La Nascita nei Primati: Comportamenti Sociali, Assistenza al Parto e Complessità Evolutiva

Il parto nel mondo animale è spesso avvolto nel mistero, specialmente quando si osserva il comportamento di specie a noi filogeneticamente vicine. La rarità con cui i primati, come gli scimpanzé e i bonobo, partoriscono in condizioni osservabili ha alimentato per decenni l'idea che la nascita fosse un evento solitario e privato, protetto dall'oscurità della notte per evitare i predatori. Tuttavia, recenti studi etologici e osservazioni dirette in contesti controllati, come lo zoo della contea di Sedgwick, hanno rivelato una realtà molto più complessa e ricca di sfumature sociali.

Scimpanzé madre che accudisce il cucciolo appena nato in un ambiente naturale

Complessità del parto in cattività e supporto materno

Il parto non è sempre un processo lineare. Casi come quello dello scimpanzé Mahale dimostrano che, proprio come negli esseri umani, le complicazioni possono insorgere inaspettatamente. Le contrazioni uterine di Mahale si erano fermate e l'equipe veterinaria si è vista costretta a praticare l'intervento chirurgico per permettere a Kucheza di nascere. Il piccolo ha avuto inoltre dei problemi respiratori ed è stato curato tempestivamente in terapia intensiva. Il modo con cui Mahale prende in braccio il figlio da terra, per la prima volta, dopo giorni spesi a recuperare fisicamente dall'anestesia, è una ulteriore testimonianza di come questa specie (Pan troglodytes) possa provare le stesse emozioni che provano le madri umane in situazioni simili.

L'evento dello zoo di Sedgwick non è isolato. Gli esperti del comportamento animale da tempo non fanno che sostenere come non esista nessuna differenza qualitativa e quantitativa, riguardo l'emozioni che condividiamo con i nostri parenti più prossimi. Mahale all'inizio sembra spaesata, non comprendendo cosa sta per accadere. Poi però le soggiunge un verso, un richiamo. Il piccolo Kucheza alza un braccio ed ecco che la madre riconosce il piccolo. Il primo incontro difatti è struggente.

L'ostetricia animale: il ruolo delle "levatrici"

È molto difficile dimostrare che l'assistenza al parto sia un comportamento complesso, ma le osservazioni recenti stanno cambiando il paradigma scientifico. Non appena la futura madre ha dato segni di agitazione, l'"aiutante" le si è avvicinata e ha iniziato a praticarle il grooming - lo spulciamento che attenua le tensioni sociali tra primati. Quando la testa del nascituro ha fatto capolino, per due volte la levatrice ha provato a estrarlo dal canale del parto. La madre ha completato l'opera, tirandolo dalla testa fino a farlo uscire del tutto, e l'altra scimmia le è stata accanto per tutto il tempo.

Dopo la nascita, la madre ha tagliato da sola il cordone ombelicale e ha mangiato la placenta, per recuperare energie. Quindi ha nutrito e leccato il figlio da sola per un'ora, senza lasciarlo toccare a nessuno, né al padre, né alle altre femmine del gruppo. L'unica a cui è stato in seguito permesso prendere in braccio il piccolo è stata la scimmia levatrice: dopo 77 minuti dal parto, ha potuto accudire il cucciolo insieme a un'altra femmina.

Il pianeta delle scimmie "Primati: Americhe, Asia, Africa..."

Queste osservazioni, descritte su riviste come Primates, confermano che l'assistenza al parto non è una caratteristica tutta umana. Nel 2014 e nel 2013, una scimmia langur e una femmina di rinopiteco bruno sono state osservate ricevere aiuto da una loro simile durante il parto, in entrambi i casi in Cina; e nel 2014 due levatrici animali erano presenti alla prima nascita mai osservata direttamente di un bonobo in natura. Le scimmie "ostetriche" potrebbero quindi essere più diffuse di quanto si creda.

Evoluzione e il mistero della posizione cefalica

Storicamente, il fatto che il neonato umano nasca di testa (posizione cefalica) è stato preso come prova della necessità dell'ostetricia negli esseri umani, a causa del restringimento della pelvi dovuto alla locomozione bipede. Tuttavia, studi recenti, tra cui uno condotto da ricercatori italiani e pubblicato su Evolution and Human Behavior, hanno dimostrato che anche gli scimpanzé, contrariamente a quanto ipotizzato in passato, possono partorire con orientamento cefalico. Questo significa che nascere di testa non è unicamente una caratteristica umana, ridimensionando l'idea che l'assistenza al parto sia un'esclusiva umana.

Il parto nella società dei bonobo è spesso descritto come un evento festoso: i membri femminili del gruppo si accerchiano intorno alla femmina gravida, formando un vero e proprio scudo che tiene lontani anche tutti i maschi. Per alcuni studiosi, questo comportamento potrebbe rappresentare le basi di come si è evoluta l'assistenza ostetrica nell'uomo.

Attaccamento materno e riflessi innati

Un'altra magnifica prova del nostro essere primati è il riflesso di Moro, descritto per la prima volta nel 1918 dal pediatra Ernst Moro. Si manifesta come una reazione involontaria che porta all'allargamento delle braccia prima verso l'esterno e poi verso l'interno. Il riflesso di Moro spinge il neonato ad aggrapparsi alla mamma appena nato, proprio come succede nei primati. L'importanza del contatto madre-bambino è stata confermata anche dal celebre esperimento di Harry Harlow sulle scimmie Rhesus, che ha dimostrato come il contatto fisico ("skin-to-skin") sia prioritario rispetto al solo nutrimento per lo sviluppo psicologico del piccolo. Oggi, l'OMS consiglia tale pratica per i benefici immediati sulla regolazione termica e metabolica del neonato.

Grafico illustrativo che mostra la somiglianza del DNA tra uomo e bonobo/scimpanzé

Dinamiche sociali e infanticidio

Parallelamente ai legami di cura, esiste il fenomeno dell'infanticidio. Negli scimpanzé comuni, nei gorilla di montagna, negli entelli e in alcune scimmie sudamericane, l'infanticidio è stato documentato come una strategia riproduttiva. Non è un comportamento patologico, bensì rientra nell'ambito del successo riproduttivo dei maschi che vogliono diffondere il loro patrimonio genetico e non quello degli altri, spesso in seguito a un ribaltamento della leadership nel gruppo.

Mentre le femmine tendono ad avere il maggior numero possibile di figli, indipendentemente dalla paternità, i maschi dominanti utilizzano questa strategia per interrompere l'allattamento della madre e indurre un ritorno rapido dell'estro. È importante notare che, nelle specie monogamiche come l'orango, l'infanticidio è molto meno frequente, confermando che la struttura sociale (poliginica o monogamica) influenza pesantemente i comportamenti riproduttivi.

La conservazione della specie in un mondo che cambia

Lo scimpanzé è alto mediamente tra gli 80 e i 130 cm e pesa 45-55 kg. Vive in gruppi sociali chiamati comunità e composti da pochi fino a 60 individui. È un animale diurno che si muove prevalentemente camminando sul terreno, salendo sugli alberi per costruire nidi notturni o cercare cibo. Con la condivisione del 98.4% del DNA, il legame tra noi e i nostri parenti più stretti è profondo, ma la loro sopravvivenza è seriamente minacciata.

Si stima che all'inizio del XIX secolo fossero circa 2 milioni, mentre oggi ne restano meno di 200.000. La massiccia deforestazione operata dall'uomo ha costretto questi animali in poche e frammentate macchie di foresta, facilitando il bracconaggio. Organizzazioni come lo zoo della contea di Sedgwick, membro dell'Associazione degli zoo e degli acquari americana (AZA), svolgono un ruolo fondamentale non solo nella conservazione ex-situ, ma anche nel sostegno ai programmi sul campo.

Il bonobo: un modello di società diversa

Il bonobo (Pan paniscus), spesso confuso con lo scimpanzé comune, vive esclusivamente nella Repubblica Democratica del Congo. Sebbene condividano antenati comuni, la società dei bonobo è dominata dalle femmine e fondata su una convivenza relativamente pacifica. Frans de Waal ha evidenziato come l'esuberante sessualità dei bonobo, non finalizzata solo alla riproduzione, funzioni come un lubrificante sociale capace di appianare i conflitti e ridurre la violenza.

A differenza dello scimpanzé, il bonobo mostra un'empatia marcata, documentata anche da casi di "affiliazione di terzi", dove un membro del gruppo consola una vittima di aggressione. La protezione dell'habitat del bonobo, in particolare nel Parco nazionale di Salonga, rimane una sfida complessa a causa della pressione antropica e della fragilità degli equilibri politici locali. Progetti come la "Bonobo Peace Forest" dimostrano come il coinvolgimento delle comunità indigene sia la via maestra per garantire che queste affascinanti creature possano continuare a popolare le foreste africane, mantenendo intatti i loro legami sociali e la complessità delle loro vite familiari.

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