Il dispendio energetico e le necessità nutrizionali nella maternità: dalla gravidanza all'allattamento

Il processo biologico che porta alla nascita e al successivo sostentamento del neonato rappresenta una delle sfide metaboliche più complesse che il corpo femminile possa affrontare. Comprendere il bilancio energetico e le esigenze nutrizionali in queste fasi è fondamentale per garantire non solo il benessere della madre, ma anche la corretta crescita e lo sviluppo del bambino. Spesso si discute di quanto il parto richieda in termini di energia, ma la scienza moderna suggerisce di osservare l'intero ciclo riproduttivo come un investimento energetico continuativo e massiccio.

rappresentazione del bilancio energetico durante la gravidanza e l'allattamento

Il costo energetico della gestazione e del parto

Fare un figlio richiede energia. Basta guardare una donna incinta - o esserlo state - per capirlo, non serve essere uno scienziato. Ecco perché un gruppo di scienziati della Monash University, in Australia, ha condotto uno studio proprio con questo obiettivo: misurare esattamente quante calorie consumano le diverse specie animali per riprodursi. Lo hanno fatto per 81 animali, ma i risultati più inaspettati riguardano proprio la specie umana.

Le calorie consumate da una donna durante quei lunghi nove mesi per portare a termine la gravidanza sono infatti molto più di quanto si pensasse finora: per l'esattezza i ricercatori australiani hanno calcolato che in media una gravidanza umana brucia 50.000 calorie. La riproduzione è uno dei più grandi investimenti di energia che gli animali possono fare, premettono gli autori dello studio pubblicato su Science, ma non soltanto per i motivi che abbiamo immaginato finora. Invece, da questa ricerca è emerso che, almeno per quanto riguarda la maggior parte dei mammiferi, ci siamo sempre sbagliati. La maggior parte dell'energia viene infatti consumata dalla femmina per alimentare il proprio corpo durante la gravidanza. E questo è vero anche per la specie umana: solo il 4% dell'energia consumata da una donna è destinata al feto, tutto il resto, ovvero il 96%, è consumato per alimentare tutte i meccanismi alla base della gravidanza, come la formazione e il mantenimento della placenta.

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L'allattamento: un nuovo impegno metabolico

L’allattamento al seno è la naturale prosecuzione di una gravidanza. L’allattamento comporta per la madre una notevole perdita di principi nutritivi e di energia cui la dieta deve adeguatamente supplire. Durante l’allattamento aumentano i fabbisogni nutrizionali della mamma in quanto la produzione di latte, più gravosa in termini nutrizionali rispetto alla gravidanza, richiede un maggior dispendio di energie caloriche.

Il costo energetico dell'allattamento è dovuto sia al contenuto in energia del latte materno (in genere stimato intorno a 0,7 kcal/g) che all’energia necessaria per la sua sintesi. È importante sottolineare che il valore energetico del latte materno dipende soprattutto dalla concentrazione di lipidi e mediamente è stimato in 67 kcal/ 100 gr. Si calcola che l'efficienza sia circa dell'80%, ovvero per produrre 100 ml di latte contenenti 67 Kcalorie la madre consuma circa 85 Kcal.

Durante l’allattamento esclusivo al seno (primo semestre di vita del bambino) si indica un fabbisogno energetico aggiuntivo per la nutrice pari a 500 kcal/ die (LARN, 2014). Nelle donne che allattano, l'apporto giornaliero pari a circa 2100 - 2200 calorie, acquisite attraverso la dieta in una donna adulta e di corporatura media, durante l'allattamento dovranno essere aumentate di circa 200 calorie, fornite all’organismo sempre da cibi altamente proteici.

grafico che mostra l'incremento del fabbisogno calorico nei primi sei mesi di allattamento

Gestire le riserve energetiche e il peso corporeo

Una parte del fabbisogno energetico extra può essere sostenuto utilizzando le riserve adipose accumulate durante la gravidanza, sebbene il grado di questa mobilizzazione sia molto variabile da donna a donna. Si è osservato che le variazioni ponderali più elevate si registrano nei primi tre mesi di allattamento esclusivo al seno mentre la media della perdita di peso nei primi sei mesi è pari a circa 0,8 kg al mese. Nelle donne sovrappeso è possibile un calo di 2 kg al mese, anche se i regimi restrittivi dovrebbero essere perseguiti con cautela in questa fase perché è importante continuare a soddisfare le richieste nutrizionali per assicurare il mantenimento di una adeguata produzione di latte.

È bene sottolineare che una dieta restrittiva può influenzare la produzione di latte, particolarmente nelle prime settimane quando il processo di lattazione non è ancora completo. Vero è che prima di compromettere la lattazione le riserve adipose devono scendere molto. Il rischio di una dieta a basso valore energetico è legato alle sue possibili conseguenze sulla qualità dell’alimentazione della mamma e conseguentemente sulla concentrazione di alcuni micronutrienti nel latte.

L'importanza della qualità nutrizionale: proteine e micronutrienti

Non è solo questione di calorie. La dieta per le donne che allattano deve essere diversa, non solo dal punto di vista quantitativo, ma anche dal punto di vista qualitativo. Secondo il LARN (1996) nel corso dell’allattamento è necessario un supplemento giornaliero di circa 17 grammi di proteine, con almeno la metà delle stesse di origine animale. I LARN 2014 raccomandano un aumento di assunzione giornaliera di 21 g di proteine nel primo semestre di allattamento e di 14 g nel secondo semestre.

L’apporto di carboidrati nella nutrice deve essere simile a quello delle donne non allattanti, pari quindi al 45-60% dell’energia complessiva, l’80-90% del quale rappresentato da carboidrati complessi. L’assunzione di lipidi è fondamentale durante il periodo dell’allattamento perché può condizionare la crescita del neonato e il suo sviluppo e deve essere simile a quello raccomandato per la popolazione generale: 20-35% dell’energia totale. In particolare, l’acido docosaesanoico (DHA) è necessario per un corretto sviluppo delle strutture cerebrali e retiniche.

schema degli alimenti consigliati per un corretto apporto di micronutrienti durante l'allattamento

Per quanto riguarda i micronutrienti, le più comuni carenze vitaminiche nel latte materno sono attribuibili a deficit accumulati nella madre di vitamine idrosolubili, quali tiamina (B1), riboflavina (B2), piridossina (B6) e cobalamina (B12). Al contrario, le concentrazioni delle vitamine liposolubili e della maggior parte dei minerali sono meno influenzate dalle condizioni nutrizionali materne, ad eccezione delle vitamine A e D. Lo iodio è essenziale, tanto che in alcuni paesi europei viene consigliato, nell’allattamento, un aumento del 35% dell’assunzione di iodio con la dieta. Infine, lo zinco è fondamentale per un normale sviluppo del feto e del neonato; infatti, nel colostro i livelli di zinco sono circa 17 volte maggiori che nel sangue materno.

Stile di vita, idratazione e sostanze da evitare

Se sei una mamma in pieno allattamento, pietanze a parte, dovresti prestare attenzione anche alle bevande. L’imperativo, esattamente come succede già nel periodo di gravidanza, è quello di evitare il consumo di bevande di tipo alcolico. Queste rischiano di ridurre i nutrienti per il bambino. Contrariamente a quanto si riporta nella tradizione popolare, il consumo di alcol (birra) non determina una migliore performance della lattazione, anzi al contrario, determina una riduzione della produzione di latte per cui il lattante ha minori disponibilità alimentari nelle 3-4 ore dopo il consumo di alcol da parte della madre.

L’esposizione a piccole dosi di alcol nel latte materno determina una compromissione dell’equilibrio sonno veglia del bambino, un aumento della durata del sonno, per la ridotta capacità del neonato di metabolizzare l’etanolo. È bene non bere alcolici durante l’allattamento. Allo stesso modo, faresti bene a limitare l’uso di prodotti contenenti sostanze nervine, che eccitano il sistema nervoso centrale. Al contrario, il consiglio è quello di aumentare il consumo d’acqua durante l’allattamento. Il latte materno, infatti, è costituito per l’87% di acqua, per questo dovresti consumare almeno due litri e mezzo di liquidi al giorno.

Il fumo di sigaretta è un altro fattore critico: la nicotina può ridurre il volume del latte materno prodotto e inibire il suo rilascio, può inoltre causare irritabilità e riduzione dell’incremento del peso nel lattante. L’abitudine al fumo di sigaretta durante l’allattamento riduce il contenuto di acidi grassi polinsaturi a catena lunga n-3 (LC-PUFA) (DHA) nel latte materno.

infografica sui rischi legati a fumo e alcol durante l'allattamento

L'apprendimento sensoriale del neonato e l'alimentazione materna

La prima esperienza gustativa avviene ancor prima della nascita. Durante la gestazione, il feto, attraverso il liquido amniotico, è esposto a molteplici esperienze sensoriali che, sostanzialmente, dipendono dalla dieta materna. Nell’utero materno il feto inala e ingoia quantità rilevanti di liquido amniotico e con esso glucosio (dolce), aminoacidi (umami), lipidi e molecole odorose. Durante l'allattamento, questa esplorazione continua attraverso il latte materno, che riflette i sapori dei cibi consumati dalla madre. Per questo motivo, una dieta varia ed equilibrata è fondamentale per educare precocemente il palato del bambino, facilitando una transizione più fluida verso lo svezzamento e promuovendo abitudini alimentari sane che avranno effetti duraturi sulla sua salute per il resto della vita.

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