Valle d'Aosta presenta ricette dall'alto contenuto calorico a base di selvaggina e fontina, formaggio D.O.P. Questi piatti robusti e saporiti, pensati per sostenere le fatiche del lavoro in montagna, erano il fulcro della vita familiare, attorno al quale si raccoglievano grandi e piccini.

La pèilà, ad esempio, è una minestra di farina di segale e di frumento, con pane, fontina e burro, un piatto semplice ma nutriente che riscalda nelle giornate più fredde. La carbonade, antico piatto tipico delle Alpi occidentali, diffuso anche nel sud-est della Francia, è a base di carne bovina salata per 12 giorni e cotta lentamente con aglio e lardo affumicato sotto sale. Si aggiunge quindi una salsa di vino bianco secco, un uovo, farina, cannella, chiodi di garofano, pepe e noce moscata, creando un'esperienza gustativa complessa e profondamente radicata nella storia locale. Non meno apprezzato è il fricandeau, una noce di vitello a pezzetti con cipolla, rosmarino, erbe aromatiche e vino bianco, che rappresenta un altro classico della gastronomia valdostana.

Per concludere il pasto o per un momento di convivialità, si prepara la crema di Cogne (fr. Café à la cogneintse, chiamato anche café à la valdôtaine o caffè alla valdostana), preparato per infusione diretta con acquavite, zucchero, scorza di limone, poi avvicinato a una fiamma, l'alcool brucia e caramella lo zucchero sul bordo della coppa. Questo rituale del caffè, spesso condiviso in grolla, simboleggia l'ospitalità e la coesione sociale della Valle d'Aosta. In questo contesto di abbondanza e condivisione a tavola, un seggiolone in legno non era solo un mobile, ma un invito per il membro più giovane della famiglia a prendere parte attivamente a queste tradizioni centenarie, seduto allo stesso livello degli adulti.

Mestoli e utensili in legno tradizionali accanto a piatti tipici valdostani

La Valorizzazione dell'Artigianato Valdostano: MAV, IVAT e Le Fiere

Il luogo migliore per scoprire qualcosa di più sulla vannerie e sulle altre forme di artigianato valdostano, compresi oggetti di arredo come il seggiolone rustico e manufatti meno noti ma altrettanto significativi, è l'interessante Museo dell'Artigianato Valdostano, il MAV, che sorge proprio a ridosso dello storico castello di Fénis. È stato allestito all'interno di una suggestiva villa montana e svela ogni segreto delle forme artistiche più tradizionali della regione proponendo un interessante excursus storico dalle loro origini ai giorni nostri. Il MAV offre una prospettiva completa sull'evoluzione delle tecniche e degli stili, dimostrando come la produzione artigianale, pur rifacendosi ai modelli tradizionali, proponga rivisitazioni in stile più moderno, ma sempre legate a stilemi locali.

Per ammirare ed acquistare queste magnifiche creazioni in una cornice intrisa di tutto il folklore della cultura alpina, l'appuntamento è, invece, ad una delle numerose fiere che, annualmente, animano diverse località della regione. Da non perdere la Fiera di Sant'Orso, la più emblematica e rinomata, che si svolge durante il mese di gennaio, quella di Sant'Orso di Donnas, nello stesso periodo, e, in estate, la Fiera dell'Artigianato Valdostano di Tradizione, ad Antey-Saint-André, e la Foire d'été che anima il centro storico di Aosta, entrambe organizzate durante il mese di agosto. Questi eventi non sono solo mercati, ma veri e propri palcoscenici dove gli artigiani espongono il frutto del loro lavoro, tramandando oralmente storie e tecniche, mantenendo viva una tradizione che altrimenti rischierebbe di andare perduta.

Fiera di Sant'Orso con artigiani e manufatti in legno

Per godere, in ogni periodo dell'anno, di un'ampia scelta di prodotti dell'artigianato locale, meritano certamente una visita i negozi della catena l'Artisanà, i punti vendita dell'Institut Valdotain de l'Artisanat de Tradition (IVAT), sparsi in diverse zone della regione. Il marchio, che oltre ai negozi comprende anche l'esposizione del MAV (L'Artisanà Museo) e le altre iniziative di valorizzazione dell'artigianato locale, prende il nome dal negozio del centro di Aosta a cui, storicamente, gli artigiani affidavano la vendita dei loro prodotti una volta conclusa la Fiera di Sant'Orso e durante il resto dell'anno. La rete di vendita dell'istituto conta, oggi, quattro boutiques (una ad Aosta al piano terra del Municipio con ingresso su piazza Chanoux, una a Cogne, nel cuore del centro storico lungo la via pedonale Dottor Grappein, una a Champoluc-Ayas-Antagnod a Rue de l'Eglise in Località Antagnod, ed una, la più grande, a Courmayeur in Rue de l'Eglise, sotto la piazza Abbé Henry che ospita al suo interno la Galleria dell'ARTIgianato dedicata ai pezzi unici), e quattro coins, corner che dedicati ai prodotti IVAT allestiti presso i negozi di alcuni luoghi d'interesse come gli shop del Pavillon e di Punta Helbronner, il bookshop del Forte di Bard, il negozio-laboratorio i Sapori del Forte, nel borgo di Bard, dove si può assistere anche al processo di creazione degli oggetti artigianali, ed il punto vendita della cooperativa artigianale D'Socka di Gressoney-Saint Jean. Si tratta del marchio di comunicazione di IVAT - Institut Valdôtain de l’Artisanat de Tradition, un ente istituito dalla Regione Valle d’Aosta che da oltre 60 anni si occupa della tutela e valorizzazione dell’artigianato valdostano di tradizione. Attraverso queste iniziative, la Valle d'Aosta continua a celebrare e preservare la sua ricca eredità artigianale, assicurando che l'ingegno e la manualità dei suoi artigiani, che si esprimono nella creazione di oggetti come il seggiolone rustico, la vannerie o la grolla, rimangano una parte viva e vitale del suo futuro.

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