Gravidanza Oltre Termine e Maternità Ritardata: Il Percorso delle Primipare

La gravidanza è un viaggio straordinario, il cui compimento è atteso con grande trepidazione. La durata media di ogni gravidanza è di 40 settimane, o meglio 280 giorni: questo è il tempo di cui il bambino ha bisogno per crescere e formarsi completamente. Tuttavia, la natura ha i suoi tempi e non è affatto raro che l'attesa si prolunghi, dando vita al fenomeno della gravidanza "oltre termine" o, in un contesto più ampio, al concetto di "maternità ritardata" che spesso riguarda le primipare, ovvero le donne al loro primo figlio. Se, infatti, il piccolo non "bussa alla porta" proprio allo scoccare della scadenza, si apre un periodo di attesa che solleva domande e, a volte, preoccupazioni. Non c'è un motivo particolare per cui questo avviene e nella stragrande maggioranza dei casi mamma e bebè non hanno alcun problema a stare insieme qualche altro giorno, ma è anche vero che, oltrepassata la data presunta del parto, aumenta la probabilità di andare incontro ad alcune complicazioni, che a un certo punto potrebbero rendere necessario indurre il parto. Parallelamente, nel contesto contemporaneo, si osserva una tendenza crescente alla maternità in età più matura, portando molte donne a intraprendere la strada della genitorialità per la prima volta in un'età che, un tempo, era considerata "avanzata". Questi due aspetti, la gravidanza fisiologicamente protratta e la scelta di diventare madre più tardi, sono spesso intrecciati nel dibattito sulle "primipare che partoriscono in ritardo", esplorando sia le sfide che le rassicurazioni che emergono da studi e pratiche mediche attuali.

La Durata della Gravidanza e la Definizione di "Oltre Termine"

Il calcolo della data presunta del parto (DPP) è uno dei primi passi nel percorso di gravidanza, ma è fondamentale comprendere che questa è solo una stima. La gravidanza è giunta a termine ed è arrivata la data presunta del parto: quanti giorni si devono aspettare? Quali sono i rischi e a quante settimane si partorisce in media? Non è così raro che la data presunta del parto arrivi ma non sembri accadere nulla. Questo limite è solo una data stimata che viene fatta ad inizio gravidanza, ma non può garantire che il giorno della nascita sarà proprio quello. Durante la prima visita di controllo in gravidanza, il ginecologo utilizzerà uno strumento molto semplice, chiamato regolo, che serve proprio a calcolare in pochi minuti quale sia la data presunta del parto (DPP). Questa datazione potrà essere resa ancora più precisa attraverso un'ecografia che valuterà la crescita e lo sviluppo fetale. L'ecografia, se eseguita entro la 10a-12a settimana, è uno strumento prezioso: più l'ecografia è precoce, più la datazione è veritiera.

Calcolo DPP e Ecografia Precoce

Secondo le linee guida internazionali, in base alla definizione della Federazione Internazionale di Ostetricia e Ginecologia (FIGO) e dell’American Congress of Obstetricians and Gynecologist (ACOG), si considera "oltre il termine" una gravidanza che si protrae oltre la 42esima settimana di amenorrea, ossia dopo 294 giorni dalla data delle ultime mestruazioni. Questa definizione chiarisce cosa significa "parto oltre il termine" o "gravidanza protratta". Se la gestazione dura in media 40 settimane, non è detto che il piccolo "bussi alla porta" proprio allo scoccare della scadenza. Se ad alcune donne capita che il travaglio si avvii con qualche giorno di anticipo, ad altre può succedere che la gravidanza si protragga ancora un po’. È interessante notare che a circa il 30% delle donne in procinto del parto capita di "andare oltre il termine", ovvero di arrivare al compimento della 40ª settimana e di non avere alcun segnale di avvio del travaglio. Queste future mamme partoriranno tra la fine della 40ª settimana e l’inizio della 42ª, senza che questo comporti complicazioni di alcun tipo. Questa osservazione smonta anche alcune credenze comuni, come quella secondo cui le primipare partoriscano prima. Al contrario, spesso accade che nascano dopo la data prevista, o esattamente alla DPP, ma ogni parto è a sé.

Fattori che Influenzano il Ritardo del Parto

Quando la data presunta del parto si avvicina e poi passa, senza che si presenti l’ombra di una contrazione, l’attesa continua e sembra non finire più. Come mai succede? L’innescarsi del travaglio non è un semplice fatto meccanico, ma è legato a un insieme di fattori complessi, che possono dipendere sia dalla madre sia dal bambino.

Fattori che influenzano il travaglio

Fattori Materni

Diversi elementi legati alla donna possono influenzare l'avvio spontaneo del travaglio:

  • Benessere psico-emotivo: Perché l’ossitocina, l’ormone che provoca le contrazioni, sia prodotto in quantità sufficiente, è importante innanzitutto che la donna si trovi in una condizione di benessere, che riesca a dormire, che sia in uno stato di apertura emotiva. Se al contrario, per svariate ragioni, sta vivendo un momento di stress, di vigilanza, di tensione è difficile che il travaglio possa mettersi in moto.
  • Predisposizione genetica: Chi ha la mamma, la nonna o una sorella che hanno partorito oltre termine ha maggiori probabilità di vivere la stessa esperienza.
  • Caratteristiche del ciclo mestruale: Le donne che hanno cicli mestruali più lunghi rispetto ai 28 giorni di media partoriscono di solito più tardi rispetto a chi invece ha flussi ravvicinati, cioè ogni 25-27 giorni. La data del parto si calcola ipotizzando che il concepimento avvenga 14 giorni dopo l’inizio dell’ultima mestruazione.
  • Contraccezione ormonale e allattamento: È stato osservato che le donne che iniziano la gravidanza nei primi tre mesi successivi alla sospensione della pillola contraccettiva tendono a partorire oltre termine. Lo stesso accade quando il concepimento avviene durante l’allattamento.
  • Assunzione di farmaci: Tutti i FANS, cioè i cosiddetti “farmaci antinfiammatori non steroidei”, di cui il capostipite è l’aspirina, possono ritardare la data del parto. Essi attenuano il dolore e l’infiammazione, bloccando la produzione delle prostaglandine, ovvero sostanze che l’organismo libera per favorire la comparsa delle contrazioni dell’utero e, quindi, per dare inizio alle manifestazioni tipiche del travaglio.

Fattori Fetali

Anche il corretto posizionamento del bebè nel bacino è fondamentale per l'avvio del travaglio. Un posizionamento ottimale favorisce la pressione sulla cervice, stimolando le contrazioni.

Monitoraggio e Gestione della Gravidanza Oltre Termine

Oltrepassata la data presunta del parto, la vigilanza medica si intensifica per garantire la sicurezza sia della madre che del bambino. A partire dalla 39ª settimana e cinque giorni, la futura mamma deve sottoporsi a una serie di controlli volti ad accertare che tutto stia procedendo per il meglio. Questi esami vengono ripetuti a 40 settimane e mezzo, quindi a 41 settimane e poi a 41 settimane e due giorni.

Strumenti di Monitoraggio

  • Tracciato Cardiotocografico (CTG): A partire da due giorni prima dell’inizio della 40ª settimana viene effettuato il cosiddetto “tracciato cardiotocografico”. Questo esame registra il battito cardiaco del piccolo e le contrazioni dell’utero, eseguendolo appoggiando sul pancione un sensore collegato a un computer.
  • Ecografia con valutazione dei flussi placentari: Con questo termine si indica una particolare ecografia che indaga sul cordone ombelicale e sulla placenta allo scopo di verificare che il piccolo, attraverso il flusso del sangue materno, riceva sempre il giusto ossigeno e nutrimento.
  • Valutazione del liquido amniotico: Un altro esame a cui generalmente si fa ricorso in prossimità della data del parto è l’ecografia volta a valutare le condizioni della placenta e, soprattutto, la quantità di liquido amniotico che, se tutto procede per il meglio, non deve diminuire oltre un livello ben definito.
  • Amnioscopia: È un semplice esame che consente di valutare il colore e la trasparenza del liquido amniotico. Se tutto va bene, questo è limpido e chiaro come l’acqua.

Monitoraggio cardiotocografico e liquido amniotico

Induzione del Parto

Se tre giorni dopo la fine della 41ª settimana non succede ancora niente, il parto viene indotto. Il parto viene di solito indotto tra i 7 e i 14 giorni dopo il termine della gravidanza, quindi dopo le 40 settimane di gestazione, o quando i controlli evidenziano un rischio per la salute del feto o della madre. In caso di gravidanza oltre termine, le tecniche utilizzate per stimolare il parto sono essenzialmente due:

  • Prostaglandine: Se la donna è primipara e il collo dell’utero è ancora chiuso, si ricorre alle prostaglandine, che vengono introdotte in vagina a intervalli di 6-8 ore. Queste sostanze provocano la maturazione della cervice uterina e stimolano l’attività contrattile.
  • Ossitocina: Se anche dopo l'intervento con le prostaglandine il bimbo non si decide a nascere, viene somministrata l’ossitocina con la flebo. Diventa necessario quando tutti i metodi per indurre il travaglio falliscono e, al tempo stesso, grazie ai controlli, si rileva che il bimbo inizia a dare segni di sofferenza.

Induzione al Travaglio - Dottoressa Ilma Floriana Carbone - UPsalute Channel

Rimedi Naturali

Fare l’amore spesso nell’ultima settimana di gravidanza può rappresentare il metodo più naturale per favorire l’avvio del parto, grazie alla presenza di prostaglandine nello sperma e alla stimolazione dell'utero.

Potenziali Complicazioni per la Madre e il Bambino in Gravidanza Oltre Termine

Sebbene nella maggior parte dei casi una gravidanza che si protrae oltre il termine non comporti problemi, è vero che, oltrepassata la data presunta del parto, aumenta la probabilità di andare incontro ad alcune complicazioni. A un certo punto, queste complicazioni potrebbero rendere necessario indurre il parto per la sicurezza della madre e del bambino.

Rischi per il Feto

  • Senescenza della placenta: Con il passare dei giorni oltre il termine, la placenta può invecchiare, perdendo parte della sua efficienza nel fornire ossigeno e nutrienti al feto.
  • Compressione del cordone ombelicale: La riduzione del liquido amniotico, comune nelle gravidanze protratte, può aumentare il rischio di compressione del cordone ombelicale durante le contrazioni o i movimenti del feto, compromettendo il flusso sanguigno.
  • Sindrome da aspirazione del meconio: In condizioni di stress, il feto può rilasciare gli sfinteri ed espellere una piccola quantità di contenuto intestinale (meconio). Entro certi limiti, è una situazione che non desta preoccupazione poiché durante la vita intrauterina le feci vengono eliminate prontamente grazie al ricambio continuo di liquidi e subito dopo la nascita il meconio eventualmente inalato dalle vie aeree viene aspirato con un sondino. Tuttavia, una maggiore quantità o una condizione di sofferenza fetale più prolungata possono aumentare il rischio di aspirazione polmonare.
  • Distocia della spalla: I bimbi che nascono oltre il termine hanno di solito un peso superiore alla media. Un peso maggiore può aumentare il rischio di distocia della spalla, una condizione in cui la spalla del bambino rimane incastrata dietro l'osso pubico della madre durante il parto, rendendo più complessa l'espulsione.

Placenta e cordone ombelicale

Rischi per la Madre

  • Parto operativo: Per la donna aumenta la probabilità di andare incontro a un parto operativo, che potrebbe rendere necessario l’uso della ventosa (in circa il 10% dei casi rispetto a un 5% di una gravidanza a termine) o il ricorso al cesareo, soprattutto a causa di un feto di dimensioni maggiori o di un travaglio non progressivo.

Caratteristiche dei Neonati "Oltre Termine"

Nonostante i potenziali rischi, i bimbi che nascono oltre il termine hanno spesso un peso superiore alla media. Sono quindi più affamati e dispongono anche di maggiori energie per succhiare il latte, il che può favorire un buon avvio dell'allattamento.

Il Concetto di "Primipara Attempata" e la Maternità in Età Matura

Accanto alla gravidanza fisiologicamente "in ritardo" si pone la questione della "maternità ritardata" in senso anagrafico, un fenomeno sempre più diffuso, in particolare tra le primipare. Secondo i dati pubblicati nel 2016 dal Ministero della Salute, negli ultimi 10 anni in Italia l’età media del primo parto è arrivata a 32 anni. Si tratta di un primato europeo, che sembrerebbe spiegare, in parte, anche il problema della denatalità nel nostro paese e il fatto che 1 coppia su 5 abbia difficoltà a procreare. Negli altri paesi dell’Unione le neomamme hanno un’età compresa tra i 20 e i 29 anni, mentre noi deteniamo il tasso più elevato di donne che fanno il primo figlio dopo i 40 anni (circa il 6%), con tutti i rischi del caso.

Grafico età primo parto in Italia

Sfatare Miti e Credenze Obsolete

L’espressione stessa "primipare attempate" suona, se non villana, per lo meno demodé, tanto più che oggi alcuni studi americani sembrano rassicurare sulla possibilità di una maternità dopo i 35 anni, tendenza che in Italia è quasi la normalità. Già perché per la donna l’età conta, non c’è dubbio. Non c’è dubbio che per una donna sia più difficile rimanere incinta con l’avanzare dell’età, tuttavia non bisogna fare terrorismo: le possibilità dopo i 30 anni si abbassano, ma non drasticamente e una gravidanza dopo i 40 anni non è più un fatto raro, come accade infatti nel nostro paese.

A fare luce su alcuni falsi miti legati alle primipare tardive è stato l’articolo "How Long Can You Wait to Have a Baby?" pubblicato dalla sociologa e docente di psicologia Jean Twenge sul magazine The Atlantic nel 2013. L’autrice ha voluto tranquillizzare le donne di circa 30 anni vittime del cosiddetto "baby panic", ovvero la psicosi dell’essere in ritardo per fare un figlio. L’articolo svela, infatti, come molte credenze riguardo i rischi e le possibilità di un insuccesso dopo i 30 anni si basino su dati del 1700 e 1800 e non tengano conto delle mutate condizioni fisiche e sociali delle donne e dei progressi della scienza, utili anche nei trattamenti per l’infertilità.

Gli studi sulla fertilità riguardanti donne del XX° - XXI° secolo sono rari, ma sembrano far ben sperare. La prima ricerca, citata anche dalla Twenge, riguarda uno studio su oltre 700 donne europee pubblicato nel 2004 su Obstetrics & Gynecology e guidato da David Dunson della Duke University, che rivela che facendo sesso almeno due volte alla settimana, l'82 per cento delle donne tra i 35 e i 39 anni concepiva entro un anno. Le conclusioni cui arriva Dunson sono avallate anche dalla docente di politiche di genere Elizabeth Gregory che nel suo blog cita alcune esperienze analoghe. Sempre Twenge porta alla luce un altro studio recente, quello di Kenneth Rothman della Boston University che ha seguito 2.820 donne danesi che cercavano una gravidanza. I dati finali riscontrano lievi differenze tra le donne di diverse età: il 78% delle donne tra i 35 e i 40 anni è rimasta incinta entro un anno, rispetto all’84% di coloro che avevano tra i 20 e i 34 anni.

Induzione al Travaglio - Dottoressa Ilma Floriana Carbone - UPsalute Channel

Rischi Reali e Maggiore Attenzione

Rassicurare sul rischio infertilità dopo i 35 anni non significa dire che non esistano rischi. Certamente l’aspetto più delicato e maggiormente influenzato dall’età della mamma riguarda quello di anomalie genetiche, in particolare la sindrome di Down nel nascituro. Tuttavia, anche in questo caso la differenza con mamme più giovani non è enorme e bisogna iniziare a preoccuparsi seriamente solo dopo i 45 anni. Per il rischio genetico possiamo dire, dunque, che se l’amniocentesi intorno ai 25 - 30 anni è facoltativa, dopo i 40 anni è quasi obbligatoria. Il rischio di aborti spontanei o parti prematuri è soggettivo e comune a donne giovani e meno giovani.

Se la gravidanza avviene dopo i 35 anni ci vorrà ancora più attenzione, soprattutto per quanto riguarda gli esami. Per il resto, la grande differenza sta nello stile di vita, per cui le cosiddette primipare attempate dovranno stare più attente alla loro salute generale, evitare lo stress e prendersi cura delle proprie risorse psico-emotive, che possono essere diverse da quelle di una ragazza di 20 anni.

L'Importanza dello Stile di Vita e dell'Approccio Sereno

Sappiamo che, come avviene per contrastare alcune malattie o nella prevenzione tumorale, una corretta alimentazione può venire in aiuto anche di chi cerca un bambino. In particolare, le donne che vogliono rimanere incinte dovrebbero consumare preferibilmente alimenti di origine vegetale e ricchi di acidi grassi Omega-3 e Omega-6, carboidrati integrali e cibi ricchi di ferro. Sia per gli uomini che per le donne, inoltre, sono fondamentali gli stili di vita fin dalla giovane età: alcool, fumo e sedentarietà, uniti agli interferenti endocrini tipici dello smog di città, sono tra le principali cause di infertilità.

Alimenti per la fertilità e stile di vita sano

È vero, le statistiche dimostrano che in Italia abbiamo il primato delle primipare attempate, ovvero donne che diventano madri a 40 anni. Tuttavia, quello che spesso i dati non dicono è che, con le dovute attenzioni, è possibile vivere una gravidanza sana e felice anche in età matura. Per cui, è fondamentale evitare il terrorismo psicologico che non aiuta il concepimento. Se si desidera un figlio, è consigliabile iniziare a cercarlo con serenità.

Proprio per assicurare anche una crescita sana al bambino, è possibile scegliere di stipulare per lui una polizza assicurativa sanitaria a partire dai 4 anni, come "Protezione Famiglia Ragazzi" che prevede un programma personalizzato per lo stile di vita, un servizio di consulenza con un pediatra e sconti su alcune prestazioni mediche e riabilitative specifiche. Questo tipo di supporto può offrire tranquillità e risorse aggiuntive nel percorso genitoriale.

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