Quando si decide di avviare un accoppiamento tra cani di razza, si entra in un mondo fatto di passione, etica e precise consuetudini. Una delle situazioni più delicate e spesso fonte di interrogativi sorge nel caso in cui da una cucciolata nasca un solo esemplare. A chi spetta, in questa circostanza particolare, il cucciolo? La risposta non è sempre immediata e dipende profondamente dagli accordi presi preventivamente tra i proprietari dello stallone e della fattrice, in un contesto che, pur non essendo regolamentato da leggi statali specifiche, si basa su un consolidato codice etico e sulle normative di organismi come l'ENCI e la FCI. Il presente contenuto ha scopo puramente informativo e non costituisce parere legale, pertanto si raccomanda di verificare sempre gli adempimenti presso le fonti ufficiali.
Le Basi dell'Accoppiamento Responsabile: Consuetudini e Regolamenti
Non ci sono dei regolamenti o leggi ufficiali da seguire in senso stretto, bensì si tratta di seguire regole e consuetudini che fanno parte di un Codice Etico degli allevatori che tutti gli appassionati, gli allevatori o gli esperti cinofili solitamente seguono. Come anticipavamo, non esiste un regolamento scritto, bensì regole e consuetudini da seguire che guidano le pratiche di allevamento responsabile.
L'Importanza Cruciale del Contratto Scritto
Prima di tutto, quando si decide di far accoppiare due cani, i proprietari che intendono far riprodurre i rispettivi animali dovranno stipulare un contratto scritto, non verbale. Questo perché il contratto verbale non ha alcun valore nel caso di eventuale contenzioso legale. Non si tratta solamente di scrivere "Io proprietario del maschio XY lo faccio accoppiare con la femmina XX", ma si tratta di scrivere nei minimi dettagli cosa potrebbe accadere ipotizzando ogni possibile situazione. Tutti gli accordi scritti e i contratti vanno stipulati prima di eseguire la monta e non dopo, un aspetto fondamentale per prevenire malintesi e recriminazioni future. È anche buona norma controllare che sia il maschio che la femmina siano in buona salute prima di procedere all'accoppiamento. Ovviamente tutte le regole e consuetudini viste qui valgono nel caso in cui l'accordo scritto non preveda comportamenti diversi.

Requisiti Essenziali per i Riproduttori e Controlli Preliminari
Affinché l'accoppiamento sia etico e responsabile, i cani devono rispettare gli standard di razza: devono avere il Pedigree ed essere iscritti all'Enci, non devono presentare difetti genetici o problemi comportamentali trasmissibili ai cuccioli e devono essere in salute.
Controlli Sanitari Preventivi Indispensabili
Soprattutto nel caso della femmina, bisogna controllare che sia in regola con le vaccinazioni prima dell'accoppiamento (e non ricordarsi a metà gravidanza che "Ops, non l'avevo fatta vaccinare, non possiamo farlo adesso?"). Una volta controllato che i riproduttori sono sani, è imperativo assicurarsi che siano esenti anche da malattie genetiche trasmissibili come la displasia dell'anca, del gomito, l'atrofia della retina, il monorchidismo/criptorchidismo, ed esenti da malattie infettive come la Leishmaniosi. Per la femmina, in particolare, è necessario che un mese prima sia sverminata efficacemente (esame feci dal Veterinario per verificare), con il richiamo dei vaccini e in peso forma. La Displasia dell’Anca è una malattia poligenica e multifattoriale. La sua lettura ufficiale (viene anche riportata sul Pedigree del cane) viene effettuata in Italia da 2 Associazioni Veterinarie, FSA ed AIVPA. Per poterla effettuare bisogna recarsi da un Veterinario abilitato. La si deve fare sul cane di almeno 12 mesi di età, una sola volta nella vita e in anestesia totale. I suoi costi sono fissati dall’Associazione. Vale lo stesso discorso fatto per quella dell’Anca per quanto riguarda la displasia del gomito. La sua lettura ufficiale (è riportata sul Pedigree del cane). Per poterla effettuare bisogna recarsi da un Veterinario abilitato che oramai si possono trovare su tutto il territorio nazionale. La si deve fare sul cane di almeno 12 mesi di età, una sola volta nella vita e in anestesia totale. Altra verifica fondamentale da effettuare prima di fare accoppiare il proprio cane e’ il controllo dei denti da Parte del Nostro Veterinario. Il test audiometrico (B.A.E.R.) è fondamentale per l’accoppiamento tra due esemplari per verificare che siano udenti bilaterali. Sarebbe ottimale effettuare il BAER TEST sui cuccioli dai 60 giorni in poi, eseguito su entrambe le orecchie, stimolando l’orecchio con dei suoni e misurando gli stimoli che arrivano al cervello.
Età Ideale per l'Accoppiamento
Importante è valutare anche l'età dei riproduttori: le femmine, solitamente, vengono fatte riprodurre dal terzo calore in poi e non oltre i 5-6 anni di età. L'età preferita per una sola cucciolata (nella vita) sarebbe dai 3 ai 6 anni, non oltre sarebbe auspicabile. Anche il maschio è preferibile che sia giovane, ma non troppo. La fertilità persiste fino a 10-12 anni, ma idealmente si limita a 8-10 anni per la salute; oltre, si possono riscontrare rischi di bassa vitalità spermatica.
Verifiche Burocratiche Approfondite
Oltre agli aspetti sanitari, bisogna essere sicuri che a livello burocratico sia tutto a posto: entrambi i cani hanno un Pedigree valido? Microchip, eventuali passaggi di proprietà sono stati tutti regolarizzati? Si hanno a disposizione tutti i moduli e le autorizzazioni per iscrivere la cucciolata all'Enci? I cuccioli nati da cani di razza pura, in possesso di regolare pedigree, sono considerati anch’essi di razza pura. Ricordiamo infine che i cuccioli devono essere registrati secondo le norme di ciascun paese. La responsabilità per l'osservanza dei requisiti sanitari e burocratici ricade esclusivamente sui proprietari.

Ruoli e Responsabilità dei Proprietari: La Fattrice
È innegabile che il proprietario della femmina sia la figura che ha maggiori obblighi e doveri in questo processo.
Spostamento e Oneri Economici
Il proprietario della fattrice deve spostarsi e andare dal proprietario del maschio: solitamente è la femmina che va dal maschio e non viceversa. E questo perché essendo in calore, anche spostandosi in un ambiente poco famigliare, non avrà problemi ad accettare l'accoppiamento. Le spese di mantenimento della fattrice quando si trova presso il proprietario dello stallone (ed eventuali danni provocati) sono tutte a carico del proprietario della femmina (incluse le spese di trasferimento verso lo stallone). In base alle leggi nazionali, di eventuali danni provocati dall'animale è responsabile la persona che, nel momento in cui questi danni si verificano, ha la detenzione o il possesso dell'animale.
Gravidanza, Nascita e Gestione della Cucciolata
La gravidanza dura 58-68 giorni; è fondamentale monitorare con ecografie per rilevare anomalie. Le cucciolate variano in numero a seconda della razza: ad esempio, per i setter si attendono 8-10 cuccioli, per i bracchi 6-8, e per i pointer 7-9. L'iscrizione della cucciolata spetta al proprietario della femmina, che dovrà iscrivere a sue spese la cucciolata all'Enci, rispettando i tempi previsti. Il proprietario della fattrice deve provvedere anche a far applicare dal veterinario entro i 60 giorni dalla nascita il microchip ai cuccioli.
Casi Particolari: La Morte della Fattrice
Se la fattrice dovesse morire durante la permanenza presso il proprietario dello stallone, tocca a questi far certificare il decesso dal veterinario e a stabilire le cause. Inoltre deve informare il prima possibile il proprietario della femmina della morte e delle cause. Dal canto suo il proprietario della femmina ha il diritto di vedere il cane morto. Nel caso la morte fosse imputabile al proprietario dello stallone, quest'ultimo deve risarcire i danni al proprietario della fattrice.
Ruoli e Responsabilità dei Proprietari: Lo Stallone
Il proprietario dello stallone ha anch'esso precise responsabilità e doveri.
Obbligo di Monta e Prevenzione di Errori
Il proprietario dello stallone è obbligato a far coprire la femmina dallo stallone prescelto, escludendo qualsiasi altro stallone. Una volta scelto lo stallone, solo questi deve montare la cagna. Nel caso in cui la monta non avvenga, il proprietario dello stallone non può far montare la cagna da un altro cane, senza il consenso del proprietario della stessa. Se si verifica una monta accidentale con uno stallone non prescelto, il proprietario del maschio deve rimborsare al proprietario della femmina tutte le spese provocate dalla monta sbagliata. Dopo una monta accidentale con stallone diverso, è vietato effettuare una nuova monta con lo stallone prescelto.
Compenso per la Monta e Gestione dell'Assenza di Gravidanza
Il proprietario dello stallone non ha diritto ad altri compensi se non a quello della monta: questo vuol dire che non ha diritto a farsi consegnare un cucciolo. A meno che le parti non si siano accordate in precedenza in modo diverso. Il Regolamento FCI chiarisce: lo stallone non ha diritto automatico a cuccioli; spetta solo il compenso della monta, salvo accordi scritti. Se la monta viene eseguita correttamente, ma la fattrice non rimane gravida, gli obblighi dello stallone sono adempiuti e quindi ha diritto al pagamento. Spetterà poi al proprietario del maschio decidere se, in caso di assenza di gravidanza, permettere una nuova monta gratuita al calore successivo o rimborsare parte del compenso ricevuto per la monta; questi accordi vanno messi per iscritto nel contratto prima della monta. Tuttavia il diritto per una monta gratuita cessa nel caso di morte dello stallone, di passaggio di proprietà dello stallone o di morte della fattrice. Nel caso in cui dopo la monta, la fattrice non resti gravida, devono essere concordate prima, nel contratto, le condizioni (per esempio il proprietario dello stallone potrà consentire una seconda monta gratuita, oppure restituire una parte del compenso).
Certificato di Accoppiamento e Inseminazione Artificiale
Spetta al proprietario del maschio redigere il certificato di accoppiamento, ma solo dopo aver ricevuto l'eventuale somma stabilita in precedenza. L’inseminazione artificiale può essere consentita solo in alcuni casi, per preservare determinate caratteristiche della razza, e solo tra soggetti nati naturalmente. L'inseminazione artificiale non deve essere praticata in soggetti che non si siano riprodotti naturalmente in precedenza, salvo sporadiche eccezioni concesse dalle organizzazioni cinofile nazionali per preservare il patrimonio genetico della razza, la salute della fattrice o per migliorare la salute della razza. L'inseminazione artificiale deve essere fatta dal veterinario che raccoglie lo sperma, il quale dovrà certificare tramite attestato al Libro delle origini del paese che lo sperma fresco o congelato proviene dallo stallone prescelto. Questi attestati devono essere dati gratuitamente al proprietario della fattrice dal proprietario del maschio. Tutte le spese sostenute per il raccoglimento dello sperma e per l'inseminazione artificiale sono a carico del proprietario della fattrice. Il veterinario che ha proceduto nell'inseminazione, deve confermare al Libro delle origini che la fattrice è stata fecondata con lo sperma dello stallone prescelto, indicando anche luogo, data e dati della fattrice e del proprietario.
Cane e gatta si accoppiano
La Questione Cruciale: L'Assegnazione del Cucciolo Unico
Veniamo ora a una parte molto complessa e al cuore della nostra discussione: al proprietario del maschio spetta il pagamento della monta o la scelta del cucciolo? Tutto dipende da cosa è stato scritto nel contratto stipulato prima di effettuare la monta. Se si segue, infatti, il Regolamento Internazionale dell'Enci, viene previsto che il proprietario dello stallone si faccia pagare la monta, punto e basta. Ed è in questo caso che rientrano gli usi e consuetudini in voga fra allevatori e privati, non regolati da nessuna norma e variabili di volta in volta (e non sempre accettati dall'Enci).
Il Conflitto tra Compenso e Prima Scelta
Al proprietario del maschio spetterebbe solitamente il compenso per la monta. Tuttavia, previo accordo scritto con il proprietario della fattrice, spesso capita che opti per la scelta del primo cucciolo. Molti sostengono che allo stallone spetti UN SOLO cucciolo (prima scelta, maschio o femmina), indipendentemente dal numero nati (da 3 a 12), per equilibrare rischi e spese. La fattrice retains i restanti, coprendo tutte le cure. L'usanza più comune un tempo, da dove si potrebbe iniziare a discutere, è che ai proprietari del maschio spetta 1 cucciolo ogni 3. Intesa come 1 cucciolo sino a 5 (partoriti/vivi); 2 sino a 7 (partoriti/vivi), 3 sino a 9 (partoriti/vivi), oltre 9 (partoriti/vivi) spettano sempre 3 cuccioli. In questo caso le scelte dei cuccioli saranno così ripartite: ai proprietari dello stallone: 1a.-4a.-7a. scelta; ai proprietari della fattrice: 2a.-3a.-5a.-6a. Da questo punto di partenza si possono capire le difficoltà a cui si potrebbe andare incontro.
Il Caso Specifico del Cucciolo Unico
La situazione si complica enormemente quando la cucciolata genera un solo esemplare. Bisogna poi considerare che non è detto che la fattrice rimanga incinta o che nascano tutti questi cuccioli. A volte capita che la gravidanza non vada a buon fine, a volte nasce solamente 1 cucciolo e tutti gli schemi fatti prima saltano. In questa evenienza, la clausola fondamentale da cercare nel contratto scritto è quella che disciplina l'assegnazione in caso di cucciolo unico. Se l'accordo prevedeva esplicitamente la scelta di un cucciolo per lo stallone (a titolo di compenso o prima scelta), allora il cucciolo unico spetterà al proprietario dello stallone. Se invece l'accordo prevedeva un compenso economico, e non una scelta di cucciolo, il compenso sarà dovuto indipendentemente dal numero di nati. Ribadiamo che è fondamentale che tali accordi vengano presi in forma scritta: non ci sono leggi che esplicitino tali usanze.
Tempistiche della Scelta
Per quanto riguarda le tempistiche di scelta, non è che il proprietario dello stallone può farsi vivo quando vuole. Nel caso non abbia optato per il pagamento della monta, ma preferisse la prima scelta del cucciolo, molti sostengono che dovrebbe farlo entro il 49esimo giorno dalla nascita. Ipotizzando il caso in cui il proprietario del maschio non abbia ancora effettuato la scelta entro il 56esimo giorno, il proprietario della femmina avrebbe diritto a far effettuare tale scelta a un veterinario o a un esperto cinofilo, il tutto a spese del proprietario dello stallone. Tutto questo per dire che conviene seguire le norme stabilite dal Regolamento Internazionale dell'Enci se si vuole essere sicuri che l'Enci non metta in discussione la monta e la cucciolata.

Approfondimenti Genetici: La Selezione nell'Allevamento Canino
L'osservanza di un codice etico è utile per non compromettere la selezione secolare che una razza porta nel suo bagaglio genetico. Prima di ogni altra cosa, infatti, qualsiasi cane (maschio o femmina) deve arrivare al momento della monta in piena salute e con tutte le vaccinazioni effettuate, in età matura, tale da non compromettere il suo sviluppo psicofisico futuro. Per la femmina, il discorso cambia, visto che sarà poi Lei a portare avanti la gravidanza e tutto lo stress che ne comporta.
L'Obiettivo della Selezione e i Principi Genetici
È noto che gli allevatori cercano di migliorare le caratteristiche dei propri cani utilizzando come riproduttori i soggetti “migliori” di ogni generazione con accoppiamenti di individui tra loro parenti in modo da ottenere, attraverso un certo numero di generazioni, un “pool” genetico con le caratteristiche desiderate. Questo metodo di accoppiamento, detto anche inincrocio o inbreeding, provoca, a livello genetico, un aumento dell’omozigosi. Con una scelta opportuna degli accoppiamenti, infatti noi possiamo aumentare o diminuire il grado di omozigosi di una popolazione, o viceversa lasciarlo inalterato, come si verifica con gli accoppiamenti casuali. Si parla di accoppiamento casuale quando la probabilità di accoppiamento tra individui è indipendente dalla loro costituzione genetica e dipende dalla frequenza dei genotipi stessi. Secondo la legge di Hardy-Weinberg in una popolazione con accoppiamenti casuali, le frequenze alleliche e quelle genotipiche non cambiano. Le frequenze vengono invece cambiate da quattro cause principali: mutazioni, cambiamenti spontanei del genoma, ereditabili, che originano nuove capacità genetiche nelle popolazioni, le quali in genere hanno una frequenza molto bassa; migrazioni, movimento di individui all’interno di una popolazione più grande; selezione naturale, capacità degli individui a sopravvivere e riprodursi nei loro ambienti; deriva genetica, cambiamenti casuali delle frequenze alleliche che avvengono in tutte le popolazioni, ma in particolare in quelle piccole. Fra queste cause, quella che assume maggiore importanza e significato nelle variazioni genetiche è la selezione naturale che può essere definita come la riproduzione differenziale di varianti genetiche alternative. La selezione naturale sta alla base dei processi di adattamento in quanto alcuni individui, portatori di determinate varianti, hanno una maggiore capacità di sopravvivenza e di riprodursi rispetto ai portatori di altre varianti. La selezione naturale, pertanto agisce sulla sopravvivenza (resistenza alle malattie, risposte immunitarie, ecc.) e la fertilità (accoppiamento, riproduzione, ecc.).
Selezione Artificiale e i suoi Rischi
Oltre a queste cause, le frequenze geniche possono cambiare in seguito a selezione artificiale operata dall’uomo in cui gli accoppiamenti avvengono tra individui scelti in quanto ritenuti migliori per determinate caratteristiche e funzioni. Sia la selezione artificiale che quella naturale provocano un aumento della frequenza degli alleli che migliorano i caratteri selezionati. Infatti all’azione operata dall’uomo si aggiunge anche quella della selezione naturale, che continua ad agire in grado maggiore o minore a seconda delle condizioni ambientali. Tuttavia la pressione selettiva esercitata dall’uomo e quella naturale non sempre agiscono nella stessa direzione, in quanto spesso l’uomo è alla ricerca di caratteri particolari (anomali) allontanandosi da quelle che sono le caratteristiche medie della specie (normali). A tale proposito ricordiamo come molte razze di cani hanno seri problemi di fertilità, in particolare quelle che maggiormente si discostano dal tipo medio della specie. Il numero di cuccioli per cucciolata varia considerevolmente nell’ambito delle differenti razze; in alcune è vicino a due cuccioli mentre in altre supera gli otto (Njngset e coli. 1970). Wildt (1982) ha condotto un interessante studio sui parametri riproduttivi dei Fox terrier accoppiati a diversi livelli di consanguineità, rilevando un miglioramento della fertilità femminile per gli accoppiamenti in outbreeding. Differenze ancora maggiori sono state riscontrate nei maschi relativamente al numero totale degli spermatozoi e alla loro concentrazione. Ciò dovrebbe fare riflettere gli allevatori ed in particolare i comitati tecnici delle associazioni degli allevatori.
Consanguineità (Inbreeding): Pro e Contro
La specie canina presenta un’ampia variabilità genetica, pertanto alla base della formazione di ciascuna razza ci deve essere stato un livello di consanguineità piuttosto elevato al fine di fissare i caratteri prescelti. Una popolazione può rispondere alla selezione fino a quando la sua media è diversa di molte deviazioni standard dalla media della popolazione originale, ma alla fine la popolazione raggiunge un limite di selezione, oltre il quale non si ha miglioramento. Nel caso estremo, non si ha più progresso genetico perché tutti gli alleli di quel carattere sono fissati o andati persi e pertanto l’ereditarietà di quel carattere è zero. Bisogna tener presente che nell’ambito delle singole razze la presenza di una certa variabilità è senz’altro una ricchezza, anche se i cinofili e gli appassionati dei rings troppo spesso vorrebbero esasperare l’uniformità di tipo. Se non esiste variabilità, non esiste possibilità di evoluzione per la razza e di adattamento a nuove situazioni e così pure l’opera di selezione verrebbe a cadere. Nonostante ciò ci deve essere una certa uniformità ed è compito delle associazioni di razza fissarne i limiti. La consanguineità aumenta la frequenza degli omozigoti e diminuisce quella degli eterozigoti, pertanto molte malattie e forme patologiche dovute a caratteri recessivi vengono a manifestarsi con il suo aumento. La consanguineità può essere utilizzata bene o male a seconda delle competenze e capacità dell’allevatore. È necessario partire da riproduttori veramente selezionati e controllati su un numero sufficiente di discendenti al fine di conoscere meglio il loro genotipo. La consanguineità permette di rilevare, in un numero ridotto di generazioni, le qualità e i difetti dei riproduttori utilizzati. Bisogna però non farsi prendere la mano e, per anticipare i tempi, impiegare accoppiamenti troppo stretti, perché così facendo facilmente si otterranno risultati negativi. L’allevatore deve sforzarsi di essere obiettivo, non lasciandosi trascinare dai sentimentalismi e analizzare i propri prodotti con la massima scrupolosità. D’altra parte l’impiego di nuovi riproduttori comporta l’introduzione di nuovi geni che potrebbero anche essere legati a caratteri indesiderati vanificando anni di lavoro e di selezione. Abbiamo visto come l’accoppiamento tra parenti aumenti la percentuale di coppie di geni allo stato omozigote. La maggior parte di geni portatori di caratteri letali o che inducono gravi difetti si esprimono solo se presenti allo stato omozigote nel medesimo locus, in quanto normalmente sono nascosti da geni dominanti. Ecco pertanto spiegata la comparsa di anomalie e di caratteri indesiderati. Le cause di ciò sono probabilmente parecchie e oltre alla segregazione di geni recessivi che hanno spesso effetti sfavorevoli in condizioni omozigoti, si suppone anche che una ridotta frequenza di coppie di geni allo stato eterozigote ed una variazione dell’equilibrio tra loci con coppie di geni eterozigoti ed omozigoti siano alla base dell’effetto degenerativo. In linea generale si può affermare che la consanguineità da, in termini di fitness, risultati inferiori agli accoppiamenti casuali o agli incroci. D’altro canto è bene rendersi conto che la consanguineità è l’unico mezzo per conoscere l’eventuale presenza di caratteri indesiderati in soggetti selezionati, per “purificare” le linee genetiche. Nonostante la consanguineità porti questi effetti negativi è possibile allevare e mantenere dei ceppi consanguinei per diverse generazioni, anche se ciò comporta la perdita di molti individui e di molte linee. Vi sono diversi ceppi di animali da laboratorio (topi, ratti, cavie, ecc.) che hanno raggiunto livelli di omozigosi molto elevati e che mantengono un notevole vigore.

Il Coefficiente di Consanguineità di Wright
Uno dei metodi più comuni per misurare il coefficiente di consanguineità fu messo a punto da Wright nel 1921 e ci permette di misurare la probabilità che due geni di un medesimo locus siano identici, in quanto provenienti da un medesimo antenato. Questo coefficiente, che viene indicato con F, ci permette anche di misurare l’aumento del grado di omozigosi in seguito all’impiego della consanguineità. Il valore di F dipende dal grado di parentela tra i genitori dell’individuo considerato, cioè dalla presenza più o meno lontana di un antenato comune nell’albero genealogico. Il calcolo si basa sulla formula: Fx = Σ [(1/2)^(n + n1 + 1) * (1 + Fa) / (1 + Fx_parents)] , dove n è il numero di generazioni tra il padre di X ed un ascendente comune sia al padre che alla madre, e n1 è il numero di generazioni tra la madre di X e lo stesso ascendente comune. Per facilità di calcolo è bene rappresentare l’albero genealogico con un diagramma a vie, contando le generazioni dai genitori di X all’ascendente comune. Il fattore 1/2 indica che il contributo dei geni si dimezza ad ogni generazione. È pertanto evidente che gli antenati vicini influiscono più di quelli lontani nel determinare il grado di consanguineità. Infatti i contributi degli ascendenti comuni a distanza di 1,2,3,4 generazioni rispetto ai genitori sono in ordine di (1/5)3 = 12,5%; (1/5)5 = 0,0313%; (1/5)7 = 0,0078; (1/5)9 - 0,0019. Quindi se il soggetto X presenta un ascendente comune 5 generazioni prima (4 dai genitori), il contributo dell’ascendente comune sarà: (1/5)4+4+1 = (1/5)9 = 0,0019. In considerazione dei contributi modesti che possono dare gli ascendenti lontani, è d’uso non andare oltre la sesta generazione. È evidente che F misura il coefficiente di omozigosi in confronto a quella preesistente nella popolazione originaria. Quando si indica il coefficiente di consanguineità è buona norma specificare sempre in quante generazioni è stato calcolato e il periodo a cui si riferisce. Con il largo impiego dei calcolatori elettronici è possibile risalire con maggior celerità al calcolo del coefficiente di consanguineità con il sistema degli algoritmi. I dati disponibili in letteratura relativi ai valori del coefficiente di consanguineità nelle popolazioni di cani iscritti ai libri genealogici non sono molti. Da uno studio condotto da Robustellini nel nostro istituto nel 1981-82, sul Bracco Italiano, abbiamo rilevato che la maggior parte delle cucciolate hanno un coefficiente di consanguineità compreso tra 0,04 e 0,08, sebbene vi sia anche qualche cucciolata con consanguineità più elevata compresa tra 0,24 e 0,28. Più recentemente Gandini e collaboratori (1991) hanno rilevato la consanguineità media nei pastori bergamaschi iscritti ai libri genealogici, con tre o più generazioni complete di ascendenti riscontrando valori di 0,0292 (DS 0,0601), e, nei pastori maremmano-abruzzesi di 0,0050 (DS 0,0300).
Linee Guida per una Corretta Gestione della Consanguineità
Condizione importante per ottenere una larga base di individui vigorosi è di non raggiungere livelli troppo elevati di consanguineità seguendo alcuni concetti generali: evitare accoppiamenti troppo stretti come fratello-sorella, genitori-figli ed anche tra mezzi fratelli o nipoti-nonni; non effettuare accoppiamenti in consanguineità in allevamenti con numerosità troppo ridotta; impiegare il maggior numero possibile di stalloni, utilizzando anche soggetti giovani; ciò ridurrà considerevolmente il coefficiente di consanguineità; calcolare il coefficiente di consanguineità teorico all’atto della programmazione degli accoppiamenti. Spesso alla base di una elevata consanguineità sta la convinzione che i propri soggetti siano i più belli e che ricorrendo all’esterno per accoppiamenti si corra il rischio di inquinare i propri prodotti. Ma ciò è sempre dettato da superbia e spesso da ignoranza perché pregi e difetti esistono dappertutto, ma è evidente che quelli degli altri si vedono più facilmente. Non pensiamo di poter procedere all’infinito con accoppiamenti solo all’interno di un allevamento; prima o poi bisogna ricorrere all’esterno; tanto vale pertanto non aspettare troppo. Molti sono coloro che vogliono dare un’impronta personale al proprio allevamento ponendosi come obiettivo un proprio tipo e producendo soggetti tutti uguali, come se provenissero da uno stampo, dimenticando che si possono avere tanti campioni ognuno con la propria impronta e fisionomia. Gli allevatori di cani si devono rendere conto che alla consanguineità va il dovuto rispetto.
Outbreeding e Incrocio: Strategie per la Variabilità Genetica
L’outbreeding è l’opposto della consanguineità e si ottiene accoppiando tra di loro individui appartenenti a popolazioni non legate da parentela diretta, come differenti razze, linee genetiche o famiglie; ovviamente a noi interessano solo queste due ultime possibilità. Esistono diversi tipi di incrocio sempre più utilizzati in zootecnia per la produzione di animali da reddito, ma nell’allevamento canino se ne possono utilizzare solo alcuni; uno di essi è l'incrocio intercorrente, chiamato anche rinfrescamento del sangue, che viene praticato utilizzando riproduttori appartenenti ad un altro “ceppo”, quando tra i soggetti dell’allevamento si manifestano i sintomi di depressione da consanguineità. Ha lo scopo di introdurre materiale genetico nuovo, in modo da ottenere una ridistribuzione e la possibilità di combinazioni genetiche favorevoli. L’incrocio oggi più largamente utilizzato in zootecnica è quello industriale in quanto permette di ottenere i vantaggi dell’eterosi, chiamata anche vigore ibrido.
Si possono considerare diversi schemi di incrocio: si accoppiano i riproduttori della linea A con quelli della linea B per produrre individui di prima generazione (F1) AB (incrocio a due vie). I riproduttori della linea C vengono accoppiati con la linea D, per produrre CD. A questo punto potremo accoppiare AB con C oppure con D (incrocio a tre vie) o ancora potremo accoppiare AB con CD (incrocio a quattro vie). Come si vede le possibilità di accoppiamenti sono molteplici. Si tratta di individuare l’incrocio che dia i migliori risultati e poi continuare con esso. In ambito canino spesso la linea si identifica con l’allevamento e pertanto le possibilità a disposizione per una adeguata programmazione di incroci di questo tipo sono molte. Un altro tipo di incrocio è quello tra famiglie.
Accoppiamenti per Similitudine o Compensazione
A seconda delle caratteristiche dei due riproduttori gli accoppiamenti potranno essere fatti per similitudine o per compensazione. Per similitudine quando i due individui si equivalgono per tipo, costruzione e carattere; per compensazione quando i pregi di uno vanno a compensare i difetti dell’altro e viceversa. Questi due criteri possono essere applicati sia con accoppiamenti in consanguineità che non. L’accoppiamento per compensazione non sempre da luogo a soggetti omogenei, specie se effettuato tra parenti. Se ad esempio accoppiamo un soggetto con una testa eccessivamente pesante con un altro con una testa molto leggera, non è detto che il risultato sia una testa corretta. Se l’accoppiamento è tra non parenti, e il carattere è di tipo quantitativo, cioè dovuto a più geni, potremo avere prole omogenea in prima generazione, ma discontinua in quelle successive.
Considerazioni Aggiuntive per un Allevamento di Qualità
Per i cani da caccia, qualifiche come "Riproduttore Selezionato" esigono test aggiuntivi (es. DM, MDR1) e prove venatorie, variando per razza (es. Pointer, Bracco Italiano).
Il Ruolo delle Esposizioni di Bellezza
Come poter dire, infatti, da inesperti che il nostro cane è un valido cane di razza in standard? Molti ci scrivono: “…ho un cane molto bello. Ho sicuramente piacere a farlo accoppiare…” Si capisce che il nostro cane è il più bello di tutti ai nostri occhi ed è proprio per non incappare in errori grossolani che è il caso di porsi al giudizio di un Esperto. Partendo dal presupposto, come sopra citato, che molti (quasi tutti) sono convinti di possedere giustamente un ECCELLENTE soggetto, è difficile poter far capire che la bellezza è soggettiva e va vista in un'ottica più critica, asettica, secondo i dettami dello standard ufficiale della razza (FCI). Il primo passo da compiere è la partecipazione ad Esposizioni di Bellezza Nazionali e/o Internazionali ENCI (FCI), così da poter far giudicare morfologicamente (aspetto, movimento, dentatura, cranio, ecc…) da un Giudice Esperto abilitato alla razza del vostro amato beniamino. Queste manifestazioni si svolgono su tutto il territorio Nazionale organizzate dall’ENCI. I giudizi devono avere la qualifica minima di ECCELLENTE (1°, 2°, 3°, o altro, è ininfluente, ma non sarebbe male fra le prime posizioni con un valido numero di concorrenti). Per poter partecipare ad una manifestazione ufficiale cinofila bisogna possedere, oltre al Pedigree del cane (anche se non ancora materialmente in mano, bastano i dati), il Libretto delle Qualifiche che viene rilasciato dalle Delegazioni ENCI sul territorio (possibile a volte poterlo fare direttamente alla manifestazione). L’iscrizione all’evento deve essere fatta prima delle 2 canoniche scadenze (la prima più economica della seconda) che capitano circa un mesetto prima dell’evento. Per un buon accoppiamento bisogna aver fatto giudicare almeno 3 volte il proprio cane da un Giudice Esperto della Razza in un Manifestazione Nazionale o Internazionale patrocinata dall’ENCI. Il cane deve aver riportato almeno la qualifica di ECCELLENTE.
Dichiarazione Importante:
Le normative ENCI/FCI e le procedure amministrative sono soggette a variazioni: si fa onere all'utente di verificare ogni adempimento presso le fonti ufficiali. La responsabilità per l'osservanza dei requisiti sanitari e burocratici ricade esclusivamente sui proprietari.