Il sistema sanitario pubblico è chiamato a garantire non solo l'eccellenza delle prestazioni mediche, ma anche un clima lavorativo basato sul rispetto reciproco e sulla sicurezza, elementi imprescindibili per la tutela della salute della partoriente e del nascituro. Recentemente, il reparto di Ostetricia e Ginecologia dell'ospedale Dimiccoli di Barletta è finito al centro di una complessa vicenda che intreccia profili di responsabilità disciplinare e dubbi sull'appropriatezza delle procedure cliniche adottate. La direzione generale dell'Asl Bat (Barletta-Andria-Trani) ha dovuto intervenire drasticamente per far luce su una serie di episodi che hanno coinvolto il direttore del reparto, il dottor Pietro Lalli, e il personale sanitario operante nella struttura.

Dinamiche relazionali e contesti operativi nel blocco parto
La serenità all'interno di una sala parto è una condizione necessaria per la gestione ottimale di un evento così delicato come la nascita. Tuttavia, negli ultimi mesi, si è registrata una frattura profonda tra la dirigenza medica del reparto e le figure professionali che assistono attivamente le pazienti. L'Asl BT ha attivato un procedimento disciplinare dopo le segnalazioni relative a presunte aggressioni, verbali e non solo, subite da alcune ostetriche in servizio presso l'ospedale di Barletta. Il caso, riportato sulle pagine della Gazzetta del Mezzogiorno, ricostruisce un clima lavorativo divenuto insostenibile, dove la tensione tra i membri dell'equipe medica e le ostetriche ha raggiunto picchi critici in diversi momenti.
L'ultimo episodio, documentato con precisione dagli uffici competenti, risale a lunedì 25 agosto. Nel corso di un parto, Lalli avrebbe avuto un confronto molto duro con una ostetrica, allontanandola fisicamente dal tavolo operatorio. La gravità del gesto ha portato la donna a denunciare lo scontro con un esposto presentato ai carabinieri ed è stata visitata in pronto soccorso. L'ostetrica si è fatta refertare in Pronto soccorso e ha chiamato il 112. Una settimana prima si era verificato un episodio simile, che ha avuto lo stesso epilogo. Ed è poi emerso che almeno cinque dipendenti avevano segnalato informalmente, o denunciato in varie forme, i modi del direttore del reparto. Secondo quanto emerso, negli ultimi trenta giorni cinque dipendenti sarebbero finite al Pronto soccorso.
Misure cautelative e interventi della Direzione Generale
Di fronte al ripetersi di tali eventi, l'Azienda Sanitaria Locale ha adottato misure atte a garantire l'incolumità del personale e la continuità del servizio. Dalla scorsa settimana il dottor Pietro Lalli, direttore del reparto di Ostetricia dell’ospedale di Barletta, è stato messo in ferie: lo ha deciso la direzione generale della Asl in attesa di fare chiarezza sul caso delle violenze (quantomeno verbali) che il medico avrebbe compiuto nei confronti di infermiere e ostetriche del reparto.
L'azienda sanitaria avrebbe disposto il trasferimento temporaneo delle lavoratrici "per proteggerle": è stata di conseguenza attivata la commissione disciplinare interna, chiamata a verificare le dinamiche degli episodi e ad accertare eventuali responsabilità. L'Asl dopo la denuncia arrivata in direzione generale ha attivato una commissione interna ed è presumibile ritenere che al loro rientro sul luogo di lavoro le due donne siano trasferite in un altro reparto per "incompatibilità ambientale" con Lalli.

Protocolli clinici e sicurezza della partoriente: il caso del decesso fetale
Oltre alle problematiche gestionali e relazionali, l'attenzione della direzione generale dell'Asl Bat si è concentrata su episodi di natura squisitamente clinica, che sollevano interrogativi importanti sui protocolli adottati nel reparto. Già ad agosto dell'anno in corso, la direzione generale dell'Asl Bat aveva avviato un'indagine interna sul caso di un bambino nato morto all'ospedale Dimiccoli. L'inchiesta mira a comprendere se le procedure seguite fossero conformi alle linee guida internazionali e alle buone pratiche ostetriche.
Nel corso di una visita medica risalente a una decina di giorni prima del parto, la madre del bambino aveva spiegato che lo specialista l'aveva invitata ad assumere olio di ricino per agevolare il travaglio e il parto, e a tornare a casa. La prescrizione di sostanze naturali o lassativi per indurre il travaglio è una pratica oggetto di ampio dibattito nella comunità scientifica, che richiede un monitoraggio estremamente rigoroso. La partoriente aveva però successivamente avvertito dolori sempre più intensi che l'avrebbero spinta a recarsi nuovamente in ospedale. Nel corso del monitoraggio fetale, i medici si erano poi accorti che il battito cardiaco del piccolo era assente e che il bimbo aveva inoltre stretto attorno al collo il cordone ombelicale.
La cardiotocografia in travaglio nel monitoraggio del benessere fetale
Analisi dei rischi e implicazioni per il servizio pubblico
La gestione di situazioni complesse in ambito ostetrico richiede una sinergia totale tra ginecologi, ostetriche e anestesisti. La mancanza di coordinamento, esacerbata da conflitti personali o da una visione autoritaria della gestione del reparto, rischia di compromettere la qualità delle cure. L'uso del pronto soccorso come terminale per la risoluzione di conflitti interni al personale sanitario è un indicatore di una crisi organizzativa che richiede risposte sistemiche.
Il trasferimento delle lavoratrici e la sospensione cautelativa del direttore sono atti necessari per isolare le criticità, ma la sfida futura dell'Asl Bat sarà ripristinare un ambiente in cui la comunicazione sia trasparente e basata esclusivamente sulle evidenze cliniche. Il rispetto dei ruoli professionali non deve mai tradursi in una sopraffazione fisica o verbale, poiché tale ambiente inficia direttamente la sicurezza delle pazienti. Il caso di Barletta non è un evento isolato, ma deve diventare uno spunto di riflessione sul monitoraggio costante delle dinamiche di gruppo negli ospedali di medie dimensioni.
La sorveglianza sulla salute materno-fetale passa attraverso la revisione periodica delle procedure, inclusa la gestione dei tempi di attesa e l'appropriatezza delle tecniche di induzione al parto. La protezione della salute pubblica richiede che ogni segnalazione sia trattata con la massima urgenza, garantendo sempre il diritto alla sicurezza del lavoratore e la qualità dell'assistenza clinica offerta alla cittadinanza. La commissione disciplinare interna avrà il compito di stabilire, attraverso l'analisi dei fatti, se le condotte osservate siano state tali da minare il rapporto di fiducia tra l'istituzione sanitaria e l'utenza, in un contesto dove l'errore umano deve essere ridotto al minimo attraverso protocolli validati e un ambiente di lavoro coeso e rispettoso dei diritti fondamentali.

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