Nel dinamico panorama urbano di Milano, le questioni relative alla collocazione di opere d'arte in spazi pubblici sono spesso motivo di dibattito. La città, che non si fa mancare nulla, ha recentemente assistito a una polemica riguardante proprio la statua della compianta Vera Omodeo, intitolata "Dal latte materno veniamo". Questa scultura, che raffigura una giovane madre nell'atto di allattare un bambino con il seno scoperto, è diventata un catalizzatore per una discussione più ampia sulla maternità, la sua rappresentazione nell'arte e il suo significato universale, intrecciando passato e presente, valori sociali e iconografie millenarie.
La Controversia Milanese: Maternità tra Arte Pubblica e Perplessità Istituzionali
La statua in questione, come i ben informati sapranno, è una raffigurazione di una giovane madre che allatta un bambino con il seno scoperto. Questa opera, realizzata in bronzo, è stata donata alla città dai figli dell'artista Vera Omodeo. Inizialmente, la scultura era stata respinta da una commissione apposita incaricata dal Comune di Milano, con il motivo che "rappresenta valori rispettabili ma non universalmente condivisibili". La sua valutazione era stata affidata alla "commissione di esperti di opere d’arte per la valutazione di proposte di collocazione di manufatti artistici negli spazi pubblici", istituita nel 2015 sotto l’amministrazione dell’ex sindaco Giuliano Pisapia, composta da tecnici comunali e rappresentanti della Soprintendenza di Belle Arti.
Questa commissione, esprimendo un parere negativo alla collocazione originariamente proposta in piazza Duse, in zona di Porta Venezia, aveva suggerito alla famiglia Omodeo di donare la statua «a un istituto privato, ad esempio un ospedale o un istituto religioso, all'interno del quale sia maggiormente valorizzato il tema della maternità, qui espresso con delle sfumature squisitamente religiose». Il rifiuto ha generato immediate polemiche e ha sollevato interrogativi su come una donna che allatta possa essere giudicata "non universalmente condivisibile" o avere "sfumature religiose", un aspetto che non si comprende pienamente.
Secondo Urbanfile, e secondo molti altri, si è trattato di uno strano rifiuto. L’opera, realizzata da una donna, raffigura un momento fondamentale dell’essere umano, che trascende ogni credo religioso, ogni ideologia politica. "La maternità, come espressione di amore e libertà, è un valore da celebrare", un principio che dovrebbe essere ampiamente riconosciuto. L'allattamento è certamente, se non l'unica, una delle pochissime azioni che accomuna tutte, ma proprio tutte, le culture. Quale motivo in più per donare alla città un’altra rappresentazione dell’universo femminile, anche perché, come ormai è ben noto, a Milano di statue femminili ce ne sono ben poche.
Di fronte alle polemiche sollevate dal verdetto dell'ente che valuta le "proposte di collocazione di manufatti artistici negli spazi pubblici", il sindaco di Milano, Beppe Sala, è intervenuto. Beppe Sala ha affidato la sua proposta a un post domenicale su X, lanciando l'idea di collocarla all’interno della Clinica Mangiagalli, luogo simbolo delle nascite a Milano, dopo averne discusso con Enrico Mentana. "Stavo ripensando alle polemiche che sono scaturite intorno alla statua realizzata dalla scomparsa artista Vera Omodeo (…) Mentre, appunto, ci pensavo mi ha scritto Enrico Mentana, milanese vero, proponendomi di collocarla alla Mangiagalli, dove lui è nato, come tanti altri milanesi. Mi sembra un bella idea, magari collocandola nei giardini che circondano l'ospedale. Sarebbe un gesto oltremodo simbolico, proprio in questo momento storico in cui la denatalità è uno dei problemi principali del nostro Paese - conclude -. È sarebbe anche un omaggio ai sacrifici, non riconosciuti a dovere, che milioni di donne affrontano ogni giorno per crescerci. E questo sì che è un valore universale. Chiederò quindi alla Commissione di esaminare la mia proposta".
Tuttavia, alcuni critici hanno espresso perplessità riguardo a questa soluzione. Finirebbe come il Cavallo di Leonardo, opera semi sconosciuta o quasi, quando se fosse stata collocata in un luogo maggiormente di spicco e frequentato avrebbe una maggiore visibilità. Insomma, una pessima scelta, secondo alcuni. La proposta originaria, venuta dagli Omodeo, era di poterla esporre in una piazza, in particolare in quella dedicata a un'altra donna, Eleonora Duse. A nostro avviso proprio una piazza adeguata per un opera come questa, delicata e umana, immersa nel giardinetto realizzato una quindicina d’anni fa al centro della piazza.

Ora la Giunta Comunale pare stia cercando di rimediare riesaminando il caso tramite dei tecnici e esperti del Comune e non più la commissione che aveva già bocciato sia luogo che oggetto. "C'è una commissione che non risponde a me ma chiederò alla commissione stessa di riesaminare la questione. Non penso che urti alcuna sensibilità. Non voglio entrare nella logica della collocazione da una parte o dall'altra, lascio all'assessore alla cultura Tommaso Sacchi di fare proposte, non so se sia la collocazione giusta, se ci sono altre idee. Però chiederò alla commissione di riesaminare, mi sembra un po' una forzatura sostenere che non risponde a una sensibilità universale", ha dichiarato il sindaco Sala. Simile la posizione dell'assessore alla Cultura Tommaso Sacchi: "Non mi sembra che sia un'opera che possa dare in qualche modo adito a qualcosa di offensivo nei confronti di nessuno. È una figura femminile che allatta, valuteremo come dare una collocazione a quest'opera. Da parte mia e dell'amministrazione non c'è la volontà di offendere o sminuire quella che è una proposta generosa, in memoria di un'artista che conosciamo e valuteremo con grande attenzione."
Dai consiglieri Pd, Alice Arienta e Luca Costamagna, è arrivata una nota: "La maternità come scelta di amore e libertà è un bene da tutelare e valorizzare. Non è cancellando la figura della maternità che si aiutano le donne. La scultura della donna che allatta oltre ad essere stata eseguita da una donna rappresenta una tematica universale di amore e cura. Se davvero le motivazioni fossero sull'oggetto rappresentato, noi lo riteniamo inaccettabile. Ogni donna può decidere di essere mamma o meno, ogni donna può decidere di allattare o di non allattare ma la decisione di non installare questa statua non limita questa libertà, anzi. È come se si volesse cancellare la maternità".
La figlia dell’artista, Serena Omodeo, aveva definito quelle della Commissione come «motivazioni surreali». Ha sottolineato: "Non ci interessa rinchiudere la statua, in città ci sono solo due statue dedicate a donne e questa è anche stata realizzata da un’artista donna. Inoltre una donna parzialmente nuda non mi sembra affatto un soggetto religioso." Ha aggiunto che se la statua non sarà visibile non sarà donata, chiedendosi «quali siano i messaggi e i valori non condivisibili dal momento che la statua è del tutto priva di riferimenti religiosi».
La statua della maternità della compianta Vera Omodeo è stata "invitata" in Senato dal presidente Ignazio La Russa e alla Regione Lombardia dall'assessora alla Cultura Francesca Caruso: una sorta di risarcimento morale. Vittorio Sgarbi ha commentato che la posizione dei tecnici del Comune «è inaccettabile perché il tema della maternità è universale e comunque l’iconografia della madre che allatta è trasversale a tutta la storia dell’arte, basti pensare alla Madonna con bambino rappresentata da duemila anni…La presa di posizione della Commissione è pretestuosa e segue tematiche Lgbtq+ che niente hanno a che fare con l’arte». Anche Nadia Righi, direttrice del museo Diocesano e storica dell'Arte, intervistata dal Corriere della Sera, ha aggiunto: «Se ci sono ragioni di tipo urbanistico che ne condizionano la collocazione non entro nel merito, ma dal punto di vista dell’iconografia l’opera è laica, non religiosa, e quindi quel “squisitamente religioso” della Commissione tecnica non la riscontro nella realtà dell’opera».
Si spera che la proposta del sindaco sia ascoltata, anche se la statua di una donna che allatta dovrebbe essere benvenuta dovunque, non solo nei pressi di una clinica ostetrica, se non altro come incoraggiamento a non nascondersi e a considerare l'allattamento una funzione fisiologica preziosissima. Che il "no" della Commissione sia stato motivato dal seno nudo, non è nemmeno pensabile, visto che è noto che in Italia le statue femminili siano pochissime e quasi tutte svestite. Non sarà proprio la maternità in sé a dare fastidio? Insomma, quel "no" «suona come un 'fuori la maternità' dagli spazi pubblici della città». Uscita dalla porta, la donna che allatta potrebbe rientrare dalla finestra e ritrovarsi vicinissima alle sue simili: le puerpere della Mangiagalli.A Milano, su oltre 120 sculture in città, sono solo tre le statue di donne realmente esistite e due soltanto sono state eseguite da artiste donne. La consigliera Pd Angelica Vasile propone che ne sia fatta per municipio da artiste per valorizzare donne che hanno contributo all’avanzamento della società e che non hanno ricevuto il giusto riconoscimento nella storia. Ciò si allinea al desiderio che l'arte pubblica possa rappresentare con maggiore equità e inclusività le diverse espressioni dell'esperienza umana. Di più: persino alla Camera oggi alle deputate è possibile allattare durante le sedute, grazie a una modifica del regolamento entrata in vigore nel novembre 2022.
L'Allattamento: Un Atto Universale e la sua Rappresentazione nel Tempo
L’allattamento, al di là di ogni ideologia o credo, si rivela essere una delle azioni più profondamente universali che unisce l'intera umanità. Rappresenta non solo un gesto di nutrizione, ma un profondo legame di amore e cura che trascende le barriere culturali, sociali e temporali. Questo atto fondamentale, che accomuna tutte, ma proprio tutte, le culture, è un pilastro dell'esistenza umana e della sua continuità. Nel corso della storia, l'allattamento è stato vitale per la sopravvivenza della specie, in un'epoca in cui i rischi legati al parto erano elevati e la disponibilità di latte materno era sinonimo di vita e prosperità. L'icona di Maria nel momento di allattare, per esempio, si prestava particolarmente al culto atavico, molto pratico, vicino alle donne e alle famiglie, perché la fecondità era necessità e virtù, partorire a quell'epoca comportava dei rischi e non avere latte era un problema. Raccomandarsi a lei poteva funzionare.
La sua rappresentazione nell'arte non è, quindi, una mera scelta estetica, ma la celebrazione di una funzione fisiologica preziosissima e un simbolo della vita stessa. Riconoscere e valorizzare questa universalità significa comprendere l'importanza di un gesto che, pur nella sua intimità, parla a tutti, senza distinzioni.
Latte materno e benefici dell’allattamento al seno
Le Radici Iconografiche: Dalla Dea Iside alla Madonna del Latte
L'iconografia della maternità, e in particolare dell'allattamento, vanta radici antichissime, che affondano in civiltà millenarie ben prima dell'avvento del Cristianesimo. L'origine ben precisa di tale rappresentazione si può rintracciare nel culto della dea egiziana Iside, spesso raffigurata nell'atto di allattare il figlio Horus. Queste immagini erano diffusissime nell'Antico Egitto e il cui culto durerà ancora a lungo, intrecciandosi profondamente con il Cristianesimo. A tal punto che alcune statue di Iside vennero venerate come Madonne, testimoniando un sincretismo religioso e culturale che ha permesso la transizione e l'adattamento di simboli potenti.
Le prime rappresentazioni iconografiche ufficiali della "Madonna del Latte" si ritrovano nell'Egitto ormai cristianizzato del VI o VII secolo dopo Cristo. In queste opere, Maria, anche nota in latino come Maria o Virgo Lactans, è ritratta mentre allatta Gesù Bambino o in procinto di farlo. Sono immagini molto stilizzate che soprattutto alludono più che mostrare. In questi casi la composizione è una variante dell'iconografia della Madonna col Bambino. Dall'Egitto copto eb