La gravidanza è un periodo di profonde trasformazioni per il corpo femminile, un processo durante il quale l'organismo della donna si prepara al parto e all’allattamento. Questa preparazione è influenzata da una complessa interazione di ormoni gravidici, dalla crescita fetale e dall'adattamento fisiologico materno, che complessivamente comporteranno una serie di modificazioni significative. La maggior parte di queste alterazioni, peraltro, ritorneranno alla normalità dopo il parto. In questo contesto dinamico, il monitoraggio della saturazione di ossigeno riveste un ruolo cruciale, sia per la salute della gestante sia per garantire il benessere del feto. Comprendere come cambiano i sistemi cardiovascolare e respiratorio e come viene gestito l'ossigeno è fondamentale per affrontare al meglio questa fase della vita.
Adattamenti Fisiologici Materni e le Esigenze di Ossigeno in Gravidanza
Durante i nove mesi di gestazione, il corpo della donna subisce una serie di cambiamenti che sono essenziali per sostenere la vita che cresce al suo interno. Questi adattamenti interessano quasi tutti i sistemi, con particolare enfasi sul sistema cardiovascolare e respiratorio, direttamente coinvolti nella gestione e nel trasporto dell'ossigeno.
Modificazioni Cardiovascolari e Circolatorie
Il sistema circolatorio materno si adatta per far fronte alle crescenti richieste metaboliche della gravidanza e del feto. Aumenta il flusso sanguineo verso l’utero, la placenta e il seno, organi che necessitano di un maggiore apporto nutritivo e ossigenativo per le loro nuove funzioni. Al contrario, il flusso epatico e cerebrale rimane invariato, dimostrando una priorità fisiologica nell'allocazione delle risorse ematiche.
Il volume minuto cardiaco, che rappresenta la quantità di sangue pompata dal cuore in un minuto, cresce in modo significativo, fino al 30% rispetto ai valori medi pregravidici. Questo incremento porta il volume minuto da circa 4,5 litri al minuto a 6 litri al minuto, per poi mantenersi più o meno costante fino al termine di gravidanza. Questo aumento della capacità di pompaggio è indispensabile per distribuire il maggior volume di sangue e ossigeno richiesto.
La pressione arteriosa subisce anch'essa delle modificazioni. Diminuisce leggermente fino alla 30ª settimana, per poi ritornare ai valori pregravidici o poco sopra, poche settimane prima del termine. È interessante notare come la pressione diastolica si abbassi in maniera maggiore rispetto alla sistolica. Un fattore meccanico che influenza la pressione arteriosa è la compressione esercitata dall’utero gravidico sulla vena cava e sull’aorta addominale, un fenomeno che si nota soprattutto in posizione supina rispetto a quella seduta. Associato alla contemporanea compressione dell’aorta, che aumenta le resistenze periferiche, deriva la caduta della pressione arteriosa causando sintomi come capogiri, pallore e sudorazione.
Un aspetto comune alla circolazione materna e a quella fetale, per effetto delle prostaglandine, è la loro caratteristica di bassa resistenza e la tendenza alla vasodilatazione. Questo meccanismo facilita la perfusione uterina feto-placentare, garantendo che la placenta e il feto ricevano un adeguato apporto di sangue. La vasodilatazione più o meno generalizzata, che porta a un aumento dell’irrorazione cutanea, è anche la probabile causa di fenomeni osservabili come l’accelerata crescita delle unghie e l’aumento dei capelli in molte gestanti.
L'Anemia Fisiologica e il Fabbisogno di Ferro
La massa sanguigna aumenta sensibilmente a partire dal primo trimestre, fino a raggiungere, verso la 34ª settimana, valori stazionari del 40%-50% superiori ai valori pregravidici, con un incremento di circa 1200-1900 ml. Tali modifiche si verificano per l’aumento sia degli eritrociti (globuli rossi) che del plasma, la componente liquida del sangue. Questo fenomeno di diluizione del sangue è conosciuto come anemia fisiologica della gravidanza. Nonostante il nome, si tratta di un adattamento normale e non di una patologia, a meno che non sia eccessivamente pronunciata.
L’incremento degli eritrociti è indispensabile per il trasporto e la maggiore esigenza di ossigeno in gravidanza. Per la formazione dell’emoglobina, la proteina contenuta nei globuli rossi responsabile del legame con l'ossigeno, ciò comporta un aumentato fabbisogno di ferro. Se l'apporto di ferro non è sufficiente, l'anemia può diventare patologica. La concentrazione delle proteine totali, soprattutto l’albumina, si abbassa nel corso delle prime 16-20 settimane, per poi rimanere immodificata, un altro aspetto dell'emodiluizione.
Impatti sulla Funzione Respiratoria
Con il procedere della gravidanza, la crescita dell'utero comporta anche un impatto significativo sull'apparato respiratorio. Via via che l’utero si ingrossa per lasciare spazio al feto, gli organi circostanti vengono sospinti verso l’alto e schiacciati contro il diaframma, il muscolo responsabile della respirazione. Questo porta a una riduzione della capacità di espansione polmonare, rendendo il respiro più superficiale e frequente. Qualsiasi sforzo fisico, come salire le scale, sbrigare i lavori domestici o accelerare il passo, può risultare così faticoso da far mancare il fiato alla futura mamma, una sensazione nota come "fiato corto" o affanno. Anche l’incremento di peso corporeo durante i nove mesi intensifica l’affaticamento respiratorio, riducendo la resistenza cardiorespiratoria. In pratica, la gestante si affatica subito anche compiendo azioni molto semplici e avverte la sensazione di affanno e fiato corto.

Il Saturimetro e la Misurazione dell'Ossigenazione
Per monitorare efficacemente la saturazione di ossigeno nel sangue, soprattutto in condizioni di aumentata esigenza come la gravidanza o in presenza di patologie, si utilizza un dispositivo medico chiamato saturimetro, o pulsossimetro.
Cos'è il Saturimetro (Pulsossimetro)
Il saturimetro (o pulsossimetro) è un dispositivo medico utilizzato per misurare la saturazione di ossigeno nel sangue. La saturazione di ossigeno, spesso abbreviata come SpO2, rappresenta la percentuale di emoglobina nel sangue che risulta satura di ossigeno. Questo significa che indica la frazione di globuli rossi nel sangue che stanno trasportando ossigeno verso gli organi e i diversi tessuti dell’organismo. Il saturimetro funziona utilizzando una tecnologia non invasiva, il che lo rende uno strumento pratico e di facile utilizzo. Il dispositivo è dotato di un sensore che viene applicato esternamente ad una parte del corpo, solitamente al dito, all'orecchio o al lobo dell'orecchio. Il sensore emette un raggio di luce attraverso la pelle: mediante un lettore ottico, il saturimetro legge il valore della tensione del sangue arterioso periferico nei capillari e - simultaneamente - registra la frequenza cardiaca. Questo dispositivo può fornire una valida stima della saturazione di ossigeno perché gli eritrociti saturi assorbono e riflettono la luce in modo diverso rispetto a quelli non saturi. La quantità di luce trasmessa attraverso i tessuti viene quindi convertita in un valore numerico che rappresenta la percentuale di emoglobina satura di ossigeno.
Importanza della SpO2
I saturimetri sono ampiamente utilizzati in ambito medico, ad esempio in ospedali, cliniche e ambienti di cure intensive per monitorare i pazienti con problemi respiratori o cardiologici. La saturazione di ossigeno è, infatti, un indicatore critico nella valutazione della gravità di diverse malattie, inclusa, come dimostrato durante la pandemia, la malattia COVID-19. Molti pazienti con COVID-19 hanno ricevuto istruzioni di auto-isolamento a casa, e i saturimetri sono stati utilizzati per monitorare regolarmente la saturazione di ossigeno di questi pazienti e per rilevare rapidamente eventuali peggioramenti nelle loro condizioni. Inoltre, anche dopo la fine del COVID-19 e il recupero dalla malattia, alcuni pazienti hanno continuato a sperimentare sintomi a lungo termine noti come "COVID-19 long-haulers", rendendo il monitoraggio un aspetto importante anche in fase post-acuta.
Diversi studi hanno mostrato l’importanza di monitorare l’ossigenazione del sangue nei pazienti con Covid-19, perché la carenza di ossigeno è un potenziale segnale di allarme legato allo sviluppo di una polmonite grave. Tuttavia, questo non significa che il saturimetro sia utile ai fini della diagnosi d’infezione in assenza di altri sintomi o di esami positivi. Ciononostante, è utile conoscere il concetto di happy ipoxia, ossia una condizione in cui la saturazione del sangue è già a livelli inferiori alla norma, talvolta gravemente inferiori, pur non presentando ancora sintomi drammatici; una situazione relativamente comune in alcuni malati di COVID, che si manifesta poco prima di un improvviso peggioramento delle condizioni. A questo proposito alcuni autori suggeriscono che sarebbe più opportuno cercare assistenza in presenza di un costante andamento decrescente dei valori nella giornata, piuttosto che attendere un vero valore sotto la soglia di normalità.
Come Usare Correttamente il Saturimetro
L'uso del saturimetro è relativamente semplice, ma è importante seguire correttamente le istruzioni per ottenere misurazioni accurate. Non occorre alcuna preparazione specifica per l'esame. Prima di tutto, è necessario che le dita su cui verrà applicato il sensore del saturimetro siano pulite e prive di sudore o sporco. Solitamente, il sensore del saturimetro è posto su un lato del dispositivo e si inserisce il dito pulito al suo interno. Prima che il saturimetro inizi a leggere il livello di saturazione di ossigeno nel sangue e il battito cardiaco, è necessario attendere da 5 a 15 secondi per stabilizzare la lettura. Una volta completata la misurazione, la SpO2 verrà visualizzata sul display del saturimetro come un valore percentuale. Il modo più semplice per rilevare il valore è attraverso un pulsiossimetro (o saturimetro), un dispositivo da applicare sul dito.
Come si fa: Misurare il livello di ossigeno nel sangue con il saturimetro
Valori di Saturazione e Ipossia: Cosa Sapere
Interpretare correttamente i valori del saturimetro è fondamentale per valutare lo stato di ossigenazione di un individuo e per individuare tempestivamente eventuali carenze.
Valori Normali e Soglie di Allarme
I valori normali di ossigenazione, riportati come SpO2, vanno dal 97% in su, ma non sono considerati preoccupanti fino al 95%. I valori normali della saturazione di ossigeno oscillano tra il 97% e il 99% nei soggetti sani. Una saturazione di ossigeno pari al 95% è clinicamente accettabile in soggetti con un livello di emoglobina normale. Tuttavia, una SpO2 tra il 90% e il 94% può essere considerata una leggera ipossia, indicando una ridotta saturazione di ossigeno nel sangue. Valori di ossigenazione inferiori al 90% sono indice di una ipossia moderata. Un valore di saturazione di 90% è in genere considerato equivalente a una PaO2 (pressione parziale di ossigeno nel sangue arterioso) di 60 mmHg, utilizzando la curva di dissociazione ossiemoglobinica. Questo è un valore critico. Al di sotto del 90%, è presente una grave carenza di ossigeno (grave ipossia) che richiede l’immediata esecuzione di una emogasanalisi, un esame più accurato ottenuto attraverso la determinazione su un campione di sangue arterioso, in genere prelevato dall’arteria radiale del polso, a differenza dei normali esami del sangue che utilizzano sangue venoso. Valori più bassi della norma sono causa di affanno e difficoltà respiratoria, perché la quantità di ossigeno circolante non risulta sufficiente alle necessità delle cellule. È interessante notare che “la capacità di rilevare l’ipossiemia [mediante l’osservazione del paziente] è scarsa”. Ciò sottolinea l'importanza degli strumenti diagnostici oggettivi come il pulsossimetro.
Fattori che Possono Alterare le Misurazioni
L'accuratezza delle misurazioni del saturimetro può essere influenzata da diversi fattori, sia esterni che legati alle condizioni del paziente. Qualunque alterazione cromatica del letto ungueale (colore dell’unghia) può ripercuotersi sulla trasmissione della luce attraverso il dispositivo. Di conseguenza, l’applicazione di smalto scuro, unghie finte e la presenza di lividi sotto l’unghia possono drasticamente limitare la trasmissione della luce e generare valori falsamente ridotti. Allo stesso modo, dita sporche, luci intense e scarsa circolazione periferica sono altri elementi che alterano l’accuratezza dei valori misurati con la pulsossimetria. Anche fattori ambientali possono giocare un ruolo; per esempio, l’altitudine può significativamente influenzare i valori di saturazione dell’ossigeno nel sangue: tra i 5.000 e i 5.500 m di altitudine, la saturazione di ossigeno scende intorno all’85%. Infine, le misure rilevate possono variare con i movimenti del paziente (che dovrebbe quindi rimanere immobile per una lettura stabile), con il suo livello di coscienza (sonno/veglia) e la posizione del sensore, così come la presenza di ritorno venoso in corrispondenza del sensore.
Condizioni Associate a Bassa Saturazione
Una bassa saturazione di ossigeno (ipossia) può essere un sintomo di diverse condizioni mediche gravi che richiedono attenzione. Tra queste, si annoverano l'embolia polmonare, che ostruisce le arterie polmonari, e l'infarto, che compromette la funzione cardiaca. Anche lo shock, una condizione di insufficiente perfusione tissutale, può portare a una ridotta ossigenazione. Un segno visibile di ipossia è la cianosi, un colorito blu della pelle, che tende a manifestarsi a partire dalle estremità, come le dita. L’avvelenamento da monossido di carbonio è un’altra causa importante di ipossia, poiché il monossido si lega all’emoglobina con un’affinità molto maggiore dell’ossigeno, impedendone il trasporto. Il sovradosaggio di oppiacei, benzodiazepine o altri farmaci in grado di causare depressione respiratoria rappresenta un'ulteriore causa di ipossia, in quanto deprime il centro respiratorio nel cervello, rallentando o fermando la respirazione.
Il monitoraggio dei valori di saturazione d’ossigeno è importante sia in ambito domestico che in corso di emergenze sanitarie, dove viene usato per valutare rapidamente la necessità di ricorrere alla ventilazione assistita. La misura è inoltre essenziale anche per valutare l’efficacia delle terapie farmacologiche o di altri trattamenti intrapresi per riportare la saturazione di ossigeno a valori normali, o per curare la malattia sottostante (ad esempio, l'uso di broncodilatatori in caso di problemi respiratori).

L'Affanno (Fiato Corto) in Gravidanza: Cause e Gestione
L’affanno, o "fiato corto", è una sensazione di disagio respiratorio che in gravidanza può presentarsi anche durante, o subito dopo, lo svolgimento delle azioni più comuni, come salire le scale, spostare o alzare piccoli pesi (per esempio, le borse della spesa) o alzarsi dalla sedia e compiere pochi passi. Di per sé questa condizione non deve destare preoccupazioni nella futura mamma, in quanto è strettamente connessa allo stato di gravidanza che determina un superlavoro per l’organismo della donna.
Affanno Fisiologico
Delle semplici azioni, che nei primi mesi di attesa si svolgevano senza particolare fatica, possono provocare, a partire dal sesto mese di gravidanza, un senso di affaticamento respiratorio accompagnato da una leggera tachicardia, un leggero aumento dei battiti cardiaci. Tutte queste semplici azioni possono provocare, a partire dal sesto-settimo mese di gestazione, un fastidioso senso di affaticamento respiratorio (fiato corto) accompagnato da una leggera tachicardia (cioè un aumento dei battiti cardiaci). Verso la fine della gravidanza, l’affanno migliora perché la pancia “scende” e comprime meno il diaframma, permettendo di respirare meglio. È fondamentale imparare a rilassarsi e pazientare.
Cause dell'Affanno
Le ragioni dietro il fiato corto in gravidanza sono molteplici e spesso interconnesse:
- Modificazioni Anatomiche: A partire dal sesto mese di gravidanza, a mano a mano che l’utero si ingrossa per fare spazio al feto che continua a crescere, gli organi circostanti vengono spinti verso l’alto e schiacciati contro il diaframma, il muscolo a forma di cupola che separa la cavità toracica da quella addominale. Di conseguenza il diaframma, sollevandosi, riduce la capacità di espansione polmonare, cioè la capacità respiratoria globale. Di conseguenza, il respiro si fa più superficiale e frequente e può venire l’affanno. L’ingombro crescente del feto determina, infatti, un’elevazione di questo muscolo, che va a premere contro i polmoni che così hanno meno spazio per espandersi e riempirsi di aria. Ciò provoca un aumento della frequenza respiratoria per riuscire comunque a incamerare la quantità necessaria di ossigeno, di cui, peraltro, in questo periodo vi è una maggiore richiesta. Questo ingombro dovuto alla dimensione del pancione è ancor più accentuato quando si tratta di una gravidanza gemellare, quando vi è molto liquido amniotico o nei casi di macrosomia fetale (eccessivo sviluppo del feto). In questi casi aumenta, di conseguenza, anche l’affanno.
- Meno Emoglobina nel Sangue (Anemia Fisiologica): In gravidanza può determinarsi una diminuzione della concentrazione di emoglobina, la proteina che ha la funzione di trattenere l’ossigeno per poi trasportarlo, attraverso il sangue, a tutti gli organi e ai tessuti. I motivi che determinano questa situazione, in genere, sono l’aumento di volume del sangue in circolo, che deve andare a irrorare nuovi organi e tessuti (si calcola che in gravidanza possa arrivare a raddoppiare), e la maggiore richiesta di ferro, minerale contenuto all’interno dell’emoglobina, la cui presenza è indispensabile per la formazione dei globuli rossi (cellule del sangue). In gravidanza il fabbisogno di questo minerale aumenta, in quanto una parte di esso viene assorbito dall’organismo del feto in formazione. Può perciò verificarsi nel corpo della futura mamma una carenza di ferro che ha come conseguenza una produzione ridotta di emoglobina e globuli rossi e, quindi, un minor apporto di ossigeno ai tessuti. Per far fronte a questo minor apporto di ossigeno, il cuore aumenta la propria attività, facendo aumentare la velocità del sangue in circolo.
- Aumento di Peso Materno: L’aumento del peso della futura mamma durante i mesi di gestazione provoca un aumento dell’affaticamento respiratorio e, durante lo svolgimento di azioni sotto sforzo, riduce la resistenza cardio-respiratoria. L’apparato cardio-respiratorio viene, dunque, sottoposto a un notevole sforzo, che potrebbe provocare disturbi nei nove mesi e anche dopo la gravidanza. Per questo motivo è bene tenere sotto controllo il peso durante i mesi di gestazione, evitando di ingrassare troppo: non si dovrebbero superare i 9-12 chili di aumento complessivi.
- Fattori Psicologici: L’affanno può essere legato anche a uno stato di tensione e di affaticamento psicologico, tipici del primo trimestre e soprattutto nelle donne in attesa del primo bebè. In questo periodo l’affanno è spesso legato alle trasformazioni che avvengono a livello fisico e psicologico e alla tensione che possono causare nella futura mamma. Sono sensazioni e fenomeni che si acuiscono nelle donne che devono partorire per la prima volta, perché non sanno che cosa le attende e vivono la novità con curiosità ma anche, spesso, con un po’ di timore. Se l’affanno è accompagnato da crisi di pianto e rabbia o da un sentimento di impotenza, può trattarsi di ansia da gravidanza. Alla base di questi stati d’animo vi è, infatti, un sentimento che non si riesce più a controllare e che prende il sopravvento. La gravidanza, in quanto periodo molto delicato e pieno di responsabilità nella vita di una donna, può scatenare reazioni emotive incontrollate. La futura mamma sente che la situazione le sta sfuggendo di mano, non riesce più a fare tutto ciò che faceva quando non era incinta, né con la stessa velocità, e che la stanchezza sorge con maggiore rapidità.
- Nausea e Vomito: L’affanno può dipendere anche dalla nausea e dal vomito che si manifestano in molte donne soprattutto nel secondo mese. Dopo aver vomitato, infatti, il riflesso della nausea può far sì che si inghiotta più aria e poi si abbia un senso di angoscia, accompagnato da tachicardia, cioè dall’accelerazione del battito cardiaco, e dal bisogno di compiere respiri profondi. In altre parole, cuore e apparato digerente sono strettamente uniti e un affaticamento nella digestione può portare a un po’ di tachicardia e di fiatone, senza che ci si debba preoccupare eccessivamente.
- Gravidanze Gemellari o Macrosomia Fetale: Le gravidanze gemellari causano un ulteriore carico di lavoro e di peso per l’organismo materno, già gravato da una normale gestazione. È evidente che questa condizione comporta, tra l’altro, anche un aumento dell’affaticamento, che è alla base dell’affanno. Come già menzionato, l'ingombro del pancione è maggiore in questi casi, amplificando la pressione sul diaframma.
- Asma Preesistente: Può anche darsi che durante la gravidanza si riacutizzi un disturbo asmatico di fondo se la futura mamma soffriva già di asma. Si tratta di un fenomeno da non sottovalutare in quanto può creare seri problemi di respirazione e richiede una gestione medica attenta.

Quando Preoccuparsi e Rivolgersi al Medico
Nella maggioranza dei casi, l’affanno nei nove mesi è un disturbo fisiologico, cioè normale, che può presentarsi dal sesto-settimo mese di gravidanza in poi. Tuttavia, se la sensazione di affanno è rilevante, molto frequente e accompagnata da episodi di forte tachicardia, potrebbe dipendere da problemi della donna antecedenti alla gravidanza, che vanno individuati e curati. In tutti questi casi è necessario parlarne con il proprio medico per eseguire accertamenti e scoprirne l’origine. È sempre prudente consultare un professionista sanitario quando i sintomi causano significativa preoccupazione o limitano le normali attività quotidiane in modo eccessivo.
Strategie per Alleviare l'Affanno
Per risolvere l’affanno non esistono medicinali specifici per la condizione fisiologica, è possibile, però, seguire alcuni semplici accorgimenti in grado di alleviare il fastidio e migliorare il benessere della gestante.
Nel primo trimestre:
- Riposo e respirazione consapevole: Interrompere l’attività che si stava svolgendo e sollevare le gambe per permettere al sangue di fluire più facilmente e alleggerire il peso degli arti inferiori. Respirare con tranquillità, profondamente, concentrandosi sul flusso di aria che entra nel corpo, lo ossigena, ed esce trasportando le tossine con sé.
- Gestione dell'ansia: Bloccare la sensazione di ansia prima che diventi troppo forte. Un buon metodo consiste nello sdraiarsi comodamente, fare un bel respiro profondo e visualizzare il proprio corpo, ripercorrendo con lo sguardo dalla punta dei piedi alla radice dei capelli. Immaginare poi un piacevole calore che risale lungo il corpo, che a ogni respiro, profondo e benefico, si espande in onde concentriche dal cuore alla periferia. Una volta che questo calore avrà raggiunto le dita delle mani e dei piedi, abbracciarsi con affetto, promuovendo un senso di calma e auto-cura.
Nel secondo e terzo trimestre:
- Pazienza e ascolto del corpo: Fermarsi a riprendere fiato quando si avverte la sensazione di “cuore in gola” e, più in generale, quando ci si sente molto stanche e affaticate. Il corpo sta lavorando duramente, e assecondare le proprie sensazioni è fondamentale.
- Ambienti adeguati: Evitare i luoghi troppo caldi e affollati, che aumentano la sensazione di “mancanza d’aria” e possono contribuire all'affaticamento.
- Posizione per dormire: Dormire appoggiata sul fianco sinistro per evitare che il peso dell’utero comprima la vena cava inferiore, il grosso vaso sanguigno attraverso cui il sangue ritorna al cuore, migliorando così la circolazione e riducendo il disagio respiratorio.
- Alimentazione: Consumare pasti leggeri e frazionati nel corso della giornata: se si mangia troppo, la sensazione di affanno aumenta, in quanto lo stomaco pieno va a premere anch’esso sul diaframma. Privilegiare gli alimenti ricchi di ferro come carne, pesce, uova, legumi e ortaggi a foglia verde scura, per supportare la produzione di emoglobina e prevenire o gestire l'anemia fisiologica.
- Attività fisica moderata: Svolgere una moderata attività sportiva, soprattutto nuoto e stretching. Questi due sport sono quelli che più di tutti aiutano la gestante a controllare il senso di respiro superficiale, perché impegnano a compiere degli atti respiratori più ampi, migliorando la capacità polmonare e la resistenza cardiorespiratoria. È anche consigliabile smettere di fumare ed evitare il fumo passivo o ambienti in cui altri fumino, per preservare la salute respiratoria.
- Abbigliamento confortevole: Non usare guaine di sostegno troppo strette perché possono ostacolare la respirazione. Al riguardo sono più adatte le cinture-guaine che abbracciano soltanto la parte inferiore della pancia, per sostenerla, e la schiena, offrendo supporto senza compromettere la libertà di movimento del diaframma.
- Consulto medico: Rivolgersi al medico se la sensazione di affanno è frequente ed è accompagnata da episodi di forte tachicardia, per escludere cause sottostanti più gravi.
L'Ossigenoterapia e il Benessere Fetale
L'ossigeno, oltre ad essere vitale per la madre, è cruciale per lo sviluppo e il benessere del feto. In determinate situazioni cliniche, la somministrazione supplementare di ossigeno diventa una terapia essenziale.
Ossigeno come Farmaco
L’ossigeno è considerato un farmaco a tutti gli effetti, e come tale, la sua somministrazione deve essere attentamente dosata. La concentrazione di ossigeno da somministrare attraverso cannula nasale o mascherina dipende dalla condizione da trattare. La somministrazione di concentrazioni di ossigeno inadeguate può avere conseguenze gravi o perfino fatali. L’ossigeno è verosimilmente il farmaco più usato nelle emergenze mediche. Dovrebbe essere inizialmente prescritto per raggiungere una saturazione di ossigeno normale o pressoché normale; nella maggioranza dei pazienti con patologie acute con biossido di carbonio arterioso (PaCO2) normale o basso, la saturazione di ossigeno dovrebbe ricadere nell’intervallo compreso tra 94% e 98%.
Indicazioni per l'Ossigenoterapia
Tuttavia, in alcune situazioni cliniche come l’arresto cardiaco e l’avvelenamento da monossido di carbonio o anafilassi, è più corretto cercare di ottenere la più alta saturazione di ossigeno possibile finché il paziente non sia stabile, per massimizzare l'ossigenazione tissutale in condizioni di grave deficit. Una saturazione di ossigeno tra 88% e 92% è invece indicata nei pazienti a rischio di insufficienza respiratoria con ipercapnia (valori alti di biossido di carbonio). In tali condizioni la bassa pressione di ossigeno arterioso (PaO2) è in genere associata con biossido di carbonio (PaCO2) normale o basso; i rischi di ipoventilazione e conseguente accumulo del biossido di carbonio sono quindi ridotti. Nell’episodio di asma acuto e grave, il biossido di carbonio arterioso è in genere ridotto ma, via via che la crisi progredisce, può aumentare bruscamente (soprattutto nei bambini). Questi pazienti in genere hanno bisogno di alte concentrazioni di ossigeno e, se il biossido di carbonio arterioso rimane alto nonostante gli interventi terapeutici, bisognerà rapidamente prendere in considerazione la ventilazione a pressione positiva intermittente. La pressione normale dell’ossigeno arterioso, che rappresenta un’approssimazione accurata della quantità presente, è circa 75 - 100 mmHg. I valori normali rilevati con il pulsossimetro oscillano tipicamente tra 95 e 100%.
Monitoraggio Fetale e Ipossia
Durante la gravidanza, data la particolarità della condizione sia del feto che della donna, possono verificarsi delle complicazioni. La sofferenza fetale è uno dei pericoli maggiori che si possa verificare durante il travaglio. Bisogna però distinguere tra asfissia e sofferenza fetale, preferendo parlare di tracciato CTG non rassicurante. L’asfissia alla nascita può avvenire sia prima che dopo il travaglio, non solamente durante e può verificarsi per diverse cause. Sono diverse, come anticipato, le condizioni che possono portare allo sviluppo di questa condizione. Il feto, quindi, va monitorato in tutte le fasi della gravidanza. Per individuare i sintomi è opportuno procedere con il monitoraggio della frequenza cardiaca del feto. Questo viene considerato una procedura valida per valutare il benessere fetale durante il travaglio e può considerarsi la principale tecnica di screening per l’eventuale riscontro di sofferenza fetale ed ipossia durante il travaglio. I medici utilizzano il monitoraggio elettronico della frequenza cardiaca fetale (FHR) che permette di riconoscere e seguire lo sviluppo dell’ipossia (carenza di ossigeno). I valori dell’FHR vanno analizzati con estrema attenzione, in quanto se interpretati erroneamente possono portare a intervenire con un taglio cesareo. La sofferenza fetale ha diversi gradi: il grado 1 non ha conseguenze gravi, mentre il grado 2, pur compensando i fenomeni, provoca l’acidosi. Per completezza di informazione è opportuno anche sottolineare i rischi legati all’attività diagnostica da parte dei medici, in quanto questa, infatti, costituisce la base dei principali problemi di natura medico-legale.
Gestione dell'Ipossia Fetale
Nei casi di sofferenza fetale la prima cosa da fare è la rianimazione intrauterina, in modo da prevenire altre conseguenze. La rianimazione può avvenire in diversi modi: tocolisi (per ridurre le contrazioni uterine), amnioinfusione (introduzione di soluzione salina nella cavità amniotica), cambio della posizione della donna (per ottimizzare il flusso sanguigno uteroplacentare) e utilizzo dell’ossigeno in maschera alla partoriente. L’ossigeno supplementare somministrato alla madre sembra migliorare la situazione metabolica fetale in caso di ipossia, aumentando il grado di ossigenazione fetale ed il livello di saturazione per l’O2 dell’emoglobina fetale. Questo dimostra il legame diretto tra l'ossigenazione materna e il benessere fetale, evidenziando l'importanza di un'adeguata saturazione di ossigeno per entrambi durante tutto il percorso della gravidanza.

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