Sviluppo della Tiroide Fetale e la Cruciale Interconnessione con la Funzione Tiroidea Materna

La gravidanza rappresenta un periodo di profonde trasformazioni fisiologiche nell'organismo femminile, influenzando in maniera significativa diverse ghiandole endocrine, tra cui spicca la tiroide. La sua funzione, essenziale per il benessere materno, assume un'importanza ancora maggiore per il corretto sviluppo del nascituro, specialmente nelle prime fasi della gestazione. Disfunzioni tiroidee, siano esse in eccesso (ipertiroidismo) o in difetto (ipotiroidismo), possono avere ripercussioni serie sulla salute della gestante e compromettere in modo significativo l'andamento della gravidanza e lo sviluppo fetale. È quindi fondamentale comprendere i meccanismi che regolano la funzione tiroidea durante questo periodo e l'importanza della prevenzione e del monitoraggio.

La Ghiandola Tiroide e il Suo Ruolo Fondamentale nell'Organismo

La tiroide è una ghiandola endocrina situata nella parte anteriore del collo, la cui funzione principale è quella di sintetizzare due ormoni cruciali: la tiroxina (T4) e la tri-iodotironina (T3). Questi ormoni sono indispensabili per il metabolismo, la differenziazione cellulare e il normale processo di sviluppo e accrescimento dell'organismo. La produzione di T3 e T4 è finemente regolata dalla tireotropina, più comunemente nota come TSH (Thyroid-Stimulating Hormone), un ormone prodotto da un'altra ghiandola, l'ipofisi.

Struttura della ghiandola tiroide
La tiroide produce prevalentemente T4 e solo in minima parte T3; quest'ultimo, in effetti, è il reale responsabile dell'attività biologica e deriva in gran parte dal T4 che, a livello dei tessuti periferici, per l'azione dell'enzima desiodasi, perde un atomo di iodio diventando T3. Come tutti gli ormoni, il T3 e il T4 agiscono legandosi a specifici recettori (TRs), ma per far sì che ciò avvenga è necessario che siano "liberi" (Free) dal legame con le proteine di trasporto. La principale di queste proteine è la TBG (Thyroxine-Binding Globulin), che veicola gli ormoni nel circolo ematico. I rapporti tra gli ormoni e le proteine vettrici sono regolati dalla legge di azione di massa; pertanto, ad un aumento dei livelli ematici di TBG consegue una transitoria diminuzione delle frazioni libere e un successivo aumento del TSH con riequilibrio dei valori di FT3 ed FT4 e un maggior pool di ormone legato. La misurazione del TSH attraverso un semplice prelievo di sangue consente di valutare il regolare funzionamento della tiroide.

La Gravidanza e l'Adattamento della Funzione Tiroidea Materna

La gravidanza ha un profondo impatto sulla ghiandola tiroide e sulla sua funzione, determinando modificazioni funzionali volte ad assicurare un'adeguata quantità di ormoni tiroidei sia alla madre che al feto attraverso molteplici fenomeni di adattamento. Tra i principali fattori che influenzano la tiroide materna durante la gestazione vi è la stimolazione da parte della ß-hCG (ß-human Chorionic Gonadotropin o gonadotropina corionica umana). Questa, a causa della sua elevata somiglianza nella struttura molecolare con il TSH, è in grado di stimolare direttamente la sintesi di T4 fino al raggiungimento di valori ematici 1,5 volte superiori rispetto alle donne non in gravidanza. Ciò determina una paradossa riduzione dei valori del TSH pur in presenza di un aumento dell’impegno tiroideo e ad una riduzione delle frazioni libere.

Inoltre, l'aumento degli estrogeni circolanti durante la gravidanza determina un aumento della sintesi epatica di TBG, che raggiunge livelli doppi rispetto allo stato pre-gravidico, con un conseguente aumento del numero di siti di legame per il T4. Questa diminuzione delle concentrazioni di ormoni tiroidei liberi (FT4 e FT3) stimola una maggiore produzione di TSH che, a sua volta, stimola il rilascio di T4 e T3. Anche il volume tiroideo tende ad aumentare del 10% in caso di buon apporto iodico, e fino al 40-50% in caso di carenza, così come aumenta la vascolarizzazione della ghiandola.

Un altro fattore significativo è l'aumentata filtrazione glomerulare in gravidanza, che determina un’aumentata escrezione urinaria degli ioduri, i quali possono raggiungere i 250 µg/die, stimolando, con un meccanismo a feedback, la produzione di ormoni tiroidei. Il fabbisogno di iodio accresce notevolmente durante la gravidanza, sia per le necessità del feto, sia per l'aumentata perdita renale e la minore disponibilità ematica. Pertanto, la gravidanza determina un diverso quadro funzionale tiroideo, sia per l'aumento della produzione di T3 e, soprattutto, T4, sia per l’azione TSH-simile della ß-hCG.

Con una normale attività della ghiandola tiroidea, anche grazie all'azione di stimolo da parte della beta HCG, l'organismo materno riesce ad adattarsi alle mutate condizioni determinate dall'iniziale gravidanza. Tuttavia, una condizione differente si ha quando la tiroide è affetta da una patologia che la rende meno responsiva ai cambiamenti repentini e alle richieste metaboliche, con il possibile instaurarsi di un quadro di ipotiroidismo subclinico in conseguenza dell'elevazione della TBG.

Quando Inizia lo Sviluppo e la Funzione della Tiroide Fetale: La Dipendenza Materna

I meccanismi fisiologici di adattamento della funzione tiroidea materna rivestono notevole importanza poiché, fino alla 11ª-15ª settimana di gravidanza, la tiroide del feto non è ancora formata o, se presente, non è ancora in grado di produrre autonomamente gli ormoni tiroidei. Nello specifico, la ghiandola tiroidea fetale si forma entro la 12-14esima settimana e inizia a produrre ormoni entro la 20esima settimana. Prima di questo periodo, il nascituro è totalmente dipendente dalla produzione ormonale svolta dalla madre, la quale manda gli ormoni tiroidei al feto attraverso la placenta. Questo passaggio transplacentare di tiroxina dalla madre al feto, sebbene modesto, è molto importante per il corretto sviluppo sia somatico che neurologico del feto.

Gli ormoni tiroidei materni influenzano, nelle prime settimane di gravidanza, lo sviluppo del sistema nervoso centrale del bambino. Il feto è pertanto dipendente, per un corretto sviluppo neurologico, dalla produzione materna di T3 e T4 nel periodo compreso tra la 5° e la 12° settimana di gravidanza. Lo sviluppo neurologico fetale inizia infatti intorno alla ottava settimana di gestazione. Se gli ormoni tiroidei materni sono insufficienti in questa fase critica, possono comprometterne il normale sviluppo. Una riduzione della quota di ormone tiroideo materno può compromettere lo sviluppo cerebrale del nascituro, determinando un danno proporzionato al grado di ipotiroidismo che si esplica tra la 5° e la 12° settimana di gravidanza prima dell’inizio della produzione di ormone tiroideo da parte della tiroide fetale. Questo sottolinea l'importanza cruciale della funzione tiroidea materna ben prima che la tiroide fetale inizi a funzionare autonomamente.

Ormoni tiroidei e gravidanza: l'importanza del controllo

L'Ipotiroidismo in Gravidanza: Rischi e Gestione Cruciale

L’ipotiroidismo rappresenta la più frequente alterazione endocrina della donna in età fertile e si riscontra in gravidanza maggiormente rispetto alla condizione di ipertiroidismo. Se non trattato, è in grado di interferire negativamente sulla prognosi riproduttiva aumentando il rischio sia di esiti avversi, sia di alterazioni importanti e spesso permanenti dello sviluppo prenatale.

Rischi e Complicanze:In caso di ipotiroidismo in gravidanza, numerose sono le complicanze, sia per la madre che per il feto. Le complicanze materne possono includere ipertensione gravidica con o senza preeclampsia, distacco della placenta, aborto spontaneo, parto pretermine, ed emorragia post-partum. Per il feto e il neonato, i rischi sono altrettanto gravi e comprendono basso peso alla nascita, mortalità neonatale, compromissione nello sviluppo intellettuale e fisico, nonché un aumentato rischio di malformazioni congenite. In particolare, se la madre è ipotiroidea in gravidanza, il sistema nervoso fetale può essere danneggiato dalla mancanza di tiroxina materna nelle prime settimane di gestazione, quando la tiroide del feto non ha ancora cominciato a funzionare. L'ipotiroidismo materno e neonatale compromette lo sviluppo cerebrale configurando il quadro clinico del cretinismo endemico, una condizione di ridotto sviluppo cerebrale e fisico, che nella sua forma più grave si manifesta come severo deficit intellettivo. I dati degli anni '70 dimostravano un minor quoziente intellettivo nei figli di madri ipotiroidee non trattate in gravidanza rispetto a quelli di madri rese eutiroidee con la terapia sostitutiva. Studi ulteriori hanno ampiamente confermato che lo sviluppo psicomotorio e mentale è ritardato nei bambini nati da madri con valori di FT4 sotto il decimo percentile alla 12ª settimana di gestazione.

Effetti dell'ipotiroidismo materno sul feto

Screening e Diagnosi Precoce:La diagnosi precoce e il corretto trattamento dell’ipotiroidismo, sia durante che in previsione di una gravidanza, risultano di cruciale importanza. Il medico di famiglia, come richiede un prelievo per esami generali, dovrebbe sempre aggiungere un dosaggio del TSH prima della gravidanza. Nelle pazienti che eseguono accertamenti per infertilità, è raccomandata la determinazione del TSH. In caso di presenza di un valore del TSH circolante superiore a 2.5 mU/L si consiglia di eseguire anche un dosaggio degli anticorpi antitiroidei (AbTg e AbTPO, Ab antirecettore del TSH o TRAb). Nelle pazienti infertili con ipotiroidismo franco o subclinico o con tiroidite cronica autoimmune che desiderino gravidanza, è raccomandata la terapia con L-T4 allo scopo di raggiungere concentrazioni di TSH < 2.5 mUI/L prima della stimolazione ovarica. Statisticamente, l’incidenza di TSH elevato con presenza di Ab anti TPO è maggiore nelle donne infertili rispetto alle donne fertili. Inoltre, donne con ripetuti fallimenti dell’impianto dopo IVF presentano una più elevata incidenza di ipotiroidismo subclinico. Infatti, le donne con presenza di Ab anti TPO concepiscono più tardivamente ed hanno maggiore incidenza di aborto, anche in condizioni di eutiroidismo.

Trattamento con Levotiroxina (L-T4):Il farmaco di scelta per il trattamento sostitutivo dell’ipotiroidismo è la Levotiroxina sodica (L-T4), un ormone chimicamente puro che assicura una potenza uniforme. La L-T4 deve essere assunta a digiuno 20 minuti prima della colazione. In presenza di vomito è comunque possibile assumere L-T4 anche dopo aver mangiato. La T4 è l’ormone più importante sul piano quantitativo secreto dalla tiroide ed esercita la sua azione previa conversione periferica in T3, l’ormone metabolicamente attivo. La somministrazione di Tiroxina nella terapia dell’ipotiroidismo costituisce quindi una fonte continua di T3 per i tessuti e riproduce più fedelmente la situazione fisiologica in cui la maggior parte della T3 deriva dalla desiodazione periferica della T4.

In assenza di controindicazioni cardiache, è sempre consigliabile raggiungere lo stato di normale funzione tiroidea o eutiroidismo nel più breve tempo possibile per evitare le complicanze dell’ipotiroidismo sul decorso della gestazione e sul prodotto del concepimento. Nelle pazienti che sono già in terapia sostitutiva per un ipotiroidismo diagnosticato prima della gravidanza, la richiesta di tiroxina aumenta durante la gestazione. La dose sostitutiva di L-tiroxina è maggiore in gravidanza rispetto al periodo pre- e post-gravidico. L’incremento della dose di tiroxina necessario a mantenere l’eutiroidismo è di solito maggiore nelle pazienti con ipotiroidismo post terapia ablativa per morbo di Basedow o carcinoma della tiroide rispetto a quelle con tiroidite autoimmune. In uno studio recente l’aumento medio della dose di L-T4 necessario per mantenere il TSH nella norma era del 45% (50 µg/die) nelle gravide con ipotiroidismo postablativo e del 25% (28 µg/die) in quelle con ipotiroidismo autoimmune. Questa differenza può essere spiegata con il permanere di una modesta riserva funzionale tiroidea in alcune pazienti con tiroidite autoimmune. In queste gestanti, la fisiologica immunosoppressione della gravidanza può favorire una modesta ripresa funzionale della tiroide e ridurre quindi la dose aggiuntiva di L-T4 necessaria per mantenere nella norma il TSH sierico. Sebbene nelle pazienti con tiroidite autoimmune siano state descritte remissioni transitorie dell’ipotiroidismo in gravidanza, i rischi di una ipofunzione tiroidea, anche subclinica, sono tali da non giustificare tentativi di sospensione della terapia sostitutiva con L-T4.

Monitoraggio e Aggiustamenti:L’aumentato fabbisogno di L-T4 può rendersi evidente già nelle prime 4 settimane dal concepimento. In tutte le ipotiroidee che entrano in gravidanza è quindi consigliabile misurare il TSH immediatamente dopo la prima mancanza mestruale, con il fine di mantenere valori di TSH < 2,5 mUI/L. Se in questa fase precoce della gestazione il TSH sierico non è ancora aumentato, il dosaggio deve essere ripetuto ogni 40 giorni poiché la necessità di aumentare la dose può rendersi evidente anche in fasi più avanzate della gravidanza. L’incremento della dose di L-tiroxina varia da meno di 25 µg/die a più di 100 µg/die. Uno studio prospettico recente ha dimostrato un aumentato fabbisogno di L-T4 nell’85% della popolazione studiata. In questi soggetti l’incremento medio di L-T4 era del 47% e l’incremento della dose era necessario nella prime 16-20 settimane. La raccomandazione pratica che ne deriva è che tutte le donne ipotiroidee in trattamento con L-T4 dovrebbero aumentare la dose di L-T4 di circa il 30% al momento della conferma dell’inizio della gravidanza, ancora prima di eseguire i dosaggi ormonali. È consigliabile un valore del TSH minore di 2,5 mUI/ml prima della gravidanza e nel primo trimestre ed inferiore a 3.0 mUI/ml nel secondo e terzo trimestre con frazioni libere nella norma. Alcuni autori consigliano valori di riferimento più bassi con il TSH minore di 2.0 mUI/ml nel primo trimestre ed inferiore a 2.5 mUI/ml negli altri mesi di gravidanza.

Il solfato ferroso, somministrato frequentemente in gravidanza per correggere la carenza di ferro, può ridurre l’assorbimento della L-tiroxina se i due farmaci sono assunti contemporaneamente, richiedendo attenzione nella somministrazione. Dopo il parto, la neomamma deve ritornare al dosaggio di L-T4 pre-gravidico e ricontrollare gli esami di funzionalità tiroidea dopo circa 6 settimane.

L'Ipertiroidismo in Gravidanza: Complicanze e Approcci Terapeutici

La tireotossicosi si intende come il quadro clinico che deriva da un eccesso di ormoni tiroidei circolanti e dalla conseguente accelerazione dei processi metabolici dell’organismo. Quando la tireotossicosi è dovuta a iperfunzione tiroidea si definisce ipertiroidismo. In pratica, tutte le pazienti con un ipertiroidismo clinicamente rilevante avranno un TSH sierico inferiore a 0,1 mU/L associato a valori di FT4 e di FT3 superiori alla norma.

Rischi e Diagnosi:L’ipertiroidismo materno non correttamente trattato si può associare a diverse complicanze materne come ipertensione gravidica, preeclampsia, distacco di placenta, aborto spontaneo, parto prematuro e scompenso cardiaco. Per quanto riguarda il feto e il neonato, possono verificarsi basso peso alla nascita per l’età gestazionale e prematurità. L’aumentata frequenza di malformazioni congenite nei neonati di donne ipertiroidee non trattate in gravidanza si riduce nettamente se la funzione tiroidea è normalizzata dalla terapia con tionamidi.

Terapia dell'ipertiroidismo in gravidanza

Trattamento Farmacologico:Il trattamento dell’ipertiroidismo in gravidanza pone alcuni problemi perché ogni scelta terapeutica deve tener conto della presenza del feto e del passaggio transplacentare dello iodio e dei farmaci impiegati nel trattamento della tireotossicosi. In gravidanza le scelte terapeutiche per l’ipertiroidismo sono limitate al trattamento farmacologico e, in casi specifici, all’intervento di tiroidectomia. Nella maggior parte delle gravide ipertiroidee l’iperfunzione ghiandolare viene controllata somministrando i farmaci antitiroidei, che rappresentano la terapia di prima scelta. Le tionamidi (metimazolo, carbimazolo e propiltiouracile) bloccano la sintesi degli ormoni tiroidei, inibendo l’organificazione e l’incorporazione dello ioduro nei residui tirosinici della tireoglobulina e il successivo accoppiamento delle iodotirosine.

Il propiltiouracile (PTU), oltre a bloccare la sintesi degli ormoni tiroidei, agisce anche sui tessuti periferici inibendo la conversione della T4 a T3. Nonostante questa ulteriore azione periferica del PTU, nella maggior parte delle pazienti ipertiroidee il trattamento con metimazolo (MMI) porta ad una più rapida normalizzazione dei livelli degli ormoni tiroidei circolanti. L’efficacia del MMI nella terapia dell’ipertiroidismo è dovuta ad un maggiore accumulo e ad una più lunga emivita intra-tiroidea del farmaco. Il MMI e il PTU vengono quasi completamente assorbiti nel tratto gastrointestinale; l’emivita plasmatica del MMI è più lunga (6-8 ore) rispetto a quella del PTU (1-2 ore). Rispetto al PTU, il MMI è più lipo-solubile e non si lega alle proteine del siero. Nell’uso clinico è opportuno tenere presente che le tionamidi non bloccano il rilascio degli ormoni tiroidei preformati. Pertanto, il raggiungimento dell’eutiroidismo nelle pazienti ipertiroidee trattate con tionamidi richiede di solito dalle 2 alle 6 settimane.

Non esiste alcuna chiara evidenza che dimostri un effetto teratogeno delle tionamidi sul prodotto del concepimento, e la terapia con tionamidi nel primo trimestre di gravidanza non ha effetti sul successivo sviluppo intellettivo. Se una donna sviluppa ipertiroidismo in gravidanza, il farmaco di scelta nei primi tre mesi è il propiltiouracile, mentre negli ultimi due trimestri si può sostituire con il metimazolo. Se le donne sono già in trattamento con farmaci tireostatici (metimazolo) prima della gravidanza, nel primo trimestre è consigliabile sostituirlo con il propiltiouracile, per poi tornare al metimazolo dal secondo trimestre di gravidanza in poi. In alternativa, si potrebbe risolvere il problema dell’ipertiroidismo alla radice, prima di affrontare la gravidanza, ad esempio asportando la tiroide chirurgicamente.

Iodio e Anticorpi TRAb:Lo ioduro attraversa liberamente la placenta e a dosi elevate può bloccare per lungo tempo il funzionamento della tiroide del feto e del neonato che non presentano il fenomeno di scappamento tipico delle ghiandole adulte. Gozzo e ipotiroidismo fetale-neonatale sono le conseguenze di questo blocco prolungato della funzione tiroidea. Alla 32° settimana, vanno dosati gli anticorpi anti-recettore del TSH (TRAb) che possono essere presenti nei soggetti ipertiroidei. Trattandosi di immunoglobuline della classe IgG, questi possono attraversare la placenta e andare a stimolare la tiroide del feto, esponendolo al rischio di ipertiroidismo fetale/neonatale che è una condizione seria. Questi anticorpi vanno misurati anche nelle donne ipotiroidee per tiroidite cronica autoimmune, perché ne esiste una variante che può essere "bloccante", cioè inibire il TSH; gli anticorpi bloccanti possono permanere nel sangue del neonato per alcuni mesi dopo la nascita e bloccare la sua tiroide che invece deve funzionare alla perfezione per non determinare importanti alterazioni dello sviluppo cerebrale e della mielinogenesi, realizzando una condizione analoga a quella dell’ipotiroidismo congenito. Gli ipotiroidismi neonatali da anticorpi anti-TSH bloccanti sono forme transitorie ma vanno gestiti con attenzione insieme al neonatologo. Il dosaggio degli anticorpi anti-TSH è consigliabile anche per le donne che sono state trattate con radioiodio o chirurgicamente per un ipertiroidismo da malattia di Graves-Basedow, perché gli anticorpi che causano la malattia possono permanere in circolo per alcuni anni, anche dopo la rimozione della tiroide.

L'Importanza Cruciale dello Iodio in Gravidanza

Durante la gravidanza, il fabbisogno di iodio aumenta notevolmente, passando dai canonici 150 microgrammi al dì a circa 250 microgrammi al dì. Questa maggiore richiesta è dovuta alle necessità del feto, all'aumentata perdita renale e alla minore disponibilità ematica. Per far fronte a tali esigenze è necessario che la quantità di iodio presente nella dieta sia ottimale e la ghiandola tiroidea sia efficiente. Tutte le donne gravide dovrebbero assumere 250 μg al giorno di iodio. Questo obiettivo è raggiungibile tramite adeguata dieta o supplementazione di iodio con integratori (oltre al normale uso di sale iodato), possibilmente da iniziare prima della gravidanza, se programmata. Il sale iodato contiene circa 33 mg di iodio per Kg di sale, e pertanto assumendo una quantità di sale di 5-7,5 mg al dì viene garantito il fabbisogno di 100-150 microgrammi di iodio giornalieri. Tuttavia, in gravidanza, il fabbisogno aumenta ma vi è anche spesso la necessità di ridurre l’introito di sale per controllare e prevenire eventuali episodi di ipertensione arteriosa o di ritenzione idrica, rendendo gli integratori un'opzione preziosa. Non c’è necessità di iniziare la supplementazione iodica in donne gravide in trattamento per ipertiroidismo o che assumano la levotiroxina. Devono essere evitate dosi eccessive di iodio (> 500 μg/die).

Rischi della Carenza di Iodio:Una carenza severa di iodio è stata associata con un aumento della prevalenza di gozzo nella madre. Livelli normali di ormoni tiroidei sono essenziali per la crescita dei neuroni, la mielinizzazione delle vie nervose e numerosi cambiamenti strutturali del cervello fetale. Se la carenza di iodio è persistente, anche la ghiandola tiroidea fetale avrà difficoltà a produrre una quantità adeguata di ormoni tiroidei e le conseguenze neurologiche possono essere anche severe configurandosi quello che in passato veniva descritto come "cretinismo endemico", vale a dire il severo deficit intellettivo conseguente all’ipotiroidismo congenito associato al severo deficit di iodio. L’ipotiroidismo combinato materno, fetale e neonatale provoca un danno irreversibile dello sviluppo neurologico e intellettivo. Proprio la carenza di iodio è la principale causa di deficit intellettivi prevenibili nel mondo e può essere corretta con un intervento efficace e a basso costo come la iodazione del sale da cucina eseguita in maniera universale. Un normale introito di iodio ed una normale funzione tiroidea rappresentano la conditio sine qua non per garantire un normale sviluppo neurologico del bambino sin dalle prime settimane di vita intra-uterina.

Tiroide, Infertilità e Procreazione Medicalmente Assistita (PMA)

La tiroide gioca un ruolo cruciale sia per la fertilità che nel consentire di portare a termine una gravidanza normale. Le patologie della tiroide rappresentano la problematica endocrinologica in gravidanza più comune dopo il diabete. Una tiroide malfunzionante, sia in eccesso (ipertiroidismo) che in difetto (ipotiroidismo), può causare problemi di fertilità. Se una coppia ha difficoltà a concepire, una delle cose da controllare è proprio la funzionalità tiroidea.

Connessione con Infertilità e Aborto:Statistiche dimostrano che l’incidenza di TSH elevato con presenza di anticorpi anti-TPO è maggiore nelle donne infertili rispetto alle donne fertili. Inoltre, donne con ripetuti fallimenti dell’impianto dopo IVF presentano una più elevata incidenza di ipotiroidismo subclinico rispetto a una popolazione di donne con successo all’impianto. Infatti, le donne con presenza di anticorpi anti-TPO concepiscono più tardivamente ed hanno una maggiore incidenza di aborto; ciò è vero anche nelle condizioni di eutiroidismo dove la presenza di anticorpi anti-TPO si associa a riduzione della percentuale di successo ed aumento degli eventi abortivi. Pertanto, nelle tecniche di PMA, la presenza di un deficit anche subclinico della funzione tiroidea è in grado di compromettere il successo dell’impianto e si correla ad aumento del rischio di aborto precoce. È importante evidenziare che è stata pubblicata l’incremento di poliabortività nelle donne con tiroidite cronica linfocitaria autoimmune.

Raccomandazioni per la PMA:Nelle pazienti che eseguono accertamenti per infertilità, è raccomandata la determinazione del TSH. Nelle pazienti infertili con ipotiroidismo franco o subclinico o con tiroidite cronica autoimmune che desiderino gravidanza, è raccomandata la terapia con L-T4 allo scopo di raggiungere concentrazioni di TSH < 2.5 mUI/L prima della stimolazione ovarica. La funzionalità tiroidea dovrebbe essere controllata una settimana prima della stimolazione ovarica e due settimane dopo la stimolazione ovarica (prima del transfer) ma non in corso di stimolazione ovarica.

La Tiroidite Post-Partum (TPP): Una Patologia da Non Sottovalutare

La tiroidite post-partum (TPP) è una forma di tiroidite autoimmune senza dolore (painless thyroiditis), caratterizzata da una disfunzione tiroidea che compare entro 12 mesi dal parto. La prevalenza della TPP varia, in base ai criteri diagnostici utilizzati ed alle aree geografiche, tra l’1.1 e il 16.7% delle donne nel periodo post-partum, con una media dell’8.1%.

Fasi e Trattamento:Nella forma classica, la prima fase, caratterizzata dalla tireotossicosi, compare dopo 2-6 mesi dal parto e dura circa 1-3 mesi. Questa è sostenuta dal processo tiroiditico che induce il rilascio in circolo degli ormoni tiroidei preformati e non da un’iperfunzione ghiandolare. Il trattamento della tireotossicosi, quando necessario, si basa sulla severità dei sintomi quali il cardiopalmo, l’irritabilità ed il nervosismo. L’uso delle tionamidi non è indicato, poiché la tireotossicosi è sostenuta da una tiroidite distruttiva. Il propranololo rappresenta il farmaco di prima scelta, poiché consente una facile titolazione. Il trattamento dura solitamente meno di 3 mesi e la posologia viene aggiustata in base ai livelli di ormoni tiroidei e ai sintomi (20-40 mg per 2-3 volte al giorno).

Ormoni tiroidei e gravidanza: l'importanza del controllo

Successivamente, può svilupparsi una fase ipotiroidea. Questa fase può non richiedere alcuna terapia, mentre viene trattata con L-T4 se l’ipotiroidismo è sintomatico e/o se le concentrazioni di TSH superano le 10 mUI/L. Il potenziale beneficio del trattamento dell’ipotiroidismo subclinico (TSH tra 4.0 e 10.0 mUI/L) include il miglioramento degli eventuali sintomi. La dose iniziale di L-T4 dipende dai livelli di TSH. I successivi aggiustamenti posologici vengono effettuati in base ai sintomi e ai livelli di TSH.

Evoluzione e Monitoraggio Post-Partum:Nella TPP si può avere anche una ripresa della normale funzione tiroidea, ma solo nel 10% dei casi la tiroidite del post-partum può cronicizzare. Il "marker" di questa condizione è la positivizzazione degli anticorpi anti-tiroidei (anticorpi anti-TPO e anti-tireoglobulina). È importante sapere che le pazienti che hanno avuto una tiroidite post-partum la potranno ripresentare ad una successiva gravidanza. È importante non sottovalutare il problema e farsi guidare dall’endocrinologo per un’adeguata gestione, perché la tiroidite post-partum può contribuire o peggiorare la depressione del post-partum. Dopo la nascita del bambino, la madre può tornare al dosaggio abituale di L-tiroxina (quello pre-parto). È bene fare un controllo della tiroide a 6-8 settimane dal parto, perché nel post-partum c’è il rischio di una recidiva di ipertiroidismo (in caso di malattia di Graves-Basedow), o del peggioramento di una tiroidite di Hashimoto o della comparsa di una tiroidite del post-partum.

Screening, Controlli e Approccio Multidisciplinare per la Salute Tiroidea in Gravidanza

Nonostante gli esiti preoccupanti di un’eventuale disfunzione della tiroide in gravidanza, l'evoluzione può essere gestita nel miglior modo possibile attraverso una serie di accorgimenti piuttosto basilari. È fondamentale avere un endocrinologo di riferimento al quale portare le analisi del sangue nelle quali si individua anche il livello di FT4 (tiroxina libera) e quello del TSH.

Controlli Raccomandati:Prima di affrontare una gravidanza, oltre agli esami di routine consigliati dal ginecologo, è importante dosare il TSH, per essere certi di affrontarla con una tiroide che funziona correttamente, soprattutto se si è over 30 (a quest’età il 7-8% delle donne ha un ipotiroidismo subclinico) o se si ha familiarità per patologie autoimmuni o malattie tiroidee. L’esame dovrebbe essere svolto da tutte le donne che registrano una gravidanza, il prima possibile. Ma sono incentivate le persone che hanno già alle spalle una storia di malattie tiroidee, personale o familiare, malattie autoimmuni, sovrappeso, diabete o poliabortività. Se dagli esami emerge un ipotiroidismo, è quindi necessario regolarizzare la funzione tiroidea prima di affrontare la gravidanza.

Durante la gravidanza, una donna ipotiroidea che assuma terapia sostitutiva con L-tiroxina deve controllare il TSH prima della gravidanza, poi ogni 4 settimane nel primo trimestre di gravidanza, infine ogni due mesi fino a fine gravidanza; ad ogni cambio di terapia poi, gli esami vanno ripetuti a distanza di due settimane. È fondamentale che i risultati di questi esami vengano sempre interpretati dall’endocrinologo perché i livelli di riferimento del TSH sono diversi durante la gravidanza e il range di normalità varia a seconda del trimestre.

Collaborazione e Gestione Ottimale:Pur essendo codificati una serie di controlli sulla tiroide, soprattutto in relazione all’età più avanzata delle gestanti, occorre dare un messaggio complessivamente tranquillizzante sulla gestione di queste gravidanze. Il punto più critico sembra essere la valutazione precoce, che conviene fare in epoca pre-concezionale, poiché nel primo trimestre, il periodo più delicato, potrebbe risultare un poco tardiva l’identificazione di forme cliniche manifeste. Tuttavia, oggi sono state ridimensionate le indicazioni all’anticipazione del parto in forme cliniche controllate, anche quando gravate da positività anticorpale. È giusto in tal senso attuare, laddove possibile, un colloquio multidisciplinare, ai fini dell’ottimizzazione della salute materno-fetale. La tiroide è una ghiandola del sistema endocrino che ha un’attenzione centrale in gravidanza, essendo un elemento fondamentale sia per la salute della mamma che del feto. È una buona idea tenere sotto controllo la tiroide perché, durante la gravidanza, questa ghiandola aumenta la produzione degli ormoni tiroidei con tutte le ripercussioni del caso.

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