San Massimiliano Kolbe: L'Economia Soprannaturale e il Nome Fecondo dell'Immacolata

L'influenza di San Massimiliano Maria Kolbe sulla teologia mariana e sulla spiritualità cattolica è profonda, radicata nella sua straordinaria meditazione sul mistero dell'Immacolata Concezione. Il suo approccio a questo dogma, definito dalla Chiesa solamente nel 1854, trascende la mera preservazione dal peccato originale, elevando l'Immacolata Concezione a una dimensione che riguarda la persona stessa di Maria e il suo ruolo nell'economia divina della salvezza. Per il Martire della Carità, l'Immacolata Concezione non è solo un privilegio o una qualità, ma il nome che rivela chi è Maria, una verità che egli ha esplorato con acume straordinario, offrendo spiegazioni mariane tra le più profonde e inedite esistenti.

San Massimiliano Kolbe con l'Immacolata Concezione

La Rivelazione di Lourdes e l'Essenza dell'Immacolata Concezione

Al centro della riflessione di San Massimiliano Kolbe vi è l'affermazione della Madonna a Santa Bernadette Soubirous a Lourdes: «Io sono l’Immacolata Concezione». Queste semplici parole, meditate costantemente dal Santo, hanno dischiuso una comprensione rivoluzionaria. San Massimiliano notava che la Vergine non ha risposto: «Io sono Colei che è stata concepita senza peccato», o «Colei che è stata preservata dal peccato originale», o altre formulazioni simili. Ella ha detto: «Io sono l’Immacolata Concezione», come se questo significasse non solo un fatto, non solo una dignità o una qualità, ma designasse la sua stessa persona: «Io sono» (cfr. Es 3, 14; Gv 8, 58; Ap 1, 8). Secondo San Massimiliano, l’Immacolata Concezione è, pertanto, la definizione stessa della persona della Madre di Dio. Questo nome, tanto gradito al cuore, desiderava Kolbe che tutti lo usassero per chiamarla. L’Immacolata è il suo ideale: avvicinarsi a Lei, rendersi simili a Lei, permettere che Ella prenda possesso del proprio cuore e di tutto il proprio essere, che Ella viva e operi in noi e per mezzo nostro, che Ella stessa ami Dio con il nostro cuore, e che noi Le apparteniamo senza alcuna restrizione. Questi concetti ritornano frequentemente negli scritti di San Massimiliano, che con la mente riva a Massabielle, dove era stato in pellegrinaggio il 30 gennaio 1930. Rivedeva quella grotta in cui «si riconosce l’azione dell’Immacolata» e sentiva risuonare nell’intimo le parole di Aquero, parole su cui rifletteva anche il 17 febbraio 1941 a poche ore dall’arresto.

Apparizione dell'Immacolata Concezione a Santa Bernadette a Lourdes

La Vergine a Lourdes, nella sua apparizione, non dice: “Io sono stata concepita immacolatamente”, ma: “Io sono l’Immacolata Concezione”. Con ciò Ella determina non solo il fatto dell’Immacolata Concezione, ma anche il modo con il quale questo privilegio Le appartiene. Perciò, non è qualcosa di accidentale, ma fa parte della sua stessa natura. Il Padre Massimiliano aveva somma cura nel riannodare la Concezione Immacolata di Maria e la sua funzione nel piano della salvezza al mistero della Trinità, e in modo del tutto speciale con la persona dello Spirito Santo. Con geniale profondità sviluppò i molteplici aspetti contenuti nella nozione di “Sposa dello Spirito Santo”, ben nota nella tradizione patristica e teologica e suggerita dal Nuovo Testamento: «Lo Spirito Santo scenderà su di te, su te stenderà la sua ombra la potenza dell’Altissimo. Colui che nascerà sarà Santo e chiamato Figlio di Dio» (Lc 1, 35). È una analogia, sottolinea san Massimiliano Kolbe, che fa intravedere l’unione ineffabile, intima e feconda tra lo Spirito Santo e Maria.

La Visione Trinitaria dell'Amore e il Primato dell'Incarnazione

Per comprendere appieno la visione di San Massimiliano, è necessario addentrarsi nella sua profonda contemplazione della vita interna della Santissima Trinità. «In principio Dio creò il cielo e la terra» (Gn 1,1). Se potessimo contemplare attraverso una “piccola finestra” ciò che esisteva al di fuori del tempo, prima ancora della creazione, cadremmo in ginocchio in adorazione! Nell’eternità, la Santissima Trinità esiste - sottolineiamo il verbo al presente - in una perfetta e totale felicità. Il Padre, conoscendoSi pienamente, genera il Verbo, e dall’amore tra loro due procede lo Spirito Santo. In questa eterna coesistenza tra le tre Persone che costituiscono l’unico Dio, non manca nulla.

Diagramma della Santissima Trinità

In realtà, con un unico ed eterno atto della sua volontà, Dio ha determinato tutto il piano della creazione, prevedendo tutto ciò che sarebbe accaduto fino alla consumazione dei secoli. Nel concepire quest’opera, qual era il punto più alto e nobile nella sua mente? Evidentemente l’incarnazione del Verbo. Dio Padre ha creato il mondo perché suo Figlio Si incarnasse. Ma per quale motivo Egli Si è incarnato? Ancora oggi, una moltitudine di teologi - la maggior parte dei quali domenicani - afferma che l’Incarnazione è avvenuta per la Redenzione dell’umanità. Pertanto, se Adamo non avesse peccato, Cristo non Si sarebbe incarnato. Grandi dottori, tra cui lo stesso San Tommaso d’Aquino, tendevano per questa ipotesi. Tuttavia, altri sostengono che l’Incarnazione, essendo la più grande opera di Dio nella creazione, avrebbe avuto luogo indipendentemente dalla caduta dei nostri primi genitori. Questa ipotesi è sostenuta soprattutto dai francescani, il cui più grande sostenitore fu il Beato Giovanni Duns Scoto. Sebbene la discussione sia appassionante, non è compito in questa sede esaminare tutte le eccellenti argomentazioni di entrambe le parti. San Massimiliano, in linea con la tradizione francescana che nel Medioevo fu il maggiore difensore dell'Immacolata Concezione, abbraccia questa prospettiva.

Qui arriviamo al cuore del pensiero mariano di San Massimiliano e alla ragione del nome Immacolata Concezione. Prendendo il termine concezione - inteso come accoglienza della vita per mezzo dell’unione coniugale - come analogo al frutto dell’amore tra sposi, San Massimiliano inizia a tessere considerazioni sorprendenti sulla vita interna della Trinità. «Chi è il Padre? Che cosa costituisce il suo Essere? La generazione, visto che Lui genera il Figlio, dall’eternità e per l’eternità genera sempre il Figlio. Chi è il Figlio? È colui che è generato, poiché è sempre e dall’eternità generato dal Padre. E chi è lo Spirito Santo? È il frutto dell’amore del Padre e del Figlio.» Kolbe prosegue affermando che il frutto dell’amore creato è una concezione creata. Pertanto, il frutto dell’amore, del prototipo di questo amore creato, non è altro che una concezione. Di conseguenza, lo Spirito è una concezione increata, eterna, è il prototipo di ogni concezione di vita nell’universo. Per il Santo, dunque, Immacolata Concezione - considerando il termine concezione come un’analogia dell’amore - è il nome con cui ci possiamo rivolgere allo Spirito Santo, Amore personale nel seno della Trinità. San Massimiliano sapeva bene che, in Teologia, la parola concezione è consacrata per indicare la generazione del Verbo. Qui egli la utilizza come analogia dell’amore tra coniugi per indicare l’elaborazione per via volitiva dello Spirito Santo, distinta dalla elaborazione per via intellettiva del Verbo, designata dalla parola generazione.

Simbolo della colomba dello Spirito Santo

Maria, Sposa dello Spirito Santo e Vertice dell'Amore Creato

Se lo Spirito Santo è l’infinita e increata Immacolata Concezione, Maria è l’Immacolata Concezione creata e finita. Questo è il significato più profondo del nome con cui la Santissima Vergine Si è fatta conoscere a Lourdes. In questo modo, l’amore tra sposi sulla terra è una pallida immagine del vincolo tra lo Spirito Santo e Maria. Nelle somiglianze create, l’unione dell’amore è la più intima. La Sacra Scrittura afferma che saranno due in una sola carne (cfr. Gn 2, 24) e Gesù sottolinea: «Così che non sono più due, ma una carne sola» (Mt 19, 6). Pertanto, possiamo concludere che se lo Spirito Santo divinizza, è grazie a Maria. Ella non è stata la prima ad essere divinizzata nel tempo, visto che Dio creò gli Angeli e i nostri progenitori in grazia. Tuttavia, nei disegni divini, Ella ha il primato nell’intenzione di divinizzare tutta la creazione: «La creatura totalmente piena di questo amore, di divinità, è l’Immacolata, senza tuttavia la minima macchia di peccato, Colei che non ha mai deviato in alcun modo dalla volontà divina.» San Massimiliano non considera l’Immacolata Concezione solo nel suo aspetto negativo, ossia nella completa preservazione dalla macchia del peccato per i meriti della Redenzione operata da Nostro Signore Gesù Cristo. Con vera audacia, il santo francescano arriva a tracciare un’analogia tra l’Incarnazione del Verbo e l’unione tra Maria e lo Spirito Santo.

«[Lo Spirito Santo] sta all’Immacolata, come la Seconda Persona della Santissima Trinità, il Figlio di Dio, sta a Gesù, ma con questa differenza: che in Gesù ci sono due nature, quella divina e quella umana, e un’unica Persona, quella divina. La natura e la persona dell’Immacolata, al contrario, sono distinte dalla natura e dalla Persona dello Spirito Santo.» Come il Figlio fu inviato dal Padre per incarnarSi e, soprattutto, per unire Dio alla creazione, lo Spirito Santo fu inviato dal Padre e dal Figlio per divinizzare Maria e, in questo modo, unire la creazione a Dio. In Lei si realizza il miracolo del ritorno dell’opera dei sei giorni al Padre Eterno. A questo riguardo San Massimiliano commenta: «Il ritorno a Dio, la reazione uguale e contraria, procede per la via opposta a quella della creazione. Per quanto riguarda la creazione, [questo percorso viene] dal Padre attraverso il Figlio e lo Spirito, mentre qui, per mezzo dello Spirito, il Figlio Si incarna nel grembo di Lei e, attraverso di Lui, l’amore ritorna al Padre.» Il titolo "Sposa dello Spirito Santo", applicato a Maria da San Francesco d’Assisi nell’antifona Santa Maria Virgo dell’Ufficio della Passione da lui composto, fu forse il primo a usarlo. San Massimiliano, da buon francescano, ne fa un uso generoso per comprendere le relazioni tra il Paraclito e la Madonna. San Massimiliano arriva ad affermare che «la Terza Persona della Santissima Trinità non Si è incarnata. Tuttavia, l’espressione Sposa dello Spirito Santo è molto più profonda di quanto questo titolo implichi nelle questioni terrene.»

Se è stata la «chiave dell’amore» ad aprire la mano creatrice di Dio per portare all’esistenza l’universo, secondo la bellissima espressione di San Tommaso d’Aquino, il ritorno della creazione a Dio può realizzarsi solamente attraverso l’amore. Il Padre ha voluto creare perché il Figlio Si incarnasse, il Figlio Si è incarnato perché lo Spirito Santo ci divinizzasse, e lo Spirito Santo ci deifica perché l’amore della creazione torni al Creatore. «Il vertice dell’amore della creazione che ritorna a Dio è l’Immacolata, l’essere senza macchia di peccato, tutta bella, tutta di Dio. Nemmeno per un istante la sua volontà si è allontanata dalla volontà di Dio. Ella è appartenuta sempre e liberamente a Dio.» La circolarità dell’amore, che ha origine dal Padre, e che nella risposta di Maria ritorna alla sua sorgente, è un aspetto caratteristico e fondamentale del pensiero mariano di padre Kolbe. È, questo, un principio che sta alla base della sua antropologia cristiana, della visione della storia e della vita spirituale di ogni uomo. Maria Immacolata è archetipo e pienezza di ogni amore creaturale; il suo amore limpido e intensissimo verso Dio racchiude nella sua perfezione quello fragile e inquinato delle altre creature. La risposta di Maria è quella dell’intera umanità. Tutto questo non offusca, né sminuisce la centralità assoluta di Gesù Cristo nell’ordine della salvezza, ma la illumina e la proclama con vigore, perché Maria deriva ogni sua grandezza da lui. Come insegna la storia della Chiesa, la funzione di Maria è quella di far risplendere il proprio Figlio, di condurre a lui e di aiutare ad accoglierlo.

La Vita e l'Apostolato di San Massimiliano Maria Kolbe: Un Militante dell'Immacolata

La vita di San Massimiliano Maria Kolbe è stata interamente dedicata a diffondere la conoscenza e l'amore per l'Immacolata. Raimondo Kolbe nacque a Zdunska-Wola (Lodz) nella Polonia centrale, l'8 gennaio 1894 e fu battezzato lo stesso giorno. Secondo di cinque figli, era nato in Polonia da due ferventi cattolici. Già da bambino, Raimondo avvertì un misterioso invito della Beata Vergine e, secondo la testimonianza, ebbe una visione della Vergine che gli porgeva due corone di fiori, una di gigli, simbolo della verginità, l’altra di rose rosse, simbolo del martirio. Le accettò entrambe, segnando così il percorso della sua vita. La famiglia si trasferì poi a Pabianice dove Raimondo frequentò le scuole primarie. Nel 1907 Raimondo venne accolto nel Seminario dei Frati Minori Conventuali di Leopoli per una formazione intellettuale e cristiana, e passò poco dopo nel noviziato della comunità, prendendo il nome di Massimiliano. Qui fra Massimiliano continuò ad assimilare quelle virtù religiose che già lo rivelavano un degno ed esemplare figlio di S. Francesco, e lo preparavano a diventare un autentico sacerdote di Cristo. Emise la professione solenne il 1° novembre 1914 col nome di Massimiliano Maria. Per proseguire la sua formazione religiosa e sacerdotale fu trasferito a Roma, dove dimorò dal 1912 al 1919, presso il "Collegio Serafico Internazionale" dell'Ordine. A Roma, egli conseguì la laurea in filosofia nel 1915 e al Collegio Serafico quella in teologia nel 1919. Il 28 aprile 1918 fu ordinato sacerdote e celebrava la Prima Messa nel giorno successivo nella Chiesa di S. Andrea delle Fratte. Il Rosario e l’adorazione eucaristica animavano ogni sua giornata, come testimoniato dai suoi compagni che già negli anni di collegio si accorgevano di avere un santo tra loro. Padre Giuseppe Pietro Pal ricordava: «L’amore fraterno di Massimiliano era davvero come quello del Vangelo. Quando nelle nostre conversazioni parlavamo di quanto poco venissero osservate le regole nel nostro collegio, mi diceva di pregare per i peccatori. Non l’ho mai sentito parlare male di qualcuno. Soffriva nel vedere gli altri trasgredire le regole.»

La storia dell’uomo salvato dal sacrificio di Massimiliano Kolbe ad Auschwitz

Una formazione spirituale soda e sicura aveva aperto lo spirito di fra Massimiliano ad una acuta penetrazione e profonda contemplazione del mistero di Cristo. Come i teologi francescani egli amava contemplare nel piano salvifico di Dio la Volontà del Padre, il quale per mezzo del Figlio e nello Spirito Santo crea, santifica e salva un mondo in cui il Verbo Incarnato e Redentore costituisce il punto finale dell'amore di Dio che si comunica e il punto di convergenza dell'amore delle creature che a Dio si riferiscono; e nello stesso disegno di Dio amava contemplare la presenza di Maria Immacolata che sta al vertice della partecipazione e della collaborazione rispetto alla Incarnazione Redentrice e all'azione santificante dello Spirito. L’ispirazione di tutta la sua vita fu l’Immacolata, alla quale affidava il suo amore per Cristo e il suo desiderio di martirio. Nel mistero dell’Immacolata Concezione si svelava davanti agli occhi della sua anima quel mondo meraviglioso e soprannaturale della Grazia di Dio offerta all’uomo. La fede e le opere di tutta la vita di padre Massimiliano indicano che egli concepiva la sua collaborazione con la Grazia divina come una milizia sotto il segno dell’Immacolata Concezione. La caratteristica mariana è particolarmente espressiva nella vita e nella santità di padre Kolbe. Con questo contrassegno è stato marcato anche tutto il suo apostolato, sia nella patria come nelle missioni.

Consapevole della piaga del modernismo e dell’odio contro la Chiesa diffuso dalla Massoneria, il 16 ottobre 1917 fondò insieme ad altri sei compagni la Milizia dell’Immacolata (M.I.). L’idea era di consacrare a Dio, attraverso Maria, quante più anime possibili, aiutandole a guadagnare la salvezza eterna. Il santo sapeva infatti bene che la fede genuina s’incarna nella Chiesa militante, chiamata a combattere il Maligno e far conoscere e amare Dio, lavorando all’instaurazione del Suo Regno con l’aiuto di Maria. Questi sentimenti di fede e propositi di zelo, che Massimiliano sintetizzò nel motto: "Rinnovare ogni cosa in Cristo attraverso l'Immacolata", stavano alla base della istituzione della "Milizia di Maria Immacolata".

Dopo sei anni di sacerdozio, ammalatosi di tubercolosi, ritornò in Polonia, a Cracovia, e non potendo insegnare a causa della sua salute malferma, si dedicò all’apostolato mariano, soprattutto con la stampa. Nel 1919 P. Massimiliano era di nuovo in Polonia dove, nonostante le difficoltà di una grave malattia che lo costringeva a prolungate degenze nel sanatorio di Zakopane, si dedicava con ardore all'esercizio del ministero sacerdotale e alla organizzazione della M.I. A questo fine, già ammalato di tubercolosi, diede inizio a una rivista, Il Cavaliere dell’Immacolata (Rycerz Niepokalanej), di cui nel 1922 diede inizio alla pubblicazione. Era convinto della necessità di un apostolato attraverso i mezzi di informazione, per trasmettere la bellezza delle verità di fede e di morale, già all’epoca attaccate da «propagatori senza numero». Le sue idee e la sua carità accesero di entusiasmo una moltitudine di giovani. La sua rivista giunse a una tiratura di milioni di copie.

Nel 1927, Kolbe diede inizio alla costruzione, nei pressi di Varsavia, di un Convento-città, che chiamò "NIEPOKALANÓW" (Città dell'Immacolata). Qui impiantò un’officina, che andò sviluppandosi quasi miracolosamente, e attirò attorno a sé un gran numero di giovani desiderosi di condividere la sua vita. Fin dagli inizi Niepokalanów assunse la fisionomia di una autentica "Fraternità francescana" per l'importanza primaria data alla preghiera, per la testimonianza di vita evangelica e la alacrità del lavoro apostolico. I frati, formati e guidati da P. Massimiliano vivevano in conformità alla Regola di S. Francesco nello spirito della consacrazione all'Immacolata, e collaboravano tutti nella attività editoriale e nell'uso di altri mezzi di comunicazione sociale per l'incremento del Regno di Cristo e la diffusione della devozione alla Beata Vergine. In dieci anni si era formata attorno una cittadella e ospitava oltre 700 frati.

Niepokalanów, la Città dell'Immacolata fondata da San Massimiliano Kolbe

Da Niepokalanów, come già da Roma, lo sguardo di P. Kolbe spaziava sul mondo spinto dall'amore verso Cristo e Maria. "Per l'Immacolata al cuore di Gesù, ecco la nostra parola d'ordine… e poiché la consacrazione di Niepokalanów è incondizionata, così essa non esclude l'ideale missionario… Non desideriamo infatti consacrare soltanto noi stessi all'Immacolata, ma vogliamo che tutte le anime del mondo si consacrino a Lei." Questo ideale lo spinse ad estendere il suo apostolato missionario in Europa e in Asia. Nel 1930 P. Kolbe, missionario di Cristo e di Maria, partì per l'Estremo Oriente. Nel mese di aprile approdò in Giappone e raggiunse Nagasaki, dove, accolto benevolmente dal Vescovo, in meno di un mese era in grado di pubblicare in lingua giapponese "Il Cavaliere dell'Immacolata". Fu poi costruito sulle pendici del monte Hicosan alla periferia di Nagasaki un nuovo Convento-città che prese il nome di "Mugenzai no Sono" (Giardino dell'Immacolata), e in cui P. Kolbe organizzò e formò la nuova comunità francescana missionaria, sul tipo di quella di Niepokalanów. I risultati si rivelarono presto assai confortanti. Si moltiplicavano conversioni e battesimi, e tra i giovani battezzati maturavano vocazioni religiose e sacerdotali, per cui anche Mugenzai no Sono divenne fecondo centro vocazionale e sede di un noviziato e di un seminario filosofico-teologico. Qui si rifugeranno gli orfani dopo l’esplosione della bomba atomica. Fondò anche una stazione radio, la SP3RN (Stazione polacca 3 Radio Niepokalanów), e per questo motivo è patrono dei radioamatori. Un’altra casa mariana venne eretta anche in India.

Negli anni 1936-39 Niepokalanów raggiunse il massimo sviluppo della sua attività vocazionale ed editoriale. P. Kolbe, ricco delle nuove esperienze acquisite in Giappone, si dedicò non solo a impartire una intensa formazione spirituale alle numerose vocazioni che continuamente affluivano, ma anche a curare l'efficiente organizzazione dell'apostolato stampa. Nel frattempo il P. Massimiliano ebbe l'opportunità di dedicarsi anche a completare l'organizzazione della M.I. ormai diffusa nel mondo; nel 1937 ricorreva il Ventennale di fondazione e il P. Kolbe lo commemorò a Roma, dove nel mese di febbraio gettò le basi per la creazione di una "Direzione Generale M.I.".

Il Sacrificio Supremo ad Auschwitz e la Testimonianza dell'Amore

Nel settembre del 1939 ebbe inizio la tragica serie delle prove di sangue che il P. Kolbe aveva in certo modo intravisto. Una folle ideologia antiumana e anticristiana spinse forze brutali a invadere la Polonia e perpetrare stragi e oppressioni inaudite; e la persecuzione si abbatté anche su Niepokalanów dove era rimasto solo un ridotto numero di frati. P. Kolbe accolse nel convento profughi, feriti, deboli, affamati, scoraggiati, cristiani ed ebrei, ai quali offrì ogni conforto spirituale e materiale. Il 19 di settembre la Polizia nazista procedette alla deportazione del piccolo gruppo dei frati di Niepokalanów presso il campo di concentramento di Amtitz in Germania, dove il P. Massimiliano animò i fratelli a trasformare la prigione in una missione di testimonianza. Rilasciato l’8 dicembre 1939, tornò a Niepokalanów, riprendendo l’attività interrotta.

La nuova autorità amministrativa imposta dal nazismo conosceva assai bene la potenza spirituale cristiana che Niepokalanów rappresentava ed esercitava in Polonia contro ogni forma di ingiustizia e di errore; e conosceva inoltre le ferme intenzioni che animavano i frati cavalieri di Maria Immacolata, perché aveva sentito direttamente dal P. Kolbe questa dichiarazione: "Siamo pronti a dare la vita per i nostri ideali". La Gestapo però ricorse all'inganno per incriminare P. Massimiliano. Fu definitivamente arrestato dalla Gestapo il 17 febbraio 1941 e a maggio venne trasferito ad Auschwitz. P. Massimiliano fu rinchiuso nel carcere di Pawiak dove subì le prime torture dalle guardie naziste; e il 28 maggio fu trasferito al campo di concentramento di Oswiipcim, tristemente famoso.

Campo di sterminio di Auschwitz

La presenza del P. Kolbe nei vari blocchi del campo della morte fu quella del sacerdote cattolico testimone della fede, pronto a dare la vita per gli altri, quella del religioso francescano testimone evangelico di carità e messaggero di pace e di bene per i fratelli, quella del cavaliere di Maria Immacolata che all'amore della Madre divina affidava tutti gli uomini. Era pronto al dono supremo cui aveva aspirato fin dagli anni giovanili, dando alla sua carità questa dimensione evangelica: "Da te ipsum aliis = Amor". Lo compì con estremo slancio di amore quando liberamente si offrì a prendere il posto di un fratello prigioniero condannato, insieme ad altri nove per ingiusta rappresaglia, a morire di fame. La fuga di un prigioniero fece scattare la dura ‘legge’ nazista: dieci prigionieri vennero condannati a morire di fame nel Blocco 13. Tra questi vi era un padre di famiglia, Franciszek Gajowniczek, che parlava disperatamente della moglie e dei figli. Il santo si offrì di prendere il suo posto. «Chi sei tu?», gli chiesero i nazisti. «Un prete cattolico», rispose lui, che per due volte aveva già celebrato segretamente nel lager la Santa Messa, distribuendo il Corpo di Cristo a una trentina di detenuti. I nazisti, sorprendentemente, accettarono lo scambio.

Nel bunker della morte il P. Massimiliano Kolbe non si lamentò mai, confortò gli altri prigionieri, parlò loro del sacrificio e amore di Gesù, li fece pregare ed elevare inni sacri. Per quasi due settimane di isolamento senza cibo, la sua presenza fu un faro di speranza. Il 14 agosto 1941, vigilia della festa della Assunzione di Maria SS., e vigilia dell’Assunta, sopravvivevano ancora lui e altri tre uomini. Le SS decisero di farla finita con un’iniezione di fenolo. Fu allora che al capoblocco dell’infermeria disse: «Lei non ha capito nulla della vita, l’odio non serve a niente… solo l’amore crea!». Porse il braccio al carnefice pronunciando le sue ultime parole terrene: «Ave Maria». La ferocia inumana e anticristiana stroncò così la sua esistenza terrena con una iniezione di acido fenico. Testimonierà il carceriere: «Quando riaprii la porta di ferro, già non viveva più; ma mi si presentava come se fosse vivo. Ancora appoggiato al muro. La faccia era raggiante in modo insolito. Gli occhi largamente aperti e concentrati in un punto. Tutta la figura come in estasi.»

Questo sacrificio avvenne nel campo di concentramento di Auschwitz, dove furono messi a morte durante l’ultima guerra circa 4.000.000 di persone, tra cui anche la Serva di Dio Edith Stein (la carmelitana suor Teresa Benedetta della Croce). Franciszek Gajowniczek, l’uomo per cui Kolbe diede la vita, era ancora vivo ed era presente alla canonizzazione di padre Kolbe il 10 ottobre 1982. Padre Massimiliano Maria Kolbe ha riaffermato così il diritto esclusivo del Creatore alla vita dell’uomo innocente e ha reso testimonianza a Cristo e all’amore. «Preziosa agli occhi del Signore / è la morte dei suoi fedeli» (Sal 115 [116],15), così si ripete nel Salmo responsoriale. Veramente è preziosa ed inestimabile! Mediante la morte, che Cristo ha subìto sulla Croce, si è compiuta la redenzione del mondo, poiché questa morte ha il valore dell’amore supremo. La morte subìta per amore, al posto del fratello, è un atto eroico dell’uomo, mediante il quale, insieme al nuovo Santo, glorifichiamo Dio. A questo definitivo sacrificio Massimiliano si preparò seguendo Cristo sin dai primi anni della sua vita in Polonia. L’amore e il desiderio del martirio l’accompagnavano sulla via della vocazione francescana e sacerdotale, alla quale si preparava sia in Polonia che a Roma. Anche se “agli occhi degli uomini subì castighi”, tuttavia “la sua speranza è piena di immortalità” poiché “le anime dei giusti sono nelle mani di Dio, / nessun tormento le toccherà”. Tale vita è frutto della morte a somiglianza della morte di Cristo. A quanto successe nel campo di “Auschwitz” guardavano gli uomini. Massimiliano non morì, ma “diede la vita…” Proprio per questo la morte di Massimiliano Kolbe divenne un segno di vittoria. La Chiesa accetta questo segno di vittoria, riportata mediante la forza della Redenzione di Cristo, con venerazione e con gratitudine.

Monumento commemorativo di San Massimiliano Kolbe ad Auschwitz

L'eredità di San Massimiliano: Un Profeta di una Nuova Era Mariana

Papa Giovanni Paolo II lo canonizzò il 17 ottobre 1982, elevando alla gloria dei Santi colui che aveva legato tutte le opere della sua vita e della sua vocazione all'Immacolata. Nel saluto dell’Angelo, “Ti saluto, o piena di grazia, il Signore è con te” (Lc 1, 28), Kolbe trovò la conferma della sua intuizione: la pienezza di grazia di Maria deriva dalla sua Maternità Divina. L’amore all’Immacolata fu infatti il centro della sua vita spirituale, il fecondo principio animatore della sua attività apostolica. Il modello sublime dell’Immacolata illuminò e guidò la sua intera esistenza sulle strade del mondo e fece della sua morte eroica nel campo di sterminio di Auschwitz una splendida testimonianza cristiana e sacerdotale.

Con l’intuizione del santo e la finezza del teologo, Massimiliano Kolbe meditò con acume straordinario il mistero della Concezione Immacolata di Maria alla luce della Sacra Scrittura, del Magistero e della Liturgia della Chiesa, ricavandone mirabili lezioni di vita. Egli è apparso nel nostro tempo profeta e apostolo di una nuova “era mariana”, destinata a far brillare di vivida luce nel mondo intero Gesù Cristo e il suo Vangelo. Questa missione che egli portò avanti con ardore e dedizione, “lo classifica - come affermò Paolo VI nell’Omelia per la sua beatificazione - tra i grandi santi e gli spiriti veggenti che hanno capito, venerato e cantato il mistero di Maria”. Pur consapevole della profondità inesauribile del mistero della Concezione Immacolata, per cui “le parole umane non sono in grado di esprimere Colei che è divenuta vera Madre di Dio”, il suo maggiore rammarico era quello che l’Immacolata non fosse sufficientemente conosciuta e amata a imitazione di Gesù Cristo e come ci insegna la Tradizione della Chiesa e l’esempio dei santi. Amando Maria, infatti, noi onoriamo Dio che l’ha elevata alla dignità di Madre del proprio Figlio fatto Uomo e ci uniamo a Gesù Cristo che l’ha amata quale Madre; non l’ameremo mai come egli l’amò: “Gesù è stato il primo ad onorarla quale sua Madre e noi dobbiamo imitarlo anche in questo. Non riusciremo mai ad eguagliare l’amore con cui Gesù l’amò.”

L’amore a Maria, afferma padre Massimiliano, è la via più semplice e più facile per santificarci, realizzando la nostra vocazione cristiana. L’amore di cui egli parla non è certo superficiale sentimentalismo, ma è impegno generoso, e donazione di tutta la persona, come egli stesso ci ha dimostrato con la sua vita di fedeltà evangelica fino alla sua morte eroica. L’eccelsa grandezza soprannaturale fu concessa a Maria in ordine a Gesù Cristo; è in lui e mediante lui che Dio le partecipò la pienezza di santità: Maria è Immacolata perché Madre di Dio e divenne Madre di Dio perché Immacolata, affermava scultoreamente Massimiliano Kolbe. La Concezione Immacolata di Maria manifesta in modo unico e sublime la centralità assoluta e la funzione salvifica universale di Gesù Cristo. “Dalla maternità divina sgorgano tutte le grazie concesse alla santissima Vergine Maria e la prima di esse è l’Immacolata Concezione.” Per questo motivo, Maria non è semplicemente come Eva prima del peccato, ma fu arricchita di una pienezza di grazia incomparabile perché Madre di Cristo, e la Concezione Immacolata fu l’inizio di una prodigiosa espansione senza soste della sua vita soprannaturale. Il continuo approfondimento teologico del mistero di Maria Immacolata divenne per Massimiliano Kolbe sorgente e motivo di donazione illimitata e di dinamismo straordinario; egli seppe davvero incorporare la verità nella vita, anche perché attinse la conoscenza di Maria, come tutti i santi, non soltanto dalla riflessione guidata dalla fede, ma specialmente dalla orazione: “Chi non è capace di piegare le ginocchia e di implorare da Maria in umile preghiera la grazia di conoscere chi ella sia realmente non speri di apprendere qualcosa di più su di lei.”

Scrutando con ammirazione estatica il piano divino della salvezza, che ha la sua sorgente nel Padre il quale volle comunicare liberamente alle creature la vita divina di Gesù Cristo, e che si manifesta in Maria Immacolata in modo meraviglioso, il padre Kolbe affascinato e rapito esclama: “Dappertutto c’è l’amore”; l’amore gratuito di Dio è la risposta a tutti gli interrogativi; “Dio è amore” afferma san Giovanni (1 Gv 4, 8). Tutto ciò che esiste è riflesso dell’amore libero di Dio, e perciò ogni creatura ne traduce, in qualche modo, lo splendore infinito. In maniera particolare l’amore è il centro ed il vertice della persona umana, fatta ad immagine e somiglianza di Dio. Maria Immacolata, la più alta e perfetta delle persone umane, riproduce in modo eminente l’immagine di Dio ed è quindi resa capace di amarlo con intensità incomparabile come Immacolata, senza deviazioni o rallentamenti. È l’unica ancella del Signore (cf. Lc 1, 38) che con il suo “fiat” libero e personale risponde all’amore di Dio compiendo sempre quanto egli le domanda. Come quella di ogni altra creatura, la sua non è una risposta autonoma, ma è grazia e dono di Dio; in tale risposta vi è coinvolta tutta la sua libertà, la libertà di Immacolata. “Nell’unione dello Spirito Santo con Maria l’amore non congiunge soltanto queste due Persone, ma il primo amore è tutto l’amore della santissima Trinità, mentre il secondo, quello di Maria, è tutto l’amore della creazione e così in tale unione il cielo si unisce alla terra, tutto l’Amore increato con tutto l’amore creato… È il vertice dell’amore.”

L'Immacolata Concezione come simbolo di purezza

San Massimiliano M. Kolbe invitava a irradiare nell’ambiente, a conquistare le anime a Lei, in modo tale che di fronte a Lei si aprissero anche i cuori dei vicini, affinché Ella estendesse il proprio dominio nei cuori di tutti coloro che vivono in qualunque angolo della terra, senza riguardo alle diversità di razza, di nazionalità, di lingua, e altresì nei cuori di tutti coloro che vivranno in qualunque momento storico, sino alla fine del mondo. Inoltre, che la Sua vita si radicasse sempre più in ciascuno, di giorno in giorno, di ora in ora, di momento in momento, e ciò senza alcuna limitazione. Ancora, che questa Sua vita si sviluppasse nello stesso modo in ogni anima che esiste ed esisterà in qualsiasi tempo. Un giorno Gesù, mentre parlava della possibilità di comprendere la sublimità della vita verginale, affermò: "Chi può capire, capisca" [Mt 19, 12]. Anche padre Massimiliano, per concludere le sue riflessioni, desiderava solo aggiungere la stessa cosa: "Chi può capire, capisca". Purtroppo, perfino tra coloro che hanno ricevuto il santo battesimo e talvolta hanno approfondito anche le loro conoscenze religiose, si trova un numero abbastanza consistente di persone che riescono con difficoltà a penetrare nel Cuore dell’Immacolata, la Madre di Dio, la Madre di Gesù nostro Fratello, la Madre della nostra vita soprannaturale, la Mediatrice di tutte le grazie, la nostra Regina, la nostra Sovrana, la nostra Condottiera e la Dominatrice di satana.

«Rimettiti in tutto alla Divina Provvidenza attraverso l’Immacolata e non preoccuparti di nulla», è l’insegnamento al centro della spiritualità di san Massimiliano Maria Kolbe. Al compiersi del tempo della venuta di Cristo, Dio uno e trino crea esclusivamente per sé la Vergine Immacolata, la colma di grazia e prende dimora in Lei ("il Signore è con te" [Lc 1, 28]). E questa Vergine Santissima con la propria umiltà affascina talmente il Suo Cuore che Dio Padre Le dà per figlio il suo proprio Figlio Unigenito, Dio Figlio scende nel Suo ventre verginale, mentre Dio Spirito Santo vi plasma il corpo santissimo dell’Uomo-Dio. E il Verbo si fece carne [Gv 1, 14] come frutto dell’amore di Dio e dell’Immacolata. Così Egli divenne il primogenito, l’Uomo-Dio, e le anime non rinascono in Cristo in altro modo, ma solo per mezzo dell’amore di Dio verso l’Immacolata e nell’Immacolata. E nessuna parola diviene carne, nessuna perfezione o virtù si incarna, si realizza in nessuno, se non attraverso l’amore che Dio ha verso l’Immacolata. Come Cristo, sorgente delle grazie, è divenuto proprietà di Lei, così pure appartiene a Lei la distribuzione delle grazie. Ogni grazia è frutto della vita della Santissima Trinità: il Padre genera da tutta l’eternità il Figlio, mentre lo Spirito Santo procede da entrambi. Per questa medesima via qualsiasi perfezione si diffonde nel mondo in ogni ordine. Ogni grazia proviene dal Padre, il quale genera eternamente il Figlio, e per rispetto al Figlio. Lo Spirito Santo, che da tutta l’eternità procede dal Padre e dal Figlio, mediante questa grazia forma le anime, nell’Immacolata e attraverso l’Immacolata, a somiglianza del primogenito, l’Uomo-Dio. Sotto ogni aspetto, senza restrizioni, totalmente, fino a diventare un cavaliere senza alcuna riserva, totalmente.

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