Cosa significa avere un figlio, oggi, alla luce delle nuove tecnologie di Procreazione Medicalmente Assistita (PMA)? Quali procedure la coppia deve affrontare? Come si spiegano quelle situazioni in cui il processo naturale della riproduzione è ostacolato da una molteplicità di fattori? E quali risvolti psicologici comportano? "Fertilità". "Genitorialità". "Speranza". "Scienza". "Nascita": sono questi i termini che esprimono una sintesi - quasi un filo conduttore - del testo, che spiega in modo semplice e diretto ciò che succede quando una coppia decide di superare le proprie difficoltà riproduttive attraverso la PMA. Gli autori, grazie alle loro competenze specialistiche che vanno dalla psicologia alla medicina e ai vissuti che incontrano quotidianamente nei reparti ospedalieri, intendono fare chiarezza con un linguaggio scientifico rigoroso, ma allo stesso tempo alla portata dei non esperti - sull'anatomia e la fisiologia della riproduzione umana, sui concetti di diagnosi di infertilità e di sterilità, sulle caratteristiche maschili e femminili che impediscono questi processi, sulle tecniche di fecondazione assistita e sui risvolti psicologici ed emotivi del divenire ed essere genitori.

Il desiderio di genitorialità tra natura e tecnica
Avere un figlio è un evento naturale, scritto nel percorso di vita di una coppia. Avere un bambino comporta a livello individuale l’acquisizione di una nuova identità, materna o paterna, mentre a livello di coppia rappresenta la realizzazione di un progetto condiviso e co-costruito tra i partner. Si parla di sterilità invece quando uno o entrambi i coniugi sono affetti da una condizione fisica permanente che non rende possibile la procreazione. L’infertilità, che oggi colpisce circa 1 coppia su 5, richiede sempre più spesso un percorso di procreazione medicalmente assistita.
Desiderare un figlio, però, non sempre basta: sempre più spesso le coppie di oggi si trovano a contatto con il grande tema dell’infertilità. Essere una coppia infertile implica che uno o entrambi i partner hanno difficoltà a portare a termine il concepimento. Si tratta di una patologia caratterizzata dall’incapacità di generare una gravidanza dopo 12 mesi di regolari rapporti sessuali non protetti o dovuta a un’incapacità riproduttiva del singolo o del/della partner. L’infertilità viene distinta in primaria, se la donna non ha mai avuto precedenti gravidanze, o secondaria in caso contrario. In entrambi i casi, la distinzione dal termine sterilità deriva dal fatto che, in quest’ultimo caso, esiste una causa documentabile che impedisce il concepimento, per cui quel soggetto non riuscirebbe a partecipare al concepimento nemmeno con l’ausilio delle tecniche di PMA.
Le sfide fisiche e il percorso medico
Per gli uomini, che costituiscono il 20% dei casi di infertilità e il 30-40% in concausa con altri fattori, tali cause possono risiedere nella qualità del seme, intesa come alterazione della produzione di spermatozoi (sterilità secretoria), o nell’anatomia delle vie escretrici, non associate ad anomalie testicolari o ormonali (sterilità escretoria). Nel 10-15% dei casi, inoltre, non è possibile individuare una causa specifica alla base delle difficoltà nel concepimento, motivo per cui si parla in questi casi di infertilità idiopatica o inspiegata.
Le tecniche di PMA si distinguono in tecniche di I livello, quando sono semplici da attuare e poco invasive, e tecniche di II e III livello, quando sono più complesse e più invasive. Qualora non si riscontrino particolari problematiche alla base dell’infertilità, il primo passo consiste nella stimolazione ormonale finalizzata a rapporti sessuali programmati. L’inseminazione artificiale rappresenta una tecnica di I livello: consiste nell’introdurre, dopo averli preparati adeguatamente, gli spermatozoi del partner direttamente nella cavità uterina. La riproduzione in vitro con trasferimento dell’embrione (FIVET) è una tecnica di II livello, che prevede che spermatozoi e oociti vengano messi in contatto in laboratorio. Più complessa è la microiniezione intracitoplasmatica dello spermatozoo (ICSI), che prevede le stesse tecniche utilizzate nella FIVET, con la differenza che gli spermatozoi sono iniettati direttamente all’interno dell’oocita.
FASI DI UN TRATTAMENTO FIVET (Fecondazione In Vitro). Coltura embrionale
L’impatto psicologico dell’infertilità sulla coppia
Le coppie che contemplano la decisione di intraprendere un percorso di PMA spesso sono stanche e sofferenti, poiché hanno già vissuto frequenti delusioni e insuccessi, sperimentando sentimenti di perdita rinnovati dall’arrivo del ciclo mestruale, che segna mensilmente il fallimento del progetto. Pensieri e paure diventano sempre più presenti con il passare del tempo e con i continui tentativi naturali non andati a buon fine. Le coppie si trovano a gestire sensazioni di delusione, impotenza, dolore, rabbia e senso di fallimento.
Non dobbiamo dimenticare che l’esperienza dell’infertilità colpisce la qualità del legame della coppia e mette a dura prova gli equilibri costruiti fino a quel momento. Nella coppia possono generarsi atteggiamenti finalizzati a fornire sostegno e protezione oppure comportamenti conflittuali e ostili, che possono sfociare in accuse reciproche sulle responsabilità del fallimento procreativo che minano la coesione e la stabilità coniugale. A rischio è anche la sessualità, che spogliata della sua funzione riproduttiva può diventare un atto sterile e meccanico.
La gestione del segreto e l’isolamento sociale
L’infertilità viene vissuta dalle coppie che ripetono i tentativi di fecondazione in vitro come l’esperienza più preoccupante della loro vita e il concepimento è percepito come un’ossessione. Questo comporta sentimenti dolorosi e la tendenza della coppia a non condividere il “segreto” con gli altri, arrivando a poco a poco all’isolamento sociale. La decisione della PMA viene tenuta segreta e vissuta con senso di isolamento e di vergogna per il timore della disapprovazione di familiari, amici e colleghi per il fatto che è un modo “non naturale” di procreare.
Nei casi esaminati, ricostruendo la storia familiare, una caratteristica comune evidenziata è la presenza di problemi di individuazione/svincolo dalla famiglia di origine. Avere un figlio a tutti i costi non rappresenta una scelta o un desiderio, ma un bisogno della coppia che, solo se diventa una famiglia, può definire i propri confini da quella di origine, percepita come intrusiva nello spazio della relazione tra i partner.
Il ruolo del supporto psicologico integrato
Tralasciare la componente psicologica nella diagnosi e nelle cure a discapito degli aspetti medici significa trascurare e negare le emozioni che le coppie portano, favorendo le condizioni che possono influenzare negativamente gli esiti delle procedure mediche e riducendo le probabilità di successo di una terapia. Lo stress infertilità-correlato è infatti risultato associato in modo significativo allo scarso successo dei trattamenti. L’importanza del supporto e della consulenza psicologica come parte integrante di tutto il percorso di procreazione medicalmente assistita è stata sottolineata anche dal Consiglio Superiore della Sanità.
Le Linee guida pubblicate, ad integrazione della legge 40 del 2004, introducono tra le varie novità l’obbligo per ogni centro di PMA di prevedere la possibilità di consulenza e supporto psicologico per le coppie che ne abbiano necessità. L’Ansa riporta la notizia che il 40% delle coppie che inizia un percorso di PMA abbandona il processo in corsa, a sottolineare come questi percorsi si rivelino lunghi, incerti e faticosi da un punto di vista emotivo e relazionale sia per la donna che per l’uomo. Diventa perciò fondamentale rendere tale percorso meno doloroso, attraverso un accompagnamento psicologico prima, durante e dopo un trattamento di riproduzione assistita.

La transizione alla genitorialità dopo l’infertilità
La fine di un percorso di procreazione medicalmente assistita (PMA) può essere una fase critica per la coppia. Quando il trattamento non va a buon fine, la coppia è chiamata a confrontarsi nuovamente con un insuccesso che provoca sofferenza. La gravidanza dopo un’esperienza di infertilità è spesso vissuta come “gravidanza premio”: gioia, soddisfazione ma anche ansia e angoscia della perdita che rendono non solo la gravidanza, ma anche il periodo successivo alla nascita del figlio, particolarmente faticosi da affrontare e da gestire.
Le donne con alle spalle un’esperienza di infertilità tendono ad effettuare più controlli e sono più ansiose, depresse e arrabbiate con se stesse rispetto alle donne fertili. La storia di una donna infertile può essere anche la storia di una donna che ha subito molte perdite importanti nella vita, e quando si ottiene la gravidanza è facile idealizzarla e fare fantasie su un bambino che sarà perfetto. Nel dopo parto queste madri presentano una minore autostima e più sfiducia circa la loro abilità di prestare un adeguato accudimento al neonato. La transizione alla genitorialità è un evento molto delicato che comporta una serie di cambiamenti e di adattamenti psicologici in tutte le coppie che si avvicinano ad avere un figlio, ancora di più lo è per coloro che hanno alle spalle un vissuto di infertilità.
La fecondazione eterologa e le nuove sfide identitarie
Il ricorrere al seme di un donatore esterno alla coppia per procreare il figlio tanto immaginato e desiderato richiede alla persona di doversi confrontare fino in fondo con il fallimento di un progetto procreativo che affonda le sue origini fin dai primi anni della vita di un individuo. La prospettiva di ricorrere al gamete di un donatore esterno alla coppia per poter realizzare il progetto procreativo ideato con il proprio partner rappresenta un vero attacco all’immagine di Sé e all’ideale dell’Io. La stabilità della coppia viene minacciata dall’insorgenza di ulteriori insicurezze che rappresentano una minaccia vera e propria al progetto originario della coppia stessa.
Sebbene la legge preveda la riservatezza assoluta del donatore, da un punto di vista psicologico non è sempre possibile per la coppia ricevente cancellare la storia biologica del bambino. Il genitore, nella costruzione del legame con il proprio bambino, ha bisogno di riconoscersi anche negli aspetti somatici del bambino, non a caso le caratteristiche somatiche della coppia ricevente vengono abbinate attentamente a quelle del donatore. Effettivamente, il concetto di genitore significa qualcosa di molto più impegnativo che generare in senso biologico un figlio. Genitore è colui che con la propria dedizione amorosa consente lo sviluppo armonico del bambino.