Regina Elisabetta: Il mistero della maternità tra etichetta e riservatezza

La figura di Elisabetta II del Regno Unito, sovrana per ben 70 anni dal 1952 al 2022, è indissolubilmente legata all’immagine di una donna che sembrava essere immortale. Si è spenta a 96 anni, nel pomeriggio di giovedì 8 settembre nel castello di Balmoral, in Scozia, residenza estiva della famiglia reale. Al suo capezzale i figli maggiori, Carlo e Anna, già in Scozia nel momento in cui le condizioni di salute della Regina sono precipitate, e gli altri due figli, Andrea ed Edoardo, accorsi da Londra per l’ultimo saluto all’amata mamma. Una Regina che è stata protagonista della storia e ha visto avvicendarsi ben 15 Primi Ministri, tra cui Winston Churchill e Margaret Thatcher, oltre ad aver appena accolto, due giorni prima della morte, la neo-eletta Liz Truss proprio a Balmoral, senza sottrarsi all’ultimo impegno ufficiale.

Eppure, Elisabetta II del Regno Unito, oltre che essere stata per 70 anni una Regina, era anche una mamma. Il rapporto della regina Elisabetta con la maternità è ancora oggi oggetto di studio. Per alcuni non sarebbe stata una madre molto affettuosa e presente, per altri, invece, avrebbe cercato di destreggiarsi tra gli impegni pubblici e i suoi figli, dedicando a questi ultimi il maggior tempo possibile. In ogni caso, la defunta sovrana ha vissuto con grande riservatezza sia le gravidanze sia il legame con i figli, separando in maniera piuttosto netta la figura della Regina da quella della mamma.

Ritratto formale della Regina Elisabetta II

Al riparo da sguardi indiscreti: l’invisibilità del pancione

Esiste una sola immagine pubblica della regina Elisabetta incinta. Nient’altro. Elisabetta II ha sempre vissuto la maternità in silenzio, addirittura nascosta dalle mura del Palazzo. Le ragioni di questo atteggiamento hanno a che fare con la tradizione, ma potrebbero anche essere, in parte, di tipo caratteriale. All’epoca, infatti, non era per nulla usuale parlare delle gravidanze delle royal. Anzi, Harper’s Bazaar ci ricorda che si trattava di un vero e proprio “tabù”. In più, ci dice Gloucestershire Live, pare che la sovrana considerasse perfino “volgare” la parola “gravidanza”, preferendo di gran lunga i termini “in dolce attesa”.

Quando Elisabetta ha avuto il primo figlio Carlo, nel 1948, era ancora una principessa, l’Europa era in piena ricostruzione dopo la guerra e il gossip reale era l’ultima delle preoccupazioni. Ma soprattutto, pubblicare sui giornali foto di una donna della famiglia reale col pancione sarebbe stato indecente. Elisabetta, infatti, metteva semplicemente in pratica una modalità che si tramandava da sempre: quella secondo cui le donne reali, tradizionalmente, si ritiravano dagli impegni pubblici fino a dopo il parto senza che venisse dato un annuncio della gravidanza come si fa ora. Veniva semplicemente detto alle redazioni che la reale non avrebbe intrapreso "ulteriori impegni" oltre una data approssimativa di lì a qualche mese, e tanto bastava.

Questo perché vigeva un pudore oggi insensato nei confronti della gravidanza, tanto che fra l’800 e i primi del 900 la stampa ha dovuto coniare molti eufemismi - come "lieto evento" - che funzionassero da sinonimo di "parto". Tranne poi trovarsi a dover fare complicati giri di parole per annunciare che una principessa o una duchessa erano morte di "lieto evento". "Parto" era una parola considerata quasi volgare o associabile agli animali da fattoria, uno dei tanti modi in cui la società ha cercato di disumanizzare le donne nel corso della storia associandole alla "purezza" e alla "sacralità", togliendo loro il diritto di parlare del ciclo mestruale, dei legittimi desideri sessuali e via dicendo.

La rarissima testimonianza fotografica del 1960

La vera, unica foto in cui la regina Elisabetta è vistosamente incinta, e non lo sta nascondendo, è stata scattata nel 1960. Elisabetta, che aveva 34 anni, non avrebbe potuto fare a meno che accadesse. Era infatti il 18 gennaio e stava tornando dalla tenuta di Sandringham dove aveva trascorso le vacanze di Natale con tutta la famiglia. Era giunta all’ottavo mese di gravidanza di Andrea, il terzogenito che sarebbe nato un mese dopo, il 16 febbraio.

Al ritorno, diverse settimane dopo, per viaggiare più comodamente aveva preso il treno e non poté evitare che la gente la vedesse mentre lei e il principe Carlo di 12 anni attraversano la stazione di Liverpool Street a Londra con i loro cani al guinzaglio e i membri dello staff a seguito. Elisabetta, che appariva decisamente rilassata dalla vacanza e molto in salute, con in testa un cappellino di feltro bianco, le décolleté a tacco medio ai piedi e l’immancabile borsetta Launer, indossava un soprabito che all’andata era stato sufficiente a coprire il pancione, ma che ormai non le bastava più. E così il fortunato fotografo Derek Berwin scattò l’unica foto disponibile oggi della regina del Regno Unito gioiosamente tonda.

Fotografia del 1960 della Regina Elisabetta incinta alla stazione di Liverpool Street

Il protocollo e i misteri del "Twilight Sleep"

A parte i pochi dettagli sulle consuetudini reali in fatto di gravidanze e sulla terminologia relativa usata da Elisabetta, non conosciamo molto della sua opinione, dei suoi sentimenti nei confronti della maternità, del suo modo di viverla. Per dare alla luce Carlo III (1948), la principessa Anna (1950) e il principe Andrea (1960), la regina Elisabetta avrebbe chiesto che le venisse praticato il metodo del “Dammerschlaf” o, come dicono gli inglesi, del “Twilight Sleep”, così da evitare il dolore del travaglio.

In italiano questa pratica, ormai non più usata, è conosciuta con il nome “sonno del crepuscolo”. Secondo il tabloid la scelta della sovrana potrebbe essere stata considerata “radicale”. Millie Hill racconta: “Le notizie riguardanti una clinica in Germania che offriva i parti ‘senza dolore’ circolò rapidamente. Le donne cominciarono a richiedere il Twilight Sleep come parte del nuovo discorso sulla loro autonomia e il metodo si diffuse negli Stati Uniti, nel Regno Unito e in Europa. Anche la regina Elisabetta utilizzò una versione [del metodo] per dare alla luce i suoi primi tre figli”. È interessante e molto attuale la questione inerente alla “autonomia” delle donne, che va a toccare lo sviluppo del dibattito sull’indipendenza femminile e, più nello specifico, sul libero arbitrio per quel che concerne il loro corpo e la maternità.

Tuttavia, il Mirror definisce questo sistema “pericoloso”. Addirittura sembra che “alcune madri abbiano fatto fatica a creare un legame con i loro bambini a seguito del trattamento, mentre altre rifiutavano di accettare di aver partorito”. A tal proposito la Hill ha specificato: “Considerato un modo per le donne di avere un maggiore controllo sul parto, la realtà sembrava molto lontana da ciò”. Le donne venivano messe in letti imbottiti, simili a culle, bendate, con il cotone nelle orecchie e le braccia legate, o addirittura bloccate nella camicia di forza. Le partorienti sarebbero state “coscienti, ma completamente inconsapevoli delle loro azioni”.

Parto Naturale 3D

L'evoluzione della maternità: da Diana a oggi

Tutto cambia con Lady Diana. La principessa triste, la più amata dal popolo, ha cambiato il corso della storia. Diana inaugurò delle nuove tradizioni per quel che concerne la maternità a Palazzo. Il principe William fu il primo royal baby a nascere in ospedale. Inoltre, dopo il parto, Carlo, Diana e il loro primogenito vennero fotografati all’ingresso del St. Mary’s Hospital a Paddington. Da quel momento i neogenitori presero l’abitudine di presentare i loro bambini al pubblico di fronte all’ospedale.

Diana, comunque, fece molto di più che introdurre nuove usanze. Rivoluzionò il ruolo di madre a corte. Fino a quel momento, infatti, i sovrani avevano il dovere di mettere le questioni di Stato prima della loro stessa famiglia e persino dei loro desideri. Elle.com ha scritto in proposito: “La regina Elisabetta mantenne un rapporto più distante e formale con i suoi bambini, visto che si era assunta la responsabilità della monarchia in giovane età. I suoi figli trascorsero buona parte della loro infanzia in compagnia delle tate”. Lady Diana, invece, cambiò le dinamiche, qualcosa di impensabile se consideriamo l’educazione dei bambini reali della generazione precedente.

Le altre mamme della famiglia reale inglese, di primogenitura e del ramo cadetto, sono Kate Middleton e Meghan Markle. La prima è la futura regina consorte, moglie dell’erede al trono William con cui ha avuto tre figli: il primogenito George, la principessa Charlotte e il piccolo Louis. Meghan Markle, attrice afroamericana che ha infranto molti protocolli, è invece la moglie del principe Harry. Kate Middleton non ha mai nascosto di aver sofferto di iperemesi gravidica durante tutte e tre le sue gravidanze. Appena pochi decenni prima sarebbe stato impensabile parlare di una questione così intima.

La rottura dei tabù contemporanei

Fu Zara Tindall, figlia della principessa Anna, a rompere uno dei tabù più forti e dolorosi nella royal family quando, in un’intervista al Sunday Times del 2016, raccontò la sofferenza provata dopo aver perso il bambino che aspettava. Anche Sophie di Wessex aveva avuto un aborto a causa di una gravidanza extrauterina. Nel 2001, fuori dall’ospedale in cui era stata ricoverata la moglie, il principe Edoardo aveva detto: “È un momento traumatico… la cosa più dolorosa che una persona possa subire”.

Meghan Markle raccontò di aver affrontato un aborto spontaneo. Nel novembre 2020 la duchessa scrisse un editoriale del New York Times dal titolo “Le perdite che condividiamo”, nel quale confessò: “Sapevo, mentre stringevo il mio primogenito, che stavo perdendo il secondo”. Infine, lo scorso 22 gennaio è venuta al mondo Athena, la figlia della principessa Beatrice e del marito Edoardo Mapelli Mozzi. Il 23 marzo 2025, in un articolo su British Vogue, la figlia del principe Andrea ha rivelato la sofferenza e la paura per la nascita prematura della bambina: “Niente ti prepara al momento in cui capisci che tuo figlio arriverà prima del tempo”.

Illustrazione del cambiamento generazionale nelle royal family

Una vita dedicata al trono: le radici di Elisabetta II

Figlia maggiore del Duca di York, che in seguito diventò re con il nome di Giorgio VI, e di sua moglie Elisabetta, prima Duchessa di York e poi regina consorte, divenne erede al trono nel 1936, anno dell’abdicazione di suo zio Edoardo VIII. Salì al trono come regina alla morte del padre, il 6 febbraio 1952, quando aveva venticinque anni. Nel complesso, circa 150 milioni di persone nel mondo sono state sudditi di Elisabetta II.

Elisabetta nacque alle ore 02:40 del 21 aprile 1926 al nº 17 di Bruton Street a Mayfair (Londra), nella residenza londinese del nonno materno Claude Bowes-Lyon, e fu battezzata nella cappella privata di Buckingham Palace dall’Arcivescovo di York. Suo padre era il principe Albert (poi re Giorgio VI). Ebbe una sola sorella, la principessa Margaret, nata nel 1930. Le due principesse furono istruite a casa, sotto la supervisione della madre e della loro governante, Marion Crawford, chiamata affettuosamente "Crawfie".

Come nipote del regnante britannico per la linea di discendenza maschile, aveva il titolo di "Sua Altezza reale". Alla nascita risultava terza nella linea di successione al trono britannico, preceduta dallo zio Edoardo e dal padre. Quando Giorgio V morì nel 1936 e suo zio divenne re, Elisabetta divenne seconda nella linea di successione al trono. Tuttavia, il 10 dicembre dello stesso anno, suo zio firmò l’atto di abdicazione, evento culminante di una crisi costituzionale generata dal suo fidanzamento con la divorziata Wallis Simpson.

Dalla guerra alla Corona

Durante la seconda guerra mondiale, la madre di Elisabetta si rifiutò di evacuare le figlie in Canada, dicendo: "Le bambine non se ne andranno senza di me. Io non me ne andrò senza il Re. E il Re non se ne andrà mai". Lei e la sorella minore Margaret restarono dunque al castello di Balmoral, in Scozia, fino al Natale del 1939. Nel 1940 la quattordicenne Elisabetta fece il suo primo annuncio radiofonico, durante il programma Children’s Hour, trasmesso dalla BBC, indirizzandolo ad altri bambini che, come lei, erano stati evacuati.

Nel febbraio 1945, Elisabetta convinse il padre a consentirle di partecipare personalmente allo sforzo per la guerra. Si unì al Servizio Ausiliare Territoriale (ATS) dove era conosciuta con l’identificativo "n. 230873". Nella giornata della vittoria in Europa, l’8 maggio 1945, le Principesse Elisabetta e Margaret si mescolarono, in segreto, alla folla esultante nelle strade di Londra. Elisabetta incontrò il suo futuro marito, il principe Filippo di Grecia e Danimarca, per la prima volta nel 1934 e, poi, nel 1937. Il 9 luglio 1947, quando Elisabetta aveva ventuno anni, il loro fidanzamento fu ufficialmente annunciato. Il fidanzamento destò critiche: Filippo non era di statura economica adeguata, era nato all’estero e aveva sorelle sposate con aristocratici tedeschi legati al nazismo.

Elisabetta e Filippo nel giorno delle nozze nel 1947

L'ascesa al trono e la gestione della famiglia

Il 14 novembre 1948 vide la luce il loro primo figlio, Carlo. Diverse settimane prima erano state emesse "lettere patenti" affinché i figli della coppia potessero godere di diritti principeschi e reali, ai quali, altrimenti, non avrebbero avuto diritto perché sarebbero stati considerati come figli di un duca. Nel 1950 nacque la secondogenita Anna. Gli altri due figli sarebbero arrivati solo dopo l’ascesa al trono: nel 1960 Andrea e nel 1964 Edoardo. La salute di Giorgio VI, già affetto da tumore ai polmoni, declinò vistosamente nel 1951 ed Elisabetta dovette sostituirlo in numerosi eventi pubblici. Fu proprio mentre la coppia si trovava in visita ufficiale in Kenya che la Principessa venne informata della morte del padre, avvenuta a seguito di un infarto il 6 febbraio 1952.

Con la successione, sembrò probabile che la Casa reale inglese potesse cambiare nome e assumere quello del marito della regnante, divenendo Casa reale di Mountbatten. Il Primo ministro Winston Churchill, insieme con la nonna di Elisabetta, Maria di Teck, si opposero, favorendo il mantenimento del nome Windsor. Così, il 9 aprile 1952, Elisabetta rilasciò una dichiarazione affermando che la Casa reale inglese avrebbe continuato a chiamarsi Windsor. Il Duca di Edimburgo, tuttavia, si lamentò dicendo: "Sono l’unico uomo in tutta la nazione che non può dare il suo nome ai propri figli".

Elisabetta II fu incoronata con una cerimonia all’abbazia di Westminster il 2 giugno 1953. La cerimonia fu trasmessa per la prima volta in televisione. Sin dalla nascita di Elisabetta, l’Impero britannico aveva proseguito la sua trasformazione nel Commonwealth delle nazioni. Nel 1953 la Regina e il marito partirono per un lungo viaggio intorno al mondo della durata di sette mesi. Nel 1957 Elisabetta II si recò negli Stati Uniti, dove pronunciò un discorso dinanzi all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite in rappresentanza del Commonwealth.

Il peso della corona e il cambiamento sociale

Nel 1961 si recò in visita a Cipro, in India, in Pakistan, in Nepal e in Iran. Durante la visita in Ghana, lo stesso anno, ignorò i timori per la sua sicurezza e incontrò il presidente Kwame Nkrumah, ritenuto possibile obiettivo di attentati. In occasione delle gravidanze nel 1959 e nel 1963, la regina non presenziò alla Cerimonia di apertura del parlamento britannico per la lettura del tradizionale discorso. Tra gli anni '60 e '70 si assistette ad una accelerazione del processo di decolonizzazione in Africa e nei Caraibi.

Nel 1977 Elisabetta II festeggiò il suo Giubileo d’Argento, il venticinquesimo anniversario della sua ascesa al trono. Verso la fine degli anni '70, secondo Paul Martin Sr., la regina era preoccupata della poca importanza che Pierre Trudeau, Primo ministro canadese, concedeva al ruolo della Corona. Nel 1980, alcuni politici canadesi si recarono a Londra per discutere del cosiddetto "Rimpatrio della costituzione canadese" e, secondo quanto da loro riferito, trovarono la sovrana "più informata… rispetto a tutti i politici o burocrati inglesi".

La Regina Elisabetta durante una visita ufficiale in Canada

Il regno di Elisabetta, durato 70 anni e 214 giorni, è stato il più lungo della storia britannica, avendo superato il 9 settembre 2015 il record precedente detenuto dalla sua trisavola Vittoria, e il secondo più duraturo della storia tra quelli storicamente accertati, dietro solo al regno del Re Sole, Luigi XIV di Francia. Questa figura, capace di unire il rigore di un'epoca passata con la stabilità di una monarchia costituzionale moderna, ha sempre mantenuto il riserbo sulla propria maternità come uno dei suoi scudi più resistenti, trasformando ogni gravidanza in un atto di dovere istituzionale piuttosto che in un evento privato da esibire.

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