San Materno, una frazione situata a sud di Mola di Bari, rappresenta un affascinante spaccato del territorio molese, caratterizzato da un paesaggio che ha visto evolversi la sua vocazione nel corso dei secoli. Posta sul primo gradino premurgiano, a circa 130 metri sul livello del mare, questa località offre una prospettiva privilegiata su una vasta porzione della costa adriatica. La sua posizione elevata, che garantisce un'ampia visuale, ha giocato un ruolo cruciale nella sua trasformazione da area prevalentemente agricola a rinomato luogo di villeggiatura.

Le Origini Agricole: Le Masserie
A partire dal Seicento, la campagna circostante San Materno fu interessata dalla costruzione di masserie. Questi complessi architettonici, caratterizzati da cortili interni, erano originariamente concepiti per scopi agricoli. Comprendevano al loro interno ambienti destinati all'abitazione, stalle per il bestiame e locali per il ricovero e la lavorazione delle derrate agricole. Le masserie rappresentavano il cuore pulsante dell'economia rurale, testimoniando un profondo legame con la terra e le sue risorse. Questa tipologia edilizia ha contraddistinto per lungo tempo il paesaggio rurale della zona, plasmando l'identità del territorio.
La Trasformazione in Luogo di Villeggiatura: Le Ville Ottocentesche
Fu nell'Ottocento che San Materno iniziò ad assumere marcatamente il carattere di luogo di villeggiatura. Sfruttando la sua posizione panoramica, numerose ville furono edificate nella frazione e nelle vicine località di Brenca e Pozzovivo. Queste dimore estive erano destinate principalmente alle famiglie borghesi di Mola di Bari, che cercavano un rifugio dalla calura estiva e un luogo dove trascorrere periodi di riposo e svago.
Le ville ottocentesche, pur nella loro pluralità di stili architettonici - che spaziavano dal neoclassico al neogotico, con persino elementi di revival egiziano - segnarono una netta cesura rispetto alla tipologia della masseria. Rappresentarono una nuova espressione del gusto e delle aspirazioni della borghesia emergente, modificando significativamente il tessuto paesaggistico. Per sottolineare la peculiarità di queste costruzioni, la località è stata recentemente identificata anche come "Poggio delle antiche ville".

Mola di Bari: Storia e Caratteristiche del Territorio
Per comprendere appieno il contesto di San Materno, è utile analizzare le caratteristiche generali di Mola di Bari. Questo comune italiano, situato nella città metropolitana di Bari, conta circa 24.130 abitanti. Rifondata da Carlo I d'Angiò nel 1277 su un insediamento più antico, Mola sorge lungo la costa del Mar Adriatico, a circa 20 km a sud-est del capoluogo.
Il territorio comunale presenta le caratteristiche orografiche tipiche della Terra di Bari, con un andamento prevalentemente pianeggiante o lievemente ondulato. Un unico salto di quota marcato si osserva a circa 4 km dalla costa, in corrispondenza del primo gradone premurgiano, noto come la Serra. Le altitudini massime non superano i 140 metri sul livello del mare.
Dal punto di vista idrografico, il territorio molese è solcato perpendicolarmente alla linea di costa da diverse lame, corsi d'acqua stagionali. La lama di Sant'Antonio (o Sant'Onofrio) è l'unica lama urbana conservatasi, sebbene canalizzata nel suo tratto finale. La lama di San Giuseppe, situata alla periferia dell'abitato, fa parte di un più esteso sistema di lame che caratterizza la parte sud-orientale del territorio.
Sebbene non vi siano specchi d'acqua permanenti, all'estremità sud-orientale del comune si trovano alcune doline prive di inghiottitoio. Queste doline, parte del sistema dei cosiddetti laghi di Conversano, possono trasformarsi in piccoli bacini idrici in presenza di abbondanti piogge, venendo impiegate in passato per l'irrigazione. Nella cartografia del XIX secolo, queste aree erano indicate come laghi di Spinazzo o di Denazzo. Nelle vicinanze si trova anche la grave di Minghiazze, una cavità sotterranea con interessanti formazioni stalattitiche.
Le Origini Antiche di Mola: Tra Mito e Realtà
Le origini di Mola di Bari sono avvolte da testimonianze contraddittorie riguardo a una possibile fondazione greca o romana. A favore dell'ipotesi magnogreca vi sono ritrovamenti di monete (poi disperse) e un antico stemma in pietra raffigurante la civetta, simbolo di Atene, incastonato nelle mura antiche. L'origine romana è invece supportata dal ritrovamento di una cisterna (Fons Julia) e di una pavimentazione a mosaico di una villa di età imperiale situata sulla costa a nord dell'abitato, in contrada Paduano o Padovano (già Turris Juliana). In questa caletta naturale sono visibili anche i resti di un piccolo molo in pietra.
Nell'area erano presenti piccole comunità umane che solevano raccogliersi presso le grotte che si aprono ai margini delle numerose lame. Tuttavia, le testimonianze di un centro urbano consolidato restano scarse e contraddittorie fino al 6 giugno 1277. In quella data, Carlo I d'Angiò ordinò di rendere abitabile il luogo chiamato Mola, per la comodità dei passanti e per la sicurezza della costa. L'uso del termine "ricostruzione" da parte di Carlo I suggerisce l'esistenza di un insediamento precedente, volontariamente abbandonato o distrutto nei decenni precedenti. Le congetture su una distruzione voluta da Carlo I nel corso del conflitto contro gli Svevi non sono però supportate da prove attendibili.
Tra il 1277 e il 1279, Carlo I d'Angiò ordinò la costruzione di un palacium di tre piani e il ripopolamento coatto di Mola con 150 "masnadieri e fuoriusciti". A ciascuno di loro fu assegnata una porzione di terra all'interno delle mura per costruire alloggi e una parte della campagna circostante per il loro sostentamento.
Dalle Vicende Feudali alla Rinascita Economica
Mola passò attraverso alterne vicende storiche. Salvo un probabile breve dominio feudale di Teseo Macedonio nel 1283, mantenne lo status di città demaniale fino al primo Quattrocento. Questo periodo fu, secondo alcuni storici locali, di relativa prosperità, con un significativo aumento della popolazione.
Con il passaggio del Regno di Napoli dagli Angioini agli Aragonesi, l'indebitamento della corona portò alla cessione dei beni demaniali. Nel 1495, con la discesa in Italia di Carlo VIII di Francia, Mola fu ceduta dagli Aragonesi ai Veneziani in cambio di un ingente prestito. La Serenissima detenne la città a più riprese, ma non riuscì mai a espugnare il castello. Tornato sotto i Toraldo, nel 1563 il feudo di Mola fu venduto alla famiglia Carafa.
Nel 1584, i molesi riuscirono a raccogliere 50.000 ducati, liberandosi dal giogo feudale e tornando ad essere soggetti solo al regio demanio. Nel 1609, Mola passò a Michele Vaaz, esponente di una ricca famiglia di mercanti ebrei portoghesi convertiti. L'Università di Mola, che rappresentava gli interessi delle famiglie notabili locali, si oppose fermamente al nuovo feudatario, impugnando il decreto di Filippo II. La motivazione principale era la volontà di sottrarsi ai diritti e ai privilegi del feudatario, inclusa l'imposizione di dazi sul commercio. Nonostante il riconoscimento della validità del privilegio da parte della Regia Camera della Sommaria nel 1670, il paese otterrà la piena libertà solo nel 1755.
Con l'espulsione dei Vaaz, iniziò per Mola un periodo di grande ripresa economica, alimentata dall'incremento dei traffici marittimi e dal miglioramento delle tecniche agricole. Seguirono un rapido sviluppo demografico e urbanistico e un generale miglioramento del tenore di vita.
Nel 1799, in concomitanza con la Repubblica Napoletana, si verificò un effimero moto insurrezionale che causò alcune vittime e la distruzione di registri contabili. Con l'unità nazionale, nonostante la costruzione della ferrovia Adriatica (1865) e l'intensa opera di alfabetizzazione, le condizioni di ampi strati della popolazione rimasero precarie. La crisi economica di fine secolo, dovuta al protezionismo, diede un primo cospicuo impulso all'emigrazione oltreoceano, che coinvolse migliaia di molesi fino agli anni Sessanta del XX secolo. Durante la Prima Guerra Mondiale, Mola subì un bombardamento aereo da parte degli austriaci.
Il Castello Angioino: Testimonianza di Difesa e Architettura
Per difendere la costa dalle frequenti incursioni piratesche, Carlo I d'Angiò ordinò nel 1277 la costruzione di un palacium, affidando la direzione dei lavori ai regi carpentieri Pierre d'Angicourt e Jean da Toul. I lavori terminarono due anni dopo. Tra il XV e il XVI secolo, l'edificio seguì le sorti della città, passando per le mani di diversi feudatari e resistendo a numerosi attacchi. Tuttavia, i danni subiti durante l'assedio veneziano del 1508 resero necessario un radicale restauro, che conferì all'edificio l'attuale forma di poligono stellato. Le possenti mura a scarpata, costruite per resistere alle armi da fuoco, sono dotate di numerose caditoie.

Architettura Religiosa: Chiese e Conventi
Mola di Bari vanta un patrimonio architettonico religioso di notevole interesse, con chiese che testimoniano diverse epoche e stili.
La Chiesa Madre di San Nicola di Bari, situata all'interno del borgo antico, fu costruita alla fine del XIII secolo, presumibilmente durante la rifondazione angioina. Nel Cinquecento, versava in cattive condizioni, tanto che l'arcivescovo di Bari Girolamo Sauli ne impose la riedificazione tra il 1547 e il 1575, ad opera dei maestri dalmati Francesco e Giovanni da Sebenico e Giovanni da Curzola. Recenti restauri hanno valorizzato il rosone e i due portali esterni. L'interno è scandito in tre navate e imponenti colonne in stile corinzio.
La Chiesa di Santa Maria del Passo, edificata nel 1503 grazie al lascito testamentario di Pietro De Mietolo, sorgeva alle porte della città lungo la via per Bari, in luogo di un'antica cappella. Dal suo sorgere fino al XIX secolo, fu parte integrante di un convento di Frati Minori Osservanti. L'antico convento, soppresso nella seconda metà dell'Ottocento e oggi ex ospedale civile, conserva preziosi affreschi raffiguranti scene di vita di San Francesco d'Assisi. Tra le opere d'arte spiccano l'antico gruppo scultoreo della Pietà (XV secolo), il pulpito ligneo del 1712 e l'organo settecentesco di Pietro de' Simone.
La Chiesa del Santissimo Rosario, una grande costruzione a navata unica edificata nella prima metà del XVI secolo insieme all'annesso convento dall'ordine dei domenicani, fu originariamente intitolata alla Madonna del Carmine. Al suo interno si segnala il dipinto della Madonna del Rosario, opera di Fabrizio Santafede, traslato dalla Chiesa Madre nel 1577. Rilevante è anche l'altare in marmo policromo dedicato a San Vincenzo Ferreri (1744).
La Chiesa della Madonna delle Grazie, edificata a partire dal 1587 alla periferia sud dell'abitato, sorge al posto di una cappella patronato della famiglia Sabinelli, dove si venerava un'icona mariana. La chiesa, prospiciente il mare, presenta un semplice prospetto a capanna con un pregevole rosone. L'interno è dominato dal seicentesco altare maggiore in legno dorato. Nel 1652 la chiesa divenne sede della confraternita del Sacro Monte del Purgatorio.
La Chiesa della Maddalena (1630), situata nella centrale Piazza XX Settembre, ospita la confraternita dell'Addolorata. La cupola fu affrescata nel 1965 da Umberto Colonna.
La Chiesa di San Giacomo (1695), interamente affrescata, fu antica patronato della famiglia Susca, che la edificò al termine dell'epidemia di peste del 1691.
La Chiesa di Santa Chiara e annesso monastero (1723-1738) fu progettata nelle sue linee essenziali da Vito Valentino, mentre la chiesa venne realizzata in forme neoclassiche su progetto degli architetti Vincenzo Ruffo e Giuseppe Maria Sforza. Dal secondo dopoguerra ospita il simulacro di San Giovanni Battista.
La Chiesa rupestre di San Giovanni Battista, una cappella fortificata nei pressi di una lama, costituita da una chiesa superiore e una ipogea, è probabile sede di romitaggio nel XII secolo.
Architettura Civile e Spettacolo
Il Palazzo Alberotanza, la cui facciata simmetrica in stile tardo-barocco è cadenzata da tre teorie di finestre, passò nella metà del XIX secolo a Nicola Alberotanza e solo nel XX secolo entrò a far parte del patrimonio comunale. Gli interni conservano pregevoli decorazioni pittoriche, tra cui tele del pittore napoletano Aniello D'Arminio.
Il Teatro Comunale, realizzato nel 1888 su progetto dell'ingegner Vittorio Chiaia e intitolato nel 1898 al compositore Niccolò van Westerhout, presenta le caratteristiche di teatro all'italiana. Nel 1896 ospitò la prima assoluta del dramma lirico Doña Flor di Niccolò van Westerhout. Dopo essere stato adibito a sala cinematografica nel 1929 e successivamente chiuso, fu recuperato funzionalmente nel 1972.
MOLA DI BARI: cosa vedere
San Materno Oggi: Un Immobile Residenziale e le Sue Potenzialità
Oggi, San Materno continua a essere un luogo di interesse, anche dal punto di vista immobiliare. Un esempio è la recente proposta di vendita di un'ampia villa di 180 mq catastali, situata in zona tranquilla e residenziale, con accesso diretto dalla Provinciale 111 Mola-Rutigliano. L'immobile, sviluppato su piano terra e primo piano con ingressi indipendenti, dispone di terrazzo di proprietà, patio e un giardino pertinenziale di 635 mq. Un punto di forza è la possibilità di dividere l'alloggio in due soluzioni abitative indipendenti, oltre all'ubicazione strategica. Il piano terra è composto da un'ampia zona giorno con due camere da letto, bagno e ripostiglio. Il primo piano offre ingresso, soggiorno, pranzo, due camere da letto, bagno e un'ampia veranda di 28 mq.
Questa tipologia di immobile, inserita nel contesto paesaggistico e storico di San Materno, riflette l'evoluzione del territorio, che da vocazione agricola si è trasformato in un'area apprezzata per la qualità della vita e la bellezza dei suoi panorami, mantenendo al contempo un forte legame con le proprie radici storiche e architettoniche.
La presenza di istituti di istruzione superiore, con indirizzi che spaziano dal liceo scientifico all'istituto tecnico, contribuisce a rendere Mola di Bari una realtà dinamica e al passo con i tempi, offrendo opportunità formative per le nuove generazioni. La diversità culturale è inoltre testimoniata dalla presenza di 483 stranieri residenti, pari all'1,92% della popolazione complessiva.
La tradizione del "Carrettone di Carnevale", proposto per la prima volta in anni recenti, rappresenta un esempio di come la comunità molese sappia reinterpretare e valorizzare le proprie espressioni culturali, proiettandole nel presente e nel futuro.