Il Premio Pieve Saverio Tutino: Custode della Memoria Popolare e Specchio dell'Italia che Cambia

Pieve Santo Stefano, un piccolo paese nel cuore della Toscana, è un luogo dove la storia non si studia esclusivamente sui libri, ma si legge nelle calligrafie incerte di chi ha vissuto. Da quarantuno anni, ogni settembre, questa località si trasforma nella "Città del diario", una capitale della memoria dove le vite comuni prendono parola e diventano patrimonio collettivo. È qui che si tiene l'annuale Premio Pieve Saverio Tutino, una manifestazione culturale che celebra e valorizza i diari, le lettere e le memorie autobiografiche custodite nell'Archivio Diaristico Nazionale, un'istituzione unica nel suo genere. Il Premio Pieve, con la sua ricca proposta di iniziative e appuntamenti, non è solo un concorso, ma un vero e proprio festival dedicato alla memoria, capace di attrarre visitatori, lettori e appassionati da ogni parte d'Italia e oltre, consolidando il suo ruolo di presidio culturale e civile.

L'Archivio Diaristico Nazionale: Una "Banca della Memoria Popolare"

Archivio Diaristico Nazionale, Pieve Santo Stefano
L'Archivio Diaristico Nazionale è un'istituzione profondamente dedicata alla salvaguardia e alla valorizzazione dei diari, delle memorie e degli epistolari di persone comuni, configurandosi come una vera e propria "banca della memoria popolare" che offre un racconto vivido e autentico dell'Italia attraverso i secoli. Nato nel 1984 per opera di Saverio Tutino, l'Archivio Diaristico raccoglie testimonianze autobiografiche inedite, dando vita a una pratica di memoria collettiva che si annovera tra le più significative nell'Italia e nell'Europa del dopoguerra. Il patrimonio culturale conservato è unico nel suo genere, un simbolo tangibile dell'impegno civile e della memoria collettiva che affonda le sue radici nel cuore della Toscana.

Chiunque possegga uno scritto inedito - che sia in originale o in copia - ha la possibilità di spedirlo all'Archivio scegliendo semplicemente di depositarlo oppure di farlo concorrere all'annuale Premio Pieve. È fondamentale sottolineare che l'Archivio cerca "documenti autentici, non rielaborati né corretti da altri", garantendo così l'integrità e la genuinità delle narrazioni. Dopo la partecipazione al concorso, tutti i testi vengono inseriti nell'Archivio, dove vengono schedati, catalogati e messi a disposizione dei frequentatori, contribuendo a un tesoro inestimabile di storie personali. A partire dalla sua fondazione nel 1984, l'Archivio Diaristico Nazionale di Pieve Santo Stefano ha raccolto fino ad oggi oltre 8000 storie di vita, rappresentando un corpus di documenti di straordinaria importanza per la comprensione della società italiana.

Il Premio Pieve Saverio Tutino: Un Festival della Memoria in Crescita

Il Premio Pieve Saverio Tutino, ideato e organizzato dall’Archivio dei diari, si è imposto fin dalla sua istituzione come un evento culturale a sé, unico nel suo genere, destinato a incidere in modo significativamente importante nella vita culturale di Pieve Santo Stefano, trasformando radicalmente la fisionomia del territorio. Come ha avuto modo di commentare il presidente della Regione, il Premio Pieve Santo Stefano, giunto alla sua quarantunesima edizione, rappresenta un'iniziativa che nel corso degli anni è cresciuta diventando un premio di natura nazionale, se non internazionale. Negli ultimi anni, in particolare, il Premio Tutino è diventato una sorta di festival, arricchendosi di più attività e offerte al pubblico, con una presenza sempre più numerosa e attenta.

La quarantunesima edizione del Premio Pieve Saverio Tutino si svolgerà dal 18 al 21 settembre a Pieve Santo Stefano (Arezzo), intitolata "1945-2025 Il ritorno della memoria". Questa intitolazione non è casuale: la manifestazione ricorda infatti l'ottantesimo anniversario della Liberazione del Nord Italia dall’occupazione nazifascista, un monito e una speranza insieme. Il presidente della Fondazione Archivio Diaristico Nazionale, Albano Bragagni, ha dichiarato che "Il ritorno della memoria è il titolo dell’edizione 2025 del Premio Pieve Saverio Tutino: nell’anniversario degli ottant’anni dalla Liberazione dal nazifascismo e dalla fine della Seconda guerra mondiale, un appello a non dimenticare gli orrori del Novecento per costruire un presente e un futuro di pace." La direttrice dell'Archivio Diaristico, Natalia Cangi, ha osservato che la quarantunesima edizione segna due date cruciali: 1945-2025, a sottolineare il legame indissolubile tra passato e presente.

L'ampio programma della manifestazione ruota intorno a questo tema di importanza universale, dando particolare rilevanza alle molte novità editoriali nate dalla raccolta autobiografica dell'ultimo anno, con l'ormai consueta attenzione dedicata ai diari di migranti del progetto DiMMi. Nel progettare le sue edizioni, il Premio ha sempre privilegiato "un programma eterogeneo per tematiche trattate e per eventi proposti, con l'obiettivo di avvicinare ai temi della memoria fasce sempre più diversificate di pubblico." In particolare, per la quarantesima edizione, si è posto al centro delle riflessioni l'obiettivo di aumentare la conoscenza su quanto avvenuto a Pieve Santo Stefano nella terribile estate del 1944. Questa attenzione ha permesso di attingere allo straordinario giacimento di testimonianze dell’Archivio, estraendo parole e voci di donne e di uomini di Pieve Santo Stefano che ottant’anni fa hanno vissuto sulla loro pelle le terribili conseguenze della guerra.

Partecipazione e Coinvolgimento: Il Cuore Pulsante del Premio

Volontari e commissione di lettura del Premio Pieve
Il Premio Pieve Saverio Tutino non è solo un evento per gli addetti ai lavori, ma un crocevia di incontri che si svolgono nelle strade e nelle piazze di Pieve. Questi luoghi diventano speciali perché si animano di persone - diaristi, lettori, appassionati, volontari - che prendono parte alle diverse manifestazioni e che approdano a Pieve Santo Stefano da varie parti d’Italia. La forza e il vigore dell'Archivio e del Premio derivano in larga parte dalla partecipazione attiva della comunità, che è incoraggiata ad assumere ruoli diversi.

Se "sei un diarista", e possiedi uno scritto inedito, puoi spedirlo all'Archivio scegliendo di depositarlo o di farlo concorrere all'annuale Premio Pieve. Se "sei un lettore" e vivi in Valtiberina, puoi partecipare ai lavori di selezione della Commissione di lettura, leggendo molti diari come parte del gruppo interno o solo alcuni come lettore esterno. Questa commissione di lettura legge tutti i diari per otto mesi all'anno, un impegno significativo che rappresenta una delle colonne portanti del concorso. Se "sei un appassionato", a settembre di ogni anno l'Archivio organizza il Premio Pieve Saverio Tutino, offrendo "tre giornate di iniziative e appuntamenti imperdibili sul filo della memoria." Infine, se "sei un volontario", l'Archivio ha "bisogno del supporto di tante persone." Lo staff dei volontari del Premio è composto, in maggioranza, da cittadine e cittadini di Pieve Santo Stefano, che supportano il personale dell’Archivio nella trascrizione e nel riordino di testi manoscritti che partecipano al concorso. Il Premio dimostra come un evento culturale possa attirare flussi di persone interessate a mettere a disposizione di una comunità i propri saperi, le proprie risorse, il proprio tempo.

Il rapporto tra un’istituzione culturale come l’Archivio e il suo Premio e la cittadinanza passa anche attraverso una serie di pratiche senza le quali le giornate di settembre avrebbero difficoltà a svolgersi nel modo conosciuto. Il processo di coinvolgimento diretto della popolazione di Pieve deve continuare a intrecciarsi con il Premio Pieve e con le sue tematiche. La mia valutazione sulla partecipazione della nuova presenza del pubblico locale non può non essere che positiva.

Le Storie Finaliste: Un Mosaico dell'Esperienza Italiana e Globale

Diari e memorie dall'Archivio
Ogni anno, il Premio Pieve ammette al concorso le prime 100 scritture che si sono candidate entro il 15 gennaio, come previsto dal Regolamento. Se il numero delle candidature supera i 100 scritti, le opere eccedenti vengono, previa autorizzazione degli autori o dei loro eredi, proposte per l'edizione successiva del concorso. Questo meccanismo garantisce una selezione rigorosa e una costante alimentazione dell'Archivio.

Le testimonianze che pervengono all'Archivio e che concorrono al Premio Pieve riflettono le grandi trasformazioni e le sfide della storia italiana. Il Secondo conflitto mondiale rappresenta, pur con sfumature e articolazioni diverse, la tematica maggiormente rappresentata in ogni selezione del Premio Pieve. Non mancano scritti sui grandi temi come il Primo conflitto mondiale o come l’emigrazione. Nel biennio 2020-2021, il racconto della pandemia Covid-19 si è imposto tra gli argomenti trattati nei testi candidati al concorso, a ribadire la funzione che la scrittura assume ogni qualvolta intervengono cesure storiche importanti che hanno un riflesso sul piano collettivo. Da qualche anno, concorrono al Premio anche testimonianze che sono uno specchio del nostro tempo, il cui carattere peculiare si manifesta con la presenza di un “io” sovrabbondante che spesso si accompagna a una scrittura controllata e standardizzata.

I Finalisti della 41ª Edizione (2025): "Il ritorno della memoria"

La Giuria nazionale, composta da personalità del calibro di Guido Barbieri, Camillo Brezzi, Natalia Cangi, Gabriella D’Ina, Luca Formenton, Patrizia Gabrielli, Paola Gallo, Antonio Gibelli, Roberta Marchetti, Melania G. Mazzucco, Annalena Monetti, Maria Rita Parsi, Stefano Pivato e Sara Ragusa, è incaricata di giudicare le opere. Quella giudicata vincitrice sarà annunciata nella manifestazione conclusiva del 21 settembre.

Per la 41ª edizione, in omaggio al tempo della libertà riconquistata, il primo, in ordine cronologico, dei diari in concorso è una memoria del soldato Ricciardo Vaghetti da un fronte della Grande guerra, preludio al secondo conflitto. Seguono l’epistolario di Bernardina Casarin e Vittorio Binotto, alpino della Divisione Julia, un intenso scambio tra il 1937 e il 1943 che attraversa il fronte e la provincia veneta, tra speranza e tragedia. C'è anche il diario del tenente del Genio Arnaldo Manni, bloccato a Rodi nei giorni drammatici dopo l’armistizio dell’8 settembre, e gli scritti del soldato Tito Zampa in fuga dall’isola di Kos, nel Mar Egeo, dopo l’armistizio, per non finire nelle mani dei tedeschi.

Dagli anni della ricostruzione, nei quali, insieme al desiderio di affermazione professionale e di perfezionamento accademico nei centri di eccellenza americani, si respira ancora la paura di nuovi conflitti, riemerge la corrispondenza dello scienziato, allora dottorando, Eduardo Renato Caianiello con sua moglie Carla Persico, tra Napoli e Stati Uniti. E, ancora dagli Stati Uniti del dopoguerra, arriva la lunga memoria di Francesca Ingoglia. Storie più recenti ci parlano di migrazioni, frontiere e identità: Chiara Castellani, medico e missionaria laica, scrive dallo Zaire degli anni ’90, mentre tra Roma e Venezia, nelle tre decadi a cavallo del Duemila, Debora Pietrarelli cerca di ricomporre in una memoria intensa le diverse fasi della sua vita e delle sue relazioni familiari.

I Finalisti della 40ª Edizione (2024): "Quaranta anni dopo"

La 40ª edizione del Premio Pieve, con il titolo “Quaranta anni dopo”, ha proposto un programma articolato dai nuovi progetti tematici ed editoriali messi in campo dall’Archivio, fino agli otto diari in finale del Premio. La Commissione di lettura ha selezionato storie di guerra, di violenza e sopraffazione sulle donne, di lavoro, offrendo uno spaccato della società italiana del passato, ma sempre attuale.

Tra i finalisti c'era "Fendevo l’aria," la memoria in cui Albertina Castellazzi ripercorre trentacinque anni della sua vita, dal 1937 al 1972, e la strada impervia verso l’emancipazione dall’imperio di un padre che la voleva destinata alla cura della casa. Accanto al racconto de "La proposta di matrimonio", Cosma Damiano Di Salvo nel suo diario dal 1921 al 1923 svela usi e costumi tradizionali della Sicilia dell’inizio del secolo scorso, in cui la conquista di una moglie si intrecciava con le faticose decisioni quotidiane nella vita di un piccolo allevatore di provincia. Mario Morandi, consigliere permanente dell’Istruzione nel Protettorato italiano del Regno di Albania e poi funzionario fascista disoccupato nella Roma del 1943-1944, ci ha lasciato un diario importante, "Dall’Albania alla libreria", in cui annota le deludenti esperienze professionali, la crisi politica di idealista fascista e il rifiuto di aggregarsi alla Repubblica Sociale, fino alla decisione di aprire una libreria a Roma. Guerrino Nati, sottufficiale della Marina, nel diario "Figli bastardi dell’antica Roma" (1943-1944) racconta l’indignazione per la gioia dei commilitoni nel giorno della resa italiana agli alleati e il successivo sconforto per la reazione tedesca.

"La Terra bruciata" che dà il titolo alla memoria di Maria Rossi è l’indifferenza attorno al suo dolore: la sua storia di violenze subite dal marito e la sua resilienza, impegnandosi in politica e trovando la forza di raccontare dopo molti anni. Giovanni Stefanolo, nei suoi sessant’anni di vita, ha fatto un’infinità di mestieri, un continuo viavai tra l’Italia e l’estero, che si riflette nella sua autobiografia dal 1880 al 1935, "Ricordi di un nomade", in cui la paura di perdere il lavoro è una costante. Giuseppe Trinchillo, ex capitano dell’esercito, rievoca in "Come il Signore volle" le vicissitudini della sua famiglia allargata dopo lo sbarco delle truppe Alleate a Salerno nel 1943, la fuga dalla deportazione e la lotta per la sopravvivenza nella Roma occupata. Infine, Rachele Venturin, cittadina del mondo nata in Kenya nel 1974 e vissuta in diversi paesi, racconta le sue scelte di vita, dall’amore per un uomo iraniano alle sfide personali, fino alla sua attività nella mediazione interculturale e alla rinascita dopo una lunga riabilitazione.

Oltre il Concorso: Premi Speciali e Progetti Innovativi

Il Premio Pieve Saverio Tutino è molto più di una semplice competizione per diari inediti; è un crocevia di iniziative che arricchiscono il panorama culturale italiano. Accanto al premio principale, la manifestazione si distingue per una serie di riconoscimenti speciali e progetti innovativi che ampliano la sua portata e la sua risonanza.

Il Premio Città del diario

Antonio Scurati, Premio Città del diario
Il Premio Città del diario è un riconoscimento attribuito a personalità del panorama culturale che si distinguono per il loro lavoro sulla memoria. Per la 41ª edizione, questo importante premio sarà assegnato allo scrittore Antonio Scurati, autore del romanzo "M", composto sulla base di documenti storici, che racconta la storia di Benito Mussolini, dalla conquista del potere fino alla morte. Albano Bragagni ha sottolineato che "un grande intellettuale e scrittore riceverà il Premio Città del diario nel corso delle ‘Memorie in piazza’, la manifestazione conclusiva che, domenica 21 settembre, rivelerà al pubblico il nome del diario vincitore del concorso di quest’anno." Il premio gli è conferito per il suo sforzo intellettuale e per le vette narrative toccate attraverso il romanzo storico e biografico.

Il Premio Tutino Giornalista

Il "Premio Tutino Giornalista", intitolato al fondatore dell’Archivio Diaristico, Saverio Tutino, è stato istituito per commemorare la sua figura e offrire un riconoscimento simbolico, oltre che uno spazio di celebrazione, ai nuovi protagonisti del giornalismo che ogni giorno onorano con capacità, coraggio e dedizione la professione che Saverio Tutino ha più amato. Per il 2025, questo prestigioso premio andrà alla giornalista palestinese Rita Baroud, una delle rare voci che sono riuscite a raccontare in prima persona la fame e la distruzione di Gaza. La cerimonia di assegnazione si terrà venerdì 19 settembre.

I diari che diventano libri

La Fondazione, fin dalla sua nascita, ha investito sull’attività editoriale con l'obiettivo dichiarato di fare diventare libri il maggior numero possibile di diari. Questo impegno si traduce in un continuo arricchimento del catalogo. Nella sezione del Premio "I diari che diventano libri", per esempio, sarà presentato il volume "Quando saremo di nuovo uomini. Storia della faccenda" (il Mulino 2025), testimonianza di Ettore Piccinini dai campi di detenzione tedeschi, menzione d’onore al Premio Pieve 2023. Per il quarantesimo anniversario del Premio e dell’Archivio, sono stati pubblicati sei nuovi volumi, tra i quali il libro celebrativo dei quarant’anni del Premio Pieve, e due fondamentali ristampe.

DiMMi: Diari Multimediali Migranti

Il progetto DiMMi di storie migranti è un progetto cardine dell’Archivio dei diari, che avrà come sempre diversi protagonisti e appuntamenti. Il concorso DiMMi è dedicato a testimonianze autobiografiche inedite di persone di origine o provenienza straniera e, ogni anno di più, registra un crescente interesse. Le 78 testimonianze raccolte nell'ultima edizione, sommandosi a quelle delle edizioni precedenti, vanno a costituire un fondo archivistico composto da ormai più di 700 unità. Il primo appuntamento del Premio Pieve 2025 accoglierà i finalisti del 10° concorso DiMMi in un incontro con Elena Pianea, Khady Sene, Massimiliano Bruni, e con Maria Nadotti che dialogherà inoltre con Samah Jabr, Alba Marina Ospina Dominguez, Alessandro Triulzi, Gaia Colombo per la presentazione del volume "Sono una voce | DiMMi 2024" (Terre di mezzo, 2025).

C'è una differenziazione nella gestione tra DiMMi e Premio Tutino. Mentre il Premio Pieve Saverio Tutino è gestito totalmente dall’Archivio dove arrivano in via esclusiva le 100 scritture che ogni anno si candidano, il progetto DiMMi ha un'articolazione più complessa. Le opere che si candidano possono essere inviate all’indirizzo fisico o elettronico di ciascun partner, che le recapita successivamente all’Archivio, luogo deputato al deposito, alla catalogazione e la valorizzazione di tutte le testimonianze che partecipano a DiMMi. Il progetto può contare sul supporto, dato riferito al 2024, di trentasette Commissioni territoriali di valutazione attivate su vari territori italiani, che ricevono formazione dal personale dell’Archivio e operano seguendo la metodologia messa a punto dall'istituzione per la Commissione di lettura del Premio Pieve.

Il Nuovo Premio Barnaba

Con il nuovo Premio Barnaba cresce l'offerta e anche la sollecitazione alla scrittura personale. Il Premio Barnaba nasce nell’ambito della collaborazione con il Museo Galileo e si propone di cogliere le esperienze personali vissute in un museo, luogo di incontro tra persone e idee, scoperte e passioni, tra ricordi autobiografici che possono diventare racconti inediti e a volte sorprendenti, testimonianze inattese che ampliano lo spettro in cui si misurano e convivono nuove forme di scrittura di sé. Il titolo del progetto prende le mosse da una suggestione: Barnaba è il nome del protagonista del racconto "Nel museo di Reims", scritto da Daniele Del Giudice. Il premio Barnaba si avvicina di più a un premio di scrittura vero e proprio, esplorando nuove dimensioni della narrazione autobiografica in contesti culturali specifici.

Performance, Mostre e Linguaggi della Memoria

Performance teatrale al Premio Pieve
Il Premio Pieve, che nel tempo ha assunto il carattere di un festival della memoria, si manifesta attraverso una programmazione eterogenea che include spettacoli, mostre e installazioni, capaci di dare volto e voce alle pagine più significative dell'Archivio.

Nel programma della 41ª edizione, "dal giovedì al sabato, le serate del Premio saranno impreziosite da tre spettacoli teatrali," come annunciato da Albano Bragagni. Questi includono l’omaggio di Marco Baliani a Pier Paolo Pasolini nel 50° anniversario dalla morte, la narrazione di Mamadou Diakité dedicata alla sua esperienza migratoria - spettacolo teatrale tratto dalla testimonianza dello stesso Mamadou Diakité, pubblicata da Terre di mezzo Editore nell’antologia "Il confine tra noi. Storie migranti", che ha partecipato al concorso DiMMi nel 2019 - e il racconto intimo in musica e parole di Mario Perrotta sulla vita di Domenico Modugno. Tre spettacoli molto diversi tra loro, ma tutti legati dal filo della memoria, intesa come sguardo che resiste al tempo e scava nella profondità delle esperienze umane.

Un esempio di coinvolgimento diretto è stata la performance itinerante “Il Paese della memoria ritrovata” della 40ª edizione. Per questa occasione, sono state riprese voci e parole di giovani testimoni di quanto avvenuto nel ’44, che hanno ripreso vita grazie all’interpretazione di ragazzi e ragazze che oggi vivono negli stessi luoghi. È stato emozionante vedere come ragazze e ragazzi “di oggi” abbiano incarnato in modo autentico parole e voci dei loro coetanei di ottant’anni fa. Questa performance, nelle strade di Pieve Santo Stefano, ha avuto anche il merito di coinvolgere gli abitanti della “Città del diario” non come spettatori passivi, bensì come co-protagonisti di una memoria finalmente “ritrovata”.

Accanto ai diari e agli spettacoli, le esposizioni sono un elemento cruciale della manifestazione. Anche in questa edizione, daranno un volto alle pagine più belle arrivate a Pieve Santo Stefano ne "Il tesoro dell’Archivio", a cura di Cristina Cangi, e alle pagine migranti in "Disegnami", a cura di Pietro Battistella, Giovanni Cocco, Lorenzo Marcolin, Marina Marin, Maria Virginia Moratti, Mihaela Šuman, Fausto Tormen. Alle due storiche esposizioni si aggiunge quest’anno "Persistenze. Ciò che resiste ritorna", a cura di Matilde Puleo, con opere di Max Fish, SOFUA, Sandra Stocchi, e un workshop sull’affascinante lavoro di Valente Assenza, tenuto da Elena Merendelli. Tutti questi artisti sono stati chiamati ad esplorare una diversa dimensione del ricordo, della testimonianza collettiva, del rito personale e della tensione percettiva.

In un mondo che corre, dove non c’è tempo per mettersi in ascolto di sé e degli altri, l'Archivio Diaristico presenta anche creazioni sonore, come quelle tratte dalle testimonianze nell'ambito del progetto "Balilla blues", prodotte in collaborazione con Radio Papesse nell'ambito del Lucia Festival (Premio Lucia) e del progetto Ithaca. Attraverso un percorso podcast, è possibile scoprire un estratto di ognuna di queste testimonianze, creando un ponte tra la scrittura e l'esperienza acustica. Un altro progetto in calendario è "Se queste parole potessero parlare", un’opera dell’artista pugliese Francesco Petrone che verte sull’analisi simbolica del respiro come prima e ultima manifestazione della vita, e a cura di Chiara Guidoni. Infine, il percorso in divenire "I muri parlano" permette l’accesso a contenuti audio e video legati alla memoria di Pieve e dei suoi abitanti attraverso un QRcode installato sulle mattonelle, trasformando il paese stesso in un museo a cielo aperto.

Il Piccolo Museo del Diario e l'Impatto Editoriale

Il Piccolo Museo del Diario, Pieve Santo Stefano
Il Piccolo museo del diario nasce nel 2013 con l'intento di raccontare l’Archivio. Negli anni è diventato un punto di ingresso fondamentale per nuovi diaristi, per nuovi donatori e per nuovi appassionati di memoria. L’obiettivo costantemente ricercato è quello di intercettare e coinvolgere il più ampio numero possibile di persone, sia all’interno della già consolidata comunità del Piccolo museo e dell’Archivio dei diari, così come al di fuori di essa. Il museo sta diventando anche un punto di riferimento per gli abitanti di Pieve che sempre di più si riconoscono nel loro museo; una realtà culturale che accoglie i visitatori tutto l’anno.

L'interesse per l'Archivio e il Premio è in costante crescita, come testimoniano i dati relativi al Museo. Il presidente dell’Archivio diaristico Albano Bracagni ha aggiunto che, partendo da una statistica, quest’anno al Piccolo museo del diario si sono registrati il 15% di visitatori in più dell’anno passato, indice che il lavoro interessa e che l’Archivio Diaristico è una istituzione che prende forza e vigore ogni anno. Nel 2023, in particolare, si è registrato un deciso aumento di visitatori rispetto al 2022: 7.801 rispetto a 4.964 con un incremento pari al 57,20%. Anche la presenza di gruppi, in maggioranza scolastici, ha fatto registrare, rispetto al 2022, uno sviluppo molto significativo pari al 36,4%. Nel periodo ottobre - maggio, il museo è meta costante di visite da parte di scolaresche che coniugano la visita allo spazio museale con le attività didattiche promosse da museo e archivio. Le attività del museo sono fortemente caratterizzate da un notevole investimento nella promozione e nello sviluppo dell’ambito didattico, a riprova della sua funzione educativa e divulgativa.

La libreria del Premio Pieve si è confermata anche nel 2024 come uno straordinario strumento di valorizzazione e di promozione del patrimonio archivistico. La Fondazione fin dalla sua nascita ha investito sull’attività editoriale, con l’obiettivo dichiarato di fare diventare libri il maggior numero possibile di diari. L’ampia e articolata offerta editoriale è stata senz’altro premiante ai fini dell’incremento del 33% rispetto al 2023, fatto registrare dalle vendite presso la libreria del Premio. Questa attività non solo rende accessibili al grande pubblico le preziose testimonianze custodite, ma contribuisce anche a sostenere le attività dell'Archivio, creando un circolo virtuoso tra conservazione, valorizzazione e diffusione della memoria.

Visione e Futuro: L'Eredità di Tutino e l'Apertura al Mondo

Pieve Santo Stefano: la Città del diario proiettata nel futuro
Il Premio Pieve Saverio Tutino è organizzato dall’Archivio Diaristico Nazionale con il prezioso sostegno di diverse istituzioni. La struttura delle entrate a sostegno del Premio riflette, a livello di articolazione, quella dell’Archivio. Il Premio Pieve 2025 è sostenuto da enti pubblici quali il Ministero della Cultura, la Regione Toscana e il Comune di Pieve Santo Stefano, il Comitato per le celebrazioni del centenario della nascita di Saverio Tutino, il Consiglio Regionale della Toscana e la Camera di Commercio di Arezzo e Siena; da enti privati e aziende come la Banca di Anghiari e Stia, Fondazione CR Firenze, L.A. Sistemi, TCA SpA e Società Riolo. La media partnership è di RAI Cultura, con il patrocinio di Rai Toscana e InToscana. Questa rete di supporto testimonia il riconoscimento del valore culturale dell'iniziativa a diversi livelli.

Vent'anni fa fu chiesto a Saverio Tutino come si sarebbe immaginato il suo Archivio tra vent’anni. E lui rispose: “Tra vent’anni e con gli influssi di tutti gli altri Paesi, l’Archivio si trasformerà, perché dobbiamo mescolarci. Ci troveremo con una cultura nuova, una nuova cultura popolare che non abbiamo conosciuto finora, dove quello che sta al centro di tutto è la persona con i suoi diritti”. Il Premio Pieve continua a camminare insieme al suo fondatore, facendo tesoro della sua visione, che è più che mai attuale. L'edizione numero 40 ha visto una crescita sia a livello di contenuti e linguaggi proposti sia in termini di pubblico accolto.

Il Premio ha uno staff gestionale, artistico e promozionale molto qualificato e sperimentato. Nel tempo si è trovato un buon equilibrio, con un'articolazione in settori di attività - dal fundrising alla comunicazione, dalla progettazione al settore tecnico, dal gruppo che fa scelte artistiche a quello organizzativo - che ha consentito di individuare competenze e capacità professionali qualificate. Queste sono perfettamente sovrapponibili con quelle che durante l’anno operano trasversalmente in tutte le attività in cui è impegnato l’Archivio, rappresentando la strada più adeguata a rappresentare l’attuale fase storica dell’Archivio e del Premio. Il gruppo di volontari che sostiene il Premio è ampio, giovane ed efficace. Alcuni dei giovani che figurano nello staff dei volontari del Premio, come le guide del Piccolo museo del diario, e alcune giovani che lavorano in Archivio, fanno già parte dell’organico dell'Istituzione. Una nuova energia, in grado di alimentare e di far crescere il Premio e l’Archivio, è ormai largamente percepita.

Il passaggio generazionale nella vita di un’istituzione e di un evento culturale rappresenta senza alcun dubbio un momento complesso da affrontare e gestire. Il tema è al centro delle riflessioni di chi ha gestito l’Archivio dopo la morte di Saverio Tutino. Negli ultimi dodici anni l’Archivio ha investito su giovani che supportano la Fondazione in settori strategici in grado di incidere sul futuro di una istituzione. Gli stessi giovani sono coinvolti nelle scelte e nell’organizzazione del Premio, garantendo continuità e innovazione.

L'apertura all'internazionalizzazione è una delle direzioni future. Il Premio 2024 ha testato per la prima volta la possibilità di organizzare eventi in concomitanza, come l’occasione fornita dal progetto Ithaca e dal concorso Ithaca Diary Contest. Questi hanno proiettato l’Archivio e il suo Premio in uno scenario internazionale inedito, quello di alcuni Paesi che si affacciano sulle sponde del Mediterraneo. In un tempo che sembra aver smarrito il senso del passato - e spesso anche quello del futuro - il Premio Pieve lancia un messaggio chiaro: la memoria non è nostalgia, è resistenza. Raccontare, ascoltare, ricordare sono gesti civili, gesti politici, gesti necessari. Per questo, ogni anno, in un angolo silenzioso dell’Appennino, le vite raccontate nei diari tornano a parlare, riaffermando il loro valore universale.

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