Il test del DNA fetale, noto anche come NIPT (Non-Invasive Prenatal Test, acronimo inglese di NonInvasive Prenatal Testing), è una metodica di analisi avanzata che serve a valutare il rischio che il feto possa nascere affetto da determinate anomalie genetiche. Questo esame rappresenta una pietra miliare nella diagnosi prenatale, offrendo un approccio minimamente invasivo per ottenere informazioni cruciali sullo stato di salute cromosomico del bambino in via di sviluppo. L'analisi di questi frammenti offre quindi l'opportunità di valutare precocemente la possibile presenza di alcune anomalie genetiche in modo minimamente invasivo, mediante un semplice prelievo di sangue da una vena del braccio della madre. Il suo principale vantaggio è che rappresenta un ottimo compromesso tra affidabilità e invasività, richiedendo un semplice prelievo di sangue dalla donna incinta, senza in alcun modo coinvolgere il feto: è cioè un esame NON invasivo.
I Principi Fondamentali e il Meccanismo di Funzionamento del NIPT
Il test viene condotto analizzando piccoli frammenti di DNA del feto che circolano nel sangue della mamma. A differenza della maggior parte del DNA, che si trova racchiuso all’interno del nucleo di una cellula, è infatti possibile isolare piccoli frammenti di DNA circolanti, i quali di solito comprendono meno di 200 basi azotate, che si formano quando le cellule muoiono e rilasciano il loro contenuto all’esterno. Durante la gravidanza il flusso sanguigno della madre contiene quindi un insieme di questi frammenti, provenienti sia dalle proprie cellule che da quelle della placenta. La placenta è il tessuto che nell’utero collega la circolazione sanguigna del feto a quella della madre. L’esame è reso possibile dal fatto che il DNA delle cellule placentari è solitamente identico al DNA del feto. Questo aspetto è cruciale, poiché permette di inferire la composizione genetica del feto analizzando il DNA placentare presente nel torrente circolatorio materno. NATIVA, ad esempio, analizza i frammenti di DNA fetale che circolano liberamente nel sangue materno mediante un prelievo di sangue.

NIPT: Uno Strumento di Screening, Non una Diagnosi Definitiva
È importante ricordare che si tratta di test di screening, in grado cioè di valutare un aumento o una diminuzione del rischio di specifiche condizioni genetiche. Questo li distingue nettamente dai test diagnostici, i quali consentono di confermare o escludere in modo più definitivo una sospetta anomalia genetica. Per questa ragione è opportuno che la coppia si rivolga a un consulente genetico prima di decidere di sottoporsi a test prenatali, per essere guidati nella scelta e, successivamente, nella valutazione dei risultati. È fondamentale comprendere che il NIPT è un test di screening e non un esame diagnostico. Questo implica che un risultato positivo non equivale a una diagnosi certa, ma segnala esclusivamente la necessità di ulteriori approfondimenti. In altre parole, non si devono utilizzare i risultati dei test di screening per prendere decisioni sulla gravidanza, perché queste analisi potrebbero non riflettere accuratamente il profilo genetico del feto. NATIVA non è un sostituto della diagnosi prenatale invasiva, quale amniocentesi o villocentesi, ma è un esame di screening i cui risultati devono essere valutati nel contesto del quadro clinico e anamnestico della gestante.
Anomalie Genetiche Rilevabili dal NIPT
Il NIPT rileva le principali trisomie cromosomiche, come la Sindrome di Down (trisomia 21), la Sindrome di Edwards (trisomia 18) e la Sindrome di Patau (trisomia 13). Queste condizioni sono caratterizzate dalla presenza di una copia extra di un determinato cromosoma. NATIVA analizza la presenza di aneuploidie cromosomiche, ovvero la presenza di un numero di cromosomi alterato rispetto ad un assetto cromosomico normale, che deve essere di due copie per ogni cromosoma. In presenza di una copia in più di un dato cromosoma si parla di trisomia (tre copie invece di due), come quelle sopra menzionate. Al contrario, in presenza di una copia in meno di un dato cromosoma si parla di monosomia (una copia invece di due), anche se le monosomie autosomiche complete sono generalmente letali.
Inoltre, il NIPT può includere lo screening per ulteriori disordini cromosomici causati da sezioni mancanti o duplicate di un singolo cromosoma. Individua anche le anomalie numeriche dei cromosomi sessuali, come copie extra o mancanti del cromosoma X e cromosoma Y, i cromosomi sessuali, che possono portare a condizioni come la Sindrome di Turner (monosomia X) o la Sindrome di Klinefelter (XXY). Altre alterazioni cromosomiche più rare, come le microdelezioni, sono anch'esse indagabili. Le microdelezioni sono anomalie strutturali dei cromosomi causate dalla perdita di piccole porzioni di DNA. Alcune microdelezioni sono specifiche di regioni cromosomiche ben caratterizzate e sono associate a particolari sindromi. Si ipotizza che, con il tempo, saranno sempre di più le possibili malattie individuabili, includendo anche test per malattie genetiche causate da alterazioni di singoli geni.

Affidabilità e Limiti Intrinsici del Test del DNA Fetale
Fatta l'importante premessa che il NIPT è un test di screening, il test del DNA fetale è considerato ragionevolmente affidabile. Tuttavia, l’accuratezza varia a seconda del disturbo indagato. È essenziale comprendere che l’esame può solo stimare se il rischio di determinate condizioni sia aumentato o diminuito e senza la conferma dai risultati di un test diagnostico non c’è modo di sapere se il feto sia effettivamente affetto dall’anomalia genetica eventualmente emersa dal test di screening.
L’attuale letteratura scientifica consente di stimare valori predittivi negativi (NPV) elevati, superiori al 99,9%. Questo significa che è molto probabile che il feto non presenti un’anomalia cromosomica se il test restituisce un risultato negativo. Tuttavia, l'affidabilità risulta meno elevata per alterazioni più ridotte e rare come le microdelezioni, che comportano l'assenza di piccole porzioni di cromosoma. L'accuratezza può variare anche per condizioni specifiche: ad esempio, si registrano circa 87 risultati confermati su 100 per la sindrome di Patau. Questo dato indica la percentuale di casi in cui un risultato positivo per la sindrome di Patau si rivela effettivamente corretto dopo un test diagnostico, evidenziando come anche per condizioni specifiche l'interpretabilità debba essere cauta. Il test non è privo di limiti: può dare falsi negativi, quando cioè il feto viene ritenuto sano, pur essendo in realtà affetto da una malattia genetica, né ha la stessa capacità di escludere una diagnosi (specificità) di un test diagnostico.
Sensibilità e Specificità di un test diagnostico - Cosa sono?
Tempistiche e Modalità di Esecuzione del NIPT
Le tempistiche dell’esame sono dettate dalla necessità di attendere che ci sia una sufficiente quantità circolante di frammenti di DNA fetale nel sangue della madre, conosciuta come frazione fetale. Questa frazione deve essere superiore al 4% per garantire l'affidabilità dell'analisi, e questo si verifica in genere intorno alla decima settimana di gravidanza. Eseguire il test troppo precocemente potrebbe comportare una frazione fetale insufficiente, la quale può impedire l’esecuzione delle analisi o condurre a risultati inaffidabili, incluso il rischio di falsi negativi. L'esame richiede semplicemente un normale prelievo di sangue da una vena del braccio della donna incinta, rendendolo un procedimento rapido e sicuro per la gestante.
Interpretazione di un Esito Positivo: Cosa Significa e Quali Sono i Passi Successivi
Un risultato positivo del test di screening significa che il feto ha un rischio più elevato di presentare un’anomalia genetica rispetto al rischio medio. È cruciale ribadire che questo NON significa che il feto ne sia certamente colpito. Un risultato positivo dello screening indica la necessità di eseguire ulteriori test, chiamati test diagnostici, poiché vengono utilizzati per diagnosticare una malattia, al fine di confermare il risultato. Esempi di test diagnostici invasivi per la conferma includono il prelievo dei villi coriali o l'amniocentesi. Ricevere un risultato positivo può suscitare emozioni contrastanti e molte domande. Il primo passo è rivolgersi a un medico genetista, che potrà spiegare in modo dettagliato il significato del risultato e illustrare le opzioni disponibili per approfondire la diagnosi. Tale risultato è suggestivo di una delle anomalie cromosomiche indagate ma non assicura che il feto abbia tale anomalia. In caso di rilevazione di una o più aneuploidie si consiglia di eseguire un test di diagnosi prenatale invasiva per la conferma del risultato.
Interpretazione di un Esito Negativo: Una Rassicurazione, Non un'Assoluta Garanzia
Un risultato negativo del NIPT significa che il feto ha un rischio inferiore di avere un’anomalia genetica rispetto al rischio medio. Tuttavia, è altresì importante ricordare che un esito negativo non esclude la possibilità che il feto sia effettivamente affetto da una condizione genetica nonostante tutto. Sebbene la probabilità sia notevolmente ridotta, nessun test di screening può offrire una garanzia del 100%. Il valore predittivo negativo, pur essendo elevato, indica una probabilità molto alta di assenza della condizione, ma non l'assoluta certezza. La consultazione con un professionista medico rimane fondamentale per comprendere appieno le implicazioni di un risultato negativo nel contesto clinico specifico.
Fattori Specifici che Possono Influenzare i Risultati del NIPT
Diversi fattori possono influenzare l'accuratezza o la praticabilità del test del DNA fetale. Poiché l’esame viene condotto su frammenti provenienti sia dal feto che dalla madre, il risultato potrebbe riflettere la presenza di un’eventuale condizione genetica nella madre stessa. Ad esempio, la madre potrebbe avere un mosaicismo cromosomico o altre anomalie genetiche che influenzano il pool di DNA circolante. In tali circostanze, l'interpretazione dei risultati richiede un'attenzione particolare e, talvolta, ulteriori indagini sulla madre.
Un altro fattore limitante è rappresentato dalla presenza di mosaicismo placentare. Generalmente, l’assetto cromosomico della placenta riflette quella del feto. In rari casi, tuttavia, i due corredi cromosomici possono differire. In queste situazioni, se un’alterazione cromosomica è presente solo nella placenta e non nel feto, il test identificherà un'aneuploidia in realtà assente nel feto, generando un falso positivo. Questo fenomeno sottolinea la necessità di test diagnostici invasivi per la conferma.
Inoltre, il test potrebbe non essere praticabile in caso di recenti trasfusioni di sangue, in quanto la presenza di DNA estraneo nel circolo sanguigno materno può alterare l'accuratezza dell'analisi. Anche nelle gravidanze gemellari, ci sono delle specificità: in presenza di una gravidanza gemellare il test non analizza le aneuploidie dei cromosomi sessuali. In caso di esito positivo non è in grado di discriminare quale dei due feti ne sia affetto. Questo limite è dovuto alla natura del DNA circolante, che non permette di distinguere univocamente l'origine fetale per ogni frammento in presenza di più feti. Le informazioni sul sesso dei feti si limita alla rilevazione della presenza o assenza del cromosoma Y.

Il NIPT e la Rilevazione del Sesso Fetale
Una domanda comune riguardante il NIPT è se l’esame del DNA fetale rileva anche il sesso del feto. La risposta è sì, il NIPT può prevedere il sesso del feto. Questo è possibile analizzando la presenza o l'assenza di cromosomi sessuali specifici (X e Y) tra i frammenti di DNA fetale circolanti. Se viene rilevato il cromosoma Y, indica la presenza di un feto maschio; in sua assenza, si inferisce la presenza di un feto femmina. Come menzionato in precedenza per le gravidanze gemellari, le informazioni sul sesso dei feti si limitano alla rilevazione della presenza o assenza del cromosoma Y. È importante notare che, a seconda delle normative locali e delle politiche dei laboratori, la comunicazione del sesso fetale potrebbe essere facoltativa o regolamentata.
Aspetti Economici: Costi e Rimborsabilità del NIPT
Per quanto riguarda l'aspetto economico, il costo del test del DNA fetale è variabile a seconda del laboratorio scelto quando sostenuto privatamente, ma indicativamente è compreso tra € 300 e € 700. È utile sapere che il costo è in genere detraibile. Ciò significa che la spesa sostenuta per il NIPT può essere inclusa nelle spese sanitarie da detrarre dalla dichiarazione dei redditi, a condizione di conservare la ricevuta. Il costo del test rientra infatti nelle spese sanitarie detraibili se indicate nella dichiarazione dei redditi. È fondamentale conservare la ricevuta in quanto il costo potrebbe non essere riportato automaticamente nella dichiarazione precompilata. Al momento, il test prenatale non invasivo non è rimborsato dal Servizio Sanitario Nazionale a livello nazionale, sebbene in alcune Regioni, come l’Emilia Romagna, l’esame venga offerto gratuitamente, indicando una disparità regionale nell'accesso a questa tecnologia. Per quanto riguarda le modalità di pagamento, alcuni servizi consentono di pagare mediante bonifico ordinario, bonifico istantaneo o carta di credito. Con il pagamento mediante carta di credito e bonifico istantaneo l’accredito è immediato e, se il referto è già pronto, si potrà riceverlo subito.
Il Ruolo del Supporto e della Consulenza Genetica
In ogni fase del percorso che include l'esecuzione del NIPT e l'interpretazione dei suoi risultati, il supporto medico e psicologico è fondamentale per affrontare questo momento con maggiore serenità e consapevolezza. Prima di decidere di sottoporsi a test prenatali, è opportuno che la coppia si rivolga a un consulente genetico, che li guiderà nella scelta più appropriata e, successivamente, nella valutazione dei risultati. In caso di esiti che indicano un alto rischio, la necessità di consulenza diventa ancora più impellente. Ad esempio, il servizio di AURORA mette a disposizione dei ginecologi anche la consulenza genetica per assistere al meglio i pazienti nell’interpretazione dei dati, specialmente nei casi di «presenza di aneuploidia cromosomica (alto rischio)». Un genetista di AURORA sarà a disposizione per una consulenza gratuita, per spiegare nel dettaglio i risultati del test e consigliare ulteriori esami da svolgere. Inoltre, è previsto un supporto psicologico dopo aver ricevuto il risultato. Alcuni fornitori, come quelli che offrono il kit Nativa, prevedono questo servizio: all’interno del kit Nativa si trova un flyer con QR code dedicati che permettono di accedere, a condizioni agevolate, ai servizi di psicologia e genetica medica dell’Ospedale San Raffaele (OSR) di Milano. Questo dimostra la crescente consapevolezza dell'importanza di un approccio olistico che tenga conto non solo degli aspetti clinici, ma anche del benessere emotivo della coppia.
Dettagli sulla Refertazione: Come Vengono Presentati i Risultati
La chiarezza nella presentazione dei risultati del NIPT è fondamentale per una corretta interpretazione. I risultati, come quelli del test AURORA, vengono forniti in termini chiari e facilmente comprensibili. Nel referto sarà semplicemente indicato «assenza di aneuploidia cromosomica (basso rischio)» oppure «presenza di aneuploidia cromosomica (alto rischio)».
Un risultato che indica "Assenza di aneuploidia cromosomica (basso rischio)" suggerisce una bassa probabilità della condizione indagata. Il risultato del test ha una sensibilità del 99,9% per la trisomia 21, 18 e 13 e di poco inferiore per le altre aneuploidie indagate. L’affidabilità del risultato è solitamente riportata in dettaglio in una sezione specifica del referto, ad esempio, nella sezione “Accuratezza del test Aurora”.
Al contrario, un risultato che segnala "presenza di aneuploidia cromosomica (alto rischio)" è suggestivo di una delle anomalie cromosomiche indagate ma non assicura che il feto abbia tale anomalia. Come già sottolineato, in caso di rilevazione di una o più aneuploidie, si consiglia vivamente di eseguire un test di diagnosi prenatale invasiva (es. amniocentesi) per la conferma del risultato.
In alcuni casi, il test potrebbe produrre un risultato non conclusivo. Questo può accadere, ad esempio, se la quantità di DNA fetale (frazione fetale) è insufficiente per completare lo studio entro i parametri prestazionali stabiliti. In questo scenario, è necessario ripetere l'analisi su un nuovo campione di sangue materno. La necessità di ripetere il test sottolinea l'importanza di raggiungere una soglia minima di frazione fetale per garantire l'accuratezza e l'affidabilità dell'esame.
Tempi di Refertazione e Garanzia della Privacy
I tempi di refertazione per il NIPT possono variare a seconda del tipo di pannello di screening scelto e del laboratorio di analisi. Ad esempio, per alcune versioni del test NATIVA (NATIVA, NATIVA 23 e NATIVA NEXT), i tempi di refertazione sono di 5/7 giorni lavorativi a partire dalla data di ricezione del campione in laboratorio. Per pannelli più estesi come NATIVA PLUS, NATIVA KARYON, NATIVA COMPLETE 5 E NATIVA COMPLETE 11, i tempi si estendono a 7/10 giorni lavorativi. Questi tempi sono indicativi e possono subire variazioni in base al carico di lavoro del laboratorio e alla complessità delle analisi.
La gestione dei dati personali è un aspetto cruciale e viene trattata con la massima attenzione. Tutti i dati personali verranno trattati da BioRep, ad esempio, nel pieno rispetto delle norme vigenti in materia di privacy, tra cui il Regolamento Generale per la Protezione dei Dati personali n. 679/2016 e le relative disposizioni locali, e nel rispetto delle finalità e delle modalità descritte nell’informativa completa fornita con il kit di prelievo Nativa. Il titolare del trattamento dei dati è BioRep, che garantisce la riservatezza e la sicurezza delle informazioni sanitarie e genetiche delle pazienti.