Il sangue contenuto nella placenta e nel cordone ombelicale è un materiale biologico di inestimabile valore. Esso è, infatti, ricchissimo di cellule staminali emopoietiche, unità fondamentali capaci di differenziarsi e dare origine alle normali cellule del sangue, ovvero globuli rossi, globuli bianchi e piastrine. Questa risorsa rappresenta oggi una valida alternativa al midollo osseo per l'esecuzione di trapianti, rivelandosi spesso l'unica speranza di guarigione per pazienti, sia pediatrici che adulti, affetti da leucemie, linfomi o altre gravi patologie ematologiche. In assenza di un donatore familiare compatibile, la disponibilità di unità di sangue cordonale crioconservate può fare la differenza tra la malattia e la vita.

Che cos’è una Banca del sangue di cordone ombelicale
Per preservare adeguatamente il Sangue di Cordone Ombelicale sono stati creati in tutto il mondo appositi centri denominati “Banche del Sangue di Cordone Ombelicale”. Queste strutture hanno l’obiettivo fondamentale di costituire un inventario pubblico di unità di sangue da destinare a pazienti privi di un donatore familiare compatibile, operando secondo criteri di donazione allogenica-solidaristica.
In Italia, la Rete Nazionale delle Banche Cordonali è coordinata dal Centro Nazionale Sangue, in collaborazione con il Centro Nazionale Trapianti. Ogni banca pubblica nasce dalla continua ricerca di fonti alternative di cellule staminali emopoietiche. Un esempio eccellente è la Banca del Sangue Cordonale UNICATT, un’unità operativa del Servizio di Emotrasfusione del Policlinico Agostino Gemelli di Roma, diretta dalla Prof.ssa Luciana Teofili. Questa banca, istituita nel 1999 e autorizzata dalla Regione Lazio nel 2004, è identificata dal 2017 come Istituto dei Tessuti (TE) IT000994, operando in piena conformità con la normativa europea e in quanto membro dell’ITCBN (Italian Cord Blood Network).
La raccolta: una procedura sicura e indolore
Il processo di raccolta del sangue del cordone ombelicale è una procedura estremamente semplice, che non comporta alcun rischio né per la madre né per il neonato. Si tratta di un atto indolore, che non modifica in alcun modo la normale assistenza al parto. Subito dopo la nascita e la recisione del cordone, un operatore esperto raccoglie il sangue residuo presente nella placenta e nel cordone all’interno di un’apposita sacca sterile.
Questo gesto di grande solidarietà viene poi gestito con estrema precisione: la sacca viene immediatamente trasportata presso la Banca del Sangue per le necessarie operazioni di manipolazione, caratterizzazione cellulare e, infine, conservazione in congelatori a temperature criogeniche. Presso l’ospedale San Camillo-Forlanini, ad esempio, l’attività di raccolta è attiva 24 ore su 24, sette giorni su sette, a testimonianza dell’impegno profuso nella tutela della salute pubblica.

Il percorso del donatore: dall’idoneità alla conservazione
Per diventare donatori, il processo è rigoroso. Presso il P.O. G.B. Grassi di Ostia, ad esempio, è attivo un ambulatorio dedicato all’arruolamento. Il percorso inizia con un colloquio conoscitivo e la compilazione della modulistica necessaria. Se il candidato viene dichiarato idoneo, si procede con la tipizzazione HLA tramite un prelievo venoso.
È importante sottolineare che la disponibilità del donatore è anonima e gratuita, senza limiti geografici. Una volta che il profilo viene inserito nel Registro Nazionale e in quello internazionale, il donatore diviene un potenziale punto di riferimento per chiunque, in ogni parte del mondo, necessiti di un trapianto. Il Servizio Sanitario si occuperà poi dell’intera logistica di trasporto del dono.
Umanizzazione del percorso nascita: il taglio ritardato
La cultura della donazione si inserisce in un più ampio scenario di umanizzazione del percorso nascita. Un esempio di questa evoluzione è la pratica del taglio ritardato del cordone ombelicale nei neonati prematuri, implementata presso l'Azienda Ospedaliera San Camillo-Forlanini. Tale procedura è considerata il metodo più fisiologico per favorire la stabilizzazione cardio-circolatoria del neonato, riducendo la necessità di inotropi e diminuendo l'incidenza di emorragie intraventricolari. Questo approccio testimonia la costante attenzione verso la salute di madre e bambino, bilanciando le necessità cliniche con l'opportunità di donazione.
Informazioni tecniche sulla validità dei campioni
Non ogni unità raccolta può essere conservata per uso pubblico. La legge italiana impone criteri di selezione molto severi, richiedendo che il campione contenga almeno 1 miliardo e 200 milioni di cellule staminali. Dopo il prelievo, il laboratorio procede alla caratterizzazione cellulare: solo i campioni che superano tali soglie e i successivi test di controllo vengono effettivamente "bancati" e resi disponibili nei database nazionali. Attualmente, la percentuale di campioni che possiedono i requisiti di validità necessari per il trapianto si aggira intorno al 15%. Per tale motivo, è fondamentale che sempre più coppie scelgano di donare, aumentando la probabilità di trovare il campione perfetto per chi attende una nuova speranza di vita.
ADOCES VENETO: DONAZIONE DI CELLULE STAMINALI DEL CORDONE OMBELICALE CON RIFERIMENTI REGIONALI
Considerazioni sulla conservazione autologa e familiare
Oltre alla donazione allogenico-solidaristica, esiste la possibilità di conservazione per uso dedicato. Se un membro della famiglia è affetto da una patologia curabile con il trapianto di cellule staminali, oppure se esiste un rischio elevato di malattie genetiche nella storia familiare, il sangue cordonale può essere conservato per il familiare malato o per il neonato stesso.
È necessario distinguere tra le banche pubbliche, che operano per il bene della collettività, e le opzioni di conservazione privata. Per chi sceglie la conservazione privata all'estero, è essenziale verificare le certificazioni internazionali, come l'accreditamento FACT-NETCORD, che garantisce il rispetto di standard qualitativi elevati, essenziali affinché il campione sia realmente utilizzabile in caso di necessità clinica.
Il ruolo del Servizio di Immunoematologia e Trasfusione
La donazione del sangue, inteso come tessuto fluido, rimane un pilastro della sanità pubblica. Il compito del Servizio di Immunoematologia e Trasfusione è quello di gestire il flusso quotidiano di emocomponenti, assicurando che le necessità dei pazienti siano sempre soddisfatte. Divenire donatori periodici è un atto di responsabilità civile.
Chiunque abbia compiuto 18 anni, non superi i 60 anni e goda di buona salute può candidarsi alla donazione. Il primo passo prevede test preliminari sull'emoglobina e sulla pressione sanguigna, seguiti da un colloquio medico per escludere condizioni ostative. La sicurezza della trasfusione deriva direttamente dalla qualità del sangue donato da soggetti "abituati" alla donazione responsabile, costantemente controllati attraverso analisi periodiche.
Verso una maggiore consapevolezza
La conoscenza è lo strumento principale per abbattere i dubbi e favorire scelte consapevoli. Iniziative di divulgazione, come la guida in DVD "Nascere a Roma", mirano a orientare i genitori nel complicato mondo ospedaliero, spiegando con chiarezza cosa significhi la donazione del cordone ombelicale.
Comprendere che il sangue del cordone non è un materiale di scarto, ma una risorsa preziosa, permette alle future mamme di affrontare il parto con una prospettiva di solidarietà universale. Il sostegno ai pazienti in attesa di un trapianto passa attraverso una rete di banche pubbliche, referenti ospedalieri e donatori, che insieme compongono un sistema sanitario capace di trasformare un evento naturale in un'opportunità di cura unica al mondo.
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