La Spalla: Un Capolavoro di Anatomia e Funzionalità Articolare

La spalla è una delle strutture più complesse e affascinanti del corpo umano, un vero e proprio capolavoro di ingegneria biologica che permette all'arto superiore una gamma di movimenti senza eguali. Questa articolazione, o meglio, questo complesso articolare, non è un singolo giunto, ma una complessa disposizione di ossa, legamenti, muscoli e tendini, meglio chiamata "cingolo scapolare". La sua funzione primaria è quella di conferire forza e un'ampia gamma di movimento al braccio, connettendo il braccio e la mano al tronco e permettendo di muoverli e posizionarli come desiderato. Mentre la spalla è intrinsecamente mobile, questa libertà d'azione corrisponde anche a una maggiore instabilità, rendendola un'articolazione che richiede un delicato equilibrio tra mobilità e stabilità.

Sezione anatomica della spalla con ossa, muscoli e legamenti

Le Articolazioni del Cingolo Scapolare: Una Rete di Mobilità

L'ampia gamma di movimenti dell’arto superiore è garantita dalle azioni congiunte dell’articolazione della spalla e delle due articolazioni del cingolo scapolare. La spalla, o cingolo scapolare, è formata da tre grandi ossa: l’omero, la scapola e la clavicola, e quattro articolazioni principali: la gleno-omerale, l’acromion-clavicolare, la sterno-clavicolare e la scapolo-toracica. Tutte queste articolazioni sono indispensabili per la fisiologica meccanica della spalla.

L'Articolazione Gleno-Omerale: Il Fulcro del Movimento

L’articolazione della spalla, o articolazione gleno-omerale, è l'articolazione sinoviale pari del corpo umano che congiunge l’arto superiore al tronco, unendo l'omero - ossia l'osso del braccio - alla scapola - cioè l'osso piatto posto nella regione latero-postero-superiore del tronco. Essa è costituita dalla cavità glenoidea della scapola e dalla superficie articolare della testa dell’omero. Dal punto di vista della classificazione, è un’enartrosi, ovvero un giunto a sfera o "ball-and-socket", che garantisce tre gradi di movimento e il movimento composto di circonduzione, offrendo la massima libertà di movimento.

La gleno-omerale è formata dalla testa dell’omero e dalla cavità glenoidea della scapola. La testa omerale ha una superficie cinque volte più grande rispetto alla cavità glenoidea, il che permette una gamma di movimenti maggiore rispetto a ogni altra articolazione del corpo, ma a discapito della stabilità. La stabilità del giunto gleno-omerale dipende dal mantenimento della testa omerale centrata nella fossa glenoidea sulla scapola.

L'Articolazione Acromion-Clavicolare

Il cingolo scapolare è costituito da clavicola e scapola, che sono connesse tramite l’articolazione acromion-clavicolare. Questa è un’artrodia, formata da due superfici articolari pianeggianti. Essa non viene messa in moto da muscoli intrinseci, ma entra in gioco contemporaneamente all’articolazione sterno-clavicolare. Questa articolazione vera mette in contatto l’estremo esterno della clavicola e l’angolo superiore esterno dell’acromion.

L'Articolazione Sterno-Clavicolare

Il cingolo scapolare si connette al torace tramite l’articolazione sterno-clavicolare. Essa è un’articolazione complessa, costituita da una superficie concava fornita dalla faccia articolare dello sterno e da una convessa costituita dall’estremità sternale della clavicola; fra i due capi articolari è interposto un disco fibrocartilagineo fissato in alto alla clavicola e in basso allo sterno. Sebbene da un punto di vista anatomico possa considerarsi un’articolazione a sella, da un punto di vista funzionale è un’enartrosi in quanto garantisce tre gradi di libertà (anteposizione e retroposizione, elevazione e abbassamento, rotazione). Questa articolazione riunisce l’estremità mediale della clavicola, lo sterno e la prima costa. La clavicola, unendosi allo sterno e al processo acromiale della scapola, funziona come una struttura di sospensione per l’articolazione gleno-omerale con lo scheletro assiale.

L'Articolazione Scapolo-Toracica

Infine, la scapola si articola al torace tramite l’articolazione scapolo-toracica, che permette lo scivolamento della faccia anteriore della scapola sul piano toracico. Questa articolazione non è una vera e propria articolazione anatomica con capsula e legamenti distinti, ma piuttosto una giunzione fisiologica che permette i movimenti della scapola in rapporto al torace grazie a due spazi di scivolamento situati sulle facce del muscolo gran dentato. Scorrendo lungo la parte posteriore del torace, la scapola consente i movimenti ad ampio raggio che possono essere compiuti con il braccio. La scapola può così muoversi in senso supero-inferiore, latero-mediale e ruotare internamente ed esternamente.

Anatomia della spalla

Anatomia Dettagliata dell'Articolazione Gleno-Omerale

Come precedentemente esposto, l’enartrosi gleno-omerale è costituita dalla superficie convessa della testa omerale e da quella concava della cavità glenoidea, che viene ingrandita dal labbro glenoideo. L'articolazione gleno-omerale è un giunto a sfera dove l’omero incontra il glenoide sulla scapola. Essa forma ciò che la gente comunemente pensa come la spalla ed è la più importante delle articolazioni del complesso.

La Testa Omerale

La testa omerale è orientata in alto, all’interno e posteriormente, e si può assimilare ad un terzo di sfera con un raggio di 30 mm. In realtà, questa sfera non è regolare, perché il suo diametro verticale è maggiore di 3-4 mm rispetto a quello antero-posteriore. La testa omerale forma con l’asse diafisario un angolo di circa 135°, definito “angolo di inclinazione”, e forma con il piano frontale un angolo di “declinazione” di circa 30°. Il confine tra la cartilagine articolare e la metafisi prossimale è definito “collo anatomico” e presenta un’inclinazione di 45°. La porzione prossimale dell’omero è formata dalla testa, dal collo anatomico e chirurgico, dalla grande tuberosità o trochite (laterale) e dalla piccola tuberosità o trochine (antero-mediale). Le tuberosità sono la sede di attacco dei muscoli della cuffia dei rotatori.

La Cavità Glenoidea

La cavità glenoidea è situata nella regione supero-esterna del corpo della scapola. La cavità ha la forma di un ovale irregolare con la porzione superiore più stretta di quella inferiore. L’altezza media in un adulto è di 35 mm, mentre l’ampiezza media del diametro anteroposteriore è di 25 mm. Nella maggioranza dei casi, la superficie risulta retroversa di circa 7.4° e inclinata verso l’alto di circa 15°. Sul piano sagittale ha una profondità media di 9 mm e su quello trasversale di soli 2.5 mm. Sul margine superiore della cavità glenoidea è presente il tubercolo sovraglenoideo, ove si inserisce il tendine del capo lungo del bicipite.

Il Cercine Glenoideo: Funzioni e Varianti Anatomiche

Il cercine glenoideo è una struttura a sezione triangolare composta da tessuto fibrocartilagineo che circonda il bordo della glenoide. Questa struttura avvolge la cavità glenoidea, rendendola più profonda e, di fatto, aumentando la congruenza tra le due superfici articolari. Tra la cartilagine ialina della superficie articolare glenoidea ed il tessuto fibroso del cercine si trova una zona di transizione fibrocartilaginea, che può risultare nelle immagini RM come area a segnale intermedio subito sotto il cercine glenoideo. Come per i menischi del ginocchio, la vascolarizzazione di questo cercine è limitata alla periferia in prossimità del suo attacco con la capsula articolare.

Il labbro appare adeso al bordo della glenoide in modo variabile a seconda della zona presa in esame. Mentre le parti posteriori e inferiori appaiono fortemente vincolate, la parte antero-superiore non lo è in modo costante in tutti i soggetti. Inoltre, in un buon numero di soggetti, la parte antero-superiore del labbro può apparire del tutto separata dal bordo glenoideo, tanto da configurare un forame sub-labrale che garantisce l’accesso diretto al recesso sottoscapolare. È importante sottolineare che la presenza di questo foro sub-labrale è da considerarsi una variante anatomica che non rappresenta una condizione patologica. Il recesso sub-labrale è un recesso tra il complesso labro-bicipitale e la porzione superiore della fossa glenoidea.

Il cercine glenoideo ha la funzione di stabilizzatore statico, aumentando la profondità della cavità glenoidea di 2.5 mm sul piano trasversale. Inoltre, le variazioni dell’anatomia regionale del labbro hanno suggerito che, in alcuni casi, esso possa funzionare anche come un’estensione mobile della superficie articolare superiore. Superiormente il labbro glenoideo ha un pattern di tipo meniscale. Antero-superiormente, il labbro ha un’inserzione più lassa alla glenoide e vi è uno stretto rapporto di contiguità con il capo lungo del bicipite. A ore 12, il labbro si inserisce nel tendine bicipitale, subito distalmente rispetto alla sua inserzione sul tubercolo sovraglenoideo. In tale sede, la cartilagine ialina si estende anche oltre il bordo glenoideo e può determinarsi la presenza di un recesso sinoviale (recesso sub-labrale). La porzione antero-superiore del labbro o cercine glenoideo ha una presentazione morfologica di tipo meniscale, a forma triangolare con la punta libera indicante l’articolazione; tale porzione si inserisce nelle fibre del legamento gleno-omerale medio.

Sezione anatomica del cercine glenoideo e della capsula articolare

La Capsula Articolare e i Legamenti Gleno-Omerali

La capsula articolare parte dal collo anatomico dell’omero, ne circonda la testa e si inserisce sulla glenoide a livello del labbro glenoideo. È una struttura lassa con un recesso inferiore che consente l’ampia motilità tridimensionale della spalla. La capsula è costituita da tre strati di collagene con orientamenti diversi: il più interno e il più esterno hanno orientamento assiale rispetto all’articolazione, quello intermedio ha orientamento perpendicolare a essi. La capsula ha dimensioni e caratteristiche variabili rispetto alla zona presa in esame; generalmente, la parte posteriore è più sottile, mentre le parti inferiore, superiore e anteriore sono ispessite dai legamenti gleno-omerali (superiore, medio e inferiore).

I legamenti gleno-omerali sono importanti fattori di stabilizzazione dell’articolazione, e la loro azione dipende dalla posizione assunta dal braccio nello spazio. Benché essi rimangano abbastanza lassi per gran parte del raggio di movimento della spalla, a gradi estremi di movimento sono in grado di prevenire eccessive rotazioni o traslazioni. È stato dimostrato che i tendini della cuffia dei rotatori sono inseriti alla testa dell’omero attraverso porzioni di capsula e di legamenti; è quindi stato proposto che le contrazioni della cuffia dei rotatori siano in grado di mettere in tensione i legamenti. La capsula articolare ed i legamenti ad essa associati sono lassi e pertanto non in grado di stabilizzare l’articolazione nella maggior parte delle comuni posizioni funzionali dell’articolazione gleno-omerale. Per questo motivo, essi servono da “redini di controllo” nelle traslazioni e nelle rotazioni gleno-omerali, ma non possono essere considerati “stabilizzatori principali”.

I Legamenti Specifici: Superiore, Medio e Inferiore

I legamenti gleno-omerali (superiore, medio e inferiore), nel loro insieme, connettono l’omero alla cavità glenoidea e sono i responsabili della maggior parte della stabilità della spalla. I movimenti di extrarotazione dell’omero mettono in tensione tutti e tre i legamenti gleno-omerali, che vengono al contrario detesi durante i movimenti di intrarotazione. Quando l’abduzione viene associata ad un’anteposizione di 30° (abduzione sul piano scapolare), la messa in tensione dei legamenti viene ritardata.

  • Il Legamento Gleno-Omerale Superiore (LGOS): Origina dal bordo superiore della glenoide, appena inferiormente al tendine del bicipite. Decorre parallelo al legamento coraco-omerale e si inserisce sulla piccola tuberosità. Origina dal tubercolo glenoideo superiore e si unisce con la muscolatura anteriore della cuffia dei rotatori (sovraspinoso e sottoscapolare) e con il legamento coraco-omerale per formare la puleggia del capo lungo del bicipite, vicino alla doccia bicipitale.
  • Il Legamento Gleno-Omerale Medio (LGOM): È il più variabile dei legamenti gleno-omerali, essendo assente in più del 30% dei casi. Origina dalla glenoide superiore poco sotto il LGOS e decorre sul versante anteriore nella porzione media della capsula. Limita la traslazione anteriore della testa omerale quando il braccio è abdotto in un arco da 60° a 90° in rotazione esterna e la traslazione inferiore quando il braccio è addotto al fianco. Si estende dalla porzione anteriore del labbro glenoideo alla piccola tuberosità dell’omero.
  • Il Legamento Gleno-Omerale Inferiore (LGOI): È una struttura di forma triangolare che scorre dal cercine alla testa fra sottoscapolare e tricipite. È costituito da una banda anteriore (BA) e una banda posteriore (BP); tra di essi vi è interposta “un’amaca” capsulare che forma la tasca ascellare. Con l’abduzione, questo complesso, spostato in basso dalla testa omerale, diviene teso in modo simile ad un’amaca. In rapporto alla rotazione della testa, l’intero complesso ha la funzione di contenere la traslazione anteriore, posteriore ed inferiore della spalla abdotta. La rotazione interna fa in modo che il LGOI si sposti posteriormente limitando la traslazione posteriore, la rotazione esterna al contrario lo sposta anteriormente limitando la traslazione anteriore. La flessione e l’estensione orizzontale della spalla abdotta mettono in tensione la porzione rispettivamente posteriore e anteriore del complesso LGOI, limitando sia la traslazione posteriore che anteriore. La sua banda anteriore, in particolare, è strettamente adesa al bordo glenoideo ed al cercine a ore 4. Connette la porzione inferiore della glenoide alla porzione inferiore dell’omero formando un’amaca.

L'Intervallo dei Rotatori e il Legamento Coraco-Omerale

Il legamento gleno-omerale superiore (LGOS) e il legamento coraco-omerale (LCO) costituiscono la componente strutturale della regione “dell’intervallo dei rotatori”. Questo è uno spazio di forma triangolare interposto fra il bordo anteriore del tendine del sovraspinato e il bordo superiore del sottoscapolare. Il LCO è una struttura extra-articolare che origina dalla superficie laterale del processo coracoideo e si porta in fuori per inserirsi sulla piccola e sulla grande tuberosità. Connette le due tuberosità omerali con la coracoide. Entra in tensione sia durante l’elevazione anteriore sia durante l’estensione, grazie alla direzione dei suoi due fasci, viene invece deteso durante i movimenti di abduzione. Il legamento coraco-acromiale, che collega la scapola alla clavicola, e i legamenti coraco-clavicolari (trapezoide e conoide), che uniscono la clavicola alla scapola, permettono loro di rimanere attaccate sopportando forti carichi.

Rappresentazione dei principali legamenti della spalla

I Muscoli Chiave della Spalla: La Cuffia dei Rotatori e Oltre

Il movimento e la funzione dell’articolazione gleno-omerale sono direttamente collegati alle strutture muscolari che la circondano. I muscoli della schiena, del collo, del petto e del braccio lavorano insieme per sostenere e spostare la spalla. I tendini sono strutture elastiche, morbide e connettive che collegano i muscoli all’osso. I muscoli spostano le ossa tirando sui tendini.

La Cuffia dei Rotatori: Funzione e Componenti

La cuffia dei rotatori è una struttura muscolo-tendinea costituita dall’unione di quattro tendini: il sovraspinato, il sottospinato, il piccolo rotondo, che si inseriscono sulla grande tuberosità dell’omero, e il sottoscapolare, che si inserisce sulla piccola tuberosità omerale. Questi muscoli si trovano profondamente rispetto al deltoide e circondano l’articolazione gleno-omerale. Essi hanno un ruolo fondamentale nella mobilità e nella stabilità dinamica della spalla. L’intervallo tra il tendine del muscolo sottoscapolare ed il tendine del muscolo sovraspinato è chiamato “intervallo dei rotatori”. Intervengono nei movimenti di extra-intrarotazione ed elevazione del braccio, e la loro contrazione simultanea determina una centratura dinamica della testa dell’omero nella cavità glenoidea. La cuffia dei rotatori è lo stabilizzatore primario durante il movimento del giunto gleno-omerale. Mantenere la testa dell’omero all’interno della fossa glenoide è la funzione primaria dei muscoli della cuffia dei rotatori. La porzione posteriore dell’articolazione risulta meno difesa a causa dell’assenza di componenti legamentose e della sola presenza della capsula. La stabilità in senso posteriore è per lo più a carico della corretta azione dei muscoli posteriori della cuffia dei rotatori (muscolo sovraspinato e muscolo sottospinoso) e dal corretto rapporto tra glena e testa omerale durante i movimenti.

  • Muscolo Sovraspinato: Origina dalla fossa sopraspinata della scapola e si inserisce sul versante superiore del trochite (grande tuberosità) dell’omero. È innervato dal nervo soprascapolare. È fondamentale nei movimenti di elevazione a livello gleno-omerale, sia sul piano frontale che sul piano laterale. È uno dei muscoli rotatori esterni della cuffia dei rotatori: oltre a contribuire ai primi gradi dell’elevazione assieme al deltoide anteriore, è in grado di garantire un’abduzione pari a quella sviluppata dal deltoide. Permette lo svincolamento attorno ai 90° di elevazione-abduzione, del trochite omerale al di sotto della volta acromiale, assieme all’azione sinergica del muscolo sottospinato.
  • Muscolo Sottospinato: Origina dalla fossa infraspinata della scapola e si inserisce sul versante postero-laterale del trochite omerale. È innervato dal nervo soprascapolare. È il più potente muscolo rotatore esterno dell’omero. Quando l’arto superiore si trova in posizione di abduzione, stabilizza posteriormente la testa omerale. Lavorando in sinergia con il muscolo sovraspinato, contribuisce all'azione della cuffia dei rotatori.
  • Muscolo Piccolo Rotondo: Non dettagliato specificamente nel testo fornito, ma menzionato come parte della cuffia dei rotatori, si inserisce sulla grande tuberosità dell'omero.
  • Muscolo Sottoscapolare: Si inserisce sulla piccola tuberosità omerale. Collabora con il muscolo gran pettorale per la rotazione interna.

Vascolarizzazione della Cuffia dei Rotatori

La vascolarizzazione della cuffia è notevolmente complessa, derivando da vasi provenienti dall’osso, dalle strutture muscolari e tendinee adiacenti. Gerber riporta che il sovraspinato è vascolarizzato dall’arteria soprascapolare, ad eccezione della sua inserzione che riceve sangue dai vasi circonflessi omerali posteriori.

Il Muscolo Deltoide: Il Motore Principale

Il muscolo deltoide consiste di una componente anteriore, laterale e posteriore separate da una parte fibrosa. La sua porzione prossimale si inserisce sul terzo laterale della clavicola anteriormente, sull’acromion lateralmente e sulla spina della scapola posteriormente. Distalmente si inserisce sulla tuberosità deltoidea della porzione laterale dell’omero. Il muscolo deltoide è innervato dalle branche del nervo ascellare e la sua funzione primaria è l’abduzione, la flessione e l’estensione della spalla. I tre fasci presentano funzioni diverse: i fasci anteriori flettono e ruotano internamente l’omero, ed insieme al muscolo gran pettorale e al coraco-brachiale contribuiscono alla flessione dell'omero. I fasci acromiali si occupano di sollevare principalmente l’arto superiore verso il lato, mentre la parte clavicolare fa compiere al braccio una rotazione verso l’interno (pronazione). La porzione media del deltoide contribuisce all’abduzione.

Altri Muscoli Coinvolti: Gran Pettorale, Coraco-Brachiale, Gran Dorsale

Molti altri muscoli contribuiscono alla complessa funzionalità della spalla.

  • Muscolo Gran Pettorale: I due capi del gran pettorale originano dalla clavicola e dallo sterno e si inseriscono sul labbro esterno della doccia bicipitale dell’omero. L’origine si estende dalla clavicola, dallo sterno e dalle prime 6/7 coste. Il muscolo gran pettorale è innervato dai nervi pettorali mediale e laterale e funziona come adduttore dell’omero. Assieme al muscolo gran dorsale contribuisce a mantenere il fisiologico spazio sub-acromiale tra la testa omerale e la volta acromiale, fungendo da antagonisti alla trazione in senso superiore ad opera dei fasci medi del muscolo deltoide.
  • Muscolo Coraco-Brachiale e Capo Breve del Bicipite: Il muscolo coraco-brachiale e il muscolo gran pettorale si trovano medialmente al deltoide. Il muscolo coraco-brachiale e il capo breve del bicipite giacciono profondamente al gran pettorale e al deltoide. Essi originano dal processo coracoideo e sono innervati dal nervo muscolo-cutaneo. Il coraco-brachiale e il capo breve del bicipite costituiscono importanti "landmarks" in chirurgia della spalla, in quanto il plesso brachiale e le strutture vascolari si trovano mediali e profonde rispetto ad essi. Il tendine del bicipite è attaccato al muscolo del bicipite e corre dall’omero attraverso la parte anteriore della spalla al glenoide.
  • Muscolo Gran Dorsale: La sua ampia origine comprende le ultime 6 vertebre dorsali, le ultime 3-4 coste e l’apice della scapola, le vertebre del tratto lombare, il sacro e le creste iliache. Trova inserzione nel solco bicipitale dell’omero. La sua innervazione è a carico del nervo toraco dorsale. A origine fissa, adduce, ruota internamente ed estende il braccio.
  • Muscolo Gran Dentato: Origina dalle prime 8-9-10 coste e dalla fascia che riveste i muscoli intercostali corrispondenti. È un muscolo stabilizzatore della scapola.
  • Muscolo Piccolo Pettorale: Origina dalla 3a-4a-5a costa in prossimità delle cartilagini costo-sternali e dalla fascia dei muscoli intercostali corrispondenti. È un muscolo stabilizzatore della scapola.
  • Muscolo Tricipite Brachiale: Il capo lungo origina dalla tuberosità sottoglenoidea della scapola.

Vediamo dunque come siano necessarie molte collaborazioni per svolgere determinati compiti apparentemente semplici come ruotare un braccio.

Muscoli principali della spalla e della cuffia dei rotatori

Meccanismi di Stabilità della Spalla: Un Equilibrio Delicato

La spalla è un’articolazione molto mobile denominata enartrosi. Le articolazioni gleno-omerale, scapolo-toracica e acromion-clavicolare sono quelle maggiormente coinvolte in processi traumatici e cronici, per questo motivo sono le più “studiate” del complesso articolare cingolo-scapolo-omerale. La meccanica della spalla si basa perciò sul perfetto equilibrio tra mobilità e stabilità delle articolazioni che la compongono, caratteristiche queste garantite dal perfetto equilibrio tra le azioni delle sue componenti passive (capsula, legamenti, pressione intra-articolare, superfici articolari) e delle sue componenti attive muscolari (cuffia dei rotatori, ritmo gleno-omerale-scapolo-toracico).

Instabilità Intrinseca e Contenimento Osseo Limitato

L’articolazione gleno-omerale è una enartrosi dotata della massima libertà di movimento ed è quindi intrinsecamente instabile. In confronto all’articolazione dell’anca, dove la cavità acetabolare circonda buona parte della testa del femore fornendo una notevole resistenza alla lussazione, nella spalla, la piccola e piatta cavità glenoidea riesce ad inglobare una porzione molto ristretta della testa omerale. La mancanza di un contenimento osseo rende la gleno-omerale un’articolazione unica nel nostro corpo, con un ampio range di mobilità, ma al tempo stesso la espone al rischio di instabilità. Permette di ovviare a questo problema una combinazione di strutture anatomiche statiche e dinamiche.

L'Equilibrio Gleno-Omerale e la "Concavity Compression"

L’equilibrio gleno-omerale è un meccanismo stabilizzatore nel quale la glenoide è posizionata in modo che la somma vettoriale di tutte le forze dei muscoli che agiscono sulla testa omerale (forza di reazione globale dell’articolazione omerale) passi attraverso la cavità glenoidea. L’ipoplasia della glenoide o una frattura del bordo glenoideo o una lesione di Bankart, possono diminuire la lunghezza dell’arco glenoideo, riducendo l’angolo di stabilità dato dall’equilibrio gleno-omerale.

La “concavity compression” è un importante meccanismo di stabilità per cui la compressione della testa omerale convessa, esercitata dai muscoli della cuffia dei rotatori, nella cavità glenoidea concava, mantiene la testa in posizione di stabilità rispetto alle forze di traslazione. Tale stabilità è in relazione alla profondità della concavità ed alla forza di compressione esercitata dai muscoli della cuffia dei rotatori. La profondità della cavità glenoidea è il risultato di un insieme di componenti che sono l’osso glenoideo con la sua lieve concavità centrale, la cartilagine articolare, che è più spessa alla periferia rispetto al centro, ed il labbro glenoideo. Questo meccanismo stabilizzatore può quindi essere compromesso nel caso in cui una glenoide presenti uno sviluppo ridotto o piatto o se la sua concavità effettiva risulti diminuita per lesione o usura. Fratture del bordo glenoideo o il distacco del labbro glenoideo, diminuendo la profondità effettiva della fossa glenoidea, possono quindi predisporre l’articolazione a ricorrenti sublussazioni o lussazioni.

Il Meccanismo "Adesione-Coesione" e l'Effetto "Ventosa"

L’adesione-coesione costituisce un meccanismo di stabilità per cui le superfici dell’articolazione, bagnate dal liquido articolare, sono mantenute insieme grazie all’attrazione molecolare del liquido verso se stesso e verso le superfici articolari. Il centro della glenoide è coperto da uno strato relativamente sottile di cartilagine articolare. Più ci si allontana dal centro, più la cartilagine articolare si ispessisce, presentando una maggiore flessibilità. Nella parte più esterna, il labbro glenoideo ed infine la capsula assicurano una flessibilità ancora maggiore. Questa flessibilità graduata permette alla cavità articolare di adattarsi ed aderire perfettamente alla superficie articolare omerale che è liscia, creando un effetto “ventosa” che resiste alle forze distraenti. Questo meccanismo stabilizzatore viene definito ventosa gleno-omerale.

Pressione Intra-Articolare Negativa

L’articolazione gleno-omerale è ermeticamente chiusa dalla capsula articolare. All’interno di essa vi è una pressione leggermente negativa che mantiene uniti i capi articolari, contribuendo ulteriormente alla stabilità passiva dell'articolazione.

Anatomia della spalla

Movimenti della Spalla: Una Gamma Ineguagliabile

La spalla ha una gamma più ampia e più varia di movimento rispetto a qualsiasi altra articolazione del corpo. I movimenti di flesso-estensione avvengono intorno ad un asse frontale che decorre attraverso la testa dell’omero. I movimenti di abduzione e adduzione avvengono lungo un asse sagittale che attraversa la testa dell’omero.

Flessione ed Estensione

La flessione dell'omero è il movimento che sposta il braccio in avanti e verso l'alto. L'estensione dell'omero è il movimento che sposta il braccio all'indietro e verso il basso.

Abduzione e Adduzione

L’abduzione è il movimento che allontana l’arto superiore dal tronco. Con il solo contributo dell’articolazione gleno-omerale essa non supera i 90° di movimento, che risulta arrestato dal contatto della piccola tuberosità con il cercine glenoideo. Per compiere un’abduzione è necessario tuttavia che anche altri muscoli collaborino, come il sovraspinato. L’adduzione sul piano frontale, partendo dalla posizione di riposo, è meccanicamente impossibile in ragione della presenza del tronco. Essa è possibile solo in associazione a una flessione che permette 40-45° di movimento, o in associazione a una estensione che comunque permette solo pochi gradi di movimento.

Rotazione Interna ed Esterna

La rotazione del braccio sul suo asse longitudinale si può effettuare in qualunque posizione si trovi la spalla; l’asse preso in considerazione parte dalla testa dell’omero e raggiunge il processo stiloideo dell’ulna (considerando l’arto superiore completamente esteso). La rotazione esterna (extrarotazione) ha un’ampiezza di 80°. Per eseguire una rotazione interna, invece, la collaborazione avviene con il muscolo sottoscapolare e gran pettorale, ma anche il gran dorsale si occupa di ruotare internamente l’omero.

Circonduzione

La circonduzione combina i movimenti elementari attorno ai tre assi. Quando il movimento è spinto e portato alla sua ampiezza massima, il braccio descrive nello spazio un cono irregolare: il cono di circonduzione. Questo movimento complesso è reso possibile dalla sinergia di tutte le articolazioni del cingolo scapolare.

Illustrazione dei movimenti principali dell'articolazione della spalla

Strutture Accessorie e Importanti "Landmarks"

Oltre alle componenti articolari principali, la spalla include diverse componenti strutturali accessorie che supportano il suo funzionamento: cartilagini, legamenti, borse sinoviali, tendini e muscoli. L’integrità di queste strutture è essenziale per i movimenti corretti tra la testa omerale e la glena.

Le Borse Sinoviali

Le borse sinoviali sono sacche piene di liquido che riducono l'attrito tra le diverse strutture della spalla, come ossa, muscoli e tendini, facilitando lo scorrimento e i movimenti. Tra queste si annoverano:

  • La borsa subacromiale: È la borsa sinoviale che trova posto tra l’acromion della scapola, un processo osseo a forma di uncino proiettato in direzione laterale, e la capsula articolare. Lo spazio subacromiale è sotto l’acromione e sopra la cuffia dei rotatori.
  • La borsa sottoscapolare.
  • La borsa sottocoracoidea.
  • La borsa coracobrachiale.
  • La borsa sottodeltoidea.

Processo Coracoideo e Acromion

Una protezione da eventuali lesioni viene data dall’acromion e dal processo coracoideo della scapola, nonché da un robusto legamento teso fra questi due processi: il legamento coraco-acromiale. Questo legamento corre dall'acromion della scapola al processo coracoideo della scapola e forma una caratteristica struttura ad arco, chiamata arco coraco-acromiale. L’acromion costituisce la parte laterale, larga e appiattita della scapola, che si articola con la clavicola (articolazione acromion-claveare) e serve da inserzione a muscoli e legamenti. Il processo coracoideo, collocato mediamente e anteriormente all’articolazione gleno-omerale, costituisce un importante “landmark” per molte procedure chirurgiche della spalla. Esso rappresenta la sede di attacco del tendine congiunto dei muscoli coraco-brachiale e capo breve del bicipite. La base ossea per la parte superiore della spalla è data dall’acromion con il terzo esterno della clavicola.

Doccia Bicipitale e Tubercoli Omerali

Tra la grande tuberosità o trochite (laterale) e la piccola tuberosità o trochine (antero-mediale) della porzione prossimale dell’omero si trova la doccia bicipitale. I cosiddetti tubercoli dell’omero permettono ai muscoli della cuffia dei rotatori di attaccarsi saldamente all’articolazione della spalla.

Quando la Spalla Va In Contro a Problemi: Infortuni e Patologie

La spalla è un’articolazione complessa e versatile che collega il braccio al tronco, permettendo una vasta gamma di movimenti. L’articolazione della spalla è riccamente vascolarizzata e innervata, il che comporta che il dolore possa variare da un semplice fastidio a un dolore severo e acuto, influenzando anche il riposo notturno. Data la sua elevata mobilità e la conseguente intrinseca instabilità, la spalla è particolarmente suscettibile a infortuni e condizioni patologiche.

Lussazioni della Spalla

La lussazione della spalla è l’infortunio dell’apparato locomotore caratterizzato dalla fuoriuscita permanente della testa dell’omero dalla cavità glenoidea della scapola. La lussazione della spalla può essere di due tipologie: anteriore e posteriore. Tali lesioni possono compromettere i meccanismi stabilizzatori, come l'equilibrio gleno-omerale, specialmente in presenza di lesioni del bordo glenoideo o del labbro.

Calcificazione del Tendine della Cuffia dei Rotatori

Una comune patologia che può affliggere la spalla è la calcificazione del tendine della cuffia dei rotatori. Questa condizione può causare dolore significativo e limitazione del movimento, compromettendo la funzione dei muscoli stabilizzatori.

L'Importanza della Postura

Spesso, posizioni scorrette alla scrivania e posture sbagliate possono essere una causa dei dolori avvertiti alla spalla. La ginnastica posturale viene eseguita con lo scopo di correggere e ottenere una postura corretta. Attraverso di essa si rinforzano alcuni gruppi muscolari e se ne allungano altri, così da fornire il giusto equilibrio ai diversi distretti e prevenire problemi alla spalla.

Percorso di Recupero: Terapia e Riabilitazione

Se il dolore e i sintomi sono ingravescenti e impediscono la normale attività quotidiana, occorre consultare uno specialista che deve effettuare una diagnosi precisa e quindi stabilire il programma di recupero. Questo programma comprende diverse fasi e approcci terapeutici. Le tecniche manuali fatte di mobilizzazioni, prima passive e/o attive-assistite e quindi attive, sono volte al recupero completo dell’articolarità della spalla. La terapia strumentale, secondo le necessità del caso, può essere utilizzata a scopo antalgico, antinfiammatorio, decontratturante, o ancora per riattivare il metabolismo cellulare, accelerando così il processo di guarigione. Il post operatorio della spalla segue tempi e fasi di recupero ben definiti, che richiedono un approccio riabilitativo mirato per ripristinare la piena funzionalità.

Il giunto delle spalle non è tenuto in posizione attraverso le ossa, ma piuttosto attraverso un elaborato sistema di muscoli, tendini e legamenti. La comprensione dettagliata di questa complessa regione anatomica è fondamentale sia per la prevenzione degli infortuni sia per lo sviluppo di strategie di trattamento efficaci in caso di patologie o traumi. La spalla è, in ultima analisi, un'articolazione che incarna la perfetta armonia tra la ricerca della massima libertà di movimento e la necessità ineludibile di stabilità.

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