La pertosse è una malattia infettiva, molto contagiosa, causata da un batterio, la Bordetella pertussis, che si localizza preferibilmente nelle cellule di rivestimento dell’apparato respiratorio, determinando una tosse violenta, stizzosa, che finisce con il tipico urlo inspiratorio, quando il malato inspira; colpisce tutte le età ma interessa prevalentemente i bambini. La pertosse, detta anche tosse canina, è una malattia infettiva di origine batterica che colpisce i polmoni e le vie respiratorie. Più precisamente, si tratta di una patologia estremamente contagiosa. È annoverata fra le malattie infantili, insieme a rosolia, morbillo e varicella, dal momento che colpisce prevalentemente i bambini al di sotto dei 5 anni.

I bambini, contrariamente a quanto avviene con altre malattie infettive, sono suscettibili alla pertosse fin dalla nascita. Gli anticorpi materni, anche se presenti, non sembrano in grado di proteggere i neonati dall’infezione. In Europa, nel 2023 sono stati segnalati più di 25.000 casi di pertosse e più di 32.000 tra gennaio e marzo 2024. Per via della sua alta infettività, la pertosse è diffusa in tutto il mondo, ma l’introduzione della vaccinazione ha con il tempo abbassato in maniera drastica il suo impatto sulla popolazione. Oggi la malattia rappresenta un problema sanitario primario solo nei paesi in via di sviluppo, in cui i sistemi vaccinali sono ancora insufficienti.
Che cos’è la Bordetella pertussis
L‘agente patogeno responsabile della pertosse è un bacillo gram-negativo che si chiama Bordetella pertussis. Non esiste un serbatoio ambientale o animale della Bordetella e la sua trasmissione avviene solo ed esclusivamente da uomo a uomo attraverso le secrezioni respiratorie all’interno delle quali, al di fuori del corpo umano, sopravvive solo poche ore. Altre specie di Bordetella, inclusa la B. parapertussis e la B. bronchiseptica, possono causare una sindrome clinica simile alla pertosse, ma sono generalmente meno gravi.
La pertosse è una patologia che si articola in tre fasi distinte. Dopo il periodo di incubazione della durata di circa dieci giorni, l’infezione esordisce con tosse lieve, mal di gola, febbre e secrezioni nasali che si fanno via via più abbondanti. A questa prima fase detta catarrale, che dura anche fino a due settimane, segue la fase parossistica, caratterizzata da episodi di tosse violenta; in alcuni casi si tratta di vere e proprie crisi convulsive accompagnate da vomito e da rantoli stridenti dovuti all’occlusione della laringe (a cui le espressioni tosse asinina o canina devono il nome). Infine, la fase della convalescenza dura da una a tre settimane, in cui si vive un progressivo miglioramento della condizione fino alla scomparsa dei sintomi.
Modalità di trasmissione e contagio
La pertosse viene trasmessa esclusivamente da uomo a uomo, attraverso goccioline di saliva infetta diffuse nell’aria. Il contagio avviene attraverso starnuti o colpi di tosse di persone malate, che parlando con l’interlocutore suscettibile finiscono per trasmettere il batterio per via aerea. È bene dire che non esistono portatori sani del batterio, che ospitano Bordetella pertussis senza contrarre la malattia; possono invece sussistere, anche se rari, casi in cui la malattia non dà sintomi evidenti. Nella maggior parte dei casi, comunque, l’infezione è contagiosa dalle prime manifestazioni fino all’inizio della convalescenza.

Si stima che un bambino con la pertosse possa contagiare fino al 90 per cento dei bambini suscettibili con cui condivide l’ambiente. Le persone infette sono più contagiose nelle prime due settimane di malattia, durante la fase catarrale, quando i sintomi sono ancora relativamente lievi. Il periodo di incubazione medio di B. pertussis è di 7-10 giorni, con un intervallo fra 6 e 20 giorni. La trasmissione avviene quasi esclusivamente per via aerea, tramite il contatto diretto con goccioline respiratorie; le goccioline contenenti il batterio vengono inalate da persone vicine (entro circa 1 metro di distanza).
Sintomatologia clinica
Le crisi di tosse, nella fase parossistica, sono più frequenti durante la notte, e sono caratterizzate da colpi di tosse brevi ed emessi a distanza ravvicinata. Nei bambini molto piccoli può mancare il tipico “urlo inspiratorio”, al posto del quale possono manifestarsi apnea (assenza di respirazione), cianosi (colorazione bluastra di cute e mucose) e soffocamento. La tosse produce spesso una grande quantità di muco denso (che in genere i lattanti e i bambini deglutiscono o che fuoriesce dal naso sotto forma di grosse bolle).
Nei bambini molto piccoli, il vomito compare di frequente dopo un accesso di tosse prolungato. La pertosse è una malattia molto pericolosa nei bambini con meno di un anno e ancor di più in quelli con meno di 6 mesi di vita: spesso questi vanno incontro a complicanze anche gravi che possono provocare danni invalidanti e permanenti. Le complicanze più frequenti sono dovute a sovrainfezioni batteriche, che possono dar luogo a otiti, polmoniti o bronchiti o all’insorgenza di insufficienza respiratoria o apnee.
Respirazione polmonare - Lattes Editori
In una piccola percentuale di casi la pertosse può causare danni neurologici permanenti a causa delle apnee dovute agli attacchi di tosse, che possono provocare anossia cerebrale o addirittura la morte del piccolo. Negli adolescenti e negli adulti, invece, le complicanze che possono insorgere sono solitamente meno gravi e richiedono il ricovero ospedaliero solo nel 5% dei casi.
Diagnosi medica
Anzitutto il medico effettua un’adeguata anamnesi per raccogliere più informazioni possibili dal paziente in merito alla sua condizione di salute, per poi valutare la presenza della patologia. Se il paziente è in fase convulsiva la diagnosi è certamente più immediata, se si trova invece in fase catarrale questa può richiedere ulteriori accertamenti. In genere si procede con un tampone nasofaringeo, così da individuare la presenza del batterio responsabile dell’infezione.
L’analisi mediante reazione a catena della polimerasi (PCR), eseguita su campioni prelevati dal naso o dalla gola, è l’esame più utile. Incrementa la quantità del DNA batterico, in modo che i batteri possano venire rilevati con maggiore rapidità e identificati più facilmente. Diagnosticare la pertosse nelle sue fasi iniziali è fondamentale per prevenire la diffusione dell’infezione, specialmente in ambienti ad alto rischio come scuole e asili.
Approcci terapeutici
Le modalità di trattamento della pertosse dipendono dall’età del paziente e dal momento in cui la malattia viene diagnosticata. Nel caso in cui l’infezione sia in corso da meno di tre settimane - quindi se la diagnosi è avvenuta prima dell’inizio della fase parossistica - si procede in genere con una terapia a base di antibiotici (eritromicina, claritromicina o azitromicina), utilizzati per abbreviare il decorso della malattia e ridurre la contagiosità, risultati che invece non sono garantiti se l’infezione è già in stadio avanzato.

Mentre per adulti e bambini è sufficiente un periodo di cura a casa, per gli infanti al di sotto di un anno di età è spesso necessario procedere con il ricovero. In ospedale, infatti, al neonato vengono somministrati liquidi per via endovenosa così da evitare il rischio di disidratazione; viene poi eseguito un continuo monitoraggio della funzione respiratoria e si intraprende un’adeguata terapia con antibiotici, utile soprattutto per eliminare la fonte di contagio. È bene notare che non devono essere utilizzati farmaci per la tosse; non possiedono alcun beneficio importante e possono causare effetti collaterali problematici.
Prevenzione e vaccinazione
Al momento la vaccinazione rappresenta il principale strumento di prevenzione contro la pertosse. Con il cosiddetto decreto Lorenzin, la vaccinazione contro la pertosse è diventata obbligatoria - pena l’esclusione dall’asilo nido e dalle scuole dell’infanzia - ed è somministrata attraverso un vaccino esavalente, che garantisce protezione anche contro difterite, tetano, poliomielite, epatite B e Haemophilus Influenzae tipo b. Secondo il calendario vaccinale vigente, nel neonato la prima dose di questo vaccino va somministrata a tre mesi di vita, la seconda a cinque mesi e la terza a undici; questa schedula protegge almeno fino al sesto anno di vita.
Il Ministero della Salute raccomanda la somministrazione periodica (ogni 10 anni) della vaccinazione anti difterite-tetano-pertosse (dTpa) con dosaggio per adulto. Inoltre raccomanda la vaccinazione alle donne in gravidanza, che si è dimostrata sicura per il feto ed efficace per proteggere il neonato nei primi mesi di vita, quando contrarre la pertosse può essere molto pericoloso. La protezione acquisita tramite l’infezione o la vaccinazione diminuisce lentamente con il passare degli anni, pertanto chi ha contratto la pertosse o è stato vaccinato solo da bambino potrebbe riammalarsi durante l’adolescenza o l’età adulta, anche se in forma più lieve e/o atipica.
Fattori di rischio e sorveglianza epidemiologica
In tutto il mondo la patologia è endemica (cioè sempre presente nella collettività) con picchi epidemici che si presentano ogni 3-5 anni. Si calcola che oggi, a livello globale, la malattia causi 200-400mila morti all’anno, dovute nella maggior parte alle sue complicanze, tra cui la polmonite, più frequenti nei neonati. In Italia l’introduzione del vaccino contro la pertosse ha permesso di ridurre notevolmente i casi di malattia e le morti dovute alla malattia stessa; i dati relativi al primo decennio del secolo hanno indicato un calo del carico di malattia del 97,6%.

La profilassi antibiotica post-esposizione è consigliata per tutti i nuclei familiari e gli stretti contatti del caso indice e per gli individui esposti ad alto rischio di contrarre una forma grave o complicata di pertosse, anche se la persona esposta è completamente immunizzata. La profilassi post-esposizione è più efficace se iniziata entro 21 giorni dall’esordio della tosse nel paziente con la pertosse. Le persone ad alto rischio che dovrebbero riceverla includono lattanti di età inferiore a un anno, donne incinte, persone con immunodeficit e soggetti con patologie preesistenti come malattie polmonari croniche.
La pertosse sta diventando sempre più comune nonostante sia possibile prevenirla. Questo aumento potrebbe essere dovuto alla scomparsa dell’immunità in persone vaccinate o al rifiuto di vaccinare i figli da parte di alcuni genitori. È fondamentale seguire misure igieniche generali, come lavarsi spesso le mani, coprire bocca e naso con un fazzoletto o il gomito quando si tossisce o starnutisce ed evitare contatti stretti con persone infette. La consapevolezza della sintomatologia e l’adesione ai programmi vaccinali restano i cardini per la gestione della salute pubblica in relazione a questa insidiosa patologia batterica.