L'Iniziazione al Piacere: Storie di Scoperta e Confini Trasformati

Nel vasto universo delle esperienze umane, il viaggio della scoperta sessuale assume forme inaspettate, spesso intrecciandosi con dinamiche relazionali complesse e sfidando le convenzioni sociali. Attraverso una serie di racconti che esplorano l'intimità, il desiderio e l'iniziazione, ci addentriamo in narrazioni dove i confini dell'affetto e della passione si trasformano, rivelando aspetti sorprendenti della psiche umana e dei legami più profondi.

Legami Familiari e Risvegli Inattesi

All'interno della sfera familiare, dove l'amore e la protezione dovrebbero essere i pilastri, emergono talvolta dinamiche inaspettate di attrazione e svezzamento sessuale. Questi racconti illustrano come le figure genitoriali o affini possano, consapevolmente o meno, diventare guide in un percorso di scoperta che trascende le norme.

La Madre come Guida: Tra Confessione e Svezzamento Sessuale

L'adolescenza è un periodo di intensi mutamenti e scoperte, dove la sessualità emerge con prepotenza. Un giovane si ritrovò in una situazione di profonda imbarazzo: "Avrei voluto sprofondare, cercai di coprirmi, inventarmi qualcosa, ma come si dice in certi casi, il rimedio fu peggio del danno." La sorpresa gli tolse anche il pensiero, poiché immaginava che la madre lo dicesse al padre con quel che ne consegue. Rimase nella sua cameretta per tutto il pomeriggio.

La madre, all'ora di cena, lo invitò a raggiungerli perché era pronta. Malvolentieri andò in cucina, pronto a subire tutto. Invece, con sua grande sorpresa, anche questa volta non venne toccato l’argomento. Non aveva tanta voglia di parlare, e il padre gli chiese il motivo del suo mutismo, al che rispose che era preso dallo studio. Si trovava in avanzata adolescenza, e la masturbazione era una risorsa che si esauriva in pochi minuti. Arrivò a pensare che la frequenza eccessiva delle sue masturbazioni fosse dovuta al comportamento dei genitori, "sì perché quando loro scopavano, non lo facevano in maniera discreta, forse venivano sentiti anche dal vicinato."

Dopo qualche giorno, assorto sui libri, entrò la madre nella sua camera rispolverando l’argomento. Gli chiese: "Hai riacquistato la tua sicurezza?" Il figlio, confuso, domandò: "In che cosa mamma?" E lei: "Suvvia non dire che l’hai dimenticato." Egli si riferiva chiaramente a ciò che era accaduto. La madre continuò: "Sì, mi riferisco alla tua masturbazione, veramente pensi di essere il solo a farlo?" La risposta fu: "Sicuramente non sono il solo, ma penso di essere stato il solo a farmi sorprendere dalla mamma."

La madre, inaspettatamente, gli disse: "Se ti dicessi che a volte lo faccio anch’io?" Il figlio replicò: "Mamma, tu hai papà, non hai bisogno di altro." Ma la madre chiarì: "Sì, io ho papà, però a volte sento la necessità di masturbarmi per ricavare quel sottile piacere, in solitudine, che solo la masturbazione può darmi." A quelle parole, il figlio si alzò dalla sedia per darle un bacio e ringraziarla per averlo messo a suo agio in un attimo, togliendogli quel senso di vergogna che ancora provava. Da quel momento, si sentì autorizzato a masturbarsi senza nascondersi, almeno di fronte a lei, con l’intento di farsi vedere di nuovo, e questo lo eccitava ancora di più, sapendo che lei poteva vederlo in qualsiasi momento.

Discussione tra madre e figlio sulla sessualità

Non successe nulla per qualche giorno. Fino a quando la madre lo raggiunse mentre studiava. "Come va lo studio?" chiese lei. "Che ti succede?" domandò il figlio. "Mamma, riesco sempre a fare brutte figure con te, non capisco il motivo di quello che mi succede," rispose lui. La madre, con una spiegazione sorprendente, affermò: "La tua testa è libera da pensieri in quel senso e ti comporti normalmente, io sono una donna e ti eccito." Le gambe del giovane erano bloccate, non riusciva a muoversi. Lei lo prese per una mano, lo fece distendere, sfilò pantaloncini e mutande ed apparve il suo sesso. Il figlio esclamò: "Mamma, così è più bello della masturbazione." La madre non rispose, impegnata com’era. Lui eiaculò nella sua bocca, e lei ingoiò tutto. "Buon sapore la tua sborra, meglio di quella di tuo padre. A proposito, la prossima volta sarai tu a restituirmi il piacere," disse la madre. Il figlio, confuso, chiese: "Che vuol dire mamma?" E lei: "Hai capito benissimo."

Passarono poche ore da quell’episodio. Il giorno dopo, la madre entrò nella sua camera, lo invitò a spogliarsi. Anche lei restò nuda, anzi lo era quasi già appena entrata. Volle che lui si mettesse sopra di lei ed inaspettatamente il sesso entrò nella vagina. Fu ancora più bello del giorno precedente. In meno di un minuto vennero entrambi; lei lo stringeva tanto da fargli male. Non sapeva che dire, fu lei ad incitarlo a copularla ancora. Non l’aveva mai fatto ed ora si trovava con sua madre che lo spingeva a copularla. Si interrogò su cosa avrebbe detto il padre, ma la madre rispose: "Papà non dirà nulla, è stato lui a dirmi di farti conoscere il sesso." Il figlio concluse: "È stato bellissimo mamma." E lei: "È stato bellissimo anche per me." Quello che venne descritto come uno "svezzamento sessuale" durò solo qualche giorno, poi il giovane tornò alle sue "indispensabili seghe," pensando sempre alla madre. Il paragone venne naturale: "mamma era un’altra cosa."

Il Genero e la Suocera: Un Desiderio Proibito che Trasgredisce

Maria, una donna di 55 anni, di bella presenza, si descriveva come ancora attraente, snella e con un bel corpo. Affermava di non aver mai tradito il marito prima del "fattaccio" che sarebbe stato oggetto del suo racconto, nonostante da una decina d'anni il sesso tra loro fosse "al lumicino." Le occasioni non le erano mancate, ma il loro era un paesino di appena 1000 abitanti. Nella stessa situazione si trovava una sua intima amica, e anche i rispettivi mariti erano amici. Tre anni fa, "messe da parte dai nostri rispettivi mariti ma vogliose," le due amiche avevano iniziato una relazione lesbica, un'esperienza che continuava a essere "fantastica." Maria si definiva "non una santa senza peccati," ma "tutto avrebbe potuto immaginare tranne quello che è accaduto recentemente."

La figlia di Maria, di 26 anni, era stata assunta da un ente e doveva frequentare un corso di formazione regionale. Essendo la sede distante quasi 150 km, la figlia tornava a casa solo venerdì pomeriggio e ripartiva domenica. Così, Maria si era trasferita a casa della figlia e del genero Beppe per accudire la nipotina di 5 mesi, che fortunatamente aveva iniziato lo svezzamento. Il marito di Maria sarebbe venuto "di tanto in tanto," soprattutto la mattina e per il pranzo. Con il genero, Maria non aveva mai avuto problemi: un "bel ragazzo 29enne, educato, rispettoso e con il quale vado perfettamente d'accordo."

La prima settimana fu normale. Maria dormiva nella stanzetta con la culla della nipotina accanto. Il mercoledì della seconda settimana, dopo pranzo, dopo che suo marito era andato via e la bambina dormiva, Maria era seduta in poltrona a seguire la televisione. Improvvisamente vide arrivare velocemente, nella sua direzione, il genero, tenendosi con la mano sinistra l'elastico della tuta e la mano destra dentro, sul suo sesso. "Che ha?" si chiese Maria. Lui le disse di scusarla ma che non resisteva più. La raggiunse e tirò fuori un "cazzo che, ancora mezzo moscio, è più grosso di quello di mio marito." Maria rimase sbalordita sia dal membro che dal suo comportamento.

Lui la chiamò "suocera," come quando scherzavano, e disse che non poteva farci niente, che non ce la faceva più, e siccome Loredana, sua figlia nonché sua moglie, non c'era, a chi doveva rivolgersi? Chi doveva sostituirla? Maria gli disse di coprirsi subito e che non si doveva neanche permettere di pensare una "porcheria del genere." Cercò di spingerlo indietro e di alzarsi, ma lui, tenendola dalla nuca, la tenne ferma e le sbatté quel "coso" sulle guance e sul muso. "Sono fuori di me ma quel coso ha un buon odore e sentirmelo sbattere sul muso non mi è indifferente." Intanto era già duro e non appena cercò di parlare si ritrovò la cappella in bocca. Maria non si trovava in una situazione del genere, "con un cazzo in bocca, non so più da quanti anni." Con suo marito non lo faceva più, né con nessun altro. Si dilettava "con la fica e il clitoride della mia amica," ma ritrovarsi "con un bel cazzone in bocca è tutta un'altra cosa."

Sono urologa, ho visto tutto: Ma il segreto di mio genero mi ha fatto...

Le sensazioni furono forti. Dimenticò perfino che si trattava del marito di sua figlia, del suo genero che, per l'età che aveva, poteva essere anche suo figlio. Non sapeva cosa le succedeva, ma prese a giocare con quella "cappella calda, grossa e gustosa." Lui gemette e andò più in fondo nella sua bocca. Maria portò su le mani, con la destra lo prese e con la sinistra andò sulle sue "palle gonfie"; quindi prese a "spompinarlo." "Che bello! Avevo dimenticato cosa si provasse con un cazzo in bocca." Lui gemette, le disse che era brava, che gli piaceva e prese a muoversi come se la stesse penetrando. "Mio marito nella mia bocca non l'aveva mai fatto." Lui la penetrò sempre più velocemente fino a quando Maria capì che stava per venire. Non glielo tirò fuori e il suo sperma "mi fa quasi affogare. Però! Che gusto! Avevo dimenticato il gusto dello sperma." Prese il fazzoletto dalla tasca, glielo tirò fuori e si pulì. Anche Maria cercò qualcosa per pulirsi e corse in bagno.

Quando uscì lei, entrò lui. Entrambi erano mortificati e non si guardarono nemmeno. Maria sentì che stava facendo la doccia. Dopo le chiese per la cena ed uscì per comprare qualcosa. Lei pensava a quello che era successo e non aveva nemmeno il coraggio di guardarsi allo specchio. Quando telefonò la figlia, "è come se mi vedesse o come se capisse dalla mia voce, tanto che mi chiede il perché del mio balbettio." Maria non se n'era accorta. Meno male che qualche minuto dopo si svegliò la nipotina e si distrasse.

Quando il genero rincasò, le elencò quello che aveva comprato e si mise a giocare con sua figlia. Maria fece la doccia e, come le altre sere, con i riscaldamenti si vestì leggera: pigiama e vestaglietta. Mentre dava la poppata alla bimba, lui si cambiò: tuta e maglietta. La bimba si addormentò e Maria preparò la cena. Cenarono mentre seguivano il telegiornale. Muti; non parlava nessuno. "Certi momenti mi sembra pentito; io mi vergogno di stare seduta al suo fianco." Dopo cena, Maria riordinò e seguì un film. Lui si trasferì per seguire, sull'altra tv, la campagna referendaria sulla riforma costituzionale. Alle 11:00, dopo la poppata alla bimba, Maria gli augurò la buonanotte e gli disse che andava a letto. Dopo una decina di minuti andò a letto pure lui.

Le camere da letto erano vicine, in fondo al corridoio proprio di fronte e, come le altre sere, lasciarono le porte aperte per ogni evenienza. La luce del suo comodino però restò accesa ed ad un tratto, "come quando mi sfotte o scherza," chiamò: "Suocera?" "Cosa c'è?" rispose Maria. "Mi dispiace," disse lui. "Acqua passata. Non ci pensare più," rispose lei. "Sì, va bene. Però mi dispiace per te perché non hai goduto." Maria, nervosa, replicò: "Non ho bisogno. Non ho le tue esigenze urgenti."

Era nervosa e, visto che erano in argomento, volle dirgliene di santa ragione. Quindi si alzò e si fermò proprio davanti alla porta, appoggiandosi con la spalla sul battente e incrociando le braccia. Evidentemente questo suo comportamento fu interpretato in modo completamente opposto alle sue reali intenzioni. Maria si pentì di essersi alzata. Infatti lui si scoprì, tirò giù pigiama e slip e mostrò il suo sesso mezzo moscio. Maria gli disse che si era già permesso una volta e che non si doveva permettere più. Per tutta risposta lui lo impugnò e prese a masturbarsi lentamente. Maria rimase lì, impalata a guardare e deglutendo. Non sapeva nemmeno come richiamarlo che lui le ripeté che era dispiaciuto per lei perché non aveva goduto.

Quella scena non le fu indifferente e non sapeva cosa le prendeva. Lui le disse che sua figlia in questi casi prima se lo metteva "fra le tette e poi in bocca." Maria stava per dirgli che era un porco e invece gli disse che le sue tette "non sono grosse e sode come quelle di mia figlia." Non sapeva che espressione avesse il suo viso, ma se traspariva tutta la sua voglia "non sto facendo proprio una bella figura." Altro che riprenderlo! Il suo sesso era duro e lo lasciava libero. Sventò dritto. "Non è meno di 22-23 cm e il mio sguardo è fisso lì." Lui le disse di fargliele vedere ed era sicuro che erano "bone come quelle di sua figlia." Maria si sentì una stupida e senza rendersene conto lo raggiunse; lui le fece spazio spostandosi e lei si sedette sul bordo del letto. Se n'era resa conto in bocca, ma adesso, ammirandolo con tutta tranquillità, si rese conto che era "veramente grosso." Lo impugnò e lo stimolò piano; subito la sua mano destra fu sulla sua tetta sinistra. Era in pigiama e non aveva reggiseno; il suo capezzolo fu subito turgido e lui glielo stuzzicò stringendolo tra il pollice e l'indice. Purtroppo gemette e lui andò a sfilargli il sopra del pigiama. Non se ne rese nemmeno conto: lasciò per un attimo il sesso e fu lei stessa a sfilarselo del tutto. Era "con le tette al vento davanti a mio genero il quale, palpandole, suscitando la mia libidine, mi dice che sono stupende."

Intanto riprese a stimolarlo dicendogli "come possono piacergli le mie tette abituato con quelle di mia figlia." Lui le tolse la mano dal sesso e le disse che se continuava così lo avrebbe fatto venire presto. Si alzò, si liberò di tutto quello che indossava restando nudo, allargò le gambe quasi a cavallo sulle sue cosce e glielo piantò "fra le tette." Lei lo tenne stretto, lui si mosse lentamente e glielo fece sbattere sul mento. Da lì a prenderlo in bocca e "spompinarlo" non ci volle niente. Si sentiva ringiovanire; lui le disse di come era brava e gemette; il sangue le "bolliva dentro" e pensò a quanto fosse fortunata sua figlia ad avere "un cazzo così sempre a disposizione."

Lui glielo sfilò dalla bocca, la fece alzare e si sedette lui. Prese a leccarle le tette e a morderle i capezzoli. Scese giù lentamente con la lingua, abbassandole pure il sotto del pig

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