La nascita di un figlio è un evento che, per sua natura, trascende la sfera privata quando coinvolge figure sotto i riflettori globali come la Duchessa di Cambridge. Le dinamiche che accompagnano il parto di Kate Middleton non sono solo oggetto di cronaca rosa, ma offrono spunti di riflessione significativi su come il sistema sanitario britannico gestisca la degenza post-parto e su come una madre possa conciliare le pressioni del protocollo reale con le proprie necessità di benessere psicofisico.
La gestione della degenza post-parto: un confronto internazionale
Poche ore dopo la nascita del suo terzo figlio, Kate Middleton è tornata a casa. Questo comportamento, che agli occhi di molti può apparire sorprendente, rientra in una prassi consolidata nel Regno Unito. Eppure, secondo l’Organizzazione mondiale della sanità, le donne dovrebbero rimanere in ospedale almeno 24 ore dopo il parto vaginale non gemellare e 72, tre giorni, dopo il cesareo. Perché la degenza della Duchessa di Cambridge è stata così breve?
Nel Regno Unito, è piuttosto normale: secondo uno studio pubblicato sulla rivista Plos Medicine, è l’Inghilterra è il Paese ad alto reddito con la degenza ospedaliera più breve. «Le ragioni per cui le donne inglesi benestanti tornano a casa presto possono essere diverse: perché stanno meglio o perché sono state curate nel modo più efficiente dal personale della struttura», hanno spiegato gli autori dello studio. Kate Middleton aveva trascorso una notte in ospedale dopo la nascita del primo figlio, George, ed è stata dimessa solo 10 ore dopo aver dato alla luce la principessa Charlotte.

Disparità di percezione: risorse e supporto
Se lasciare l'ospedale così presto dopo aver partorito potrebbe non essere un problema per una donna con le risorse che ha a disposizione Kate, altre donne inglesi hanno riferito che, invece, lasciare l'ospedale subito dopo il parto è stato piuttosto spaventoso, perché si sentivano impreparate e abbandonate. Una di loro, Sally Peck, ha spiegato al Telegraph: «Sono stata influenzata dall’opinione delle ostetriche, favorevoli sulle degenze brevi: ci avevano consigliato di trascorrere meno tempo possibile in ospedale: “Sarai più a tuo agio a casa. La gravidanza non è una malattia. Perché non valutare l’idea di un parto in casa?”. In realtà ho lasciato l'ospedale troppo presto: mi sentivo incapace, spaventata, e non avevo ancora impostato l'allattamento al seno in un modo che mi facesse sentire sicura e tranquilla. Fortunatamente, ho avuto un grande sostegno da mio marito, dalla famiglia e dagli amici».
Secondo il Journal of The American Academy of Pediatrics, non esiste una regola fissa: la durata della degenza dovrebbe essere decisa su base individuale. «Ogni coppia madre-bambino deve essere valutata individualmente per decidere il momento ottimale della dimissione». I fattori presi in considerazione dovrebbero includere le conoscenze, l'abilità e la tranquillità della madre nel fornire un'adeguata assistenza al suo bambino. Inoltre, bisognerebbe valutare se la madre, a casa, possa contare sull’aiuto di familiari o altre persone di supporto, inclusi operatori sanitari come il pediatra di famiglia o le ostetriche, che abbiano dimestichezza con le cure neonatali, che siano ben informati sull'allattamento e che sappiano riconoscere problemi come ittero e disidratazione.
L'approccio medico e la sorveglianza domiciliare
Sicuramente Kate Middleton può fare affidamento su tutti i professionisti di cui può avere bisogno: per lei non è rischioso lasciare l'ospedale lo stesso giorno del parto. Anzi, grazie a tutti i servizi che ha a disposizione a domicilio, si sentirà probabilmente più a suo agio a casa. Lo conferma Herbert Valensise, primario di Ginecologia all’ospedale Casilino di Roma e docente all’Università di Tor Vergata, che ha spiegato: «In Olanda le neomamme lasciano l’ospedale sei ore dopo il parto: molto dipende dal parto, dalle complicazioni, dall’età della mamma, dal travaglio e dal numero di figli che ha già avuto. Dal punto di vista medico è importante la sorveglianza per due ore dopo il parto. Dopodiché, occorre valutare ogni singolo caso. I paesi nord europei hanno attivato un meccanismo di sorveglianza a domicilio, tramite ostetriche e operatori sanitari. In Italia ancora non siamo riusciti a farlo in modo così capillare. Raccomandazioni più rigide possono essere valide per i Paesi in via di sviluppo, dove i rischi possono essere superiori».
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Nel resto del mondo, la London School of Hygiene and Tropical Medicine ha analizzato la durata della degenza in 92 Paesi. Le indicazioni dell’OMS non sarebbero rispettate nell’83% dei casi, almeno, a seconda del Paese di provenienza. E il problema riguarderebbe il 75% dei casi di taglio cesareo. Il record di durata della degenza, invece, si registra in Ucraina, dove le mamme rimangono in ospedale per circa 10 giorni, ma la durata del ricovero sarebbe motivata dalle vecchie leggi, adottate prima dello scioglimento delle Repubbliche Sovietiche. Lo studio conferma che «la lunghezza della permanenza in ospedale dopo il parto varia notevolmente da Paese a Paese ed è probabilmente influenzata dalle norme nazionali e dalle caratteristiche del sistema sanitario, oltre che alle esigenze delle madri e dei neonati. I motivi per cui le donne escono prima del previsto dall’ospedale appaiono complessi e non sono sempre ben comprensibili».
L'esperienza personale di una Duchessa: Hypnobirthing e maternità
Kate Middleton ha raccontato per la prima volta intimamente la sua esperienza di madre in occasione della registrazione del podcast Happy Mum, Happy baby. La duchessa di Cambridge ha rivelato dettagli inediti sul suo vissuto, parlando della sua infanzia e del desiderio di regalare ai figli esperienze autentiche. Kate Middleton - madre del principe George, della principessa Charlotte e di Louis - ha parlato anche del disturbo dell'ipermesi gravidica e di come l'ha controllato con la meditazione e la respirazione, affrontando poi il parto con l'ipnosi (Hypnobirthing): «Ho provato di tutto per stare meglio e con l’Hypnobirthing ho davvero capito il potere della mente sul corpo».
L’Hypnobirthing affonda le sue radici nel lavoro del Dr Grantley Dick-Reid, ginecologo inglese che pubblicò il suo libro, Childbirth Without Fear, nel 1933. L’obiettivo di un corso di questo tipo è aiutare a superare la paura del parto che è insita in ogni donna che si accinge a questa esperienza. La tecnica può assicurare una condizione di calma durante il travaglio, favorendo la produzione di ossitocina, che aiuta l’utero a contrarsi in modo più efficace a tutto vantaggio di una più breve durata del parto. L’ossitocina innesca, a sua volta, la produzione di endorfine, che danno sollievo al dolore fisiologico del parto. In Italia, i corsi in Hypnobirthing sono veri e propri percorsi di psicoeducazione che insegnano alla donna a raggiungere autonomamente una padronanza dei propri meccanismi psicofisici.
La pressione dell'immagine pubblica
Infine, la duchessa non ha evitato un argomento per cui è stata spesso criticata: posare per i fotografi fuori dall'ospedale subito dopo il parto, come richiesto dal protocollo. «È stato leggermente terrificante. Per noi era importante condividere con le persone quella gioia, ma allo stesso tempo avevamo un neonato, eravamo genitori inesperti, con l’incertezza di ciò che significava, quindi c’era ogni sorta di emozioni contrastanti». Non capita tutti i giorni che Kate Middleton parli in pubblico della sua vita privata, ma quando lo fa, emerge una figura umana che cerca di destreggiarsi tra l'essere una futura regina e una madre che, come tante altre, prova il senso di colpa per non riuscire ad essere presente in ogni momento della giornata dei propri figli.
La scelta del luogo del parto, il celebre Lindo Wing del St. Mary’s Hospital, non è casuale: è lo stesso luogo in cui Lady Diana diede alla luce il principe William e il principe Harry. Ogni dettaglio, dall'ingresso in clinica al ritorno a casa, segue una coreografia che tiene conto sia della sicurezza, garantita da percorsi preferenziali e staff preparati, sia della necessità di informare il popolo. Il protocollo reale prevede infatti che la Regina Elisabetta venga informata per prima, seguita dal Town Crier che dà pubblicamente la lieta notizia, fino all'esposizione del certificato di nascita a Buckingham Palace. Nonostante il peso delle aspettative, l'esperienza di maternità di Kate Middleton rimane una narrazione in cui la tecnica, l'organizzazione ospedaliera e la vulnerabilità umana si intrecciano costantemente.

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