Il momento della separazione: gestire il cordone ombelicale tra fisiologia e clinica

Il cordone ombelicale è un funicolo essenziale che presenta al suo interno tre vasi: una vena e due arterie. Esso rappresenta il collegamento vitale che consente, durante i nove mesi di gestazione, la circolazione ematica tra il feto e la placenta. Il momento in cui questo legame biologico viene interrotto - il cosiddetto "taglio del cordone" - rappresenta uno degli istanti più simbolici e delicati della nascita. Tuttavia, al di là del suo valore emotivo, si tratta di una scelta clinica di estrema rilevanza, capace di influenzare il benessere del neonato e, in parte, quello della madre.

rappresentazione anatomica della circolazione ombelicale tra feto e placenta

L'evoluzione delle pratiche ostetriche: dal clampaggio precoce a quello ritardato

Se per molto tempo la norma in sala parto è stata quella di “clampare”, ossia bloccare con una pinza sterile di plastica e tagliare il cordone ombelicale subito dopo la nascita, oggi la letteratura scientifica ha dimostrato l’efficacia, sia per il neonato che per la mamma, di una procedura differente. Si parla di “clamping ritardato” (DCC - Delayed Cord Clamping), una pratica clinica che consiste nel procrastinare il taglio del cordone dopo l’estrazione del neonato per un periodo di tempo sufficiente a favorire il passaggio di una quota di sangue dalla placenta al bambino.

Le linee guida dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), così come quelle dell’ACOG e del NICE, raccomandano di attendere almeno da uno a tre minuti prima di eseguire il clampaggio. Questo periodo di attesa sfrutta il fenomeno della trasfusione placentare, ovvero la conseguenza del gradiente pressorio che permette a una certa quota di sangue di passare dalla circolazione placentare al neonato. Si stima che, in questo modo, vengano trasferiti circa 80-100 millilitri in più di sangue e un supplemento di 20-30 milligrammi di ferro.

I benefici fisiologici della trasfusione placentare

Numerosi studi, tra cui le recenti pubblicazioni su Jama Pediatrics, hanno dimostrato che lasciare fluire il sangue attraverso il cordone ombelicale dal letto placentare al neonato porta importanti benefici per il bambino. Tra questi figurano:

  • Miglioramento emodinamico: Un aumento della pressione arteriosa media nelle prime ore di vita e una migliore ossigenazione tissutale a livello cerebrale e renale.
  • Prevenzione dell'anemia: Una minore incidenza di anemia intorno ai 4 mesi e livelli di ferritinemia più elevati fino ai sei mesi di età.
  • Supporto immunologico: Una maggiore trasfusione placentare di immunoglobuline e cellule staminali, essenziali per la riparazione di organi e tessuti.
  • Sviluppo neurologico: Le riserve di ferro acquisite sono fondamentali per lo sviluppo del sistema nervoso, riducendo il rischio di disfunzioni cerebrali.

Nei neonati pretermine (tra 24 e 36 settimane), il DCC ha mostrato vantaggi ancora più marcati, tra cui una ridotta necessità di trasfusioni per anemia, una minore incidenza di emorragia intraventricolare, una minore incidenza di enterocolite necrotizzante e, secondo recenti analisi, una riduzione della mortalità ospedaliera.

Physiological-based cord clamping explained

Quando l'intervento immediato rimane necessario

Nonostante i benefici del ritardo, esistono situazioni cliniche specifiche in cui il clampaggio immediato è raccomandato per garantire la sicurezza della madre o del bambino. Tali circostanze includono:

  1. Complicanze placentari: Come nei casi di placenta previa o accreta, o in presenza di distacco di placenta.
  2. Traumi del funicolo: Come la rottura del cordone ombelicale.
  3. Necessità di rianimazione: Se il neonato non respira alla nascita, le linee guida AOGOI raccomandano di asciugare e stimolare il bambino. Qualora il respiro spontaneo non si avvii, il clampaggio immediato è necessario per procedere tempestivamente con il protocollo di rianimazione neonatale.

In contesti normali, l'interruzione improvvisa del flusso ombelicale determinerebbe ampie variazioni della pressione arteriosa sistemica e del flusso cerebrale, poiché, prima della nascita, il flusso ematico al polmone è ridotto. Il clampaggio precoce riduce di circa il trenta per cento il ritorno venoso, il precarico del cuore sinistro e la gittata cardiaca, rendendo il passaggio ritardato una scelta fisiologicamente più armoniosa.

Gestione e cura del moncone ombelicale

In seguito alla recisione del cordone, al bambino rimane un moncone ombelicale lungo 3-5 centimetri. È fondamentale non tirare o cercare di togliere il moncone prematuramente. La ricerca scientifica ha dimostrato che, nelle situazioni in cui l'igiene è normalmente garantita, non è necessario utilizzare disinfettanti aggressivi come l'alcool, che venivano suggeriti in passato.

La pulizia dell'area intorno al moncone può essere effettuata con la semplice acqua corrente, durante il lavaggio o con spugnature. È consigliabile lasciare il moncone il più possibile scoperto - se la temperatura lo permette - così da favorirne la mummificazione naturale.

schema corretto di pulizia e cura del moncone ombelicale del neonato

Complicazioni rare: il prolasso del cordone

Sebbene la gestione standard sia consolidata, esistono emergenze ostetriche come il prolasso del cordone ombelicale, in cui il cordone precede il bambino attraverso il canale del parto. In questo caso, il feto esercita una pressione sul funicolo, interrompendo l'apporto di sangue.

Nel prolasso conclamato, il cordone è visibile o sporge dalla vagina; in questo caso, è quasi sempre necessario il parto immediato con taglio cesareo. Fino all'intervento, il medico o l'ostetrica devono mantenere il corpo del feto lontano dal cordone. Nel prolasso occulto, invece, il cordone non è visibile ma è compresso; spesso, in questo scenario, una variazione della frequenza cardiaca fetale permette di identificare il problema, e un cambio di posizione della madre può essere sufficiente a correggere la situazione.

Considerazioni su pratiche non convenzionali: il "Lotus Birth"

Il cosiddetto "lotus birth", ovvero la pratica che prevede la non recisione del cordone ombelicale lasciando che la placenta rimanga attaccata al neonato fino al suo distacco spontaneo (dopo 3-10 giorni), è fortemente sconsigliato dalla comunità scientifica. La Società Italiana di Neonatologia (Sin) ha chiarito che mancano evidenze scientifiche sui vantaggi di tale pratica e che il rischio di infezioni rappresenta un pericolo concreto per la salute e la vita del bambino.

Inoltre, le linee guida ministeriali italiane non contemplano questa procedura. Dal punto di vista giuridico, l'attuazione del lotus birth in contesti ospedalieri creerebbe un vuoto normativo e una responsabilità diretta per la struttura e il medico, rendendo anche il consenso informato firmato dai genitori non idoneo a sollevare i professionisti da responsabilità in caso di conseguenze negative.

Prospettive future: ricerca e conservazione delle staminali

Il team del Punto Nascita di Humanitas San Pio X, attento alla fisiologia del parto, sta conducendo studi specifici per definire i tempi ottimali e le modalità di esecuzione del clampaggio e del "milking" (spremitura) del cordone ombelicale. È importante sottolineare che la volontà dei genitori di donare o conservare il sangue cordonale per uso autologo non esclude necessariamente il clampaggio ritardato. Le due pratiche, previa pianificazione accurata con il team ostetrico e la banca del cordone, possono spesso essere armonizzate.

Le cellule staminali cordonali restano una risorsa cruciale, utilizzate nei trapianti come alternativa valida a quelle del midollo osseo. La scelta del momento del taglio rimane, pertanto, un atto che non va standardizzato in modo rigido, ma personalizzato in base alle caratteristiche della gravidanza e alle esigenze cliniche, privilegiando sempre il confronto sereno e informato tra i genitori e l'équipe medica.

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