La Procreazione Medicalmente Assistita in Italia: Un Percorso tra Normativa, Scienza e Tutela della Vita

La Procreazione Medicalmente Assistita (PMA) rappresenta un insieme di procedimenti medici complessi e delicati, finalizzati a realizzare il desiderio di avere un figlio in coppie che, per diverse ragioni, non sono in grado di procreare con metodi naturali. In Italia, la disciplina di queste tecniche è stata storicamente caratterizzata da un intenso dibattito etico, scientifico e giuridico, culminato nella Legge n. 40 del 2004 e successivamente arricchito da numerose pronunce della Corte Costituzionale e della Corte Europea dei Diritti Umani. Questo percorso ha modellato un quadro normativo in continua evoluzione, cercando un equilibrio tra il progresso scientifico, la tutela della salute e la considerazione delle diverse sensibilità sociali.

Microscopio e strumenti di laboratorio per PMA

Definizione di Infertilità e Accesso alla PMA

Per comprendere appieno il contesto della Procreazione Medicalmente Assistita, è fondamentale partire dalla definizione di infertilità. Si intende per infertilità l’incapacità ad ottenere una gravidanza spontanea dopo almeno un anno di rapporti sessuali regolari non protetti. Le cause di tale condizione possono essere molteplici e ricondotte all’uomo, come anomalie di produzione e di escrezione degli spermatozoi, alla donna, ad esempio disturbi ovulatori, patologie ovariche, difetti tubarici e cervicali, o a entrambi i partner. In circa il 15% delle coppie l’origine dell’infertilità rimane sconosciuta, rendendo il percorso diagnostico particolarmente complesso e, spesso, prolungato nel tempo. Nella gestione di una coppia con problemi di fertilità la fase diagnostica è infatti la parte del percorso che richiede più tempo.

L'accesso alle tecniche di procreazione assistita nell'ordinamento giuridico italiano è consentito a «coppie maggiorenni di sesso diverso, coniugate o conviventi, in età potenzialmente fertile, entrambi viventi». La legge 19 febbraio 2004, n. 40 "Norme in materia di procreazione medicalmente assistita", stabilisce che per risolvere problemi di sterilità o di infertilità è consentito il ricorso alla procreazione medicalmente assistita solo se l’infertilità non è risolvibile altrimenti. L'approccio a queste tecniche deve seguire un principio di gradualità, privilegiando inizialmente quelle meno invasive dal punto di vista tecnico e psicologico. Prima di iniziare un ciclo di PMA, è indispensabile che la coppia esprima il proprio consenso informato, un passaggio cruciale che sottolinea l'importanza della consapevolezza e della condivisione delle decisioni mediche.

Il Quadro Normativo: La Legge 40/2004 e le Sue Riforme Giurisprudenziali

La Legge n. 40 del 2004 ha rappresentato una pietra miliare nella regolamentazione della Procreazione Medicalmente Assistita in Italia, introducendo normative che hanno suscitato un ampio dibattito e che sono state oggetto di significative modifiche attraverso successive sentenze della Corte Costituzionale e della Corte Europea dei Diritti Umani. Questa normativa, inizialmente piuttosto restrittiva, disciplina molti aspetti connessi alla PMA e si tratta di una normativa molto articolata e complessa.

Inizialmente, la Legge n. 40/2004 prevedeva limitazioni che hanno reso minima la possibilità per i medici di adattare la tecnica secondo i casi e hanno limitato in parte anche il successo stesso della fecondazione in vitro. Tra le disposizioni più discusse vi era l'articolo 14, che vietava la crioconservazione degli embrioni, con l'obiettivo di ridurre il soprannumero di embrioni creato in corso di procreazione assistita. Questo articolo prevedeva anche un limite di produzione di embrioni "comunque non superiore a tre" e l'obbligo di "un unico e contemporaneo impianto".

Numerosi oppositori alla legge n. 40/2004, tra cui Radicali Italiani che nel 2004 depositò cinque referendum abrogativi in Corte di cassazione, e vari esponenti di centro sinistra e di centro destra che sottoscrissero la proposta di referendum, si sono battuti per la sua revisione. Nel settembre 2004 i comitati referendari consegnarono in Corte di cassazione le firme necessarie, ma i tentativi referendari non hanno portato all'abrogazione della legge.

Come si è evoluta la legge 40 negli ultimi anni ?

Il primo aprile 2009, i commi 2 e 3 dell'articolo 14 sono stati dichiarati parzialmente illegittimi con la sentenza n. 151 della Corte Costituzionale. In particolare, il comma 2 è stato dichiarato illegittimo laddove prevedeva un limite di produzione di embrioni "comunque non superiore a tre" e laddove prevedeva l'obbligo di "un unico e contemporaneo impianto". Questa sentenza ha aperto la strada a una maggiore flessibilità nella pratica clinica, consentendo ai medici di gestire un numero maggiore di embrioni e di procedere con impianti differiti, migliorando le percentuali di successo delle tecniche.

Un'altra pronuncia fondamentale è giunta l'11 novembre 2015, quando, a seguito di un ricorso incidentale del tribunale di Napoli, i giudici della Consulta hanno dichiarato illegittimo l'articolo 13, commi 3, lettera b, e 4. Questi commi sanzionavano penalmente la condotta dell'operatore medico volta a consentire il trasferimento nell'utero della donna dei soli embrioni sani o portatori sani di malattie genetiche. La Corte ha riscontrato un contrasto agli articoli 3 e 32 della Costituzione, rispettivamente per violazione del principio di ragionevolezza nonché del diritto al rispetto della vita privata e familiare ed inoltre, paradossalmente, per violazione del principio di cui all'articolo 1 della medesima legge 40, ovvero la violazione della tutela della salute dell'embrione che, senza la detta selezione di geni, si troverebbe a sviluppare gravi patologie genetiche. Questa decisione ha rimosso il divieto di diagnosi preimpianto per le coppie fertili portatrici di malattie genetiche trasmissibili, un passo cruciale per la prevenzione di gravi patologie.

Anche la Corte europea dei diritti umani (Corte EDU) ha avuto un ruolo decisivo. Il 28 agosto 2012, la Corte EDU ha bocciato la legge sull'impossibilità per una coppia fertile, ma portatrice di una malattia genetica, di accedere alla diagnosi preimpianto degli embrioni. Il governo Monti ha chiesto il 28 novembre 2012 il riesame della sentenza presso la Grande camera della Corte. Successivamente, una sentenza della Prima sezione della Corte EDU (1º aprile 2010, S. H. contro Austria) aveva ritenuto incompatibile il divieto della fecondazione eterologa con i valori protetti dalla CEDU. Tuttavia, la Grande Camera della Corte EDU ha ribaltato tale pronuncia, affermando che gli Stati aderenti alla convenzione dispongono di un ampio margine di discrezionalità nel disciplinare la fecondazione eterologa, in quanto non esiste ancora un consenso sostenibile tra gli Stati europei. Nonostante questo, in Italia, la Corte Costituzionale con sentenza del 9 aprile 2014 ha dato il via libera all'utilizzo della fecondazione eterologa, cioè con donazione di gameti, eliminando il divieto precedente.

La più recente pronuncia della Corte costituzionale in materia, la sentenza n. 32 del 2021, ha affermato la costituzionalità degli artt. 8 e 9 della legge 40/2004. Dette disposizioni non prevedono, sistematicamente interpretati, che i nati di fecondazione medicalmente assistita possano essere riconosciuti da parte dell'ex-partner femminile della madre biologica, con la quale ha avviato congiuntamente il progetto procreativo. Tuttavia, pur non accogliendo la domanda, il Giudice delle leggi ha ravvisato un vuoto di tutela degli interessi dei suddetti nati ad avere contatti continuativi e significativi con le due persone che li hanno voluto e accolto come figlie, in quanto anche il ricorso all'adozione in casi particolari, ai sensi dell'art. 44 comma d della legge 184/1983, è nel caso di specie preclusa per il mancato assenso della madre biologica. La Corte è sicuramente cosciente circa la delicatezza politica e etica dell'argomento in questione, ma anche della complicatezza della disciplina. Perciò ha rigettato il ricorso affermando che, al fine di evitare l'insorgere di disarmonie in una materia assai complessa, la normativa abbisogna di un intervento organico e ponderato del legislatore. Tuttavia ha auspicato che il Parlamento legiferi nel più breve tempo possibile, eseguendo un equo bilanciamento tra i valori costituzionali in gioco e prevedendo adeguati mezzi di tutela degli interessi migliori dei minori.

In sintesi, le modifiche alla legge hanno rimosso il divieto di produzione di più embrioni, così come l’obbligo di contemporaneo impianto di tutti gli embrioni prodotti, e per le coppie fertili portatrici di malattie genetiche trasmissibili è stato rimosso il divieto di diagnosi preimpianto; infine è stato eliminato il divieto di fecondazione eterologa, cioè con donazione di gameti. Resta il principio che gli embrioni non possono essere né soppressi né crioconservati, con l’unica eccezione per la crioconservazione in caso di impossibilità per gravi motivi di salute della donna di eseguire un trasferimento in utero. I gameti, invece, possono essere crioconservati. Per quanto riguarda lo stato giuridico del nato, i nati da PMA hanno lo stato di figli legittimi o riconosciuti dalla coppia. Qualora, in violazione della Legge, sia stata fatta una fecondazione di tipo eterologo, il coniuge o convivente che ha dato il proprio consenso non può disconoscere il bambino.

Equilibrio giustizia e scienza

Le normative europee utilizzano le espressioni partner donation e non partner donation, in riferimento alla donazione di gameti da parte del partner o di un terzo. Le due espressioni equivalgono alla fecondazione omologa o eterologa della legislazione italiana. È interessante notare che, in Gran Bretagna, la normativa sulla PMA è considerata tra le più liberali.

Le Tecniche di Procreazione Medicalmente Assistita: Livelli e Procedimenti

Le tecniche di procreazione medicalmente assistita (PMA) comprendono diversi livelli di complessità e invasività, scelti in base alle specifiche problematiche di infertilità della coppia. Per tecniche di procreazione medicalmente assistita (PMA) si intendono tutti quei procedimenti che comportano il trattamento di oociti umani, di spermatozoi o embrioni nell'ambito di un progetto finalizzato a realizzare una gravidanza. Questi procedimenti includono: l'inseminazione omologa, la fecondazione in vitro e il trasferimento embrionale, il trasferimento intratubarico dei gameti, il trasferimento intratubarico degli zigoti, il trasferimento intratubarico degli embrioni, la crioconservazione dei gameti e degli embrioni.

Le opzioni terapeutiche sono costituite da tecniche di I, II e III livello, in base al grado di invasività e in relazione alla complessità del percorso e dell’esecuzione. Le linee guida sulla procreazione medicalmente assistita, previste dalla Legge 40/2004, indicano infatti il ricorso in prima istanza a metodiche più semplici e meno invasive.

Tecniche di I Livello: L'Inseminazione Intrauterina (IUI)L’inseminazione intrauterina (IUI) è una tecnica meno complessa, in cui il liquido seminale, dopo essere stato trattato in laboratorio, viene introdotto direttamente all'interno della cavità uterina della donna. L'obiettivo di questa tecnica è aumentare le probabilità di fecondazione stimolando una crescita follicolare multipla e bypassare il canale cervicale, talvolta sede della causa della sterilità. Questa procedura è tra le tecniche di PMA più antiche e meno invasive.

Tecniche di II e III Livello: Fecondazione In Vitro (FIVET), Iniezione Intracitoplasmatica di Spermatozoi (ICSI) e Altre MetodicheLe tecniche di II e III livello prevedono che l’incontro dei gameti si verifichi all'esterno del corpo della donna, in laboratorio, e solo dopo l’inseminazione dell’ovocita e l’eventuale fecondazione, l’embrione sviluppato viene trasferito in utero.

  • FIVET (Fecondazione In Vitro e Trasferimento Embrionale): Questa è una delle tecniche più comuni. La FIVET è normalmente scelta in caso di occlusione tubarica bilaterale. Il processo inizia con il prelievo degli ovociti per via transvaginale ecoguidata, o in rari casi per via laparoscopica. L’obiettivo è di indurre una crescita follicolare multipla, per avere un congruo numero di ovociti da fecondare e conseguentemente di embrioni. Il giorno in cui si effettua il prelievo ovocitario, il partner è invitato alla produzione del liquido seminale, anche se in alcuni casi può essere precedentemente crioconservato o estratto dal testicolo e/o epididimo tramite recupero chirurgico (Pesa, Tesa). Se il liquido seminale risulta idoneo alla FIV, si procede con la fase di inseminazione extracorporea che normalmente avviene nelle vie genitali femminili.
  • ICSI (Iniezione Intracitoplasmatica di Spermatozoi): Questa tecnica, spesso associata alla FIVET, è impiegata in caso di problemi significativi nella qualità o quantità degli spermatozoi. Prevede che, mediante osservazione al microscopio, venga selezionato lo spermatozoo ritenuto idoneo e microiniettato all’interno dell’ovocita. Questo viene prima decumulato, ossia vengono asportate le cellule del cumulo ooforo, circa due ore dopo il prelievo, in modo da ottenere una valutazione realistica della morfologia ovocitaria e maturità nucleare.

Dopo l'inseminazione, sia in FIVET che in ICSI, gli ovociti fecondati (zigoti) vengono riportati in incubazione per altre 24/48 ore e procederanno nel loro sviluppo effettuando due/tre divisioni cellulari (2, 4, 8 cellule). Al massimo, la coltura viene prolungata fino a 120 ore, ossia fino allo stadio di blastocisti la cui valutazione si basa sempre su criteri morfologici (Massa cellulare interna, trofoectoderma). Il trasferimento degli embrioni (transfer) può essere effettuato al giorno +2 (48 ore) con embrioni a 2/4 cellule; a giorno +3 (72 ore) con embrioni a 6/8 cellule; raramente a giorno +4 (96 ore) allo stadio di morula; a giorno +5, (> 120 ore) con embrioni allo stadio di blastocisti. Come già indicato, tra i 2/5 gg dal prelievo ovocitario si esegue il trasferimento degli embrioni utilizzando un catetere transcervicale.

  • Tecniche in disuso (GIFT e ZIFT): Il trasferimento intratubarico dei gameti (GIFT) è una metodica ormai di raro utilizzo. Prevede il prelievo degli ovociti per via transvaginale ecoguidata o per via laparoscopica e il trasferimento nelle tube dei gameti maschili e femminili per via laparoscopica o transvaginale (ecoguidata o isteroscopica). Similmente, il trasferimento intratubarico degli zigoti (ZIFT) è una metodica ormai quasi inutilizzata. Prevede il prelievo degli ovociti per via transvaginale ecoguidata; la fecondazione in vitro degli ovociti e il trasferimento intratubarico degli zigoti o degli embrioni per via laparoscopica o transvaginale (ecoguidata o isteroscopica).

Le tecniche di II e III livello possono essere applicate in cicli definiti “a fresco", quando nella procedura si utilizzano sia ovociti sia embrioni non crioconservati, o altrimenti in cicli definiti “da scongelamento", quando nella procedura si utilizzano ovociti crioconservati oppure embrioni crioconservati.

Andamento e Statistiche della PMA in Italia

In Italia, il ricorso alla procreazione medicalmente assistita (PMA), comunemente nota come fecondazione "artificiale" o fecondazione assistita, è in costante aumento. Gli ultimi dati disponibili, recentemente trasmessi dal Ministero della Salute, mostrano che aumentano le coppie che si rivolgono a centri di medicina riproduttiva, e aumentano i bambini nati grazie alle tecniche di procreazione assistita. Le coppie che hanno iniziato un percorso di PMA nel 2022, infatti, sia con gameti propri, sia con gameti donati, sono state 87.192, in aumento rispetto agli 86.090 dell’anno precedente. Il numero dei bambini nati vivi è stato di 16.718 nel 2022, superando i 16.625 del 2021, e rappresentando il 4,3 per cento dei nati in quell'anno. Sul totale dei nati, quasi 13.000 sono nati dai gameti della coppia e 3.800 con gameti donati.

Grafico andamento nascite PMA Italia

I numeri evidenziano un trend positivo nel tempo. Il numero delle gravidanze ottenute dal 2005 al 2022 è passato dal 16,3% del 2005 al 33% del 2022 e il numero dei nati vivi dal 20,7% del 2005 al 34% del 2022. La percentuale di cicli con trasferimento eseguito, per tutte le tecniche, è scesa dal 23,2% del 2005 al 5,9% del 2022. Questa diminuzione riflette probabilmente una maggiore selettività nei trasferimenti e una migliore efficacia delle tecniche stesse, nonché un incremento dell'utilizzo della crioconservazione. Nel 2017, per esempio, 20.905 cicli sono stati eseguiti con embrioni o ovociti crioconservati, rispetto ai 18.672 del 2016. La crioconservazione e i cicli con donazione di gameti mostrano un incremento significativo.

Il numero dei cicli con donazione di gameti ha anch'esso visto un aumento, passando da 12.053 nel 2021 a 13.093 nel 2022. Dei 15.131 cicli con gameti donati, 588 sono cicli di I livello e 14.543 di II-III livello. I cicli che utilizzano gameti donati rappresentano il 13,8% dei cicli totali.

L'età della donna è un fattore determinante per il buon esito delle tecniche di PMA. Con il passare degli anni, infatti, diminuisce la probabilità di ottenere una gravidanza. L'età media delle donne che si sottopongono a tecniche a fresco con gameti della coppia resta comunque elevata (36,7 anni) e superiore all'età media riportata dal Registro Europeo (35 anni per il 2019, ultimo anno disponibile). Per quanto riguarda la fecondazione in vitro con gameti donati (fecondazione eterologa), l'età media è di 41,9 anni nel caso di donazione di ovociti e di 34,6 anni nel caso di donazione di seme. La principale indicazione per i cicli con ovociti donati rimane l'età materna.

Come si è evoluta la legge 40 negli ultimi anni ?

Il Registro Nazionale della Procreazione Medicalmente Assistita (PMA) dell’Istituto Superiore di Sanità (ISS) è stato istituito per monitorare l'attività. La raccolta dati è fondamentale per comprendere l'evoluzione del settore. Nel 2012, il Registro ha confermato un andamento osservato negli anni precedenti. Ad esempio, nel 2011 sono stati iniziati quasi 80 mila cicli, e i bambini nati vivi sono stati oltre 10 mila. Il contributo della PMA alla natalità totale in Italia si attesta attorno al 2,6% nel 2011, e a oggi le nascite da PMA rappresentano il 2,2% dei nati in Italia, dati che evidenziano una diminuzione della fecondità nel Paese. Nel 2022, la percentuale è salita al 4,3%.

L'Italia è stato il primo paese Europeo a dover fronteggiare la diffusione dell’infezione Covid-19 a partire da fine gennaio 2020. Con un Decreto del Governo emanato il 9 marzo 2020, tutte le procedure mediche non ritenute urgenti, per non gravare sul Sistema Sanitario Nazionale, sono state sospese o procrastinate. Tra queste, anche i trattamenti di PMA, ad eccezione della preservazione della fertilità nei pazienti oncologici con tecniche di crioconservazione di gameti e tessuto gonadico, le quali sono proseguite in quanto non differibili. In base alla Relazione del Ministro della Salute al Parlamento sull’attività del 2020 del Registro Nazionale PMA dell’ISS (pubblicata nel 2022), a causa della pandemia Covid-19 si registra per la prima volta una riduzione del numero di cicli di PMA pari a 18.963 (-19,1%). Nel 2020 diminuiscono, di conseguenza, le gravidanze ottenute (3.692 in meno pari a -18,9%), e i bambini nati vivi (2.857 in meno pari a -20,2%). I cicli iniziati sono 80.099 (70.820 con gameti della coppia + 9.279 con gameti donati, di cui 26.040 eseguiti nei centri pubblici, 18.692 nei privati convenzionati e 35.367 nei privati), in diminuzione rispetto ai 99.062 del 2019. Sebbene verso giugno 2020 l’attività dei centri di PMA sia gradualmente ripresa, durante tutto l’arco dell’anno in alcune regioni l’attività è stata frequentemente sospesa, soprattutto nelle strutture pubbliche. Nei diversi contesti assistenziali però la ripresa dell'attività è avvenuta in maniera diversa. La Relazione al Parlamento sulla PMA ha evidenziato che la pandemia da COVID-19 ha influito sul numero delle nascite, scese a 404.260 rispetto alle 421.913 del 2019.

Centri PMA e Accessibilità Territoriale

La disponibilità e la distribuzione dei centri di PMA sul territorio nazionale rivestono un ruolo cruciale nell'accessibilità di queste terapie. In Italia, nel 2022, i centri PMA iscritti al Registro Nazionale e autorizzati dalle Regioni di appartenenza sono 333. Tuttavia, rimane, come negli anni precedenti, una disparità nella distribuzione dei centri pubblici e privati convenzionati sul territorio nazionale. Più della metà dei centri risulta concentrata in sole quattro regioni: Lombardia, Campania, Veneto e Lazio.

Questa concentrazione geografica porta a una significativa mobilità interregionale delle coppie. Nel 2020, per esempio, il 26% di cicli iniziati con tecniche a fresco e il 37,7% dei cicli che utilizzano gameti donati è stato effettuato su pazienti che non risiedono nella regione di appartenenza del centro. L’esistenza sul territorio di queste differenze si deve al fatto che, nonostante tutte le prestazioni di PMA siano state inserite nei LEA (Livelli Essenziali di Assistenza) con il DPCM del 12 gennaio 2017, la loro applicazione dipende ancora oggi dall’organizzazione sanitaria regionale. L'attività di PMA di II-III livello in termini di cicli iniziati risulta essere maggiormente a carico del Servizio Sanitario Nazionale (SSN) con il 61,2% di tutti i cicli iniziati, di cui il 33,5% effettuati nei centri pubblici e il 27,7% eseguiti nei privati convenzionati.

Quanto ai costi delle prestazioni di PMA con donazione di gameti, quasi tutte le Regioni hanno recepito la tariffa convenzionale definita dalla Conferenza Stato Regioni e Provincie Autonome di Trento e Bolzano 14/121/CR7c/C7 del 25 settembre 2014. Queste tariffe prevedono: €1.500 (compresi €500 per i farmaci) per fecondazione con seme da donatore con inseminazione intrauterina; €3.500 (compresi €500 per i farmaci) per fecondazione con seme da donatore in vitro; e €4.000 (compresi €500 per i farmaci) per fecondazione con ovociti da donatrice. Nei centri privati, le tariffe per la fecondazione in vitro (FIVET) possono variare in genere dai 3mila ai 5mila euro sia per la fecondazione senza donazione di gameti (omologa) sia per quella con donazione di gameti (eterologa).

Particolarità e Sicurezza delle Procedure: Gestione di Malattie Infettive e Complicanze

Sebbene le tecniche di PMA siano considerate una procedura medica sicura, in alcuni casi si possono verificare complicanze ed effetti collaterali durante il trattamento. Queste possono essere di diversa entità e, in alcuni casi, richiedere l'interruzione del ciclo stesso. Un aspetto importante della sicurezza riguarda la gestione del numero di embrioni trasferiti, che può creare problemi sia per l'instaurarsi di gravidanze multiple, potenzialmente rischiose per le madri, sia per il verificarsi di parti multipli che comportano un potenziale rischio sia per la mamma che per il bambino, come la nascita prematura. Nel 2022, la distribuzione percentuale del numero di embrioni trasferiti per tutte le tecniche di PMA di II e III livello ha, comunque, mostrato un consistente decremento del numero di embrioni trasferiti rispetto al 2021. La diminuzione nel numero di embrioni trasferiti si traduce in una diminuzione della percentuale di gravidanze multiple, qualunque sia la tecnica utilizzata. La probabilità di ottenere un parto multiplo (almeno gemellare) è inversamente proporzionale all'età delle pazienti.

Simbolo di prevenzione e consapevolezza medica

Un capitolo specifico della sicurezza è dedicato alle coppie in cui uno o entrambi i partner sono affetti da malattie infettive come HIV (sieropositività), HBV (epatite B) o HCV (epatite C). Chi sia affetto da questi virus è in grado di trasmettere il virus ai propri figli, pertanto in caso di ricorso alle tecniche della PMA è necessario tener conto di questa importante criticità al fine di preservare la salute dei potenziali nascituri.

La prima fase, in questi casi, è naturalmente di tipo valutativo. La coppia viene seguita dai medici del Centro di riferimento, tra cui esperti infettivologi, che dopo accurata anamnesi delle condizioni di salute generale, età e situazione socio-familiare dei potenziali genitori, da cui ricavare le effettive possibilità di riuscita delle tecniche di PMA di 1° o 2° livello, stabiliranno se e come procedere ai tentativi di ottenere un concepimento e quindi una gravidanza che non pregiudichino la salute del feto.

Si possono presentare due scenari principali:

  1. Il portatore del virus è il partner maschile: Per ottenere un seme “pulito”, si procede ad un trattamento necessario per abbattere la carica virale. Prima di procedere alla fecondazione, una piccola quantità di liquido seminale viene sottoposta ai controlli microbiologici per verificare che il “lavaggio” abbia avuto successo. Nel frattempo lo sperma restante viene crioconservato in attesa di poter essere utilizzato.
  2. È la donna ad essere portatrice della malattia infettiva: Se così fosse, si dovrà prestare particolare attenzione a tutto il processo che precede e segue la gravidanza fino al parto, che si esegue con il taglio cesareo, perché il rischio di contagio è sempre presente fino alla nascita del bambino.

Le tecniche di PMA sono spesso utilizzate anche da coppie fertili in cui uno dei partner sia sieropositivo per evitare di contagiare, oltre all’embrione, anche il compagno/a durante il rapporto sessuale. Prima di accedere ai tentativi di fecondazione assistita, alle coppie sierodiscordanti viene fatto firmare un modulo per il consenso informato in cui viene precisato che una minima possibilità di contagio dell’infezione al feto persiste anche dopo il ricorso alle tecniche di lavaggio del seme e l’attento monitoraggio della gravidanza.

Altri elementi a cui guardare per una scelta informata sono il tipo di tecniche diagnostiche offerte e l’esperienza acquisita dal team di una struttura riguardo a una patologia specifica, che si può cogliere, ad esempio, osservando la concentrazione di coppie con particolari problemi di infertilità in quel determinato centro.

Prevenzione dell'Infertilità e Stili di Vita

La prevenzione dell'infertilità gioca un ruolo cruciale nella salute riproduttiva. È importante prendersi cura della propria salute, poiché l’infertilità dipende in ugual misura dall’uomo e dalla donna. Stili di vita sani possono contribuire significativamente a mantenere la fertilità. Tra i consigli principali vi è quello di non fumare e non usare sostanze stupefacenti o anabolizzanti, dato che l’assunzione di alcune droghe, anche in modo saltuario, può interferire con la normale produzione di ormoni e nuocere alla fertilità. È altrettanto fondamentale prestare attenzione alle sostanze inquinanti: pesticidi e altri agenti chimici, radiazioni e campi elettromagnetici possono mettere a rischio la fertilità. La consulenza genetica, come mostrato nelle Tabelle 1 e 2, è un elemento diagnostico che può aiutare a identificare fattori di rischio e guidare le scelte riproduttive.

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